martedì 28 gennaio 2014

131 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Riddick!
Il personaggio più apprezzato da Vin Diesel torna sullo schermo con una nuova mirabolante avventura. L’uomo che si esprime per un’ora e mezza con meno di cinquecento caratteri è pronto a sbudellare un intero pianeta con uno stuzzicadenti in cambio di un minimo rientro sul budget fissato. Un dramma umano che ha la profondità psicologica di una puntata di Manny Tuttofare. Riuscirà un grande regista sconosciuto a dirigere un’accozzaglia di relitti di altri settori e a far spiccare colui che si sta aggrappando a quei due personaggi in croce per cui viene ritenuto degno di essere ancora scritturato?
Spazio, ultima frontiera. I viaggi spaziali della nave Enterprise sono un lieto, ma lontano ricordo. Qui abbiamo la nave dei Necromongoli, un gruppo di banditi omossessuali dello spazio con il cervello grosso come un calzino arrotolato, che si dirige verso un futuro di saccheggi sotto il comando di Riddick Diesel (che per comodità e assonanza, d’ora in avanti, chiameremo Radicchio). Dopo innumerevoli trionfi di cui non si ha memoria, Radicchio opta per lo sbarco su un pianeta disperato e desertico: lui sì che ha l’occhio lungo. Il suo comandante in seconda, però ha capito che lui, in fondo, è un cripto-gay con pulsioni verso la gnocca, per cui decide di tradirlo. Dopo averlo spinto giù da una rupe, i Necromongoli se ne vanno a protestare contro l’omofobia interplanetaria e lasciano il vecchio capo al suo destino nefasto. Questi, dopo aver evitato di finire alla griglia o nel risotto di tutte le bestie feroci del pianeta, comprende di dover tornare il maniaco spietato di una volta.
Si cominciano le attività venatorie con lo sterminio di un branco di dingo spaziali famelici: Radicchio ne risparmia uno solo per le sue esigenze di natura fisica e per avere un amico con cui ululare alle tre lune del posto. Successivamente, il pazzo criminale si dedica agli scorpioni acquatici, con cui il rapporto è burrascoso e mai sincero fino in fondo. Radicchio sente che non potrà mai integrarsi in quell’ambiente ostile in cui tutte le altre creature rifiutano di morire per mano sua. Fortunatamente sulla sua testa pende una taglia astronomica, giusto per rimanere in tema, e i gruppi di mercenari cominciano a invadere il territorio. Il primo gruppo è la dimostrazione che Franz Joseph Gall aveva ragione con la frenologia, mentre il secondo è organizzatissimo, ma è costituito da quattro gatti e una gatta. Il nostro amato muflone se la ride sgranocchiando la tibia di una specie appena fatta estinguere.
Dopo aver cominciato la solita caccia all’uomo notturna, condotta in scioltezza grazie agli occhi a LED, Radicchio instilla il seme della discordia tra i due gruppi con l’obiettivo di fottersi una nave spaziale e andare sul suo pianeta natale Furya. Mietute un po’ di vittime, l’ex Necromongolo viene catturato grazie all’inoculazione di otto litri di sedativo per cavalli sparato a distanza, mentre il suo dingo da compagnia viene fatto fuori da uno zozzone. Condotto alla base dei mercenari, Radicchio comincia con le previsioni del tempo: pioggia su tutto il pianeta con proliferazione immediata di scorpioni acquatici. I mercenari lo coglionano un po’, tranne la miciona virago che comincia ad avere i bollori per il maniaco, e si preparano a morire in modo rumoroso e sanguinolento. Tra essi c’è il padre inutile di un personaggio del primo film che nessuno ricorda e che vuole risposte sul figlio tossico.
Radicchio gliele vomita poco prima dell’assalto degli scorpioni. Si scappa su una stola di cadaveri e i mercenari superstiti (ben tre su una ventina!) riescono a tornare sulla loro nave. Per la prima volta Radicchio, rimasto a piedi, rimpiange il caro vecchio carrozzone Necromongolo con tutta la sua carica di virilità omoerotica, ma a spezzare le lacrime ci pensa la bella marmottona che, armata fino ai denti, elimina le minacce organiche e si cala dalla nave spaziale per tirare su il buon protagonista e promettergli una rapida conversione al sacro verbo della patata. Potrebbe finire qui, ma Radicchio è un uomo nuovo e comincia un pippone (che nel suo caso corrisponde a due battute e un sorriso) sul vivere con il cuore e sul trovare significati corretti per gli eventi dell’esistenza. La metamorfosi è completa: Riddick è diventato una lesbica e chi scrive, da ora, sarà messo alla gogna da una lobby potentissima e condannato a cuocere in una marmitta di pasta Barilla.
Palese manifestazione del fatto che la gratitudine verso lo spettatore non è più sentimento condiviso nella cinematografia, la pellicola dimostra che se Vin Diesel avesse un cuore, dopo aver incassato milioni con i primi due capitoli avrebbe chiuso la vicenda e non minaccerebbe il quarto mattone della saga. Intenso e per palati forti, il lungometraggio è paragonabile alla classica tazzina di Volluto di George Clooney, ma filtrato mettendo nella macchina i calzini sudati dello sceneggiatore. Più inquietante del terrorismo islamico, il prodotto è equiparabile a una cellula dormiente, non debellabile e che periodicamente si riattiva per danneggiare il sistema nervoso di chi la guarda. Una menzione per il wrestler David Bautista che si lancia nella carriera di attore: si lancia dalla finestra del cesso.

Sleep-o-Meter: 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso)

martedì 21 gennaio 2014

130 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Bling Ring!
Era da “Il Giardino delle Vergini Suicide” che non mi rompevo così il sacco scrotale. Sofia Coppola di Minchia torna con il peggio del suo peggio, cioè il film scadente di denuncia sociale pubblicizzato all’inverosimile al fine di staccare il massimo assegno con il minimo sforzo. Come la Delta Force dell’ammorbamento emotivo, la regina dello scontato ci ripropone pari pari l’epopea della vita. Riuscirà la nostra eroina (non la regista, la droga) a farci provare uno straccio di sturbo e di empatia per un ammasso di attori emergenti appiccicati al set come decalcomanie al parabrezza dell’auto?
Los Angeles, Stati Uniti ricchi e beoti. Il povero Marc, stilista depresso senza uno straccio di modello con cui spassarsela, è sballottato da una scuola all’altra finché non piomba in un meraviglioso e alienante istituto scolastico per disadattati. Lì, tra atti di bullismo e foto inutili su Facebook, il ragazzo conosce Rebecca, una mezzosangue coreana con il tenore di vita di un magnate petrolifero e il portafogli di un clochard. Marc scopre immediatamente la ragione di tale discrepanza: durante le feste scolastiche la tipa va nel parcheggio e si spazzola le auto dei ricconi. Il ricavato viene devoluto alla sua compagnia di sgallettate: la cocainomane, Shannon, e due sorelle disfunzionali con la mamma strafatta di crack, Nicki e Sam (manca solo qualcuno che pratica il sesso auricolare e poi abbiamo tutto il lombrosario a disposizione). Marc dimostra subito la sua furbizia affezionandosi alla pazzoide.
Annoiati dai party in cui non possono mai andare a farsi con gli svips, i ragazzi cercano un divertimento. Chi potrà mai dare le grandi idee? Ma il creativo, chi sennò! Marc dice a Rebecca che un tale Ethan è andato in Giamaica con i genitori e lei pensa bene che sia giunto il momento di ampliare il business e svaligiare la casa. Il bottino è ottimo: due carte di credito, qualche migliaio di dollari, una Porsche Carrera 4S cabrio, una batteria da 12 pentole con fondo fuso alto un centimetro, una mountain bike con cambio Shimano, un montascale, un box doccia con la seduta per gli anziani e una padella da ospedale. Si corre subito a sputtanarsi tutto in alcool e droga, i beni d’investimento ormai quotati in tutte le borse del globo (non cercano delle escort solo perché sono quattro fichette e un biadesivo). Tra un assenzio e un tiro, ecco la grande pensata: ma perché non lo facciamo con la casa delle superstar?
All’inizio sono solo Marc e Rebecca a tentare l’impresa: vittima Paris Hilton, che alla faccia della privacy globale mette il suo indirizzo su interdet, dimostrando ciò che si dice circa il suo cervello, ossia che l’ha invertito con quello del cane grazie a un macchinario simile a quello di Frankenstein Junior. La casa di Paris è il trionfo del cattivo gusto, ma siccome il cattivo gusto ha mercato, i due Robin Hood de noantri fanno razzia di beni di lusso. Dopo aver raccontato tutto anche a Shannon, Nicki e Sam (come averlo pubblicato su Vanity Fair) comincia la ridda di furti e furtarelli: seguono nell’ordine quella figa di legno di Audrina Patridge (e chi cazz’è? Domanda d’obbligo), Lindsay Lohan e Rachel Bilson. Ovviamente il tutto è inframezzato da otto passaggi a casa di Paris per tirare su due stracci da sera e un chihuahua da borsetta.
I soliti ignoti idioti, tuttavia, saranno anche degli esperti di vita modaiola, ma non sanno una mazza di sistemi di sicurezza, tanto è vero che sono sgamati dalle telecamere di tutti i giardini, anche quelli delle ville che non hanno visitato. Portati al pubblico ludibrio su tutti i notiziari, anche se non ancora riconosciuti, i giovani vanno in pappa: Marc ha una crisi isterica tipica del suo sesso, Nicki, Shannon e Sam cominciano a dare retta alla strafattona della madre e Rebecca parte per il Nevada (non sapendo che c’è l’estradizione). Partono gli arresti, i traumi giovanili, e la custodia cautelare. Marc nervi d’acciaio, dopo una notte in gattabuia con il martello della West Coast, un negro di duecento chili, vuota il sacco, l’armadio e anche la valigia, dato che non c’era nulla di suo, ma guadagna una bella tuta arancione trendyssima. Tutti in galera e storia finita. Speriamo anche la regista, sceneggiatrice, scrittrice, nonché figlia di…Francis Ford.
Piatto e monodimensionale, il prodotto è perfettamente in linea con i sagomati che sostituiscono gli attori per tutto il girato e acquisisce profondità solo due ore dopo la proiezione, quando si sta mangiando un boccone e lo si è dimenticato. Innovativa e avanguardistica nello stile di regia, la pellicola rappresenta una pietra miliare come primo esperimento di regia senza la regia e di sceneggiatura senza sceneggiatura: il prossimo passo è il cinema senza il film, ma per questo dovremo aspettare ancora, purtroppo. Sovrastimato da tutto il pubblico maschile, il film spegne le facoltà intellettive dei cromosomi Y presenti in sala i quali, alla fine, ricordando solo la linguona e le minigonne di Emma Watson, sono convinti di aver visto qualcosa di completamente diverso. Guardato con sospetto dal mondo femminile, il lungometraggio, alla lunga, come quelli che t’intortano solo per portarti a letto, dimostra che anche i gay risultano inaffidabili compari di reato.

Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

lunedì 13 gennaio 2014

129 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…After Earth!
Ancora fantascienza. Dopo aver dormito per quasi un decennio, il genere cinematografico che se fatto male fa davvero cagare a spruzzo si ripropone, come i gamberetti vecchi di una settimana, al grande pubblico. Un attore di carisma per una sceneggiatura che ha beneficiato della sospensione delle leggi sull’aborto, altrimenti sarebbe rimasta una macchia sulla carta. Riuscirà Will Smith a portare a termine l’educazione professionale del figlio Jaden prima che questi venga reclutato in pianta stabile come maschera per i protagonisti delle rappresentazioni del Teatro No giapponese?
Nova Prime, il pianeta che la razza umana distruggerà tra circa mille anni. I terrestri, dopo aver ridotto l’intero pianeta Terra come la provincia di Caserta, si sono trasferiti su Nova Prime dove sono stati attaccati dagli alieni. Questi hanno scatenato sul pianeta gli Ursa, dei bestioni ciechi che fiutano la paura e dilaniano la carne, al fine di sterminare l’infestante essere umano. Grazie al Generale Cypher Raige Will Smith, uomo capace di eliminare la paura dal suo animo e letale come la sua recitazione per una persona intelligente, gli Ursa sono stati sconfitti e la vita è tornata pacifica, tra sparatorie, cocomero, pollo fritto e spaccio di stupefacenti. Chi vive malissimo è Kitai Cypher Jaden Smith che, nonostante gli ottimi test fisici, ha il carattere di una mammoletta, vive di rimorsi per la morte della sorella e non riesce a entrare nel corpo dei Ranger. Comunicata la notizia al padre, quest’ultimo reagisce come un blocco di marmo su cui ha pisciato un cane.
Ci pensa mammà a stemperare gli animi: dietro promessa di uno sciopero a oltranza del sesso, la donna estorce a Cypher la promessa di portare Kitai con sé per l’ultima missione prima del pensionamento. Questa consiste nel trasporto di un Ursa in giro per lo spazio affinché espleti le proprie funzioni fisiologiche. Cypher, oltre che un valido generale, è un fantastico iettatore tanto che in un momento di calma la nave finisce in un campo d’asteroidi per una legge fisica spaziale che all’M.I.T. stanno ancora traducendo. Lo scafo si spezza in due: padre e figlio sono da una parte, i morti e il dispositivo per chiamare soccorso dall’altra. Il pianeta destinato a fare da sfondo a questa vaccata è la Terra, ma non la solita Terra, poiché su di essa si sono sviluppate forme di vita altamente ostili all’essere umano e sono sopravvissute tutte quelle già nocive come Morgan, Joe Bastianich, Carlo Cracco, Ilaria d’Amico, Barbara d’Urso e l’intero cast di “Segreto”. Non c’è traccia di edifici, però, poiché i cartonati del set non sono arrivati in tempo.
Cypher ha entrambe le gambe spezzate ed è costretto a mettere la sua vita nelle mani del figlio che, oltre a non saper recitare, non è nemmeno in grado di badare a se stesso. Monitorato dal padre e spedito nella giungla con una doppia spada, uno zainetto pieno di giocattoli della Fisher Price e sei capsule di Polase disidratato, il giovane affronta rispettivamente i babbuini giganti reduci dal consiglio di amministrazione di un gruppo bancario, le sanguisughe velenose appena uscite dalla palude di una votazione al Senato della Repubblica, il condor gigante con l’istinto di una mamma italiana, le tigri dai denti a sciabola, un allosauro e, più letale di tutti, le repliche teatrali di “Mistero Buffo” di Dario Fo. Mentre il giovane intrattiene rapporti con la condoressa, aiutandola a salvare la nidiata dai grossi felini, e mentre l’Ursa, sopravvissuto al botto, se ne va a zonzo tranquillo, il povero Cypher sbianca come Michael Jackson e deve farsi un auto-shunt arterioso per sopravvivere, non prima di aver fatto mettere in ginocchio il figlio una dozzina di volte (secondo i terrestri del futuro calma i nervi).
Dopo le bestie feroci si passa agli sconvolgimenti climatici: caldo torrido di giorno, freddo polare di notte, da cui il giovane eroe de noantri sopravvive solo grazie all’immolazione del grosso volatile (ma perché la vegetazione invece non muore insieme a tutti gli altri esseri viventi? E’ un film di Shyamalan: dopo "Il Sesto Senso" il resto non ha più senso). Arrivato al dispositivo di soccorso Kitai è preda dell’Ursa che lo stringe d’assedio, ma, ricordando gli insegnamenti di quel blocco di granito di suo padre, respinge fuori di sé il fantasma della paura e raggiunge lo stato di superfigoplanetario di Bel-Air necessario a uccidere la belva e attivare il segnale di aiuto. La nave ospedale arriva giusto in tempo per salvare Cypher che non trova nulla di meglio da fare che cedere all’emozione privando di senso il proprio personaggio dopo una rottura di coglioni durata quasi due ore. Il figlio, invece, inizia il faticoso passaggio allo stadio minerale per favorire l’immedesimazione del monolitico Jaden nel proprio avatar cinematografico.
Capolavoro di nonsense, la pellicola è talmente piena d’incongruenze che se l’avesse vista Ionesco si sarebbe consegnato immediatamente a un patibolo di veristi (lo so, questa non arriva subito, ma ogni tanto devo cedere al mio curriculum studiorum). Doloroso come quando Jaden ha detto a Will che voleva fare l’attore, il prodotto, con tutti quegli inginocchiamenti, illude il pubblico sul fatto che il ragazzo abbandoni la carriera nel cinema per diventare il toy boy di una qualsiasi tardona, ma è tutta una finta, poiché il bastardello resiste. Interminabile e lento come la Via Crucis la sera del Venerdì Santo, il lungometraggio fa sentire tutta la mano del suo regista e ci fa capire che in fondo siamo fortunati: se Shyamalan facesse il ristoratore avremmo almeno trenta coperti morti di fame ogni pasto.

Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

mercoledì 8 gennaio 2014

128 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo – Il Mare dei Mostri!
Mi stavo giusto chiedendo, dato che il primo capitolo era una cacata sull’Himalaya, perché non si fosse immediatamente provveduto a girare il secondo. Sono stato accontentato, anche se per starci dentro con i costi hanno sventrato il cast, cambiato tutti gli Dei Olimpici con attori mediocri riciclati dalle serie tv e soprattutto hanno stravolto il romanzo a cui si sono ispirati. In sostanza hanno girato il remake di “Maciste Contro i Mostri” facendolo passare come il secondo capitolo di una saga inutile. Riusciranno anche questa volta a farci soffrire atrocemente con l’espulsione di polifosfati ghiacciati?
Campo di addestramento per mezzosangue, luogo sconosciuto nel bosco. Si parte con la storia di Talia, figlia di Zeus che salva tutti i mezzosangue immolandosi e divenendo un albero, fulcro della barriera che protegge il campo. Tornati ai giorni nostri si corre ai giuochi per giovani eroi dove il prode Percy prende calci in culo a raffica dalla figlia di Ares, la straponissima Clarisse. Come non bastasse, si presenta al campo un ciclope di nome Tyson, figlio di Poseidone e una ninfa, segno che il papà di Percy non ha perso il vizio di mettere a cavalluccio marino tutte le femmine che gli capitano a tiro. Il rapporto tra i due comincia un po’ così, anche perché il monocolo indossa occhiali da sole e non vede un tubo a causa della montatura, anche se cercano di farci credere il contrario (e qui già parte il primo stimolo intestinale).
Non c’è tempo di rendersi conto che si poteva anche non andare al cinema, che arriva un toro infuriato che sfonda la barriera e richiede l’intervento di tutti i figaccioni del campo. Il cornutazzo è il minore dei problemi, poiché si scopre con orrore che Talia, la pianta, è stata avvelenata. Solo il Vello d’Oro, protetto da Polifemo sull’isola parco giochi di Circeland, oltre il mare dei mostri, può salvare la barriera, il campo, l’Olimpo, il mondo. Dopo aver ricevuto la rinfrancante profezia secondo cui il peso dell’universo è sulle sue spalle, Percy parte con i soliti stracciaculi, Annabeth, Tyson e Grover, nonostante l’incarico ufficiale venga dato a Clarisse. Già al Campidoglio, in visita alle Graie, la truppa si perde il satiro Grover, rapito dal malvagio Luke, figghiu di Hermes, che vuole il Vello per riportare in vita Crono e sfasciare tutto. Il ritardo è abissale, ma Percy, la legnosa Annabeth e Tyson occhio di lince recuperano grazie a un ippocampo che passava di lì per caso.
Dopo un rocambolare per il mare dei mostri, uno scontro con Luke, i nostri prodi vengono ingoiati nientemeno che da Cariddi, il quale, stanco di stare nel Mediterraneo, si è trasferito al Triangolo delle Bermude per una cura a base di iodio e una dieta ricca di ferro. Dopo una parte in cui emergono i conflitti adolescenziali tipici tra figlie di Atena e ciclopi, si passa all’incontro con Clarisse, ingoiata con tutta la sua corazzata confederata gestita da zombie (e qui sono già dolori lancinanti all’area perianale). Sorvolando su questo delirio di ingoio, sparando un paio di cannonate alla panza di Cariddi gli eroi vengono espulsi come cagarella e finiscono su Circeland. Qui il povero Grover è stato ridotto a puttanella di Polifemo affamato. Dopo un paio di stucchevoli vicende, Percy riesce a rubare il Vello, ma viene fregato da Luke che cerca di accopparlo. Tyson s’immola e tutti piangono da un occhio.
E’ quasi fatta, Crono è pronto a rinascere, a distruggere l’Olimpo e a mettere fine a questa minchiata, ma Percy rinviene, stermina tutti i nemici, distrugge il titano, che si era messo a mangiare tutto quello che trovava sulla sua strada, e scopre che Tyson è vivo e vegetables. Il momento pesante arriva subito dopo: Annabeth è ferita mortalmente, ma grazie al Vello viene rimessa in piedi giusto in tempo per i titoli di coda. Si corre al campo per mezzosangue con la copertina di lana in modo da rianimare Talia e celebrare Clarisse (non ha fatto un cazzo, ma era la titolare del ministero). Purtroppo, però, il set merinos dorato di Giorgio Mastrota Polifemo è troppo potente e non solo rianima la pianta e la barriera, ma rianima anche la tipa. Adesso i figli in vita di dei antichi sono due e le profezie che infradiciano di emorroidi l’uno valgono anche per l’altra. Lo sapevo: terzo siluro in arrivo.
Doloroso e per nulla affascinante, il film è tranquillamente assimilabile alla sensazione che si prova espellendo un calcolo renale di un centimetro per via uretrale. Dedicato al commercio televisivo, il prodotto sembra un’enorme televendita in cui i protagonisti cercano di rifilare al pubblico le peggiori stupidate: dalla penna placcata che diventa un coltello olympian blade alla copertina che fa passare tutti i reumatismi e resuscita la bisnonna con conseguenze nefaste sull’asse ereditario. Raffinata e sottile nello sviluppo dei momenti parlati per tutto il pubblico sotto i tre anni di età, la pellicola raggiunge tali livelli di acutezza dialogica che gli unici discorsi di apparente senso compiuto si rivelano una combinazione casuale di dittonghi. Una menzione per i personaggi femminili della saga che dovrebbero prendere spazio proprio nel film che non sarà mai girato, visti gli incassi dei primi due.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.