lunedì 20 giugno 2011

44 - Cappuccetto Rosso Sangue

…Cappuccetto Rosso Sangue!
Non si assisteva a un versamento testicolare così prolungato dalla saga di “Twilight”. Non si assisteva a un tale piovere di sbadigli dalla saga di “Eragon”. Non si assisteva a una catena di infarti tanto lunga dalla scena iniziale di “The Core”. Le fiabe della buonanotte tornano sul grande schermo con una produzione che può solo portare la notte eterna nel mondo. Riuscirà Amanda Seyfried, dopo aver stoccato il demone più porco della storia dell’inferno, a mandare in calore tutto il bosco delle fate, compresi due folletti di Babbo Natale e Puffo Vanitoso, nota checca del villaggio?
Bosco delle fatine buone del cazzo. Valerie Seyfried, piccola innocente biondina, stermina coniglini morbidini insieme al suo ganzo Peter Unknown Actor, un boscaiolo alto uno e novanta a sette anni, mentre nel suo villaggio gli adulti se la fanno sotto dalla paura a causa del lupo Bunga Bunga che insidia le donzelle. Passano gli anni e i due continuano a fornicare senza penetrazione nel bosco, quando la biondazza riceve la notizia del suo matrimonio combinato con Henry Bambascione figlio di Irons, un fabbro ricco da fare schifo che si sollazza da solo in fonderia e ha di grosso solo le occhiaie. Contemporaneamente a questa tragedia, la ragazza scopre che la sorella Lucille è morta sbranata dal lupo Bunga Bunga. La mamma di Valerie, una sorta di tenutaria di bordello forestale, e il papà, un alcolista nemmeno troppo anonimo dato che beve senza soluzione di continuità, strepitano di dolore e infervorano il popolo bue che decide una bella caccia al lupo.
Forconi e torce alla mano, la massa entra nella presunta tana del lupo e stacca la testa alla bestia che esige, però, un tributo di sangue: muore il papà di Henry con tutto lo struggimento di chi lascia al mondo un figlio segalitico. Il villaggio esulta, ma i festeggiamenti sono interrotti dalla pretaglia cattocomunista capeggiata da Padre Solomon Oldman, un cacciatore di lupi mannari. Questi, dopo aver deriso il lupo ucciso e affermato che la minaccia è ancora incombente, cerca di impedire la festa, ma nessuno gli da retta poiché ha lo stesso carisma del Cardinale Tettamanzi. Durante il party Valerie la fa annusare e poi la molla a Peter e Henry si chiede se lei lo abbia mai amato, giusto poco prima che il lupo mannaro vero arrivi, accompagnato dalla luna di sangue, a sterminare un po’ di persone tra cui una delle due guardie del corpo negre di Solomon. Clamoroso al bosco delle favole: sono riusciti a far crepare un negro anche qui.
Valerie fugge con un’amica ma il lupo è su di lei e le chiede di scappare con lui. Incredibile: Valerie è una Dolittle, parla con le bestie e se tutto va come deve ne sposa una. L’amica giura di mantenere il segreto, pena il rogo per la biondazza che negli occhi del lupo ha visto qualcosa di familiare. Al rogo ci finisce però il fratello ritardato dell’amica che, dopo aver provato a darla a Solomon senza successo, scambia il cadavere bollito di torture del fratello con Valerie. Il pretaccio elabora un piano geniale: utilizzare il figone come esca per far entrare il lupo nel villaggio e fargli sterminare tutti quei contadini deficienti. Contemporaneamente scatta il contro piano dell’accoppiata Peter e Henry: liberare Valerie e spedirla dall’inquietante nonnina che vive da sola nel bosco. Il lupo arriva, i morti si contano con il pallottoliere e Peter viene quasi arso vivo dall’Inquisizione di Crocefieschi.
La ragazza viene presa da Solomon che cerca di utilizzarla per uccidere il dimonio, ma senza successo: il sant’uomo perde mano e vita in due secondi, lo stesso tempo impiegato da Henry per correre in fonderia a mastruzzarsi il pipino. Valerie scappa nel bosco dalla nonna, poiché ormai ha svelato l’intrigo, sbagliando. Ferisce il sopravvissuto Peter e corre tra le braccia del papà mannaro che ha appena steso la vecchia: è ufficiale, Valerie è una deficiente con poteri paranormali. Il papà, dopo averle svelato l’uccisione della sorella perché figlia del papà del segaiolo, cerca di convincerla a farsi trasmettere la rabbia e le pulci con un morso, ma è Peter a prenderlo per lei. Ucciso il babbo e sistemati i conti con il villaggio, Valerie va a vivere nella casa della nonna aspettando Peter nelle notti di luna piena per fare un po’ di sano sesso interspecie. Henry entra nell’ordine dei cacciatori di lupi, il luogo giusto per lui: solo uomini e cellette anguste e silenziose in cui darsi a pratiche ascetiche.
Pellicola che rivaleggia per crudeltà e tensione con un capolavoro del genere come “Fratello Sole Sorella Luna”, sebbene non ne raggiunga la profondità psicologica a causa del brutale uso della violenza e del mancato arrivo della santità per la protagonista dopo il parricidio. Inno inarrivabile per la diffusione della colite nel mondo, il film è stato posto sotto sequestro in Germania come potenziale strumento di diffusione dell’Escherichia Coli, sebbene non sia alterato chimicamente nel gusto come un cetriolo spagnolo. Soporifero almeno quanto “The Tree Of Life” di Malick, il lungometraggio è un serio candidato alla vittoria finale al prestigioso Festival Von Trier per la diffusione del cinema nazista in considerazione del progressivo sterminio di vecchie babbione, giovani dementi e africani pesantemente armati.

Sleep-o-Meter: 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso)

martedì 7 giugno 2011

43 - Drive Angry

…Drive Angry!
Nick Cage è tornato e con lui le tonnellate di plastica e crine che servono a farlo sembrare giovane quando è in realtà un vecchio orribile scarso attore, sebbene idolo indiscusso di The Riccardelli Society. Basta con parti in cui gli viene sempre il fiatone; ora, finalmente, può ammazzare tutti i cattivi da seduto in un ruolo tagliato apposta per la salma di Humphrey Bogart, sebbene essa lo abbia rifiutato per questioni di soldi. Riuscirà il nostro eroe a farsela sbattere in faccia per l’intera durata delle riprese e ad avere difficoltà erettili degne di quelle di Sean Connery in “Entrapment”?
Stati Uniti, Caro Vecchio Sud. Milton Pelle di Daino Cage è un vecchio agghindato come un giovane con l’hobby di uccidere satanisti ignoranti. Il suo obiettivo è il loro capo, tale Reverendo Jonah King, un pagliaccio vestito con le tende rosse del suo cesso riattate a camicia che ha ucciso la figlia e rapito la nipotina dell’uomo per sacrificarla in un misterioso rito pagano. Dopo aver maciullato tre scappati di galera, Milton viene a scoprire che il luogo del rito è una ex prigione della Louisiana, ma i tre gli hanno distrutto l’automobile. Per recuperare un nuovo mezzo Miltone Secco Marone aggancia la giovane Mi Ammazzo Di Piper: cameriera infoiata in un organico di cameriere infoiatissime, con il vocabolario di un muratore che si è tirato una martellata sul dito. Per ottenere un passaggio il vegliardo è costretto a distruggere a calci in culo Frank, il fedifrago compagno della biondina che, nel frattempo, amplia il suo repertorio di insulti e volgarità.
I due inseguono il reverendo viaggiando tutto il giorno e la notte si fermano in un motel. Tutti quelli che incontrano e che conoscevano il rudere erano convinti della sua morte. La cosa non frega nulla all’ennesima cameriera che si porta Milton in camera per tentare il miracolo della liquefazione del sangue nei corpi cavernosi. Anche Piper aggancia un efebo, ma preferisce farsi mettere lo smalto alle unghie dei piedi. Jonah, visto che gli inseguitori perdono tempo in cose futili, decide di andare incontro al cacciatore e di tendergli un agguato mentre cerca di rianimare la sua lumaca. A corto di idee gli sceneggiatori decidono di ripetere una scena già vista in “Shoot’em Up”, ma con le possibilità date da un infermo. La fatica dell’eroe che ammazza i suoi nemici sparando mentre tromba, beve e fuma un sigaro, viene ammortizzata dalla posizione seduta e dallo slow motion. La reputazione di Cage è salva, come l’orgasmo della cameriera.
Alle costole di Milton, che si scopre essere sfuggito dall’Inferno per vendicare la figlia, c’è anche Il Contabile, un fantoccio in giacca e cravatta che si spaccia per agente dell’FBI, cioè per un altro fantoccio in giacca e cravatta. Grazie ai suoi superpoteri riesce a raggiungere i due fuggitivi, che riescono a farsi beffe di lui grazie alla pistola multi canna antianime stendi-Dei che Secco Marone ha rubato dalla mensola sul camino dell’ufficio di Satana. Ancora uno scontro con King e i suoi scagnozzi prima di incontrare Webster, vecchio compare di nefandezze di Milton, che gli regala la macchina e un arsenale degno dello sbarco in Normandia. Anche il Contabile, sopravvissuto allo scontro, comincia a empatizzare con questo vecchio sudato e ansimante, con un occhio di ceramica e i capelli di lana di vetro, che insegue dei giovani virgulti e decide, conosciuto l’intento di King, di lasciarlo fare. Non prima, però, di averlo ricattato, minacciando la verginità auricolare di Mi Ammazzo Di Piper, per farsi restituire la pistola scanna-Dei.
Mentre il rito sta per cominciare Cage irrompe con la sua sedia a rotelle truccata da macchina e, sempre da seduto, comincia una carneficina di satanisti che non si vedeva dall’irruzione della Spaccaossa in “L’Armata delle Tenebre”. Il regista ha sudato freddo, ma, grazie a una scopiazzata, anche qui l’immagine del protagonista è rimasta illibata. La macchina è tutta una fiamma, l’ultima comparsa satanista infligge ferite gravi a Milton, che è immortale, ma è interpretato da una carcassa umana e quindi arranca. King si diverte a infierire, ma interviene Piper con la pistola scassa-Dei, sottratta al Contabile, che io avrei già licenziato per manifesta coglionaggine, e comincia a distribuire il suo verbo alla massa. Restano solo la scaloppina con il tupè e il reverendo. Con l’ultimo rantolo da prossimo infartuato Milton spedisce King all’altro mondo, si beve una birretta dal suo teschio, consegna la sua nipotina in fasce a Piper, ottima madre soprattutto per insegnare le maniere eleganti alla piccola, e se ne torna all’Inferno sulla Torpedo Blu del Contabile.
Summa teologica di tutte le boiate conosciute dall’uomo, il film si distingue solo per il superlavoro imposto alla censura nei paesi dove domina l’integralismo religioso, in cui dura pochi minuti e comprende solo i titoli di testa e di coda. Apprezzato in blocco dagli Accademici della Crusca, il prodotto ha finalmente reso palesi gli infiniti e creativi usi delle parole “cazzo”, “figa”, “merda”, “stronzo” e “scopare”, riuscendo persino a strappare un sorriso alla Cei che ha ammesso, come per le bestemmie, che anche le parolacce vanno contestualizzate e che senza di esse la pellicola non avrebbe retto. Volgare come un’invettiva di Vittorio Sgarbi, il lungometraggio purtroppo manca completamente del pathos necessario per meritare l’attenzione persino del forbitissimo pubblico di Pomeriggio Cinque.

Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.