lunedì 10 maggio 2010

08 - The Code

Una domanda ricorre dai tempi di "Entrapment", quando la truffaldina industria dei sogni ha voluto farci credere che a Sean Connery tira ancora e che un ottantenne può tenere il ritmo di una indiavolata trentenne emulando le acrobazie irraggiungibili di "L'Importanza di Chiavarsi Ernesto": con quello che sta succedendo oggi nel nostro paese, nelle nostre aziende, nelle nostre case, nei nostri cessi, era davvero necessario un nuovo film sui ladri? La comunità WASP statunitense e il Partito Repubblicano non ringrazieranno mai abbastanza il visionario regista che ha riunito un negro, un russo e un ispanico per fargli gettare panico nelle strade di una città. Lo ringrazieremo anche noi, cancellando il marchio d'infamia sceso sul nostro cinema dopo "I Mitici: Colpo Gobbo a Milano"?
Il giovane Ladro Gabriel rapina commercianti di diamanti olandesi in metropolitana per sbarcare il lunario. A causa dei suoi metodi raffinati, urla grottesche e pistola spianata in mezzo alla folla, viene notato dall'altezzoso rapinatore Keith Mandela Freeman Ripley che cerca di assoldarlo per il colpo della vita. Gabriel resiste con forza all'assenza di spiegazioni e accetta. A questo punto, l'osservatore medio, se non si è addormentato o se non ha chiesto il rimborso, ha capito che Gabriel è in realtà un poliziotto di Miami (eh sì, perché gli ispanoamericani vivono tutti solo in Florida; a New York se chiedi a qualcuno dei Latin Kings non capisce di cosa si stia parlando), messo alle calcagna dell'inafferrabile ladro. Nel frattempo Keith è perseguitato dagli scagnozzi di un boss della mafia russa che lamenta il mancato saldo di un misterioso debito contratto dall'ex socio di Keith, tale Victor, morto ammazzato senza cadavere, arma del delitto e movente (quindi vi anticipo che è vivo e vegeto, l'avrebbe capito anche un ausiliario della sosta).
Il Ladro Gabriel, stanco di prendere mazzate dai russi per conto di un presunto morto, si incaponisce e comincia a stendere il piano della "rapa": obiettivo un caveau ultrasorvegliato di una gioielleria russa (aridaje) chiamata Romanov (uno sforzo creativo pari alle Dmoiselles d'Avignon di Picasso) in cui sono racchiuse due inestimabili uova fabergè. Mentre i due ladri svolgono sopralluoghi, mettono telecamere, ascoltano conversazioni telefoniche di altri (praticamente studiano per diventare procuratore), Gabriel incappa nella figlia di Victor: Alexandra, avvocato, la solita biondina sguardo di ghiaccio e genitali in fiamme, pronta a trombarsi anche il cane del vicino. Tra il chiuaua e Gabriel decide per il sesso infuocato con il secondo. Keith, che dalla morte del socio le fa da tutore e desidererebbe almeno un po' di sesso orale, se la prende con il giovane, il quale, abbozza e riciula. Dopo un incontro/scontro i due ladri vengono fatti prigionieri dal boss mafioso che, per essere sicuro del furto e del saldo debiti, rapisce la slava-ta e la utilizza come merce di scambio.
Non c'è più tempo, anche polizia, FBI, CIA, suffragette ed esercito della salvezza cominciano a mettere pressione. Si parte con il colpo e la tensione si taglia con il machete. I due segano un muro di cemento armato di quaranta centimetri, trapanano una porta blindata di acciaio e piombo di cinquanta, strisciano sotto gli infrarossi con una tavola a rotelle da meccanico di borgata senza che gli idioti della sorveglianza, tutti russi, si accorgano di nulla (durante il turno di notte si pappano addirittura una torta alla panna: unica cosa buona del film, la torta). Arrivati al cuore del tesoro, scoprendo che la gioielleria Romanov è una copertura per il traffico di tesori dalla Russia (ma esiste un russo onesto e intelligente nel mondo secondo gli americani?), Gabriel si svela a Keith (mentre lo scroto del pubblico maschile si svelle e i testicoli rotolano per la sala in ordine sparso): vuole le uova per liberare la bella Alexandra di cui è innamorato. Cosa tira più di un carro di buoi secondo la saggezza popolare? Superate le ineffabili guardie armate e avvisata la polizia, il ladro sbirro corre dal mafioso e porta a termine lo scambio con la ragazza, la quale, grata, lo insulta e se ne va.
Quando i colleghi di Gabriel arrivano nel caveau è troppo tardi. Il furbo Keith, prima di essere arrestato, si è lavorato i finti gioiellieri e, in cambio della libertà, ha svelato l'arrivo degli sbirri permettendo ai Romanov di far sparire la refurtiva. Gabriel, cornuto e mazziato, ha mandato alle ortiche tutta l'indagine per pochi minuti d'amore: il boss mafioso, infatti, si rivela essere niente glande di meno che Victor il quale, in combutta con Keith e Alexandra, ha fatto fesso il povero infiltrato. Mentre i due vecchi marpioni volano verso un paradiso tropicale con le uova da quaranta milioni di dollari, alla faccia della crisi, il povero Gabriel, cacciato con ignominia dal lavoro (primo barlume di genio in un monnezzaio di ovvietà), viene raggiunto dalla bella Alex, radiata dall'albo degli avvocati dopo aver tirato fuori un negro di prigione, che gli confessa il suo amore a colpi di vodka. Gabriel, già alcolizzato per disperazione, sorride amaramente e si ricorda che come attore può copulare finché vuole, ma dopo “Philadelphia” rimarrà per sempre il dolce efebico Miguel Alvarez.
Film di sicuro impatto, quello che dovrebbe subire il regista a lanciato con una Lamborghini contro una portaerei. Talmente brutto che persino i doppiatori storici dei protagonisti si sono rifiutati di prestare la propria voce imbruttendolo ulteriormente: un po' come chiedere a Rita Levi Montalcini di prestare l'ugola a Brigitta Bulgari. Munirsi di sacchetto di carta qualora il cinema non lo fornisse. Non si assisteva a tanto accanimento contro un popolo ex sovietico da "Ursus il Terrore dei Kirghisi". Nessun commento può salvare gli olandesi che vanno in metropolitana con diamanti in tasca e migliaia di dollari in valigia: carne da cannone per tutti i rom di New York. Una pellicola che, fosse uscita negli anni '80, avrebbe cambiato il destino del mondo, poiché nel constatare l'imbecillità congenita dei poliziotti, unici veri americani in azione in tutto il film, anche Ronald Reagan sarebbe certamente diventato comunista. Purtroppo è uscita nel 2009, ma non ha perso in potenziale rivoluzionario, almeno per ciò che concerne il campo di sonniferi e lassativi.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

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Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

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Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

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