giovedì 26 luglio 2012

80 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Biancaneve!
Per un ottimale esercizio fisico, onde evitare brutti infortuni, occorre sempre affrontare una fase prolungata di stretching. Questo devono aver pensato i produttori cinematografici prima di girare schifezze in serie ambientate nel medesimo reame, con i medesimi protagonisti, sebbene con livelli di testosterone e melensaggine diversi, questo va riconosciuto. Aspettando la morente Kristen Stewart, riuscirà una protagonista dalle sopracciglia capaci di ospitare tutti gli animali della foresta incantata a guadagnare la palma di più bella del reame distruggendo tutti gli specchi e condannandosi alla sfiga eterna?
Regno molto molto lontano, talmente lontano che è inutile andarci. Una voce fuori campo ci racconta una storia. Il Regno è in festa quando nasce la Principessa Biancaneve, ma non c’è tempo di tirare nemmeno un paio di tric e trac che la mamma muore. Il lutto dura giusto il tempo di un limoncello e il Re si inforna la bella matrigna Roberts, meno neutra del deodorante, ma un po’ più pisellabile. Con un sortilegio, la mandrucona manda il marito in mezzo al bosco, dove pare si sia diffuso un potere oscuro, e l’imbecille ci rimane secco. Per la povera Principessa Biancaneve Collins, un incrocio tra una femmina di spinone e un sardo, con le sopracciglia del sardo, inizia un periodo di privazioni e dialogo con le blatte del castello. Confinata dalla matrigna, che gufa per un tuffo dalla finestra della giovane, la ragazza sviluppa tutti i tratti della sindrome depressiva e decide di fuggire nel mondo con l’aiuto di una cameriera.
Giunta all’esterno della fortezza, cioè nella foresta innevata incantata infestata, la puttanella in erba incontra il Principe dei Cretini, tale Andrew Alcott, fresco di spartichiappe da parte dei sette nani giganti però anche piccoli. Liberato l’uomo e il suo inutile servitore, la ragazza torna al castello marcondirondirondello giusto in tempo per dare una dritta alla matrigna sul prossimo omino da impalmare. Infatti, il Regno verte in una situazione finanziaria peggiore di quella greca e l’alternativa a Deficenzo Alcott è un ripugnante vecchiardo con il pistolino caricato a salve. La Regina Neutra Roberts intuisce subito che c’è del tenero tra Biancaneve e l’omuncolo, per cui decreta lo sterminio della giovane per assideramento nella foresta, che a questo punto assume tutti i connotati della discarica per relitti umani, ospitando già i nani. Il compito tocca al servitore pacchiano inetto Brighton che, in preda a una crisi premestruale, non esegue.
Biancaneve si rifugia presso i nani giganti, ma anche piccoli: una famiglia disfunzionale composta da sette omini sgradevoli chiamati Mezzapinta, Grimm, Napoleone, Risata, Lupo, Macellaio e Mangione. Questi, come hobby, tra una gara di lancio del nano e l’altra, rapinano i viandanti di passaggio nella foresta, meglio ancora se si tratta di Brighton con il forziere delle tasse: praticamente sette Befera in una normale giornata d’ufficio. La Principessa, scoperta l’attività losca, restituisce il bottino al popolo e dà merito di questo ai nanerottoli che gongolano per la ritrovata popolarità. Per ripagare la squinzia del favore, gli ominidi decidono di addestrarla alla guerriglia e lanciarla contro la matrigna per sovvertire le sorti del Regno: una missione con la stessa probabilità di successo dell’invasione a nuoto dell’Australia. Il Principe, indignato, si lancia contro i briganti e scopre che Biancaneve non è morta e che lui è uno spadaccino pessimo, quindi degno della squadra maschile inglese di scherma alle prossime Olimpiadi.
La Regina decide di passare alle maniere magiche forti: i nani vengono mazzolati da due feticci ingrifati, Brighton viene trasformato in uno scarafone, il Principe in un cagnolino fedele e il Regno in una cloaca, giusto in tempo per il matrimonio reale. Matrimonio rovinato dal rapimento del pingone da parte di Biancapippa che lo scioglie dal sortilegio con il bacio di vero amore con lingua a tornado F5. La Regina del borotalco è stanca e gioca la sua carta più forte: la Bestia. Giunta nella foresta dirige il satanasso contro la Principessa e quest’ultimo sembra avere la meglio, quando la giovine spezza con un colpo di pugnale il legame dell’orrendo con la matrigna e ne rivela la vera natura… Eddard Stark!?!??!?! Beh, almeno abbiamo capito perché il Regno è andato a puttane. Ah, per onor di cronaca, la Regina avvizzisce come una mela rinsecchita, complice la distruzione del suo specchio incantato, e vissero tutti felici e contenti sui nostri coglioni.
Conferma inequivocabile di tutti difetti di una dieta povera di proteine animali, il film è l’evidente dimostrazione che ruoli cinematografici di responsabilità, dal posteggiatore a salire, non possono essere affidati a membri, pur eminenti, di popolazioni asiatiche che rifiutano di macellare le vacche per santificarle, se non a prezzo di produrre vaccate, per l’appunto. Inutile come utilizzare contraccettivi durante il sesso orale se non si fa parte di una setta religiosa, la pellicola sembra il risultato dell’intenso lavoro di uno sfintere catalitico che elimina quel poco di buono che c’è nella merda per lasciare solo lo scarto. Una menzione per Julia Roberts che riesce, con la maestria che le è propria, a ricordarci in modo inequivocabile che gli attori lavorano principalmente per i soldi, anche quando dimenticano nell’armadietto del cesso il loro talento.

Sleep-o-Meter: 04 – Il Piccolo Buddha (Coma Etilico)

mercoledì 18 luglio 2012

01 - Eddie McRaspa l’Onanista avrebbe mastruzzato per voi…

…Sara Contro Tutti!
Qualche giorno fa, mi sono detto che con una protagonista sopra le righe (proprio quelle che pensate ascoltandola parlare), la visione di “Sara Contro Tutti” sarebbe stato un giro di segheria di tutto rispetto, una performance che non si vedeva dai tempi di “Gola Profonda”. Pertanto, sistemati lubrificante, fazzolettini, creme, cremine, bistecche e bambole, ma soprattutto dopo aver osservato un paio di turni di riposo per riempire a dovere i serbatoi, mi sono approcciato al filmato con lo spirito del marine pronto a squinternare il nido di mitragliatrice nemico. Un respiro, esercizi sciogli polso, necessario riscaldamento dei metacarpi e via, vai con il click, partenza, andato.
Dopo qualche secondo di nero assoluto campeggia a tutto schermo una citazione in giallo e già un fremito sale sino al velopendulo. “Adoro toccarmi da sola, così non ho l’obbligo di far godere nessuno”. Perfetto! Il mio avambraccio, già massaggiato a dovere con olio di canfora per garantire una maggiore reattività muscolare, è pronto allo scatto, quando, finalmente, compare la mia dea, colei che deve farmi toccare punte inusitate di piacere: cinquanta sfumature di Sara. Si parte con il nero: il caschetto posticcio è quasi sexy, ma chissenefrega, tanto i miei lombi sono come una Ferrari in pole position. Stai zitta. Ti prego, stai zitta e continua a succhiare quel vibratore. Sara decide di parlare, non con l’alieno che l’ha scritturata, non con la Madonna di Medjugorie che la deve salvare dal demonio che è in lei, ma con me, membro (e che membro) del suo pubblico ingrifatissimo.
“Ciao sono Sara Tommasi ciuccio bene i vasi, mi piacerebbe fare la pornostar non per rubare il lavoro alle altre che hanno già fatto un sacco di carriera, come Laura Perego e la Eva Henger, ma solamente per divertirvi, divertirmi, ciucciare bene i vasi e che dire… fare bene l’amore, perché mi piace tanto fare l’amore a me e soprattutto fare tanto sesso, con tanti bei ragazzi e belle ragazze. Insomma basta che c’è un cazzo, una figa, o qualcosa che mi piace e mi attira e che godo, perché a me piace tanto godere, proprio tanto tanto tanto tanto. Sono una ternana D.O.C., si perché vengo dall’Umbria, una città noiosissima, ma qui mi diverto tanto, perché l’Italia è un posto dove si fa solo tanto sesso. Tutti amano il sesso. Ci sono sempre le tre S di mezzo: Soldi, sesso e successo. E allora più fai sesso, più fai soldi, più hai successo. Per far girare la testa agli uomini faccio sesso. Così spero di trovare il principe azzurro”.
Prospettiva di tutto rispetto quella di trovare l’amore della vita girando un pornaccio, ma nessuno pensa al mio pipino qui? Questo monologo, a parte richiamare la recente spending review e la nascita della presunta città metropolitana di Umbria (una città noiosissima), ha creato un baratro incolmabile tra il mio pene e la mia mano. Non è accettabile, ma ecco che Sara parte in solitaria. Dildo a ventosa sul tavolo inforcato con agilità, mentre con il vibratore tappa bocca si toglie la divisa da porno cameriera. Dai godi! Niente. La statua del “David” di Donatello è più eccitante. E non parliamo dell’audio asincrono, con musica frammista a gridolini tipo sirena dell’ambulanza. La mia mano destra comincia a ravanare nella scodella delle patatine, come se stessi guardando la finale degli Europei: per il momento la mia erezione è identica a quando la Spagna ha segnato il primo goal.
Lascio correre il solitario come un brutto prologo finché non sopraggiunge una strappona bionda. Alè, vai col lesbo. No, non vai da nessuna parte. Continua il sottofondo asincrono, partono strusciamenti, leccatine, carezzine e tutti gli altri diminutivi, ma la partecipazione delle protagoniste è quella di un veterinario che pratica l’inseminazione artificiale alle giumente. Ormai la mia mano destra potrebbe essere amputata, mentre la sinistra ha sempre rifiutato il sesso sicuro. Dopo questo scempio, caschetto amaranto e occhio pallato: Sara, dopo essersi buttata giù tutta la polvere che aveva a tiro, anche il Baygon scarafaggi, ci confessa che uno dei suoi sogni è quello di essere presa con la forza. Ne prendo atto, ormai ho la stessa verve erotica di un impiegato dell’anagrafe, e assisto impotente (mai occasione fu più azzeccata per utilizzare questo termine) all’arrivo di un manzo che la mette a pecora. Nella vecchia fattoria, ia, ia, ooooh.
Miracolo della regia: anche le espressioni di Sara cominciano a essere asincrone, prima, e a non essere, poi. Sciopero dei corpi cavernosi: il mio cazzetto seminuovo è da buttare. Peccato, qualche chilometro poteva ancora farlo. Persa la virilità, continuo per masochismo. Arriva il secondo manzo e scatta, dopo toccamenti, pompini e palpate, la doppia penetrazione, con un accesso di godimento all’atto del sesso anale del tutto simile al verso di un soldato al fronte mentre gli suturano il ventre squarciato da una mina antiuomo. Si attende solo il finale scontato di ogni pornazzo, ma anche lì la nostra indomita riesce a farsi mancare la bocca da due centimetri: è vero che lo schizzo è sempre imprevedibile, io ne so qualcosa dopo anni di perfezionamento della tecnica di raccolta prodotto dopo l'attività manuale, ma almeno i fondamentali potevano essere studiati un po’ meglio. Rocco Siffredi ha detto: “Un film squallido”. Io dico: “Tanto riscaldamento per nulla, meglio le pelosone degli anni ‘70”.

giovedì 12 luglio 2012

79 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Attack the Block – Invasione Aliena!
Ah, la tranquilla periferia londinese: scritte sui muri, gruppi di giovinastri strafatti che corrono qua e là, rapinando oneste vecchiette con una bottiglia di gin nella borsetta di coccodrillo, bande di spacciatori che sorbiscono il loro the delle cinque agli angoli delle strade. Mentre gli hooligans sono tutti al pub a vedere un quarto di finale di Coppa del Nonno, riuscirà un regista sommerso di premi indipendenti, con un cast sommerso di premi indipendenti e una produzione sommersa di premi indipendenti, a girare una versione alieno fobica de “I Goonies” capace di stimolare la vescica meglio di una pinta di birra ambrata?
Londra, Regno Unitissimo (talmente unito che ogni decennio perde un pezzo). Mentre la babbiona della Regina si ostina a non crepare per la gioia dei rampolli di casa Windsor, la giovane infermierina Sam viene rapinata sulla strada di casa da una gang di adolescenti composta da Moses, il capo, manco a dirlo un negro; Biggz, il flashato dagli stupefacenti; Dennis, il chiacchierone scurrile; Jerome, l’intellettuale, ovvero l’unico che sa le tabelline fino a quella del nove; e Pest, il nerd nobilitato che vive con la nonna. Durante la rapa, un oggetto fiammeggiante cade dal cielo e i cinque lo inseguono scoprendo che si tratta di un alieno. Qualsiasi essere baciato dal bosone di Higgs ordinerebbe la ritirata strategica al cesso, ma Moses decide di ammazzare la bestia a calci e portarsela come trofeo a casa di Ron, spacciatore di fiducia del gruppo, per chiedergli consulenza su come vendere il feticcio ai tabloid, spacciandolo per il figlio di Balotelli.
Ron non si pronuncia e Moses, indeciso sul da farsi, chiede di poter conservare la carcassa nella blindatissima “Stanza della Maria” dove il boss, Hi-Hatz, coltiva erba da prato indiana e compone musica rap. Il capoccia prende in simpatia il marmoreo ragazzino, gli conserva l’orrendo animale e lo manda per la strada a vendere coca: strano modo di trasmettere affetto. Durante il giro del cilum, i ragazzi vedono piovere altri asteroidi e decidono di attuare uno sterminio di massa programmato di cui Himmler sarebbe stato fierissimo. Stavolta, però, nonostante l’armamento, le bestie sono nere, più grosse e cattivissime e la ronda padana deve battere in ritirata. Sulla strada del manipolo si pongono gli sbirri, accompagnati da Sam, giusto in tempo per essere masticati dagli alieni. L’infermiera del turno di notte e i ragazzi fuggono con la camionetta poliziesca e fanno un frontale con la Mercedes di Hi-Hatz, che a sua volta rischia di venire raschiato dall’intestino crasso di un bestione. Scatta la fuga numero due in ordine sparso.
Biggz rimane chiuso in un cassonetto della monnezza e Pest per poco non regala la sua tibia ai visitatori come stuzzicadenti: saranno le trappole di Willy l’Orbo, ah, no, quello è il film da cui hanno scopiazzato l’intreccio. Tutti si rifugiano in casa di Sam, che medica Biggz mentre Moses va avanti a uccidere come nulla fosse. Dopo poco arriva un altro bestione che si pappa Dennis, personaggio inutile e confusionario, e costringe tutti all’ennesima fuga. Nel frattempo, Hi-Hatz gira con un cannone e fredda tutto quello che si muove, scagnozzi compresi. Il blocco è sotto assedio e non bastano i cancelli in ferro della casa della tipa di Moses: gli alieni sembrano perseguitare il capetto della gang che viene cacciato come un lebbroso a una convention di maniaci dell’igiene. Al gruppo si aggiunge Brewis, fattone, e grazie ai fumogeni di Pest, viene creato un diversivo per fuggire (non male per degli sterminatori, scappano come blatte alla luce!), ma Jerome, intento a recitare la tabellina del sette, si perde e diventa il sorbetto prima della portata di pesce.
Si pensa di andare da Ron, che cercava di restarsene fuori da tutto, ma anche Hi-Hatz, sotto sotto sotto sotto, ha un cervello e tende un agguato con un tempismo perfetto per essere la portata di carne del banchetto alieno. Trincerati tutti nella “Stanza della Maria”, Brewis scopre che Moses è cosparso di melma fluorescente e ipotizza si tratti del feromone della femmina uccisa, che attira tutti i maschi infoiati e arrabbiati per la scopata sfumata. Piano stile Banda Fratelli (devo smetterla, lo so): Sam, unica non cosparsa di melma erotizzante, accende il gas del forno di casa; Moses, con il cadaverino alieno a mo’ di zainetto attira i maschi, poi lancia lo Scrondo femmina sul tavolo della cucina, attizza un petardo e fa saltare la palazzina, tuffandosi dalla finestra e sopravvivendo appeso a una bandiera britannica. Super Sloth! E Biggz? Biggz è stato liberato da due bambini di sette anni, Probs e Mayhem, che hanno arrostito l’alieno con un Liquidator caricato a benzina e delle miccette. Sta bene, puzza, ma non è stato pagato nessun riscatto per la sua liberazione.
Ricco di spunti per comprendere appieno l’evoluzione della specie umana, il prodotto dimostra l’utilità sociale di categorie apparentemente inutili, come i produttori di petardi, i suicidi con il gas del forno e gli scagnozzi, che, se combinate in modo assolutamente casuale, possono proteggere le periferie del pianeta da un gruppo di alieni in fregola riproduttiva. Devastante per la moderna psicologia, il film presenta personaggi con uno spessore umano pari a quello dei sagomati di cartone distribuiti, a scopo pubblicitario, nelle sale cinematografiche. Tacciata di razzismo minimalista subliminale dai soliti perbenisti che, in quanto soliti, non vengono mai citati per nome, tanto da creare seri dubbi sulla loro esistenza, la pellicola è un’abile accozzaglia di stereotipi in cui, a confronto degli alieni, più neri, perseguitati e segregati della popolazione afroamericana dell’Alabama negli anni ’60, il protagonista sembra il generale Nathan Bedford Forrest, fondatore del Ku Klux Klan.

Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

giovedì 5 luglio 2012

78 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Quella Casa nel Bosco!
C’era una volta un’attività tranquilla, a bassissimo costo e altamente ricreativa: la camporella. C’era una volta, ma ora non c’è più, perché la cinematografia orrorifica ha deciso di accanirsi su questa sacra pratica con la violenza di uno zombie che si pappa un coniglino morbidino bello bellino batuffolino. Il destino di milioni di giovani è appeso ai lombi di tre smidollati accompagnati da due sciacquette. Riuscirà l’ennesimo, orrendo prodotto ambientato in un cottage isolato e inquietante a demolire anche l’ultima delle certezze umane, cioè che non è necessario avere un tetto per trombare, sebbene sia più comodo quando piove?
Cittadina provinciale noiosa, Stati Uniti (ma quante cose succedono ogni giorno negli States?). Un gruppo di baldi studenti universitari sta per andare a fare un bel weekend fuori porta nel cottage del cugino di Curt, palestrato giocatore di tutti gli sport violenti, nonché capo della spedizione. Lo seguono Jules, la sua mignottella da compagnia; Marty, fattone incredibile con l’abitudine di spararsi almeno un bong quando guida; Holden, intellettualoide di colore dalla nerchia possente; e Dana fragile ragazza con l’abitudine di farsi montare dai professori in cambio di buoni voti. Prima di giungere al cottage, i ragazzi fanno la conoscenza del tenero Mordecai: un benzinaio apocalittico che sputa tabacco sulle scarpe di tutti e prevede tempi durissimi per la comitiva. Gli scongiuri sembrano superflui dopo l’ingresso nella baracca che sembra un luogo adatto solo per lo sbudellamento.
Qualcosa sotto c’è, perché la casetta è controllata da un’organizzazione segreta che organizza scommesse su come saranno maciullati gli ospiti. Marty ha il sentore che qualcosa non funziona, ma è troppo preso a fumare i gatti di polvere della baracca per dare ascolto a sé stesso, figurarsi gli altri. Durante il party alcolico serale, in cui Jules dà il meglio di sé facendolo venire barzotto anche alla testa di un lupo appesa al muro, si apre accidentalmente la porta della cantina. I cinque scendono e scoprono vari reperti, tra cui un diario che Dana legge ad alta voce. Ogni reperto avrebbe richiamato un mostro diverso, ma questo giro lo vincono i Contadini Sadici Zombie: papà Giuda e la sua figlioccia senza un braccio. Curt e Jules si recano nel boschetto per un sano ripasso del kamasutra, ma vengono acchiappati dai mostri: lui si dà alla macchia e lei viene aperta come una patella.
Scatta il panico. Holden e Dana si barricano in casa, Curt corre a caso con un coltello piantato nella schiena e sbatte la porta dello studio di Tele Nuovo Verona urlando (ecco chi è quel mona) e Marty, novello segugio per stupefacenti, cerca marijuana e trova telecamere e microchip, senza capire naturalmente. Giuda subentra con il suo carico di marciume, acchiappa il fattone e se lo porta via. I tre superstiti fuggono con il camper, ma il tunnel che dà sulla valle viene fatto franare dai supersegretissimi: Curt prova il salto del burrone con la sua moto da trial, ma si spatacca come un moscone su una barriera di energia che circonda il mattatoio. Fuori tre. L’inutile Holden viene masticato dalla bimba mutilata mentre guida e Dana viene lasciata a papà Giuda che la frolla come un magatello di cavallo. Gli agenti segreti festeggiano la fine della mattanza, ma fatto e strafatto Marty è ancora vivo e riesce a salvare Dana, con disappunto di tutta l’agenzia scommesse dell’incubo. Potere degli stupefacenti.
I ragazzi scappano nella tana degli zombie e scoprono un ascensore che conduce alla prigione dei mostri dell’agenzia sotterranea. I vertici di questa mandano i corpi speciali per ammazzare i due fuggiaschi, ma Dana libera tutti gli ospiti e dà inizio allo spargimento di colorante rosso. Tutti crepano malamente tranne la Direttrice Weaver che illustra ai due giovani il motivo di quel delirio: occorre placare gli Antichi, divinità dormienti che richiedono il sacrificio, nell’ordine, della Puttana (Jules ringrazia), dell’Atleta, dello Studioso, del Buffone e della Vergine (almeno in una della cavità corporee, non è difficile). La Direttrice prova a compiere il rito, ma viene sucata dalla bimba zombie, mentre Dana si intrattiene con un licantropo nella stagione degli amori. Marty sbroglia la situazione a suon di revolverate. Alla fine il rituale non è compiuto, gli Antichi si risvegliano e Marty e Dana chiudono l’epopea umana con una bella canna: il degno epilogo per una discinta psicolabile che si accompagna a un monomaniaco paranoico. Non oserei pensare alla prole.
Pietra miliare della comicità involontaria, il lungometraggio fa di tutto per produrre della sottile ironia, ma lo spettatore non ha l’occasione di accorgersene poiché ha scelto la sordità da un pezzo. Amata dagli esperti di urbanistica, la pellicola riesce a innescare processi virtuosi di riqualificazione per interi quartieri, in quanto il pubblico, pur di non entrare al cinema, è disposto a farsi sodomizzare economicamente dal più becero dei bottegai. Obbligatorio nei ritiri pre-campionato, secondo le disposizioni della Federazione Italiana Giuoco Calcio, il prodotto è ritenuto un ottimo placebo alla febbre da scommesse dilagante tra i giocatori, sebbene i più incalliti abbiano immediatamente inviato il proprio curriculum, corredato da un paio di Rolex, all’ufficio personale dell’agenzia segreta. Non pervenuto lo sceneggiatore: se tutto va come deve, sta spurgando nella panza di un Antico.

Sleep-o-Meter: 02 – La Luna (Sonno Ortodosso)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.