…Beautiful Creatures!
Mi voglio male, lo ammetto. Ma lo faccio per voi e dovreste essermene grati. Dopo i vampirla e i putrefatti arrivano maghi e streghe. A chiudere un cerchio che nessuno avrebbe mai voluto aprire, a completare il sottile e affascinante milieu delle slinguazzate paranormali, la provincia americana sputa fuori altri due giovani adulti, con la glossite acuta, desiderosi di scambiarsi i fluidi corporei con l’insistenza di due topi in amore. Riuscirà Johnny Little Niggers a sopravvivere a un pomeriggio di ozio estivo dopo aver guardato in successione, senza pausa pipì, questo film e quello precedentemente recensito?
Gatlin, Carolina del Sud, Stati Uniti, un lombrosario mai visto prima. Ethan Wate(r) è il solito studentello anticonformista intellettualoide intrappolato in una cittadina di bifolchi bacchettoni. Dopo la morte di mammà, il padre si è rinchiuso in una stanza da cui non esce mai e la casa viene mandata avanti da Amma, la custode di colore della biblioteca cittadina (senza i neri a prendersi cura di loro metà dei wasp non saprebbero nemmeno allacciarsi la patta dei pantaloni). Il bigottismo cristiano imperversa in ogni casa e peggiora malamente quando la tenebrosa Lena Duchaness, nipote del vecchio Ravenwood Irons, comincia a frequentare la scuola. In città si mormora che i Ravenwood siano dei satanisti, anche se non è comprovata la loro provenienza dalla provincia di Varese. La più acre nei loro confronti è la Sig.ra Lincoln, madre del miglior amico di Ethan e vincitrice del rinomato Premio Beghina per dodici edizioni consecutive.
Sentito profumo di figa a buon mercato, il giovane Wate(r) si mette alle costole della sirena Lena (bisogna combattere in qualche modo la bella Bella): questa sulle prime lo scaccia in malo modo, ma poi non riesce a fare a meno di pensare a quante cose si possono fare con un maschio senza cervello e comincia a fargliela annusare. Ethan si trasforma: non frequenta più gli amici, smette di bere, cerca addirittura di conoscere la famiglia di lei. E qui sono cazzi. Il ragazzo, dopo essere stato sfottuto a sangue per la sua idiozia da Macon Ravenwood, scopre che quella di Lena è una stirpe di maghi e che fra pochi giorni, al compimento del diciottesimo anno di età, lei sarà reclamata dalla luce o dalla tenebra. Tenendo conto che fino a due giorni prima lui non conosceva nemmeno Bukowski, il salto è considerevole.
Mentre i due giovincelli passano le giornate a infilarsi la lingua in tutti gli orifizi, arrivano in città la mamma e la cugina di Lena, entrambe passate al lato oscuro. La cugina, dopo aver sterminato tutta la polizia locale, s’infratta con l’amico di Ethan per plagiarlo, mentre la mamma possiede satanicamente la Sig.ra Lincoln. Tempi cupi, la felicità finisce e Lena vuota tutto il sacco: su di lei grava la maledizione della Sedicesima Luna e solo il libro della Casa della Luna, conservato nella biblioteca della magia, può aiutarla. Guarda caso la custode è Amma (minchia che fantasia!). Lena comincia a leggere il libro magico, su cui apprende di tutto, anche la ricetta dell’abbacchio a scottadito, ma non come fermare la maledizione. I giorni passano, la tensione sale come la cacca in un pozzo nero e alla fine ecco svelato l’inghippo: Ethan, o qualcuno che Lena ama, deve morire (noi votiamo Ethan in blocco).
Si arriva al giorno del compleanno della puttanella magica che cade in corrispondenza della rivisitazione storica di una vittoria sudista nella guerra di secessione, per la gioia del Ministro Kyenge. Mentre mamma e cugina già festeggiano il passaggio di Lena alla luna nera e la sua firma di un contratto blindato in Rai, Ethan cade nel trappolone della suocera e viene fucilato dal suo migliore amico. Lacrime, disperazione, trionfo, seghe, aspirine e liscio (sesso, droga e rock’n’roll ci pare troppo per ‘sta cagata), ma ecco il colpo di scena: Macon Irons, disperato per aver accettato la parte, si è sostituito a Ethan con un sortilegio. Lena piange e poi, spezzata la maledizione, esilia la cugina e scotenna la fattrice risolvendo l’eterno conflitto di Elettra tra madre e figlia. Ethan viene lobotomizzato affinché dimentichi tutto: adesso che a Lena prude la patatina, perché stare con quello sfigato?
Ottava meraviglia del mondo della falegnameria cinematografica, la pellicola è il pezzo forte dell’ultima collezione dei mobilieri di Lissone alla voce “sostegni per scopino da cesso”. Affascinante come scoprire la fine dell’anestetico prima di una colonscopia, il prodotto brilla a tal punto per pathos e aspettativa che a un certo punto, per avere una scarica di adrenalina, viene quasi la voglia di caricare Edward Snowden in spalla e portarlo in Bolivia a piedi. Manifesto dell’agrofilia nel mondo civilizzato, il lungometraggio è la prova della degenerazione indotta dall’eccessiva urbanizzazione e della necessità per alcuni, i protagonisti nella fattispecie, di tornare al badile come mezzo di sostentamento. Certamente il film delle grandi conferme maschili: inutile impegnarsi in un rapporto amoroso serio quando si può trovare facilmente una giovane strega che, dopo svariati amplessi, un bel giorno sparisce dalla tua vita senza aver consumato tutta la birra in frigo.
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)