lunedì 23 dicembre 2013

01 - Buon Natale con Buon Gusto

Tanti Cari Sentitissimi ed Emozionatissimi Auguri di Cuore di Feste Serene e Felici (Puah!)
The Riccardelli Society augura a tutti le migliori feste, anche se non gliene frega un cazzo di quello che farete. Per questo vi lascia con una sequenza memorabile tratta dal film con il più alto tasso di spirito natalizio di sempre. Buona visione, buone feste, ci rileggiamo a Gennaio!
 
 


Sincerely Yours

JLN

venerdì 13 dicembre 2013

127 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Elysium!
La grande fantascienza del cazzo irrompe sugli schermi, nel senso che un autore ha preso il suo pene e l’ha lasciato libero di scrivere un soggetto. La sperequazione, il conflitto di classe, la lotta per la sopravvivenza, la fame di uguaglianza: tutte cose che lo spettatore medio odierà dal profondo dopo aver visto un nano biondo rotolare da una parte all’altra della pellicola senza motivare alcuno dei suoi atti insensati. Riuscirà Matt Damon a sconfiggere la legge Bossi-Fini e a far penetrare le masse indigenti in una nazione orbitante abitata da cloni di Flavio Briatore?
Anno 2154. La Terra è al collasso. Purtroppo, invece di esserci guerrieri giapponesi che imperversano e fanno saltare per aria la gente calmierando l’aumento della popolazione, le masse spingono verso lo spazio, mentre i riccastri si ammazzano di pippe e festini sulla stazione orbitante Elysium. Max Da Costa Damon è un pregiudicato furfante che, dopo aver tentato di entrare nel governo, ha optato per la catena di montaggio nella speranza di farsi la sua compagna di orfanotrofio Frey. Purtroppo, però, la tipa non se lo fila e lui rosica. Un bel giorno, causa un inceppamento della sua catena produttiva, l’uomo viene irradiato da raggi gamma, ma invece di diventare grosso, verde e incazzoso (l’incredibile Borghezio), vomita e caga a spruzzo: gli restano solo cinque giorni di vita e l’unica alternativa è andare su Elysium a farsi curare. Max scende a patti con Spider, uno scafista dello spazio, che promette di mandarlo per aria dopo che avrà rapito John Carlyle, un giovane emulo di Marchionne, nonché ex-capo di Max.
Prima di mandarlo in missione, però, Spider deve rimettere in piedi la carcassa umana e lo manda in una carrozzeria degli Hell’s Angels dove gli viene impiantato un chip nel cervello e un esoscheletro sulla carne viva (inutile citare le condizioni igieniche, basti sapere che il chirurgo fumava durante l’intervento e l’infermiere si mangiava le caccole). Quello che gli scassati non sanno è che Carlyle ha appena limonato virtualmente con Jessica Foster, l’incoitabile Ministra della Difesa, per organizzare un colpo di stato. Max guida la sua squadra verso morte certa, ma riesce a rubare dalla testa dell’uomo d’affari i dati per disabilitare le difese di Elysium e approvare la riforma sanitaria, ferma al Congresso dal 2013. La Ministra manda subito i suoi psicopatici da guerra, appena licenziati dalla testa in formalina di Obama perché spiavano dentro le mutande di Angela Merkel, e il povero Damon colleziona la prima batosta della giornata.
Salvato da Frey, calda infermiera, Max scopre che la figlia della figazza ha la leucemia e deve essere curata, ma siccome lei non gliel’ha mai data si rifiuta di portarle su Elysium. Ben più persuasivo è il mitico Spider che ricatta Damon dicendogli di possedere alcune sue foto da piccolo a “Io Canto”. Nel frattempo la psico-brigata rapisce Frey e la bimba per ricattare lo sfigato: da una parte o dall’altra Da Costa si deve rassegnare a prenderlo in culo, al massimo può scegliere il lubrificante. Sceglie la psico-brigata: piuttosto che favorire il proletariato, meglio provare a bombarmi la tipa dei miei sogni. Si va su Elysium, ma durante il viaggio i cattivi tentano l’omicidio e lui risponde facendo cadere la navetta nella piscina della centosettantreenne Paris Hilton. Che pelo, a momenti colpivano una copia di Palazzo Grazioli e il povero Dudù. Colluttazioni disastro e tragedia. La Ministra fulmina i suoi scagnozzi, ma il capo della banda, Kruger, la fredda e poi si fa pompare con un esoscheletro cazzotto.
Siamo alla resa dei conti e, mentre Spider arriva su Elysium insieme a un centinaio d’immigrati clandestini siriani sfuggiti alle persecuzioni di Assad XXXIX, Max deve vedersela con i cattivi. Nonostante il nanismo, un evidente ritardo cognitivo e il pisello verde e barzotto (problemi dati dalle radiazioni), Matt riesce a sfondare Kruger e a fare bella figura con la gnocca, ma i sensi di colpa per la piccola lo attanagliano e decide di assecondare Spider. L’uomo, in un estremo atto di eroismo che fa venire la diarrea, scarica i dati dalla sua testa, attiva il virus letale che lo uccide e sblocca l’assicurazione sanitaria per tutti i messicani, i loro nipoti, i nipoti dei loro nipoti e qualche rom che lavava i vetri delle navette ai semafori intergalattici. La bimba è salva, la Terra è salva: speriamo solo che il tempo della rovina di Elysium sia sufficiente per un ripristino del pianeta altrimenti sono cazzi dei marziani.
Profondamente commemorativo a livello artistico, il prodotto rivive per via intestinale la stagione dell’action painting di Jackson Pollock trasferendo temporaneamente il bianco della tela sul bianco della ceramica della tazza. Inutile come un dito infilato nell’ano per capire se piove, il lungometraggio poteva tranquillamente rimanere nella testa dello sceneggiatore senza che la razza umana ne patisse alcunché. Destabilizzante per i bassi livelli del clero femminile, la pellicola è talmente intrisa di buonismo che attacca la rabbia alle suore missionarie e le induce ad atti di violenza gratuita contro bambini denutriti e gestanti. Grandissimo Matt Damon, eletto dalla comunità gay a icona della protesta contro la Barilla: in questo film lui non mangia pasta e rifiuta una famiglia tradizionale con la strapagnona di turno, evidente segno che è dalla parte dei giusti.

Sleep-o-Meter: 04 – Il Piccolo Buddha (Coma Etilico)

lunedì 2 dicembre 2013

126 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Shadowhunters – La Città di Ossa!
Ancora? No, davvero, ancora? No, no, ma davvero, ancora? Eh, ancora. Puttanelle, efebi, amanti, omosessuali, eterosessuali, puttanieri nel solito mescolone romantico paranormale che a cadenza bimestrale colpisce i nostri organi riproduttivi e li riduce in poltiglia. Riuscirà l’azione combinata di una scrittrice mediocre, uno sceneggiatore mediocre e un regista mediocre a risollevare i destini nefasti di una pellicola che non sarebbe dovuta uscire, ma che grazie alla febbre del proibito che ha colpito le casalinghe di mezzo mondo potrebbe persino avere un seguito?
New York City, Stati Uniti fino al prossimo bilancio dello stato federale. Clary Fary Collins è un’adolescente con le visioni e un amico nerd, Simon, che se la vuole fare. Una sera, in discoteca, mentre si fa di Oki, vede uccidere un uomo dal biondissimo, etereo, capezzolato su gilet di pelle, Jace. Nessuno pare averlo visto e la ragazzina subito sclera come un’aviopenica. Tornata a casa, la bambolina scopre che l’appartamento è distrutto e la madre, Jocelyn Headey regina dell’incesto, sparita. Dopo un paio di singhiozzi di rito, Clary viene attaccata da un demone Rottweiler e salvata da Jace che le rivela di essere uno shadowhunter, un guerriero addestrato per uccidere i demoni nascosti sulla terra. Un po’ di sorpresa, ma non troppa. Chi si sorprende più per queste cose. Clary ha altri pensieri, più o meno quelli che il nerd fa su di lei. In un impeto di lucidità, mammina ha lasciato un messaggio: Valentine sta tornando e vuole la Coppa Mortale.
Ci si mette in cammino con quella palla al cazzo di Simon appresso. Prima tappa dalla Sig.ra Dorotea, strega di colore che predice il futuro e che svela a Clary i piani di Valentine: ammazza che strega, era tutta roba che sapevano già. Seconda tappa da Luca, il cane da riporto di mamma: un licantropo buonista che tradisce l’amica dopo un paio di smatafloni da parte degli scagnozzi di Valentine. Sfuggiti al pericolo, i tre si recano al covo degli shadowhunters dove incontrano la coppia di fratellini Gay Pride Alec, cui viene duro appena vede Jace, e Isabelle, cui viene duro appena vede Simon, nonché il capo della baracca tale Hodge, un vecchio babbione con il pallino della storia che svela l’obiettivo di Valentine, cioè prendere la coppa e sottomettere tutti in stile “Cinquanta Sfumature di Grigio”. A Clary parte la seconda crisi isterica: è la protagonista, ma per un momento pare che nessuno se la voglia chiavare.
Nessun problema, dopo un giretto a casa di maghi e maghetti per sbloccare i poteri di Clary, che la madre ha fatto seppellire tra lo sfintere e l’ano, e scoprire che sono completamente inutili ai fini dell’intreccio, ci si fionda al covo dove la tipa e Jace limonano durissimo in faccia ad Alec e Simon che, a loro volta, hanno uno sturbo simultaneo che non si vedeva dai tempi di Leopoldo Mastelloni in Rai. La mente della ragazza si sblocca e lei scopre che la coppa è nascosta nei tarocchi di Dorotea. Questa, però, è stata posseduta analmente da un demone che ferisce mortalmente Alec (quando non ci sono i negri, sotto con i froci: un film che sembra scritto dai senatori del partito repubblicano). Scampati a un giro di sodomia gratuita, i ragazzi tornano al covo giusto in tempo per capire che Hodge ha tradito e che sono talmente nella merda che non basta l’intervento dei licantropi a mettere le cose a posto.
Non appena il puzzo di cane bruciato s’intensifica, fa la sua comparsa Valentine con il suo esercito di demoni, che rivela a Jace di essere padre suo e di Clary. Bacio incestuoso. Bacio incestuoso. Bacio incestuoso. Momento malizia e masturbazione: sembra il congresso dei raeliani. Mentre Hodge si ravvede e aiuta Simon e Isabelle a bloccare l’ingresso dei demoni nel covo, perdendo la vita, Valentine le prova tutte per adescare i due figli, ma la figlia non ne vuole sapere che Jace sia il fratello, perciò opta per il patricidio. Finita la lotta, si scopre che Alec è stato guarito dal mago Magnus (intervento in extremis dei democratici al Congresso), che anche Clary può essere addestrata come shadwohunters, ma soprattutto che Simon non uscirà mai dalla friend zone e che la sciacquetta ci gode pure. Si rimanda al prossimo capitolo della saga per le ammucchiate con i cugini e i parenti di terzo grado. Questi qua è già un miracolo che non raglino con le abitudini che hanno.
Capolavoro di culinaria interculturale, la pellicola è un minestrone di cagate in cui è stata fatta bollire una crosta di cinematografia che tenta, senza successo, di mantenere accettabile il saporaccio di predigerito. Esempio di co-produzione americana e tedesca, il prodotto si concentra prevalentemente sulla parte “co-pro” della parola, sia per l’attitudine degli attori a co-prire tutto quello che si muove in senso sessuale, sia per quella degli spettatori a privilegiare la co-profagia alla visione. Scontato e banale come gli effetti di un dito chiuso nella portiera dell’automobile, il film rasenta la perfezione solo quando si tratta di indurre gli occupanti la sala a far uso massiccio di cocaina per non suicidarsi leggendo in una notte tutti i romanzi di Giorgio Faletti. Tremendo il modello maschile proposto: era dall’esplosione di Massimo Giletti che non si vedeva uno scempio simile.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

venerdì 22 novembre 2013

125 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Io Sono Tu!
Sentivamo prepotentemente la mancanza della sua faccia da bassethound castrato. Non potevamo fare a meno dell’insuperabile medietà di ogni sua movenza. Torna sui grandi schermi, perché quelli piccoli sono in sciopero dal giorno della prima, il più grande attore da commedia che abbia mai abitato casa propria e due terzi del garage. Riuscirà Jason Bateman, protagonista e produttore, a mantenere la dicitura “attore” sulla sua carta d’identità senza incorrere in una più che giustificata censura da parte dell’ufficio anagrafe del suo comune di residenza?
Denver, Colorado. Sandy Bigelow Patterson Bateman è un impiegato amministrativo con il nome da donna. Un bel giorno riceve una telefonata da una lurida panzona che gli chiede tutti i suoi estremi per evitargli un furto d’identità. L’imbecille, invece di far partire una denuncia, le dice tutto, anche il numero di sgommate di cacca sulle sue mutande (avete visto un bidet in zona? Io no). La balenottera, che in realtà si chiama Diana McCarthy e vive in Florida, comincia subito a produrre carte di credito false e a spendere e spandere a nome del pingone (che se lo merita). Nel frattempo, il povero Sandy (povero solo perché non ha più un centesimo ma non lo sa), se ne va con alcuni colleghi per fondare una nuova società di cui è nominato vice presidente giusto in tempo per essere arrestato (Diana in Florida ci ha dato dentro con l’alcool e ha schiacciato un paio di bevitori dentro un locale…che brutta fine).
Chiarito l’equivoco con gli sbirri, Sandy viene informato che per risolvere il furto d’identità serve almeno un anno, per questioni di giurisdizione (se Sandy fosse stato italiano sarebbe stato un grande successo della giustizia solo un anno), a meno di non portare la truffatrice a Denver per una piena confessione. L’uomo, sul lastrico, ha sette giorni prima di perdere il lavoro e si mette subito in marcia verso la Florida. Giunto tra le palme e i narcotrafficanti, l’uomo fa il terrificante incontro con la donna che cerca subito di buggerarlo. Comincia così un rapporto in cui lui viene ripetutamente umiliato e malmenato da questa enorme massa corporea con i capelli rossi fino a quando un gruppo di malviventi non decide di farla fuori: a quel punto Denver raggiunge l’appeal delle Hawaii.
Si parte per un viaggio emozionante all’insegna di scoregge, sbronze, sesso con improvvisati cowboy, dita nel sedere (non sto scherzando, vi pare che possa scherzare su un dito in culo?) e piccole truffe, cui si aggiunge anche un cacciatore di taglie con la faccia e la resistenza di Terminator 2. Nel frattempo, una parola tira l’altra e i nostri eroi cominciano a conoscersi sempre meglio apprezzandosi a vicenda e scoprendo che se non lavorano insieme e non si autoproducono le pellicole non faranno mai più cinema. Braccati, senza soldi e a corto di battute intelligenti i due cercano di utilizzare il trucco del furto d’identità con il vecchio capo di Sandy, un uomo ripugnante vestito come un italoamericano degli anni ’80. Sembra andare tutto bene, l’amicizia si salda e l’uomo scopre che Diana non è il vero nome della donna, poiché lei non lo sa in quanto trovatella (eufemismo, più che altro trovatona).
Arrestati dalla polizia di St. Louis, i due riescono a fuggire, a incastrare cacciatori di taglie e malviventi e a tornare a Denver. Diana si ferma a casa di Sandy per la notte e scopre la sua bella famiglia media, in una casa media, con pretese medie e si commuove nel profondo (lei piange per la gioia, noi per gli sbadigli, ma sono dettagli). La mattina successiva Sandy non trova più Diana e pensa subito alla fuga, ma la trova presso il suo ufficio a rendere piena confessione firmata delle sue malefatte. Il momento è talmente patetico che nemmeno le comparse riescono a rimanere serie. Con l’allegra famiglia che va a trovare l’orca assassina in carcere e le consegna il suo certificato di nascita si chiude questa sonora vaccata, nella speranza che il seguito sia distribuito solo sui satelliti di Giove.
Frenetico e scattante come una maratona corsa da un branco di bradipi, il film si propone come soluzione definitiva a qualsiasi problema di sedazione nei soggetti allergici alla maggior parte degli anestetici di origine farmaceutica. Letale se guardata oltre la metà, la pellicola, dopo opportune verifiche e incontri bilaterali tra USA e Russia, è stata ufficialmente inserita nella lista delle armi chimiche bandite e di cui si sospetta il possesso da parte del regime siriano. Unico nel suo genere, il prodotto è una perfetta unità di misura per l’intelligenza umana: se si decide di produrre il seguito siamo di fronte alla peggiore forma di ritardo mentale conosciuta dall’uomo. Incomprensibile Jason Bateman: dato che interpreta uomini che svolgono mestieri diversi, perché non avviare una carriera in un altro settore?

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

martedì 12 novembre 2013

124 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…La Notte del Giudizio!
Finalmente un film di critica sociale. Finalmente un prodotto che colpisce le coscienze. Se poi, come in molti casi, la coscienza risiede nell’area genitale, il colpo è ancora più duro. L’uomo più truce del cinema torna sullo schermo per difendere le sue conquiste materiali ed emotive come il più bieco dei cavernicoli. Riuscirà Ethan Hawke a evitare che la sua inutile prole venga devastata da una torma di maniaci minacciando di proiettare per dodici ore consecutive tutta la sua filmografia stracciamaroni a cominciare dall’irrinunciabile capolavoro intitolato “Prima dell’Alba”?
Stati Uniti, anno 2022. I nuovi Padri Fondatori, per tenere in piedi una nazione che sembra governata da Enrico Letta, istituiscono la notte della Purificazione: dodici ore in cui alla popolazione è consentito tutto, tranne utilizzare armi da guerra e uccidere funzionari governativi (nemmeno al cinema li puoi fare fuori), come forma di catarsi. I tassi di disoccupazione e criminalità non sono mai stati così bassi, il Ku Klux Klan è tornato alla situazione di circolo ricreativo e le minoranze sono tenute sotto controllo e non insidiano più l’ascesa dei bianchi alla presidenza. In questo contesto, la famiglia Sandin si prepara alla carneficina: papà James Hawke, ebbro vincitore della classifica di vendite della sua ditta di sistemi di sicurezza; mamma Mary Headey, ex regina incestuosa fantasy e casalinga modello; la figlia Zoey, tredicenne vestita come Sailor Moon con l’hobby dei diciottenni; e il figlio Charlie, nerd obiettore di coscienza con il pallino della robotica e dello spionaggio.
Dopo essersi riuniti attorno al desco e aver litigato come tutte le famiglie con almeno un adolescente, i quattro si raccolgono vicino agli schermi del circuito di sorveglianza per assistere al sicuro alla mattanza. Suona la sirena delle 19.00 e si parte: fino alle 07.00 del mattino tutto è lecito. Zoey si sposta nella sua stanza per chattare con le altre puttanelle, ma vi trova Henry, il suo ganzo, che si è intrufolato prima della blindatura della villa. Cosa facciamo: scopiamo a sangue o vado a uccidere tuo padre? Nel frattempo, Charlie assiste alla richiesta di aiuto di un senzatetto di colore e decide di disarmare la sicurezza per farlo entrare. Il padre, accortosi della cosa, non riesce a impedire che il negro entri in casa e si trova costretto a dargli in moglie la figlia per chiuderla in stile “Indovina Chi Viene a Cena”. Henry, ovviamente, non è d’accordo e spara a James: lo manca come uno stronzo e merita di crepare tra atroci sofferenze.
Riarmato il bunker e perso l’intruso, James si ricorda di essere un bianco armato di pistola e parte a caccia. Nel frattempo si presentano alla porta i Testimoni di Thanatos, un gruppo di giovinastri con brama di sangue, per reclamare la carcassa del colorato e purificarsi a colpi di machete. Se l’uomo non sarà consegnato, è pronto il piano d’irruzione e squartamento generale. Si comincia con l’interruzione della corrente elettrica e conseguente down di sistema (come i miei coglioni: tutto super efficace e non hanno previsto la caduta di tensione?). James, con l’aiuto di Zoey e Mary, riesce a catturare il barbone, ma arriva Charlie accompagnato dalle sue occhiaie da segalitico e induce il dubbio nel padre. Quest’ultimo, dopo attenta riflessione di quindici secondi, distribuisce armi pesanti alla famiglia e si prepara a difendere il fortino e il disadattato.
I Testimoni di Thanatos fanno irruzione, ma la famigliola regge bene: a fare la parte del leone è paparino, che con il suo fucile a pompa non conosce avversario. Fino all’ultimo crede fermamente nel punteggio pieno, ma, dopo aver piantato un’ascia da pompiere nella schiena della sfitinzia del capo dei maniaci, viene trafitto come un churrasco da quest’ultimo. Mary sopraggiunge piangente con i due pargoli: sembra la fine, ma irrompono i vicini di casa che freddano i cattivi. Mary ringrazia come un’oca prima di capire che i vicini sono intervenuti solo per avere il piacere di dar loro una morte atroce, ma ecco sopraggiungere il vero protagonista, cioè il buon clochard, che disarma il nemico e chiede a Mary se li vuole freddare. La donna, stanca di tutta quella violenza, decide di aspettare la fine della purga in salotto sorseggiando un mirto e spaccando il naso rifatto della sua dirimpettaia.
Un classico per tutti i generi tranne che per il proprio, il prodotto sembra il rimestamento intestinale di un rinoceronte che ha fatto indigestione di cavolfiori, ma come tale impedisce al pubblico di collassare grazie a una costante flatulenza: il classico puzzo di minchiata. Brutale, ricca di messaggi sociopolitici e assolutamente realistica, la pellicola è il manifesto di una nuova società paragonabile a quella in cui ti fanno vedere per 364 giorni Barbara D’Urso e poi il 365° t’impediscono di ammazzarla: praticamente è l’oggi con persone più brutte. Pietra miliare della politica interna, il lungometraggio sembra la scaletta di un congresso di partito, grazie a un iniziale richiamo all’unità, cui segue la cannibalizzazione dei giovani, la successiva piazza pulita dei vecchi leader, la pugnalata alle spalle dei compari senza scrupoli e dei vicini di scranno e, infine, l’emersione di una nuova inutile personalità dominante in cui non crede nessuno.
 
Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

mercoledì 6 novembre 2013

123 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Host!
Ci siamo innamorati dei vampiri. Abbiamo sfruttato la posizione del missionario con gli zombie, a causa della ridotta mobilità. Abbiamo sperimentato lo smorza candela con le streghe, a causa della loro nota indipendenza e attitudine al comando. Adesso è venuto il momento di fare sesso anale con gli alieni: sia per questioni di salvezza del pianeta che per questioni di personale sollazzo. Riuscirà un gruppo di giovani ribelli a combattere una nuova razza di dominatori, senza rinunciare a tutti i piaceri del sesso interspecie, generando la solita, confusa e soprattutto inutile storia d’amore?
Stati Uniti, se li cancellassimo dal pianeta non succederebbe più niente a nessuno. In un futuro non troppo lontano, dopo che l’Hokuto Shinken ha salvato il pianeta dall’Hokuto Ryuken, una razza aliena si è impossessata della maggior parte degli umani e ha imposto una società basata sulla pace e l’armonia, senza guerra, senza crimine, senza colesterolo e senza autoerotismo. Un gruppo di giovani si ribella a questo stato di cose e rifiuta l’assimilazione; tra essi Melanie, il fratellino Jamie e il figaccione Jarod. La prima, nel tentativo di salvare il fratellino dalle grinfie del malefico Cercatore, una biondazza algida evidentemente frigida, si fa catturare e assimilare. Dentro la prigioniera é trasferita l’anima di un tale Viandante, tuttavia la ragazza è ancora presente e rende la vita impossibile al nuovo occupante del monolocale. L’obiettivo del Cercatore è palese: sfruttare i ricordi di Melanie per scovare la base dei ribelli e distruggere per sempre l’ultima sacca di clienti di McDonald’s.
Dopo una battaglia psicologica furibonda durata ben tre minuti, Melanie riesce a convincere il Viandante a scappare alla ricerca dei ribelli, che si trovano nel bel mezzo di un deserto di roccia. Dopo aver camminato per giorni sotto il sole, la donna sviene per la disidratazione, ma é salvata dal capo dei ribelli, lo zio di Melanie, Jab, un uomo un fondamentale del pugilato. Contro ogni tentazione, l’uomo risparmia la nipote, nonostante la possessione, ma nella comitiva si forma subito la più classica delle spedizioni punitive capeggiata da Jarod che non vuole infilare il suo pipino dentro un Viandante (e come biasimarlo). Il tentativo fallisce a causa delle esitazioni di Ian, il bel tremebondo (un uomo affetto da inedia da sano). La convivenza forzata e l’intercessione del piccolo Jamie (tutti con la J, ma che cavolo aveva mangiato lo sceneggiatore?) favoriscono la conoscenza reciproca tra la comunità e il Viandante che impara ad apprezzare i cardini della convivenza umana: spararsi, insultarsi e menarsi.
Nel frattempo, grazie a un appunto rubato al Viandante, il Cercatore circoscrive l’area di ricerca e tenta l’assalto alla base ribelle tra lo sgomento dei superiori che puntano chiaramente all’autoestinzione degli umani sfruttando i loro appetiti. Intercettando una spedizione per saccheggiare un supermercato guidata da Jarod (lui capeggia di mestiere), Cercatore arriva vicinissimo alla base, ma nel momento del colpo finale viene deriso dai compari di merende che ne hanno le palle piene di lui/lei (anche noi). Tra gli umani, invece, Viandante, detto Wanda dopo le 23.00, e Ian cominciano a provare un’insana attrazione reciproca e qui si pone un dilemma: una gnocca per due pingoni. In tutto questo delirio alieno, il piccolo Jamie si ferisce con un falcetto e contrae il tetano. Viandante torna nel mondo civile alla ricerca delle super cure aliene e, già che c’è, porta con sé anche la tecnologia per far tornare le anime fuori dai corpi, visto che il dottore comunitario, Doc, sta facendo scempio di uomini e alieni nel tentativo.
Cercatore non se la passa benissimo. Abbandonato da tutti, ossessionato dalla conquista totale, si lancia in solitaria alla ricerca del nemico e viene catturato, estratto dalla biondazza e spedito su un pianeta lontanissimo e popolato solo da microcefali che si scaccolano. Siamo alle battute conclusive e Wanda propone di essere estratto per ridare vita a Melanie, decretando la propria morte. Ian si strugge, Jarod pensa già a fornicare e tutti gli altri si disperano perché sono attori e sono stati pagati per farlo. Proprio quando sembrava che gli umani fossero migliorati scatta il cinismo più bieco: Wanda viene trasferito nel corpo di una sconosciuta in coma che Doc pensava di macellare per fare il ragù: la matematica non è certo un’opinione se ci sono due pingoni ci vogliono due gnocche. E vissero per sempre felici, copulanti, posseduti, ribelli, alieni e cazzi vari. Che porcheria.
Sintesi della disgrazia, apice dell’apoteosi della schifezza, la pellicola è bella come la Sig.ra Pina di Fantozzi quando si prepara per andare a letto con annessa maschera di crema ai cetrioli. Utile come la fontana con i putti in giardino, il lungometraggio, a fronte di un godimento di pochi minuti, diviene immediatamente un onere e, alla lunga, rischia solo di intasare gli impianti idraulici di luoghi pubblici e privati. Delirio romantico spicciolo al sapore di fragola fermentata, il prodotto è assimilabile a un panino gigante farcito d’idiozie assortite che persino Adam Richman rifiuterebbe di provare. Ambiguo e ricco di ammiccamenti, il film tratta la tematica del disturbo di genere in maniera innovativa, ma scade nella conclusione di sempre, anche per gli spettatori, cioè che se vuoi essere felice devi ricorrere al chirurgo.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

martedì 29 ottobre 2013

122 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Lone Ranger!
Il pubblico infoiato chiede bonazze, ma da noi otterrà solo bonanza. Questo il motto che ha guidato la mano del regista per accontentare mamma Disney nella distruzione di uno degli ultimi eroi della vecchia era. Ad armare la Dumbo Connection, dopo un luculliano accordo a suon di svanziche, tutti i feticci di Tim Burton, anche il pupazzo putrefatto che aveva nella culla. Riuscirà la più grande accozzaglia di attori inadatti al ruolo, capeggiata da un finto giovane e una vera vecchia, a demolire l’ultimo baluardo di testosterone western dai tempi di William P. Cody detto Buffalo Bill?
Tanto tempo fa, in un west lontano lontano, Stati Uniti. Un marmocchio ignorante viene irretito dal vecchio comanche Tonto, un idiota con un corvo marcio in testa, che gli racconta la vera storia del cavaliere solitario. Si comincia nel profondo ovest, dove la ferrovia e i cinesi rubano la terra e i posti di lavoro ai fieri padani comanche e dove il pluriomicida rapinatore stupratore cannibale Butch Cavendish deve andare alla forca. Sul treno che lo trasporta anche un giovane Jack Sparrow, ah no un giovane Tonto Depp e l’avvocato John Reid Hammer, fratello del Texas Ranger che ha catturato la bestia. Ovviamente i tutori della legge sono scelti tra i peggiori deficienti e Cavendish scappa. No problem, i fratelloni Reid si mettono all’inseguimento e cadono in un’imboscata: Cavendish fredda il maggiore e poi ne mangia il cuore (il minore ha una tale faccia da scemo che viene solo ferito).
Passava di lì Tonto, che aveva appena parcheggiato la Perla Ne… Riparto. Passava di lì Tonto che dopo aver seppellito tutti, si accorge che sua imbecillità è ancora vivo. Tonto vorrebbe seppellirlo lo stesso, ma il cavallo bianco che transitava di lì per caso lo convince del contrario. Si parte a caccia dei cattivi, ma per sfruttare l’effetto redivivo si utilizza la tecnica Superpippo: mascherina nera e tutti a domandarsi chi sarà mai in gran segreto il cavaliere solitario. Si vola al bordello frequentato da Cavendish dove la sexy tenutaria stagionata Bonham Carter vuota il sacco: il territorio comanche è ricco d’argento e i cattivoni vogliono appropriarsene. Guarda caso, la bella moglie del defunto fratello, Rebecca Ciuccia Becca ha una tenuta di duecentomila milioni di ettari sul posto (la trama sembra scritta dagli sceneggiatori del Mega Almanacco).
L’orrendo cannibale assalta la tenuta travestito da indiano e causa l’arrivo del settimo cavalleggeri, che in piena linea nordamericana promette sterminio totale della nazione indiana. Tonto e Più Tonto accorrono al capezzolo della bella cognata per sventare il conflitto, ma finiscono catturati nelle tende full optional della tribù di Tonto. Qui gli anziani svelano il segreto: Tonto è tonto perché, prima di fare il pirata, si era fatto fregare dai pionieri un numero tale di volte da essere espulso con disonore dalla tribù. Dopo essere stati seppelliti vivi e salvati dal cavallo bianco di Napoleone, i due indagano e scoprono che Cavendish è il fratello del crapulone Cole, padrone delle ferrovie e speculatore argentifero. Mentre gli spettatori scappano al cesso, gli eroi sono catturati dalla cavalleria americana (questi due passano da una cattura all’altra, confidiamo tutti nel cavallo, ma alla fine dobbiamo ringraziare i guerrieri comanche).
Si arriva stancamente alle battute conclusive: il ranger e Tonto minano il ponte della ferrovia per bloccare il treno che trasporta l’argento di Cole, i comanche attaccano bersagli a caso e la plebaglia trasecola. Colpo di gonadi: Rebecca Ciuccia Becca e il figlio Danny sono prigionieri sul treno. Sparatorie, colluttazione, colluttori e dentifrici contro la sensibilità dentale. I nostri eroi fanno il bello e cattivo tempo in un delirio di gag e pose da deficienti. Il vagone con sopra Cavendish viene fatto deragliare e l’uomo venduto a trance in un mercato rionale. La locomotiva, con a bordo Cole, precipita dal ponte saltato e affonda nel fiume: argento siete e argento tornerete. Tipa e figlio sopravvivono: lei offre la sua patatina al ranger, ma Tonto impedisce la fornicazione perché il west attende che altri torti vengano raddrizzati e non solo il pipino del castigamatti.
Noiosamente country folk, la pellicola è talmente monocorde nei suoi ritmi narrativi da far insorgere la necessità di ascoltare ore di musica bluegrass, sposare la propria sorella e andare a vivere in una palude. Demente e distorto come l’interpretazione della Costituzione in Italia, il lungometraggio è un compendio di casi umani che farebbe impallidire Franz Joseph Gall e le sue teorie sulla misurazione cranica. Lento, impacciato e poco brillante, il film sembra l’estenuante moviola del primo incontro sessuale tra un seminarista e una escort. Rilevante dal punto di vista ornitologico, il prodotto è talmente ricco di uccelli da fare invidia a una gangbang, ma non decolla, soprattutto per il fatto che l’unico esemplare veramente degno di nota è impagliato e sta sulla testa di Johnny Depp: avrà notato similitudini di encefalo.
 
Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

mercoledì 16 ottobre 2013

121 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Wolverine L’Immortale!
Mutatis mutandis mutanti mutande smutandatis orchite. Questa è l’unica declinazione possibile dello stato psicofisico di tutti coloro che si apprestano a guardare l’ennesima avventura dell’artigliato eroe con la passione per il whiskey e le scopate tenebrose. Pose da macho, bicipiti e sudore in un lungometraggio in canotta della salute adatto a tutte le età, soprattutto quella in cui le adolescenti cominciano a conoscere il loro corpicino. Riuscirà Hugh Jackman a far venire la fregola alle imperturbabili femmine nipponiche quando stanno servendo il sakè, componendo haiku e facendo tutte le altre stronzate rituali per farlo venire barzotto?
Giappone, seconda guerra mondiale. Sebbene non si capisca come abbiano fatto, i musi gialli hanno catturato il mitico Logan Jackman e l’hanno rinchiuso in un pozzo. Lui potrebbe evadere quando vuole, ma preferisce stare all’afa in quel tugurio. Sfortuna vuole che gli americani abbiano deciso di sganciare l’atomica proprio quel giorno. Pensando all’afa in aumento, i poveri giapponesi non reggono psicologicamente e cominciano un suicidio di massa, ma Logan, mosso a pietà, salva il giovane Yashida difendendolo con il suo muscoloso corpo indistruttibile. Per quelli che sono ancora in sala dopo sta cacata in pineta, si torna ai giorni nostri, dove il grande Wolverine si alcolizza, si strugge per la morte della sua figheira mutante e ammazza di botte i bracconieri canadesi. Durante la consueta rissa al pub, è raggiunto da Yukio, una mutante soprannominata Botta di Culo perché prevede la morte degli altri.
La ragazza, dopo aver perorato per dodici secondi, riesce a convincere lo sfasciato a seguirla a Tokio per dare l’estrema unzione al vecchio Yashida. Appena giunta in Giappone, la bestia viene ripulita (incredibile come le domestiche nipponiche sappiano perfettamente come tagliare la barba alla cazzo di Wolverine e fare la pettinatura a doppia banana). Yashida è in condizioni critiche e vuole il potere di Logan che risponde alla solita maniera, cioè no. Niente di male, perché di notte, mentre il nostro eroe ha i soliti incubi in cui copula con l’anima della sua ex, la Dott.ssa Viper, una mutante velenosa, limona duro con lui e gli fa la macumba. Yashida schiatta e si scopre che ha lasciato tutto alla nipote Mariko, detta Marikojoni dagli amici, che da quel momento diventa la sfitinzia più ricercata del Giappone.
Il prode Wolverine cerca di proteggerla, ma scopre di non essere più invulnerabile (anche se gli artigli escono ed entrano lisci senza ledere nulla, mah). Anche su piede solo, comunque, il canadese peloso è più forte dell’intero popolo nipponico e stermina mezza yakuza. Infrattati in un vecchio paesello, il mutante e la bella prugnetta mandorlata si accoppiano in maniera furibonda, ma l’idillio dura poco, perché gli scagnozzi del padre della ragazza la rapiscono. Logan si arrabbia come una bestia e comincia la caccia alla donna, più motivato che mai. Nel frattempo, il padre della ragazza subisce l’assalto dei ninja, che portano la sgarzolina da Viper. Wolverine, che passava di lì per caso, sfrutta una macchina per la TAC del vecchio per farsi un’autointervento al cuore, infettato da una nano macchina, e recuperare il potere del cazzutismo.
Tutti al covo segreto del clan Yashida per lo scontro finale. Ci sono proprio tutti, anche Mazinga, che per l’occasione altro non è che una armatura di adamantio che contiene Yashida e che può sottrarre il potere al mutante. Comincia la battaglia: il capo ninja e Wolverine contro Daitarn 3 e Yukio contro Viper. Fight! Mancano solo Ryu, Blanka e Mr Bison e poi il cast è al completo. Mazzate, contro mazzate, altre mazzate, Logan perde gli artigli, che poi salagadula magicabula ricrescono, e alla fine i buoni vincono e i cattivi perdono, nonostante l’attacco solare. Il supplizio sembrerebbe finito e invece, a metà dei titoli di coda, arrivano Xavier e Magneto a dirci che questo stracciamento di maroni mutante continuerà con un nuovo esilarante, inutile capitolo.
La sterzata necessaria per far ripartire il settore sanitari, il film impone una rivoluzione in tutte le case del mondo dove, dopo la sua diffusione, sarà necessaria una tazza in ogni stanza per tamponare l’epidemia di diarrea. Insulso per ogni persona che abbia un senso spiccato per l’amore e la sessualità, il prodotto è così pieno di muscoli sudati e tailleur che sembra scritto da Armin Benedicter in una delle giornate in cui è più incazzato. Utile per il lancio del nuovo congresso del Partito Democratico, la pellicola propone la quarta via per l’esecuzione della sentenza Mediaset: il pozzo afoso. Complimenti allo sceneggiatore che è riuscito a scrivere, far produrre e vendere una non storia, basata su un non personaggio e sulla sua non evoluzione: praticamente la carta carbone della carriera di Marco Mengoni.
 
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

lunedì 7 ottobre 2013

120 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…World War Z!
Zombie, ancora zombie, sempre più zombie. Ormai siamo talmente assuefatti da non poterli più prendere sul serio, nemmeno quando squartano un coniglino morbidino. Se uno zombie dovesse salire sulla circolare di Milano dopo l’una di notte diverrebbe immediatamente oggetto di episodi di squadrismo da parte di una qualsiasi gang di adolescenti. Riuscirà un film, arrivato nelle sale fuori tempo limite, a far sobbalzare i nostri culi pelosi e avviluppati in pantaloncini di acetato sulle poltrone umidicce di un cinema che non passerebbe la prova degli UV Light per la ricerca delle tracce di sperma?
Philadelphia, formaggio cremoso e leggero, Stati Uniti. Non c’è neanche il tempo per le solite amenità famigliari che scatta il delirio zombie e il povero Gerry Pitt deve darsela a gambe per non finire come una grigliata a una convention di obesi. Prima tappa un ipermercato di Newark, New Jersey, dove la moglie rischia lo stupro e dove la famiglia, aumentata di un piccolo messicano clandestino di nome Tommy, viene prelevata da un elicottero dell’ONU che la scorta su una nave americana. Gerry, al secolo cazzuto investigatore in zona di guerra, deve andare in una base militare in Corea del Sud, da cui sembra sia partito il virus letale: se rifiuta, l’ammiraglio scaraventa moglie e marmocchi giù dalla nave. Le difficoltà rafforzano il senso di solidarietà. Preso un aereo, quattro Navy Seal e un virologo di Harvard, si parte alla volta di Seoul.
La missione parte una cacata in pineta: il virologo dopo aver detto due stronzate, preso dal panico, scivola e si spara alla tempia; i Seal sparano alle mosche e Pitt viene salvato dai superstiti della base. Scoperto che il paziente zero non esiste, Gerry scopre che gli zombie sono attirati dal rumore, che in Israele sapevano della minaccia con una settimana d’anticipo e che colà hanno tirato su un muro intorno a Gerusalemme (una soluzione innovativa e mai sperimentata prima). Si vola in Israele, non senza qualche morto. Accolto dal Mossad, Gerry trova una città perfettamente organizzata in cui gli ebrei scelgono giorno per giorno se far entrare zombie o musulmani. La pace dura poco, perché grazie a un festeggiamento e a un casino atroce arriva l’orda famelica e spiana tutti. Si salvano solo il biondo e una soldatessa di nome Segen (con la g dura e senza una mano: un nome un perché) che riescono a imbarcarsi su un aereo della compagnia di bandiera bielorussa.
Acuto osservatore anche quando gli mordono le terga, Gerry Pitt ha notato che gli zombie non uccidono i relitti umani e, in accordo con l’ONU, decide di dirottare l’aereo su un centro virologico dell’OMS in Galles. Durante il volo, non prestando ascolto ai possenti latrati di Beverly Hills Chihuahua, ospite per una campagna promozionale di croccantini, una hostess, nemmeno troppo gnocca, viene magnata viva e parte il contagio. Segen reagisce lanciando una granata educata nell’aereo che fa buchi, ma non incendia il carburante. Grazie alla voragine nella carlinga, l’aereo è purgato, ma si schianta a qualche metro dal centro virologico: Pitt ha un sedile piantato nel fianco, ma Segen se lo porta in spalla. Assistiti dai ricercatori, Gerry e la soldatessa alle grandi mano…no manovre no…spiegano il loro acuto piano: infettare il mondo con le peggiori malattie per mimetizzarlo agli occhi dei famelici. Bellissimo, anche se… I campioni di virus sono ovviamente in un’ala infestata: il comparto B.
Gerry, Segen e un medico italiano, classico cervello in fuga abituato a essere circondato da morti viventi anche in situazione di normalità (vedi età media della popolazione italiana), entrano nel comparto B. Ovviamente fanno un casino clamoroso, vengono inseguiti, menano come fabbri e fanno tutte quelle cose che abbiamo visto un trilione di volte. Alla fine Gerry si trova da solo nella cella dei ceppi virali e s’inietta quello del Meteorismus Intestinalis. La sua teoria funziona alla grande: gli zombie lo scartano come un appestato e lui può bersi una birra guidando, fare rumori molesti di notte, fumare nei luoghi pubblici e posteggiare sulla pista ciclabile. Il vaccino mimetico è spedito in tutto il mondo, inoculato ai soldati e può così cominciare la Guerra Mondiale contro gli zombie. Adesso vado a smaltire un po’ del mio meteorismo che per oggi mi sono mimetizzato a sufficienza.
Salvatore dei conti economici del sistema sanitario pubblico italiano, il prodotto è stato immediatamente accolto in modo completo nella prassi medica nazionale: i malati gravi d’ora in poi saranno curati con pacche sulle spalle e rassicurazioni circa la loro sopravvivenza in caso di apocalisse zombie. Leggero come un testicolo sulla Luna, il lungometraggio si svolge su un argomento talmente inflazionato da impegnare solo le sinapsi inutili. Razzista e priva di scrupoli, la pellicola sembra scritta da un Calderoli qualsiasi dato che con un negro al comando la razza umana si avvia sull’orlo dell’estinzione. Si conferma la buona stella di Pierfrancesco Favino che colleziona l’ennesima marchetta hollywoodiana e con tre battute alla volta si conferma l’interprete italiano senza figa più visibile al mondo dopo Calimero, Topo Gigio e Giancarlo Giannini (ma quest’ultimo solo per morire in modo truculento dopo un monologo struggente): pensate a come siamo messi.
 
Sleep-o-Meter: 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso)

lunedì 16 settembre 2013

119 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Beautiful Creatures!
Mi voglio male, lo ammetto. Ma lo faccio per voi e dovreste essermene grati. Dopo i vampirla e i putrefatti arrivano maghi e streghe. A chiudere un cerchio che nessuno avrebbe mai voluto aprire, a completare il sottile e affascinante milieu delle slinguazzate paranormali, la provincia americana sputa fuori altri due giovani adulti, con la glossite acuta, desiderosi di scambiarsi i fluidi corporei con l’insistenza di due topi in amore. Riuscirà Johnny Little Niggers a sopravvivere a un pomeriggio di ozio estivo dopo aver guardato in successione, senza pausa pipì, questo film e quello precedentemente recensito?
Gatlin, Carolina del Sud, Stati Uniti, un lombrosario mai visto prima. Ethan Wate(r) è il solito studentello anticonformista intellettualoide intrappolato in una cittadina di bifolchi bacchettoni. Dopo la morte di mammà, il padre si è rinchiuso in una stanza da cui non esce mai e la casa viene mandata avanti da Amma, la custode di colore della biblioteca cittadina (senza i neri a prendersi cura di loro metà dei wasp non saprebbero nemmeno allacciarsi la patta dei pantaloni). Il bigottismo cristiano imperversa in ogni casa e peggiora malamente quando la tenebrosa Lena Duchaness, nipote del vecchio Ravenwood Irons, comincia a frequentare la scuola. In città si mormora che i Ravenwood siano dei satanisti, anche se non è comprovata la loro provenienza dalla provincia di Varese. La più acre nei loro confronti è la Sig.ra Lincoln, madre del miglior amico di Ethan e vincitrice del rinomato Premio Beghina per dodici edizioni consecutive.
Sentito profumo di figa a buon mercato, il giovane Wate(r) si mette alle costole della sirena Lena (bisogna combattere in qualche modo la bella Bella): questa sulle prime lo scaccia in malo modo, ma poi non riesce a fare a meno di pensare a quante cose si possono fare con un maschio senza cervello e comincia a fargliela annusare. Ethan si trasforma: non frequenta più gli amici, smette di bere, cerca addirittura di conoscere la famiglia di lei. E qui sono cazzi. Il ragazzo, dopo essere stato sfottuto a sangue per la sua idiozia da Macon Ravenwood, scopre che quella di Lena è una stirpe di maghi e che fra pochi giorni, al compimento del diciottesimo anno di età, lei sarà reclamata dalla luce o dalla tenebra. Tenendo conto che fino a due giorni prima lui non conosceva nemmeno Bukowski, il salto è considerevole.
Mentre i due giovincelli passano le giornate a infilarsi la lingua in tutti gli orifizi, arrivano in città la mamma e la cugina di Lena, entrambe passate al lato oscuro. La cugina, dopo aver sterminato tutta la polizia locale, s’infratta con l’amico di Ethan per plagiarlo, mentre la mamma possiede satanicamente la Sig.ra Lincoln. Tempi cupi, la felicità finisce e Lena vuota tutto il sacco: su di lei grava la maledizione della Sedicesima Luna e solo il libro della Casa della Luna, conservato nella biblioteca della magia, può aiutarla. Guarda caso la custode è Amma (minchia che fantasia!). Lena comincia a leggere il libro magico, su cui apprende di tutto, anche la ricetta dell’abbacchio a scottadito, ma non come fermare la maledizione. I giorni passano, la tensione sale come la cacca in un pozzo nero e alla fine ecco svelato l’inghippo: Ethan, o qualcuno che Lena ama, deve morire (noi votiamo Ethan in blocco).
Si arriva al giorno del compleanno della puttanella magica che cade in corrispondenza della rivisitazione storica di una vittoria sudista nella guerra di secessione, per la gioia del Ministro Kyenge. Mentre mamma e cugina già festeggiano il passaggio di Lena alla luna nera e la sua firma di un contratto blindato in Rai, Ethan cade nel trappolone della suocera e viene fucilato dal suo migliore amico. Lacrime, disperazione, trionfo, seghe, aspirine e liscio (sesso, droga e rock’n’roll ci pare troppo per ‘sta cagata), ma ecco il colpo di scena: Macon Irons, disperato per aver accettato la parte, si è sostituito a Ethan con un sortilegio. Lena piange e poi, spezzata la maledizione, esilia la cugina e scotenna la fattrice risolvendo l’eterno conflitto di Elettra tra madre e figlia. Ethan viene lobotomizzato affinché dimentichi tutto: adesso che a Lena prude la patatina, perché stare con quello sfigato?
Ottava meraviglia del mondo della falegnameria cinematografica, la pellicola è il pezzo forte dell’ultima collezione dei mobilieri di Lissone alla voce “sostegni per scopino da cesso”. Affascinante come scoprire la fine dell’anestetico prima di una colonscopia, il prodotto brilla a tal punto per pathos e aspettativa che a un certo punto, per avere una scarica di adrenalina, viene quasi la voglia di caricare Edward Snowden in spalla e portarlo in Bolivia a piedi. Manifesto dell’agrofilia nel mondo civilizzato, il lungometraggio è la prova della degenerazione indotta dall’eccessiva urbanizzazione e della necessità per alcuni, i protagonisti nella fattispecie, di tornare al badile come mezzo di sostentamento. Certamente il film delle grandi conferme maschili: inutile impegnarsi in un rapporto amoroso serio quando si può trovare facilmente una giovane strega che, dopo svariati amplessi, un bel giorno sparisce dalla tua vita senza aver consumato tutta la birra in frigo.
 
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

lunedì 2 settembre 2013

118 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Warm Bodies!
Dea delle Dee di Pollon perdonami perché ho gravemente peccato. Invece di esercitare la ragione e continuare nella mia missione per risvegliare le coscienze, ho preferito indugiare nella fornicazione, credendo che il peggio fosse passato. Dopo i vampirla, arriva l’uragano delle frattaglie, l’unione sacrilega tra l’essere umano e la putrefazione. Riuscirà un dinoccolato non morto, che stranamente non puzza di morto, a circuire una bella biondina dalla coscia facile e a raccogliere abbastanza sacche di plasma umano da riempire i suoi corpi cavernosi e avere un’erezione?
Città devastata dall’apocalisse zombie, stranamente negli Stati Uniti, senza voler insinuare che gli americani siano autoreferenziali. R è un simpatico e putrefatto giovane adulto che ama aggirarsi intorno a un aeroporto infestato facendo del sarcasmo gratuito sulla sua condizione. L’essere condivide la passione con il suo amico M con cui comunica attraverso un complesso sistema di grugniti e gemiti, retaggio dell’ultimo Congresso Provinciale della Lega Nord. Nonostante uno spirito critico superiore a qualsiasi essere umano nato in Corea del Nord, essendo uno zombie, R brama continuamente carne umana, specialmente i cervelli, che lo nutrono e gli permettono di vivere i ricordi dei precedenti possessori. Nel frattempo, nell’enclave umana, Julie Grigio e un gruppo di suoi amici, tutti giovani e forti, sono inviati dal padre di Julie nella città per recuperare rifornimenti medici e morire dolorosamente nel tentativo.
R, M e un branco di zombie anonimi attaccano il gruppo in forze, ma quando R vede Julie, sente la sigla di “Sentieri”, “This Is The Time To Remember”, e si innamora di lei anima e corpo macilento. Quando il ragazzo di Julie, Perry, il solito giovane razzista appassionato di armi, gli spara con un fucile facendogli il solletico allo scroto, R lo sbrana e si porta a casa tutto il suo encefalo, di cui gusta qualche porzione in loco. Il barcollante s’impossessa così dei pensieri di Perry, dei ricordi delle fuitine erotiche, del primo barbone incendiato e l'amore verso Julie diventa ancora più forte. Preso da una libido che pensava ormai rosicata dai cagnotti, lo zombie salva Julie dal resto del branco e la porta all'aeroplano dove vive, per proteggerla. R comincia a coniugare i verbi e chiede a Julie se vuole vedere la sua collezione di dischi: le farfalle si sono zombificate e sono volate via. La ragazza comincia a dare retta allo zombie, invece di inorridire totalmente come ogni persona normale.
Tuttavia, a Julie non piace il pensiero di vivere a Zombieville il resto della sua inutile esistenza e convince R a riportarla a casa: un fortino pieno di pazzoidi armati fino ai denti cariati. Presa una BMW (vuoi viaggiare di merda su queste autostrade desolate?) con il pieno di carburante, i due partono e, durante una sosta in una catapecchia, R rivela a Julie che ha ucciso il suo ragazzo. Lei lo abbandona e ritorna da sola all'enclave a farsi sbattere dal primo che abbia il testosterone fuori dai parametri. R ritorna afflitto all'aeroporto, ma M e gli altri zombie, che hanno iniziato anch'essi a mostrare segni di vita, lo spronano a cercare Julie perché gli “ossuti” (zombie infoiati di carne), la vogliono sgranocchiare. Giunto all’enclave, morticino sgattaiola (normalmente barcolla, ma durante le scene action diventa improvvisamente agile come una rana toro) e incontra Nora, l'amica di Julie, ma soprattutto il futuro suocero che minaccia di fargli esplodere la testa.
Così Julie e R, sempre più desiderosi di congiungersi in un amplesso condito con le blatte, scappano in uno stadio di baseball dove M li sta aspettando, ma si ritrovano attaccati da un'orda di "ossuti". Dato che questi uccidono e mangiano qualsiasi cosa con un cuore e dato che gli zombie buoni stanno tornando alla vita, comincia una zuffa pestilenziale tra cadaveri. Come topi in trappola, R e Julie saltano in una piscina da trenta metri di altezza, sopravvivendo per puro culo all'impatto, ma il suocero spara ad R, facendolo sanguinare: la prova che R è tornato nuovamente umano grazie all’ammore. Umani e zombie non più zombie combinano le loro forze e uccidono gli "ossuti". Gli zombie buoni, lentamente, vengono assimilati nella società umana e riprendono il posto che gli compete: politici, manager e capi militari. Gli umani si prendono a badilate nei coglioni per non aver saputo cogliere l’occasione di sterminio.
Picco inattaccabile della cinematografia tecnologica, il lungometraggio si può apprezzare appieno solo nei cessi pubblici della metropolitana, poiché il forte odore di escrementi avvicina il pubblico come non mai all’idea di quadridimensionalità e fa apparire l’Imax come un trastullo per disadattati. Ricca di speranza per la popolazione affetta da alitosi, la pellicola è la dimostrazione che per essere amati a sufficienza basta non emettere odori sgradevoli sia dalla bocca che dall’uccello, soprattutto quando la dieta è essenzialmente proteica. Inefficace come una richiesta di adozione da parte di una coppia omosessuale, nonostante grandi aspettative per il suo messaggio universalistico, il film ha aperto pochi spiragli nella road map mediorientale: dopo la visione il governo israeliano ha sentenziato: “Zombie va benissimo, basta che non siano palestinesi”. Una domanda a John Malkovich: almeno pagavano bene per sputtanarsi così?
 
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

giovedì 22 agosto 2013

mercoledì 14 agosto 2013

117 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Fast & Furious 6!
Una volta erano protagoniste le auto. Poi erano protagoniste le fighe. Poi erano protagoniste le auto e le fighe. Arrivati al sesto episodio e smarrita la via, come un addio al celibato che finisce in chiesa, sono i bicipiti e il testosterone a farla da padroni. Riusciranno una ventina di estetiste cinesi a coprire di olio motore tutti i metri quadrati di muscoli tatuati presenti sulla superficie di Dwayne Johnson e Vin Diesel, mentre le protagoniste femminili si infilano degli indumenti a scafandro che non lasciano nemmeno un centimetro quadrato di pelle esposto al Pm10?
Isola tropicale a cinque centimetri da quella dove è appena passato un tifone che ha distrutto la vita di migliaia di poveracci. Dominic Toretto Diesel e il suo neo cognato Brian O’Conner Walker vivono da pascià su un’isoletta senza estradizione insieme alla bella Mia, sorella del primo e moglie del secondo, e al figlioletto appena nato della coppia. Se giudicassimo la qualità degli attori sembrerebbe un museo delle cere ai tropici. Improvvisamente si fa vivo l’agente Hobbs Johnson, un uomo dal cervello distribuito tra i genitali e i pettorali (intendo il personaggio, sapete che lui lo amo), per chiedere aiuto. Il malvagio Owen Shaw sta mettendo sotto scacco la polizia di tutto il mondo con furti motorizzati di altissimo livello e nessuno sa quali cefali pigliare, tranne, forse, la ruvida assistente di Hobbs. In cambio dell’aiuto, è pronta una bella dichiarazione in carta bollata: più grazia per tutti. Ciliegina sulla torta, Dominic potrebbe tornare a pinolare Letty Rodriguez, a meno che quella sulle foto non sia uno zombie smemorato.
Rimessa in piedi la squadra stereotipi (muso giallo, muso nero, muso caffelatte, muso bianco, fighe assortite e letali) si parte immediatamente per Londra, dove Shaw vuole rubare un componente sofisticatissimo da rivendere ai produttori di banane del Costa Rica. Cominciano gli inseguimenti a capocchia, tutti al buio per favorire lo spettatore che vede solo scie luminose, fino al primo incontro tra Dom, che recita a monosillabi, e Letty: lei gli spara e lui ci ride sopra, perché è sempre stata una donna di carattere. Pausa testosterone: Hobbs Johnson picchia un po’ di gente. Si torna in pista: siccome la squadra stereotipi con le BMW M5 non riesce a stare dietro a delle Range Rover, si pensa bene di farlo con delle auto d’epoca, acquistate a un’asta di beneficenza. Nel frattempo, Dom e Shaw si contendono Letty: il primo con una bella corsa clandestina, il secondo con dei mind games degni di Beautiful (d'altronde la storia dell’amnesia è roba da soap).
Hobbs e assistente scoprono il fornitore di Shaw e di conseguenza anche l’ubicazione del componente misterioso: una bella base militare con tanto di testate nucleari. Il buon senso direbbe di non muoversi di lì, ma dopo un tentativo finito male da parte di una comparsa appartenente al Ku Klux Klan, si decide di sbaraccare su suggerimento del bicipite destro di Dwayne. Organizzato il trasporto, scatta la rapina motorizzata e l’inseguimento. La banda stereotipi è in grave difficoltà: il componente è in realtà il chip di un carro armato e Shaw corre per l’autostrada asfaltando tutti civili a tiro e sparando a destra e a manca. Grazie a una cannonata Letty viene sbalzata dal carro, ma Dom si lancia dalla macchina in corsa, supera uno strapiombo, esegue un carpiato, risolve una facile addizione e acchiappa al volo l’amata (il principio è semplice: con il cervello vuoto vola e poi praticando l’artimetica si appesantisce e atterra).
Il tank viene fermato e il cattivone arrestato. Purtroppo, però, l’assistente di Hobbs fa il doppio gioco e permette a Shaw di organizzare la liberazione e il furto di chip. Infatti, Mia e il pargolo sono ostaggi dei manigoldi in un luogo remoto e inaccessibile. Inseguimento: stavolta la battaglia è tra automobili, più o meno moderne, e mega aereo cargo da banane di fabbricazione sovietica contenente ostaggi. Dopo alterne vicende, la morte di Gisele, la gnocca del muso giallo, e una terrificante battaglia a mazzate in cui i due ingegneri nucleari della guida (Dom e Hobbs) hanno la meglio, l’aereo esplode, il cattivo muore, gli ostaggi sono salvi e le auto distrutte: a parte una Giulietta Alfa Romeo Quadrifoglio guidata da Walker (le auto italiane fanno schifo anche agli sceneggiatori di Hollywood e non le ritengono degne nemmeno di esplodere).
Degno di attenzione in tutto l’ambiente ippico, il lungometraggio mette in mostra più cavalli di un maneggio, sebbene, a uno sguardo più attento, appaiano tutti poco dotati dal punto di vista genitale, data la massiccia dose di steroidi ingurgitata per gonfiare i deltoidi. Dritta come una bisettrice, la pellicola è un capolavoro di geometria euclidea, poiché dimostra al contempo due postulati: 1) per ogni punto dell’ano passano infinite supposte; e 2) tutti gli spettatori messi ad angolo retto sono uguali, cioè penetrabili nel proprio retto. Più minaccioso di un dittatore sudamericano inciampato su un deposito di uranio, il prodotto sembra non volere aver fine, anzi, comincia a riprodursi e a ramificarsi come una fastidiosa e puzzolente onicomicosi. Complimenti vivissimi al casting: peccato solo che Steven Seagal sia nato molto prima dei protagonisti, sennò sai che dialoghi intensi sotto forma di sciarada?

Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

mercoledì 7 agosto 2013

02 - Mounting Screws - Grandi Scene da Dietro

Rutger Runner

Assistente di Regia: Azione!

Roy irrompe attraverso un muro.

Roy: Orgoglioso di te, piccolo uomo? Questo è per Zhora.

Deckard: Arrggh.

Roy: Questo è per Pris.

Deckard: Arrgghh.

Deckard spara.

Roy: Andiamo, Deckard, io sono qui, ma tu devi sparare dritto.

Deckard spara di nuovo.

Roy: Dritto non sembra essere abbastanza. Ora è il mio turno. Ti darò qualche secondo prima di venire da te. One. Two. Three. Pris ...

Deckard: Arrghhh.

Comincia l’inseguimento... Roy parte urlando.

Roy: (cantando) Sto arrivando. Four. Five. To stay alive. Ti vedo! (Con la mano che annaspa) Non ancora. Non ...

Roy si trapassa la mano con un oggetto appuntito e urla.

Roy: Deckard. Sì ...

Roy mette la testa attraverso la parete.

Roy: E’ meglio che tu ti muova o dovrò ucciderti! Se non sei vivo, non si può giocare, e se non si gioca... Six. Seven. Go to hell, go to heaven.

Lotta. Deckard colpisce Roy con un tubo di metallo.

Roy: Bravo. Questo è lo spirito. Fa male. Tutto ciò è irrazionale, per non dire poco sportivo. Ah ah ah. Dove stai andando?

Deckard effettua una sorprendente scalata, poi salta sull’edificio adiacente. Roy lo segue, tenendo in mano un piccione bianco.

Roy: Una bella esperienza, vivere nella paura, non è vero? Questo è ciò che significa essere uno schiavo.

Deckard sputa verso Roy mentre sta cadendo, Roy lo afferra con una mano.

Roy: Ho visto cose che voi umani non potreste neanche immaginare. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio alle porte di Tannhäuser. E ho visto l’amministrazione Carter rischiare un secondo mandato. E tutti quei momenti, fortunatamente, andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. Tempo di morire.

Ridley Scott: Stoooop! Qualcuno dica a quel crucco di ripetere le battute come un pappagallo senza metterci del suo, dato che l’ultimo conflitto mondiale gli ha tolto per sempre ogni possibilità di scelta. Dieci minuti di pausa per tutti! Vedendo una mia vecchia foto mi è venuta un’idea fantastica per il prequel di Alien e vado al cesso a buttare giù due righe…

giovedì 25 luglio 2013

116 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Il Cacciatore di Giganti!
Ormai hanno cacciato tutto: zombie, vampiri, streghe, nutrie e coronavirus. A secco di esseri da impallinare, in attesa che escano i numeri estivi di “Sentieri di Caccia”, l’industria dei sogni ci propina una nuova versione sulla storia del Regno d’Inghilterra, stranamente priva d’incesti, corna, omossessuali e frodi finanziarie e pertanto approvata dall’Aiart. Riuscirà Ewan McGregor a prendere progressivamente le distanze da un copione scritto col prepuzio e a far valere, in sede legale, le ragioni di tutti quegli attori che accettano le parti per motivi unicamente economici e lasciano leggere le sceneggiature ai domestici?
Albori della civiltà, Inghilterra. Jack Sfigatone Hoult è un lurido contadino che vive nel Regno di Cloacaster, governato dal buon Re Brahmwell, padre molle come un fico maturo della principessa Isabelle Tomlinson. La leggenda che affascina tutti i marmocchi puzzolenti del regno narra che dei pidocchiosi monaci trappisti, nella smania di avvicinarsi a Dio, tra una birra e l’altra (ma più vicini di così?), avrebbero creato dei fagioli magici in grado di far nascere una pianta alta fino al cielo. Arrampicati sulla pianta, però, i monaci avevano trovato un regno sospeso nel cielo, abitato da terribili giganti che erano scesi sulla Terra e l’avevano devastata a scoregge, finché Re Eric non aveva fatto forgiare una corona magica dal sangue di emorroidi di gigante, in grado di soggiogarli. Per essere sicuri, dopo il ritorno dei giganti al loro regno, la pianta era stata tagliata e gli ultimi fagioli rimasti e la corona seppelliti assieme al re.
Divenuto grande, Jack, mentre cerca di vendere il suo cavallo, salva Isabelle dall'attacco da alcuni balordi durante una commedia teatrale: la principessa, infatti, è solita andare in cerca di avventure per far sgozzare qualche contadino al posto suo. Intanto il malvagio Lord Roderick, il consigliere del Re, promesso sposo di Isabelle e profanatore della tomba di Re Eric, si fa fregare i fagioli da un fratacchione avvinazzato, che li mette nelle mani di Jack in cambio del cavallo. Tornato a casa, lo zio di Jack scopre l’affarone del nipote e scaraventa i fagioli a terra. La sera, durante il classico temporale che favorisce la crescita dei fagioli, Jack ospita Isabelle, fuggita da palazzo dopo un litigio con il padre, e i due assistono al decollo della baracca fatiscente grazie a un fagiolo magico incastrato sotto un’asse del pavimento. Jack cade, la principessa resta su, la catapecchia, che non teneva due gocce, ma era l’unica per cui era lecito preoccuparsi, sopravvive alla crescita dei fagioli.
Il Re, giunto sul luogo, forma subito una squadra di recupero: le dieci migliori guardie nella categoria “vittime di morte violenta”, capeggiate da Elmont McGregor, l’armigero vestito con la tutina da mimo e la pettinatura di Marco Mengoni; Lord Roderick e il suo fido Wicke, un infido psicopatico che come prima cosa fa schiantare le guardie al suolo facendole cadere dalla pianta. Il malvagio, preso il comando, prima requisisce di nascosto i fagioli a Jack, che ne tiene uno (scarpe grosse e cervello fino, non c’è che dire), poi separa i gruppi e, offerto in sacrificio Wicke, soggioga i giganti con la corona: il piano è usarli per ottenere il regno. Mentre tutti i più fighi finiscono nelle mani dei giganti, l’uomo stoppia, un nuovo supereroe, riesce e incunearsi nel nascondiglio, uccidere un cuoco gigante caccolomane e liberare gli amici. Elmont cerca di contendere a Roderick la corona, ma dal loro scontro esce vincitore il generale gigante dalla doppia testa (di) Fallon che se ne impossessa.
Mentre il buon Re a terra fa tagliare la pianta, Fallon pianta gli altri fagioli magici e conduce il suo esercito alla guerra. Le truppe umane, guidate da Elmont, si trincerano dietro le mura di Cloacaster e, dopo una disfida di tiro alla fune con i giganti (persa, ma va?), propongono di risolverla con il pampano provenzale, ma i giganti non accettano e preferiscono lo sbudellamento. Nel frattempo Fallon insegue Isabelle e Jack per papparseli, ma, nella concitazione dello scontro, il villico gli infila l’ultimo fagiolo magico in bocca e lo fa esplodere di verdura (a causa della nota reazione dei fagioli secchi con i succhi gastrici). Presa la corona, Jack sottomette i giganti, li rimanda nel regno sulle nuvole e taglia tutte le piante di fagioli. Finalmente il regno è salvo e dalla corona viene creato un nuovo copricapo per i regnanti: la Corona di Sant’Edoardo custodita nella Torre di Londra. Dopo questa roba, come minimo, gli inglesi meriterebbero una regina di nome Pippa.
Debole come un cane della prateria anoressico con i cali di pressione, il film perde ampiamente, sulla lunga distanza, cioè sui primi cinque minuti, la sfida d’inutilità con tutti gli idrosalini energetici a base d’amianto commercializzati in Messico. Raffinata enciclopedia della citazione cinematografica, la pellicola è talmente ricca di richiami alle peggiori interpretazioni di ogni protagonista da instillare nello spettatore la necessità di aborrire in toto la conoscenza in materia. Pericoloso per gli equilibri sociopolitici, il prodotto è stato immediatamente ritirato da tutte le sale del Regno Unito per non favorire i tentativi di conquista da parte di tutte le popolazioni con un’altezza media superiore ai 180 centimetri. Menzione speciale per Ewan McGregor: ogni volta che gli si mette una spada in mano, laser o metallo che sia, c’è un rapporto causa effetto con improvvisi attacchi di miastenia oculare.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

lunedì 15 luglio 2013

03 - The Riccardelli Hall of Fame Induction is...

…Tonino Accolla!



Leggendo i giornali, le spatafiate pubblicate dagli illustri cineasti sulla morte di Tonino Accolla sono come la classica portata in più a un pranzo di matrimonio: stucchevoli. Sembra quasi che Gramellini scriva su tutte le testate per una giornata. E’ ovvio, caro Tonino, che non ti posso tenere fuori dalla nostra Hall Of Fame, ma incastro la tua foto nella virtuale lastra marmorea non tanto per i motivi ben noti, quanto per quelli ignoti o ancor meglio mignotti. Sì, perché che tu fossi un figlio di mignotta è fuor di dubbio: hai mollato la Bosisio e la Stagni nel sacco dell’indifferenziato come fossero assorbenti usati, come tu ti fossi trasformato in almeno il 60% dei personaggi che hai doppiato, come l’Homer d’inizio puntata, senza ricordare quello di fine puntata, quello con il cuore. Ma questo sarebbe niente di fronte all’ira di Eddie McRaspa l’Onanista, che sul più bello di una focosa scena di nudo di Laura Antonelli, agli albori della sua carriera di segaiolo, sente comparire la tua voce e scomparire l’erezione: un legame di causa-effetto provato scientificamente. Ancora nulla rispetto alla tua scelta di ignorare l’ortodonzia e di presentarti alle serate di gala con un sorriso agghiacciante, degno del Nosferatu di Murnau. Sempre più nulla rispetto al fulcro della nostra scelta: il doppiaggio della masturbazione con pizza di Ben Stiller in “Dodgeball”. Non credo che nessun uomo al mondo che non avesse la tua illimitata esperienza nel doppiaggio della commedia, avrebbe potuto prendere in considerazione l’idea di una masturbazione con la pizza, ma tant’è. Si potrebbe quasi dire che sei stato perfetto, particolarmente durante l’interruzione del coito, come se qualcuno ti avesse messo una molletta sul pipino mentre stavi facendo pipì. Ci lasci dopo lunga malattia, come tutti tranne Gandolfini, anche se nessuno ci dice quanto lunga, sebbene, forse, il vero agente patogeno sia stata la tua voce che si è insinuata, insieme all’immortale risata di Eddie Murphy, nelle nostre case e nelle nostre vite e che rimarrà lì, immobile, come il ricordo della prima volta che le nostre mani sapienti hanno afferrato un pezzo di pizza e nella solitudine di una cameretta nella penombra…
Sinceramente tuo,
 
Johnny Little Niggers

lunedì 8 luglio 2013

mercoledì 3 luglio 2013

01 - Mounting Screws - Grandi Scene da Dietro

Galadriel On Fire…Peter too.

Assistente di Regia: Azione!

Aprire su: La Compagnia

La Compagnia entra in un ampio parco ricco di una luce morbida. Le pareti sono di colore verde e argento, il soffitto di color oro e in mezzo giace il tronco del possente albero di Mallorn, che si assottiglia verso la sua cima. Celeborn avanza per salutare gli ospiti. I suoi capelli sono lunghi e argentati, il viso grave e bello, senza segni d’età su di esso. Accanto a lui si erge Galadriel, la Signora degli Elfi. Ha i capelli d'oro, di insuperabile e profonda bellezza senza tempo. Celeborn guarda duramente Aragorn ...
 
Celeborn: Otto ci sono ancora, ma nove sono usciti da Gran Burrone. Ditemi dov’è Gandalf, poiché ho molta voglia di parlare con lui.

Frodo guarda Galadriel, in piedi in silenzio accanto a Celeborn.
 
Galadriel (con voce che cresce di intensità): ... lui è caduto nell’ombra.

Galadriel guarda verso Aragorn.

Galadriel (continua): La ricerca prosegue sul filo di un coltello. Allontanatevi ancora un po' e ed essa fallirà, verso la rovina di tutti... Ma la speranza rimane finché la compagnia è unita.

Gli occhi di Galadriel si fissano su Sam.

Galadriel (continua): Non lasciate che il vostro cuore sia turbato. Vadano ora e riposino coloro che sono stanchi per il dolore e la molta fatica.

Gli occhi di Galadriel volgono verso Frodo… e la sua voce sembra svanire.

Galadriel (continua): Stasera potrete dormire in pace. (sussurrato v / o) Benvenuto, Frodo della Contea...

Chiudere su: Frodo guarda Galadriel.

Inserisci improvvisa: Galadriel è dalla parte opposta, potente, divina, non più appartenente a questo mondo. Una luce bianca penetrante la circonda.
 
Galadriel (continua):…che hai visto l’occhioooooooooooooooooooooooooo!!!

Peter Jackson: Stooooop! L’avevo detto che con il vestito di poliestere non si poteva mettere il faro di scena sotto Galadriel per fare la luce divina. Qualcuno per favore spenga la Blanchett. Pompieri! Dieci minuti di pausa tutti gli altri: devo provare il Signore degli Anelli vibranti…

lunedì 1 luglio 2013

115 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Attacco al Potere!
Dopo aver sconfitto il nemico di tutti i nemici (il tabagismo) e aver affossato il cattivo di tutti i cattivi (Bin Laden), è ora per l’America di fare i conti con i mali ancestrali che affliggono la società occidentale: l’aumento dei musi gialli in giro per le città e l’obesità. Se poi la minaccia arriva da un muso giallo obeso, significa che lo scontro finale è vicino. Riuscirà un povero scozzese, bisognoso di riprendersi un po’ dall’essere governato da una vecchia col figlio cavallino, a respingere le soverchianti forze nordcoreane e a distruggere il concetto che il consumo di riso rende più aggressivi rispetto a quello di carne di manzo?
Washington D.C., sono finiti i tempi in cui mandavi il Presidente a morire in un’altra città. Si parte a Camp David dove, alla vigilia di Natale, il Presidentissimo Benjamin Asher Eckhart si sollazza con la sua famigliola: la mugghiera Margareth Judd e il figlio Connor. A governare casa è in realtà l’Agente Speciale Mike Banning Butler che sposta tutti come pedine per far sì che non si strozzino con i salatini. Ma i suoi sforzi sono vani quando, con una nevicata terrificante, si è costretti a uscire per un veglione di raccolta fondi con vecchi banchieri ebrei e ricche zitelle anglosassoni. L’incidente è dietro l’angolo: la limousine presidenziale sta per cadere da un ponte e Mike deve scegliere chi salvare tra Presidente e first lady. Il cameratismo prevale e la donna muore. Come premio, Asher chiede a Putin se può prendere Banning in Siberia, ma quello gli dice che c’è un posto ancor peggiore: il Dipartimento del Tesoro.
Passano anni su anni e la routine da ufficio del Dipartimento del Tesoro sta distruggendo Mike, la cui brama di sangue è pari a quella del vampiro Lestaat, come notano con preoccupazione la moglie e il capo. Durante una normale giornata di assenteismo succede l’irreparabile. Un aereo nordcoreano grosso come l’Empire State Building viola lo spazio aereo della Casa Bianca, senza che nessuno faccia un tubo a parte i giapponesi (che ridono e lo fotografano), e spara sulla folla. Guarda caso Mike passa di lì, giusto in tempo per salvare un paio di passanti e sparare, senza motivo apparente, a un trio di musi gialli sospetti. L’aereo è abbattuto dagli F-qualcosa, ma è solo un diversivo per permettere a un abile commando di terroristi, guidati da Kang, di coglionare il sistema di sicurezza della Casa Bianca e asserragliarsi nel bunker con il Presidente.
Riunita l’unità di crisi, capeggiata dal Segretario di Stato Freeman, i generali spingono immediatamente per l’irruzione e la distruzione del nemico. Mentre politici e militari litigano su chi ce l’ha più barzotto, Mike, sornione, comincia a spezzare colli e a divellere articolazioni. Impossessatosi di una radio, l’Agente si mette subito in contatto con l’unità di crisi che per tutta risposta lo prende per il culo e lo taglia fuori. Nel frattempo, Kang attiva Cerbero, dispositivo di disattivazione dell’arsenale nucleare americano (aridanghete con ste testate), estorcendo i codici alle sue vittime con la tortura. L’unità di crisi comincia a cagarsi, richiama Mike e lo incarica di salvare il figlio del Presidente, proprio mentre ha finito di mangiare il cuore di un nemico e si sta stuzzicando i denti con una tibia. Il generale Clegg, intanto, manda i Seal a fare irruzione, ma vengono falciati come l’erbetta del prato della Casa Bianca: un intervento risolutivo.
Banning, tra una scoreggia di fuoco e del gas nervino fatto con i calzini sudati, trova Connor, lo fa evadere e poi punta al bunker. Tra i coreani scatta il delirio: da organizzatissimi diventano improvvisamente il cast delle comiche di Benny Hill e parte anche Yakety Sax in sottofondo. Si perdono gli ostaggi, Kang manda a morire l’unica coreana del nord figa e tutti cominciano a mangiare hamburger. L’unico a mantenere il sangue freddo è Cerbero che decriptati i codici si attiva. Mike riesce a fare irruzione, dopo aver sterminato anche un suo collega traditore, e poi si appropinqua allo scontro finale con Kang. Il mangiariso se la cava bene, sparando pure al Presidente Asher, che sopravvive, ma alla fine la volontà di redenzione di Banning e un rutto alla carne umana diretto nella giusta direzione fanno la differenza: Cerbero è spento a tre secondi dal disastro. Carnivori occidentali uno, vegani del cazzo orientali zero.
Orrenda pappona antiterroristica, la pellicola ha lo stesso aspetto confusionario di una scodella di cibo per cani d’allevamento, ma si rivela molto meno nutriente, tanto da far rimpiangere le crocchette per animali fatte con le frattaglie di topo. Oniricamente faticoso, il prodotto ha le stesse caratteristiche di un incubo ricorrente: fa sudare copiosamente, disturba il riposo e lascia un senso di vaga inquietudine al risveglio. Religiosamente degno di valutazione da parte della comunità degli esorcisti, il film dovrebbe essere visionato velocemente da Papa Francesco per capire quale demone dell’idiozia si è impossessato dei nordcoreani dalla metà in poi e li ha costretti a far finire tutto in vacca. Complimenti al regista e allo sceneggiatore che con un artificio quasi magico sono riusciti a far girare al minimo contemporaneamente tutti i buoni attori a loro disposizione: come andare in prima con una Ferrari in autostrada.
 
Sleep-o-Meter: 04 – Il Piccolo Buddha (Coma Etilico)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.