giovedì 20 novembre 2014

154 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Calling!
Il thriller religioso come non l’avete ancora visto, cioè fatto peggio della volta precedente. Susan Sarandon in grande spolvero, in quanto estratta inerte dalla teca in cui si era rinchiusa per non alterare gli stucchi. Un gruppo di comprimari inutili che non vedevamo dall’ultimo film della Asylum. Il grande cinema canadese mette sul piatto il meglio di sé, a dimostrazione del perché i canadesi siano considerati i cugini stupidi degli americani (il che è tutto un dire). Riuscirà l’abusata tematica della religione e del mistero a tenere la pressione arteriosa minima dello spettatore sopra venti, livello minimo prima del decesso?
Fort Dundas, Ontario, Canada (non mi capacito di non poter scrivere USA). L’ispettore Hazel Micallef Sarandon è una panterona in declino che vive con la mamma dopo un divorzio traumatico. Afflitta da mal di schiena, reumatismi e morbo di Dupuytren, la donna è dipendente dagli antidolorifici. Già che c’è beve come una spugna. Con tutta questa felicità alle spalle, Hazel affronta il suo lavoro di poliziotta di provincia con l’entusiasmo di una persona condannata a rimanere bloccata in ascensore con altre tre affette da meteorismo. Durante un normale turno di lavoro le viene chiesto dal collega Ray di controllare la casa di una vecchia amica della madre. Manco a dirlo, la maliarda è stata sgozzata e con la bocca in una posizione anomala. La comunità va in sbattimento e per il corpo di polizia più efficiente del mondo comincia un elenco infinito di cazzi.
Dopo un giorno di frenetiche indagini alla scrivania giocando a Candy Crush Saga, l’ispettore Micallef riceve una seconda chiamata dalla polizia della cittadina confinante, dove un uomo è stato trovato in una stalla sodomizzato da una nutria, ma con la bocca in posizione strana. Hazel contatta i superiori per far presente che, forse, forse eh, siamo in presenza di un serial killer, ma le viene risposto di scopare di più e pensare di meno. Ligia al consiglio, la donna incontra l’ex-marito, ma questo ha accettato di vederla solo per farsi togliere delle multe. Felice come chi ha fatto il bagno in una vasca di diarrea, la poliziotta torna al suo caso. A complicarle la vita arriva un nuovo membro del suo staff, trasferito da Toronto: Ben, il giovane gay vedovo curioso. Non doma, la nostra Sarandon si fa mandare l’elenco delle vittime di omicidio nella regione con tutti i dossier.
Mentre la trama s’infittisce, le cose si complicano e qualche spettatore si sveglia, il regista pensa bene di presentarci il killer, in modo da non aver più un minimo di interesse nella visione. Si tratta di un dinoccolato predicatore abituato a bere infusi fatti con le piante del bosco della sua fantasia e a curare il cancro con il vischio: un vegano acculturato. Grazie alle doti di lettura delle labbra di Ben il vedovo biadesivo si scopre che nelle bocche delle vittime è nascosto un messaggio in latino: libera nos domine. Il problema è che nessun prete canadese conosce il latino, avendo preso i voti per corrispondenza con le dispense di Frate Indovino. Trovato il vecchio barbuto don Sutherland, gli sbirri svelano l’intricato enigma. Saremmo punto e a capo se per illuminazione divina Ben il vedovo arcobaleno non scovasse la sorella del killer, intenta a conservare la salma del fratello gemello.
Intanto, il suddetto sterminatore, al secolo Simon, fa fuori il prete vecchio, colpevole di aver mandato suo fratello Peter nella consueta casa famiglia degli orrori. Colpevole andato, movente andato, manca il finale action a movimentare questo film seduto. Simon rapisce Hazel con un artificio erboristico e cerca di stimolarne il pentimento, ma la donna fedele ad alcool e droghe rifiuta Dio e induce con la sua recitazione l’antagonista al suicidio. La baracca dell’uomo s’incendia accidentalmente, ma Ray e Ben il vedovo invertito tirano fuori Hazel prima che diventi una porchetta arrosto. La quiete torna a posarsi sulla cittadina dell’Ontario, Hazel trova nuovi stimoli a non fare un cazzo e il Canada tira un sospiro di sollievo. L’incubo è passato, il film è finito. Libera nos domine.
Innovativo sistema per spiegare le proporzioni agli alunni delle scuole medie, il lungometraggio sta al cinema come una caccola alla nouvelle cuisine. Metafisico e surreale, il prodotto riesce là dove nemmeno la più ardita fantasia del marketing cinematografico può giungere, ovvero interessare il pubblico a un’indagine a partire dalla locandina: sfortunatamente si tratta di scovare le rughe e le borse cancellate con Photoshop dalla faccia della protagonista. Imbarazzante nei suoi tratti intimistici, la pellicola scava nell’animo con la profondità di un bambino di due anni e ne induce le reazioni nel pubblico che, dal quarto fotogramma, cerca insistentemente la mamma. Medaglia d’oro al valor civile a Ben il vedovo gay: nemmeno il tempo di gustarsi il matrimonio riconosciuto che, con grande sensibilità generale, si deve affrontare il tema della sepoltura.

Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

martedì 11 novembre 2014

153 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Deliver Us From Evil!
La realtà che supera la fantasia. La fantasia che si ammanta di orrore e copula selvaggiamente con la realtà. Non mi sto riferendo alla cucina del kebabbaro sotto casa mia, ma di un nuovo prodotto tratto da una storia vera. O meglio, di un nuovo prodotto tratto da una storia che i protagonisti hanno dichiarato essere vera prima di essere rinchiusi in un ospedale psichiatrico ed essere posseduti analmente da un messo apostolico polacco. Riuscirà l’ennesimo polpettone esorcistico di cui avremmo fatto volentieri a meno a spillarci qualche euro prima di scoprire con rammarico che il protagonista è Eric Bana?
New York, la città che non dorme mai (per forza, quando va di culo il tuo vicino di casa è serial killer con il feticismo delle caccole). Il sergente Sarche Bana, lasciate le pubblicità dei profumi scadenti, è un habituè del turno di notte durante il quale si diverte ad abusare della sua autorità e a sfottere il suo compare di scorribande. Una notte i due acchiappano una chiamata a casa di un reduce dall’Irak che ha l’abitudine di frollare con il pesta carne la moglie che già di suo sembra posseduta da McChicken, il demone del barbecue. Giunti sul luogo, i due sbirri arrestano lui in piena farneticazione e raccolgono la deposizione di lei secondo cui il marito è l’uomo perfetto: cuoce le uova con l’imposizione delle mani e scrive sui muri di casa frasi in latino con le unghie. Il caso viene catalogato come sindrome premestruale e tutto va avanti come nella migliore tradizione americana.
Passa un giorno e la notte successiva i due vengono chiamati allo zoo dove una signora ha pensato bene di lanciare il suo bebè nella fossa dei leoni istigata da un imbianchino. Il serial killer imbianchino non è più un tabù: prima ti fora e poi ti stucca per soli 75 € a cadavere, compresi i ritocchi. Parte la caccia all’imbratta muri mentre la signora viene precauzionalmente internata in un ospedale psichiatrico che a confronto Arkham è l’asilo montessoriano. La notte successiva alla notte successiva, Sarche e socio vengono chiamati da una coppia di portoricani che ha preso in affitto una villa dallo scantinato indemoniato. Sarche comincia a sentire puzza di bruciato. Sarà per questi strani casi, per quelle persone un po’ pazzerelle, ma soprattutto per quel tizio rosso con forcone che siede sul sedile posteriore del suo trattore americano travestito da suv. Nello scantinato il prode Bana trova il cadavere di un altro imbianchino (e io che credevo che a New York fare il poliziotto fosse pericoloso).
Scatenando i prepotenti mezzi scientifici della polizia, cioè rubando le foto da casa del primo sospettato Sarche scopre che il morto era un commilitone del picchiatore e di un altro, di cognome Santino (il santino indemoniato; qui siamo persino oltre Sharknado 2), con cui aveva messo su una società d’imbrattatura pareti. Il film latita e pertanto è il momento di far entrare la prostata. Scusate, volevo dire l’apostata. Padre Ramirez, un prete portoricano, ex tossicodipendente, che beve e fuma come un marinaio ottomano prima della battaglia di Lepanto, aggancia il sergentone e gli svela che questo inutile intrico di pazzoidi potrebbe essere frutto del demonio. Per averne una prova i due si recano all’ospedale dei pazzi per chiedere lumi alla mamma dell’anno, ma ottengono solo deliri e un morso sull’avambraccio con annessa infezione.
Dopo un po’ di vaccate, i due scoprono che la scritta sul muro è la stessa che i tre soldati, a suo tempo, avevano trovato in una grotta irachena piena di teschi. Con una caccia furibonda intorno all’isolato di casa i due riescono a intercettare Santino che ricambia accoltellando a morte il partner e rapendo moglie e figlia dell’Incredibile Bana. I tempi sono maturi per arrestarlo e costringerlo a vivere da protagonista il più assurdo esorcismo che la storia del cinema ricordi in cui il demone è sempre in controllo, persino del prete. Dopo aver fatto saltare tutti vetri del distretto di polizia, convinto l’apostata che sua mamma era un daino e Bana di essere ancora un attore, il demonio cede al potere del bene lasciando il corpo storpio e macilento di Santino che viene condannato a dare una botta di tempera traspirante bianca a tutta la centrale. Sarche, invece, affascinato da una vita di esorcismi, ideale per la sua figlioletta di cinque anni, lascia la polizia e va a fare l’assistente del prete.
Orribile pastone indigesto anche a maiali affamati, il film sembra scritto sotto forma di ricetta da un gruppo di cuochi di Milano Ristorazione e, come tale, non lascia scampo nemmeno allo stomaco più corazzato che diventa immediatamente preda di spasmi e coliche. Paritario e non discriminatorio, il prodotto contiene talmente tante scene al buio che abbatte le differenze tra vedenti e non vedenti offrendo un’esperienza pessima a entrambi. Considerata documento storico dalla Conferenza Episcopale Italiana, la pellicola potrebbe essere inserita negli archivi vaticani alla sezione “bufale” tra la Donazione di Costantino e i miracoli di Giovanni Paolo II. Una menzione per tutti gli imbianchini newyorkesi di cui si hanno già sconcertanti notizie: rapiti da congregazioni di suore infoiate per essere esorcizzati, hanno chiesto asilo politico al Califfato Islamico dell’Isis per una sana e tranquilla decapitazione.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.