…Beastly!
Era partito bene. Lo avevamo accettato come bell’alieno tenebroso e braccato. Gli avevamo creduto quando sembrava voler lanciare la sua carriera in una direzione diversa. Ora il cerchio è completo e, se non arriva Padre Maronno Kenobi a salvarlo, il cinema americano scenderà nella cantina dove pascola quello italiano. Riuscirà il complotto ordito dalla cinematografia stupefacente, quella al miele tagliato con l’aspartame, a condurre un giovane e interessante prospetto verso l’insulinoresistenza e a trasformarlo nella versione “testosterone free” del compianto “Stiffmeister”?
New York. Lo stupendo figlio di papà Kyle Kingston sceglie di lanciare la sua candidatura a presidente del comitato studentesco basando il suo programma sulla lotta alla bruttezza e l’insulto libero ai nerd foruncolosi. A difendere le categorie deboli si ergono Lindy, una puffetta mora vestita come Janis Joplin e le labbra canottate di Alba Parietti, e Kendra Gramigna Strega Maligna Olsen, una tizia punk post-moderna con una gemella in clinica a disintossicarsi. Kyle vince a mani basse, come le emorroidi al gay pride, concede l’onore delle armi a Lindy, ma non resiste alla tentazione di sfottere Kendra. La Maga Magò della Fifth Avenue scaglia sul ragazzo una maledizione terrificante: lo trasforma nel frequentante medio di un centro sociale, con ferraglia assortita in faccia e tatuazzi, e gli concede un anno di tempo per trovare una ragazza bene da impalmare.
Il papà di Kyle trasecola al pensiero di avere un figlio che fa schifo ai lebbrosi e lo confina in una casa aldilà del fiume insieme alla cameriera clandestina giamaicana Zola, orfana dei tre figli Fiordilatte, Provola e Provolone con cui componeva i quattro formaggi da pizza, e all’insegnante italoamericano cieco Will: brutti, negri e italiani sono la feccia che ha reso New York un inferno. L’isolamento migliora il carattere del ragazzo che odia tutto l’odiabile, persino il buonismo cantilenoso di Rita Dalla Chiesa, e perde il senno sviluppando una passione per i Teletubbies e la tv coreana. A salvare la sua anima ci pensa la pagina di social network di Lindy, unica persona onesta con lui, che lo elogiava per il carattere e non per l’aspetto. Il ragazzo, sempre più squilibrato, diventa uno stalker e pedina la scassona giorno e notte.
Fortunatamente per lui, il padre di lei è un tossicomane pieno di debiti. Tra un fattone e torme di spacciatori uno stalker è acqua fresca, tanto che una sera Kyle salva Lindy dalla canna fumante di un pusher poi freddato dal padre prima di spararsi un boiler di eroina in vena. Il sindacato degli spacciatori promette vendetta contro Lindy, mentre Kyle, che si fa chiamare Hunter per mantenere il classico anonimato da pervertito, le offre protezione. La bestia rimbambisce completamente: prova a conquistare la ragazza con regali costosi, senza intuire che lei si trova nella fase comunistico idealistica e non in quella borghese radical chic. Poi costruisce una serra, coltiva rose e legge poesie del calibro di “Una Coca Con Te”, che a lei ricorda molto papà per questioni di coca. L’ammore sembra sbocciare e lui la vuole stendere, in tutti i sensi, nel suo cottage al lago.
Kyle, sicuro di pinolare la morettina, scommette con Kendra circa il suo successo e si gioca il permesso di soggiorno per i tre formaggi e la vista nuova di Will, personaggio affascinante come un cardigan. Mentre si sta per consumare la copula, Lindy riceve una chiamata dall’ospedale: il padre si è fatto di Svitol ed è gravissimo. Dopo una corsa alla stazione, il ragazzo le consegna una lettera d’amore e si sente dire che è un amico fantastico: la frase che tutte le donne amano dire e che lo farebbe ammosciare a un marinaio dopo dodici anni di navigazione ininterrotta. Kyle torna ai Teletubbies, mentre lei prova a chiamarlo per capire l’improvvisa scomparsa. Sdegnata per questa amicizia in fumo, Lindy decide di andare sul Machu Picchu per ritrovare i suoi scampoli d’essenza e magari un orango che la bombi. Trova invece Kyle all’aeroporto, lo bacia, facendo vomitare tutti, e lo riporta al vecchio aspetto, mentre i miracoli promessi da Kendra si avverano e la strega si accanisce, mestruatissima, sul padre di lui.
Realistico come può essere un prodotto di Hollywood che sponsorizza la bruttezza fisica, il film è la prova che si può lavorare defecando senza distinguere, nonostante l’odore, ciò che va nel cesso da ciò che va nel computer. Banale come un calzino blu su un vestito blu e sotto un scarpa blu, la pellicola stimola una copiosa produzione di moccio, come fosse un’allergia all’ossigeno, mietendo più vittime della spagnola. Sottodimensionati i comprimari, proprio come in “Rock’n’Roll Rocco”, soprattutto il non vedente, paralizzato dalla sua inutilità se paragonato al ben più intraprendente candelabro parlante Disney, che almeno aveva facoltà di dar fuoco alla copia principale del lungometraggio in caso di debacle. Serio candidato al “Boero d’Oro”, non si assisteva a un tale mix discriminatorio dai provvedimenti sudafricani del 1948.
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)
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