…Transcendence!
La dimostrazione che alcuni individui sono più letali da sobri. La prova madre che in alcuni casi è meglio stare a casa propria invece che occupare un camper nel bel mezzo di un set cinematografico. Torna la grande fantascienza da salotto chic in cui la fanta, intesa come scadente bibita al sapore di arancia, ha ben presto la meglio sulla scienza, intesa come quella cosa che in pochi capiscono e quindi non vale la pena di spiegare. Riuscirà l’inguardabile Johnny Depp a tornare ai superalcolici in tempo per non distruggere quanto faticosamente costruito recitando l’utile l’idiota per Tim Burton e per la Disney?
Stati Uniti, il paese dove succede tutto tranne quello che dovrebbe succedere. Il dottor Will Caster Depp è il più grande esperto d’intelligenza artificiale del pianeta e come tale non è in grado di fare un discorso a un gruppo di vecchi babbioni per raggranellare qualche milione da sputtanare in astruse produzioni tipo il frigorifero che fa la spesa da solo (non vedo l’ora di sentire i dialoghi tra il mio frigo e il peruviano che consegna per conto del supermercato). Meno male che a tenere alto il fatturato ci sono sua moglie, la dottoressa Evelyn Caster Hall, e il fido assistente, il dottor Max Waters Bettany. Alla suddetta conferenza, il povero Will viene avvelenato con del polonio dai terroristi antitecnologici: risultato gli restano un paio di settimane di vita. Mentre tutte le persone normali comincerebbero a elaborare il lutto, Evelyn comincia a elaborare un piano diabolico per trasferire la coscienza di Will in un computer 386 con MS-DOS 5.0 (la migliore versione di sempre).
Il procedimento sofisticatissimo consiste nel riprendere Will con una webcam mentre legge l’elenco delle parole ammesse per fare punti a Scrabble. Dopo che l’uomo è crepato tra atroci sofferenze, Evelyn manifesta l’intenzione di collegare il nuovo Will alla rete per fargli proseguire le sue ricerche sulle nanotecnologie, ma Max sconsiglia di procedere con un modem 56k. La donna, in fregola come la moglie di Lazzaro dopo che è resuscitato, avanza comunque, promettendo al redivivo computerizzato di fornirgli almeno una fibra ottica con Fastweb. Purtroppo, però, Telecom non concede l’ultimo miglio e quindi la mugghiera è costretta a trasferire tutto in un laboratorio sotterraneo in mezzo al deserto. In quel luogo di pace Will procede con i suoi studi sulla riparazione dei tessuti viventi grazie alle nanomacchine, mentre Evelyne, fatta piazza pulita di tutti gli assistenti ingombranti si gode il suo bel pezzo di silicio.
Il culmine del processo scientifico si ha quando Will, controllando un paio di braccia robotizzate, cura un suo operaio moribondo iniettando i nanerottoli. Da quel momento, attraverso le micro machines, l’intelligenza artificiosa (nel senso che ci vogliono far credere che ci sia, quando invece è assente) riesce a controllare anche le persone curate, per cui ci sono tutti i presupposti per creare una setta. I malati si riversano in massa al laboratorio e Will in un impeto di filantropia disperde nanomacchine nell’ambiente circostante, in modo che possano riparare qualsiasi avaria, tranne quelle di Windows che sono irreversibili. Tuttavia Evelyne non comprende appieno il piacere di vivere in un lazzaretto e decide di cercare Max per mettere fine a quello scempio di nanomachismo. Max, che nel frattempo si è unito ai terroristi, incontra Evelyne e le comunica di essere in possesso del codice sorgente di Will e di un virus per formattare l’intelligenza artificiosa.
La donna si fa iniettare il virus nel corpo e torna da Will per farsi uploadare la coscienza e con essa il virus (lui le aveva chiesto più di una volta di farlo così, ma lei preferiva essere solo taggata). Nel frattempo Will si è costruito un corpo tale e quale a quello che aveva da vivo (così, per riuscire a uploadare meglio), ma le forze terroristiche sono in agguato e scatta il bombardamento al laboratorio. Evelyne viene ferita a morte e Will, ormai privo di forze e energie per mantenere in vita tutti gli accoliti e le strutture del laboratorio, sceglie di caricare solo il virus, morire insieme alla moglie e lasciare al buio tutta l’umanità. Dopo tre anni Max torna nella loro vecchia casa e scopre che all’interno di una gabbia di Faraday alcune nanomacchine sono sopravvissute e con esse i due disastrosi coniugi. Piuttosto che un seguito meglio un blackout perenne.
Avvincente come la corsa delle lumache di Martinengo (BG), il prodotto si regge interamente sul carisma di un protagonista che, in assenza di spirito, oscilla tra Luciano Onder e Jep Gambardella. Concettuale e astratta come pestare una merda a piedi nudi, la pellicola schiva sapientemente qualsiasi elemento che abbia a che fare con la scienza per non costringere un cast inadeguato a dare spiegazioni di cui non capirebbe il senso. Utile per il progresso dell’umanità come la permanenza del Belgio nello scacchiere internazionale, il prodotto ha lo stesso spessore di un soffice rotolo di carta morbida che purtroppo è stato collocato su un tavolo da ping pong. Vivissimi complimenti all’esordiente regista Wally Pfister che, avendo messo tutto se stesso nel lungometraggio, può liberamente interrompere l’aspettativa e tornare a lavare i piatti nelle cucine dei ristoranti.
Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)