lunedì 10 maggio 2010

04 - Dorian Gray

Ci hanno provato nel 1945, ma la nomination all'Oscar di Angela Lansbury (alias Jessica Fletcher...e ci lamentiamo che è andato male? Dove passa la vecchia non cresce più l'erba) e due atomiche non sono bastate; ci hanno provato nel 2004, ma il cast improvvisato è stato notato anche dall'Associazione Non Vedenti; ci hanno provato nel 2006, ma il Festival del Cinema di Cardiff ha affossato la pellicola prima che uscisse nelle sale (e se si è rifiutato di vederla un Gallese con tutto quello che vede ogni giorno fuori dalla finestra, deve essere veramente brutto); quello che ormai è un appuntamento con la morte del cinema rinnova gli smalti e i profumi per la fine del 2009. Riuscirà a mantenere invariato il palmares?
Inghilterra, fine età Vittoriana. L'allampanato e ingenuo giovinastro Dorian, rampollo dei Gray, dopo aver litigato con Paul, John, George e Ringo, lascia i Beatles per ritornare alla casa natia in seguito alla morte del padre, nobiluomo londinese con l'hobby della violenza sui minori, non prima di essere passato dall'Australia per rubare il berretto di Angus Young degli AC/DC. Dopo anni di legnate e ingroppate alla scuola dei preti (sai che novità), dopo essere stato scippato dai dei mocciosi alla stazione, dopo che un cane gli pisciato sui pantaloni nuovi, il ragazzo è quantomeno imbranato dall'imbarazzo, un po' la versione sfigata di Pippo della Disney. Tuttavia, senza nemmeno poter proferire verbo sulle proprie preferenze sessuali, il giovine è immediatamente preda degli amici di papà: un pittore gay, Basil l'investigatopo, e un gentiluomo cinico e scopatore, Lord Henry Wotton, un nome una garanzia di morbidezza.
Mentre Basil lo ritrae su tela con tutta la perizia tipica dei roditori, Henry, grazie alla sua visione equilibrata della vita, lo porta sulla strada maestra di ogni uomo con gli attributi pelosi: alcool, droga e sesso, tanto sesso, ancora più sesso (come disse una volta Iva Zanicchi ospite di Giucas Casella su RaiUno alle 15.30 della domenica; e poi rompono le scatole a Rocco e alle patatine). Il ritratto è quasi pronto, quando Lord Henry pone la fatidica domanda e Dorian risponde affermativamente: vuoi tutto subito dando un po' l'orifizio al Demonio? Giusto il tempo di deflorare e infornare una pagnotta nel ventre bianco e molliccio di un'attrice di periferia, Sybil Vane, e il patto con il demonio comincia a dare i suoi frutti. La donna si suicida, il fratello di lei viene internato in sanatorio, il teatrino chiuso: effetto della partecipazione della Lansbury alla pellicola del 1945. Dorian è libero dai sensi di colpa e quelli che fanno capolino vengono annientati con litri di gin e chili di oppio. Insieme a Lord Henry frequenta tutti i centri massaggi cinesi dell'epoca facendo la vita dell'assorbente interno, al momento giusto entra e al momento giusto esce.
Finito di timbrare le prostitute della capitale, si passa a giovani, meno giovani, vecchie, salme, cariatidi, bistecche nel calorifero e buchi nei muri, preferibilmente vicino alla centrale termica, dell'alta società (in una serata si tromba la figlia, poi la madre davanti alla figlia nascosta, poi coglioneggia il padre fesso e marito becco delle due). L'uomo è all'apice della popolarità e mentre Lord Henry si gode le marchette di riflesso, Basil tenta di moralizzare quel che rimane del vecchio Dorian, il quale, dopo aver provato l'asino show, decide di passare a tutte le pratiche omo-erotiche, slinguandoselo avidamente davanti al maggiordomo. Ma il pittore è innamorato, di un amore puro (Ava come lava) e con uno sguardo degno di Natalie mentre pippa con Marrazzo riesce a strappare all'antico bambascione il terribile segreto. Preda dell'isterismo tipico delle checche innamorate e non corrisposte, Basil cerca di distruggere la sua creatura, ma Dorian lo accoltella con uno specchio rotto (e anche qui se vogliamo vedere l'influsso della vecchia babbiona scrittrice di gialli...), lo fa a pezzi, lo carica in un baule e lo getta nel Tamigi, ormai prosciugato dalla montagna di cadaveri e melma depositati sul fondo.
Dorian, dopo il funerale della nutria, sceglie la fuga e chiede a Henry di partire con lui per il mondo (una meta abbordabile per tutte le tasche), ma questi rifiuta per l'imminente nascita della figlia, vista come una iattura sino alla notte precedente mentre una nera gli stava facendo un soffocone. Passano alcuni anni e le carrozze hanno lasciato spazio alle auto. Su un vecchio modello Fiat, Gray rientra alla casa paterna (e se ha viaggiato tutto il tempo in Fiat ci sono voluti anni per arrivare all'angolo dell'isolato). Il tempo e i vizi non lo hanno scalfito, tanto che anche il più idiota dei nobili londinesi, un Parker Bowles qualsiasi, si accorge che c'è qualcosa che non quadra. Un eterno ventenne non regge, ci ha provato Michael Jackson e va che fine che ha fatto. Unica a non notare differenze la figlia di Henry Wotton, un cesso alla turca appena passato con il Wc Net dopo che ha evacuato un tedesco, che freme di passione per Dorian nei rari momenti in cui non deve scappare a gambe levate dalle pistolettate del fratello della povera Sybil, uscito dal sanatorio e ansioso di esplorare nuove frontiere del sadismo.
Una sera di pioggia, dopo aver scaraventato l'inseguitore(...nel Tamigi? No, stavano dragando gli ultimi venti corpi) sotto un treno della metropolitana, Dorian, schifato anche dagli operai dello spurgo fognario, si rifugia tra le braccia della ragazza e viene squallidamente sgamato dal padre di lei. L'errore da dilettante viene pagato a caro prezzo: mai scopare la figlia a casa del papà, lo sanno anche Alvin e i Chipmunks, pena la persecuzione. Henry ha capito tutto e, alla vigilia della partenza per New York della coppia, decide di usare le grazie della figliola per distrarre il pingone e andare spaccare il ritratto liberando Londra da quella maledizione. In un finale convulso con effetti speciali che non si vedevano da The Untouchables, non prima di aver infranto anche l'ultimo e più importante imene, Dorian si suicida trafiggendo il quadro e liberando la sua anima corrotta, mentre la polizia londinese festeggia: rimangono da sconfiggere solo Jack lo Squartatore, il Professor Moriarty, Mr. Hyde e Dracula.
Film sicuro candidato all'Oscar della discarica municipale, in cui nulla è più godibile dei titoli di coda. Pregevole la scelta di un cast di semisconosciuti, accettazione dell'inevitabile ecatombe. Un delirio scopatorio che non si vedeva da "I peccati di Dorian Gray", film di nicchia apprezzato almeno dal pubblico di nicchia. Qui una nicchia potrebbe non bastare, soprattutto se Dorian ti acchiappa dal lato sbagliato. Piuttosto che spendere per questa pellicola, consigliamo di riscoprire i classici, come "L'Ultimo Tango Anale" e "Le Donne di Mandingo", almeno qui gli attori sono credibili.

Sleep-o-Meter: 04 – Il Piccolo Buddha (Coma Etilico)

Nessun commento:

Posta un commento

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.