Per la par condicio e per la labia condicio. Per rivalutare il potere seduttivo di un paio di labbra con nulla sotto. Per sfidare lo strapotere delle tette finte a colpi di labbra finte, zigomi finti, natiche finte e persino figli finti. Come un Arcangelo che scende per annunciare la prossima maternità a una vedova di Bari, riuscirà la “tres jolie” Angelina a scalzare, nell’immaginario dell’onanista medio, categoria cui possono fare riferimento tutti gli esseri di sesso maschile, l’immagine granitica di sex symbol detenuta dalle “labbrucce” dell’immarcescibile Signorina Silvani?
Dopo essersi fatta frollare come una costata di brontosauro dall’esercito della Corea del Nord, l’agente CIA Evelyn Salt, una donna un’autostrada ligure toscana, viene liberata dalla potentissima lobby degli aracnologi capeggiata dal marito, tale Mike Parlo Come il Dott. Krantz. Dopo due anni di soffoconi per gratitudine, poco prima dell’anniversario di matrimonio, Evelyn e il collega Ted si trovano a torchiare con arroganza un residuato spionistico del KGB chiamato Orlov. L’uomo, capo dell’operazione “Giorno XYZ”, per quanto sia assolutamente assurdo crederlo capace di capeggiare qualcosa , svela che alcune spie dormienti sono state inserite nel tessuto sociale americano. Tra esse, udite udite, l’incaricata di uccidere il Presidente Russo in visita a New York, un pagliaccio con il parrucchino che interpretava Arkan in un altro film (gli slavi, per gli americani, sono come i giapponesi: tutti uguali), è proprio Bocca d’Amianto Salt.
L’ineffabile Mr. Peabody del FBI, un cane sia come inventore che come attore, vuole mettere agli arresti la donna, ma questa, grazie al suo super addestramento CIA riesce a raggiungere casa e scoprire che il marito è sparito. Inseguimento mozzafiato per la tangenziale di Washington, dove la donna, nomen omen, salta da un tir all’altro senza scomporsi il trucco. Dopo aver rubato indumenti a una donna normale, quindi come minimo di tre taglie più grandi, la spiona si imbarca sull’autobus per New York. Presa una stanza deluxe all’Ambasciatori Astoria Hilton Ritz sulla quinta strada e dopo aver trafugato un paio di tailleurs 100% poliestere dalla lavanderia dell’albergo, Salt fa irruzione nella chiesa dove il Presidente Russo sta pronunciando un discorso di commiato e gli spara del veleno dopo aver fatto saltare i preziosissimi pavimenti e un bagno dove il parroco si stava intrattenendo con un paio di chierichetti.
Arrestata da Peabody, la donna si libera con la velocità di un eiaculatore precoce di fronte a Sexy Cora (una prece per lei e per la sua sesta misura mai sbocciata), e raggiunge Orlov che, per gratitudine, le ammazza in faccia l’aracnologo Mike. Lei non batte ciglio, si fa illustrare il piano per scatenare un conflitto nucleare tra America e Stati Uniti e poi con la freddezza di una supposta nel suo blister, uccide tutti a colpi di bombe a mano. Non c’è tempo, bisogna agganciare il contatto di Orlov, intortarselo, ammiccare, labbreggiare e poi volare alla Casa Bianca per far saltare i piani degli stupidissimi ex sovietici. Giunta a Washington, insieme alla notizia che il Presidente Russo è ancora vivo, la donna viene riconosciuta dal collega Ted che acchiappa l’idiota che comanda l’America, il solito WASP con il riporto, e lo scorta nel bunker (non prima che un marcantonio bielorusso si sia fatto esplodere; è facile entrare alla Casa Bianca con del plastico addosso, poiché le guardie sono tutte in aeroporto).
Ted aizza tutti i servizi di sicurezza possibili contro l’ex collega, ma è solo un escamotage, poiché in realtà è anche lui un russo (è bello sapere che in America sono tutti agenti russi travestiti e che le sorti del mondo le governano russi convinti e russi meno convinti). Una volta armate le testate, l’uomo tramortisce il riporto con il politico appresso e cerca di far partire i missili. Evelyn arriva appena in tempo per fare occhi dolci, sorriso suadente e capezzoli turgidi perforanti. L’uomo si inchioda a causa di un’erezione spontanea e lei, penetrata nel bunker nonostante una predilezione per i ruoli passivi circa la penetrazione, lotta come una tigre sino all’arrivo di Peabody, emblema dell’inutilità. Non ci sono testimoni, è la sua parola contro quella di Ted e Salt è screditata come l’imene di Nadia Macrì. Mentre Ted si fa medicare, la donna lo aggancia con le manette per il collo e si appende alla tromba delle scale. Nessuno spara e se in America nessuno spara per salvarti vuol dire che stai sui coglioni a tutti, anche al peggior regista.
Film intriso di strategismo (la parola non esiste per il correttore automatico) che conferma le teorie rivoluzionarie di Jon Lajoie circa la parità dei sessi e utilità del dialogo nei rapporti intergenere. Devastante nell’idiozia delle battute e della struttura narrativa, riesce con naturalezza a rendere sopportabile persino l’ascolto del raglio di Giuliano dei Negramaro o dell’intera discografia di Scialpi. Espressione efficace del “superjoliesmo”, soprattutto nella parte in cui i nordcoreani provano inutilmente a farle perdere ancora peso con la dieta che infliggono al resto della popolazione. Capostipite di un nuovo genere cinematogastrico, rende assolutamente necessari gli altri tre capitoli della saga, che si intitoleranno Pepper, Olive Oil e Vinegar, per completare questo pinzimonio di deficienza che ha per protagonista un gambo di sedano.
Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)
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