giovedì 31 maggio 2012

74 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Bel Ami – Storia di un Seduttore!
Il cinema torna a essere arte. Finalmente il grande racconto moderno ritorna d’attualità e il grande schermo ci restituisce una storia di vita mondana, priva di colpi di scena che non siano labili erezioni e timidi sfottò, che farebbe dormire anche la caffeina. Riuscirà il G8, presa coscienza della presenza di un manichino attraente, a evitare un conflitto su larga scala tra adolescenti e tardone per ottenere feticci sudati, sguardi languidi, sorrisi molli e fiatelle importanti, e a mettere la questione in agenda al posto della situazione greca di cui è palese che non freghi nulla a nessuno?
Parigi, XIX secolo. Georges Duroy Durello Pattinson è un ex soldato impiegato alle ferrovie. Mangiare pane stantio e bere vino sciapo non gli basta. Il suo sogno è fare il puttan tour di Parigi, fermandosi alle stazioni più interessanti, ma purtroppo la sua misera paga gli consente solo dosi massicce di onanismo. Una sera, frequentando una bettola di semilusso, Georges incontra l’ex commilitone Charles Forestier, un magnaccia nobilitato che, in linea con l’apparenza, fa il giornalista. L’uomo regala un paio di monete d’oro al ragazzo che lui prontamente investe in una fregatina con la mignottella di turno e un abito da sera. Invitato a cena da Charles, il novello pingone incontra l’editore Rousset e consorte, la vedovazza Clotilde Vogliosa Ricci e la moglie di Charles, Madeleine Uma Sthurbam, e comincia a scambiare sguardi umidicci a vanvera nella riprovazione generale.
Georges viene assunto al giornale di Rousset con il compito di redigere il diario di un soldato a puntate. Scrivendo come un impiegato di segreteria italiano, cioè ignorando la maggior parte delle coniugazioni che non sono indicativo presente e condizionale presente, il giovane viene aiutato da Madeleine, per la quale sviluppa un’infatuazione nonostante lei si faccia pinolare da un conte che sembra Julio Iglesias. A secco di gnocca, Duroy Durello timbra ripetutamente la vedova Clotilde che si innamora di lui, gli compra uno scannatoio full optional e lo mantiene finché non scopre il suo passato di puttaniere. Il giornale è sul punto di licenziarlo, ma lui, con un colpo di coda, pastura la moglie dell’editore a colpi di pere Williams e si fa assegnare la rubrica di cronaca mondana. Grazie ai suoi buoni legami con tutte le strappone della città Georges diviene famoso, sebbene disprezzato dai nuovi pari.
Il destino sembra sorridergli con i denti marci di uno scorbutico quando il gigolò riesce a subentrare a Charles, morto di tubercolosi. Madeleine non lo sdruma a dovere e gliela dà frettolosamente solo quando non c’è il conte Iglesias o vi sono scandali politici imminenti: Georges ama i preliminari e diventa infelice. Nel frattempo, le macchinazioni di Madeleine con l’editore Rousset umiliano il ragazzo, che si sente un burattino nelle loro mani. La reazione è sempre la stessa: Durello Pattinson si mette chiappe al vento e gli da giù di trapano alla moglie dell’editore per sottrarle informazioni. La tattica è una stronzata colossale e si rivela tale quando il fantoccio si perde una speculazione finanziaria milionaria sul Marocco, di cui beneficiano tutti tranne lui. L’unica presenza sana della sua vita è Clotilde, cui, ogni tanto, regala qualche centimetro di carne, da fedelissimo sostenitore della Dieta Iperproteica Dukan.
La vendetta è un piatto che va servito a letto. Dopo aver sgamato Madeleine, ereditiera unica del conte, a fornicare con le Ministre du Petrole, la ripudia per adulterio e incassa una causa milionaria. Poi, non contento, seduce la figlia dell’editore Rousset e cerca di portarla all’altare nel tripudio generale: l’editore vorrebbe darsi fuoco, la moglie dell’editore vorrebbe buttarsi nella Senna, Madeleine rosica come un castoro e Clotilde piange come una neonata per l’ennesimo infrangersi del suo sogno d’amore. Sembra che le vecchie amicizie di Georges avvizziscano repentinamente, come il pistolino di un ottantenne, ma quando, sulla navata della chiesa, il ragazzo vede la vedovazza sorridente capisce che la sciacquetta appena sposata non è altro che un bancomat per potersi permettere di scegliere tra tutto il campionario delle mignotte francesi. Sfortunatamente per lui, oltre a essere fuori epoca, Carla Bruni è italiana.
Pappetta multigusto per sdentati, la pellicola segna, per il pubblico, il regresso dall’età della masturbazione all’età degli omogeneizzati a colpi di bustini femminili e chiappe color marmo del protagonista maschile, di materia minerale anche quando esercita senza costrutto la posizione della pecorina con una meretrice navigata. Punto di riferimento per il Culto dell’Ascensione di Pattinson, il film rappresenta la dimostrazione empirica e teologica che l’attore è uno e trino: un individuo che ruota vorticosamente tre espressioni, rabbiosa, sorridente e neutra, provocando il medesimo effetto, cioè il prolasso delle palpebre. Interessante dal punto di vista anale, il prodotto è talmente bolso che, per dargli un senso, anche il pubblico si sente ben penetrato dal poco eccitante protagonista, con tutto il seguito di patologie che ne possono derivare, ma con la speranza malcelata che siano solo emorroidi.

Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

mercoledì 23 maggio 2012

73 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Battleship!
I luridi yankee cercano di rubare al vecchio continente un altro primato: quello per il miglior utilizzo della battaglia navale in un prodotto cinematografico. Lo stivale, dalle Alpi alla Calabria, oltre a essere tutta terra da arare, si schiera compatto con il Ragionier Fonelli e il suo utilizzo dei registri aziendali della Ital Petrol Ceme Termo Tessil Farmo Metal Chimica come griglia di battaglia per affondare gli incrociatori del collega Colsi. Riuscirà un’americanissima porcata a rendere plausibile il ruolo di una cantante, multi-frollata dall’ex fidanzato nella vita reale, mentre interpreta un cazzutissimo sergente che sopravvive a un’invasione aliena?
Hawaii, Nazione del mondo presa di mira da tutti gli alieni dell’universo, mentre i mostri le preferiscono Tokio. Un laboratorio spaziale di pazzi, assunti dopo la chiusura della Fortezza della Scienza del Dott. Kabuto, lancia un segnale nell’universo allo scopo di stabilire se c’è vita su un pianeta simile alla Terra: il Pianeta G (ma non era il punto?). Nel frattempo, nell’entroterra hawaiano, i fratelli Stone e Alex Hopper risolvono i loro problemi: il primo vuole che il secondo giochi con lui ai marinai, ma l’altro preferisce rapinare supermercati per far colpo su belle fighe. La ruota del destino ci mette lo zampino e la bella strapagnona di turno è Samantha, la figlia del Vice Ammiraglio Shane Neeson, capo di Stone. Alla fine Alex si arruola e raggiunge il traguardo di peggior ufficiale dell’intero corpo. Titolo insidiato, nell’ambito delle imminenti manovre, dal Capitano Na(ca)gata, un giapponese irritante come un’ortica nelle mutande.
Guarda caso, durante le suddette manovre, gli alieni, sfruculiati dai pazzoidi del laboratorio, decidono di invadere il pianeta. Per stabilire una testa di ponte e sfruttare il laboratorio per comunicare con il pianeta G, gli invasori installano un campo di forza sull’Oceano Pacifico, tagliando fuori dall’intera flotta tre cacciatorpediniere di ultima generazione, con impianto gpl, doppio airbag, portasci e attacco universale per seggiolini da bambino: quella comandata da Stone, quella su cui presta servizio Alex e una chiatta di comparse giapponesi. Il minore dei fratelli Hopper, sotto la spinta del suo unico neurone, decide di andare a controllare da vicino la nave aliena insieme al sergente Rihanna, scatenando una rappresaglia missilistica che affonda due navi, quella del fratello e quella giapponese, e stermina il quadro ufficiali della propria. La medaglia è dietro l’angolo, da parte degli alieni.
Nel frattempo, Samantha, fisioterapista militare per marines che hanno perso le gambe, porta un paziente a fare un trekking sul monte più alto, giusto per distruggerlo psicologicamente, e si imbatte nel centro di comunicazione aliena. Deve essere distrutto: ogni americano, anche a pezzi, deve difendere il suo paese e quindi i due senza armi, senza munizioni, senza arti, intraprendono la missione. La nave di Alex carica i superstiti, tra cui il mitico Na(ca)gata che insegna alla marina statunitense come abbattere le navi aliene con le boe da tsunami: un antico gioco buddista utile per trovare la pace interiore e un senso alle stronzate guerresche scritte dai monaci del milleduecento. Il muso giallo fa centro un paio di volte, poi gli extraterrestri capiscono le regole e affondano anche l’ultimo cacciatorpediniere. Alex, illeso, torna a Pearl Harbor per prendere in prestito la Missouri, corazzata museo a carbonella con equipaggio di ottantenni cateterizzati, e dare l’assalto al centro comunicazioni alieno.
Grazie al sergente Rihanna, che attizza tutti i babbioni, la nave viene rimessa in moto e preparata per affrontare la supernave aliena campo di forza superturbominchiapower. Alex manovra la Missouri come fosse una Ducati Monster (derapate, sgommate, penne davanti agli alieni e loro muti) e affonda l’ultima navicella prima di scontrarsi con l’ammiraglia nemica. Sfruttando l’alba e la nota idiosincrasia degli alieni per il concetto di angolo giro applicato alle torrette lanciamissili, la Missouri stende la bestia ipertecnologica, come fosse Bambi, il cerbiatto minchione, e bombarda il centro comunicazione terrestre, sabotato da Samantha e dal mezz’uomo; dimenticavo: è il solito negro, ma la differenza è che qui parte già menomato e sopravvive. L’ultimo proiettile, però, è sotto l’unica torretta distrutta e deve essere portato a mano, facendo sbattere l’ogiva contro tutte le paratie e rischiando l’affondamento nella scena più idiota mai vista. Rihanna spara e fa centro, provocando l’ultima erezione nel cannoniere centoduenne che la assiste. Planet Earth wins, E.T. sucks! Fa niente se loro viaggiano nello spazio e noi ci incagliamo all’Isola del Giglio.
Clamorosa espressione dell’utilità della biologia sociale, la pellicola induce nello spettatore un’insana fede nel testosterone, capace, dopo la visione, di battere in velocità i neurotrasmettitori e di far entrare il pubblico nel cinema pornografico vicino a quello dove proiettano capolavori di questo tipo. Giudicato inattendibile dalle forze armate americane, il prodotto paga, dal primo quarto d’ora, l’estrema originalità di una sceneggiatura militaresca che non contempla in nessun modo la presenza di scienziati illuminati di origine ebraica, di generali incapaci e di ordigni termonucleari da lanciare a caso contro popolazioni inermi. Già in preparazione un seguito dai forti connotati nazionalistici, intitolato “Topa Topa Topa!”, in cui le forze americane, comandate dal sergente Rihanna, dal tenente Justin Bieber e dal capitano Beyonce, resistono stoicamente mentre gli alieni scoprono l’inutilità totale di invadere un pianeta di idioti.

Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

venerdì 18 maggio 2012

72 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Raven!
Brivido, terrore, raccapriccio. Nemmeno Cattivik può dormire tranquillo nella sua fognatura sapendo di questa specie di volatile in circolazione. La pellicola stessa su cui è stato impresso il film vibra di paura a ogni battito d’ali. La World Association of Ornithology si è dissociata per il continuo utilizzo in termini diffamatori della parola “uccello”. Riuscirà il redivivo John Cusack a portare sullo schermo una sceneggiatura ambigua, focalizzata sulle notevoli prestazioni di un amante dei pennuti e dei suoi ammiratori, senza essere immediatamente confrontato dimensionalmente con autentici monumenti come “Mr. Cumalot” Peter North?
Baltimora, Stati Uniti. Corre l’anno 1849 e i sobborghi della città americana sembrano gli stessi di oggi con meno tag sui muri: urla di donne vittime di violenze inenarrabili, indifferenza generale, vendita di hot-dog rancidi e giornali scandalistici agli angoli delle strade. La polizia interviene per sedare quella che sembra una lite domestica e scopre i cadaveri di due donne, madre e figlia: la prima strangolata con un gambaletto color carne e la seconda infilata a testa in giù nel camino con dentro la bocca uno smalto comprato dai cinesi. Nel frattempo, il devastato Edgar Allan Poe Cusack circola di notte per le bettole del porto, scassandosi di alcool e attaccando briga con allegri marinai sifilitici, e la mattina opera uno stalking serrato nei confronti di Emily Eve, figlia del Capitano Eldridge, ex- membro del Ku Klux Klan che ama utilizzare Poe come bersaglio.
Dopo aver escluso dai sospetti gli avi di Enzo Miccio e Carla Gozzi, l’ispettore Fields Evans, il prototipo dell’ottuso, rimembra come quella scena del delitto fosse identica a un racconto del disadattato Poe e lo fa arrestare. Banale come un paio di calze blu. Di fronte a una tale esplosione di deficienza, il killer gongola e fa fuori un altro con il metodo del pendolone segatutto: un critico letterario obeso e lercio, stroncatore di Poe, viene tagliato in due come un vitellone al mattatoio. Sul cadavere c’è un messaggio in cui lo spauracchio de noartri minaccia di fare irruzione al gran ballo dei nostri coglioni del Capitano Eldridge. Le misure di sicurezza messe a punto da Fields ricordano quelle dello Stadio Heysel nel Maggio 1985 e il cattivone rapisce senza fatica la bella Emily, la seppellisce viva in una cassa e invia un messaggio al Poe-tastro: se lui scrive e pubblica dei bei racconti paranoici su questa vicenda, la tipa non sarà martoriata con sadismo inutile.
Mentre il Capitano vorrebbe impalare Poe come un musulmano in Romania ai tempi di Vlad Tepes, l’ispettore se lo porta dietro nelle indagini come nella peggiore delle comiche di Benny Hill e con i medesimi risultati: anche l’ovvio diviene una vetta irraggiungibile e l’assassino arriva a fare tutto da solo, compreso il lasciare indizi agli ineffabili segugi e fargli annusare, ogni tanto, il profumo delle sue mutande luride. Dopo aver dato fuoco a un teatro, aver fatto perdere il lavoro a diversi marinai europei, aver scambiato un’attrice per una zoccola e un capomastro per una liceale, il dinamico duo, con tanto di codazzo di piedipiatti, arriva alla parrocchia di quartiere, situata, nell’incredulità persino del regista, in mezzo al Boschetto della mia Fantasia. Squartati un paio di sbirri, il mattatore fugge lasciando altri indizi e spara a un paio di corvi per allungare il brodo e giustificare il titolo di questa cagata.
Poe non si arrende e facendo il ragionamento più arguto dell’intero film, cioè riflettere, rimane folgorato sulla via di Baltimora: i complimenti del killer per i suoi racconti arrivano sempre prima del quotidiano su cui sono pubblicati, che sia uno della redazione? Standing ovation. Alla redazione, l’impaginatore tipografo Ivan, lo aspetta con una bella dose di veleno da ingurgitare prima dell’indizio finale. Lo scrittore se lo beve d’un fiato prima di chiedere il nome e cognome all’assassino, che glielo dice, crollando nei consensi del pubblico come le forze moderate alle ultime elezioni greche. Emily viene salvata in extremis ed Edgar, prima di esalare l’ultimo fiato all’aroma di whiskey pidocchioso, riesce a comunicare a Fields il nome del nemico. Questi, come abitudine, non capisce, finché non gli arriva il contratto per il sequel ambientato a Parigi con Jules Verne. Preso subito il piroscafo per la capitale della grandeur e delle pernacchiette, l’ispettore anticipa Ivan e lo fredda con la sua colt di fabbricazione statunitense. La prima cosa sensata cui segue la seconda: l’uscita del pubblico dalla sala.
Delirio scatologico di matrice orrorifica, il film instilla nello spettatore la necessità di concentrarsi costantemente sugli escrementi per cercare di alzare la qualità della materia di riflessione. Esperimento malriuscito di riflessologia pavloviana, la pellicola si fonda su una sceneggiatura scritta da canidi cui è stata assicurata una morte dolce in caso di buoni incassi. Rischiosa produzione di protesta contro le leggi sul gioco delle carte nei bar, il casting del lungometraggio appare sin dalle prime battute come una versione fedele di una partita di “Peppa” con in palio il mantenimento di minime prospettive di carriera. Sicuro “Premio Tarsu 2012”, il prodotto si avvale di un protagonista, disegnato per finire presto in una riciclerai, cui John Cusack, cerca, con minimo successo, di allungare stoicamente la data di scadenza fissata ai titoli di testa.

Sleep-o-Meter: 04 – Il Piccolo Buddha (Coma Etilico)

giovedì 10 maggio 2012

71 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Una Spia Non Basta!
L’universo delle lavasecco trema e si oppone drasticamente a questa svolta cinematografica. Tutti gli ordini di lavoratori del ramo sanificazione abiti sfilano per le strade, in un corteo cui mancano solo gli schiavi cinesi seviziati negli scantinati d’Europa, per protestare contro questa indebita addizione di lavoro. Il mondo delle lava e stira si muove rabbioso, come un intestino sotto attacco di verze bollite, fagioli e cotiche. Riuscirà il cliché della commediaccia sentimentale all’americana a sporcarsi di azione, dramma, documentario, avventura e verità in modo da riprodurre fedelmente l’effetto sgommata su mutande bianche di cotone?
Città trendy priva di obesi che non esiste, Stati Uniti. I due agenti segreti Nip And Tuck Hardy e Franklin Deretano Roosevelt Pine sono sulle tracce del pericolosissimo Heinrich, noto inviato della Bundesbank con il compito di imporre il fair play finanziario agli Stati Uniti d’America. Durante un’operazione segretissima, i due infallibili cretini braccano il crucco dentro un locale situato in cima a un grattacielo. Ne segue un fantastico inseguimento nell’eliporto del medesimo con volo finale da cinquanta metri della comparsa che interpreta il fratello del teutone di questo marone. Heinrich non la prende bene e promette di tornare con la Merkel, a elezioni compiute, per tostare i due aitanti spioni che vengono inchiodati alla scrivania dal capo donna Angela Culo Bassett, in quanto il volo ha trasformato l’operazione segretissima in un’operazione conosciutissima. Annoiati come un fisico nucleare a una gara di sputi, Tuck e Frank cominciano a darsi al sano cazzeggio.
Il primo, che ha un’ex-moglie gnocca e un marmocchio perdente che lo odiano, decide di approfittarne per rifarsi una vita e si iscrive a un sito di incontri. Grazie a esso conosce Lauren Witherspoon, un’attivista deficiente e infoiata per i diritti dei consumatori con alle spalle un relazione fatta di tradimenti e sesso orale, con cui decide di uscire. Frank, più sgamato nell’uso della vagina, cerca di consigliarlo e propone di andarlo a salvare in caso di noia. Appostato nella videoteca di fronte al luogo del puntello di Nip And Tuck, il buon Deretano incontra accidentalmente Lauren, felice del suo precedente incontro, e con tecniche di approccio all’avanguardia, stile Casanova più Julio Iglesias, combina una serata. Il delirio scatta il giorno dopo quando, al lavoro, entrambi scoprono di uscire con la stessa donna e suggellano un accordo scopatorio tra gentiluomini: chi sarà scelto da Lauren se la spupazzerà per la vita. Di lavorare non se ne parla.
Nonostante le belle parole, i due uomini mettono al lavoro due intere squadre di agenti per sapere tutto della donna e controllare il rivale in amore. Ascoltando i discorsi tra Lauren e la sua amica del cuore Trish, una quarantenne dal cervello di gallina che ha preso più schizzi di uno scoglio di mare, i due contendenti si trasformano: Tuck, dolce patatone fuori dal lavoro, utilizza il testosterone anche per lavarsi i denti prima di andare a letto; Frank, menefreghista di successo, si rammollisce e adotta un cane di dodici anni cieco con il diabete. Nel frattempo, il capo comunica a entrambi che ha trovato il gancio russo di Heinrich per entrare negli States da clandestino: la perfetta vittima per sfogare la rabbia repressa. Il russo viene catturato e torturato a tal punto da chiedere di andare a trascorrere la convalescenza a Guantanamo. Lauren è sempre più dubbiosa e Trish, donna dai consigli meditati, le dice apertamente di provare il pingone e poi decidere.
Si parte con Frank, che dopo una stucchevole giornata a pranzo con i nonni, timbra la pupa per cinque volte, facendo tutti i tagliandi arretrati. Il sesso non era compreso nell’accordo tra gentiluomini e Tuck medita vendetta: porta la biondazza nel suo loft, disattiva tutte le microspie del rivale e poi mistero. Il giorno dopo i due giovanotti sono ai ferri cortissimi, quando Lauren invita Tuck a pranzo. Sembra la svolta, ma nel frattempo Frank scopre che Heinrich è sulle tracce del collega e corre ad avvisarlo. Non si capisce più un tubo fino all’uccisione del cattivone, dopo inseguimento in macchina, botte, sparatorie, esplosioni, flebiti e mastiti. Il debito pubblico USA è salvo, Lauren sceglie Frank per la pentatimbratura e la ex-moglie di Tuck, visto in tv l’inseguimento e l’epilogo dello stesso, scopre di essere di nuovo in forte fregola per l’ex-marito, sfiorando addirittura la telesega. Per la cronaca: Lauren non ha trombato Tuck, ma Belen forse sì.
Commedia romantica d’azione di spessore, quello di una sonda anale, la pellicola penetra nei meandri più reconditi della colonscopia, prolungandola per i suoi interminabili novantasette minuti e accostandole fitte dolorosissime degne di una colica renale. Piatto come il seno della protagonista, eliminato il cotone, il prodotto solletica solo la curiosità degli esseri monocellulari che non hanno trovato una via evolutiva concreta per fuggire dalla sala di proiezione. Utile per la moderna cura delle dipendenze, il lungometraggio rappresenta l’anello di congiunzione tra vivere il trauma e decidere di far uso di sostanze stupefacenti per compensarne gli effetti. Inadatto per il riposino pomeridiano nelle scuole materne: è vero che i dialoghi sembrano vergati dagli autori di “Manny Tuttofare”, ma quei fastidiosi spari non garantiscono un sonno pacifico.

Sleep-o-Meter: 05 – Il The nel Deserto (Coma Farmacologico)

mercoledì 2 maggio 2012

70 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…La Furia dei Titani!
La crisi religiosa ormai non risparmia più nessuno. Persino i pastafariani tremano mentre preparano il sugo con le polpette. Per combattere l’agnosticismo e l’ateismo, la cinematografia di genere produce un film intriso di machismo, misticismo, umanismo, spiritismo, dandismo, botulismo e meteorismo. La solida struttura morale del mondo è in pericolo, come la verginità anale a Sodoma. Riuscirà una trama scollegata come il cervello di Renzo Bossi a rendere plausibile la sostituzione del triumvirato della morte Alfano-Bersani-Casini con il più sicuro, competente e stagionato Zeus-Poseidone-Ade?
Antica Grecia, più o meno come stanno adesso i greci. Perseo Worthington, dopo aver sconfitto il Kracken per la gioia del Capitano Jack Sparrow, si è ritirato a fare il pescatore sulle pietrose scogliere greche, brulicanti di capre e olive. Lo scopo è crescere bene il figlio Helios, un bastardello bravo a intagliare il legno, dopo la morte della mugghiera Io, unica donna dell’antica Grecia ad avere una tomba con la lapide scritta in inglese. La pace è un miraggio perché papà Zeus Neeson, apprezzato come Abe Simpson, arriva dal Castello di Riposo dell’Olimpo per annunciare imminenti catastrofi: la gente non prega più gli Dei, che si stanno indebolendo, e il Tartaro si sta sgretolando consentendo a bisnonno Crono di uscire per l’ora d’aria dopo il cambio della padella. Perseo gli dice che preferisce rimanere in costa a trastullarsi il piccolo idiota e ad accoppiarsi con le diverse specie ovine.
Zeus si catapulta nel Tartaro per fare comunella con i fratelli, Poseidone Huston e Ade Fiennes, e con il figlio, Ares Ramirez, per fregare l’eredità del bisnonno, ma scopre suo malgrado che i piani sono cambiati. Ade e Ares hanno patteggiato una buonuscita e il titano sta per essere risvegliato grazie ai poteri dello stesso Zeus che viene messo in catene dopo la mattanza del tonno Poseidone, centocinquanta grammi di bontà in olio d’oliva. La prigione dell’oltretomba vacilla pericolosamente e una chimera sfugge con la missione chirurgica di incenerire il villaggio di Perseo. Mission complete! Perseo, leggermente alterato anche se l’attore fa di tutto per nasconderlo, si reca al diroccato Tempio degli Dei dove incontra Poseidone morente che gli racconta tutto, gli chiede di liberare Zeus, salvare il mondo e trovare suo figlio Agenore. In cambio Perseo ottiene il tridente del dio prima della sua prematura divisione in tranci e conservazione sott’olio.
In sella a Pegaso, Perseo si reca al campo militare della regina Andromeda Pike, intenta ad addestrare alla guerra migliaia di opliti infoiati. Guarda caso, proprio una coincidenza, Agenore è prigioniero lì, ma c’è di più: il figlio del mare conosce l’ubicazione dell’isola su cui vive Efesto, costruttore del Tartaro. Si parte! Arrivati sull’isola, la donna e i due eroi devono fronteggiare i ciclopi prima di scoprire che Efesto soffre di Alzheimer e parla tutto il giorno con una civetta di bronzo. Alla fine riescono a farsi condurre, mappa alla mano, all’ingresso del Tartaro, ma sono aggrediti da Ares che fredda lo zio rinco. I tre idioti rimasti si perdono nel labirinto in modo da incrociare l’anima di qualche defunto e una miriade di creature mitologiche, giusto per sfruttare il 3D: l’abbiamo pagato in anticipo, sembrava brutto. Alla fine del tour eccoci alla prigione di Zeus. Ade si ravvede e libera il moribondo fratello, ma Ares non cede e ruba la saetta divina del padre.
Fuga precipitosa con complicazioni renali per i vecchi in campo. Perseo ne ha gli zebedei pieni di Ares e lo sfida a singolar tenzone. Botte da orbi, colpi bassi, scoregge e ascelle pezzate precedono la morte del Dio della Guerra e il recupero della saetta: a questo punto si può ricomporre la Divina Lancia della Triade, la super arma per abbattere il mostro finale, composta dal tridente di Poseidone, dal forcone di Ade e dalla saetta di Zeus. La lancia è affidata a Perseo che decide di attaccare Crono, ormai libero. A difendere il campo Andromeda, che sagacemente si mette nelle retrovie insieme ai maschioni da habitué del bondage con catene quale è; Agenore, in trincea sotto le bombarde insieme ai reparti sfigati scelti; Ade e Zeus, rianimato dal fratello attraverso una cartella esattoriale EquiOlimpo inevasa da Crono. Perseo trafigge il Titano, che esplode in un delirio di flatulenza, il mondo è salvo, gli Dei finiti e finalmente Perseo Worthington può mettere a cane Andromeda Pike e dargli giù di zifonella per allargare la famiglia mitologica.
Pesante come mangiare a colazione il polpettone calabrese freddo di frigorifero con un bicchiere di cirò rosato caldo, il film rappresenta l’ennesima badilata di merda sull’intero genere mitologico fantastico, facendo addirittura rimpiangere le nobili monolitiche gesta di Mark Forest in “Ercole Contro i Figli del Sole”. Avveniristico come l’uso della pomata al cortisone per la cura delle emorroidi, il prodotto ha patito l’incapacità verbale e la scarsa verve del suo vero protagonista, Crono, a confronto del quale il King Kong di Rambaldi sembrava fluido nei movimenti come Roberto Bolle. Magnifica proposta di nuovo cinema d’azzardo, la pellicola coinvolge lo spettatore in modo totale attraverso un giro di scommesse in cui occorre indovinare in quale minuto Sam Worthington cambierà espressione. Stavolta, occorre dirlo, vince il banco: non l’ha mai cambiata.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.