martedì 29 novembre 2011

57 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Abduction!
C’era una volta la commedia italiana. C’era una volta il libero mercato delle marchette cinematografiche. C’era una volta l’ipertrofia di inquadrature fuori contesto, di fumate fuori contesto e di bevute fuori contesto. C’erano una volta quelli che dicevano che l’America era più avanti. Riuscirà il patinato prodotto hollywoodiano a recuperare il meglio della nostra tradizione cinematografica, grazie una pellicola il cui unico scopo è inserire sequenze plausibili tra uno spot pubblicitario e l’altro, e a far credere ad attori, regista e spettatori di essere alle prese con una struttura narrativa?
Pittsburgh, Stati Uniti. Nathan Licantropo Lautner è un adolescente con tonnellate di ormoni in subbuglio, il fisico di un dio greco e lo sguardo intelligente di uno gnu. Con i suoi amici del cuore, stereotipi ignoranti di un bianco benestante che non resiste alla tentazione di bere e di un negro benestante che non resiste alla tentazione di delinquere, frequenta feste chiassose e finisce spesso addormentato in mutande nei giardini dei vicini di casa. Punizione in vista: mentre mamma gli vieta di uscire, papà lo sfascia di cazzotti simulando pietosi allenamenti (Everlast: Strike Your Balance). A farcire questo sandwich di minchiate ci sono le sedute dalla psichiatra Sigourney Pensione Mai Weaver, che continuano dall’età di sei anni, quando il pupo si è autodiagnosticato il discontrollo della rabbia e la disfunzione erettile.
Confinato in casa il ragazzo può solo scrivere tesine di sociologia insieme alla vicina di casa Karen, suo sogno erotico nonché problema fisico quando il discontrollo subentra durante la masturbazione. Chiusi nella stanza di Nathan, i due svolgono ricerche su internet in relazione ai bambini scomparsi e al loro impatto sulla società (Apple: The Next Generation of MacBooks). In una pausa tra YouPorn e PornHub, il ragazzo scopre la sua fotografia peggiore su un sito di scomparsi e chiede lumi a mammà che scoppia in un pianto: loro non sono i veri genitori, ma solo due ignobili figuranti strapagati da copione. Figuranti dalla vita breve come la plausibilità della pellicola, perché il sito era collegato a ottocento popup di Mediashopping, tra cui l’organizzazione segreta dei serbi infoiati che arrivano a fare una strage e radono al suolo casa. Il giovane fugge con Karen e la porta all’ospedale, dal telefono del quale riesce a contattare tutti, anche l’astronave di E.T., ma non la polizia (911 è un numero che nasconde diverse insidie).
Alla fine è la CIA a prendere la linea e a cercare di convincere Nathan a consegnarsi come una prostituta in una caserma. Arriva in soccorso la psichiatra, che è in realtà l’ennesimo agente sotto copertura al pari dei defunti genitori, che sul suo suv multi accessoriato (BMW: La Passione al Primo Posto) conduce i ragazzi in un luogo sicuro come il cesso di casa propria, cioè l’appartamento del vero padre del bisteccone, che assomiglia a un set di Tinto Brass. Lì i due scoprono che tutti gli inseguitori cercano la lista dei malfattori che paparino ha sottratto ai serbi e salvato sul suo cellulare. A quel punto impostano un piano di fuga geniale: utilizzare la M3 (BMW: La Passione al Primo Posto) che c’è in garage con il pieno e poi una cuccetta in treno (Ametras: We Manage Your Rail). Scatta la quasi trombata, ma un serbo rompe il momento magico e Nathan è costretto a buttarlo dal finestrino: non aveva obliterato il biglietto ed è scattato il discontrollo. Fuga nel bosco, ma la CIA è dietro l’angolo e si va tutti a mangiare i panini di Gualtiero Marchesi da McDonald’s.
Il ristorante è presidiato da agenti, arrivati su suv neri (Chevrolet: Excellence For All), che hanno fatto il concorso a Catanzaro e che possono solo essere sterminati dai serbi, il capo dei quali, Nikolaij si accorda per uno scambio: la vita dei giovani per la lista criptata sul telefonino di papà. Nathan discontrolla e fissa l’appuntamento allo stadio del baseball. Si procura una pistola dall’amico negro e medita ulteriore piano geniale: omicidio chirurgico ai distinti davanti solo a ottantamila testimoni. Il cugino di Mladic, però, è più furbo di Lancillotto furbo più di un gatto e confessa di aver ucciso la vera mamma del ragazzo facendolo ulteriormente discontrollare. Maxiconvergenza allo stadio (MLB Pittsburgh Pirates) con real daddy che fredda il serbo e fa arrestare tutti gli agenti CIA corrotti presenti sul listone. Il ragazzo, orgoglione per il suo primo omicidio indiretto, se ne va a fornicare con la bella Karen in mezzo alle macerie fumanti di casa con cadaveri carbonizzati annessi. La Jacuzzi funziona ancora (ah, sì, Jacuzzi: Reflect Yourself).
Plateale puttanata all’aroma di genere azione, il film basa tutta la propria solidità su uno sguardo vacuo, un sorriso fresco di trattamento sbiancante, dialoghi stupidi all’infinito più uno e addominali formato carapace di testuggine centenaria. Speranza emerita tra tutte le speranze di morte, il prodotto potrebbe essere la degna conclusione della non carriera di un non attore in grado di recitare solo non soggetti. Delirio pubblicitario totale, il lungometraggio soffre delle cause legali immediatamente intentate dai canali commerciali per concorrenza sleale, messaggi pubblicitari devianti e assenza di una sezione fitness che certifichi il fisico photoshoppato di Lautner. Una delicata menzione per la bella co-protagonista che ogni volta che cerca di parlare o si vede costretta a limonare duro con qualcuno con il cervello della dimensione di un’oliva o riceve un cazzotto in bocca: ci sarà un motivo?

Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

martedì 22 novembre 2011

56 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…L’Alba del Pianeta delle Scimmie!
“Spaceballs?!?!? Oh, maledizione! E’ l’inizio della fine”. Così due scimpanzé sentinella dibattevano all’arrivo del Presidente Scrocco, di Lord Casco Nero e del Colonnello Nunziatella sul Pianeta delle Scimmie. Mentre questo momento si avvicina inesorabile come la dissenteria a Sharm El Sheik, riuscirà lo spettatore medio, ignaro dei contenuti della proiezione, costretto ad andare al cinema per non ascoltare i famigliari, ad affrontare i primi dieci minuti in sala senza cominciare a fare paragoni tra ogni scimmia sullo schermo e ogni parlamentare sullo scranno?
Mondo cane sull’orlo del collasso, giorni nostri. Mentre i congolesi sono chiamati al referendum per decidere se rimanere in Africa, alcuni sgamati si danno al bracconaggio in cambio di preservativi bucati e superalcolici scadenti. Gli scimpanzé, catturati con metodi sofisticatissimi come reti, tagliole, dinamite, cani da riporto e canarini da richiamo, vengono inviati al laboratorio californiano della Gen-Sys, azienda galenica guidata da un afroamericano imborghesito peggio del parolaio di Washington. Lì il Professor Will Figlio Sfigurato del Goblin sta conducendo esperimenti per curare l’Alzheimer e va inoculando un virus benefico nei primati. Occhiluminosi, un’esemplare femmina, dopo l’inoculazione, oltre ad accentuare la propria somiglianza con Livia Turco ne raggiunge anche il livello intellettivo, riuscendo a mangiare senza sbrodolarsi. Eureka! La scoperta deve essere presentata agli investitori, ma proprio nel giorno X Occhiluminosi comincia a sentirsi strana, entra in modalità Rosy Bindi e deve essere crivellata di pallottole.
Il consiglio di amministrazione, presieduto dalla rana Kermit, opta per l’abolizione delle Province e l’abbattimento di tutta la muta di antropoidi: nonostante le resistenze, anche gli esemplari più paciosi e restii ad abbandonare il seggio devono essere sottoposti a iniezione letale. Si salva solo il cucciolo di Occhiluminosi, motivo della sua furia omicida, che viene adottato da Will, in considerazione del fatto che la differenza genetica tra la bestia e la badante del padre malato è inferiore allo 0,5%. Il ricercatore, giovane fanatico della scuola medica tedesca anni ’30, si porta a casa anche tre o quattro tonnellate di virus per continuare le ricerche e sperimentarlo sul vecchio rincoglionito, ormai parassita sociale. Passano gli anni, papà migliora, entra nelle mire di Brunetta come falso invalido, e il cucciolo, Cesare, mostra di essere molto più sveglio della media del nucleo famigliare, sebbene tenda ad aggredire le figlie del vicino con la sua protesi peniena a pompa.
Will, insulso come uno scroto depilato a metà, grazie all’animale rimorchia una pin-up, che di secondo mestiere fa la veterinaria, e, grato per i soffoconi presenti e futuri, premia Cesare con una bella gita alla foresta delle sequoie dove, finalmente, può farla seduto su un ramo. Ma l’idillio è destinato a finire, come la carriera dell’inutile Tabacci. Papà peggiora improvvisamente dopo un servizio di Striscia la Notizia, Cesare viene rinchiuso in un ricovero per scimmie gestito dalle Orsoline SS e Will deve tornare a lavorare come un sottosegretario qualsiasi. L’unico che non perde la trebisonda è il primate che comincia la campagna di tesseramento del suo movimento politico raccogliendo lo scontento che serpeggia nelle masse indignate che si spulciano alla luce del sole. Grazie a un orango e un gorilla, che chiameremo per comodità Pierferdinando e Gianfranco, Cesare assume la leadership durante il primo storico congresso e rifiuta di tornare a casa con Will. Più virus dell’intelligenza per tutti: le scimmie cominciano a pensare e riescono a evadere dal lager mangiando biscotti.
Nel frattempo gli esperimenti condotti da Will in laboratorio danno i primi frutti: il custode degli scimpanzé muore contagiato come una blatta sotto il Baygon e Koba Bossi, il quadrumane guerrigliero indipendentista, conduce la rivolta degli scimpeones del Congo del Nord. Le forze scimmiesche si riuniscono in un governo tecnico di salute nazionale appoggiato da Cesare e Koba e cercano la fuga verso la foresta promessa, ma sul Golden Gate vengono affrontati dalla polizia della Val Susa in tenuta antisommossa. Le forze della natura hanno la meglio, e Koba riesce a uccidere il boss della compagnia ricacciandolo sullo zatterone fetido con il quale era arrivato dalla Libia. Solo Will riesce ad arrivare alla foresta, implorando Cesare di andare con lui alle Isole Cayman, ma l’amico di un tempo lo congeda giusto in tempo per rispondere alla richiesta di dimissioni presentata dai rappresentanti dell’opposizione dei gorilla di montagna guidati dagli accidiosi Nichi, Tonino e Pierluigi.
Mirabolante interpretazione della storia contemporanea, il film cancella le ansie generazionali sul futuro stimolando una risposta concreta alle recenti difficoltà economiche, cioè investire nello sviluppo del Congo e soprattutto della sua popolazione non umana. Approvata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la pellicola diffonde un’insana fiducia nel sistema immunitario di una specie oberata da vaccinazioni e abuso di farmaci e immobilizzata dal numero trentasette. Aperto e speculativo, il prodotto lascia immaginare diverse soluzioni, anche le più avveniristiche, per il suo proseguo sebbene le limiti all’ampio e levigato alveo delle possibili alleanze elettorali. Per tutte le età, per tutti gli orientamenti ideologici e per tutti i livelli intellettivi: non serve un Big Bang per capire la naturale evoluzione di primati che sono sulla cresta dell’onda da circa duemila anni.

Sleep-o-Meter: 05 – Il The nel Deserto (Coma Farmacologico)

lunedì 7 novembre 2011

55 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Le Amiche della Sposa!
Capogiro dopo capogiro, dolori dopo dolori, gonfiori dopo gonfiori, tornano le grandi pagine di vita al femminile, le inconfondibili e toccanti vicende di un gruppo di donne con la “V” maiuscola, in omaggio all’organo con cui pensano. Riuscirà una squallida e trita commedia stracciamutande, tenuta insieme dalle nevrosi di una quarantenne vincente come un ronzino da macello con il meteorismo e lo scolo, a scuotere le tube di falloppio della salma di Liala e le prostate dei fratelli De La Rosiere, resuscitando la grande epopea letteraria del romanzo Tantum Rosa?
Milwaukee, giorni nostri, purtroppo. Annie Nevrotichin è una biondina slavata, priva di una qualsiasi forma di carattere che possa definirsi tale, brava a fare torte, ma pessima con gli affari, tanto da riuscire a far fallire la sua pasticceria. Senza soldi e senza prospettive, Annie è aggrappata come una cozza all’avvenente Ted, uomo che la caccia da casa con il sorriso sulle labbra dopo ogni trombata, e all’amica del cuore Lilian con cui condivide la vita dalle scuole elementari. Pepe su questa teglia di escrementi alla parmigiana, la donna vive con una coppia di fratelli, non suoi, con il quoziente intellettivo di Luca Giurato e l’avvenenza di Maurizio Costanzo: invertendo i fattori l’orrendo risultato non cambia. Lo scossone viene dato dall’imminente matrimonio dell’amica, che le chiede di fare da damigella d’onore e di organizzare tutto il movimento dei manzi da monta prematrimoniali.
La squadra delle damigelle sembra la fotocopia mestruata della stereotipia femminile: Rita, cugina infoiata di Lilian con tanta voglia di birillo; Becca, un nome un programma, idealista, sposata con un esponente di hezbollah vestito da Armani; Megan, cognata di Lilian, latrina del gruppo con evidenti disturbi psichiatrici; e Helen, moglie del capo del futuro sposo nonché figa di legno diplomata a Milano con lode. Quest’ultima, nonostante la bellezza da bambolina, è schifata anche dai gatti neri randagi emaciati per il suo atteggiamento falso come i quadri dei musei norvegesi e vuole prendere il posto di Annie nel cuore di Lilian. Si comincia con un match per chi è più patetica e lacrimevole nel fare un discorso alla festa di fidanzamento, si prosegue tirandosi palle da tennis sui capezzoli a cento all’ora al country club e si conclude aizzando le altre ad avere un’opinione che il pubblico non vuole perché allunga l’insostenibile proiezione.
Il giorno della scelta del vestito, Annie porta tutte a mangiare il churrasco in una bettola di immigrati clandestini, provocando problemi di stomaco a tutte, tranne a Helen che ha mangiato verdura bollita, proprio durante le prove abito nella boutique più chic della città (due francesismi e già mi viene la colite). Meno male che le donne sono più raffinate: non scoreggiano, non fanno ruttini, non fanno mai niente di sconveniente; Rita vomita nel water, Becca vomita in testa a Rita, Megan caga nel lavandino e Lilian, invece, la fa per la strada coprendola con il vestito da sposa in prova. La povera Annie è nel centro del mirino e la sua vita sarebbe più schifosa del solito se non fosse per il poliziotto Rhodes che cerca una relazione con lei. Bocciate le idee di Annie, Helen porta tutte a Las Vegas, ma sull’aereo rifila whiskey e antidepressivi alla bionda facendone una terrorista che costringe tutti allo sbarco a metà strada. Rita e Becca, ubriache, lesbicano in prima classe senza motivo.
Lilian mette in discussione l’amica come un qualsiasi allenatore dell’Internazionale Football Club e il rapporto scoppia quando Helen le frega l’idea della festa francese come addio al nubilato. Cacciata da casa dai due batraci, di nuovo a vivere con la mamma svampita, in rotta con Rhodes, pressata da Ted che vuole dei pompini mentre guida la Porsche e licenziata dal lavoro: la vita di Annie è quella tipica di una “culona inchiavabile” senza il titolo di Cancelliere. Lilian, però, ha bisogno di lei: Helen si è impossessata di tutto da brava psicotica persecutoria e l’amica è in crisi. A quel punto la biondina recupera il suo potere amicale, recupera il matrimonio, recupera l’amica, recupera l’autostima, recupera gli anticoncezionali, recupera il tarello di Rhodes e vola per una nuova strada del futuro lastricata di assorbenti interni, seni cadenti, ringiovanimenti vaginali, botox, nausee, menopausa, sesso cerebrale, liposuzioni e stipsi.
Quint’essenza del maschilismo involontario, il film induce la voglia di tornare alla gestione medievale dei rapporti tra coniugi in qualsiasi donna dotata di cervello. Inesistente come i preservativi durante un’orgia sponsorizzata dall’Opus Dei, la pellicola si prostituisce, in barba alle sue velleità di umorismo raffinato al femminile, alla ricerca di un momento da ricordare e si affida a capisaldi del cinema di genere maschile, come cacca a spruzzo e vomito, senza sapere come utilizzarli al meglio: la prossima volta chiedere al pubblico in sala, di sicuro affetto da entrambi. Clamoroso nei suoi spunti di deficienza, il film seleziona naturalmente il livello intellettivo degli esseri viventi finendo per essere apprezzato solo da quegli organismi che passeggerebbero con i sandali su un letamaio.

Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

martedì 1 novembre 2011

54 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Quarantena 2: Terminal!
Capire tu non puoi, tu chiamali se vuoi emo-zombie! Dopo i fasti del 2008, dopo averci svelato la cruda realtà delle riunioni condominiali e di quella strana bavetta molliccia che compare alla bocca di alcuni infervorati durante la conferma del preventivo spese dell’amminstrazione, un nuovo film verità ci colpisce agli zebedei come il maglio perforante di Goldrake. Riuscirà un sequel raffazzonato come la sceneggiatura de “I Borgia” a portare la luce sull’oscuro mondo dei voli a basso costo e sugli effetti di breve periodo della dittatura fisica e psicologica imposta dalle nuove Jill Cooper in divisa blu?
Los Angeles, Aeroporto. Jenny e Paula sono due hostess della Sciacquapadelle Flight, compagnia rinomata per la schifezza dei suoi voli charter, e assistono il Capitano Corri Forrest Corri e il suo Co-Pilota Wilson, uomo inguardabile che continua a starnutire nelle mani e a spiaccicare il moccio sulle pareti dell’aeromobile, un Uppercut Burnelli a elica degli anni ’30. Jenny ha la responsabilità di George, un ragazzino foruncoloso che viaggia da solo tra un genitore divorziato e l’altro, mentre Paula si coccola l’ammasso ripugnante dei passeggeri tra cui spicca il maestrino Henry: un cervello formidabile che cerca di far passare una gabbia per criceti grossa come un container in una cappelliera. I criceti dei nipotini devono andare nella stiva pressurizzata, non prima di essersi rivelati delle pantegane bianche orribili e aver morso un giocatore di golf orrendamente obeso che si strafoga di merendine.
Si parte. Mentre Wilson copre di caccole anche il pannello comandi, le ragazze gestiscono le flatulenze di un’accozzaglia puzzolente che raccoglie il meglio dell’umanità: malati di Parkinson, donne incinte, turisti spompinanti, babbione con gatto persiano bianco da pubblicità al seguito, uomini d’affari negri imborghesiti e medici dell’esercito. Ralph il panzone comincia a schiumare come un ottantenne in un topless bar e pensa bene di vomitare in faccia a Jenny. La ragazza cede allo schifo e mentre il gatto bianco si mangia il vomitino come fosse Sheba, sull’aereo si scatena l’anarchia. Nemmeno il tempo di darsi una ripulita e il panzone, con occhi iniettati di sangue, cerca di fare irruzione nella cabina di comando attratto dal ben di Dio caccoloso. Il capitano deve atterrare in emergenza a Las Vegas, dopo che il pachidermico golfista è stato steso con un sedativo da rinoceronti e ammanettato con un sigillaborse dell’Ipercoop. Appena a terra, affamato come non mai, ciccio zombiccio mangia il naso a Paula e ci vogliono venti persone, cioè tutti, per chiuderlo nel cesso.
L’aereo è fermo al gate, i passeggeri vengono fatti scendere con l’aiuto dell’immancabile addetto portoricano ai bagagli, timbro finale di ogni cazzata cinematografica che si rispetti. Per portare Paula viene rubata la sedia al malato di Parkinson che rimane come un cetriolo sull’aereo. Il terminal, però, è sigillato. I passeggeri sono in quarantena per opera della crew di Extreme Makeover Home Edition. Dovendo aspettare i soccorsi, Jenny decide di prendere i bagagli dalla stiva per pascolare, ma il velivolo è deserto, coperto di sangue e moccio. I criceti sono fuggiti perché la gabbia si è aperta e un altro passeggero viene morso mentre cercava la sua pistola e tre caricatori tre di proiettili esplosivi: ma che controlli fanno all’imbarco di Los Angeles? Si scatena il putiferio, anche il capitano e il co-pilota sbavano, assalgono e devono essere abbattuti. Di nuovo tutti al terminal, perdendo anche la moglie del parkinsonato e l’uomo d’affari (il negher l’è andà, missione compiuta).
Cominciano fughe e inseguimenti con moria generale annessa. Foruncolino accusa Henry Pioggia di Bava di aver portato sull’aereo i pontaghi infetti, ma Jenny non gli crede perché vorrebbe accoppiarsi con l’insegnante. Arrivano le forze speciali che cominciano a iniettare sieri vari al gruppo. La babbiona viene infettata dall’artiglio di Fluffy, il gatto ormai rancido; Parkenstein da un topo che gli cade in testa insieme a tre valigie; il pistolero si mangia la moglie e il pargolo che aveva in grembo e le forze speciali, con turisti sessuali al seguito, vengono freddate dalla polizia mentre scappano. E’ il delirio: Henry si rivela un terrorista biologico e dopo essersi fatto indicare la strada da Puertorico Sta Bailando gli spara. Jenny, con l’aiuto della Dottoressa del Distretto Militare, poi sbranata dagli altri relitti, viene salvata da George, che fredda Henry, ma è stata morsa su una chiappa. Si fa in tempo a uscire dallo scarico dei cessi: il ragazzino è salvo perché talmente rachitico che passa dalla grata, Jenny morde e sbava come un mastino napoletano in calore e il gatto scorrazza felice per Las Vegas dopo aver firmato il contratto per il terzo capitolo della serie.
Indecente eruzione cinematografica al sapore di pancakes, il prodotto sembra costruito da una guida turistica con la diarrea cronica che ha terminato gli antipropulsivi: all’inizio sembra quasi in salute, ma alla lunga non può durare. Riconosciuto per la sua visione futuristica dell’economia, il film delinea una società pacificata dal patto collaborativo tra gatti e topi che di fronte alla recente crisi economica e finanziaria non disdegnano decisioni bipartisan in favore del bene comune. Cinofilo, il film è particolarmente gradito nei canili per l’abnegazione con cui gli attori cani riescono a immedesimarsi nella parte di attori cani con la rabbia. Sicura candidatura all’Oscar per l’interprete del malato di Parkinson, unico attore degno di nota in quanto costretto al silenzio e sottoposto a tutte le umiliazioni possibili, ma capace, al momento opportuno di irrompere sulla scena e staccare la giugulare a una comparsa con un morso degno di un pitbull.

Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.