martedì 24 aprile 2012

69 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Ghost Rider – Spirito di Vendetta!
Delinquenti e manigoldi del mondo, tremate! Il castigamatti infernale è arrivato in Europa per fare incetta di anime sfruttando il corpo bolso di un anziano attore italoamericano rivestito di finta pelle e radica lucidata. Dopo un milione di chilometri e di autovelox sverniciati, il supereroe che riuscirebbe a far andare veloce persino una Fiat Qubo a gas deve sottoporsi all’ennesimo copione ignobile. Riuscirà l’intero Inferno a dissociarsi dai contenuti della pellicola e a mantenere un’immagine di rispettabile terribilità prima che questo terremoto cinematografico faccia finire tutto nel guano di gargotta?
Paesi dell’Est, continente precedentemente conosciuto come Europa. Nell’allegro monastero fortificato di Vattelapiglià le forze del bene sono pronte a difendere il piccolo Danny, figlio anale del demonio, e la madre Nadya Placido, una prostitutazza che per non morire si è accoppiata con Belzebù. Al santuario giunge il monaco Moreau, avvinazzato figlio di un frate trappista francese rastafaro negro, che cerca di avvertire la cricca gesuita di un imminente pericolo. I fratacchioni lo sbeffeggiano, come fosse un elettore di Sarkozy, appena prima di essere travolti da una masnada di mercenari guidati da Carrigan, un inutile belloccio affetto da cretinismo delle valli. La donna e il bambino fuggono a bordo della loro Dacia accessoriata di tutto, vale a dire sedili, volante, freno, frizione, acceleratore e cambio, mentre Moreau parte alle ricerca del ghost rider, unico in grado di scortare la coppia al santuario degli accoliti di San Michele.
Lo trova in una squallida officina situata in uno scorcio di Wyoming in Romania, dove Johnny Blaze Cage si è ritirato per cercare di controllare lo spirito che lo possiede e anche l’effetto ricrescita sul suo parrucchino cromato. Il monaco, tra una sbronza e l’altra, promette di liberare l’uomo dal patto con il demonio Roarke in cambio della protezione dei due fuggiaschi. La bestia accetta e si mette subito sulle tracce del pupattolo, seminando un’allegra scia di cadaveri, ma Carrigan, scaltro come uno gnu in un fiume infestato di coccodrilli, gliela fa sotto il naso e consegna il figlio a Satana. Questi, onde evitare che il Raider possa stargli alle calcagna, installa Satan Antivirus 2012 sul ragazzo, nascondendolo al fiuto del cavaliere. L’istinto di mammà, però, è incontenibile e alla fine il teschio bruciante arriva a mettere le manone roventi sul bimbo devastando fisicamente tutta la truppa di prezzolati con una scavatrice industriale.
Roarke la prende malissimo e scatena tutta la sua magia infernale sulla carcassa di Carrigan, sdraiata da un masso di quindici tonnellate, regalandogli il tocco della putrefazione: un fantastico potere che fa marcire tutto, ma proprio tutto, quello che viene a contatto con le mani anche attraverso i guanti. Fa eccezione, non si capisce per quale ragione medianica, il volante di ogni veicolo che ruba, altrimenti lo scagnozzo sarebbe diventato ancora più inutile che da umano. Moreau conduce mamma, bambino e teschio infuocato dal priore di San Michele, Methodius Lambert, che lo premia con un avanzamento di carriera, cioè la promozione da Moreau a Morellino di Scansano, guardiano delle cantine. Proprio nelle cantine, grazie al rito del pane ammuffito, il monacastro libera Johnny dal patto e dal potere del ghost rider. Vai, è finito il film. Invece no.
Methodius, ligio al dovere imposto dalla divinità, cerca di decapitare il pupo come Abramo con Isacco, ma, scarsamente memore dei trascorsi da highlander, si fa freddare da Corrigan che recupera il ragazzo. Il trio della tristezza, composto da Nadya, Moreau e Johnny, si reca al nascondiglio di Roarke, dove il rito del passaggio dei poteri al biondino è in corso. Il bagascione spara da lontano con il fucile di precisione, mentre il monaco e l’anziano motociclista fanno irruzione. Il piano è una cacata, almeno quanto l’intera sceneggiatura, e infatti finisce con la morte del negro (anche in Romania i negri muoiono come mosche) e la cattura del vecchio. Ma il piccolo Danny, ormai posseduto, trasferisce di nuovo i poteri del rider in Blaze che scassa tutti e rispedisce Roarke all’Inferno tramutando la sua fiamma da rossa, cioè mossa dalla vendetta, a blu cioè mossa da un impianto a metano, con conseguente riduzione dei consumi e minore impatto sull’ambiente.
Indelebile scrittura delle più grandi stupidaggini sulla pagina della vita, la pellicola rappresenta l’orripilante passaggio di consegne tra due tra i più sublimi interpreti, Lambert e Cage, del cinema senza: la scuola cinematografica priva di tutto ciò che può essere accostato all’intelligenza. Divertente come espellere un bovino adulto per via rettale, il lungometraggio è talmente privo di spunti da sembrare basato su un libro di Alberto Bevilacqua. Catartico lobotomizzatore per disadattati, il prodotto recide le connessioni della corteccia prefrontale con la precisione di un bisturi e la potenza di un ordigno termonucleare, lasciando allo spettatore solo la lucidità necessaria per scaccolarsi furiosamente e appiccicare il risultato di tale attività sulla camicia del vicino di posto. Menzione particolare per la bella Violante Placido che attenta al primato dell’orrore di Asia Argento in “XXX”, ma non riesce nell’impresa poiché le parti cretine le hanno assegnate tutte agli uomini.

Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

giovedì 19 aprile 2012

68 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Solo Per Vendetta!
Lo hanno fatto arrabbiare. Hanno toccato ciò che aveva di più caro al mondo. Sono entrati nella sua intimità e hanno sconvolto la sua vita in modo irreversibile. Qualcuno gli ha strappato l’ambitissimo Riccardello d’Oro dalla mensola sopra il water e lui lo rivuole. Riuscirà l’ignifugo, plastico, pirico, epico, mitico, stitico Nicolas Cage a barattare la virtù della moglie, una squallida vita da insegnante frustrato, un allievo sull’orlo della delinquenza, un corpo di polizia che farebbe rabbrividire le agenzie di vigilanza italiane e una città più lurida della discarica di Malagrotta, con la statuetta tanto agognata, ripristinando così il suo riflesso gastro colico?
New Orleans, meglio detta Stupropoli, USA. Will Gerrard Cage è un professore di letteratura inglese in una scuola pubblica di New Orleans: dead man walking. L’uomo, nonostante sia visibilmente posticcio e non rispecchi l’età che vuol far credere, è riuscito a trovare una bella biondazza, Laura, come moglie. Una sera, mentre Will gioca a scacchi al club degli sfigati con l’amico Jimmy, collega di colore con un debole per i cazzi degli altri e per le vittorie facili al gioco, Laura viene sdrumata da un malintenzionato che la riduce come una fettina prima di essere panata e fritta. All’ospedale della Vergine delle Lasagne, Will viene avvicinato da un tale Simon Pierce che gli dice che in cambio di piccoli favori lui e la sua organizzazione potrebbero fargli altri favori, tipo freddare lo stupratore. Will, dopo aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che non si trattasse della campagna di tesseramento di un partito politico, accetta.
Passano sei mesi e la vita dei coniugi è tornata quella tradizionale: si tromba solo al sabato e si cena fuori una volta al mese. Will viene ricontattato da Simon che vuole il famoso favore: il professore stringe le chiappe, ma non si tratta di quello. Deve pedinare una famigliola allo zoo, ritirare delle buste e infine ammazzare un individuo barbuto tacciato di diversi stupri: in soldoni fare il portinaio con qualche extra. Il posticcio vuole andare avanti a insegnare e rigetta l’incarico, ma l’organizzazione si fa insistente e comincia a entrare e uscire da casa sua lasciando messaggi sibillini sul frigorifero con le letterine magnetiche: “Vai piano”, “Pensa a noi”, “Scegli Dash, più bianco non si può”. Will si gioca il tutto per tutto e prova a contattare la potenziale vittima, ma quando lo incontra, a seguito di una colluttazione con un manichino inerme utilizzato come controfigura, lo scaraventa giù da un viadotto, garantendosi un arresto con tanto di interrogatorio poliziotto buono-poliziotto cattivo: e meno male che voleva solo parlare.
Alla centrale della polizia il commissario dice che volete che sia e, sul sacro verbo di Max Pezzali, gli sussurra il codice segreto dell’organizzazione, “Il coniglio affamato salta come se fosse antani con la supercazzora brematurata e ha lo scappellamento a sinistra” prima di farlo fuggire. Will non si dà pace e si mette sulle tracce sanguinolente della sua vittima scoprendo che si trattava di un giornalista titolare di diverse inchieste. Nel frattempo, Laura, inizia ad armarsi come Chuck Norris in “Delta Force” e a seguire corsi di sparatoria stradale: da ciò si deduce che avrà un ruolo nel banalissimo finale di questa ignobile porcata. Braccato come un marlin blue da una muta di pescatori ubriachi con la dinamite, Will corre a passo leggero verso l’ufficio del giornalista, dove scopre che questi aveva un cabinato di lusso depositato in periferia. Recatosi alla sede di Boat Boxes Etc, trova un video in cui il giornalista aveva ripreso un membro dell’organizzazione che confessava tutto.
Will chiama Simon per organizzare uno scambio: il video incriminante, da cui si scopre che anche Jimmy fa parte dell’organizzazione, due pornacci e un cartone della Disney a scelta tra “Cars” e “Finding Nemo” in cambio della libertà. Punto di scambio: lo stadio del baseball il giorno della partita. Simon, nel frattempo, grazie a Jimmy, riesce a mettere le mani su Laura e dopo qualche peripezia inutile riesce a organizzare un contro scambio in un centro commerciale deserto: tutto il pacco, compresi i due cartoni Disney, in cambio di Laura. Segue indecente sparatoria tra affetti da strabismo, con scene d’azione alla moviola e cardiologo sempre pronto all’intervento, ed epilogo scontatissimo: muoiono tutti, compreso Jimmy, unico negro con una parte decente dell’intero cast, e Simon viene freddato da Laura, prima che il commissario arrivi e faccia pulizia insabbiando tutto con la sbidiguda della barella per due posterdati anche in pochino antani in prefettura.
Corollario esauriente per ogni teorema riguardante la lentezza, il prodotto dimostra una singolare identità tra il ritmo narrativo e il passo malfermo e barcollante del suo protagonista, che caracolla malamente anche nel tragitto che separa cucina e cesso. Approvato dal Ministero dell’Istruzione per sfoltire le graduatorie, il lungometraggio sottopone la figura dell’insegnante a una pressione che non si vedeva dalla Riforma Gentile del 1923, pur conservando integra la palese imbecillità di alcuni caratteri peculiari della professione come, per esempio, l’ostinazione teorica di fronte a un risultato empirico contrario. Eccezionale Nicolas Cage, mai così dentro al personaggio: è talmente impegnato a riprendere fiato dopo ogni movimento minimamente atletico che non si concentra sulle espressioni apparendo quasi naturale.

Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

mercoledì 11 aprile 2012

67 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Woman in Black!
Dopo anni e anni sappiamo che fine ha fatto. Dai tempi della clinica “Salus Mea” non avevamo avuto più sue notizie e nelle nostre orecchie riecheggiano ancora gli spaventosi “Figghiu, figghiu”. La perfida Albione trema di paura al solo pensiero che lei possa stabilirsi oltre le bianche scogliere di Dover. Riuscirà la tremenda mamma della Belva Umana a inondare le pacifiche brughiere britanniche con il suo inimitabile pastrocchio di cioccolato e a farlo seguire dalla letale filastrocca “Dormi dormi figghiu santu, che la mamma sta qui accantu, mangiò tanto lo figghiuzzu che da bravo fa u ruttuzzu”?
Inghilterra, fine XIX inizio XX secolo. Il giovane avvocato Arthur Kipps Radcliffe (se a qualcuno venisse il dubbio del perché ha interpretato Harry Potter fino a trent’anni controlli la sua statura), dopo essersi giocato la moglie a causa di un parto andato male sta per giocarsi anche il lavoro. Lo studio legale MacParodi Levi, il più tirchio del mondo, lo incarica di recuperare ricche provvigioni dalla gestione dell’eredità di una vecchia babbiona, cliente appena defunta che ha pagato in anticipo. In cambio, Arthur potrebbe essere associato allo studio e avere una misera retribuzione con cui mantenere il suo piccolo figlio. Il nanerottolo parte e si reca in uno sperduto villaggio di campagna, dove viene accolto con la consueta ospitalità britannica, cioè peggio di un appestato suppurante. L’unico a dare retta al giovane avvocato è un nobilastro del luogo, tale Daily, che lo scarrozza in giro con la sua Rolls nuova di pacca.
Contattati i felicissimi eredi della carampana, Arthur scopre che l’unico bene da mettere all’incanto è una casa decrepita situata al di là di un paludazzo attraversabile solo due volte al giorno, quando si ritira la marea. Inarrestabile come un ufficiale giudiziario prima di un pignoramento, il giovane si reca alla magione e comincia a ravanare tra i vecchi documenti della defunta, accompagnato da scricchiolii, oscure presenze, allucinazioni a sfondo mistico, dissenteria e giocattoli sinistri che si muovono da soli. Dopo un primo esame, Arthur scorge una donna in nero che vaga per il giardino, ma non riesce a farle firmare una deposizione giurata in cui rinuncia all’eredità in favore dello studio. Finita la prima giornata, il nano va a cena da Daily e, saputo che la famiglia ha perso un bambino in tenera età, fa scompensare l’instabile moglie parlando del suo per qualche minuto con la sensibilità di un velociraptor.
Il secondo giorno di lavoro procede in compagnia del cane di Daily che, essendo il più intelligente dei due, dorme tutto il tempo. Arthur scopre che la babbiona, in gioventù, era stata giudicata pazza dopo la vedovanza e aveva perso la custodia del suo piccolo bimbo a favore della sorella, una strappona acida sposata a un vecchio porco. Il bimbo, in seguito, morì in tragiche circostanze (affogato dentro una carrozza in panne nel guano), peggiorando lo stato mentale della madre a livello Luca Giurato. Tornato al villaggio, dove viene accolto a pomodori marci, l’avvocato assiste alla morte tragica di un po’ di bambini: la figlia di due comparse si avvelena con del porridge, la figlia degli eredi si dà fuoco in una cantina e il clima generale migliora come dopo un terremoto in una vetreria. Daily svela la terrificante verità: la signora in nero della casa è lo spirito della pazza e ogni volta che viene vista si porta via un bambino in cambio del suo. Dirlo prima?
Il lillipuziano Harry Lawyer, mago dei cavilli, vuole restituire la salma del piccolo allo spirito per cercare di placarlo, secondo il comma 4 della legge interspirituale del 1862. Grazie alla Rolls dalle gomme lise di Daily e a una gomena non cazzata, i due recuperano il relitto della carrozza dal fango ed estraggono la mummietta giusto in tempo per portarla alla madre che urla, strepita, spegne e accende le luci, scoreggia, ma alla fine pare aver terminato la crisi isterica. Alla stazione di Incuboville arrivano persino il piccolo ariano figlio di Arthur e la colf gnocca, direttamente dal casting di “Lesbian Babysitter”, e tutto sembra finire a pudding e sherry, quando la dama nera ricompare e fa finire padre e figlio sotto il regionale per Ripon; Ripon in pace, amen. Sembra un destino beffardo, ma quello della pazza spiritica, accompagnata da un corteo di marmocchi morti, è un regalo per rincongiungere la famiglia Kipps nel regno degli inferi con conseguente iscrizione d’ufficio all’ordine degli avvocati. Far resuscitare la moglie proprio no?
Delirio allucinatorio di stampo lisergico, il film contagia con le sue sfocate visioni anche la critica più feroce che lo definisce “il miglior film horror degli ultimi vent’anni”, ignorando palesemente il terrificante documentario sulla vita dei critici che definiscono noiosi horror come i migliori degli ultimi vent’anni. Struggente nelle fasi concitate in cui non si riesce a riprendere sonno, l’opera raggiunge il suo picco nella scena in cui Radcliffe rischia di affogare in un metro e venti di mota continuando a dire “wingardium leviosa” e ha bisogno di un motore Rolls Royce da aeroplano per riemergere. Roboante nello sfarzo dei suoi effetti speciali, il lungometraggio mescola talmente bene tutte le carte a sua disposizione che a un certo punto si fatica davvero a comprendere di chi sia il russare in sottofondo. Del cane? Della dama in nero? Del pubblico?

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

sabato 7 aprile 2012

66 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…In Time!
Il grande cinema realtà torna a imprimere indegnamente le nostre pupille. Il quotidiano tran tran delle più grandi metropoli del mondo è stato riprodotto sul grande schermo per instillare ansia anche nelle remote, sorridenti, pacifiche e obese popolazioni degli atolli polinesiani. Riuscirà un cast più raffazzonato di una coperta fatta di stracci a rendere plausibile il sogno più recondito e sfrenato dell’attuale governo, cioè una massa di venticinquenni che non posso invecchiare e versano contributi previdenziali a pioggia con aliquote degne di Arpagone?
Città finanziariamente sperequata del XXI secolo. In un mondo in un cui gli esseri umani sono geneticamente programmati per non invecchiare oltre i venticinque anni, dopo i quali scatta un orologio biologico mortale peggiore che la menopausa per le donne, che per comodità chiameremo Italia, vive Will Timberlake, operaio in costante affanno per rifornire di minuti il proprio orologio e quello della madre, una milf di cinquant’anni pronta per l’esordio nel meraviglioso mondo della pornografia. Una sera, dopo il consueto turno di dodici ore in una fabbrica, che per comodità chiameremo Fincantieri, il ragazzo salva un riccone dall’assalto di una gang. Il riccone, per ringraziarlo, gli regala più di un secolo di vita prima di buttarsi dal ponte sul fiume Guai. Will è baciato da un’insolita fortuna e nei successivi istanti perde il migliore amico e la madre causa scadenza del conto alla rovescia.
La voglia di rivalsa si impossessa del giovane che migra nei quartieri alti, a suon di versamenti di mesi interi di vita ai cancelli di Area ABCDE, che per comodità chiameremo INPS, INAIL, Addizionali Comunali e Regionali, e comincia a spendere un po’ delle sue ricchezze. Durante una serata al casinò, Will spenna un vecchio babbione ringiovanito, che per comodità chiameremo Emilio, e fa breccia nel cuore della pisellabilissima figlia Sylvia Seyfried, che per comodità chiameremo Ruby. L’uomo invita Will a una festa a casa sua la sera successiva e il ragazzo si presenta tirato come un tamburo. Giusto il tempo di fare lo sgargiante e un bagno nudo con l’illibata che i guardiani del tempo, la polizia nazistoide guidata da Raymond Leon Murphy, lo arrestano e gli requisiscono tutto il patrimonio. Ricordando le imprese dei migliori della sua generazione, il ragazzo sequestra la figlia del magnate e fugge, ma sulla strada é intercettato dal gran visir della cattiveria rapace, Fortis Pettyfer, che ruba tutto il tempo che può ai due.
Comincia una corsa contro l’orologio di una noia mortale, fatta di scelte banali non intuite solo dalla ciurmaglia dei guardiani. Alla fine i due chiamano il babbominchia della ragazza per avere un riscatto e fuggire verso l’isola delle grandi scopate, ma lui, ricco banchiere del tempo, non ha alcuna intenzione di pagare. L’avvenimento rinsalda il legame tra i due fuggiaschi che diventano i Patrizio Roversi e Syusy Blady de noartri, praticamente rapinatori per caso. Contando sulla stupidità dei guardiani del tempo, pari solo a quella di chi ha scritto questo film, i due mettono a segno diversi colpi e regalano tutto il tempo ai cialtroni che popolano il ghetto. Fortunatamente la criminalità mantiene una dignità e cerca di porre un freno a questo poderoso impeto populista, ma il capo della gang è più debole di un maccherone scotto e riesce a farsi fregare tutta la sua scorta di minuti e a morire come l’imbecille che è.
L’ennesima donazione è solo il preludio al colpo del secolo: il furto dalla cassaforte di babbo di un milione di anni. Sarà difficilissimo, uno pensa, e invece le cose vanno a finire nel piattume più completo: le guardie del banchiere hanno il cervello di un essere monocellulare e non creano problemi, il milione è in una cassaforte che aprirebbe un neonato ed è distribuito ai poveri, mettendo in crisi il mondo dei ricchi alla faccia dei guardiani. Solo Raymond non si rassegna, ma sul punto di effettuare l’arresto di Will e Sylvia si dimentica di fare il rifornimento giornaliero di ore e stramazza a terra come una novizia portata alla serata “pervert” del Cocoricò: nemmeno il Commissario Wiggum dei Simpson sarebbe riuscito a far finire tutto in vacca in questo modo. I due fuggono nel sole, mentre il governo tecnico del tempo si dispera e prepara una nuova riforma dell’età pensionabile, portata a trecentodiciassette anni. Per avere la minima, naturalmente.
Percorso sperimentale di autocoscienza, l’opera anticipa con i suoi contenuti il destino degli spettatori che intuiscono immediatamente di aver perso senza speranza almeno un paio d’ore della propria vita. Enigmistico nella sua fotografia futuristica, il film è un’incognita irrisolvibile per il pubblico milanese che non riesce a trovare le venti semplici differenze tra la vita dei protagonisti e la propria, a parte il colore dei taxi: neri come l’umore di chi ha finanziato questa ciofeca quando ha visto il prodotto finito. Leggero come una torta al mascarpone ricoperta con la crema di burro, il lungometraggio raccoglie la partecipazione emotiva del pubblico solo quando si chiede, pur sapendo già la risposta negativa, se Amanda Seyfried riuscirà a dare un minimo di spessore al proprio personaggio o lo farà aderire alla stuccatura monocorde dell’espressione del suo partner.

Sleep-o-Meter: 02 – La Luna (Sonno Ortodosso)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.