giovedì 28 febbraio 2013

108 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Cercasi Amore per la Fine del Mondo!
La fine del mondo. Per alcuni un incubo, almeno finché non hanno comprato l’ultimo smartphone, per alcuni uno svuotamento, soprattutto d’immobili che possono essere rilocati a scarafaggi, roditori e altri sopravvissuti mutanti. Bicchiere mezzo pieno o bicchiere mezzo vuoto? Non sappiamo, sebbene ci prudano le mani e il bicchiere vorremmo infilarlo nell’orifizio dello sceneggiatore. Riuscirà una coppia di attori, assortita come i batteri in uno sputazzo, a scatenare l’ottimismo in sala e a far vivere la fine del pianeta come un momento di liberazione totale da porcate cinematografiche di tal fatta?
Stati Uniti, California: il luogo dove anche la fine del mondo si può vivere emotivamente bene. Dodge Carell è un uomo che definire mediocre è un complimento. Un bel giorno il telegiornale comunica che il tentativo di nuclearizzare l’asteroide Matilda è fallito miseramente, poiché Bruce Willis, unico esperto mondiale in questo tipo di operazioni, è morto nell’unico precedente di successo, e che il mondo è destinato a finire entro ventuno giorni. Se c’è l’amore, si può superare ogni cosa: infatti, Dodge viene miseramente abbandonato dalla moglie, che si butta dall’auto in corsa. Per passare al meglio gli ultimi giorni della sua ignobile esistenza, l’uomo frequenta gli amici di una vita che cercano di propinargli qualche chiavata a basso costo, ma lui è stoico: se non ama, non gli si drizza!
Dopo essere sopravvissuto a un tentativo di autoavvelenamento con il Vetril, non essere riuscito a licenziare la domestica messicana e aver raccattato un cane abbandonato, Dodge, un uomo una marca di suv, incontra Penny Knightley, la bruttissima psicotica della porta accanto, che, oltre all’ipersonnia, una decina di nevrosi e l’abbigliamento di un personaggio di Silent Hill, ama fottere la posta dalle caselle degli altri inquilini. Tra i suoi arretrati postali, il bambascione trova la letterina d’amore di Olivia, sua fiamma del liceo, che vuole passare l’ultimo attimo di esistenza con lui. Oh, che romantico, talmente romantico che sento una smossa all’intestino. Dodge e Penny, stimolati da una rivolta urbana con saccheggio annesso, decidono di partire alla ricerca di Olivia. La corsa contro il tempo termina in periferia, poiché la donna non ha messo benzina nella sua Prius ibrida: un classico. Sfruttando il passaggio di un filantropo, i due riescono a raggiungere la provincia, prima che il benefattore sia impallinato da un assassino che aveva noleggiato all’uopo.
Rubato il furgone, i due fanno ancora un po’ di chilometri e poi si fermano a mangiare un boccone in una tavola calda, dove sta per cominciare un’orgia (eh, sì, in America, appena sanno della fine del mondo, alcuni saccheggiano, altri s’ammazzano, il resto tromba). Sfuggiti al delirio di culi nudi e pompini, ma ancora eccitati, i due si fanno una scopata in macchina (tanto valeva restare dentro). Ripartiti, Dodge e Penny sono arrestati da un poliziotto zelante e rilasciati l’indomani. Senza il veicolo, sequestrato, Penny deve chiedere aiuto agli apocalittici, un gruppo di amici stipati in un bunker al titanio, che la vogliono come donna di gruppo per rimpolpare la specie dopo l’olocausto (strano come tutti pensino a metterla a cane: che non vogliano vedere la faccia?). Presa una Smart in prestito, la coppia di protagonisti arriva a casa di Olivia, ma la trova vuota. E qui, di fronte al camino e a una cenetta, esplode il sentimento.
Si devia dal percorso, l’ammore deve vincere. Dodge abbandona i piani originari e va a cercare suo padre, che lo aveva abbandonato da piccolo (forse perché aveva capito quale idiota sarebbe stato il figlio). Obiettivo della spedizione: un degno saluto al genitore e chiedere al vecchio, pilota di aereo biposto, di portare Penny dalla famiglia. Che romantico coglione. Portato a termine il piano angelico, mentre Penny dorme della grossa, Dodge torna a casa e si mette ad ascoltare dischi in vinile della collezione rarissima della ragazza (è impazzito completamente). Ma la tipa fa fare inversione all’aereo, perché vuole trapassare tra le braccia dell’uomo che, finalmente, le ha fatto passare la vaginite. Nel frattempo, l’asteroide Matilda se ne batte il cazzo dei buoni sentimenti, delle dimissioni del Papa e dei dischi in vinile e trapassa la Terra come un proiettile in una mela marcia. Grazie Matilda!
Di bassissimo contenuto ansiogeno, il prodotto mette subito a suo agio lo spettatore illustrando la prossima fine del mondo e la conseguente impossibile sopravvivenza dei protagonisti e della loro stucchevole storia d’amore. Foriero di sorrisi come il colpirsi le rotule con il cric dell’automobile, il film è considerato ad alto rischio, poiché alimenta la volontà di assumere cibo spazzatura per trovare un piacere, anche minimo, nel rimanere sul posto davanti allo schermo. Emotivamente dolce per il pubblico femminile, la pellicola stimola la fiducia nel proprio corpo grazie alla bruttezza inaudita di Keira Knightley: se riesce a trovare uno straccio d’uomo lei, c’è speranza per tutte. Complimenti sinceri a Steve Carell che, quando cerca la via drammatica, riesce a trasmettere al pubblico lo stesso uomo infelice con la leggerezza della prima volta: in realtà lo è, poiché lo spettatore, alla precedente proiezione, non ha resistito sveglio per più di quattro minuti.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

giovedì 21 febbraio 2013

107 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Ruby Sparks!
Una volta i nerd ottenevano la loro rivincita con una buona dose di fortuna e scippando la topa agli aitanti figaccioni con astuti stratagemmi, ma i tempi sono cambiati e ammazzarsi di pippe resta un’alternativa solo per i pochi che non giocano a World Of Warcraft e non si fanno delle ramatine virtuali interspecie. In tempi di crisi si torna a lavorare con l’immaginazione e i cataloghi Postal Market. Riuscirà un occhialuto nevrotico a inventarsi una serena psicopatica con cui condividere tutti gli orrendi attimi della sua esistenza inutile e con cui girare circa cento minuti di filmato altrettanto inutile?
Stati Uniti, stato con l’oceano, il che non restringe il campo, ma chi se ne frega. Calvin Dano Con I Suoi Film Te Lo Mette Nell’Ano è uno scrittore dall’aspetto inguardabile che ha fatto precocemente il botto con il suo romanzo d’esordio. Purtroppo per lui si è fermato lì e nonostante la villa con piscina, i milioni derivati dai diritti, le giovani sgallettate che gli si buttano letteralmente tra le lenzuola e un cane che non abbaia e caga ne giardino del vicino, l’uomo non riesce a dimenticare la sua ex fidanzata e si sputtana tutto il patrimonio con un analista freudiano che non risolverebbe i problemi a uno con i calzini spaiati (in linea con la maggior parte degli analisti freudiani). Essendo un nevrotico, anche a causa della cattiva influenza del fratello Harry che gli sventola in faccia a ogni piè sospinto la sua felicità, lo scrittore non riesce da lungo tempo a mettere due sillabe in fila (in realtà due cerca insistentemente di metterle in ordine senza successo, fi-ga).
Tra una marchetta letteraria e l’altra, Calvin sembra non riuscire a venire a capo della sua vita e della sua professione quando, al parco, dopo una spossante passeggiata di duecento metri, partorisce il personaggio di Ruby Sparks: una puttanella hippie orfana di tutto ciò di cui si può essere orfani e con le abitudini sessuali di una giumenta, cioè chi passa utilizza. Lo scrittore è talmente folgorato dal suo stesso personaggio che comincia a scrivere furiosamente, talmente furiosamente che l’editore della collana Harmony lo contatta immediatamente per una serie da ombrellone con Fabio Lanzoni in copertina. Tuttavia qualcosa non quadra: nel monolocale da cinquecento metri quadrati di Calvin cominciano a comparire oggetti femminili, finché la stessa Ruby si manifesta come una presenza in carne e ossa. Sconcerto, panico, onanismo, benzodiazepine. Passato il delirio e verificato che tutti possono vedere Ruby e quindi è reale, Calvin scopre che tutto ciò che scrive su di lei ha effetti durevoli sulla ragazza.
Ogni uomo con il sangue nelle vene comincerebbe a scrivere che la ragazza ha una passione smodata per i rapporti a tre (con due donne), la fellatio e il sesso anale, ma il povero coglione vuole vivere appieno la sua storia d’amore e chiude il manoscritto a chiave in un cassetto. Ruby diventa parte della vita di Calvin, come una persona reale, e frequenta con gioia l’allegra famiglia disfunzionale del ragazzo, soprattutto la madre e il compagno della madre: un ispanico che parla con le galline dentro un mulino e, tra un biscotto e una brioche, fabbrica assurdi mobili con legname di recupero. Vivendo appieno nel mondo, Ruby comincia a frequentare con sommo divertimento altri amici, una scuola d’arte e locali notturni, ma Calvin s’ingelosisce come compare Turiddu. Dopo un continuo litigare, lo scrittore decide di adottare la soluzione estrema: mettere mano. Al manoscritto. Cambiato il carattere di Ruby, l’idillio si spezza definitivamente.
Durante una festa organizzata dall’editore, mentre Calvin intesse una discussione agghiacciante con la sua ex su chi dei due scrive meglio la parola prepuzio, Ruby si intrattiene nella piscina con un collega dell’occhialuto. Lui scopre il tutto e, dopo averla trascinata a casa, le mostra la sua natura di personaggio e il potere che, chi scrive, detiene su di lei. La tipa scompensa e sparisce; Calvin, invece, piange lacrime amare, poiché durante la relazione gli hanno hackerato l’account su PornHub: mai lasciare il certo per l’incerto. Privo di hobby, il giovane è costretto a utilizzare le mani in modo inusuale e si mette a scrivere la storia di Ruby, che diventa immediatamente un romanzo di successo e rilancia la sua carriera di imbrattacarte. Ebbro di fama e stress, l’omuncolo decide di andare a passeggiare al parco con il quadrupede e, guarda caso, incontra una tizia che è la perfetta copia di Ruby. Insomma, non c’è spazio per la masturbazione in questo universo.
Fresca e accattivante in ogni fotogramma non inserito nella versione definitiva, la pellicola stimola il buon umore dello spettatore come un massaggio total body fatto, con della carta vetrata grana grossa, da un soggetto che ha già imboccato da tempo la strada della senilità. Anticonformista nel creare un confronto acceso tra onanismo e presenza femminile, il film ha un intreccio insolito quanto la presenza di un badile accanto a un covone di letame. Ben accolto da diverse comunità religiose nell’area mediorientale, il lungometraggio ha alimentato nei paesi di culto islamico l’adorazione della sacra macchina da scrivere: un attrezzo che i mariti di solidi principi possono sostituire allo scudiscio e al tirapugni nell’educazione domestica delle mogli ribelli. Da verificare, comunque, l’ortodossia pratica: pare che i primi utilizzatori, schifando il personaggio di Calvin, abbiano scagliato l’apparecchio sulla testa della consorte e poi l’abbiano accusata di averla rotta e, quindi, ripudiata.

Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

giovedì 14 febbraio 2013

106 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Di Nuovo in Gioco!
Che il buon Clint avesse problemi di vista lo si era capito dalla convention repubblicana, quando vedeva persone che gli altri non vedevano sedute su sgabelli accanto a lui. La macchina delle meraviglie ha ben pensato di sfruttare la cosa per imbastire una storia stracciacoglioni con risvolti sportivi e l’impiego di un belloccio disponibile alla marchetta. Riuscirà il monumentale Eastwood, in pochi dannati minuti, a distruggere la sua immagine oscillando come un birillo ubriaco nella storia d’amore, grazie a Dio non cantata, tra Amy Adams e Justin Timberlake?
Carolina del Nord, che non è una mucca padana, ma uno stato degli USA. Gus Eastwood è un attempatissimo, ma efficace, osservatore degli Atlanta Braves, squadra della Major League di baseball. Le cose cominciano a peggiorare quando emerge un piccolo difetto di vista che a confronto il Geometra Filini è un’aquila. Demoliti tutti i mobili di casa e distrutto il garage con l’automobile, la vita di Gus si assesta, ma nubi oscure incombono, anche se per lui c’è sempre il sole finché non è fradicio. La squadra non ha più molta fiducia nel vecchiardo e il suo capo, Pete Panzone Goodman, scopre il problema dell’amico e, prima di affidargli l’ultimo incarico, chiede a Mickey, figlia di Gus e avvocato in carriera, di seguire il padre per aiutarlo a valutare il giovane botolo Bo Gentry: la mazza più veloce del sudest (solo sul campo, perché è bello come un’emorroide non operata).
Il vecchio osservatore la prende bene, più o meno come quando è rimasto vedovo, e sfancula Mickey al volo, ma la ragazza s’impunta come una cozza sullo scoglio e il buon Clint deve sfoggiare l’espressione numero due (disapprovazione con istinto omicida), prima di tornare velocemente alla numero uno (perplessità con istinto omicida). Prenotata una camera in un motel, Gus e Mickey cominciano a frequentare i campi di baseball, a litigare senza dialogo sulla loro mancanza di dialogo e a fare incidenti automobilistici quando guida lui. Siccome fin qui il film è piatto come il decolleté di Carla Bruni, entra in gioco il belloccio, Giustino Lago del Legname, ex giocatore preso da Gus e fresco osservatore dei Boston Red Sox. Mentre Giustino e Mickey s’intortano languidi, Gus deve affrontare il nemico interno, cioè un collega arrivista che lo vuole mandare in pensione e gli mette alle calcagna un pagliaccio con la pettinatura di Ken: l’amico omosessuale di Barbie.
Trascorrono i giorni e Bo Gentry sembra davvero un fenomeno, Giustino e Mickey sembrano davvero compatibili e Gus sembra davvero interpretato da Gunny interpretato dall’Ispettore Callaghan. Nel frattempo, lo studio legale per cui lavora Mickey, abilmente guidato dal Colonnello Nunziatella di “Spaceballs”, le dà il benservito. Con questo quadretto idilliaco si arriva all’ultimo match prima del draft: il mercato delle giovani promesse in cui la prima scelta è fondamentale per accaparrarsi i meglio dopati del circuito. Gus Occhio di Lince ha l’udito di un licaone e scopre, dal rumore della mazza, che Bo non sa battere le palle curve (e qui qualsiasi credibilità è finita nel cesso del mio vicino zozzone). Mickey si affretta a condividere la notizia con Giustino, ma i Braves non danno retta a Gus e si prendono il pacco. Giustino viene cazziato dai Red Sox e se ne va offeso come Fabrizio Corona dopo una sentenza.
Gus torna a casa con le pive nel sacco, mentre Mickey, facendo le valigie, scopre un talentuoso lanciatore messicano che vende noccioline allo stadio. Chiamato papà e organizzata la presentazione con i Braves, Gus ne approfitta per mettere di fronte Bo e il suo nuovo pupillo: il panzone fa una figura peggiore di quella che farebbe Oscar Giannino a un concorso di bellezza e il nemico interno è licenziato. Un tripudio: Gus è riconfermato con un contratto a vita (a occhio e croce sei mesi se gli lasciano la patente di guida); Mickey diventa la manager del messicano, scoreggiando sulle rinnovate lusinghe di Nunziatella e degli altri Spaceballs; Giustino se la scopa (tanto, per la parte che ha, è già grasso che cola) e si gode l’assegno della produzione; e il mitico Bo Gentry si apre un florido business nella vendita di frutta secca durante le partite.
Monotono e gustoso come l’acqua di mare, il lungometraggio assomiglia in modo inquietante, per piattezza, al Tavoliere delle Puglie, con la sola differenza che non vi cresce nulla, escludendo una fastidiosa e incredibile borsite allo scroto. Matematico e fortemente empirico, il prodotto rilancia l’utilizzo delle proporzioni aritmetiche nella costruzione del cast: Eastwood sta al dramma umano come Paola Binetti alla pornografia. Aperta e motivante, la pellicola lascia molto spazio al pubblico che può liberamente dedicarsi alle proprie caccole e inserirsi a piacimento nelle varie parti della trama senza perdere alcunché d’importante. Un inchino al grande Clint: l’ennesimo film e l’ennesima dimostrazione che, anche a ottantadue anni suonati, dà le piste al Monte Rushmore quanto a utilizzo dei muscoli facciali.

Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

giovedì 7 febbraio 2013

105 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Gone!
In odore di Oscar. In profumo di consacrazione totale. In puzza di linciaggio per tutte le interpretazioni precedenti a “Les Miserables”, l’unica vicenda in cui i parigini riescono a parlare e cantare fluentemente la lingua inglese senza essere assaliti da un feroce rush cutaneo. Dopo aver ispirato con la sua testa il design di quella di Stewie Griffin, Amanda Seyfried torna sul set per farci venire la pelle d’oca dal terrore. Riuscirà la ragazza, sfruttando una trama avvincente come una ragade perianale, a sviare l’attenzione dal più brutto caso (il suo) di Basedow-Graves hollywoodiano dai tempi di Marty Feldman?
Portland, Stati Uniti, una città che stimola la depressione e che ha dato i natali a un sacco di celebrità che sono scappate. Jill Seyfried è una giovane paranoica che vive con la sorella minore Molly, ex alcolista e studentessa di college. Non potendo tollerare il contatto sociale, a parte quando decide di causare fratture multiple al suo allenatore di difesa personale, Jill lavora in una tavola calda notturna in cui, inspiegabilmente, sia assiepano gruppi di ragazzini e vecchi rasponi. Una sera, tornando a casa dopo il lavoro, la bionda con gli occhi a palla (da basket) non trova più la sorella e si materializzano gli incubi dal passato (per lei) e del presente (per gli spettatori). Anni addietro, infatti, la ragazza era stata rapita da un serial killer sfigato ed era riuscita a sfuggire alla morte giusto in tempo per finire tra le grinfie degli psichiatri, dato che la polizia non le aveva mai creduto, consigliando il ricovero coatto.
Occhio da rana Seyfried corre dagli sbirri per denunciare la scomparsa della sorella, ma tutta la centrale di polizia la cogliona alla grandissima, nemmeno avesse inventato il redditometro. Visto che non se la filano, la giovane Jill, con l’aiuto dell’inutile tipo di Molly, comincia la sua personalissima caccia all’uomo. In un quartiere popolato di disadattati, in cui vive con un assegno sociale per affetti da oftalmopatia, riesce a raccogliere indizi su una società di serrature gestita da un pastore maremmano trasformato in essere umano. Sul furgone della ditta, Jill trova uno scontrino di una ferramenta che riporta tutti gli articoli adatti a un sequestro: obiettivamente, questo serial killer deve fare di cognome Pollicino, sebbene gli exit poll diano in ampio vantaggio Coglionazzo. A colpi di revolver (completamente inutili), Jill minaccia i fabbri e corre in ferramenta. Scatta il mandato d’arresto e la domanda: c’è modo più cretino di coinvolgere una polizia malmostosa?
Dal barbuto proprietario della ferramenta, in barba a qualsiasi rispetto della privacy, Jill ottiene anche le analisi del sangue del killer, ma non il nome. Il proficuo scambio è interrotto dall’arrivo della forza pubblica e dalla solita irruzione senza successo. Jill è a un passo dal rapitore: individuato il quartiere, trovare l’appartamento è una bazzecola per una che fino a dieci minuti prima serviva polpettone e caffè. Il tugurio è più vuoto del cervello della protagonista, a parte una scatola di fiammiferi nota: il principe dei manigoldi è un cliente abituale della tavola calda dove lavora Jill. Dopo aver quasi ammazzato il custode dello stabile, la ragazza gli molla un migliaio di dollari per noleggiare la sua macchina e depistare i segugi della polizia, che si caratterizzano per la fissità di sguardo tipica degli ottusi. Manca l’ultimo anello alla catena: la bionda va dalla sua collega, che ha il numero di un cliente che ha cercato di rimorchiarla, e se lo fa dare insieme alla macchina (visto che il trucco ha funzionato, perché non rendere questo film di merda anche ripetitivo?).
Chiamato lo sconosciuto e accusato apertamente di aver rapito prima lei e poi la sorella, il batrace femmina in odore di Oscar ottiene un appuntamento a Forest Park, il luogo dove era stata segregata. Nel frattempo, a casa delle ragazze, dove è riunita la task force composta da tutto il dipartimento di polizia, usciere compreso, ritorna Molly, che confessa di essere stata drogata, rapita e nascosta sotto la casa. Il figuradimerdometro della polizia sale esponenzialmente, ma ciononostante non muovono un dito e se la ridono. Nel frattempo Jill, trova le prove di tutti i rapimenti precedenti, tenute appese in una tenda in mezzo al boschetto, spara al sequestratore, senza ucciderlo, e poi gli da fuoco con una tanica di cherosene. Il tutto senza la minima reazione da parte dell’omuncolo. Tornata a casa, la ranocchia sbeffeggia gli sbirri e festeggia la sorella ritrovata, raccontandole il supplizio inflitto al carnefice. Vogliamo davvero togliere le pistole a gente così Mr. Obama?
Rarissimo caso di “defecatio hysterica”, la pellicola rappresenta perfettamente un atto immaginario di espulsione d’idee malsane che, invece, sono rimaste all’interno dell’organismo sceneggiante e l’hanno irrimediabilmente alterato. Foriero di dubbi e perplessità come un documentario sull’uscita dell’urina dagli organi genitali, il prodotto non ha nulla di speciale, come una pisciata da seduti, escludendo il continuo interrogativo circa il suo possibile essere uno spin-off della serie X-Men basato sulle avventure della sorella di Toad. Perfetto nella scelta dei termini, il lungometraggio ha un titolo breve, ma assolutamente azzeccato in ogni interpretazione possibile: “gone”, “andata”, che va bene sia per il pubblico che l’ha sfangata, sia per la stabilità mentale della principale interprete.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.