domenica 9 maggio 2010

01 - 2012

Si poteva fare peggio di "The Day After Tomorrow"? C'è possibilità che qualcosa di peggiore del blizzard che ti insegue nella biblioteca di New York, che uccide gli esseri umani, ma non i lupi, e può essere sconfitto solo dalle pagine bruciate di un libro dell'800, affligga la nostra retina?
Mentre un Barack Obama, che ha bevuto dal Sacro Graal sbagliato ed è invecchiato precocemente con tutta la famiglia, e un Silvius neoventenne per la sesta volta (con raggiungimento dei tanto agognati centoventi anni), ricongiunto magicamente alla velina Veronica, debatracizzata per esigenze cinematografiche, vengono asfaltati rispettivamente da una portaerei e dalla cupola di San Pietro, il Giacobbo statunitense fugge le catastrofi in compagnia della famiglia allargata grazie all’utilizzo smodato e ripetitivo dell’aeroplano, partecipando al gioco a premi "Accorcia la Pista, Aumenta il Peso" (più è pesante il velivolo con cui si decolla, più è corta la pista da cui si decolla).
I velivoli sono guidati da un chirurgo estetico filosofo che tromba la moglie del povero Giacobbo e circuisce i figli con fare da padre perfetto quale sarebbe: in sostanza, un uomo con scritta in fronte la propria morte precoce e violenta. Ad allietare l'allegra combriccola una famiglia media russa secondo lo stereotipo americano: lui, un gangster ripugnante e unto più della focaccia del panettiere; lei, una soubrette senza cervello con pechinese al seguito e con le tette rifatte dal chirurgo estetico di cui sopra; i figli di primo letto di lui, due piccoli Angelo Branduardi obesi; il pilota personale di aereo, Sasha, aitante trombatore neosovietico della soubrette con un debole per l’eroismo antimperialista.
Come non bastasse, tra una pila di cadaveri e l’altra, sul versante opposto del globo, un sedicente geologo, figlio del Mariano Apicella nero, sbaglia previsioni a raffica sulle catastrofi e, pezzo di neorealismo aziendale e politico, guadagna maggiore credibilità maggiormente grossolana è la topica. Non contento di aver toppato e aver trascinato il mondo nel guano molliccio, si riconduce filosoficamente a un libro di farneticazioni del Giacobbo grazie al quale impietosisce e insidia la figlia del presidente, orfana dei cavolfiori di sua madre e vittima a sua volta del Sacro Graal taroccato. Riscoperto l’amore puro e razzialmente corretto (anche nella catastrofe, neri con neri, bianchi con bianchi, russi con puttane), lo scarsissimo scienziato trionfa nella personale battaglia contro la burocrazia, ma riesce, a colpi di patetismo, a farsi odiare anche dagli emuli di Maria Goretti.
Finale struggente con morti a raffica e con i nostri eroi che grazie a un bonzo in attesa della fine (che bella vita eh? Tutti i giorni mazzate dai cinesi e poi una bella alluvione che sommerge tutto) raggiungono l'agognata arca di Noè, messa a punto sulle indicazioni dei governi e dei ricconi, e possono far prevalere il senso di umanità contro l'egoismo (da notare una Merkel snellita e abbellita, praticamente un’altra donna, che vota, in nome della sagoma di Silvius impressa a imperitura memoria sul selciato di S.Pietro, a favore delle masse). E, dulcis in fundo, mentre l'aitante geologo cialtrone impalma la bella figlia del presidente dando il via alle danze sulla trombo-nave (che si fa senza televisione?), il povero Giacobbo, stremato da tutto quel correre, dai capricci dei figli, da un’apnea di mezz’ora per disincastrare un ingranaggio su cui pendevano ancora le ossa del chirurgo, osserva il tramonto con la piccola figlia che gli confessa di aver smesso, all'età di sette anni sette, di pisciarsi addosso di notte.
Film catastrofico quanto il filone cui si lega, il cui pregio è impedire il sonno a causa del rumore continuo. Allo spettatore cresce selvaggia una domanda: minchia, tutto sto casino per far smettere di pisciarsi addosso una bambina di sette anni? Chi ne esce meglio è certo il pechinese, unica solida interpretazione all’interno di un cast di mezza età, soprattutto nella scena dell’attraversamento del burrone e del quasi annegamento. Una prece per la bambolina russa, le cui prestazioni sessuali sono abbondantemente sotto la media in termini numerici, complice la prematura dipartita, ironia della sorte, causa malfunzionamento delle pompe.

Sleep-o-Meter: 01 - Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

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Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

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Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.