lunedì 29 dicembre 2014

156 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Annabelle!

Regista (o chi ne fa le veci): John R. “What I’m Doing Here” Leonetti

Cast (accozzaglia di attori scelta da uno scimpanzé): Annabelle “I’m Not The Doll” Wallis, Ward “Fucking Unuseful Dad” Orton, Alfre “Dead Black Meat” Woodard, Tony “Why Italians For Mexicans” Amendola, Kerry “Two Script Lines” O’Malley

Genere (caro a quelli che non fanno un tubo da mane a sera): Di quelli di paura che ammiccano alla realtà sperando capiti al vicino di casa

Durata (il tempo della catarsi o della catalessi): Utile per stirare

Nazione (qualcuno addirittura li finanzia): USA (da soli danno sempre il peggio)

Trama (davvero, una trama?): Nella Los Angeles bacchettona se proprio devi scegliere cosa collezionare datti alle macchinine. Il peggio che può succedere è avere due mini guidatori ubriachi che insegnano a tuo figlio appena nato a bestemmiare.

Riccardelli (più ce n’è e peggio è da 1 a 5): 3

Sleep-o-Meter (i dieci passi della noia): 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso)

sabato 6 dicembre 2014

155 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Maps To The Stars!

Regista (o chi ne fa le veci): David “Diazepam” Cronenberg

Cast (accozzaglia di attori scelta da uno scimpanzé): Julianne “Dixieland Banshee” Moore, Mia “Roast Potato” Wasikowska, John “KFC” Cusack, Robert “Huggies” Pattinson, Olivia “Deadly Nipples” Williams

Genere (caro a quelli che non fanno un tubo da mane a sera): Di quelli impegnati che stracciano i maroni

Durata (il tempo della catarsi o della catalessi): Infinita

Nazione (qualcuno addirittura li finanzia): USA e Canada (si sono messi insieme per produrre sta cacata)

Trama (davvero, una trama?): Nella Hollywood contemporanea, tra incesti, alcolismo e tossicodipendenze, c’è ancora qualcuno che ha voglia di fare un bel film? La risposta a questa domanda si cela negli anfratti psicologici dell’intreccio, un po’ come i nemici dell’igiene nel wc di casa.

Riccardelli (più ce n’è e peggio è da 1 a 5): 4

Sleep-o-Meter (i dieci passi della noia): 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

giovedì 20 novembre 2014

154 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Calling!
Il thriller religioso come non l’avete ancora visto, cioè fatto peggio della volta precedente. Susan Sarandon in grande spolvero, in quanto estratta inerte dalla teca in cui si era rinchiusa per non alterare gli stucchi. Un gruppo di comprimari inutili che non vedevamo dall’ultimo film della Asylum. Il grande cinema canadese mette sul piatto il meglio di sé, a dimostrazione del perché i canadesi siano considerati i cugini stupidi degli americani (il che è tutto un dire). Riuscirà l’abusata tematica della religione e del mistero a tenere la pressione arteriosa minima dello spettatore sopra venti, livello minimo prima del decesso?
Fort Dundas, Ontario, Canada (non mi capacito di non poter scrivere USA). L’ispettore Hazel Micallef Sarandon è una panterona in declino che vive con la mamma dopo un divorzio traumatico. Afflitta da mal di schiena, reumatismi e morbo di Dupuytren, la donna è dipendente dagli antidolorifici. Già che c’è beve come una spugna. Con tutta questa felicità alle spalle, Hazel affronta il suo lavoro di poliziotta di provincia con l’entusiasmo di una persona condannata a rimanere bloccata in ascensore con altre tre affette da meteorismo. Durante un normale turno di lavoro le viene chiesto dal collega Ray di controllare la casa di una vecchia amica della madre. Manco a dirlo, la maliarda è stata sgozzata e con la bocca in una posizione anomala. La comunità va in sbattimento e per il corpo di polizia più efficiente del mondo comincia un elenco infinito di cazzi.
Dopo un giorno di frenetiche indagini alla scrivania giocando a Candy Crush Saga, l’ispettore Micallef riceve una seconda chiamata dalla polizia della cittadina confinante, dove un uomo è stato trovato in una stalla sodomizzato da una nutria, ma con la bocca in posizione strana. Hazel contatta i superiori per far presente che, forse, forse eh, siamo in presenza di un serial killer, ma le viene risposto di scopare di più e pensare di meno. Ligia al consiglio, la donna incontra l’ex-marito, ma questo ha accettato di vederla solo per farsi togliere delle multe. Felice come chi ha fatto il bagno in una vasca di diarrea, la poliziotta torna al suo caso. A complicarle la vita arriva un nuovo membro del suo staff, trasferito da Toronto: Ben, il giovane gay vedovo curioso. Non doma, la nostra Sarandon si fa mandare l’elenco delle vittime di omicidio nella regione con tutti i dossier.
Mentre la trama s’infittisce, le cose si complicano e qualche spettatore si sveglia, il regista pensa bene di presentarci il killer, in modo da non aver più un minimo di interesse nella visione. Si tratta di un dinoccolato predicatore abituato a bere infusi fatti con le piante del bosco della sua fantasia e a curare il cancro con il vischio: un vegano acculturato. Grazie alle doti di lettura delle labbra di Ben il vedovo biadesivo si scopre che nelle bocche delle vittime è nascosto un messaggio in latino: libera nos domine. Il problema è che nessun prete canadese conosce il latino, avendo preso i voti per corrispondenza con le dispense di Frate Indovino. Trovato il vecchio barbuto don Sutherland, gli sbirri svelano l’intricato enigma. Saremmo punto e a capo se per illuminazione divina Ben il vedovo arcobaleno non scovasse la sorella del killer, intenta a conservare la salma del fratello gemello.
Intanto, il suddetto sterminatore, al secolo Simon, fa fuori il prete vecchio, colpevole di aver mandato suo fratello Peter nella consueta casa famiglia degli orrori. Colpevole andato, movente andato, manca il finale action a movimentare questo film seduto. Simon rapisce Hazel con un artificio erboristico e cerca di stimolarne il pentimento, ma la donna fedele ad alcool e droghe rifiuta Dio e induce con la sua recitazione l’antagonista al suicidio. La baracca dell’uomo s’incendia accidentalmente, ma Ray e Ben il vedovo invertito tirano fuori Hazel prima che diventi una porchetta arrosto. La quiete torna a posarsi sulla cittadina dell’Ontario, Hazel trova nuovi stimoli a non fare un cazzo e il Canada tira un sospiro di sollievo. L’incubo è passato, il film è finito. Libera nos domine.
Innovativo sistema per spiegare le proporzioni agli alunni delle scuole medie, il lungometraggio sta al cinema come una caccola alla nouvelle cuisine. Metafisico e surreale, il prodotto riesce là dove nemmeno la più ardita fantasia del marketing cinematografico può giungere, ovvero interessare il pubblico a un’indagine a partire dalla locandina: sfortunatamente si tratta di scovare le rughe e le borse cancellate con Photoshop dalla faccia della protagonista. Imbarazzante nei suoi tratti intimistici, la pellicola scava nell’animo con la profondità di un bambino di due anni e ne induce le reazioni nel pubblico che, dal quarto fotogramma, cerca insistentemente la mamma. Medaglia d’oro al valor civile a Ben il vedovo gay: nemmeno il tempo di gustarsi il matrimonio riconosciuto che, con grande sensibilità generale, si deve affrontare il tema della sepoltura.

Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

martedì 11 novembre 2014

153 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Deliver Us From Evil!
La realtà che supera la fantasia. La fantasia che si ammanta di orrore e copula selvaggiamente con la realtà. Non mi sto riferendo alla cucina del kebabbaro sotto casa mia, ma di un nuovo prodotto tratto da una storia vera. O meglio, di un nuovo prodotto tratto da una storia che i protagonisti hanno dichiarato essere vera prima di essere rinchiusi in un ospedale psichiatrico ed essere posseduti analmente da un messo apostolico polacco. Riuscirà l’ennesimo polpettone esorcistico di cui avremmo fatto volentieri a meno a spillarci qualche euro prima di scoprire con rammarico che il protagonista è Eric Bana?
New York, la città che non dorme mai (per forza, quando va di culo il tuo vicino di casa è serial killer con il feticismo delle caccole). Il sergente Sarche Bana, lasciate le pubblicità dei profumi scadenti, è un habituè del turno di notte durante il quale si diverte ad abusare della sua autorità e a sfottere il suo compare di scorribande. Una notte i due acchiappano una chiamata a casa di un reduce dall’Irak che ha l’abitudine di frollare con il pesta carne la moglie che già di suo sembra posseduta da McChicken, il demone del barbecue. Giunti sul luogo, i due sbirri arrestano lui in piena farneticazione e raccolgono la deposizione di lei secondo cui il marito è l’uomo perfetto: cuoce le uova con l’imposizione delle mani e scrive sui muri di casa frasi in latino con le unghie. Il caso viene catalogato come sindrome premestruale e tutto va avanti come nella migliore tradizione americana.
Passa un giorno e la notte successiva i due vengono chiamati allo zoo dove una signora ha pensato bene di lanciare il suo bebè nella fossa dei leoni istigata da un imbianchino. Il serial killer imbianchino non è più un tabù: prima ti fora e poi ti stucca per soli 75 € a cadavere, compresi i ritocchi. Parte la caccia all’imbratta muri mentre la signora viene precauzionalmente internata in un ospedale psichiatrico che a confronto Arkham è l’asilo montessoriano. La notte successiva alla notte successiva, Sarche e socio vengono chiamati da una coppia di portoricani che ha preso in affitto una villa dallo scantinato indemoniato. Sarche comincia a sentire puzza di bruciato. Sarà per questi strani casi, per quelle persone un po’ pazzerelle, ma soprattutto per quel tizio rosso con forcone che siede sul sedile posteriore del suo trattore americano travestito da suv. Nello scantinato il prode Bana trova il cadavere di un altro imbianchino (e io che credevo che a New York fare il poliziotto fosse pericoloso).
Scatenando i prepotenti mezzi scientifici della polizia, cioè rubando le foto da casa del primo sospettato Sarche scopre che il morto era un commilitone del picchiatore e di un altro, di cognome Santino (il santino indemoniato; qui siamo persino oltre Sharknado 2), con cui aveva messo su una società d’imbrattatura pareti. Il film latita e pertanto è il momento di far entrare la prostata. Scusate, volevo dire l’apostata. Padre Ramirez, un prete portoricano, ex tossicodipendente, che beve e fuma come un marinaio ottomano prima della battaglia di Lepanto, aggancia il sergentone e gli svela che questo inutile intrico di pazzoidi potrebbe essere frutto del demonio. Per averne una prova i due si recano all’ospedale dei pazzi per chiedere lumi alla mamma dell’anno, ma ottengono solo deliri e un morso sull’avambraccio con annessa infezione.
Dopo un po’ di vaccate, i due scoprono che la scritta sul muro è la stessa che i tre soldati, a suo tempo, avevano trovato in una grotta irachena piena di teschi. Con una caccia furibonda intorno all’isolato di casa i due riescono a intercettare Santino che ricambia accoltellando a morte il partner e rapendo moglie e figlia dell’Incredibile Bana. I tempi sono maturi per arrestarlo e costringerlo a vivere da protagonista il più assurdo esorcismo che la storia del cinema ricordi in cui il demone è sempre in controllo, persino del prete. Dopo aver fatto saltare tutti vetri del distretto di polizia, convinto l’apostata che sua mamma era un daino e Bana di essere ancora un attore, il demonio cede al potere del bene lasciando il corpo storpio e macilento di Santino che viene condannato a dare una botta di tempera traspirante bianca a tutta la centrale. Sarche, invece, affascinato da una vita di esorcismi, ideale per la sua figlioletta di cinque anni, lascia la polizia e va a fare l’assistente del prete.
Orribile pastone indigesto anche a maiali affamati, il film sembra scritto sotto forma di ricetta da un gruppo di cuochi di Milano Ristorazione e, come tale, non lascia scampo nemmeno allo stomaco più corazzato che diventa immediatamente preda di spasmi e coliche. Paritario e non discriminatorio, il prodotto contiene talmente tante scene al buio che abbatte le differenze tra vedenti e non vedenti offrendo un’esperienza pessima a entrambi. Considerata documento storico dalla Conferenza Episcopale Italiana, la pellicola potrebbe essere inserita negli archivi vaticani alla sezione “bufale” tra la Donazione di Costantino e i miracoli di Giovanni Paolo II. Una menzione per tutti gli imbianchini newyorkesi di cui si hanno già sconcertanti notizie: rapiti da congregazioni di suore infoiate per essere esorcizzati, hanno chiesto asilo politico al Califfato Islamico dell’Isis per una sana e tranquilla decapitazione.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

mercoledì 15 ottobre 2014

152 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Purge: Anarchy!
Torna la purga e non si tratta di un rigurgito di squadrismo all’italiana. L’ennesima dimostrazione che ogni idiozia ha un seguito che la sovrasta in dimensione. Un soggetto facile facile, più o meno come trovare prove incriminanti nella scrivania di un consigliere regionale. Il futuro distopico prova a fare da spauracchio al presente. Riuscirà il secondo capitolo delle avventure dell’America secondo Ross Perot a impressionare il resto del mondo e a non sembrare, all’apice della violenza, come una semplice nottata da ubriachi in un sobborgo inglese?
Anno 2023. Come nella puntata precedente la criminalità negli Stati Uniti è scesa ai minimi storici, come la disoccupazione e il tasso di povertà, da quando nove anni prima i "nuovi padri fondatori" hanno inaugurato la notte della Purga, in cui ogni atto illegale, compreso fare beneficenza nei quartieri dei messicani, rimane impunito a partire dalle 19:00 per le dodici ore seguenti. Eva Sanchez, una cameriera di una tavola calda, tornando a casa in fretta e furia dopo il suo cencioso lavoro, incontra diversi soggetti che tentano di vendere armi ai passanti, respinge le avances moleste del vicino di casa (il classico tamarro portoricano con la gotta a furia di grigliate) e si ricongiunge alla figlia Cali e al padre Rico, uomo con un piede nella fossa. Cali sta seguendo un video di Carmelo, il leader che denuncia come la notte di violenze sia in realtà il mezzo attraverso il quale la classe dirigente ricca tiene sotto controllo il livello demografico e la redistribuzione della ricchezza, applicando le nobili teorie espresse dal Prof. Sartori sulle pagine del Corriere della Sera.
Verso la periferia della città Shane e Liz, una coppia prossima a farsi la Purga in casa tutte le sere, tanto vanno d’accordo, rimangono bloccati sulla strada a causa della manomissione della macchina ad opera di un gruppo di uomini truccati e mascherati, (vai al super in un ghetto e lasci la macchina incustodita? Direi che meriti di morire male). Parte la sirena e pronti via: Rico scappa per andare a fare il martire da due ricchi annoiati che gli danno centomila dollari per anticipare di un po’ l’inevitabile. Le sue ragazze, invece, devono tenere a bada il pipino del vicino: fortunatamente, a stupro iniziato, arrivano degli omaccioni armati di tutto punto a sterminare la teppaglia e a cercare carne da cannone per Big Daddy: un macellaio pigro con una mitragliatrice rotante nel furgonato multiaccessoriato. Nulla che il trucido sergente Leo Barnes non possa sistemare con la sua macchina blindata, a forma di dildo e armata più di un corazzato. Guarda caso, a far del bene si fa sempre male. In due nanosecondi il povero Barnes si trova in auto tutta la marmaglia: madre e figlia e coppia scoppiata.
La macchina viene colpita e dopo pochi isolati diventa inutilizzabile (se vi state facendo domande sulla qualità della blindatura, sono lecite). Eva allora propone a Leo di scortare lei e il resto del gruppo a casa di una collega, Tanya, la quale in cambio gli donerà la sua automobile. Durante la marcia il gruppo incontra altri uomini in tenuta antisommossa, dimostrando che Carmelo sarebbe un solido candidato alle europee per il Movimento Cinque Stelle non fosse per l’ostracismo di Di Battista che vorrebbe essere l’unico a dire cazzate in pubblico. Arrivati dalla collega, i nostri eroi assistono al classico dramma messicano dove una sorella scopa il marito all’altra e tutto finisce nel sangue (capite perché mi casa es su casa? Per abbassare la probabilità di morire). Fuggito con la macchina della collega, il gruppo incappa in una battuta di caccia allo straccione per neoricchi, ma grazie all’addestramento di Leo e all’arrivo di Carmelo finisce tutto in vacca (gli scoppiati crepano, ma è un dettaglio nel grande disegno del finché morte non vi separi).
Rubata un’altra auto e arrivati sul luogo dove Leo voleva arrivare, cioè a casa di quello che gli ha stirato il marmocchio guidando ubriaco, tale Warren, le due donne cercano di convincere il sergente a desistere dal suo piano di vendetta. Leo, impermeabile come una traversina geriatrica, s’intrufola nella casa senza combinare un tubo per uscirne poco dopo, quando mancano meno di cinque minuti alla fine dello sfogo annuale. Big Daddy, purtroppo, è riuscito a identificare il sergente Barnes e dedurre dove si sarebbe diretto quella notte, così da seguirlo e sparargli. Leo viene ferito, crolla a terra come un sacco di letame e sta per essere apostrofato da Hooks di Police Academy, quando Warren interviene uccidendo Big Daddy. Poco dopo viene annunciata con la sirena la fine dello sfogo, di tutte le nostre sinapsi e l’inizio di un altro anno ricco di giogioia e buona vita.
Apprezzato dalle imprese di pulizia del pianeta, il lungometraggio sublima a tal punto la dissenteria da provocare immediata disidratazione, già dai primi fotogrammi, senza necessità di scariche intestinali e con bassa incidenza sulle toilettes. Piatto come il décolleté Milla Jovovic, il prodotto ha un intreccio talmente avvincente che sembra scritto da un Teletubbies lobotomizzato affetto da disgrafia. Prorompente e deflagrante, la pellicola rappresenta un’innovazione epocale nel campo degli esplosivi a uso militare, poiché la sua visione equivale a piazzare delle microcariche sui genitali degli spettatori e a farle saltare a intervalli regolari. Pregiatissimo il cast, talmente farcito di sconosciuti e seconde scelte da non far rimpiangere alcun cadavere nella lunga carneficina. Purtroppo il regista è già lontano quando suona la sirena e Big Daddy si mette in movimento.

Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

martedì 23 settembre 2014

151 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Transcendence!
La dimostrazione che alcuni individui sono più letali da sobri. La prova madre che in alcuni casi è meglio stare a casa propria invece che occupare un camper nel bel mezzo di un set cinematografico. Torna la grande fantascienza da salotto chic in cui la fanta, intesa come scadente bibita al sapore di arancia, ha ben presto la meglio sulla scienza, intesa come quella cosa che in pochi capiscono e quindi non vale la pena di spiegare. Riuscirà l’inguardabile Johnny Depp a tornare ai superalcolici in tempo per non distruggere quanto faticosamente costruito recitando l’utile l’idiota per Tim Burton e per la Disney?
Stati Uniti, il paese dove succede tutto tranne quello che dovrebbe succedere. Il dottor Will Caster Depp è il più grande esperto d’intelligenza artificiale del pianeta e come tale non è in grado di fare un discorso a un gruppo di vecchi babbioni per raggranellare qualche milione da sputtanare in astruse produzioni tipo il frigorifero che fa la spesa da solo (non vedo l’ora di sentire i dialoghi tra il mio frigo e il peruviano che consegna per conto del supermercato). Meno male che a tenere alto il fatturato ci sono sua moglie, la dottoressa Evelyn Caster Hall, e il fido assistente, il dottor Max Waters Bettany. Alla suddetta conferenza, il povero Will viene avvelenato con del polonio dai terroristi antitecnologici: risultato gli restano un paio di settimane di vita. Mentre tutte le persone normali comincerebbero a elaborare il lutto, Evelyn comincia a elaborare un piano diabolico per trasferire la coscienza di Will in un computer 386 con MS-DOS 5.0 (la migliore versione di sempre).
Il procedimento sofisticatissimo consiste nel riprendere Will con una webcam mentre legge l’elenco delle parole ammesse per fare punti a Scrabble. Dopo che l’uomo è crepato tra atroci sofferenze, Evelyn manifesta l’intenzione di collegare il nuovo Will alla rete per fargli proseguire le sue ricerche sulle nanotecnologie, ma Max sconsiglia di procedere con un modem 56k. La donna, in fregola come la moglie di Lazzaro dopo che è resuscitato, avanza comunque, promettendo al redivivo computerizzato di fornirgli almeno una fibra ottica con Fastweb. Purtroppo, però, Telecom non concede l’ultimo miglio e quindi la mugghiera è costretta a trasferire tutto in un laboratorio sotterraneo in mezzo al deserto. In quel luogo di pace Will procede con i suoi studi sulla riparazione dei tessuti viventi grazie alle nanomacchine, mentre Evelyne, fatta piazza pulita di tutti gli assistenti ingombranti si gode il suo bel pezzo di silicio.
Il culmine del processo scientifico si ha quando Will, controllando un paio di braccia robotizzate, cura un suo operaio moribondo iniettando i nanerottoli. Da quel momento, attraverso le micro machines, l’intelligenza artificiosa (nel senso che ci vogliono far credere che ci sia, quando invece è assente) riesce a controllare anche le persone curate, per cui ci sono tutti i presupposti per creare una setta. I malati si riversano in massa al laboratorio e Will in un impeto di filantropia disperde nanomacchine nell’ambiente circostante, in modo che possano riparare qualsiasi avaria, tranne quelle di Windows che sono irreversibili. Tuttavia Evelyne non comprende appieno il piacere di vivere in un lazzaretto e decide di cercare Max per mettere fine a quello scempio di nanomachismo. Max, che nel frattempo si è unito ai terroristi, incontra Evelyne e le comunica di essere in possesso del codice sorgente di Will e di un virus per formattare l’intelligenza artificiosa.
La donna si fa iniettare il virus nel corpo e torna da Will per farsi uploadare la coscienza e con essa il virus (lui le aveva chiesto più di una volta di farlo così, ma lei preferiva essere solo taggata). Nel frattempo Will si è costruito un corpo tale e quale a quello che aveva da vivo (così, per riuscire a uploadare meglio), ma le forze terroristiche sono in agguato e scatta il bombardamento al laboratorio. Evelyne viene ferita a morte e Will, ormai privo di forze e energie per mantenere in vita tutti gli accoliti e le strutture del laboratorio, sceglie di caricare solo il virus, morire insieme alla moglie e lasciare al buio tutta l’umanità. Dopo tre anni Max torna nella loro vecchia casa e scopre che all’interno di una gabbia di Faraday alcune nanomacchine sono sopravvissute e con esse i due disastrosi coniugi. Piuttosto che un seguito meglio un blackout perenne.
Avvincente come la corsa delle lumache di Martinengo (BG), il prodotto si regge interamente sul carisma di un protagonista che, in assenza di spirito, oscilla tra Luciano Onder e Jep Gambardella. Concettuale e astratta come pestare una merda a piedi nudi, la pellicola schiva sapientemente qualsiasi elemento che abbia a che fare con la scienza per non costringere un cast inadeguato a dare spiegazioni di cui non capirebbe il senso. Utile per il progresso dell’umanità come la permanenza del Belgio nello scacchiere internazionale, il prodotto ha lo stesso spessore di un soffice rotolo di carta morbida che purtroppo è stato collocato su un tavolo da ping pong. Vivissimi complimenti all’esordiente regista Wally Pfister che, avendo messo tutto se stesso nel lungometraggio, può liberamente interrompere l’aspettativa e tornare a lavare i piatti nelle cucine dei ristoranti.

Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

martedì 16 settembre 2014

150 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Welcome to New York!
Il grande cinema verità. La grande verità al cinema. Il cinema che illustra la verità. La verità che va al cinema. Le combinazioni tra i termini cinema e verità sono infinite, ma per quanto ci si possa sforzare non hanno nulla a che vedere con i film di Abel Ferrara: un uomo che unisce il nome del fratello sfigato della Bibbia con il cognome di un panzone sudaticcio che dirige un giornale in Italia. Riuscirà questa ignobile commistione nomastica a produrre qualcosa che non scenda in uno scandalismo becero tale da far imbarazzare persino Alfonso Signorini?
New York, giorni nostri. Deveraux Depardieu è un ripugnante uomo d’affari che come tutte le persone ripugnanti ha un grande successo nella vita. Oltre a presiedere un influente organismo economico internazionale, avendo sposato una facoltosa ebrea, ma soprattutto essendo un incallito erotomane, l’uomo presenta tutte le qualità necessarie per diventare il Presidente della Repubblica Francese. Mentre la signora unge tutti gli ingranaggi in patria, Devereaux si sollazza a New York con tutte le donnine presenti sul mercato. Si parte con un paio di leccate a tutto il personale di segreteria in ufficio durante una trattativa con altri uomini d’affari. Intermezzo a pranzo con la figlia e il suo nuovo boyfriend canadese che anche allo spettatore più stolto appare come un idiota sin dalle prime battute. Tuttavia al buon Devereaux non interessa, dato che la conversazione verte quasi integralmente sulla soddisfazione sessuale della ragazza.
Appurato che il futuro genero ha il pipino a salve, il lurido affarista non può che lavare l’onta con una bella ammucchiata. Chiamato il servizio in camera, si presentano alla porta due bei puttanoni dieci e lode come le galline Amadori con cui la massa grassa di colui che una volta era un bravo attore si può accoppiare in tutti i modi conosciuti. Il festino è estenuante, tanto che l’uomo stramazza sul letto rigorosamente dopo aver saldato i debiti con pagamento elettronico (le mignotte hanno il POS in linea con i recenti decreti governativi). La mattina dopo, preda ancora di una strana fregola di cui non riesce a capire la provenienza, dato che la pancia gli impedisce da anni di sapere cosa si nasconde sotto l’ombelico, Deveraux si fa una bella doccia fredda. Nel frattempo entra in camera la donna di servizio dell’hotel, un essere di una bruttezza disarmante, che dopo essersi annunciata un paio di volte si appropinqua allo scannatoio. 
Proprio mentre la signora comincia a pensare di entrare in azione con Mangiapolvere e Viakal, Gerard Depardieu Tengo Cuore Italiano esce dalla doccia e con lo sguardo da maniaco che hanno solo i veri maniaci cerca di farsi fare un pompino. Così, senza nemmeno tirarlo fuori e dire: “Ehi sorella, guarda che non si succhia da solo (copyright Gabriele Spadone)”. La donna resiste fiera e, dopo ben quarantasette secondi di lotta, lui le eiacula in faccia a sfregio per poi ristramazzare sul letto, ballonzolante e adiposo come un leone marino fradicio. Passano i giorni e l’uomo, per questioni d’affari e di sesso anale, deve abbandonare New York alla volta di Parigi, ma proprio sull’aereo la polizia lo arresta e lo conduce alla centrale, dove non può nemmeno fare la fatidica telefonata per timore che chiami una squillo e non si presti a soddisfare “Big Dick” Anderson, il Re delle Saponette Sguscianti.
Non appena informata dell’accaduto e dello sputtanamento con tutti gli ebrei ricchi di Francia, la signora Simone Devereaux Bisset si reca a New York per tirare il marito fuori di galera e seguire astutamente la strategia menzognera imbastita da due avvocati strapagati. Nel frattempo, il buon ciccione rilascia interviste a sedicenti giornaliste che tenta di stuprare e s’inforca la figlia di colore di uno dei suoi legali, dimostrando di non essere razzista e che quel pompino strappato era un apprezzamento alle battaglie dei fratelli neri. A fargli la morale c’è sempre Jacqueline Bisset, una che in gioventù ha preso più pesci di una tonnara nel mare di Sicilia. Si chiude con il botto: patteggiamento in tribunale e maxi pippone sulla carriera politica faticosamente costruita da una moglie devota e distrutta dal pennello inarrestabile di un marito impenitente. Morale? I leader mondiali sono malati di figa: sai che novità!
Manifesto del cinema spazzatura, il film è girato talmente male che tutte le copie in circolazione sono state acquisite dalle municipalizzate che gestiscono i rifiuti urbani per essere buttate, come incenerimento di prova, nei termovalorizzatori da inaugurare. Finemente lavorato e lucidato, il prodotto ha solleticato la fantasia dei più grandi marmisti del globo, in quanto rappresenta la pietra tombale perfetta delle carriere di tutti coloro che vi sono coinvolti tranne gli sceneggiatori, i cui resti dovrebbero essere utilizzati come carcassa di capra in una partita di buzkashi. Complimenti vivissimi al regista Abel Ferrara per l’ennesima pietra da aggiungere al suo castello di schifezze consecutive: un ruggito che mette la parola fine alle velleità di Guy Ritchie e Sofia Coppola su chi sia il migliore tra i peggiori.

Sleep-o-Meter: 05 – Il The nel Deserto (Coma Farmacologico)

martedì 26 agosto 2014

149 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The English Teacher!
Ogni tanto qualcuno ironizza sui cinepanettoni. Ogni tanto qualcuno ironizza sui cineombrelloni. Ogni tanto qualcuno ironizza sui cinepolpettoni e anche sulle fisscio. A meno che chi ironizza non sia Andrea Bocelli, che è giustificato per manifeste difficoltà oggettive, sarebbe bene che si guardassero anche le commedie provenienti da altre tradizioni cinematografiche. Riuscirà Julianne Moore a rinverdire i fasti della bruttezza interpretando la vita sciatta di un’insegnante che non lavora per la scuola italiana trattenendo spettatori oltre il quinto minuto?
Cittadina sperimentale per il Progetto Manhattan, Stati Uniti. Linda Sinclair Moore è un’insegnante che ha dedicato la vita alla letteratura inglese trascurando tutto il resto, soprattutto quelle ore di sesso necessarie all’equilibrio ormonale e psichico. I suoi allievi sono l’unica passione di una vita fatta di moderazione inutile, bistecchine di pollo e insalata verde. Lei è talmente inserita nel suo ruolo che quando esce con un relitto umano (talmente disperato da voler uscire con un raro esemplare di rana coreana) alla fine della serata gli dà un voto tra A e F. Fin qui si può ancora chiedere il rimborso per il biglietto, quindi niente panico. Una bella sera Linda viene avvicinata da Jason Sherwood Angarano, suo ex-allievo. L’imbecille, che veste come un disadattato, ha la bella idea di approcciarla al bancomat e lei lo inonda di spray urticante. Riaccompagnandolo a casa, l’insegnante scopre che è un drammaturgo fallito.
La donna, in preda a un attacco di vaginite, chiede a Jason di farle leggere la sua unica opera “La Crisalide” (un titolo che è già una revolverata nei maroni, figurarsi il testo), storia tragica di un’adolescente. Linda s’immedesima a tal punto nel povero Jason, orfano di madre e perseguitato da un padre insensibile a sua detta, e sceglie di far produrre la commedia dal liceo in cui insegna, impegnandosi a coprire tutte le spese fuori dal budget previsto. L’ufficio di presidenza della scuola, costituito da marito e moglie decerebrati seguaci di Sarah Pahlin, prima nicchia e poi accetta di dare la regia all’insegnante di teatro Carl Kapinas per farlo tacere per più di sei secondi. Si comincia con tutte le buone vibrazioni: il team creativo discute su tutto, gli attori che contestano vengono emarginati e la puttanella protagonista Hallie Anderson Collins fa la gatta morta con l’autore. Dopo una piccola discussione Linda e Jason si trovano in aula da soli e ci scappa la fregatina.
Quando c’è di mezzo il pennello, tutto cambia, soprattutto se uno dei due è uno scopatore seriale. Dalla mattina seguente Jason comincia a tampinare Hallie, mentre Linda cerca di difendere il perimetro (una volta che scopa, mi sembra il minimo). Di questa benedetta crisalide non frega una cippa a nessuno, tanto meno al Dott. Sherwood, padre di Jason e protagonista controvoglia di questa inutile farsa, dato che viene accusato senza motivo di ogni nefandezza. Dallo scazzo tra Linda e Hallie segue sputtanamento generale della professoressa, licenziata ed estromessa dalla produzione pur continuando a pagarne i conti (della serie facciamo i finocchi col culo degli altri), e dell’autore che si rivela un impacciato idiota che potrebbe essere scritturato per un film scadente su un’insegnante che si beve le stronzate di un suo ex-allievo. Linda si ritira nel suo dolore, dopo aver confessato al Dott. Sherwood di aver sdrumato il suo ingenuo virgulto.
Tutto sta andando a rotoli e il comitato di presidenza prega Linda di rientrare alla direzione della rappresentazione. Stima? Macché, Carl Kapinas ha avuto un coccolone e non si fa più in tempo a cambiare soggetto. La crisalide si è formata in mezzo alle palle di tutti, ma bisogna andare avanti. Dopo una serie di scambi raffinati a suon di “puttana”, “vecchia stronza”, “figa moscia”, “immaturo puttaniere”, la donna convince Hallie e Jason a smettere per un attimo le pratiche erotiche e a finire questa immane cagata. Si arriva alla sera della prima, gli applausi scrosciano, Jason raggiunge il successo, tutti sono fighi e la povera Linda resta con un pugno di peli pubici in mano. Sembra tutto tornato a una blanda normalità, quando il Dott. Sherwood, dopo essere stato insultato per tutto il film, estrae il coniglio dal cilindro e decide di rimorchiare la professoressa del figlio. Lei, incredula circa la possibilità di trombare due volte in pochi giorni, si prende il pacco sia in senso metaforico sia in senso fisico.
Clamoroso esempio di metempsicosi cinematografica, il prodotto risulta piatto e molliccio come il decolleté della protagonista che nonostante la chioma fulva non richiama alcuna fantasia becera nel pubblico maschile. Gradita dalle imprese di pompe funebri come manifesto di settore, la pellicola è un’enorme inumazione del genere commedia in cui, per un incidente, purtroppo non finiscono seppelliti anche gli indegni interpreti. Emotivamente complesso come “Ursus nella Valle dei Leoni”, il film incentra le proprie fortune su una protagonista che si alterna, scena dopo scena, a una serie di animali non collaboranti. Una menzione particolare per il regista, Craig Zisk, che insiste nella professione nonostante il suo agente gli abbia detto più volte che per uccidere impunemente degli esseri viventi basta vendere i diritti sul suo cognome a una società che produce insetticida.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

lunedì 11 agosto 2014

148 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Maleficent!
Finalmente la cattiveria al potere. Finalmente una mora che ottiene la sua rivincita su una bionda. Finalmente la dimostrazione del Teorema di Casco Nero, cioè che il cattivo vince sempre perché il buono è stupido. Tuttavia un sospetto rimane: ma non era un film Disney? Uhmm. Non sono più così convinto di tutti quei finalmente e comincio a sentire un certo dolore in area perianale. Riuscirà la brillante e ossuta Angelina Jolie, attraverso un personaggio di cui avremmo fatto volentieri a meno, a spiegare la scelta del suo cognome d’arte dato che quando appare sembra sempre che le sia salita la carogna in groppa?
Regno delle Fatine buone del cazzo. Malefica Jolie è una creatura fata dalle ali di grifone, con la fiatella di roll, che vive in un bosco incantato chiamato Brughiera da un gruppo di idioti, poiché si tratta di un bosco e non di una brughiera. L’armonia del luogo viene turbata un giorno dall’arrivo di un ragazzino straccione con la faccia da figlio di mignotta (uno che Lombroso avrebbe fatto condannare a duecento nerbate al giorno solo per le sopracciglia). Dopo l’iniziale diffidenza, i due iniziano una tenera amicizia che si tramuta in amore finché Stefano non decide di dedicarsi alla carriera di attendente di gabinetto (inteso come cesso) del Re Enrico (il solito panzone con la voce roca e la barba bianca). Quest’ultimo, per sollazzo, decide di dichiarare guerra alla Brughiera, ma non ha fatto i conti con Malefica, fata guardiana e potentissima incantatrice. L’esercito degli umani è spazzato via e il Re ferito.
Ormai in punto di morte, il Re panzone decide di dare il trono a chi somministrerà il fine vita a Malefica. Stefano Copley, in fregola carrierista più di un partecipante di “The Apprentice”, tenta la sortita nella Brughiera, riconquista abilmente la fiducia di Malefica nonostante la faccia da psicopatico, se la inzacchera, la droga e le taglia le ali per consegnarle come prova al Re. Il budellone, prima di crepare, vistosi vendicato, lo nomina Re Stefano. Malefica, invece, addolorata, tradita e anche un po’ indispettita per la scopata tutto sommato scarsa (Brad è decisamente meglio a letto anche se ce l’ha corto), diventa una strega cattiva, getta l’oscurità sulla Brughiera ed erige una barriera di rovi per separarla dal Regno degli uomini. Passano anni e Stefano, grazie a massicce dosi di Cialis, riesce a impalmare la figlia di Re Enrico che dà alla luce la principessa Aurora. Malefica, venuta a sapere dell’evento dal fido Fosco, un corvo che ha salvato da una bastonatura e lei tramuta in quel che vuole, decide di presenziare al battesimo e lanciare sulla piccola una maledizione a sfregio.
Il giorno del suo sedicesimo compleanno la ragazza si pungerà con un arcolaio e cadrà in un sonno da cui la sveglierà solo il bacio del vero amore (inizialmente la scelta era caduta su “il giorno del sedicesimo compleanno la ragazza sposerà Alessandro Sallusti”, ma condannarla a passare l’intera vita trasformata in Daniela Santanché era troppo anche per una vendetta). Il Re, nel panico, affida la piccola a tre fatine buone che hanno il compito di crescerla nel bosco non incantato e di riportarla al castello solo dopo il sedicesimo compleanno, mentre tutti gli arcolai del Regno vengono bruciati o seppelliti nelle cantine. Stefano diviene un ossesso delle punture, rifiuta il vaccino contro il morbillo perché causa autismo, e nel tentativo di uccidere Malefica invia il suo inutile esercito a bruciare la barriera di rovi: la campagna è un fallimento totale al pari di ogni riforma costituzionale in Italia. Le tre fatine sono inadeguate e Malefica deve sopperire, ma avendo due protesi al silicone, allatta e cresce la piccola con l’aiuto delle creature della Brughiera.
Cresciuta e mestruata, Aurora Fanning piano piano scopre tutto il papocchio, nonostante il suo essere bionda e stupida per definizione, e torna al castello dove il pazzo Re Stefano ha in serbo un piano per eliminare Malefica per sempre. Aurora viene rinchiusa nella sua stanza che ha un passaggio segreto che porta dritto dritto alla cantina degli arcolai (ditemi voi se uno non si deve alzare e bestemmiare). La principessa si punge e cade nell’abbiocco. Malefica, raccattato tal principe Filippo, un pagliaccio con il busto e la calzamaglia, lo manda a baciare Aurora, ma lui non usa la lingua e lei non si sveglia. Allora è la volta di Malefica che la bacia da madre, il bacio del vero amore, e la risveglia mentre il latte è arrivato allo scroto verso l’infinito e oltre. Stefano attacca Malefica, Aurora libera le ali di Malefica (che sono ancora vive! Vi prego eviratemi e poi me lo riattacco tra sedici anni per vedere se funziona) e lei fa morire malissimo Re Stefano per la gioia di tutti quelli che si chiamano Filippo (il regno è a un passo). Aurora diventa regina di entrambi i regni e tutti possiamo correre a cagare a spruzzo.
Informe e insapore poltiglia in salsa Disneyana, la pellicola è il primo e peggior esperimento di cucina macroidiotica e spiega perfettamente per quale ragione fenomeni come Miley Cyrus e Justin Bieber finiscono dritti nello studio dello psichiatra. Soluzione morbida per la crisi irachena, il prodotto è l’unica cosa in grado di bloccare l’avanzata dei sunniti, preda di violente nausee a causa di una trama stucchevole come un marshmallow caramellato passato nel miele e nella granella di zucchero. Apprezzato dall’AMI (Associazione Maghi d’Italia) per la dimostrazione evidente delle loro teorie sulla preveggenza, il lungometraggio è un’immensa previsione sul futuro di Angelina Jolie fatto di corna, spigoli, voli pindarici e marmocchi non suoi. Premio della critica per Sharlto Copley che lancia la sua candidatura per mono personaggi psicopatici ricalcando da vicino le orme della tragica carriera di Anthony Perkins.

Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

giovedì 31 luglio 2014

147 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Devil’s Due!
Un’intera colonia felina attaccata allo scroto sarebbe più piacevole di questo filone cinematografico ormai spolpato di ogni umore, anche il più sordido. Ne abbiamo viste di ogni: dalle gang latinoamericane contro i cultisti ai manicomi infestati, passando per i demoni abusivi che non si piegano alla dura legge della graduatoria per la casa popolare. Riusciranno un paio di creativi, usciti dritti dritti da una banca del seme dopo una mungitura intensiva, a spremere le loro ultime stille di genetica per partorire un’accozzaglia di immagini che possa essere degna di essere chiamata almeno montaggio se non proprio film?
Siamo nel solito merdaio statunitense, dove un coglione di nome Zach, all’alba del matrimonio con l’orfanella strappona SamantaConLaAcca, decide di cominciare a riprendere ogni istante della sua vita. Si parte con i preparativi per le nozze, le nozze e il viaggio di nozze. Tutto molto bello e inutile sino all’ultima notte della luna di miele a Santo Domingo, quando i due, dopo essersi smarriti nei peggiori quartieri di Kaboboland, vengono rimorchiati da un taxista di colore che li trascina a una festa (e poi si lamentano se la gente usa Uber). Durante il baccanale gli ingenui americanoidi sono tramortiti con un negroni somministrato da due negroni e fatti oggetto di un rito satanico. Tornati in America, SamantaConLaAcca perde il ciclo e il motociclo e risulta incinta. Dalla ginecologa, durante la prima ecografia, il piccolo comincia a esercitare i suoi poteri medianici oscurando lo schermo dell’ecografo. Il papà, orgoglioso, fa un filmino dell’evento paranormale, mentre la mamma comincia a dire le solite idiozie da prime settimane di gravidanza (sarò una balena, non vorrai più fare l’amore con me, sarò preda della stipsi).
Passano un po’ di giorni e la donna si accorge che alcuni inquietanti individui osservano in modo insistente la loro casa. Invece di chiamare la polizia, dato che l’imbecille di Zach, manco a dirlo, ha filmato tutto, l’allegra famigliola va a coricarsi. L’orfanella strappona pregna russa come Banana Joe e quando il povero maritino si avvicina per farglielo notare, lei sbarra gli occhi e gli lussa un polso recitando un’Ave Maria al contrario. Possessione diabolica o peperoni al sugo? La seconda. La gravidanza procede tranquilla come un pullman di suore che vanno a Lourdes fino a quando cominciano strani fenomeni fisici sul corpicino della mammina non legati alla cucina pesantissima della suocera. Il carattere di SamantaConLaAcca migliora per effetto delle botte ormonali e Zach viene picchiato solo nei giorni pari. A quel punto, l’uomo decide di smettere di sprecare ferie e tornare a lavorare (il solito egoismo di chi non sa cosa vuol dire portare il Demonio in grembo).
Sonnambulismo, voce growl, scoregge, insulti gratuiti, consumo vorace di carne cruda al supermercato sono il naturale corollario al periodo interessante, ma Zach comincia a preoccuparsi solo quando compaiono le molestie fisiche alla nipotina insopportabile e l’abbandono ufficiale del veganismo. Siamo ormai agli sgoccioli, mentre Zach pregusta già le sue future giornate insieme all’Anticristo, la mugghiera pensa bene di rendere la cosa nota ai più durante la Prima Comunione dell’inutile nipote, quando provoca un ictus al sacerdote e fa bestemmiare il sacrestano. Rivedendo i filmati dell’evento, papà nota che alla cerimonia era presente il tassista di Santo Domingo: si affezionano subito questi selvaggi. Impavido, rivisto il film della festa in luna di miele, Zach va a trovare il prete per mostrargli i simboli rinvenuti sul luogo del delitto e questi ha un’immediata ricaduta: nell’ictus? No, nella blasfemia del sagrestano.
Le cose stanno peggiorando. A dimostrarlo due eventi: il golden retriever di casa, Maverick, è diventato improvvisamente intelligente e SamantaConLaAcca ha l’abitudine di divorare interiora di cervo nel bosco sotto casa uccidendo gli studenti del luogo che passano di lì per caso. Ci si avvicina al parto e nell’inerzia generale Zach scopre il gombloddo dei satanisti, che gli hanno messo le telecamere in casa, ma soprattutto che la donna che ha sposato non è assolutamente attraente come la biondazza sua amica, dilaniata da una porta in tek. L’orfanella strappona, prima di morire tra atroci sofferenze come l’ascolto dell’intero album di Raffaella Fico, partorisce un piccolo lampione fluorescente a intermittenza che viene immediatamente raccolto dal tassista di Santo Domingo: naturalmente portati a servire questi selvaggi. Zach, frollato come una costata dal piccolo Satana, che lo disconosce come padre a causa della sua imbecillità, viene arrestato per triplice omicidio e riprese abusive.
Splendido splendente, piuttosto affascinante, fa fare cerchi con la mente, il film è coerente come il testo di una canzone di Donatella Rettore scritta dopo un festino con Vasco Rossi. Realista e finemente particolareggiato, il prodotto è stato immediatamente utilizzato dall’Associazione Paternità Oggi per descrivere il destino del maschio prima, durante e dopo la gravidanza in rapporto alle variazioni ormonali della donna: quando va bene non si capisce un cazzo. Brillante e coinvolgente come guardare un binario morto alla stazione ferroviaria, la pellicola sembra scritta da Angelino Alfano con la collaborazione di Michael Moore e non le manca solo il quid, ma proprio tutto l’impianto (esattamente come ad Angelino Alfano). Menzione d’onore alla nipotina bionda per la nonchalance con cui vende per pochi minuti di celebrità la devastazione della sua infanzia e di parte dell’adolescenza.

Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

giovedì 10 luglio 2014

146 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Nymph()maniac Vol.II!
Coloro che credevano che fosse tutto finito con una lieta conclusione sono stati sodomizzati dalle esigenze del cinema impegnato. I pochi fortunati che ci sono riusciti si sono potuti concedere persino una pipì, ma tutti gli altri sono stati deportati a forza sui bisunti sedili di platea per altre due ore di peni, vagine, vecchi rasponi, mazzate, risposte sagaci, aneddoti, nozionismo psicanalitico e tanto tanto sesso. Riuscirà qualche superstite a raccontare ai suoi nipoti di essere stato al cinema e aver visto tutte e quattro le ore di questa saga senza subire danni neuropsichici irreversibili?
La vita con Jerome da i suoi frutti con la nascita del piccolo Marcel e la neomamma Joe sembra aver trovato un equilibrio, ma un bel giorno la sua patata comincia a fare cilecca e non produce più orgasmi. Questo destabilizza la donna che comincia a chiedere al povero Jerome gli straordinari a letto. Nonostante si sia affidata al figlio di Indiana Jones, l’orgasmo perduto è davvero introvabile e il pover’uomo, all’apice della consunzione fisica, comincia ad avanzare l’ipotesi di assumere un aiuto per l’ingrata attività di pistone. Mentre aspettiamo di capire cosa succede, c’è il solito intermezzo con Seligman in cui lui dichiara la sua verginità e il suo essere asessuale, cioè l’anello di congiunzione tra Don Giussani e Moana Pozzi. Tornati alle vicende di Joe, ribattezzata Corridoio 4 nella versione piemontese, scopriamo che la signora ha adocchiato un gruppo di virgulti dalla pelle d’ebano per soddisfare le sue voglie.
Nanga E’Bogo, studente con borsa dal grande Camerun, e il suo fratellino sono ingaggiati per una doppia penetrazione, ma non accordandosi per chi sta davanti e chi dietro il menage salta. Joe non sa più che pesci pigliare, in senso fisico oltre che letterale, e si rivolge a K, maestro di mazzate e dolore gratuito. Con lui la donna s’imbarca nel mondo del sadomasonaso e ci da giù con tutti gli attrezzi possibili, anche il Bimby, ma senza cavare un orgasmo dal buco. Per recarsi da K, una notte, Joe lascia il povero Marcel a casa da solo e questo pensa bene di andare sul balcone a giocare con la neve: solo l’intervento provvidenziale di Jerome evita il fatto di sangue. Marcel viene portato via e affidato a una coppia che sicuramente abuserà di lui in adolescenza, mentre la madre diventa la migliore allieva di K.
Finito il periodo delle legnate e apprese tutte le tecniche per fare male a qualcuno, Joe cerca di guarire dalla sua ninfomania, ma il circolo di auto aiuto a cui si rivolge è troppo morboso e lei, fiera della sua fica e di tutti i suoi chilometri e tagliandi, decide di dare fuoco alla macchina della terapeuta e tornare alla vita di prima. Per fare ciò si butta negli affari sporchi di un’organizzazione criminale come addetta al recupero crediti, professione dove può sperimentare tutte le arti apprese da K. La sua bravura è immediatamente riconosciuta dal capo L che le affida gli incarichi di responsabilità. Senza un uomo, la povera Joe non può fare altro che usare tutte le dita a sua disposizione, i gomiti, le ginocchia e anche l’astragalo di uno scheletro della facoltà di medicina. Passano gli anni e L chiede a Joe d’istruire un’allieva: la giovane e timida P.
Proprio timida timida magari no, dato che presa Joe in un’impeto masturbatorio se la tromba nella scena più paracula della cinematografia, ossia il lesbo a caso (anche gli impegnati fanno cassetta con strofinamenti di clitoridi). P impara presto e bene, anche se ha un’insana tendenza a utilizzare armi da fuoco. Le strade delle due si dividono quando Joe scopre che il prossimo credito da riscuotere è a casa di Jerome. Lasciata sola, capiamo perché P, cioè puttanella: al secondo incontro già di ripassa Jerome (come allieva dieci e lode, impara tutto!). Joe cerca di farli fuori nel vicolo di inizio film per gelosia, ma la pistola cilecca e lei prende un casino di mazzate e una golden shower d’annata. Si torna al presente. Joe è stanca e chiede a Seligman di poter dormire un po’. Questi acconsente, ma dopo poco torna e glielo tronca nel culo. Si spengono le luci e si sente un colpo di pistola. Nel film? No, probabilmente uno spettatore. Uno in ogni sala, contemporaneamente.
Lungo e ricco di sofferenza come un percorso di tortura, il lungometraggio è bello e vario come legarsi il prepuzio a un tapis roulant e accenderlo a tutta velocità in direzione contraria. Finanziato copiosamente dai produttori danesi di carriole, il film rinvigorirà certamente tutto il settore quando Lars Von Trier dovrà scegliere come trasportare tutti i quattrini che milioni di gonzi gli devolveranno nella speranza di riaccendere i loro organi sessuali. Arguto e profondo come un non vedente che sceglie di darsi alla fotografia, il prodotto lascia allo spettatore inquietanti interrogativi circa la propria esistenza al punto che in un momento di disperata follia potrebbe scegliere di appendere in casa un poster di Shia Leboeuf vestito. Splendidamente decadente, la pellicola rappresenta perfettamente tutti gli stadi dell’afflizione sino a quello definitivo, in cui lo spettatore si reca di sua spontanea volontà a vedere Ghost Movie 2.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

venerdì 4 luglio 2014

145 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Nymph()maniac Vol.I!
Finalmente qualcuno ci ha messo una pezza. Finalmente un genio si è accorto dell’ovvio e l’ha sottomesso al suo ineguagliabile ego. La fregola erotica pandemica, metabolizzata dalle casalinghe di tutto il mondo divorando per anni la collana Harmony, si tinge di intelligenza e di sofisticatezza e sbarca nell’Olimpo della cinematografia. Riuscirà un grande regista affetto da una serie interminabile di turbe psichiche e di fobie a nobilitare il cazzo, la figa e il loro incontro grazie a un’abile e sapiente utilizzo di abiti, arredamenti, tinte e personaggi teletrasportati da un appartamento di Berlino est nel 1953?
Inghilterra, luogo deputato alla tristezza per l’85% della popolazione mondiale. Il povero Seligman Skarsgard è un appassionato di libri che vive in un tugurio. Pur non nuotando nel lusso, l’uomo se la cava egregiamente, ma non resiste dal soccorrere una donna tumefatta in un vicolo. Il poveraccio, vedendo la signora priva di sensi, non pensa di certo alla sua logorrea e se la porta in casa. Dopo averla fatta riprendere con un the caldo, Seligman chiede spiegazioni alla tizia (pazzo!!!) che si chiama Joe Martin Gainsbourg e si dichiara ninfomane. Il pippone parte con le avventure d’infanzia e adolescenza tra un padre medico, Slater, con la passione per la botanica e una figlia adolescente con la passione per l’ornitologia. La perdita della verginità, dopo alcuni giochetti maliziosi con l’amica B., avviene con Jerome Leboeuf che le dà tre colpi nella passerina e altri cinque nel sederino prima di andare via su un Califfone a presa diretta.
Mentre il vecchio raspone parte con un contropippone sulla corrispondenza tra clitoride e sequenza di Fibonacci, Joe (che nella versione giovane è la fighissima Stacy Martin) attacca con le gare di scopate a vanvera sui treni per vincere un sacchetto di cioccolatini e la costituzione del Club delle Ninfomani dal motto “Mea Vulva, Mea Vulva, Mea Massima Vulva”. Cresciuta a colpi di pennello, la ragazza sente l’irrefrenabile desiderio di trovarsi un lavoro e si candida per un posto di segretaria in una tipografia: il meretricio proprio no con sto popò di talento? Guarda caso il sostituto capo della baracca è Jerome che, due minuti dopo averla assunta, prova a darle una ripassata in ascensore. Per la prima volta nella sua vita la donna rifiuta, ma da quel momento scopre di desiderarlo come e più del suo dildo.
Proprio quando trova il coraggio di dichiarargli tutto il suo amore vaginale, clitorideo e pure un po’ anale, Joe scopre che Jerome è scappato con l’altra segretaria (non entriamo nel merito dei criteri assuntivi dell’azienda). Disperata per il primo insuccesso dalla sconfitta patita contro B. sul regionale per Liverpool per dodici circoncisi a quindici prepuzi, Joe comincia a trombarsi dieci uomini al giorno finché uno di questi non decide di lasciare la moglie per lei. Entra così in gioco la suddetta moglie, Uma Sturbam, seconda nevrotica del film, che fa la sua scena marchetta da sclerata, prende il gettone per i festival e si leva dalle palle per mai più tornare (per chi si fosse sognato una pippa con Uma Thurman deve tornare a lavorare di mano sulla pubblicità della Schweppes). Nel frattempo il papà di Joe muore di delirium tremens: con una figlia così è un miracolo che non sia morto cercando di farsi inchiappettare da un toro.
Incredibilmente, nonostante un racconto di una monotonia devastante, Seligman continua a trovare paragoni filosofici e culturali con la bernarda di Joe. Stavolta è il turno della musica polifonica di Bach: gli amanti di Joe sono i tre momenti della musica polifonica. F. è quello che le lecca la passerina e pensa solo al suo orgasmo; G. è l’animale che la prende e se la gira come vuole; e poi c’è Jerome, incontrato casualmente in un parco dopo il fresco divorzio dalla precedente segretaria: i tre si completano e polifonizzano. Joe e Jerome tornano a letto insieme, solo che stavolta, Fibonacci e Bach a parte, sono chilometri di nerchia in ogni orifizio senza troppo star lì a ricamare, con il vecchio Seligman che se lo fa venire barzotto. Dicono che sia amore e ci fidiamo per paura che vogliano scopare anche noi del pubblico in un impeto di erotismo totale. Qui si chiude il primo volume, per consentire a chi ha avuto una conversione alla castità di andare a prendere posto a casa di Claudia Kohl.
Capolavoro insuperabile di botanica da sala cinematografica, il film è l’espressione di un compiuto processo vegetale che, dall’unione di chiappe, seni, peni e vagine con il terriccio troppo azotato della mente fecale dello spettatore impegnato, lascia crescere un nuovo fiore: il narciso paraculo. Utile alle masse come la Pet Rock, la pietra domestica, la pellicola presenta lo stesso peso specifico del granito e trascina a fondo anche lo spettatore più sgamato che si trova inconsapevole a trastullarsi con il suo organo genitale nella vana speranza di rimanere sveglio. Surreale ai limiti del fantascientifico, il lungometraggio lascia dubbi colossali circa la sua veridicità a meno di occultare volutamente l’esistenza una biotecnologia per il tracollo fisico che spieghi la degenerazione della donna da Stacy Martin a Charlotte Gainsbourg.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

giovedì 26 giugno 2014

144 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…3 Days To Kill!
Luc Besson di questi due maron rientra alla grande con un film d’azione in cui ammicca, ma non ammicca, alle sue precedenti opere. Il cinema francese scippa un pensionato a Hollywood e mena un colpo durissimo all’autostima americana con la stessa forza con cui la linea Maginot ha frenato l’avanzata della Wehrmacht nel 1940. Riuscirà il marpione Luc a infilare la sua arte e il suo nome nell’arca della gloria dei cinematografari transalpini, riesumando un vecchio belloccio ritiratosi sulla scogliera amalfitana a mangiare tonno in scatola e a fare scuola di cucina ai giovani italiani?
Europa, un continente inutile. L’agente della CIA Ethan Renner Costner, esperto di torture e ammazzamenti, lavora con un team segretissimo per catturare l'Albino, un tipo calvo che regge il catetere a un trafficante di armi chiamato il Lupo che ha l’hobby di vendere bombe terrificanti ai terroristi di mezzo mondo. L'Albino, scaltro come una faina con le emorroidi, riconosce un figone asiatico sotto copertura e mangia la foglia. Omicidi, fughe, esplosioni, sparatorie. L’unico che ne esce bene è Ethan che non solo ha visto inconsapevolmente in faccia il Lupo, ma ha anche ferito l’Albino prima di svenire sfondato dai colpi di tosse. Dall’alto, la figazza Vivi Delay Heard si rammarica per la mancata carneficina. Passano pochi giorni e il ciclo della fortuna di Renner prosegue con la diagnosi di un cancro terminale al cervello diffuso ai polmoni, con complicazioni alla prostata e conseguente disfunzione erettile (non si arriva a Natale). Dove finirà tutto quel testosterone?
L’uomo, confessato tutto alla ex-moglie Christine, decide di recuperare il rapporto con la figlia Zoey, ma non se ne parla di vivere sotto lo stesso tetto. Entrato nel suo scannatoio sugli Champs Elysees, Ethan lo trova occupato da una famiglia di malinesi che non danno cenni di voler uscire. La polizia francese, in merito, è perentoria come quella italiana, per cui l’uomo opta per l’utilizzo delle minacce fisiche e sfodera la sua pistola. I malinesi cominciano a cercare altra sistemazione. Nel frattempo Ethan viene contattato da Vivi che vuole acchiappare il Lupo. In cambio dei suoi servigi, la donna propone a Costner un bel farmaco proveniente dal Messico che ritarda la malattia e ha gli effetti dell’eroina. La figlia nota immediatamente che il padre è privo di credibilità e lo cogliona a ogni piè sospinto, rinfacciandogli le troppe marchette pubblicitarie per un mercato di imbecilli come quello italiano. Nel frattempo Ethan bracca il commercialista dell’Albino e cerca di torturarlo per ottenere informazioni.
Con lentezza e costanza, Ethan passa dal “vaffanculo” al “vai a cagare” con la figlia: un significativo successo per uno che non mangia di sicuro il panettone, anzi le panetton (alla francese). Spaesato dalle differenze tra le latrine italiche e quelle francesi (in queste ultime manca qualcosa, ma non riesce a capire cosa), Ethan riesce a mettere le mani su Guido, il prototipo del meridionale che vive con la mamma e mangia pasta al sugo anche a colazione, ma soprattutto uomo vicino all’Albino. E poi mi dite che non devo prenderli per il culo sul bidet. Stanati l’Albino e il Lupo, Renner riesce a fare fuori il primo, ma in metropolitana, vista la puzza di piscio, è vittima di un attacco di tosse che consente all’ululante mercante di bombe una comoda fuga. Quando tutto sembra perduto, Vivi interviene e salva Ethan con il farmaco magico.
Si riparte al gran galà del pupazzo fidanzato di Zoey, un orrendo calciatore francese privo di midollo destinato a vivere di pernacchiette e a campare alle spalle del padre, partner in affari del Lupo. Anche qui scatta immediata la sparatoria e l’immancabile tosse malata. Dopo aver devastato il padiglione Renner è a pezzi e non riesce a tenere in mano nemmeno uno zampirone, tanto che deve essere la bella gnoccolona Vivi a finire il lavoro. Privo di obiettivi, Ethan si trasferisce sulla costa atlantica a cazzeggiare con moglie e figlia per Natale, quando riceve come regalo un altro bel siringone di farmaco magico, stavolta proveniente dal Sudest Asiatico. Pompata in vena la roba, Ethan è pronto finalmente per rendere la vita impossibile a suo genero nella speranza che la figlia si innamori almeno di un texano.
Virtuoso e particolareggiato in tutte le scene non girate, il prodotto è l’esempio classico di come possa essere realizzato un non film bellissimo partendo da tutte le cose che non sono state fatte in un film pessimo. Inquietante e ipnotico, il lungometraggio si appoggia a tal punto sullo sguardo assolutamente vacuo e privo di profondità del suo protagonista da trasformarsi nella cosa reale più vicina all’ipnorospo di “Futurama”. Espressione massima di realismo materialistico, la pellicola descrive una società francese piena di disadattati, a esclusione degli stranieri, grazie al comune denominatore della spocchia della specie dominante, descritta con acume nei suoi tratti migliori: approssimativa, razzista e con il nasone. Un appello ai produttori: la prossima volta che avete dei soldi da buttare scrivetemi che vi giro il mio IBAN.

Sleep-o-Meter: 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso)

venerdì 20 giugno 2014

143 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...


…Pompeii!
La storia del sito archeologico più famoso del mondo dopo essere passato sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali diventa un colossal catastrofico dalle tinte forti. Una storia d’amore alle pendici di un vulcano tra un gladiatore celta allevatore di cavalli e la figlia di un ricco funzionario imperiale. Un senatore corrotto e violento che vuole solo morti violente e gnocca. Un insieme di ingredienti che disgusterebbe anche un camion della mondezza. Riuscirà il regista Anderson a rifilarci l’ennesimo pastone sangue e arena in cui ci pensa la natura a fare piazza pulita di tutte le idiozie partorite dagli sceneggiatori?
Britannia, dove i celti si oppongono all’Impero Romano. Il comandante Corvo viene incaricato di sedare la rivolta dei celti, tra cui alberga un giovane Jon Snow sotto le spoglie di tale Milo il Celta. Corvo li spazza via tutti tranne il bimbo, poiché già stramazzato prima della mattanza. Dopo anni e anni, Milo fa il gladiatore a Londinium e stermina persone come fossero le erbette del suo prato. Il suo padrone, Greco, ha deciso che è giunto il momento di portare il circo a Pompei, cittadina mediterranea in decadenza con un nome promettente per tutti gli uomini maggiorenni e adolescenti. Milo arriva contemporaneamente alla giovane Cassia, anche qui un nome una garanzia, cui, senza colpo ferire, uccide un cavallo sofferente. Dall’ultimo rantolo del cavallo al primo sguardo languido passa giusto il tempo di un popcorn.
Severo, il padre di Cassia, che se fosse stato davvero severo non avrebbe mandato la figlia a Roma da sola, progetta di ristrutturare la città con l’aiuto della capitale e del decreto “Salva Pompei”, tanto a raderla al suolo ci pensa il vulcano senza bisogno d’indire una gara d’appalto. Le scosse sono all’ordine del giorno, ma i pompeiani pensano solo a bere come spugne (il pubblico segue a ruota trovando nell’ubriachezza l’unico stimolo a rimanere davanti allo schermo). Mentre Cassia vive di travagli continui a causa dei genitori che la vogliono maritata con un ricco romano, il buon Milo uccide con una naturalezza rara e si inimica tutti i gladiatori, compreso il possente Attico, maschio alfa dalla verga esagerata (ne sanno qualcosa le nobildonne del luogo), e l’infido Bellatore, carceriere dei combattenti.
Greco riesce a vendere lo show a Severo proponendo nel main event lo scontro tra Attico, che in caso di vittoria diventerebbe un uomo libero, e Milo, che in caso di vittoria resterebbe lo stronzo che é. Ad aggiungere pepe al tutto, alla presentazione dei combattenti Milo ruba un cavallo con sopra Cassia e scappa nella foresta suscitando le ire del senatore Corvo, incaricato dall’Imperatore Tito, il solito fantoccio, di valutare il progetto di Pompei 2, un piccolo paradiso nel verde a cinque minuti da una colata di lava bollente. Tornato indietro, Milo si prende quindici nerbate e una condanna a morte in arena insieme a Attico reo di averlo più lungo dell’intero cast messo in fila indiana. Corvo vuole Cassia per la sua abilità oratoria, ma Severo nicchia punzecchiato dalla moglie Aurelia.
Il giorno dei giochi Milo e Attico si alleano e sgominano tutti gli altri gladiatori, poi, non contenti di aver combinato un casino, prendono un vessillo imperiale e ci si nettano le terga. Corvo s’infervora e manda la sua guardia personale a infilzare i due, ma scatta l’eruzione del Vesuvio, ormai stanco di queste storie idiote alle sue pendici. Scatta il panico e via tutti al porto correndo come i giapponesi quando i mostri invadono le loro città. Corvo uccide Severo, Corvo uccide pompeiani a caso, Attico uccide Proculo (un uomo a favore della contraccezione naturale… Questa è sottilmente volgare), Milo uccide Corvo e quando sembra tutto a posto e ci si aspetta solo la pioggia di cenere bollente scopriamo l’arcano: il vulcano erutta in orizzontale e tutti i protagonisti, compresi Milo e Cassia che muoiono limonando duro, vengono travolti da un treno della metropolitana rossa fatto di lava. Tra tettonica e Pompei, più che un catastrofico sembra un softcore.
Esempio ineccepibile di negligenza spaziale unilaterale cinematografica, il lungometraggio è solido a tal punto che decide di basare le sue fortune su una catastrofe che non arriva nonostante le ripetute invocazioni degli spettatori. Devastante come il treno in fiamme che chiude la proiezione, la pellicola è il classico esempio di come in alcuni casi nemmeno la computer grafica possa salvare l’umanità da uno sceneggiatore. Cacofonia asimmetrica perdurante a uso degli ipnotisti, il prodotto è l’esempio di come attraverso il rumore senza costrutto si possano condizionare le persone a fare cose che mai farebbero in piena coscienza, tipo rimanere sedute in sala a vedere un film su Pompei che non parla di Pompei. Una menzione per il buon Kiefer Sutherland che non si smentisce mai e continua con coerenza sulla sua personale walk of shame lastricata di interpretazioni oscene.

Sleep-o-Meter: 05 – Il The nel Deserto (Coma Farmacologico)

giovedì 22 maggio 2014

142 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Vijay And I!
La commedia agrodolce rientra in pianta stabile nei nostri cessi per non uscirne mai più, come i miliardi di batteri che si annidano intorno ai fori dello sciacquone. Gli Arquette tornano nell’agone, si giocano la carta Patricia, un asso di briscola, e si ripropongono in grande stile per contendere lo scettro di chi recita peggio ai Baldwin. Riuscirà un soggetto che è un insulto palese a “Fu Mattia Pascal” di Pirandello a essere fatto passare come commedia sofisticata, dai toni amari e dalla ineccepibile morale amorosa in grado di far sorridere oltre che riflettere? E, soprattutto, questa sarà una domanda più retorica del solito?
New York. Will è un attore di Broadway che, dopo un’interpretazione ai limiti della sufficienza in un’opera di Shakespeare che sembrava studiata da Carlo Vanzina, vive una seconda vita professionale nei panni del Coniglio Sfigatone. Le ciliegine sulla torta sono una figlia, Lily, assolutamente antipatica e una moglie analista freudiana, Julia Arquette, cui riesce a buttarlo solo una volta all’anno e pure male. Il giorno del suo quarantesimo compleanno tutti si dimenticano di lui tranne un ladro di automobili, che lo lascia a piedi sotto la pioggia, e la figlia che vuole dei soldi. Sconsolato, con ancora addosso l’abito del Coniglio Sfigatone, Will si reca al ristorante indiano dell’amico Rad per sfuggire all’affettuosissima famiglia e decide di passare lì la notte in cerca della pace emotiva (il pubblico, nel frattempo, l’ha già raggiunta abbondantemente).
La mattina seguente, appena sveglio, Will apprende dal telegiornale della sua presunta morte in un incidente d’auto: il ladro deve aver visto il suo lavoro teatrale e non ha retto il colpo propendendo per un attacco kamikaze contro il primo teatro di strada. Nonostante Rad cerchi di dissuaderlo dal fare follie, Will decide di stare al gioco per partecipare al proprio funerale e bearsi dei commenti del pubblico. Per farlo si trucca come un sikh con barba e turbante e si presenta come Vijay, banchiere indiano amico del defunto. Nonostante sia evidente che si tratta di Will con un posticcio, l’intero gruppo non si accorge minimamente della fuffa tandoori e comincia a insultare la memoria del morto come fosse la cosa più normale da fare. Vijay, stizzito dall’ipocrisia, trasecola, sclera e viene cacciato come l’ultimo dei barboni (quale effettivamente è con quel gatto bigio appiccicato sotto il mento).
Il giorno dopo, dispiaciuto per aver litigato con la moglie, si presenta alla porta della sua vecchia casa con un mazzo di peperoni e una boccetta di curry, ma la donna si tiene sulle sue: d'altronde non sono ancora passate le quarantotto ore di lutto prima di cominciare a distribuire transfert ai pazienti e portarseli sotto le coperte. Figurarsi farlo con un estraneo. Tuttavia questo passo falso non passa inosservato alla figlia che, temporaneamente rinsavita, chiede soldi al padre per mantenere il silenzio. Sistemati gli affari di famiglia, Will potrebbe rifarsi una vita in tranquillità, ma sceglie di ricominciare a corteggiare la moglie e scoprire che sotto l’irreprensibile aspetto della psicologa si nasconde un puttanone di proporzioni bibliche. A condire il tutto una serie di incontri con ex amici che non fanno altro che parlare male di lui (tra cui i suoceri che lo schifano e l’agente che cerca anche di inzaccherarsi la signora).
La nuova vita amorosa, scandita dalle leggi del tantra, viene interrotta quando, dopo una catena di amplessi da tre ore ciascuno, indossando i calzini, Vijay si fa sgamare da Julia. Dopo una crisi di personalità, la donna si precipita da Rad per incontrare Will, ma trova solo Vijay, perché Will è davvero morto. Non si sa come, non si sa perché, Julia accetta questa farsa, non firma le carte per il ricovero in psichiatria e decide di continuare a prendere il pollo tikka masala con tutte le salse e le guarnizioni possibili. Incerto il destino della piccola Lily che, spiazzata dal precipitare degli eventi, perde il vitalizio ricattatorio e s’incammina verso un futuro fatto di mastoplastica e matrimoni plurimi con miliardari ottuagenari. Ora capisco: era un film biografico sulla gioventù di Francesca Pascale.
Devastante per le sue implicazioni sulla conservazione delle sinapsi, il film è una bomba nucleare dritta sul sistema nervoso dello spettatore grazie alla sua completa mancanza d’intelligenza. Raffinato e dal sapore tenue, il lungometraggio è paragonabile a una bottiglia di champagne d’annata in cui hanno pisciato dopo aver mangiato asparagi prima di chiudere con il sughero. Estremo grido di dolore del mondo teatrale, la pellicola è l’ammissione di un problema di sottoccupazione nel settore e delle nuove vie per ricollocarsi che non prevedano la prostituzione. Una menzione per Julia Arquette, vera mattatrice della pellicola, che riesce, con una maestria incredibile, a sembrare un’attrice che interpreta faticosamente l’incapace che in realtà è, ma soprattutto a ribadire il primeggiare della vagina sul talento.


Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

giovedì 15 maggio 2014

141 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Winter’s Tale!
Contro tutti i populismi. Contro le voglie materiali del volgarissimo popolino bue. Contro chi non pensa più alle famiglie. Arriva per tutti noi un nuovo romantico eroe. No, non Renzi, ma il protagonista di una moderna fiaba per tutte le stagioni, quella che è stata e quella che verrà. Sperando che non siano entrambe caratterizzate dal meteorismo. Riuscirà Colin Farrell a interpretare l’ennesimo personaggio smidollato e senza nerbo, degno dell’interesse di Robert Pattinson, senza che il mastino Russell Crowe gli mastichi le tibie entro il terzo minuto dal loro primo incontro?
New York, primi anni del Novecento. Peter Lake Farrell, esperto di furti con destrezza in appartamento, è un orfano, stranamente proveniente dall’Est Europa, raccolto dalle acque del fiume Hudson da dei pescatori di vongole che lo trovano su una piccola barca. La sua infanzia è un gioiello sotto la cura di un famoso ladro con il collo di Adriano Pappalardo chiamato Pearly Soames Crowe, che in realtà è un demone infernale che trova soddisfazione nell'uccidere gente a caso insieme ai suoi scagnozzi. Peter, dopo il centonovantasettesimo omicidio, intuisce che forse il suo mentore è un poco di buono e decide di andarsene rifiutando di diventare il capo della gang. Braccato da un nugolo di venditori porta a porta, l’uomo più molle della terra si salva grazie a un cavallo bianco alato che in realtà è il Cane dell’Est (primo caso di travestitismo animale).
Il peggio sembra passato, ma quello stesso cavallo bianco, impone a Peter di rapinare la ricca dimora del giudice Penn, dove l’uomo conosce l’unica donna del mondo con la data di scadenza e l’obbligo di conservazione a 5° nel rispetto della HACCP. Lei è Beverly Penn, una giovane e bellissima donna dalla chioma rossa (rossa de cavej…), malata di consunzione e a un passo dalla morte. Peter se ne innamora come il peggiore frolloccone e decide di rimanere in città rischiando la ghirba e sfidando Pearly, che nel frattempo si nutre di bambini e inneggia al socialismo reale. Il giorno seguente la ragazza deve partire per la casa sul lago, dove la sta aspettando il resto della famiglia, e porta Peter con sé. In quel luogo della città Pearly e i suoi non possono arrivare per divieto di Lucifero Smith (e sul diavolo negro potremmo aprire un capitolo). I due amoreggiano duro, ma Pearly ingaggia un angelo assassino per uccidere la ragazza, che rappresenterebbe il miracolo di Peter.
Superato lo sgomento per questa catena di minchiate, Peter, perso l’amore puro e la comunione dei beni insieme al cervello, se ne torna a New York. Pearly lo insegue e lo uccide a mazzate. Poi lo lancia nel fiume Hudson per farlo mangiare dagli alligatori che infestano le fogne. Passano solo duecento anni e il povero Peter, con le pieghe da bagnato più profonde della storia su mani e piedi, riemerge dal fiume come un qualsiasi immigrato clandestino. La memoria è andata, ma grazie all'aiuto di una giornalista conosciuta per caso riesce a trovare delle foto di lui e Beverly durante la vacanza sul lago ghiacciato e gli ritorna in mente l’unica trombata della sua vita. Ritrova anche la piccola sorellina di Beverly, che lui aveva conosciuto alta come un soldo di cacio e ora è una vecchia babbiona: lei, prima di pulirsi la dentiera, gli fa capire che il miracolo che ha dentro di sé è per un'altra giovane donna dai capelli rossi (ringraziamo il rudere umano per aver fornito un dato ovvio).
A casa della giornalista, che pur di trovare un marito prende in casa un barbone, Lake conosce la sua figlioletta, malata di cancro, e, dopo aver intravisto il foulard rosso che indossa come turbante, capisce che è lei la giovane donna da salvare. Vi è un problema di circa cento chili: Pearly Crowe, dopo aver scoperto che Peter è ancora vivo, chiede al gran visir dei diavoli negri di poter avere uno scontro nel quale chi dovesse perdere morirebbe di morte vera. Peter ritrova il fortunadra… no il cavallo cane e vola con madre e figlia sul lago dei nostri maroni, dove vince la disfida con bisteccone e salva la piccola limonando duro con lei, grazie al suo alito salmistrato. Poi, soddisfatto come un militare che ha appena ciulato, sale in sella al suo bianco can cavallo alato e raggiunge la sua amata Beverly in cielo, trasformandosi in una stella della costellazione dell’Orchite.
Zuccheroso come un marshmallow caduto nel miele, il film è talmente stucchevole da indurre il coma diabetico e richiedere una terapia a base di mozziconi spenti sulle dita dei piedi e lettura estenuata di “La Piccola Fiammiferaia” e “Il Soldatino di Piombo”. Angusta e deprimente per tutti i molossoidi da riproduzione, la pellicola scatena crisi depressive, soprattutto tra gli alani, a causa della dimensione del pene dell’unico cane che può trasformarsi completamente in cavallo in situazioni di necessità. Indecente come il novantotto percento dei sexy selfie pubblicati da amanti britannici, il prodotto soffre evidentemente della costruzione per esclusione dell’intero cast, basti pensare che dopo i due protagonisti maschili erano rimasti in lizza una risma di carta da stampa e un rotolo di carta da culo. Una menzione particolare per il ruolo della donna che viene esaltato come un discorso del presidente dell’Unione Europea a una riunione del Fronte Nazionale Francese.

Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

martedì 22 aprile 2014

04 - The Riccardelli Society presenta per voi...

…Riccardello d’Oro 2014!
Per il quarto anno della kermesse più attesa in tutte le discariche non abusive del paese, abbiamo badato a spese e non abbiamo formalmente ingaggiato nessuna celebrità. Dopo una fantastica edizione autarchica, in cui il Tiranno e le sue emorroidi l’hanno fatta da padrone con i loro insindacabili giudizi, la giuria di qualità incaricata l’anno scorso ha finalmente capito cosa significa la parola “algoritmo” e ha prodotto una formula in base alla quale scegliere il vincitore per ogni categoria. Una formula più segreta di quella della Coca Cola e dagli effetti certamente dirompenti sull’establishment, tanto che all’ultima cerimonia degli Oscar avrebbe persino fatto vincere Di Caprio. Ci è stato chiesto di non divulgarla, per cui, ligi a quest’imperio, ci apprestiamo a un’edizione del Riccardello d’Oro 2014 scientificamente approvata da un comitato paritetico che affiancherà la giuria di qualità e vigilerà sulla corretta applicazione di questa roboante scoperta. Aspettando che il comitato paritetico s’insedi e produca un documento di presentazione, operazione che dovrebbe durare almeno sino al mese di Aprile 2015 a causa di un conflitto di competenze sull’utilizzo del distributore di dolciumi con la giuria di cui sopra, abbiamo affidato l’onere della scelta alla gattara del Castello Sforzesco di Milano e al suo insieme di randagi. Buon divertimento!

1 – Premio “Lee Aaker” per il Migliore Animale in Scena
a) La scrofa gigante zannuta in "Re della Terra Selvaggia"
b) Beverly Hills Chihuahua in "World War Z"
c) Hugh Jackman in "Wolverine L'Immortale"
d) Melissa McCarthy in "Io Sono Tu"
e) David Bautista in "Riddick"

…and the winner is DAVID BAUTISTA in "Riddick" per la versatilità e l’intensità con cui ha interpretato malissimo tutti gli esseri viventi del creato, vegetali e compresi, a eccezione dell’essere umano normodotato e senziente.

Albo d’Oro
2011 – Taylor Lautner
2012 – Taylor Lautner
2013 – Taylor Lautner
2014 – David Bautista


2 – Premio “Ilona Staller” per il Migliore Sesso Interspecie
a) L'ammucchiata tra Melanie, Wanda, Jared e Ian in "The Host"
b) Gretel e il troll Edward in "Hansel e Gretel Cacciatori di Streghe"
c) Il nano Kili e l'elfa Tauriel in " Lo Hobbit - La Desolazione di Smaug"
d) Lo zombie R e la sciacquetta Julie in "Warm Bodies"
e) Polifemo e il satiro vestito da ciclopa in "Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo - Il Mare dei Mostri"

…and the winner is POLIFEMO E IL SATIRO VESTITO DA CICLOPA in " Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo - Il Mare dei Mostri " per la dolcezza con cui, in un film per ragazzi, s’introducono tematiche a sfondo sociale come l’omosessualità, il travestitismo e le unioni civili interrazziali.

Albo d’Oro

2011 – Il pastore tedesco esorcista e il demone
2012 – La piccola Kristi e il demone Toby
2013 – Il calamaro gigante e l’Ingegnere
2014 – Polifemo e il satiro vestito da ciclopa

3 – Premio “Adam West” per i Migliori Effetti Anali
a) Richard Gere e Susan Sarandon che sembrano umani nonostante i lifting in "Arbitrage"
b) I demoni che riciclano il trucco dei Klingon in "I, Frankenstein"
c) Lo zombie con l'alito fresco in "Warm Bodies"
d) La bocca spalancata di Josh Hamilton in "Dark Skies - Oscure Presenze"
e) Audrina Patridge che vive in una casa arredata con gusto in "The Bling Ring"

…and the winner is RICHARD GERE E SUSAN SARANDON CHE SEMBRANO UMANI NONOSTANTE I LIFTING in "Arbitrage" per la sensibilità dimostrata, in un periodo di crisi, verso la possibilità di creare occupazione per almeno venti stuccatori nel settore dell’edilizia facciale.

Albo d’Oro
2011 – I capelli di Nicolas Cage
2012 – Computer grafica a caso su scene a caso
2013 – La sedia a dondolo tirata con il filo di nylon
2014 – Richard Gere e Susan Sarandon che sembrano umani nonostante i lifting

4 – Premio “Sandra Dee” per la Migliore Sciacquetta da Commedia Sentimentale
a) Teresa Palmer in "Warm Bodies"
b) Alice Englert in "Beautiful Creatures"
c) Saoirse Ronan in "The Host"
d) Lily Collins in "Shadowhunters - La Città di Ossa"
e) Paula Patton in "L'Amore in Valigia"

…and the winner is SAOIRSE RONAN in "The Host" per la gioia con cui è stata affrontata la sindrome da personalità multipla in relazione alla possibilità di accoppiarsi con frequenza con più partner tutti inutilmente lontani dall’ideale di uomo normale.

Albo d’Oro
2011 – Jennifer Aniston
2012 – Reese Witherspoon
2013 – Miley Cyrus
2014 – Saoirse Ronan

5 – Premio “Giulio Terzi di Sant’Agata” per il Migliore Intervento a Sostegno dei Protagonisti
a) I Seal che vengono falcidiati nel giardino della Casa Bianca in "Attacco al Potere"
b) Il tiro alla fune contro i giganti capeggiato dal Re in "Il Cacciatore di Giganti"
c) Gli inutili poliziotti onesti in "Robocop"
d) I vicini di casa più assatanati dei serial killer in " La Notte del Giudizio"
e) I soldati israeliani categorie protette in "World War Z"

…and the winner is IL TIRO ALLA FUNE CONTRO I GIGANTI CAPEGGIATO DAL RE in "Il Cacciatore di Giganti" per la forza con cui si è denunciato come il Capo di Stato, nelle società umane, sia sempre un colossale idiota, primus inter pares.

Albo d’Oro
2011 – L’inutile boyfriend della bionda
2012 – Il monaco bubbonico
2013 – La farfallina che richiama dei grossi uccelli
2014 – Il tiro alla fune contro i giganti capeggiato dal Re

6 – Premio “Burt Ward” per la Migliore Espressione di Neorealismo
a) I medici americani che non utilizzano la sedazione in "Re della Terra Selvaggia"
b) La sicurezza della Casa Bianca che ricorda quella del supermercato in "Attacco al Potere"
c) Gli abitanti di una cittadina del Sud degli States che inveiscono contro una donna bianca in "Beautiful Creatures"
d) Il talk show che detta le regola alla politica in "Robocop"
e) I giapponesi indifferenti a qualsiasi catastrofe in "Wolverine L'Immortale"

…and the winner is IL TALK SHOW CHE DETTA LE REGOLE ALLA POLITICA in "Robocop" per l’ingenuità con cui gli americani considerano fantascientifico ciò che in Italia è ormai una prassi consolidata per la produzione legislativa.

Albo d’Oro
2011 – Il premier italiano che affronta la morte pregando con la famiglia
2012 – I petali di fiori di ciliegio che volano durante un duello samurai nel deserto americano
2013 – Le tombe dell’antica Grecia con iscrizioni in inglese
2014 – Il talk show che detta le regole alla politica

7 – Premio “Adam Kadmon” per la Migliore Nuova Teoria Scientifica
a) Se non hai l'anima, la puoi guadagnare facendo qualcosa di buono in "I, Frankenstein"
b) Gli alieni che vengono a rapire la gente raramente sono rettiliani in "Dark Skies - Oscure Presenze"
c) Los Angeles nel 2154 avrà ancora un tessuto sociale in "Elysium"
d) Gli zombie tornano umani grazie all'amore in "Warm Bodies"
e) Un criminale senza pietà può diventare il coach di un gruppo di mercenari in "Riddick"

…and the winner is GLI ALIENI CHE VENGONO A RAPIRE LA GENTE RARAMENTE SONO RETTILIANI in "Dark Skies – Oscure Presenze" per aver sfatato un mito ormai diffuso sulle attività criminali dei rettiliani, quando si sa benissimo che hanno smesso di rapire la gente a metà degli anni ‘70.

Albo d’Oro
2011 – La conversione dei vampiri in umani
2012 – I sacerdoti che rispettano il voto di castità
2013 – Le variazioni monetarie dello Yuan legate alla dimensione della prostata
2014 – Gli alieni che vengono a rapire la gente raramente sono rettiliani

8 – Premio “Kay Parker” per la Migliore Performance Orale
a) Keira Knightley in "Anna Karenina"
b) Michelle Rodriguez in "Fast & Furious 6"
c) Chloe Grace Moretz in "Carrie - Lo Sguardo di Satana"
d) Emma Watson in " The Bling Ring"
e) Lindsay Lohan in "The Canyons"

…and the winner is LINDSAY LOHAN in " The Canyons" per essere riuscita a rimanere fuori di galera il tempo giusto per girare un film brutto e aggiudicarsi un premio già suo solo per la scelta ridicola di voler fare l’attrice.

Albo d’Oro
2011 – Monica Bellucci
2012 – Milla Jovovich
2013 – Kristen Stewart
2014 – Lindsay Lohan

9 – Premio “Kirk Morris” per la Migliore Afflizione del Testosterone
a) Matt Damon in "Elysium"
b) Ewan McGregor in "Il Cacciatore di Giganti"
c) Jaden Smith in "After Earth"
d) Jason Bateman in "Io Sono Tu"
e) Johnny Depp in "The Lone Ranger"

…and the winner is JADEN SMITH in "After Earth" per la sfacciataggine con cui ha smesso i pannolini della recitazione e ha scelto di lanciare la propria carriera di attore nel cesso al fianco di suo padre, cercando di recitare come suo padre con un soggetto scritto e diretto dal regista peggiore a disposizione.

Albo d’Oro
2011 – Robert Pattinson
2012 – Robert Pattinson
2013 – Robert Pattinson
2014 – Jaden Smith

10 – Premio “Terrence Malick” per il Migliore Film Inutile
a) Shadowhunters - La Città di Ossa
b) Hansel e Gretel Cacciatori di Streghe
c) The Host
d) Warm Bodies
e) Beautiful Creatures

…and the winner is WARM BODIES per il tempismo con cui ha proposto un dramma amoroso zombie in un’annata cinematografica in cui l’argomento zombie non è quasi mai stato toccato…dal cinema birmano.

Albo d’Oro
2011 – Legion
2012 – 30 giorni di buio 2
2013 – La leggenda del cacciatore di vampiri
2014 – Warm Bodies

E anche quest’anno è andata. Come dite? Alcuni risultati non vi sono piaciuti? Siamo spiacenti, ma essendo un blog che tratta film di merda non è che il risultato di una premiazione tra questi film possa essere molto diverso, se non altro per coerenza. Comunque sia, se vi abbiamo strappato almeno un sorriso, anche quest’anno la missione è stata compiuta. In caso contrario, se suscitiamo il vostro sdegno, potete sempre cercare qualcosa di autorevole come la Hollywood Foreign Press Association o l’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences…ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah!

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.