…Chronicle!
Il mare è la voce del mio cuore, cantava Sergio Bruni. Con un poderoso effetto risacca sulla vescica, il genere simil documentario amatoriale non pornografico impone al grande pubblico un altro prodotto in grado di rivaleggiare alla grande con i polifosfati organici. Tre ragazzi, un grande potere, pochissima gnocca. Riuscirà un cast uscito dal circo Medrano a rendere plausibile la presenza di una videocamera nei luoghi più impensati del pianeta, mentre tre adolescenti sperimentano le loro nuove facoltà all’insaputa di un’umanità decerebrata dalla visione prolungata di “Mammoni”?
Seattle, Stai Uniti. Andrew è un giovane residuato della rivoluzione grunge di Kurt Kobain, con annesse occhiaie, camicioni di flanella e tonnellate di problemi di natura psichiatrica. La mamma soffre di una grave malattia polmonare e il papà è un ex pompiere alcolizzato che ha come hobby utilizzare il figlio come un sacco da boxe. Per difendersi dal genitore, il ragazzo decide di superarlo nella scala della delinquenza e di diventare uno stalker: si dota di una videocamera e riprende tutto, rischiando ripetute denunce per molestie da parte di una cheerleader della scuola. L’unico a sopportare Andrew è suo cugino Matt: un bizzarro incrocio tra uno psicologo e un filosofo, privo di pregi che non siano caratteri al di sotto della cintola. Il ragazzo trascina Andrew a un rave party studentesco dove riescono a rimorchiare solo Steve, l’inutilmente sorridente candidato negro alle elezioni dei rappresentanti scolastici.
Durante la festa Steve e Matt scoprono un cratere nel terreno, in cui è nascosto un manufatto alieno che brilla come Don Zauker, ma senza il bel culetto a mandolino di Koros. I ragazzi, Andrew compreso, toccano il manufatto e cominciano a sanguinare dal naso. Dal giorno dopo è un delirio di telecinesi. I tre amici spostano le cose con il pensiero, smembrano insetti, cagano e pisciano per corrispondenza e si divertono come pazzi a fare scherzi idioti, tipo cambiare posteggio alle auto: chi non sprecherebbe le sue giornate così, se in possesso dei poteri di Giucas Casella? Un giorno Andrew, in un impeto di rabbia, scaraventa un suv in un fiume con tanto di autista e da quel momento i sodali decidono di darsi delle regole: non fare male a nessuno, non inviare sperma a domicilio alle nonnine del quartiere e non fare bolle di scoregge da spedire sotto il naso degli altri mentre dormono. Firmato il regolamento di condominio, i ragazzi tornano al cazzeggio quotidiano.
Il più ardito è Steve, che scopre di essere in grado di volare e insegna agli altri due come farlo. L’azione si trasferisce nella ionosfera, dove ci sono diverse videocamere abbandonate a fluttuare con le correnti ascensionali, altrimenti non si spiegherebbero alcuni piani sequenza, e dove viene imbastita una partita di football americano, bruscamente interrotta da un Boeing 757 che investe il giovane Obama. Andrew lo salva, per il disappunto del Ku Klux Klan. La vita sembra mettersi bene: Steve lancia la carriera di prestigiatore di Andrew durante la sua campagna elettorale e quest’ultimo sembra persino poter trombare una finta scassona sua coetanea, ma sul più bello le vomita addosso quei quindici litri di birra bevuti nell’attesa. Il risveglio è brusco: tornato a casa, lo sfigatello viene aggredito dal padre e risponde con i suoi poteri, riducendo il genitore come un cracker sotto la suola di un obeso.
Steve percepisce il turbamento di Andrew e lo incontra in cielo durante un temporale, ma il ragazzo è talmente sconvolto che di punto in bianco folgora il negro con una saetta presa in prestito a una nuvola. Nei giorni successivi Psychoboy evita Matt e si chiude nel suo vendicativo delirio di onnipotenza. Prima strappa i denti al bullo della scuola, poi rapina a morte i delinquenti del quartiere e un benzinaio, provocando un’esplosione. Riposino in ospedale per guarire le ustioni, prima della grande festa finale con tentativo di omicidio del padre redivivo e distruzione totale della città in stile Godzilla con il catetere e la padella. Solo Matt, che durante la catastrofe stava fornicando e ha visto sanguinare il suo glande come segno di sventura, può intervenire e in un momento di distrazione di Andrew, che si stava attaccando una caccola sulla vestaglia, lo trafigge con una lancia da oplite rubata a una statua cittadina, a sua volta rubata da un tempio greco durante un tour estivo.
Stucchevole viaggio nel mondo dell’adolescenza falsamente perversa, il film risulta palesemente irrealistico dal momento in cui, acquisiti i grandi poteri telecinetici, i tre protagonisti rinunciano alla ricerca di una via aliena all’autocompiacimento sessuale, ad esempio allungandosi il pene senza macchine svedesi, in favore di pratiche obsolete, dal sapore eccessivamente vintage, come l’alcool e il pompino. Apprezzato dal pubblico che utilizza un libro Adelphi per prendere sonno nelle notti agitate, il prodotto riprende le concezioni de “La Lentezza” di Milan Kundera esasperandole a tal punto da agganciare allo scroto dello spettatore, in eterno, un pendolo spirituale di circa un quintale. Divertente come trainare un treno alta velocità con le palpebre, la pellicola riporta prepotentemente in auge pratiche autolesionistiche tipiche del Primo Conflitto Mondiale: dolore scaccia dolore.
Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)
