giovedì 26 giugno 2014

144 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…3 Days To Kill!
Luc Besson di questi due maron rientra alla grande con un film d’azione in cui ammicca, ma non ammicca, alle sue precedenti opere. Il cinema francese scippa un pensionato a Hollywood e mena un colpo durissimo all’autostima americana con la stessa forza con cui la linea Maginot ha frenato l’avanzata della Wehrmacht nel 1940. Riuscirà il marpione Luc a infilare la sua arte e il suo nome nell’arca della gloria dei cinematografari transalpini, riesumando un vecchio belloccio ritiratosi sulla scogliera amalfitana a mangiare tonno in scatola e a fare scuola di cucina ai giovani italiani?
Europa, un continente inutile. L’agente della CIA Ethan Renner Costner, esperto di torture e ammazzamenti, lavora con un team segretissimo per catturare l'Albino, un tipo calvo che regge il catetere a un trafficante di armi chiamato il Lupo che ha l’hobby di vendere bombe terrificanti ai terroristi di mezzo mondo. L'Albino, scaltro come una faina con le emorroidi, riconosce un figone asiatico sotto copertura e mangia la foglia. Omicidi, fughe, esplosioni, sparatorie. L’unico che ne esce bene è Ethan che non solo ha visto inconsapevolmente in faccia il Lupo, ma ha anche ferito l’Albino prima di svenire sfondato dai colpi di tosse. Dall’alto, la figazza Vivi Delay Heard si rammarica per la mancata carneficina. Passano pochi giorni e il ciclo della fortuna di Renner prosegue con la diagnosi di un cancro terminale al cervello diffuso ai polmoni, con complicazioni alla prostata e conseguente disfunzione erettile (non si arriva a Natale). Dove finirà tutto quel testosterone?
L’uomo, confessato tutto alla ex-moglie Christine, decide di recuperare il rapporto con la figlia Zoey, ma non se ne parla di vivere sotto lo stesso tetto. Entrato nel suo scannatoio sugli Champs Elysees, Ethan lo trova occupato da una famiglia di malinesi che non danno cenni di voler uscire. La polizia francese, in merito, è perentoria come quella italiana, per cui l’uomo opta per l’utilizzo delle minacce fisiche e sfodera la sua pistola. I malinesi cominciano a cercare altra sistemazione. Nel frattempo Ethan viene contattato da Vivi che vuole acchiappare il Lupo. In cambio dei suoi servigi, la donna propone a Costner un bel farmaco proveniente dal Messico che ritarda la malattia e ha gli effetti dell’eroina. La figlia nota immediatamente che il padre è privo di credibilità e lo cogliona a ogni piè sospinto, rinfacciandogli le troppe marchette pubblicitarie per un mercato di imbecilli come quello italiano. Nel frattempo Ethan bracca il commercialista dell’Albino e cerca di torturarlo per ottenere informazioni.
Con lentezza e costanza, Ethan passa dal “vaffanculo” al “vai a cagare” con la figlia: un significativo successo per uno che non mangia di sicuro il panettone, anzi le panetton (alla francese). Spaesato dalle differenze tra le latrine italiche e quelle francesi (in queste ultime manca qualcosa, ma non riesce a capire cosa), Ethan riesce a mettere le mani su Guido, il prototipo del meridionale che vive con la mamma e mangia pasta al sugo anche a colazione, ma soprattutto uomo vicino all’Albino. E poi mi dite che non devo prenderli per il culo sul bidet. Stanati l’Albino e il Lupo, Renner riesce a fare fuori il primo, ma in metropolitana, vista la puzza di piscio, è vittima di un attacco di tosse che consente all’ululante mercante di bombe una comoda fuga. Quando tutto sembra perduto, Vivi interviene e salva Ethan con il farmaco magico.
Si riparte al gran galà del pupazzo fidanzato di Zoey, un orrendo calciatore francese privo di midollo destinato a vivere di pernacchiette e a campare alle spalle del padre, partner in affari del Lupo. Anche qui scatta immediata la sparatoria e l’immancabile tosse malata. Dopo aver devastato il padiglione Renner è a pezzi e non riesce a tenere in mano nemmeno uno zampirone, tanto che deve essere la bella gnoccolona Vivi a finire il lavoro. Privo di obiettivi, Ethan si trasferisce sulla costa atlantica a cazzeggiare con moglie e figlia per Natale, quando riceve come regalo un altro bel siringone di farmaco magico, stavolta proveniente dal Sudest Asiatico. Pompata in vena la roba, Ethan è pronto finalmente per rendere la vita impossibile a suo genero nella speranza che la figlia si innamori almeno di un texano.
Virtuoso e particolareggiato in tutte le scene non girate, il prodotto è l’esempio classico di come possa essere realizzato un non film bellissimo partendo da tutte le cose che non sono state fatte in un film pessimo. Inquietante e ipnotico, il lungometraggio si appoggia a tal punto sullo sguardo assolutamente vacuo e privo di profondità del suo protagonista da trasformarsi nella cosa reale più vicina all’ipnorospo di “Futurama”. Espressione massima di realismo materialistico, la pellicola descrive una società francese piena di disadattati, a esclusione degli stranieri, grazie al comune denominatore della spocchia della specie dominante, descritta con acume nei suoi tratti migliori: approssimativa, razzista e con il nasone. Un appello ai produttori: la prossima volta che avete dei soldi da buttare scrivetemi che vi giro il mio IBAN.

Sleep-o-Meter: 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso)

venerdì 20 giugno 2014

143 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...


…Pompeii!
La storia del sito archeologico più famoso del mondo dopo essere passato sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali diventa un colossal catastrofico dalle tinte forti. Una storia d’amore alle pendici di un vulcano tra un gladiatore celta allevatore di cavalli e la figlia di un ricco funzionario imperiale. Un senatore corrotto e violento che vuole solo morti violente e gnocca. Un insieme di ingredienti che disgusterebbe anche un camion della mondezza. Riuscirà il regista Anderson a rifilarci l’ennesimo pastone sangue e arena in cui ci pensa la natura a fare piazza pulita di tutte le idiozie partorite dagli sceneggiatori?
Britannia, dove i celti si oppongono all’Impero Romano. Il comandante Corvo viene incaricato di sedare la rivolta dei celti, tra cui alberga un giovane Jon Snow sotto le spoglie di tale Milo il Celta. Corvo li spazza via tutti tranne il bimbo, poiché già stramazzato prima della mattanza. Dopo anni e anni, Milo fa il gladiatore a Londinium e stermina persone come fossero le erbette del suo prato. Il suo padrone, Greco, ha deciso che è giunto il momento di portare il circo a Pompei, cittadina mediterranea in decadenza con un nome promettente per tutti gli uomini maggiorenni e adolescenti. Milo arriva contemporaneamente alla giovane Cassia, anche qui un nome una garanzia, cui, senza colpo ferire, uccide un cavallo sofferente. Dall’ultimo rantolo del cavallo al primo sguardo languido passa giusto il tempo di un popcorn.
Severo, il padre di Cassia, che se fosse stato davvero severo non avrebbe mandato la figlia a Roma da sola, progetta di ristrutturare la città con l’aiuto della capitale e del decreto “Salva Pompei”, tanto a raderla al suolo ci pensa il vulcano senza bisogno d’indire una gara d’appalto. Le scosse sono all’ordine del giorno, ma i pompeiani pensano solo a bere come spugne (il pubblico segue a ruota trovando nell’ubriachezza l’unico stimolo a rimanere davanti allo schermo). Mentre Cassia vive di travagli continui a causa dei genitori che la vogliono maritata con un ricco romano, il buon Milo uccide con una naturalezza rara e si inimica tutti i gladiatori, compreso il possente Attico, maschio alfa dalla verga esagerata (ne sanno qualcosa le nobildonne del luogo), e l’infido Bellatore, carceriere dei combattenti.
Greco riesce a vendere lo show a Severo proponendo nel main event lo scontro tra Attico, che in caso di vittoria diventerebbe un uomo libero, e Milo, che in caso di vittoria resterebbe lo stronzo che é. Ad aggiungere pepe al tutto, alla presentazione dei combattenti Milo ruba un cavallo con sopra Cassia e scappa nella foresta suscitando le ire del senatore Corvo, incaricato dall’Imperatore Tito, il solito fantoccio, di valutare il progetto di Pompei 2, un piccolo paradiso nel verde a cinque minuti da una colata di lava bollente. Tornato indietro, Milo si prende quindici nerbate e una condanna a morte in arena insieme a Attico reo di averlo più lungo dell’intero cast messo in fila indiana. Corvo vuole Cassia per la sua abilità oratoria, ma Severo nicchia punzecchiato dalla moglie Aurelia.
Il giorno dei giochi Milo e Attico si alleano e sgominano tutti gli altri gladiatori, poi, non contenti di aver combinato un casino, prendono un vessillo imperiale e ci si nettano le terga. Corvo s’infervora e manda la sua guardia personale a infilzare i due, ma scatta l’eruzione del Vesuvio, ormai stanco di queste storie idiote alle sue pendici. Scatta il panico e via tutti al porto correndo come i giapponesi quando i mostri invadono le loro città. Corvo uccide Severo, Corvo uccide pompeiani a caso, Attico uccide Proculo (un uomo a favore della contraccezione naturale… Questa è sottilmente volgare), Milo uccide Corvo e quando sembra tutto a posto e ci si aspetta solo la pioggia di cenere bollente scopriamo l’arcano: il vulcano erutta in orizzontale e tutti i protagonisti, compresi Milo e Cassia che muoiono limonando duro, vengono travolti da un treno della metropolitana rossa fatto di lava. Tra tettonica e Pompei, più che un catastrofico sembra un softcore.
Esempio ineccepibile di negligenza spaziale unilaterale cinematografica, il lungometraggio è solido a tal punto che decide di basare le sue fortune su una catastrofe che non arriva nonostante le ripetute invocazioni degli spettatori. Devastante come il treno in fiamme che chiude la proiezione, la pellicola è il classico esempio di come in alcuni casi nemmeno la computer grafica possa salvare l’umanità da uno sceneggiatore. Cacofonia asimmetrica perdurante a uso degli ipnotisti, il prodotto è l’esempio di come attraverso il rumore senza costrutto si possano condizionare le persone a fare cose che mai farebbero in piena coscienza, tipo rimanere sedute in sala a vedere un film su Pompei che non parla di Pompei. Una menzione per il buon Kiefer Sutherland che non si smentisce mai e continua con coerenza sulla sua personale walk of shame lastricata di interpretazioni oscene.

Sleep-o-Meter: 05 – Il The nel Deserto (Coma Farmacologico)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.