giovedì 27 dicembre 2012

99 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Stolen!
Un uomo che non conosce il passare del tempo. Un uomo che ha fatto più tagliandi e ritocchi di un’automobile elaborata da un filippino. Un uomo che stranamente non risente della crisi e continua a inondare il mercato di prodotti. Nicolas Cage è di nuovo tra noi, davanti a noi, ma soprattutto dietro di voi, se avete pagato il biglietto. Mentre i Maya incombono sul mondo con i loro assurdi e vetusti calcoli, a scanso di equivoci, Nick ci propina il suo ultimo lavoro prima del 21 Dicembre 2012. Riuscirà l’asteroide Toutatis a impattare con il pianeta prima che il primo milione di spettatori abbia visto questa immensa boiata?
New Orleans, Stato Federale del Nordamerica devastato dai fenomeni climatici. Will Montgomery Cage è un rapinatore di banche braccato dall’FBI, un’agenzia governativa costituita interamente da idioti che imbastiscono operazioni speciali sbagliando il luogo del crimine di qualche chilometro. Durante l’ultimo colpo, tuttavia, il socio di Will, uno svalvolato cocainomane di nome Vincent, cerca di ammazzare il bidello della scuola accanto al caveau, suscitando la reazione del Robin Hood dal parrucchino cromato, che gli spara a una gamba. L’FBI arriva di gran carriera e mentre i complici se la svignano alla chetichella, il povero uomo plastico viene lasciato a piedi con un borsone pesantissimo pieno di banconote. L’arresto è imminente e il genio delle rapine, prima di consegnarsi al Federal Bureau of Idiots, brucia il malloppo.
Dopo otto anni di galera, Will esce con il sederino intatto, dato che durante l’ultimo lifting gli hanno chiuso l’ano erroneamente. Come prima cosa cerca di riattivare i contatti con la figlia, ma è subito intercettato dall’Ispettore Rinco, un uomo votato all’arresto. Sbolognati i federali, il galeotto riabilitato incontra la sua vecchia complice Svedesen Fighen e la figlia, una sgallettata con la sindrome dell’abbandono e la nota spese di un armatore greco per psicanalisti e terapeuti. La dolce ragazzina rifiuta la presenza del padre giusto in tempo per essere rapita da Vincent, nel frattempo ridotto a un relitto umano (senza tre dita e senza una gamba, altrimenti il buon Cage non gli sarebbe stato dietro, dato che ha vent’anni di meno). Will pensa bene di denunciare l’ex-complice all’FBI, ma gli agenti lo coglionano. Parte la caccia autonoma al rapitore. Nicolas si sforza persino di correre e saltare sui tetti, ma ricorda un bradipo con l’asma bronchiale.
Prima tappa a casa del vecchio complice Gayney, un panzone che impegna il protagonista in una scazzottata a rallentatore, prima di lasciare questo mondo crivellato dagli sbirri (spero che non abbiano pagato l’attore per questa roba). Vincent, nel frattempo, circola per le vie di New Orleans con la bimba nel bagagliaio del suo taxi e, per ingannare il tempo, aggredisce giovani turisti in fregola lasciandoli svenuti per la strada in quartieri malfamati. Dopo un inseguimento estenuante, per lui, la carcassa umana Nicolas riesce a intercettare la compagnia di taxi per cui lavora Vincent, ma la madama piomba su di lui come una poiana obesa e lo trae in arresto. Montgomery Cage gioisce, poiché crede che il film sia finito, invece è semplicemente cambiato il genere: da azione a fantascienza. Mentre lo portano in centrale, il vetusto si sloga un pollice all’indietro senza fiatare, si sfila le manette, aggredisce gli agenti, fa fare tre capriole al veicolo, esce dallo stesso, si rimette a posto il pollice e chiama Vincent per organizzare una rapa, il cui bottino sarebbe da scambiare con la figlia. Me cojoni!
Will e Svedesen Fighen devono rapinare una banca in pieno giorno passando per le fogne: il piano diabolico prevede di perforare il pavimento del caveau e liquefare i lingotti d’oro con la fiamma ossidrica. L’oro cola copioso e a contatto con l’acqua delle fogne, per coerenza, forma delle piccole merdine. La sacca con gli stronzi dorati viene portata a Vincent al vecchio luna park. Colluttazione, sparatoria, Vincent che prende fuoco, Will ferito allo stomaco, automobile che si trasforma in una camera a gas e bagagliaio che non si apre: una scena scritta per l’istituto mondiale stereotipi. Si torna veloci alla fantascienza: Will si mette al volante e lancia il veicolo infuocato in un laghetto (per affogare la figlia?), poi stende il terminator carbonincazzato Vincent, apre il cofano a mani nude, estrae la figlia, inserisce Vincent e lascia affondare l’auto con l’oro dentro! Il tutto, con una pallottola nella panza, senza morire, senza spettinarsi e soffrendo moderatamente. L’FBI porta in salvo entrambi a bocce ferme e chiude la vicenda. Nicolas può godersi il meritato shampoo del vincitore.
Curioso esperimento di cinematografia intergenere, la pellicola si riflette perfettamente nel valore dei suoi sceneggiatori, passando da un genere all’altro con la scioltezza con cui loro ruotano nel ritiro del sussidio di disoccupazione. Emblema palese d’incomprensione progettuale, il prodotto evidenzia la scarsa intelligenza dei produttori che, collocando Cage in un cast obiettivamente mediocre per farlo risaltare per bravura, hanno sottovalutato la sua attitudine di maschio alpha e la voglia assoluta di imporsi come il più mediocre. Avanguardistico nell’utilizzo della fotografia, il lungometraggio, nonostante le perplessità iniziali e le ripetute scene ambientate di giorno, riesce a sfruttare appieno i contrasti tra il nero corvino della tinta di capelli e la naturale fluorescenza della materia plastica apposta sulle gote del protagonista. 

Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

giovedì 20 dicembre 2012

98 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Wedding Party!
Sentivamo la mancanza della comicità pecoreccia al femminile e l’occasione si presenta con una festa di matrimonio. Ripercorrere una strada già battuta, come una prostituta di cinquant’anni dal pappone, è sembrato, a una regista che sembra un dipinto cubista, il miglior modo per essere messa all’angolo dalla categoria e consacrare il suo cast come la kriptonite della cinematografia. Riuscirà Kirsten Dunst a far valere il suo preziosissimo nome e a insidiare il dominio della Kirsten manichinata (la Stewart per chi non avesse capito) sopra e sotto le scrivanie di tutti i produttori di Hollywood?
Grande Mela, Stati Uniti. Regan Dunst si trova a tavola in un ristorante con la sua amica obesa Becky Wilson e riceve la notizia dell’imminente matrimonio della panzona con il ricchissimo boyfriend Dale. Credendosi la più figa del gruppo, la bionda va in scompenso, soprattutto perché deve organizzare la baracconata, e condivide il terremoto vaginale con le altre amiche scoppiate: Gena, una morettina che pippa e fuma come tossico allo stadio terminale, e Katie, la classica bionda svampita, ma che per l’occasione si è tinta di rosso dato che il giallo platinato era già appaltato da Regan. Dopo uno scambio di cattiverie al telefono, si vola alla vigilia del matrimonio per organizzare l’addio al nubilato e al celibato dei futuri sposini. L’odore di casini inenarrabili arriva come quello di una porcilaia situata di fianco a una fabbrica di confetti e, ciliegina sulla torta, ci si mettono anche i testimoni dello sposo Trevor, Clyde e Joe (guarda a caso gli ultimi due ex-fidanzati di Gena e Katie).
Una monotonia creativa degna di un protozoo ci porta alla cena, in cui, durante la fase del discorso in pubblico, Gena svela a tutti che Becky, al liceo, era bulimica. Il buon gusto avanza come in una puntata di “Come ti vesti?” e si passa alla festicciola con spogliarellista incorporato: il genio dai bicipiti di marmo chiama la futura sposa “faccia di maiale” e manda tutto in vacca. Evviva! Le tre scassate restano sole in stanza e cominciano a bere whiskey e pippare coca (la parte in Italia è stata tagliata, poiché è un paese libero che ama l’arte), finché riescono a distruggere l’abito della sposa, tradizionalmente in custodia alla damigella d’onore. Comincia una rincorsa per cercare di riparare il boiler a forma di vestito. Dopo aver corrotto la proprietaria del negozio con i soldi rubati da Gena a Clyde, le strappone corrono su e giù per Manhattan in modo convulso e aspecifico, come fossero in piena sindrome premestruale.
Alla fine, scelta azzeccatissima, decidono di infilarsi insieme ai loro maschioni nello strip-club dove si stava consumando l’addio al celibato di Dale, che si dilegua alla chetichella. Mentre Trevor comincia a istigare Joe a dare una botta a Katie, Clyde e Gena riprendono i loro battibecchi di gioventù e si scopre che essi hanno avuto origine il giorno in cui il pupazzo non si è presentato all’ospedale per l’aborto della sua squinzia. Peccato che l’outing sulla situazione sia corroborato da Regan, frustrata e sbronza, con conseguente litigata pesante tra le due amiche e interruzione dei rapporti al femminile, cioè partita a scacchi di sms, telefoni spenti e speculazioni assolutamente inutili. Disperata, Regan si fa trombare nel cesso da Trevor (altro taglio prolungato, in nome della libertà di espressione), mentre Joe s’intorta Katie spacciandole Xanax per TicTac. Gena e Clyde, stranamente lucidi, corrono dalla madre dell’uomo per far rammendare il vestito, dopo che una prostituta ci si è pulita le mani dallo sperma di un cliente (una finezza degna dei matrimoni tra reali).
Durante il rammendo notturno, Clyde e Gena si fanno una bella fregata, tanto per non perdere tempo verso il prossimo aborto, mentre Regan riprende in mano la situazione e ringhia ordini alla truppa delle altre damigelle al fine di imbastire una cerimonia decente. Katie è in overdose da Xanax, ma, grazie alla nobile arte del vomito, evita la lavanda gastrica e se la cava con un’osservazione di venti minuti (il pronto soccorso più veloce del mondo dopo quello del Policlinico di Milano, che è veloce perché hai il cento percento di possibilità di morire e quindi non ci vai). Il vestito arriva in tempo utile per la celebrazione, la solita pacchianata americana in cui manca solo il Boss delle Torte, e, dopo la commozione generale, le coppie si ricompongono durante il ricevimento: Regan, finalmente scevra da gelosie verso l’amica sbombardona, scopre che Trevor la intriga perché è stronzo come lei, fa uso di droghe chimiche e sui sanitari spinge come uno stantuffo senza sosta.
Abrasivo e altamente irritante, il lungometraggio si propone di forza come derivato dell’idiozia umana in grado, dopo una sola passata e dopo pochi minuti dalla stessa, di sverniciare lo scroto del pubblico maschile come nemmeno la trielina. Lesiva del concetto tradizionale di accoppiamento, la pellicola introduce, con la delicatezza delle forze di polizia cinesi durante una manifestazione tibetana, la convinzione che per condurre una relazione e portare a termine una gravidanza serva almeno una duplice dipendenza da sostanze che non comprenda l’abuso di nicotina. Capolavoro di arte censoria, la versione italiana del film sembra l’azione del campione del mondo di snowboard su una pista nerissima, elimina tutte le questioni spinose a colpi di forbice e lo colloca, senza timore, nel palinsesto di Rai Yoyo tra Peppa Pig e Barbapapà.
 
Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

mercoledì 12 dicembre 2012

97 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Total Recall!
Tra i più bei ricordi cinematografici della mia infanzia c’era Arnold Schwarzenegger che, indossando un turbante fatto con un asciugamano bagnato, s’infilava una sonda su per il naso e ne tirava fuori la più grossa caccola che avessi mai visto. Oggi questo importantissimo retaggio culturale è minacciato da un gruppo di brillanti cinematografari affetti da orchite. Riuscirà Colin Ciò Che Tocco Va In Cacca Farrell a portare sciagura e tempesta nel mondo della fantascienza datata e a distruggere le certezze dell’infanzia paranoide di chi scrive (e della Nasa) circa la possibilità che esista nel sistema solare un pianeta chiamato Marte?
Pianeta Terra, futuro marcio e incasinato, sempre piovoso. L’inquinamento chimico ha seriamente danneggiato il globo e l’umanità sopravvive solo in due aree: l’Unione Federale di Britannia (l’isola degli inchiavabili, che comandano) e la Colonia (l’Australia senza aborigeni, ma farcita di operai alcolizzati). Douglas Quaid Farrell è un operaio metalmeccanico, iscritto regolarmente alla FIOM, che vive nella colonia con la moglie ex-vampira Lori Beckinsale. Nel pianeta della tristezza, il progetto più intelligente è la linea 500 della metropolitana che attraversa il nucleo del pianeta, senza conseguenze, e porta le maestranze alla madrepatria. Ogni tanto, a detta di un servizio telegiornalistico degno di un cimicioso paese sudamericano, la resistenza, capeggiata dal vetusto Mathias, ex-vampiro impalato dal marito della Beckinsale in un’altra serie, fa saltare un convoglio: così, a cazzo di cane. Nel racconto di Dick non si parlava anche di Marte?
Attratto dalla prospettiva di una vita migliore, Doug si reca alla Rekall, una ditta cinese che installa ricordi nella testa delle persone. Come ogni prodotto cinese, la Rekall causa più guai che gioie: la sede viene invasa dai militari e l’operaio, vedendo sfumare il rimborso dei soldi, li ammazza tutti. Rientrato a casa, l’uomo viene aggredito da Lori, che cerca di farlo fuori, ma se ne libera come di una caccola. A proposito: quando si parte per Marte? Braccato come una volpe dai beagle nella campagna inglese, Quaid comincia una fuga rocambolesca alla ricerca del proprio passato, mente il Cancelliere Cohaagen intima a Lori di catturarlo vivo. Seguendo indizi improbabili e seguendo una trama altrettanto improbabile, l’operaio, gloria del proletariato planetario, salpa per Marte. Ah, no, non lo fa. Prende, invece la metro per andare a cercare Mathias e la sua organizzazione di combattenti per la libertà.
Durante il pellegrinaggio, entusiasmante per lo spettatore come quello di uno stitico dalla cucina al cesso e con un finale più scontato, Douglas incontra Melina Biel e, pur non ricordando un ciufolo, sente di amare il bagascione come non ha mai amato l’altro bagascione. Lori, cui fischiano le orecchie da inizio film, fa di tutto per accoppare entrambi, ma non riesce perché i due scappano su Marte. No, nemmeno stavolta, anzi, i due corrono da Mathias per ottenere aiuto, ma ci trascinano anche tutti i reparti speciali dell’esercito di Cohageen che compiono una strage. Nuovo record del mondo per Mathias che, dopo sole due battute inutili, muore senza un gemito. Fortunatamente i due innamorati, anche un po’ jellati, riescono a prendere l’ultimo shuttle per Marte e s’involano verso la liber… No, non s’involano. Saputo che il Cancelliere intende invadere la Colonia e distruggere il futuro dei lavoratori, Doug, pienamente cosciente di essere stato una spia in passato, e Melina si lanciano, in metropolitana, alle calcagna dei cattivi.
Dopo l’ennesimo conflitto a fuoco con Lori, di una noia mortale, il treno della metropolitana arriva alla Colonia, ma le truppe restano intrappolate dentro perché l’immarcescibile duo ha sabotato le porte. Ma che caz… Douglas e Cohageen si affrontano a manate sul tetto della stazione della metro, ma il secondo è troppo vecchio e rincoglionito per vincere (si vede che è un film, perché nella realtà i vecchi rincoglioniti continuano a vincere). Con una fuga precipitosa e l’esplosione del convoglio d’invasione sembra chiudersi la partita, ma Lori è ancora viva e cerca il colpo gobbo. Fortunatamente la Biel ha ancora un colpo in canna e la fredda senza pietà. Nulla potrà impedirle di limonare duro con il suo uomo, soprattutto adesso che ha dimenticato il suo passato di peripatetica, quando rapiva bambini su commissione. Il futuro è da scrivere e il primo capitolo sarà vergato sul piroscafo diretto su Marte… No, Marte proprio no. Al massimo chiameremo quel pianeta Marterella di Cervia.
Capolavoro indiscusso di genere fantascientifico documentarista, il prodotto è stato girato interamente sulla linea 2 della metropolitana milanese, con il patrocinio incompetente della giunta comunale, in modo da garantirsi continue rotture dei convogli, freddo, esplosioni, slow motion senza l’ausilio di effetti speciali costosissimi e soprattutto comparse depresse gratuite. Oggetto di culto per i Testimoni di Geova e per tutti gli altri culti che si fondano sull’ignoranza, la pellicola valorizza il ruolo della donna dimessa che aiuta il suo uomo a menare come un fabbro la virago di turno, ricondotta, alla fine, al culto del mocio e del ferro da stiro a colpi di pistola. Visionario, poco apprezzato dalla comunità scientifica, ma oggetto di riflessione per quella politica, il lungometraggio sembra una riscrittura concettuale del sistema solare operata da un partito di origini comuniste: il rosso c’è eccome, ma a pensarci bene si può far finta che non esista, almeno fino alla notte dopo le elezioni.
 
Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

giovedì 6 dicembre 2012

96 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Possession!
Dopo aver esaminato tutti gli anfratti della possessione demoniaca in salsa cristiana, la fabbrica dei sogni, ricordando che chi finanzia la maggior parte dei film non è certo il Papa, ma al massimo un Rabbino, s’inerpica sullo scosceso sentiero della possessione demoniaca al sapore di hummus. Riuscirà un copione trito come il battuto di un ragù scadente e bolso come l’attore che interpreta il protagonista a indispettire ulteriormente gli israeliani e a far loro muovere guerra contro l’Inferno, in quanto manifestamente alleato dei palestinesi?
Cittadina che rasenta il limite dell’inutilità, Stati Disuniti. Una vecchia babbiona vive in una casa arredata dal mostro di Milwaukee con una scatola che parla sul caminetto. Per non sentirla parlare, la vegliarda mette su un pezzo musicale che farebbe girare le palle a Siddharta e prova un esorcismo a colpi di acqua santa e martello. Il figlio la trova sul pavimento disarticolata. Nel frattempo, il coach Clyde Dean Morgan Ingrasso a Vista d’Occhio è alle prese con un divorzio fresco, due figlie adolescenti insopportabili e una squadra di basket che gioca bene solo quando non c’è la palla in campo. Durante una domenica con le figlie, l’uomo le porta alla sua nuova casa: una villetta in mezzo alle stoppie, probabilmente costruita su un vecchio cimitero indiano, priva di ogni minima suppellettile. Per avere almeno i piatti e le posate, la famigliola monca si ferma al mercatino imbastito dai figli della babbiona con l’arredamento della madre; che fossero interessati solo all’eredità?
Clyde compra un sacco di minchiate, tra cui l’inquietante scatola parlante con incisioni in ebraico, e le regala alle figlie. La confezione demone maxi risparmio famiglia tocca alla figlia piccola, Emiliy, una stronzetta vegana rincoglionita dalla madre, fricchettona finta scassona che, infatti, sta con un dentista. Una notte, la bambina apre la scatola e comincia a parlare con la vocina che si nasconde dentro. Cominciano i fenomeni paranormali: la stanza di Emily si riempie di falene, il dentista non pensa solo al fatturato e la bimba mangia proteine come un concorrente di Man vs Food. Quando il padre prova a fermarla, lei gli trapassa una mano con la forchetta. L’altra inutile figlia, fortunatamente, è già nella fase velina in cui pensa a ballare e a prendere cazzi. A scuola, invece, per Emily è un idillio: con i suoi nuovi superpoteri riesce ad ammazzare di botte anche i compagni delle superiori, liberandosi dai bulli nel perimetro di quattro città.
Papà è sempre più preoccupato e prova a liberarsi della scatola, che per la figlia è divenuta un’ossessione, ma lo spirito, per ripicca, fa emanare un’ordinanza restrittiva per percosse dal giudice dei minori. La bimba è confinata dalla madre, ma riesce a disastrare tutto anche lì. Anzitutto, per la gioia del pubblico pagante, fa cadere i denti a quel dentista pingone; poi, massimo sfregio, mangia tutta la riserva di tofu della madre. Clyde porta la scatola da un antropologo universitario che gli svela il mistero: il contenitore serve per imprigionare i demoni della tradizione ebraica secondo un preciso rituale. Di corsa al quartiere ebreo ortodosso per sottoporre il cofano ai rabbini, che prima tentano di comprarlo a basso prezzo e poi rinunciano ad aiutare l’uomo a causa dei bassi profitti. Solo il giovane religioso Tzadok si offre di effettuare l’esorcismo, dopo aver scoperto che la bambina è posseduta da AZizou, la ladra di bambini: un demone francese di origine algerina che tira testate sul petto ai bambini di tutto il mondo.
La bambina, nel frattempo, è finita in neuropsichiatria dove (chicca delle chicche) i medici diagnosticano la possessione demoniaca attraverso la risonanza magnetica che, notoriamente, è stata creata proprio per questo specifico scopo. Clyde non si fida dei dottori e porta la figlia in una sala da fisioterapia per l’esorcismo. Si parte: urla strepiti, maremoti, terremoti, uragani, scena strappamaroni in cui il padre urla allo spirito di prendere lui, controscena strappa lombi in cui la famigliola sembra avere terminato l’incubo, pianti. C’è qualcosa che non va e Tzadok se ne accorge. Vai con il contro rito, ma stavolta è il padre a essere posseduto: urla, luci che si spengono e accendono, cortocircuiti, rettoscopie. Alla fine AZizou torna nella scatola e Tzadok se la porta via. Purtroppo il giovane non arriva vivo al primo passaggio a livello, poiché viene investito da un treno merci: non aveva gridato Jumanji alla fine dell’esorcismo.
Apertamente contro il processo di pace in medioriente, il film è la risposta israeliana alla recente ammissione della Palestina tra gli stati osservatori dell’Onu, attraverso la palese ammissione d’investimenti economici in nuove armi religioso-batteriologiche con cui invadere i bambini della striscia di Gaza. Caldeggiata dalle associazioni di commercianti di prodotti alimentari e sanitari di tutto il mondo, la pellicola segna il nuovo trend nei regali di Natale; infatti, dopo la consegna della scatola in legno con incisioni in ebraico al vicino di casa, il suo insopportabile figlio mangia e spende come un porco, bisbiglia alle falene e se tutto va come deve, prima di essere ricoverato per una risonanza, disarticola i genitori. Non adatto a tutti gli spettatori, il lungometraggio non è stato distribuito in Argentina, poiché, con un tale livello di sangue nazista in giro, il demone sarebbe rimasto rintanato nella scatola chiudendo la proiezione in anticipo.
 
Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.