…Cercasi Amore per la Fine del Mondo!
La fine del mondo. Per alcuni un incubo, almeno finché non hanno comprato l’ultimo smartphone, per alcuni uno svuotamento, soprattutto d’immobili che possono essere rilocati a scarafaggi, roditori e altri sopravvissuti mutanti. Bicchiere mezzo pieno o bicchiere mezzo vuoto? Non sappiamo, sebbene ci prudano le mani e il bicchiere vorremmo infilarlo nell’orifizio dello sceneggiatore. Riuscirà una coppia di attori, assortita come i batteri in uno sputazzo, a scatenare l’ottimismo in sala e a far vivere la fine del pianeta come un momento di liberazione totale da porcate cinematografiche di tal fatta?
Stati Uniti, California: il luogo dove anche la fine del mondo si può vivere emotivamente bene. Dodge Carell è un uomo che definire mediocre è un complimento. Un bel giorno il telegiornale comunica che il tentativo di nuclearizzare l’asteroide Matilda è fallito miseramente, poiché Bruce Willis, unico esperto mondiale in questo tipo di operazioni, è morto nell’unico precedente di successo, e che il mondo è destinato a finire entro ventuno giorni. Se c’è l’amore, si può superare ogni cosa: infatti, Dodge viene miseramente abbandonato dalla moglie, che si butta dall’auto in corsa. Per passare al meglio gli ultimi giorni della sua ignobile esistenza, l’uomo frequenta gli amici di una vita che cercano di propinargli qualche chiavata a basso costo, ma lui è stoico: se non ama, non gli si drizza!
Dopo essere sopravvissuto a un tentativo di autoavvelenamento con il Vetril, non essere riuscito a licenziare la domestica messicana e aver raccattato un cane abbandonato, Dodge, un uomo una marca di suv, incontra Penny Knightley, la bruttissima psicotica della porta accanto, che, oltre all’ipersonnia, una decina di nevrosi e l’abbigliamento di un personaggio di Silent Hill, ama fottere la posta dalle caselle degli altri inquilini. Tra i suoi arretrati postali, il bambascione trova la letterina d’amore di Olivia, sua fiamma del liceo, che vuole passare l’ultimo attimo di esistenza con lui. Oh, che romantico, talmente romantico che sento una smossa all’intestino. Dodge e Penny, stimolati da una rivolta urbana con saccheggio annesso, decidono di partire alla ricerca di Olivia. La corsa contro il tempo termina in periferia, poiché la donna non ha messo benzina nella sua Prius ibrida: un classico. Sfruttando il passaggio di un filantropo, i due riescono a raggiungere la provincia, prima che il benefattore sia impallinato da un assassino che aveva noleggiato all’uopo.
Rubato il furgone, i due fanno ancora un po’ di chilometri e poi si fermano a mangiare un boccone in una tavola calda, dove sta per cominciare un’orgia (eh, sì, in America, appena sanno della fine del mondo, alcuni saccheggiano, altri s’ammazzano, il resto tromba). Sfuggiti al delirio di culi nudi e pompini, ma ancora eccitati, i due si fanno una scopata in macchina (tanto valeva restare dentro). Ripartiti, Dodge e Penny sono arrestati da un poliziotto zelante e rilasciati l’indomani. Senza il veicolo, sequestrato, Penny deve chiedere aiuto agli apocalittici, un gruppo di amici stipati in un bunker al titanio, che la vogliono come donna di gruppo per rimpolpare la specie dopo l’olocausto (strano come tutti pensino a metterla a cane: che non vogliano vedere la faccia?). Presa una Smart in prestito, la coppia di protagonisti arriva a casa di Olivia, ma la trova vuota. E qui, di fronte al camino e a una cenetta, esplode il sentimento.
Si devia dal percorso, l’ammore deve vincere. Dodge abbandona i piani originari e va a cercare suo padre, che lo aveva abbandonato da piccolo (forse perché aveva capito quale idiota sarebbe stato il figlio). Obiettivo della spedizione: un degno saluto al genitore e chiedere al vecchio, pilota di aereo biposto, di portare Penny dalla famiglia. Che romantico coglione. Portato a termine il piano angelico, mentre Penny dorme della grossa, Dodge torna a casa e si mette ad ascoltare dischi in vinile della collezione rarissima della ragazza (è impazzito completamente). Ma la tipa fa fare inversione all’aereo, perché vuole trapassare tra le braccia dell’uomo che, finalmente, le ha fatto passare la vaginite. Nel frattempo, l’asteroide Matilda se ne batte il cazzo dei buoni sentimenti, delle dimissioni del Papa e dei dischi in vinile e trapassa la Terra come un proiettile in una mela marcia. Grazie Matilda!
Di bassissimo contenuto ansiogeno, il prodotto mette subito a suo agio lo spettatore illustrando la prossima fine del mondo e la conseguente impossibile sopravvivenza dei protagonisti e della loro stucchevole storia d’amore. Foriero di sorrisi come il colpirsi le rotule con il cric dell’automobile, il film è considerato ad alto rischio, poiché alimenta la volontà di assumere cibo spazzatura per trovare un piacere, anche minimo, nel rimanere sul posto davanti allo schermo. Emotivamente dolce per il pubblico femminile, la pellicola stimola la fiducia nel proprio corpo grazie alla bruttezza inaudita di Keira Knightley: se riesce a trovare uno straccio d’uomo lei, c’è speranza per tutte. Complimenti sinceri a Steve Carell che, quando cerca la via drammatica, riesce a trasmettere al pubblico lo stesso uomo infelice con la leggerezza della prima volta: in realtà lo è, poiché lo spettatore, alla precedente proiezione, non ha resistito sveglio per più di quattro minuti.
Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)