Sentivamo la mancanza dei vampiri. Dopo averne visti così pochi, sentivamo proprio la mancanza di tonnellate di sbudellati, prosciugati, sucati, leccati, cotti al sangue e mangiati. Ammesso che il vampirismo cinematografico sia una realtà, ormai ci troviamo sull’orlo di una pericolosa irreversibile estinzione di idee culinarie che solo Benedetta Parodi può arrestare. Riuscirà l’ennesima guerra tra succhiasangue e succhiabanane a non appiattire definitivamente l’elettroencefalogramma del pubblico e a votarlo alla visione continua di “Sale, Pepe e Fantasia”, “Guerrino Consiglia” e “La Prova del Cuoco”?
Pianeta Terra, Città Fortificata della Chiesa del Futuro. La guerra tra umani e vampiri è ormai un lontano ricordo, come la vegetazione sul pianeta, ma nell’avamposto 10 un’allegra famigliola di coloni viene sbrindellata da misteriosi assalitori. La Chiesa, che protegge gli umani in città fortificate dotate di tutti gli “sconfort”, rifiuta di credere che i vampiri siano scappati dalle riserve, luoghi meravigliosi dove vengono nutriti con sangue di pollo con l’aviaria, e continua a imbesuire la popolazione con messaggi di alto valore spirituale tipo “con troppe manovelle diventi cieco”. A tal proposito anche i sacerdoti, monaci guerrieri più infervorati di Antonio Socci dopo la Santa Messa, sono stati cassaintegrati e condannati a spalare rifiuti al termovalorizzatore di Acerra.
Tuttavia Ivan Isaacs Bettany Ero San Michele in Legion Adesso Solo un Pretaccio si ribella al diktat. Vuoi perché gli hanno ammazzato il fratello da lui cornificato, vuoi perché gli hanno spazzolato la bella cognata o vuoi perché gli hanno rapito la nipote, il nero sterminatore si mette in viaggio con la sua moto a energia solare insieme a Cam Hicks, un uomo un pareggio, sceriffo dell’avamposto. Giunti alla riserva dei vampiri, in cui tutte le guardie sono state pappate come pomodori San Marzano, i due si trovano a combattere con quattro orrende creature e un esercito di famigli che non usano Durban’s. Inutile dire che senza Ivan il povero pareggio a quest’ora sarebbe una lombata al rosmarino con contorno di patate al forno. Nel frattempo la Chiesa, per lavare l’onta e anche le mutande dei vescovi, scongela gli altri sacerdoti che, capeggiati da Maggie Q di Quadro, inseguono l’eretico.
Ivan e Hicks si recano all’alveare di tutti gli alveari, luogo di riproduzione vampiresca, scoprendolo desolatamente vuoto. Anche Maggie Q arriva in zona, ma solo per fare gli occhi dolci a Isaacs e accompagnarlo nella sua crociata contro le trasfusioni. I vampiri hanno preso il regionale Trenitalia per Jericho e si preparano a invadere il mondo degli umani guidati dal Black Hat, un ex sacerdote convertito al vampirismo con qualche succhione e una purga. Il mondo è un deserto e il treno arriva in orario: si vede che è un film. I pendolari scemano dai vagoni e non bastano tre preti, che vengono prontamente crocefissi, per impedirgli di timbrare il cartellino in orario. Quando i tre dell’oca putrefatta arrivano in città trovano uno scempio stile Oviesse Industry durante i saldi: bisogna fermare a tutti i costi il treno. Si potrebbe lavorare di fino indicendo uno sciopero dei macchinisti, ma i tre scelgono la dinamite.
Raggiunto il convoglio, mentre i due maschietti fanno il lavoro sporco, Maggie si occupa di sterminare qualche motociclista zanne lunghe e piazzare il detonatore sull’unica linea ferroviaria funzionante, per la gioia dei contribuenti. Dentro il treno è uno spettacolo: Vivo Morto Hicks scappa isterico di fronte a qualsiasi cosa come una checca nella Playboy Mansion, mentre Ivan viene frollato di mazzate da Black Hat prima che venga rivelato il suo segreto, cioè la paternità della nipote. Altro che celle umide e penitenze! Fortunatamente Q di Quaderno decide che rovinare i binari è un peccato e si lancia con la moto carica di tritolo contro il treno: che si stia convertendo all’islam? Non c’è tempo di saperlo, perché a parte i protagonisti tutto il vampirame frigge nel rogo, compreso il temibile Black Hat che è immortale, mena come un fabbro, ma non sa saltare giù da un treno in corsa. La Chiesa accoglie il successo con la consueta bonaria allegria e scomunica tutti, anche le comparse.
Emozionante come una partita di bridge al Circolo Amici del Libro, il film si distingue da una scarica diarroica solo nei momenti in cui gli attori non recitano per viaggiare nel deserto in motocicletta. Accattivante nella sua visione politico-religiosa, l’intreccio sembra scritto a quattro mani da Armin Benedikter e un paguro bernardo femmina che soffre di endometriosi. Vergognosa nelle sue illazioni futuristiche contro Santa Madre Chiesa, la pellicola ha sfiorato il meeting di Rimini, quello di Riccione e quello di Milano Marittima, ma alla fine è rimbalzata sul trampolino della sua stessa idiozia in un fragore di piadina allo squaquerone. Di buon livello, ma ancora lontano dal meglio del genere, come “Shaolin Contro i Mostri Diabolici”, il prodotto rammenta spedizione di Cristoforo Colombo: finisce bene solo grazie a un colpo di culo.
Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)
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