C’era una volta la commedia italiana. C’era una volta il libero mercato delle marchette cinematografiche. C’era una volta l’ipertrofia di inquadrature fuori contesto, di fumate fuori contesto e di bevute fuori contesto. C’erano una volta quelli che dicevano che l’America era più avanti. Riuscirà il patinato prodotto hollywoodiano a recuperare il meglio della nostra tradizione cinematografica, grazie una pellicola il cui unico scopo è inserire sequenze plausibili tra uno spot pubblicitario e l’altro, e a far credere ad attori, regista e spettatori di essere alle prese con una struttura narrativa?
Pittsburgh, Stati Uniti. Nathan Licantropo Lautner è un adolescente con tonnellate di ormoni in subbuglio, il fisico di un dio greco e lo sguardo intelligente di uno gnu. Con i suoi amici del cuore, stereotipi ignoranti di un bianco benestante che non resiste alla tentazione di bere e di un negro benestante che non resiste alla tentazione di delinquere, frequenta feste chiassose e finisce spesso addormentato in mutande nei giardini dei vicini di casa. Punizione in vista: mentre mamma gli vieta di uscire, papà lo sfascia di cazzotti simulando pietosi allenamenti (Everlast: Strike Your Balance). A farcire questo sandwich di minchiate ci sono le sedute dalla psichiatra Sigourney Pensione Mai Weaver, che continuano dall’età di sei anni, quando il pupo si è autodiagnosticato il discontrollo della rabbia e la disfunzione erettile.
Confinato in casa il ragazzo può solo scrivere tesine di sociologia insieme alla vicina di casa Karen, suo sogno erotico nonché problema fisico quando il discontrollo subentra durante la masturbazione. Chiusi nella stanza di Nathan, i due svolgono ricerche su internet in relazione ai bambini scomparsi e al loro impatto sulla società (Apple: The Next Generation of MacBooks). In una pausa tra YouPorn e PornHub, il ragazzo scopre la sua fotografia peggiore su un sito di scomparsi e chiede lumi a mammà che scoppia in un pianto: loro non sono i veri genitori, ma solo due ignobili figuranti strapagati da copione. Figuranti dalla vita breve come la plausibilità della pellicola, perché il sito era collegato a ottocento popup di Mediashopping, tra cui l’organizzazione segreta dei serbi infoiati che arrivano a fare una strage e radono al suolo casa. Il giovane fugge con Karen e la porta all’ospedale, dal telefono del quale riesce a contattare tutti, anche l’astronave di E.T., ma non la polizia (911 è un numero che nasconde diverse insidie).
Alla fine è la CIA a prendere la linea e a cercare di convincere Nathan a consegnarsi come una prostituta in una caserma. Arriva in soccorso la psichiatra, che è in realtà l’ennesimo agente sotto copertura al pari dei defunti genitori, che sul suo suv multi accessoriato (BMW: La Passione al Primo Posto) conduce i ragazzi in un luogo sicuro come il cesso di casa propria, cioè l’appartamento del vero padre del bisteccone, che assomiglia a un set di Tinto Brass. Lì i due scoprono che tutti gli inseguitori cercano la lista dei malfattori che paparino ha sottratto ai serbi e salvato sul suo cellulare. A quel punto impostano un piano di fuga geniale: utilizzare la M3 (BMW: La Passione al Primo Posto) che c’è in garage con il pieno e poi una cuccetta in treno (Ametras: We Manage Your Rail). Scatta la quasi trombata, ma un serbo rompe il momento magico e Nathan è costretto a buttarlo dal finestrino: non aveva obliterato il biglietto ed è scattato il discontrollo. Fuga nel bosco, ma la CIA è dietro l’angolo e si va tutti a mangiare i panini di Gualtiero Marchesi da McDonald’s.
Il ristorante è presidiato da agenti, arrivati su suv neri (Chevrolet: Excellence For All), che hanno fatto il concorso a Catanzaro e che possono solo essere sterminati dai serbi, il capo dei quali, Nikolaij si accorda per uno scambio: la vita dei giovani per la lista criptata sul telefonino di papà. Nathan discontrolla e fissa l’appuntamento allo stadio del baseball. Si procura una pistola dall’amico negro e medita ulteriore piano geniale: omicidio chirurgico ai distinti davanti solo a ottantamila testimoni. Il cugino di Mladic, però, è più furbo di Lancillotto furbo più di un gatto e confessa di aver ucciso la vera mamma del ragazzo facendolo ulteriormente discontrollare. Maxiconvergenza allo stadio (MLB Pittsburgh Pirates) con real daddy che fredda il serbo e fa arrestare tutti gli agenti CIA corrotti presenti sul listone. Il ragazzo, orgoglione per il suo primo omicidio indiretto, se ne va a fornicare con la bella Karen in mezzo alle macerie fumanti di casa con cadaveri carbonizzati annessi. La Jacuzzi funziona ancora (ah, sì, Jacuzzi: Reflect Yourself).
Plateale puttanata all’aroma di genere azione, il film basa tutta la propria solidità su uno sguardo vacuo, un sorriso fresco di trattamento sbiancante, dialoghi stupidi all’infinito più uno e addominali formato carapace di testuggine centenaria. Speranza emerita tra tutte le speranze di morte, il prodotto potrebbe essere la degna conclusione della non carriera di un non attore in grado di recitare solo non soggetti. Delirio pubblicitario totale, il lungometraggio soffre delle cause legali immediatamente intentate dai canali commerciali per concorrenza sleale, messaggi pubblicitari devianti e assenza di una sezione fitness che certifichi il fisico photoshoppato di Lautner. Una delicata menzione per la bella co-protagonista che ogni volta che cerca di parlare o si vede costretta a limonare duro con qualcuno con il cervello della dimensione di un’oliva o riceve un cazzotto in bocca: ci sarà un motivo?
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