lunedì 24 ottobre 2011

53 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Priest!
Sentivamo la mancanza dei vampiri. Dopo averne visti così pochi, sentivamo proprio la mancanza di tonnellate di sbudellati, prosciugati, sucati, leccati, cotti al sangue e mangiati. Ammesso che il vampirismo cinematografico sia una realtà, ormai ci troviamo sull’orlo di una pericolosa irreversibile estinzione di idee culinarie che solo Benedetta Parodi può arrestare. Riuscirà l’ennesima guerra tra succhiasangue e succhiabanane a non appiattire definitivamente l’elettroencefalogramma del pubblico e a votarlo alla visione continua di “Sale, Pepe e Fantasia”, “Guerrino Consiglia” e “La Prova del Cuoco”?
Pianeta Terra, Città Fortificata della Chiesa del Futuro. La guerra tra umani e vampiri è ormai un lontano ricordo, come la vegetazione sul pianeta, ma nell’avamposto 10 un’allegra famigliola di coloni viene sbrindellata da misteriosi assalitori. La Chiesa, che protegge gli umani in città fortificate dotate di tutti gli “sconfort”, rifiuta di credere che i vampiri siano scappati dalle riserve, luoghi meravigliosi dove vengono nutriti con sangue di pollo con l’aviaria, e continua a imbesuire la popolazione con messaggi di alto valore spirituale tipo “con troppe manovelle diventi cieco”. A tal proposito anche i sacerdoti, monaci guerrieri più infervorati di Antonio Socci dopo la Santa Messa, sono stati cassaintegrati e condannati a spalare rifiuti al termovalorizzatore di Acerra.
Tuttavia Ivan Isaacs Bettany Ero San Michele in Legion Adesso Solo un Pretaccio si ribella al diktat. Vuoi perché gli hanno ammazzato il fratello da lui cornificato, vuoi perché gli hanno spazzolato la bella cognata o vuoi perché gli hanno rapito la nipote, il nero sterminatore si mette in viaggio con la sua moto a energia solare insieme a Cam Hicks, un uomo un pareggio, sceriffo dell’avamposto. Giunti alla riserva dei vampiri, in cui tutte le guardie sono state pappate come pomodori San Marzano, i due si trovano a combattere con quattro orrende creature e un esercito di famigli che non usano Durban’s. Inutile dire che senza Ivan il povero pareggio a quest’ora sarebbe una lombata al rosmarino con contorno di patate al forno. Nel frattempo la Chiesa, per lavare l’onta e anche le mutande dei vescovi, scongela gli altri sacerdoti che, capeggiati da Maggie Q di Quadro, inseguono l’eretico.
Ivan e Hicks si recano all’alveare di tutti gli alveari, luogo di riproduzione vampiresca, scoprendolo desolatamente vuoto. Anche Maggie Q arriva in zona, ma solo per fare gli occhi dolci a Isaacs e accompagnarlo nella sua crociata contro le trasfusioni. I vampiri hanno preso il regionale Trenitalia per Jericho e si preparano a invadere il mondo degli umani guidati dal Black Hat, un ex sacerdote convertito al vampirismo con qualche succhione e una purga. Il mondo è un deserto e il treno arriva in orario: si vede che è un film. I pendolari scemano dai vagoni e non bastano tre preti, che vengono prontamente crocefissi, per impedirgli di timbrare il cartellino in orario. Quando i tre dell’oca putrefatta arrivano in città trovano uno scempio stile Oviesse Industry durante i saldi: bisogna fermare a tutti i costi il treno. Si potrebbe lavorare di fino indicendo uno sciopero dei macchinisti, ma i tre scelgono la dinamite.
Raggiunto il convoglio, mentre i due maschietti fanno il lavoro sporco, Maggie si occupa di sterminare qualche motociclista zanne lunghe e piazzare il detonatore sull’unica linea ferroviaria funzionante, per la gioia dei contribuenti. Dentro il treno è uno spettacolo: Vivo Morto Hicks scappa isterico di fronte a qualsiasi cosa come una checca nella Playboy Mansion, mentre Ivan viene frollato di mazzate da Black Hat prima che venga rivelato il suo segreto, cioè la paternità della nipote. Altro che celle umide e penitenze! Fortunatamente Q di Quaderno decide che rovinare i binari è un peccato e si lancia con la moto carica di tritolo contro il treno: che si stia convertendo all’islam? Non c’è tempo di saperlo, perché a parte i protagonisti tutto il vampirame frigge nel rogo, compreso il temibile Black Hat che è immortale, mena come un fabbro, ma non sa saltare giù da un treno in corsa. La Chiesa accoglie il successo con la consueta bonaria allegria e scomunica tutti, anche le comparse.
Emozionante come una partita di bridge al Circolo Amici del Libro, il film si distingue da una scarica diarroica solo nei momenti in cui gli attori non recitano per viaggiare nel deserto in motocicletta. Accattivante nella sua visione politico-religiosa, l’intreccio sembra scritto a quattro mani da Armin Benedikter e un paguro bernardo femmina che soffre di endometriosi. Vergognosa nelle sue illazioni futuristiche contro Santa Madre Chiesa, la pellicola ha sfiorato il meeting di Rimini, quello di Riccione e quello di Milano Marittima, ma alla fine è rimbalzata sul trampolino della sua stessa idiozia in un fragore di piadina allo squaquerone. Di buon livello, ma ancora lontano dal meglio del genere, come “Shaolin Contro i Mostri Diabolici”, il prodotto rammenta spedizione di Cristoforo Colombo: finisce bene solo grazie a un colpo di culo.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

domenica 16 ottobre 2011

52 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Rommate!
Finalmente il grande thriller americano. Finalmente il grande thriller da campus universitario. Finalmente un po’ di belle rustegone che se la annusano facendo ingrifare tutti i maschietti, umide comparse al fetore di muschio bianco votate a raccogliere il femmineo frutto proibito. Riuscirà un film girato prevalentemente in una stanza con due squinzie e un gattino a mettere in ginocchio, per una fellatio cinematografica, conclamati capolavori del genere come “Bloodsucking Freaks” e “Poultrygeist”, rilanciando Gossip Girl verso ruoli che maggiormente le competono come friggitrice e hamburgeratrice da McDonald’s?
Los Angeles. Mentre la città viene ricostruita dopo l’attacco di un esercito di semirettili coreani, i giovani ricchi e bene continuano a frequentare l’università e ad accoppiarsi furibondi. Tra essi, la giovane Sara (senza la “h”, ma che fantasia con i nomi questi cinematografari) vuole diventare stilista. Mentre aspetta che inizino i corsi, in un campus dove nemmeno la turca pubblica può essere definita cesso, e arrivi la sua compagna di stanza, va con l’amica Tracy, una che ha visto più volatili che frutti, a una festa. Lì beve come una spugna e rimorchia Stephen, il batterista di un gruppo che non avrà mai futuro, nemmeno in Italia, il paese dove solo i mediocri hanno una speranza di emergere. Tornando a casa, la giovane incappa in Regina della Becca (Rebecca per gli amici), la futura coinquilina, una biondina inquietante che cambia personalità con la stessa leggiadria con cui cambia marca di lavanda vaginale.
La studentessa continua la normale vita universitaria americana e cerca di stabilire l’armonia tra Rebecca e Tracy, ma le due si adorano come gorilla maschi durante la stagione dei bollori. La compagna di stanza è un tantinello morbosa, ma la dolce Sara è tutta presa dal corso di design del Prof. Billy Zane (un attore una garanzia che il film sarà una ciofeca) e non se ne accorge, nemmeno quando la biondazza le sottrae i suoi effetti personali e li indossa, assorbenti compresi. Il rapporto tra le due diviene sempre più stretto e i maschietti alla visione già cominciano a fantasticare, in mancanza di uno straccio di trama, quando la popputa Tracy cerca di mettere Sara sull’attenti. Il pathos erotico, però, non demorde: la Regina incastra Tracy sotto la doccia stile Edvige Fenech e le strappa il piercing all’ombelico dopo toccamenti vari e inutili dettagli macro del corpo nudo della malcapitata.
Nemmeno il tempo di rifiatare per la povera psicopatica che il Prof. Zane cerca di sdrumare la dolce Sara: super Rebecca interviene e lo fa cacciare dall’università circuendolo come un militare di leva in libera uscita. A chi toccherà dopo? Tutti pensano Stephen, ma hanno sottovalutato il potere della gattina trovatella Coccola che ruba affetto e tempo e finisce dentro la prima lavatrice libera della lavanderia a gettoni per ammorbidire il pelo grazie al cugino Coccolino (disgustorama, disgustomatico). Ok, adesso è il turno di Stephen, personaggio talmente inutile da dover crepare per forza. E invece no! A contrapporsi al destino ci pensa Irene, una stilista amica di Sara con un debole per la patata, cotta in tutti i modi, ma soprattutto al sangue. A Rebecca tocca anche il bacio lesbo che nessun film ormai nega al pubblico degli oranghi. Esplosa l’erezione, le due amiche vanno in gita a casa di Rebecca.
Qui Sara scopre che la Regina non prende le pillole contro la schizofrenia e il bipolarismo da una vita, che i genitori e Ted Bundy hanno paura di lei e che al liceo aveva perseguitato tutte le ragazze della scuola, due bidelle e persino tre peripatetiche che bazzicavano nei pressi dell’istituto. La futura stilista cerca di trasferirsi da Irene, ma la trova legata al letto come un insaccato in stagionatura in compagnia di Rebecca armata di pistola. Gossip Girl confessa piangendo tutti i suoi delitti, sclera nella peggiore scena di pazzia dai tempi di Barbra Streisand e muore come si confà ai fuori di testa, riuscendo per un po’, ferita da un’arma da fuoco, a tenere testa al pagliaccio Stephen (il quale, peraltro, rischia persino di far finire l’amata giù dalla finestra). L’indomani, per cancellare un trauma che abbatterebbe Ned Flanders, basta portare il letto della Regina fuori dalla stanza e lasciarlo all’Amsa californiana per il ritiro prenotato.
Ottava meraviglia del mondo della pasticceria cinematografica, il lungometraggio è la perfetta riuscita di una torta a cinque strati di deficienza farcita di gustosissima crema di batterista cretino. Spauracchio per l’industria degli antiemetici, il film riesce a causare nausee da terza settimana di gravidanza dopo pochissimi minuti, acquisendo l’ambito riconoscimento di emetico più veloce del mondo. Avvincente nella sua infinità banalità, la pellicola è stata riconosciuta dalla comunità scientifica psichiatrica come collaudato sistema di valutazione della mediocrità intellettiva. Menzione d’onore per la protagonista, capace di arricchire la sua vita facendo un secondo lavoro interessante come l’attrice, sebbene la zappa rimanga una fonte di sicuro reddito.


Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.