giovedì 27 dicembre 2012

99 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Stolen!
Un uomo che non conosce il passare del tempo. Un uomo che ha fatto più tagliandi e ritocchi di un’automobile elaborata da un filippino. Un uomo che stranamente non risente della crisi e continua a inondare il mercato di prodotti. Nicolas Cage è di nuovo tra noi, davanti a noi, ma soprattutto dietro di voi, se avete pagato il biglietto. Mentre i Maya incombono sul mondo con i loro assurdi e vetusti calcoli, a scanso di equivoci, Nick ci propina il suo ultimo lavoro prima del 21 Dicembre 2012. Riuscirà l’asteroide Toutatis a impattare con il pianeta prima che il primo milione di spettatori abbia visto questa immensa boiata?
New Orleans, Stato Federale del Nordamerica devastato dai fenomeni climatici. Will Montgomery Cage è un rapinatore di banche braccato dall’FBI, un’agenzia governativa costituita interamente da idioti che imbastiscono operazioni speciali sbagliando il luogo del crimine di qualche chilometro. Durante l’ultimo colpo, tuttavia, il socio di Will, uno svalvolato cocainomane di nome Vincent, cerca di ammazzare il bidello della scuola accanto al caveau, suscitando la reazione del Robin Hood dal parrucchino cromato, che gli spara a una gamba. L’FBI arriva di gran carriera e mentre i complici se la svignano alla chetichella, il povero uomo plastico viene lasciato a piedi con un borsone pesantissimo pieno di banconote. L’arresto è imminente e il genio delle rapine, prima di consegnarsi al Federal Bureau of Idiots, brucia il malloppo.
Dopo otto anni di galera, Will esce con il sederino intatto, dato che durante l’ultimo lifting gli hanno chiuso l’ano erroneamente. Come prima cosa cerca di riattivare i contatti con la figlia, ma è subito intercettato dall’Ispettore Rinco, un uomo votato all’arresto. Sbolognati i federali, il galeotto riabilitato incontra la sua vecchia complice Svedesen Fighen e la figlia, una sgallettata con la sindrome dell’abbandono e la nota spese di un armatore greco per psicanalisti e terapeuti. La dolce ragazzina rifiuta la presenza del padre giusto in tempo per essere rapita da Vincent, nel frattempo ridotto a un relitto umano (senza tre dita e senza una gamba, altrimenti il buon Cage non gli sarebbe stato dietro, dato che ha vent’anni di meno). Will pensa bene di denunciare l’ex-complice all’FBI, ma gli agenti lo coglionano. Parte la caccia autonoma al rapitore. Nicolas si sforza persino di correre e saltare sui tetti, ma ricorda un bradipo con l’asma bronchiale.
Prima tappa a casa del vecchio complice Gayney, un panzone che impegna il protagonista in una scazzottata a rallentatore, prima di lasciare questo mondo crivellato dagli sbirri (spero che non abbiano pagato l’attore per questa roba). Vincent, nel frattempo, circola per le vie di New Orleans con la bimba nel bagagliaio del suo taxi e, per ingannare il tempo, aggredisce giovani turisti in fregola lasciandoli svenuti per la strada in quartieri malfamati. Dopo un inseguimento estenuante, per lui, la carcassa umana Nicolas riesce a intercettare la compagnia di taxi per cui lavora Vincent, ma la madama piomba su di lui come una poiana obesa e lo trae in arresto. Montgomery Cage gioisce, poiché crede che il film sia finito, invece è semplicemente cambiato il genere: da azione a fantascienza. Mentre lo portano in centrale, il vetusto si sloga un pollice all’indietro senza fiatare, si sfila le manette, aggredisce gli agenti, fa fare tre capriole al veicolo, esce dallo stesso, si rimette a posto il pollice e chiama Vincent per organizzare una rapa, il cui bottino sarebbe da scambiare con la figlia. Me cojoni!
Will e Svedesen Fighen devono rapinare una banca in pieno giorno passando per le fogne: il piano diabolico prevede di perforare il pavimento del caveau e liquefare i lingotti d’oro con la fiamma ossidrica. L’oro cola copioso e a contatto con l’acqua delle fogne, per coerenza, forma delle piccole merdine. La sacca con gli stronzi dorati viene portata a Vincent al vecchio luna park. Colluttazione, sparatoria, Vincent che prende fuoco, Will ferito allo stomaco, automobile che si trasforma in una camera a gas e bagagliaio che non si apre: una scena scritta per l’istituto mondiale stereotipi. Si torna veloci alla fantascienza: Will si mette al volante e lancia il veicolo infuocato in un laghetto (per affogare la figlia?), poi stende il terminator carbonincazzato Vincent, apre il cofano a mani nude, estrae la figlia, inserisce Vincent e lascia affondare l’auto con l’oro dentro! Il tutto, con una pallottola nella panza, senza morire, senza spettinarsi e soffrendo moderatamente. L’FBI porta in salvo entrambi a bocce ferme e chiude la vicenda. Nicolas può godersi il meritato shampoo del vincitore.
Curioso esperimento di cinematografia intergenere, la pellicola si riflette perfettamente nel valore dei suoi sceneggiatori, passando da un genere all’altro con la scioltezza con cui loro ruotano nel ritiro del sussidio di disoccupazione. Emblema palese d’incomprensione progettuale, il prodotto evidenzia la scarsa intelligenza dei produttori che, collocando Cage in un cast obiettivamente mediocre per farlo risaltare per bravura, hanno sottovalutato la sua attitudine di maschio alpha e la voglia assoluta di imporsi come il più mediocre. Avanguardistico nell’utilizzo della fotografia, il lungometraggio, nonostante le perplessità iniziali e le ripetute scene ambientate di giorno, riesce a sfruttare appieno i contrasti tra il nero corvino della tinta di capelli e la naturale fluorescenza della materia plastica apposta sulle gote del protagonista. 

Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

giovedì 20 dicembre 2012

98 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Wedding Party!
Sentivamo la mancanza della comicità pecoreccia al femminile e l’occasione si presenta con una festa di matrimonio. Ripercorrere una strada già battuta, come una prostituta di cinquant’anni dal pappone, è sembrato, a una regista che sembra un dipinto cubista, il miglior modo per essere messa all’angolo dalla categoria e consacrare il suo cast come la kriptonite della cinematografia. Riuscirà Kirsten Dunst a far valere il suo preziosissimo nome e a insidiare il dominio della Kirsten manichinata (la Stewart per chi non avesse capito) sopra e sotto le scrivanie di tutti i produttori di Hollywood?
Grande Mela, Stati Uniti. Regan Dunst si trova a tavola in un ristorante con la sua amica obesa Becky Wilson e riceve la notizia dell’imminente matrimonio della panzona con il ricchissimo boyfriend Dale. Credendosi la più figa del gruppo, la bionda va in scompenso, soprattutto perché deve organizzare la baracconata, e condivide il terremoto vaginale con le altre amiche scoppiate: Gena, una morettina che pippa e fuma come tossico allo stadio terminale, e Katie, la classica bionda svampita, ma che per l’occasione si è tinta di rosso dato che il giallo platinato era già appaltato da Regan. Dopo uno scambio di cattiverie al telefono, si vola alla vigilia del matrimonio per organizzare l’addio al nubilato e al celibato dei futuri sposini. L’odore di casini inenarrabili arriva come quello di una porcilaia situata di fianco a una fabbrica di confetti e, ciliegina sulla torta, ci si mettono anche i testimoni dello sposo Trevor, Clyde e Joe (guarda a caso gli ultimi due ex-fidanzati di Gena e Katie).
Una monotonia creativa degna di un protozoo ci porta alla cena, in cui, durante la fase del discorso in pubblico, Gena svela a tutti che Becky, al liceo, era bulimica. Il buon gusto avanza come in una puntata di “Come ti vesti?” e si passa alla festicciola con spogliarellista incorporato: il genio dai bicipiti di marmo chiama la futura sposa “faccia di maiale” e manda tutto in vacca. Evviva! Le tre scassate restano sole in stanza e cominciano a bere whiskey e pippare coca (la parte in Italia è stata tagliata, poiché è un paese libero che ama l’arte), finché riescono a distruggere l’abito della sposa, tradizionalmente in custodia alla damigella d’onore. Comincia una rincorsa per cercare di riparare il boiler a forma di vestito. Dopo aver corrotto la proprietaria del negozio con i soldi rubati da Gena a Clyde, le strappone corrono su e giù per Manhattan in modo convulso e aspecifico, come fossero in piena sindrome premestruale.
Alla fine, scelta azzeccatissima, decidono di infilarsi insieme ai loro maschioni nello strip-club dove si stava consumando l’addio al celibato di Dale, che si dilegua alla chetichella. Mentre Trevor comincia a istigare Joe a dare una botta a Katie, Clyde e Gena riprendono i loro battibecchi di gioventù e si scopre che essi hanno avuto origine il giorno in cui il pupazzo non si è presentato all’ospedale per l’aborto della sua squinzia. Peccato che l’outing sulla situazione sia corroborato da Regan, frustrata e sbronza, con conseguente litigata pesante tra le due amiche e interruzione dei rapporti al femminile, cioè partita a scacchi di sms, telefoni spenti e speculazioni assolutamente inutili. Disperata, Regan si fa trombare nel cesso da Trevor (altro taglio prolungato, in nome della libertà di espressione), mentre Joe s’intorta Katie spacciandole Xanax per TicTac. Gena e Clyde, stranamente lucidi, corrono dalla madre dell’uomo per far rammendare il vestito, dopo che una prostituta ci si è pulita le mani dallo sperma di un cliente (una finezza degna dei matrimoni tra reali).
Durante il rammendo notturno, Clyde e Gena si fanno una bella fregata, tanto per non perdere tempo verso il prossimo aborto, mentre Regan riprende in mano la situazione e ringhia ordini alla truppa delle altre damigelle al fine di imbastire una cerimonia decente. Katie è in overdose da Xanax, ma, grazie alla nobile arte del vomito, evita la lavanda gastrica e se la cava con un’osservazione di venti minuti (il pronto soccorso più veloce del mondo dopo quello del Policlinico di Milano, che è veloce perché hai il cento percento di possibilità di morire e quindi non ci vai). Il vestito arriva in tempo utile per la celebrazione, la solita pacchianata americana in cui manca solo il Boss delle Torte, e, dopo la commozione generale, le coppie si ricompongono durante il ricevimento: Regan, finalmente scevra da gelosie verso l’amica sbombardona, scopre che Trevor la intriga perché è stronzo come lei, fa uso di droghe chimiche e sui sanitari spinge come uno stantuffo senza sosta.
Abrasivo e altamente irritante, il lungometraggio si propone di forza come derivato dell’idiozia umana in grado, dopo una sola passata e dopo pochi minuti dalla stessa, di sverniciare lo scroto del pubblico maschile come nemmeno la trielina. Lesiva del concetto tradizionale di accoppiamento, la pellicola introduce, con la delicatezza delle forze di polizia cinesi durante una manifestazione tibetana, la convinzione che per condurre una relazione e portare a termine una gravidanza serva almeno una duplice dipendenza da sostanze che non comprenda l’abuso di nicotina. Capolavoro di arte censoria, la versione italiana del film sembra l’azione del campione del mondo di snowboard su una pista nerissima, elimina tutte le questioni spinose a colpi di forbice e lo colloca, senza timore, nel palinsesto di Rai Yoyo tra Peppa Pig e Barbapapà.
 
Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

mercoledì 12 dicembre 2012

97 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Total Recall!
Tra i più bei ricordi cinematografici della mia infanzia c’era Arnold Schwarzenegger che, indossando un turbante fatto con un asciugamano bagnato, s’infilava una sonda su per il naso e ne tirava fuori la più grossa caccola che avessi mai visto. Oggi questo importantissimo retaggio culturale è minacciato da un gruppo di brillanti cinematografari affetti da orchite. Riuscirà Colin Ciò Che Tocco Va In Cacca Farrell a portare sciagura e tempesta nel mondo della fantascienza datata e a distruggere le certezze dell’infanzia paranoide di chi scrive (e della Nasa) circa la possibilità che esista nel sistema solare un pianeta chiamato Marte?
Pianeta Terra, futuro marcio e incasinato, sempre piovoso. L’inquinamento chimico ha seriamente danneggiato il globo e l’umanità sopravvive solo in due aree: l’Unione Federale di Britannia (l’isola degli inchiavabili, che comandano) e la Colonia (l’Australia senza aborigeni, ma farcita di operai alcolizzati). Douglas Quaid Farrell è un operaio metalmeccanico, iscritto regolarmente alla FIOM, che vive nella colonia con la moglie ex-vampira Lori Beckinsale. Nel pianeta della tristezza, il progetto più intelligente è la linea 500 della metropolitana che attraversa il nucleo del pianeta, senza conseguenze, e porta le maestranze alla madrepatria. Ogni tanto, a detta di un servizio telegiornalistico degno di un cimicioso paese sudamericano, la resistenza, capeggiata dal vetusto Mathias, ex-vampiro impalato dal marito della Beckinsale in un’altra serie, fa saltare un convoglio: così, a cazzo di cane. Nel racconto di Dick non si parlava anche di Marte?
Attratto dalla prospettiva di una vita migliore, Doug si reca alla Rekall, una ditta cinese che installa ricordi nella testa delle persone. Come ogni prodotto cinese, la Rekall causa più guai che gioie: la sede viene invasa dai militari e l’operaio, vedendo sfumare il rimborso dei soldi, li ammazza tutti. Rientrato a casa, l’uomo viene aggredito da Lori, che cerca di farlo fuori, ma se ne libera come di una caccola. A proposito: quando si parte per Marte? Braccato come una volpe dai beagle nella campagna inglese, Quaid comincia una fuga rocambolesca alla ricerca del proprio passato, mente il Cancelliere Cohaagen intima a Lori di catturarlo vivo. Seguendo indizi improbabili e seguendo una trama altrettanto improbabile, l’operaio, gloria del proletariato planetario, salpa per Marte. Ah, no, non lo fa. Prende, invece la metro per andare a cercare Mathias e la sua organizzazione di combattenti per la libertà.
Durante il pellegrinaggio, entusiasmante per lo spettatore come quello di uno stitico dalla cucina al cesso e con un finale più scontato, Douglas incontra Melina Biel e, pur non ricordando un ciufolo, sente di amare il bagascione come non ha mai amato l’altro bagascione. Lori, cui fischiano le orecchie da inizio film, fa di tutto per accoppare entrambi, ma non riesce perché i due scappano su Marte. No, nemmeno stavolta, anzi, i due corrono da Mathias per ottenere aiuto, ma ci trascinano anche tutti i reparti speciali dell’esercito di Cohageen che compiono una strage. Nuovo record del mondo per Mathias che, dopo sole due battute inutili, muore senza un gemito. Fortunatamente i due innamorati, anche un po’ jellati, riescono a prendere l’ultimo shuttle per Marte e s’involano verso la liber… No, non s’involano. Saputo che il Cancelliere intende invadere la Colonia e distruggere il futuro dei lavoratori, Doug, pienamente cosciente di essere stato una spia in passato, e Melina si lanciano, in metropolitana, alle calcagna dei cattivi.
Dopo l’ennesimo conflitto a fuoco con Lori, di una noia mortale, il treno della metropolitana arriva alla Colonia, ma le truppe restano intrappolate dentro perché l’immarcescibile duo ha sabotato le porte. Ma che caz… Douglas e Cohageen si affrontano a manate sul tetto della stazione della metro, ma il secondo è troppo vecchio e rincoglionito per vincere (si vede che è un film, perché nella realtà i vecchi rincoglioniti continuano a vincere). Con una fuga precipitosa e l’esplosione del convoglio d’invasione sembra chiudersi la partita, ma Lori è ancora viva e cerca il colpo gobbo. Fortunatamente la Biel ha ancora un colpo in canna e la fredda senza pietà. Nulla potrà impedirle di limonare duro con il suo uomo, soprattutto adesso che ha dimenticato il suo passato di peripatetica, quando rapiva bambini su commissione. Il futuro è da scrivere e il primo capitolo sarà vergato sul piroscafo diretto su Marte… No, Marte proprio no. Al massimo chiameremo quel pianeta Marterella di Cervia.
Capolavoro indiscusso di genere fantascientifico documentarista, il prodotto è stato girato interamente sulla linea 2 della metropolitana milanese, con il patrocinio incompetente della giunta comunale, in modo da garantirsi continue rotture dei convogli, freddo, esplosioni, slow motion senza l’ausilio di effetti speciali costosissimi e soprattutto comparse depresse gratuite. Oggetto di culto per i Testimoni di Geova e per tutti gli altri culti che si fondano sull’ignoranza, la pellicola valorizza il ruolo della donna dimessa che aiuta il suo uomo a menare come un fabbro la virago di turno, ricondotta, alla fine, al culto del mocio e del ferro da stiro a colpi di pistola. Visionario, poco apprezzato dalla comunità scientifica, ma oggetto di riflessione per quella politica, il lungometraggio sembra una riscrittura concettuale del sistema solare operata da un partito di origini comuniste: il rosso c’è eccome, ma a pensarci bene si può far finta che non esista, almeno fino alla notte dopo le elezioni.
 
Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

giovedì 6 dicembre 2012

96 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Possession!
Dopo aver esaminato tutti gli anfratti della possessione demoniaca in salsa cristiana, la fabbrica dei sogni, ricordando che chi finanzia la maggior parte dei film non è certo il Papa, ma al massimo un Rabbino, s’inerpica sullo scosceso sentiero della possessione demoniaca al sapore di hummus. Riuscirà un copione trito come il battuto di un ragù scadente e bolso come l’attore che interpreta il protagonista a indispettire ulteriormente gli israeliani e a far loro muovere guerra contro l’Inferno, in quanto manifestamente alleato dei palestinesi?
Cittadina che rasenta il limite dell’inutilità, Stati Disuniti. Una vecchia babbiona vive in una casa arredata dal mostro di Milwaukee con una scatola che parla sul caminetto. Per non sentirla parlare, la vegliarda mette su un pezzo musicale che farebbe girare le palle a Siddharta e prova un esorcismo a colpi di acqua santa e martello. Il figlio la trova sul pavimento disarticolata. Nel frattempo, il coach Clyde Dean Morgan Ingrasso a Vista d’Occhio è alle prese con un divorzio fresco, due figlie adolescenti insopportabili e una squadra di basket che gioca bene solo quando non c’è la palla in campo. Durante una domenica con le figlie, l’uomo le porta alla sua nuova casa: una villetta in mezzo alle stoppie, probabilmente costruita su un vecchio cimitero indiano, priva di ogni minima suppellettile. Per avere almeno i piatti e le posate, la famigliola monca si ferma al mercatino imbastito dai figli della babbiona con l’arredamento della madre; che fossero interessati solo all’eredità?
Clyde compra un sacco di minchiate, tra cui l’inquietante scatola parlante con incisioni in ebraico, e le regala alle figlie. La confezione demone maxi risparmio famiglia tocca alla figlia piccola, Emiliy, una stronzetta vegana rincoglionita dalla madre, fricchettona finta scassona che, infatti, sta con un dentista. Una notte, la bambina apre la scatola e comincia a parlare con la vocina che si nasconde dentro. Cominciano i fenomeni paranormali: la stanza di Emily si riempie di falene, il dentista non pensa solo al fatturato e la bimba mangia proteine come un concorrente di Man vs Food. Quando il padre prova a fermarla, lei gli trapassa una mano con la forchetta. L’altra inutile figlia, fortunatamente, è già nella fase velina in cui pensa a ballare e a prendere cazzi. A scuola, invece, per Emily è un idillio: con i suoi nuovi superpoteri riesce ad ammazzare di botte anche i compagni delle superiori, liberandosi dai bulli nel perimetro di quattro città.
Papà è sempre più preoccupato e prova a liberarsi della scatola, che per la figlia è divenuta un’ossessione, ma lo spirito, per ripicca, fa emanare un’ordinanza restrittiva per percosse dal giudice dei minori. La bimba è confinata dalla madre, ma riesce a disastrare tutto anche lì. Anzitutto, per la gioia del pubblico pagante, fa cadere i denti a quel dentista pingone; poi, massimo sfregio, mangia tutta la riserva di tofu della madre. Clyde porta la scatola da un antropologo universitario che gli svela il mistero: il contenitore serve per imprigionare i demoni della tradizione ebraica secondo un preciso rituale. Di corsa al quartiere ebreo ortodosso per sottoporre il cofano ai rabbini, che prima tentano di comprarlo a basso prezzo e poi rinunciano ad aiutare l’uomo a causa dei bassi profitti. Solo il giovane religioso Tzadok si offre di effettuare l’esorcismo, dopo aver scoperto che la bambina è posseduta da AZizou, la ladra di bambini: un demone francese di origine algerina che tira testate sul petto ai bambini di tutto il mondo.
La bambina, nel frattempo, è finita in neuropsichiatria dove (chicca delle chicche) i medici diagnosticano la possessione demoniaca attraverso la risonanza magnetica che, notoriamente, è stata creata proprio per questo specifico scopo. Clyde non si fida dei dottori e porta la figlia in una sala da fisioterapia per l’esorcismo. Si parte: urla strepiti, maremoti, terremoti, uragani, scena strappamaroni in cui il padre urla allo spirito di prendere lui, controscena strappa lombi in cui la famigliola sembra avere terminato l’incubo, pianti. C’è qualcosa che non va e Tzadok se ne accorge. Vai con il contro rito, ma stavolta è il padre a essere posseduto: urla, luci che si spengono e accendono, cortocircuiti, rettoscopie. Alla fine AZizou torna nella scatola e Tzadok se la porta via. Purtroppo il giovane non arriva vivo al primo passaggio a livello, poiché viene investito da un treno merci: non aveva gridato Jumanji alla fine dell’esorcismo.
Apertamente contro il processo di pace in medioriente, il film è la risposta israeliana alla recente ammissione della Palestina tra gli stati osservatori dell’Onu, attraverso la palese ammissione d’investimenti economici in nuove armi religioso-batteriologiche con cui invadere i bambini della striscia di Gaza. Caldeggiata dalle associazioni di commercianti di prodotti alimentari e sanitari di tutto il mondo, la pellicola segna il nuovo trend nei regali di Natale; infatti, dopo la consegna della scatola in legno con incisioni in ebraico al vicino di casa, il suo insopportabile figlio mangia e spende come un porco, bisbiglia alle falene e se tutto va come deve, prima di essere ricoverato per una risonanza, disarticola i genitori. Non adatto a tutti gli spettatori, il lungometraggio non è stato distribuito in Argentina, poiché, con un tale livello di sangue nazista in giro, il demone sarebbe rimasto rintanato nella scatola chiudendo la proiezione in anticipo.
 
Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

giovedì 29 novembre 2012

95 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…I Bambini di Cold Rock!
L’orripilante provincia americana, dove il bovaro si fonde con il bifolco e con il boscaiolo, torna protagonista con il suo irrinunciabile milieu fatto di fuitine, roulotte e carcasse di automobili arrugginite. Profili duri, arcigni, segno evidente di disfunzioni ghiandolari e rapporti tra consanguinei, per il nuovo capolavoro del genere inquietansospettosmenzognerompicoglionistico. Riuscirà Jessica Biel, adatta alla pellicola come un catetere a un malato di reni, grazie alla dolcezza dei suoi lineamenti, a risultare una credibile filantropa almeno per il tempo necessario a correre in farmacia a comprare degli antidepressivi?
Cold Rock, posto di merda in Stato così così, USA. Nella cittadina mineraria in dismissione di Cold Rock i bambini spariscono come le anfetamine a un rave party. Mentre i genitori degli scomparsi danno di matto e girano per la cittadina con una coperta in testa, Julia Denning Biel, vedova del dottore del paese morto di meteorismo, tra un parto in casa e l’altro, cerca di mantenere una dignità nonostante il copione. La leggenda diffusa vuole che a rapire i frugoletti sia l’Uomo Alto, un essere soprannaturale che ha il superpotere di essere alto (minchia, grazie alle mie gambe sono assimilabile all’uomo nero). Dopo un paio di scene a caso, giusto per introdurre lo squallore, l’Uomo Alto s’introduce in casa di Julia e, dopo aver stordito la domestica Dolores De Culo, evidentemente affetta da cretinismo delle valli, le sottrae l’inutile bambino segalitico che ospita nella camera al primo piano.
Ciò che l’Uomo Alto non sa è che Julia è in realtà un Terminator 1000 che si appende al furgone del rapitore, in vestaglia e crocs, e non molla la presa nemmeno quando il flusso canalizzatore apre il canale per il viaggio nel tempo. Julia riesce a far fermare il furgone, ma deve fare i conti con Augenthaler, il pastore tedesco dell’Uomo Alto, che le scarnifica una gamba. Alla fine, l’Uomo Alto la stordisce e si porta via il pupo. Julia viene raccattata dal Tenente Dodd, il genio dell’FBI che segue il caso delle sparizioni, e scaricata alla tavola calda del paese, dove per poco viene linciata dalla folla: un raro caso di transfert spettatori-attori. Fuggita dalla furia degli avvinazzati, nascosta nella macchina dello sceriffo, un vecchio inutile come le infradito sulle piste da sci, Julia si ritrova in un vecchio sanatorio, dove scopre essere nascosto il piccolo.
La rincorsa è breve, perché l’Uomo Alto tira una papagna da competizione e il mostro della corsia sviene. Al risveglio, la donna è legata a una sedia, ma dopo un primo momento di gioia, ricordando i giochi erotici con il dottore, scopre che il suo carceriere è una donna del paese: la vera madre del piccolo. Quindi è Julia la rapitrice? Zuffa, contro zuffa e la Biel, sempre più tumefatta, stende la madre disperata e si porta via il bambino grazie all’intervento della muta del paese: una ragazzina che al posto di polizia si è spacciata come la nipote di Mubarak. L’infermiera torna subito a casa, dove la domestica appronta il sito per l’avvento dell’Uomo Alto, quello vero. Julia gli consegna il mini onanista e si prepara all’arresto bevendo un silo di whiskey pidocchioso. Dolores, invece, preferisce un sano suicidio per impiccagione, ammesso che la corda regga il suo culone.
Dopo aver preso una pietra di sette chili in faccia senza morire, confermando di essere un robot, Julia Biel si dichiara colpevole dell’omicidio di tutti i bambini rapiti, seppelliti, a sua detta, nelle miniere e nei boschi. Nemmeno lo spirito di madre Teresa di Calcutta riesce a convincere Julia a ritoccare la propria versione. Nel frattempo l’Uomo Alto colpisce ancora e sequestra la muta del paese, nonostante, con i suoi sedici anni, sia ormai troppo stagionata. Il rapitore si rivela essere il dottore scorreggione, marito non defunto di Julia, che smazza bambini di famiglie disagiate a facoltose schiatte di Philadelphia: praticamente la Nicole Minetti della costa est, sebbene con il costume bianco di Parah stia decisamente peggio. La Biel si spara un ergastolo a rischio morte (una speranza, più che un finale, se continua a recitare così), ma in fondo non frega nulla a nessuno, dato che al massimo può attizzare una pianta ad alto fusto nel periodo di impollinazione.
Appesantito e appiccicoso come un fazzoletto pieno di moccio, il prodotto lascia tracce confuse come una lumaca su un marciapiede, ma è molto meno dinamico. Debitore di ossigeno e d’idee a un ricoverato in terapia intensiva, il film inquieta e terrorizza come una puntata di Winnie the Pooh in cui i protagonisti non riescono a trovare il miele. Astrattista, ma molto figurativa, la pellicola si presenta come una nuova frontiera della regia in cui, attraverso la sovrapposizione di elementi geometrici a caso, il regista ottiene un’unica figura: la figura di merda. Incredibile Jessica Biel che, dotata dalla natura di un’espressione naturalmente incazzosa, dona al popolo perle di sorriso che farebbero trasalire il guardiano di un manicomio criminale e si ostina a lavorare con i bambini per danneggiarne irreparabilmente l’infanzia.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

giovedì 22 novembre 2012

94 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Che Cosa Aspettarsi Quando Si Aspetta!
La gravidanza: quel momento in cui le donne cominciano, anche alla seconda settimana, a camminare con la schiena piegata all’indietro e con una mano sul fianco; quel momento in cui le donne chiedono di passare davanti a tutti nella coda al supermercato anche quando si sentono bene; quel momento in cui le donne smettono di soffrire di mal di testa a causa degli ormoni, ma trombare diventa una partita a Tetris. Riuscirà la scuola della commedia americana a distruggere il minimo senso paterno degli spettatori di sesso maschile e a far vincere definitivamente tutte le videogame console nell’acerrimo confronto con la famiglia umana?
Atlanta, città media fatta di quartieri medi per cittadini medi. Nella ridente cornice della vita civile americana integrata e senza spocchia s’incrociano diverse storie sulla gravidanza da fare ribrezzo ai maiali mentre si scannano per accedere al trogolo. Esordisce Jules Diaz che, sgarzolina come l’ape Maya, ha fatto cogliere il suo frutto più prelibato al suo partner Evan durante il programma “Ballando nelle Stalle”. Risultato: edizione vinta alla grande con vomito nella coppa durante la premiazione. Segue a ruota Wendy Banks, proprietaria di un negozio per bambini e autrice di un libro sui capezzoli da latte, che si fa ingravidare dal marito, Gary Cooper (disgustorama), durante la proiezione di Dirty Dancing al parco. Parco che vede anche il timbro della terza fattrice, Rosie Kendrick, che lo prende dal vecchio compagno di liceo Marco. Questa apnea spermatica basterebbe anche a una banca del seme, ma non è finita, purtroppo.
Infatti, quando Wendy e Gary vanno dal padre di quest’ultimo, l’ex-pilota automobilistico Ramsey, scoprono che la matrigna di Gary, una puledra di tutto rispetto, è stata trapanata con successo dal vecchiardo (due gemelle). A tenere alta la bandiera degli uteri indipendenti Holly Lopez, fotografa frustrata che non può avere figli e vuole adottare un etiope. Il suo compagno Alex non è molto convinto e viene spedito a passeggiare con dei giovani padri che gli possano illustrare la loro vita d’inferno. Le settimane passano tra battute sboccate, litigi e perdite urinarie, ma avviene il primo colpo di scena: Rosie perde il pupo e sbatte Marco fuori di casa. Comincia il tracollo dell’intero cast, per non parlare di quello degli spettatori. Gary mangia come un bufalo, perché sua moglie è diventata una latrina in una pineta canadese dove vanno a cagare i boscaioli; Jules ed Evan litigano perché non sono d’accordo su come arredare il pistolino del nascituro; Holly e quell’altro sfigato devono prendere coscienza che avranno un figlio etiope.
Momento di calma e difficoltà per tutte le coppie in gioco. Sembra proprio che il sacro dio delle gravidanze stia guardando dall’altra parte, ma proprio quando gli uomini in sala stanno per mettere la mano sul loro fidato joypad, svetta il vecchio Quaid con la sua giumenta da sbarco. Distribuendo soldi a pioggia e sparando cazzate a raffica, Ramsey rianima leggermente una trama in terapia intensiva dal secondo minuto e ci porta al culmine. Mentre Alex si inimica tutti i padri per delle sciocchezze che funzionano solo nella trama di un film cretino, Marco prova ad avere una seconda chance con Rosie, ma questa è diventata improvvisamente una figa di legno per adeguarsi al cast. Degna di menzione Wendy, che a una convention per neomamme si piscia addosso e dà una versione della gravidanza che sembra il nono capitolo di Saw – L’Enigmista.
Pronti via, tutti all’ospedale per sgravare. La prima a scodellare e Jules, che ritrovata la sintonia con Evan spara fuori una femmina (primo caso di bambino che si evira nell’utero pur di non essere circonciso). Segue Skyler, la manza da monta modello barbie, che produce due gemelle senza dire beo per la gioia del vecchio. Wendy, invece ha difficoltà, manco a dirlo e deve affrontare un cesareo difficile, ma alla fine spara fuori un bel maschio di circa due anni, lavato e con già i denti (erano finiti i soldi e hanno preso il cugino del costumista). Rosie, cugina di Wendy, trova Marco, che ha maciullato un piede al suo socio con un furgone, proprio mentre va a trovarla in ospedale e decide che è il momento della seduzione. Gli altri due, sopravvissuti a ebola, tornano con un frugoletto che sembra Renato Pozzetto d’ebano e vivono tutti felici e contenti come un gruppo di erotomani onanisti chiusi in un ripostiglio con il bidone aspiratutto. 
Devastante idiozia al gusto di colostro, il lungometraggio è un’enorme spot pubblicitario per i prodotti contraccettivi in cui la vita umana è un morbo incurabile che porta sventura e malessere come l’epidemia di Peste Nera del 1348. Silenzioso e mefitico come una flatulenza in aereo, il prodotto è leggero e scanzonato come il discorso di Adolf Hitler al Reichstag, ma lascia molte meno speranze per il corretto evolvere dell’umanità. Delirio di fluidi corporei e sentimenti contrastanti, la pellicola ha certamente affrontato un travaglio difficile e complesso, senza accorgersi che non si trattava di una gravidanza, ma di semplice colite, producendo una montagna di escrementi assortiti dal colore alieno. Gioco facile per Jennifer Lopez che, sovrastata da un soggetto ignobile, non ha nemmeno dovuto metterci del suo per far fallire il progetto con la sua abile tecnica recitativa.

Sleep-o-Meter: 05 – Il The nel Deserto (Coma Farmacologico)

giovedì 15 novembre 2012

93 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Ciliegine!
La grande tradizione scientifica italo-francese prosegue la sua attività di confutazione delle più consolidate teorie con risultati egregi. Una sfida improba alla più funzionale e abusata legge del cinema: un buon attore nel 98,7% dei casi può anche fare il regista solo se ci mette il nome e lascia fare a un vero regista (l’1,3% restante è costituito da attori che sono morti prima di provarci). Riuscirà Laura Morante, autrice di un soggetto originale come un calzino filo di scozia blu, a imbroccare tutte le scelte più sconvenienti e di rottura, come assegnarsi una parte brillante, e a far sì che anche gli intellettuali puri rimpiangano Boldi e De Sica?
Quanto sei bella Parigi quando è sera, soprattutto se non incontri attrici italiane. Amanda Morante è una donna indipendente dalla carriera indefinita che ama demolire gli uomini con cui intrattiene una relazione e, quando assenti, sempre più spesso, anche quelli delle altre. A sopportarla ancora, ci sono solo l’amica Florence, il marito di quest’ultima Hubert, psicanalista con la vita casalinga alla Raimondo Vianello, e la figlia adottiva Noemie, l’unica normale dell’intero film (e infatti ha solo quattro battute). La donna, oltre a snocciolare perle di cinismo trito e ritrito contro il genere maschile, segno evidente di aviopenìa compulsiva, vive un rapporto amoroso fallimentare con il povero Bertrand: il prototipo del francese modello con l’espressione arguta di Sarkozy, il fisico scultoreo di Hollande e la fiatella mefitica di Chirac.
La vita sembra un orrore per Amanda, ma la notte di Capodanno incontra Antoine Eblé, un collega di Florence prossimo alla separazione da una moglie insensibile e per questo anch’egli single. L’uomo è stranamente attraente per essere un francese, infatti l’attore che lo interpreta è di origine algerina. A causa di un malinteso, tuttavia, Amanda è convinta che Antoine sia omosessuale per cui si libera dalla sua androfobia e comincia con lui un rapporto di amicizia e confidenza. L’uomo, però, essendo uomo per definizione, anche nei momenti più bui pensa solo alla gnocca, pertanto comincia a innamorarsi di Amanda nello stupore generale, visto che questa non fa altro che parlare di argomenti stucchevoli. Dopo il terzo film turco con i sottotitoli in uzbeko, anche la resistenza di Antoine vacilla e il pover’uomo decide di prendersi un periodo sabbatico.
Periodo che arriva giusto giusto per lasciare spazio alla nuova carica di Bertrand, che addirittura propone alla donna di comprare casa insieme, dimostrando di essere un vero disadattato. Senza il suo amico Antoine, che rappresenta tutte le ragioni per cui il miglior marito del mondo è un gay, Amanda è perduta e nicchia su tutto, con il consueto meraviglioso piglio che ha reso la Morante una bomba sexy depressa riconosciuta in tutti gli ospedali psichiatrici del globo. Florence vorrebbe intervenire a spiegare l’equivoco, ma Hubert non lo permette: solo la convinzione dell’omosessualità di Antoine può guarire Amanda dall’androfobia. Nel frattempo il poveraccio, innamorato fradicio e senza sigarette, ha un collasso nervoso totale. Ed è qui che s’innesta il genio: ci pensa Maxime, collega biadesivo di Florence, a fingersi il compagno di Antoine e a far ingelosire Amanda con il comportamento più checca mai visto dai tempi de “Il Vizietto” con Ugo Tognazzi.
La donna reagisce pienamente alla cura, poiché l’orgoglio della vagina, che nella cinematografia impegnata di sinistra deve emergere come uno stronzo nell’acqua, fa si che lei si lanci al capezzolo di Antoine il quale, a sua volta stanco di quella farsa e di avere le sciarpe di Maxime in casa, la bacia appassionatamente senza lingua e se la porta in riva al lago Fregola per una due giorni di concetti filosofici, libri impegnati e teorie sul comportamento coniugale. In realtà la mette a cane senza pietà ed entrambi trovano il buon umore. Il delirio è dietro l’angolo della farmacia che aspetta come un rapinatore stitico: mentre a Parigi Hubert gongola tronfio per il successo delle sue inutili teorie psicanalitiche, al lago Fregola Antoine, per la prima volta, fa una cosa da uomo e Amanda recupera immediatamente la sua espressione incarognita androfoba, pronta per almeno altri dieci film con Silvio Orlando e Nanni Moretti.
Esteticamente voluttuosa come i partecipanti alle primarie per il Partito Democratico italiano, la pellicola mette in evidenza con disarmante rigore i tratti morbidi e accoglienti della Morante che ricordano un cavallo di frisia nazista durante lo sbarco in Normandia. Lento ed estenuante, il prodotto riproduce molto da vicino il passo incerto di un ottantaduenne con girello che si avvia verso la casa di riposo, mentre il figlio maggiore che ha ereditato in anticipo gli sussurra: “Coraggio papà è solo per poco, vengo a prenderti alla fine dell’estate”. Mai più visto. Efficiente e razionale, il film in soli ottantacinque minuti riesce a fornire più argomenti di chiunque altro alla necessità di far avanzare la legge che blocca i fondi pubblici per il cinema, portando le scoregge intellettuali del radicalismo chic nel mondo delle scoregge fisiche. Grande Pascal Eblé che mette in cascina l’ennesimo film mediocre e si propone come il Daniele Bossari del cinema francese.
 
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

giovedì 8 novembre 2012

92 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Cosmopolis!
Lo sdoganamento è un’attività dura, ma qualcuno deve pur esercitarla. Il processo d’imborghesimento di Robert Pattinson passa per la strada dell’intellettualismo, della cinematografia impegnata fatta di grandi messaggi e scopate fuori contesto, dei festival culturali e delle scelte stilistiche discutibili. Mentre il prossimo passo sarà certamente l’incontro con l’incomprensibile regista Malik, riuscirà l’uomo capace di accettare un ruolo in cui ti infilano un dito nel culo per tre minuti a consacrarsi nell’olimpo dei grandi attori icona nonostante l’imminente uscita dell’ultimo attesissimo capitolo della saga di Twilight?
New York, giorni nostri, anzi giorni loro perché ci hanno pignorato anche quelli. Erik Packer Pattinson è un finanziere miliardario paranoico che vive nella sua limousine e gira in modo convulso e compulsivo per New York, nella fattispecie Manhattan. Nonostante il capo della sua sicurezza sconsigli di girare per la città in auto, data la visita del Presidente degli Stati Uniti e conseguenti tafferugli, Erik decide di andare a farsi regolare il taglio dei capelli dal suo barbiere di fiducia, un vecchio avvinazzato che si abbuffa di parmigiana di melanzane. Con la partenza del veicolo comincia una ridda di visite inutili nell’abitacolo, con annesse perle di saggezza in materia economica. Si parte con il capo dei servizi informativi Shiner: l’azienda è sotto attacco speculativo sullo Yuan cinese e occorre una verifica dell’impermeabilità dei sistemi e della prostata del capo. Dialogo utilissimo a inizio film, quando non si è ancora capito chi è il protagonista.
Segue breve incontro con la moglie frigida Elise, una poetessa miliardaria che non vuole trombare con lui a causa di una politica di conservazione dell’energia a beneficio della sua attività letteraria del tutto assente. Poco male, il ragazzo si rifà con la consulente artistica Didi Binoche, messa a pecora sul sedile della limo prima di parlare di quadri e grossi acquisti artistici. Acquisti con un patrimonio del tutto immaginario, poiché lo Yuan non scende e i miliardi di Erik si stanno volatilizzando come i fans di Giusy Ferreri. Spaventato, il miliardario chiama la sua consulente finanziaria di punta, Jane, per una riunione d’emergenza. Sfortuna vuole che la donna, chiamata nel pieno del jogging, salga in macchina, sudata e calda, quasi in concomitanza con l’arrivo del dottore che quotidianamente effettua il check-up a Erik. L’apice viene toccato durante l’esame della prostata, quando Jane si mastruzza ed Erik la insulta. Diagnosi: orgasmo per lei e prostata asimmetrica per lui.
Dopo un altro dialogo edificante con la moglie e la presa di coscienza circa l’impossibilità di essere di nuovo ricco e di trombarla, Erik, sempre più concentrato sulla sua prostata, carica la libera pensatrice Vija, prima di entrare nel tafferuglio dei black block, che gli illustra un’edificante teoria dei rapporti umani che farebbe dire “Cazzo di Budda” al Dalai Lama. Con la macchina conciata come il cesso di una bettola irlandese, Erik comincia ad acquisire una dimensione iperparanoica, ma per non perdere le vecchie abitudini si infila in un hotel per inforcare la guardia del corpo Kendra, una bella patatona mulatta. Finita la ramatina è la volta del manager del suo cantante preferito che gli annuncia la morte dell’artista dopo aver ascoltato un paio di canzoni di Ligabue. Erik si sta liberando di tutti gli orpelli della sua ricchezza e, metabolizzato il lutto in dieci minuti, comincia a fare cose da psicotico come uccidere il suo capo della sicurezza di fronte a testimoni.
Si arriva dal barbiere: il taglio viene regolato a membro di canide, giusto per demolire la speranza dell’ultimo spettatore circa l’imminente fine, anche perché Erik si butta giù tre tonnellate di melanzane e non ha interesse a restare vicino alle ascelle del vecchio artigiano. L’ex-riccastro riparte e si fa portare al posteggio delle limousine, dove viene preso a pistolettate dal pazzo Benno Giamatti. L’ex-dipendente, economista frustrato, passato lo scompenso psichico, accoglie il vecchio datore di lavoro nella sua magione e gli illustra la teoria scientifica che lega la dimensione della prostata alle variazioni monetarie sui mercati mondiali. Erik, piuttosto che dare retta a quelle stronzate, si dà all’autolesionismo e si spara a una mano, ma perde credibilità quando vacilla di fronte al dolore e chiama il colpo finale del suo persecutore che, infilato l’asciugamano per fare i suffumigi con la colla industriale, gli spara ponendo fine a questo capolavoro (per tutti coloro che odiano il cinema).
Eiaculazione precoce della peggiore spocchia intellettualistica, il prodotto è frutto di una sceneggiatura scritta in sei giorni, tra una colica e l’altra, e basata su un romanzo interminabile come il conteggio dei calcoli renali di un alcolista malato di gotta. Ostico e faticoso nelle sue concezioni più ermetiche, il film ha un’assimilazione dolorosa e lenta come l’esercizio della manovra di Valsalva per la defecazione dopo aver mangiato arachidi per una settimana. Divertente come pisciarsi nella tuta al Polo Nord inseguiti da un orso polare, il lungometraggio all’inizio scalda l’inguine, complice il movimento, ma alla lunga crea prurito e fastidiose piaghe da trattare con lunghe sedute di terapia. Eroico Pattinson che, anche nei film più cervellotici, riesce a timbrare le colleghe con una facilità invidiabile, pur avendo il fascino discreto di un ano che si contrae.
 
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

venerdì 2 novembre 2012

91 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Resident Evil: Retribution!
L’avevamo lasciata lì, legnosa come al solito, sull’Arcadia della sua giovinezza, mentre conduceva per mare la razza umana a fare l’inchino all’Isola di Pasqua. L’avevamo lasciata lì, con un fucile a pallettoni caricato a monetine, nemmeno fosse un ultras calcistico italiano. L’avevamo lasciata lì, dopo che aveva eliminato un arabo nel terzo capitolo e un negro nel quarto senza candidarsi con i repubblicani. Dopo averla lasciata lì, senza avere la minima intenzione di andarla a riprendere, riuscirà la nostra immarcescibile Milla Tavolaccio Jovovich a vincere la resistenza del suo cervello e a regalarci la terza espressione facciale della sua vita?
Mondo fradicio di armi biologiche. Dopo un inutile e noioso riassunto dei primi quattro capitoli della saga, grazie al quale emerge quanta rogna porti l’agguerrita Alice a chi la frequenta, ci si catapulta sull’Arcadia in tempo per lo sterminio degli ultimi umani semi-sani da parte della Umbrella Corporation. Finita la sparatoria, durante la quale la protagonista riesce a distruggere un elicottero nucleare con un trombone da brigante calabrese caricato a sale grosso, Alice viene catturata e portata in un laboratorio segreto della corporazione per alcuni esperimenti su nuove armi, tra cui il dildo multiplo e il braccio per fistfucking. Dopo un po’ di torture non lesive fisicamente, il sistema di sicurezza viene hackerato da un misterioso amico e Alice recupera la tutina attillata da virago e le pistolone. Aperto un portone a marchio Umbrella, Alice si trova nel centro di Tokio dove una emo giapponese con la gengivite squarta un passante. Godzilla non si vede, quindi c’è qualcosa di strano nell’aria.
Sbudellati un po’ di zombie con un lucchetto attaccato a una catena rubata da un motorino, Milla si trova nella centrale operativa dove Ada Wong e Albert Wesker, i vecchi nemici, le raccontano la verità: lei è prigioniera in un sito sottomarino russo in cui la Umbrella simula le invasioni biologiche delle grandi città del mondo. A governare la baracca c’é la Regina Rossa, il computer ragazzina che nemmeno S.O.S. Tata riesce a costringere a fare i compiti di geometria. Come non bastasse, nel riciclone generale, tutti i personaggi delle precedenti edizioni della porcata sono stati clonati o riesumati. Nel frattempo, la squadra armata di recupero, nome in codice Carne Morta, inviata da Wesker a prelevare Alice e Ada, fa irruzione nel complesso per piazzare qualche carica e farlo saltare a recupero avvenuto. Nella squadra c’è il negrone del film precedente, reclutato non si sa come visto che sparava a zombi mutati dentro un canale di scolo fognario.
La Regina Rossa lancia tutto il suo arsenale di cloni, zombie, esseri, virus, batteri, prolassi, cateteri e caccole contro le fuggiasche, che in uno dei teatri di posa a disposizione raccattano una bambina da simulazione sordomuta. Mancava qualcuno che rallentasse la fuga. Tra una coccolina alla pupa e l’altra, Alice semina morte e distruzione con qualsiasi cosa a sua disposizione, anche una culla in legno verniciata di rosa, mentre i suoi presunti salvatori sono sgranocchiati dalle peggiori creature tranne due. Si arriva all’ascensore della salvezza, cioè una piattaforma di fabbricazione sovietica che s’impalla a ogni piano come ogni meccanismo prodotto dall’efficace sistema professionale del socialismo reale, tra atti eroici e puttanate granitiche. Non appena Alice manifesta interesse per la salute di qualcuno, questo rasenta la morte con la precisione di un bisturi. Con l’esplosione del sito e la fuga precipitosa con ragazzina al seguito si finisce a fischiettare sul pack.
Si sapeva che il film era un pack, ma non così tanto. La tiepida tranquillità siberiana è distrutta da un sottomarino nucleare con cui la Regina Rossa stoppa la fuga. Mentre i due superstiti del battaglione Carne Morta si fanno fare un culo a capanna da una soldatessa mutata, Alice combatte in slow motion (non gliela fa più) con Jill, sua vecchia amica controllata da un ragno robot della regina. Tutto sembra perduto quando Alice libera Jill dal ragno e insieme sminuzzano il ghiaccio e fanno cadere la soldatessa alle grandi manovre nell’acqua gelida, dove viene divorata dagli zombi natanti. Trasferita a Washington in elicottero, Alice scopre che Wesker si è insediato alla Casa Bianca e che ha costruito il Fosso di Helm intorno al sito per difendere l’ultimo baluardo umano dalla furia della Regina Rossa. Wesker le inietta a sorpresa il virus T e le dona di nuovo i suoi superpoteri gnoccazombie per combattere. Se ne deduce che ci sarà anche un sesto capitolo. Latte allo scroto.
Accozzaglia cinematografica di devastante noiosità, il film mostra esiti incerti come quelli di un ippopotamo in tutù che percorre in monociclo una trave fatta di polistirolo. Apprezzato dalle aziende produttrici di lassativi, il lungometraggio è un capolavoro di stitichezza creativa, in cui l’unica cosa originale è il disturbo psicosomatico intestinale che causa in ogni singolo spettatore. Avveniristica nelle sue implicazioni etiche e morali, la pellicola assegna un nuovo e tonante significato al termine “osceno” e alla definizione di ciò che deve o non deve guardare anche il pubblico più maturo. Graditissimo in India, soprattutto da santoni e fachiri, il prodotto regala nuove motivazioni per una vita fatta di ascetismo e dolore e improntata alla mortificazione della carne, sebbene metta a dura prova le più forti scuole pacifiste e non violente. Un appunto per Milla Jovovich: se avesse dato ascolto al marito e avesse impiegato in scena il suo clone plastinizzato, il girato sarebbe stato di migliore qualità.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

giovedì 25 ottobre 2012

90 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…La Casa Muta!
L’industria del cinema orrorifico non si ferma nemmeno davanti al sottosviluppo endemico e scaglia dall’Uruguay la sua ultima pietra contro il fragile vetro dei nostri testicoli. Il paese che ben rappresenta la cistifellea del Sudamerica rialza la testa nonostante un Presidente clonato da Michele Giordano. Riusciranno una casa vuota e un’attrice affetta da squittii inconsulti a reggere una trama scritta da un capibara con la diarrea, mentre due flaccidi cinquantenni deambulano spaesati tra pezzi d’arredamento degli anni sessanta?
Uruguay, o Uragay, come direbbe Homer Simpson. L’apatica Laura e il padre Wilson, il classico sudamericano con la camicia aperta fino ai maroni, la barba incolta e la canotta sporca di burrito, hanno appena acquistato una bicocca cadente in mezzo al boschetto degli orrori. Il proprietario, nonché amico di famiglia, tale Nestor, dopo aver cercato di rifilare la casa anche a una muta di cani randagi, ha optato per uno scambio alla pari: voi ve la ristrutturate e io ve la vendo in comode rate da cravattaro. Laura, la cui felicità sprizza da ogni poro come se le avessero schiacciato i metatarsi con una mazza da demolizione, esegue tutto quello che dice papà e di conseguenza vaga come uno zombie per la magione. Arriva la notte: Wilson, sotto effetto dell’alcool, crede che si tratti di un pigiama party di Halloween e vuole dormire in salotto con le cucarache.
Laura cerca di prendere sonno, ma un rumorino, proveniente dal piano superiore la tiene sveglia. Di conseguenza, come farebbe ogni donna che si rispetti, perché non svegliare anche il maschio dormiente attiguo? Il papà, sbiascicando come Maurizio Costanzo, le dice che sono quegli antipatici dei vicini, ma Laura controbatte che sono in una villa monofamiliare in mezzo al niente. L’uomo si riaddorme e Laura prova a seguirlo, ma tornano i rumori inquietanti. Wilson, scocciato, accondiscende a fare un’ispezione, mentre l’energica prole comincia a squittire e ad ansimare. Da sopra si sente il buon Wilson che viene squartato a dovere e Laura comincia a produrre ultrasuoni. Afferrata una lanterna e quel minimo di coraggio rimasto, Laura sale al piano di sopra a cercare il padre e lo trova sgozzato come un maiale con un falcetto accanto. La ragazza nitrisce e comincia a vagare per la casa.
Passa una mezz’ora buona, in cui Laura ci guida nel tour della casa, ci fa ascoltare le filastrocche alla radio e perde moccio sui tappeti. Dopo un po’ ritorna sulla scena del delitto per scoprire che il padre è sparito. Finalmente dice “papà”. Me cojons e meno male che le donne sono più precoci a parlare. Tornata giù trova il genitore adagiato sull’unica poltrona buona in una pozza di sangue. Laura sembra Anna Marchesini quando fa la cameriera secca, ma la imita talmente male da far paura. Nuovo tour dell’abitazione, con recupero di una vecchia polaroid con ricariche per il flash. Il reperto vale un pozzo di quattrini, ma lei se ne sbatte, si infila in soffitta e si nasconde giusto in tempo per evitare i pantaloni e le scarpe del maniaco (il busto non si vede, ma è probabile che per questioni di costi non sia mia esistito). Fuggita in giardino, Laura incrocia Nestor sul suo fuoristrada mentre va a puttane e lo trascina in casa.
Ennesimo giro dei tre piani più mansarda, per la gioia degli agenti immobiliari della zona, finché Laura non impazzisce e prende a mazzate Nestor. Quando l’uomo si riprende dalle legnate, la ragazza sta sfogliando tutte le foto che l’uomo faceva alle sue puttanelle prima della sana pastura. La casa, rivelazione angosciante, non era altro che lo scannatoio di Nestor e Wilson, finché quest’ultimo non aveva venduto Laura al primo per una bottiglia di Pampero e una scatola di sigari rancidi. La ragazza, rimasta gravida, era stata costretta ad abortire e se l’era legata al dito. Nestor viene brutalizzato, insultato e sderenato prima della passeggiata del mattino con cui Laura si allontana nel sole insieme allo spiritello della figlia morta. Le autorità, giunte nei giorni successivi, dichiarano il caso un evidente doppio suicidio con gioco erotico finito male e tornano a prendere mazzette alla centrale di polizia.
Indecente come l’odore di un essere umano che si è rotolato in un letamaio, il prodotto rappresenta l’ennesimo indizio che, volenti o nolenti, qualcosa nel dicembre di quest’anno deve succedere, poiché una società del genere non può sopravvivere alle ere. Coerente come l’elettore medio di un partito politico a ispirazione religiosa, la pellicola è la dimostrazione che nel mondo c’è posto per tutti, in quanto non basta l’intera popolazione mondiale a riempire tutti i buchi della trama, a cominciare da qual paio di pantaloni con scarpe in coordinato che circolano per la casa. Rampa di lancio per registi di dubbio talento, il lungometraggio ha garantito al creatore un posto da protagonista nella versione spagnola di Dawson’s Creek, intitolata “El Torrente de l’Hombre con el Nombre che Significa Nada”, a patto che riesca a scimmiottare la sua cagna nella scena del funerale.
 
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

giovedì 18 ottobre 2012

89 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Nudi e Felici!
La striscia cinematografica perdente di Paul Rudd continua. La striscia di orribili interpretazioni identiche da giovane arrivista frustrato che fugge dal mondo di Paul Rudd continua. Paul Rudd continua. Come non bastasse, asso di briscola, a una catastrofe annunciata si è aggiunta la principessa di tutte le commedie cretine del mondo mentre la regina, Jennifer Lopez, è in tour musicale: Jennifer Aniston. Come non bastasse, asso che strozza il tre, lei è il perno della sceneggiatura. C’è bisogno, date le premesse appena esposte, che un attempato recensore italiano vi confermi che questo film è indegno anche per pulirsi il culo?
New York, Stati Uniti. George Rudd e Linda Aniston sono una coppia di yuppie con la fregola insensata di vivere a New York, nonostante lo stipendio da fame di lui e la disoccupazione artistica di lei. Dopo una continua pressione da parte di Linda, sebbene sia difficile capire con quali strumenti di seduzione, data la faccia da opossum, George cede e acquista un miniloft, di quarantasei metri quadri scarsi, da una ninfomane stagionata con la passione per i giochi di mano del marito cieco. Sembra incredibile, ma purtroppo lo sceneggiatore regista ha scritto questo capolavoro di finezza. Il lunedì successivo all’acquisto del raffinato immobile per nani e menomati fisici, George viene licenziato e Linda viene rimbalzata dall’emittente HBO durante la presentazione di un suo deprimente documentario sullo sterminio dei pinguini: peccato, in Italia avevano già mobilitato Fiorello, Celentano e Francesco Totti per fare le voci fuori campo al commento.
Con le pezze al culo e le pive nel sacco, i due devono mollare la casa alla banca e trasferirsi ad Atlanta dal fratello di George: un genio del cinismo che vende cessi chimici ai cantieri, con la moglie alcolista e il figlio decerebrato dalla PSVita. Sulla strada per Atlanta, i coniugi s’imbattono in una comunità fricchettona in cui ognuno fa il cavolo che vuole, nudismo compreso, e circola blaterando tutte le stronzate che gli vengono in mente: una versione austera di un’assemblea legislativa italiana, non fosse per i nudisti che ogni tanto passano a birillo sventolante. Tra questi emerge l’enigmatico Seth, leader della comunità, nonché capo spirituale, vegano, amante dello yoga e di tutte le altre minchiate che dovrebbero avvicinare l’uomo a sé stesso (quando arriva la vicinanza, di solito, l’età è quella giusta per crepare). Vivere in comunità è un idillio, ma si deve ripartire alla volta di Atlanta.
Dopo due giorni di convivenza forzata con i cocktail che si butta giù la cognata, George decide di andare a vivere in comunità: cosa c’è di meglio che svegliarsi con il pingone di un altro in faccia? Dopo qualche giorno di quiete, le parti s’invertono. Linda comincia a liberarsi degli orpelli del modernismo, compresa l’igiene, mentre George, a parte il sogno ricorrente di fornicare con Eva, la squinzia svampita del gruppo, sembra vivere male la condivisione. Credendo di farsi un favore, l’uomo chiede alla moglie di aderire all’amore libero e lei accetta, trombandosi Seth alla prima occasione. Nel frattempo, la comunità è minacciata da alcuni affaristi che vogliono costruire un casinò sul suo terreno. Se non si trova l’atto di proprietà sono cavoli, anzi, i cavoli non ci saranno più. George rompe con Linda e va via. Seth, che crede di avere campo libero, nonostante Linda abbia evidentemente la faccia da grosso roditore, si vende l’atto di proprietà ritrovato per fuggire a Miami con il suo nuovo amore.
E’ tempo per la rivolta dei peones. Mentre la cognata sbronza chiede il divorzio, George frega l’auto al fratello e corre da Linda, dove massacra di botte Seth e lo costringe a confessare l’astuto piano di fare le valigie per la Florida. Si scatena la disapprovazione dei fricchettoni, anche i relitti sociali hanno un’anima, ma incombe la costruzione della casa da gioco. Fortunatamente, il re dei nudisti, uno che pigia il vino con il sospensorio e scrive romanzi scadenti ha contattato, per una rimpatriata, i vecchi fondatori in possesso dell’atto di proprietà (in milioni di copie a quanto pare). Tutto è bene quello che finisce bene: Linda e George fondano una casa editrice che pubblica libri di merda, ma vende nel mercato di nicchia degli straccioni agricoli. Gli altri continuano a vivere nella comunità con il preciso scopo di seppellirsi in campagna ad ammazzarsi di stupefacenti senza incidere sullo sviluppo del genere umano.
Piacevole come pinzarsi i genitali con una cucitrice a punti metallici, il lungometraggio ha gli stessi effetti collaterali di un’operazione a cuore aperto durante una tempesta di sabbia. Denso di significato, il film ricorda, per intensità, un monologo creato da uno scarabeo stercorario mettendo a caso le parole contenute in tutta la letteratura kantiana tradotta in turco. Pericolosissima a causa degli insidiosi messaggi che invia alla corteccia frontale, la pellicola è stata immediatamente ritirata dalle sale quando il comitato pro Barack Obama ha potuto certificare che il 100% degli spettatori, dopo la visione, ha maturato una forte passione per le idee di Romney. Un memento per Paul Rudd: se non esistesse, la definizione di ripetitività non avrebbe mai raggiunto tali vette di perfezione.

Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

giovedì 11 ottobre 2012

88 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…LOL – Pazza del Mio Migliore Amico!
Ui, c’est l’amour, vraiment, vraiment, vraiment! Torna il cocktail che ha reso grande il cinema americano: il remake, della stessa regista, di un film francese con adolescenti che si recano in gita scolastica in Francia e deridono i francesi (stereotipati male, visto che non fanno la pernacchietta alla fine di ogni frase e non viene dato il giusto risalto all’assenza del bidet, cioè quello strano attrezzo che in Italia utilizzano per appoggiare e/o lavare il mandolino mentre stanno cagando). Riuscirà la nostra eroina Hanna Montana, trasformata per l’occasione in Hanna Montatemi, a scuotere i rimbambiti coetanei da una pericolosa andropausa anticipata?
Stati Uniti, città inesistente dove tutti possono avere una possibilità. Lola Cyrus è una diciassettenne innamorata di Chad, il figo del gruppo, e grande amica di Kyle, il figo in seconda del gruppo con il ciuffo riporto a diciotto anni. E’ appena trascorsa l’estate e Chad confessa a Lola che al campo estivo si è bombato tutte quelle che respiravano, anche nei giorni festivi dedicati alla preghiera. Lola, in un impeto di gelosia, ammette la stessa cosa, pur non vera, e lui la molla al volo non mancando occasione per darle della zoccola. Anche a casa la situazione non è delle migliori: mamma Demi Moore, in astinenza da flauto a pelle, non trova niente di meglio che intraprendere una relazione clandestina con l’ex-marito (patetico). Se il pubblico si trova ancora in sala, a questo punto scopre che Chad è marcato a uomo da Ashley, la puttanella bella del liceo, e che Lola comincia a sentire una fregolina alla fragolina: obiettivo il ciuffo di Kyle.
Il bellimbusto dai buoni sentimenti, in perenne conflitto con il padre, ha delle velleità musicali destinate a finire come il Titanic, ma è giovane e ha diritto di sognare. Poi si tratta di un film, quindi il gruppetto musicale di cui fa parte arriva in finale alla gara delle band con una canzone che farebbe cadere l’uccello anche a Gianni Togni. Manco a dirlo è dedicata a Lola. Su questo fronte a farla da padrona è la milf Demi Moore che rimorchia uno sbirro davanti al tribunale e poi, indefessa, si porta il marito al centro benessere per fare le zozzerie. Lola è lasciata alle cure della nonna, una nave scuola che in ricordo delle vecchie battaglie trinca whiskey a ripetizione, e le organizza un festino sotto il naso. Sfiga vuole che mamma torni a casa prima, poiché le zozzerie nella Jacuzzi sono andate male, e sgami il delirio adolescenziale di alcool e marijuana. Lola è in punizione per un mese e la gita scolastica a Parigi è a rischioooooooo!
Nel frattempo, parte il gioco degli equivoci: la ragazza vede Kyle entrare in un bagno e sente degli strani mugolii, da cui deduce un tradimento inesistente. Lola lo insulta pesantemente e non gli rivolge più la parola, ma quando le cose vanno sistemandosi, lui viene messo in punizione con sequestro del telefono e quindi sembra che la stia tirando, nonostante la sua faccia da culo non lo consenta. Alla fine, Emily, migliore amica di Lola, confessa di essere stata lei a sveltinare nel bagno con un nerd (rivincita compiuta), per cui i due protagonisti amorosi di questa vaccata si riappacificano proprio prima della partenza per la Francia. La rurale cornice della periferia parigina è il teatro delle furibonde ciulate dei giovinastri americani, mentre degli assurdi francesi pettinati come Giovanna d’Arco dicono amenità avulse dal contesto, hanno figli molesti affetti dalla sindrome di Down (è tutto vero, lo giuro, e non è un film dei fratelli Wayans), mangiano cervella e bevono beaujolais: la fiera delle stronzate.
Tornati a casa, mamma Demi legge accidentalmente il diario della figlia, scoprendo che non solo è una troietta, ma spippacchia sigarette di droga. Lola scappa di casa e va dal papà che se la piglia come un pacco consegnato da un corriere. I conflitti genitori-figli si susseguono: anche Kyle deve lottare per la sua carriera musicale, mentre le coppiette di secondo piano, Chad-Ashley e Emily-Nerd, si assestano a colpi di pennello. Arriva la sera della finale della gara delle band: l’idillio parte con Demi Mamma che, soddisfatta sessualmente dai settecento metri di nerchia dello sbirro, riprende la figlia in casa e la manda in giro a troieggiare libera; segue il papà di Kyle che va a vedere il figlio alla gara e gli dice “Power” facendo le corna. La gioia s’impossessa di tutti quelli ancora svegli, i ragazzi sono pronti per il college, mentre la preoccupazione assale i vertici del partito democratico statunitense che, in crisi per i potenziali candidati del futuro, convocano immediatamente una riunione con i cavoli dell’orto della Casa Bianca per decidere le strategie.
Interessante come un catalogo Postal Market senza la sezione “Biancheria Intima”, la pellicola solleticherebbe le fantasie degli adolescenti italiani, se solo questi andassero al cinema invece che nella consueta piazzetta suburbana a sedersi su un muretto per valutarne la resistenza al proprio peso. Intenso, deciso, dal sapore vagamente fruttato con sentori di escrementi stagionati, il prodotto è una delirante commistione di sapori ignobili che allieta solo gli ipotetici esperti di vino, che possono utilizzare, nella valutazione, tutti i termini che non sono in grado di spiegare a un pubblico di normodotati. Economicamente miope e raffazzonato, il lungometraggio cerca di darsi un tono, ma non si avvede delle reali doti della protagonista che, con le sue labbra a canotto e la bocca sempre aperta, sarebbe una modella perfetta per una nuova linea di bambole gonfiabili “teen friendly”.
 
Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

giovedì 4 ottobre 2012

87 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Freerunner – Corri o Muori!
L’adrenalina gli fa un baffo. Le aziende produttrici di Energy drink hanno già attivato la mobilità e la cassa integrazione per i dipendenti. La Protezione Civile ha già allertato la popolazione in merito a poderose manifestazioni d’isteria collettiva. E’ arrivato il film definitivo che vi terrà svegli per ore, giorni, mesi, anni… Riuscirà qualcuno, magari il Cavaliere Oscuro in pensione, a fermarne la poderosa carica comica, da cui si sono salvati solo gli stupidi attori, convinti di girare un film d’azione, e a salvare l’umanità dall’apocalisse peggiore dall’epidemia di spagnola del 1918?
Stati Uniti, città del glande con grattacieli in centro e capannoni squadrati in periferia, separati da un fiume navigabile: praticamente ovunque tranne la Louisiana. Il giovane Ryan Faris Bel Visino e Fisichino, ma Carisma Pochino è un freerunner (al secolo quei cretini che saltano e fanno acrobazie sui palazzi in giro per la città causando incidenti mortali a quelli normali) che partecipa a gare clandestine, organizzate dal sito di un laido ex pugile, e che perde, con la regolarità di un intestino trattato con All-Bran, dal suo collega Finch: il figo egoista che pensa solo al successo e alla gnocca. Incredibilmente Ryan sta con una figa spaziale, Chelsea, che lo consola e alimenta il suo sogno di vivere in riva al mare sulla barca del nonno, chiuso in ospizio a sognare le vecchie scopate con la nonna (e fin qui già un centinaio di morti dal ridere e defcon 2 sulla costa est). Il meccanismo delle gare è quello di raggiungere prima degli altri le tre bandiere poste in luoghi inaccessibili.
Visto il giro di scommesse colossale, Ryan decide di piazzare una bella puntata su di sé, attraverso l’account craccato del fratello nerd complottista della bella Chelsea, nella gara del giorno successivo. Determinato come un italiano sessantenne obeso che cerca moglie in un casino thailandese, Ryan affronta la gara e conduce le danze su un frastornato Finch fino al momento in cui tutti i ragazzi vengono gassati e legati a delle sedie con un nuovo accessorio: il collare esplosivo. L’astuto faccendiere Mr.Frank, per far divertire miliardari e delinquenti nel mondo, ha organizzato una gara in cui il vincitore si becca un milione di dollari e agli altri salta la testa. Per dimostrare che fa sul serio, fa esplodere il cervello a uno che lo insultava. Le bandiere sono sparite: al loro posto ci sono tre scanner che impediscono al collare di detonare e un tragitto delimitato da aree rosse brutte e cattive. Insomma: una cagata.
I miliardari scommettono cifre importanti, alla faccia della crisi mondiale, delle politiche keynesiane e del neoclassicismo liberista, e la gara si alterna tra momenti in cui Finch mena gli altri e momenti in cui Ryan fa la crocerossina sfigata e assiste alla loro morte. A complicare le cose arriva la polizia che riesce a effettuare il primo arresto di massa della sua storia portando il gruppo in zona rossa (a quanto emerge dalla pellicola era un fattore di rischio non contemplato). Grazie alla collaborazione interna al gruppo e a una comparsa al volante che centra di proposito un’auto parcheggiata, i carneadi incrociano Chelsea sulla sua Volvo vintage che gira per la città a bassa velocità e vengono riportati in zona verde. Mr. Frank scopre il punto debole di Ryan, cioè quello di tutti i maschi etero: la passerina. Riparte la corsa, ma Ryan, grazie alle dritte di fratello nerd riesce a mandare in tilt il collare (probabilmente di produzione Microsoft visto che va in crash con la luce) scannerizzandolo a membro di canide.
Libero? Macché. Ryan si mette a braccare Mr.Frank che, abbandonato da tutti i miliardari e minacciato di morte, gli manda contro tutti gli scagnozzi a sua disposizione (uno solo: un negro che fa vomitare schiuma con la presa alla Mr. Spock), rapisce la bella Chelsea e aizza Finch. Quest’ultimo vince la corsa, ma in un raptus incomprensibile sceglie di non scannerizzarsi il collare e di esplodere senza motivo (c’era un buco nella sceneggiatura a causa di una macchia di peperonata ed è stato riempito da un gibbone che ha scritto la scena su un tovagliolo). Ryan intercetta la barca di Mr. Frank saltando da venti metri di altezza in piedi senza farsi nulla (uno normale adesso sarebbe un atleta paralimpico), disattiva i collari, li mette al collo del cattivo, gli fotte la valigetta con il milione, prende la strapagnona, salta fuori dalla barca, fa saltare il natante pieno di innocenti (avranno dei figli quelli che lavorano per i cattivi?) e si trascina a riva. E pensare che al momento del salto dal ponte mancavano quindici secondi all’esplosione del collare.
Utile solo per rivalutare il nome Chelsea, dopo il passaggio in casa Clinton, in tempi di campagna elettorale, la pellicola è il primo caso in cui un film pone serie domande a un pubblico ipotetico rivolgendosi a delle poltrone da sala vuote. Apprezzatissimo dalle associazioni di amanti della pornografia violenta di tutto il mondo, il prodotto costituisce un precedente legale importante di masochismo dei fruitori, nonostante la presenza di un titolo che è anche un’avvertimento. Pronta la replica delle associazioni di consumatori che costringeranno la produzione, per l’uscita della versione home video, a cambiare il titolo in “Freerunner – Corri (Fuori dalla Stanza) o Muori”. Un cenno di nota per il protagonista che è talmente impalpabile da essere stato inserito, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’elenco dei virus da debellare in questo quinquennio.
 
Sleep-o-Meter: 02 – La Luna (Sonno Ortodosso)

giovedì 27 settembre 2012

86 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Chernobyl Diaries – La Mutazione!
L’amore: due persone si conoscono, si innamorano, si amano e infine una delle due spende una marea di quattrini per chiedere all’altra di sposarlo. Nulla è efficace, in questo rito terrificante a scopo di puro sostegno economico dell’indotto, senza il luogo adatto in cui esercitare le proprie annebbiate facoltà. Riuscirà una produzione a basso costo, farcita di comparse ucraine acquistate al mercato rionale al prezzo di 0,99 € al chilo, lo stesso della zucca verde napoletana, a promuovere il sito più contaminato del mondo come luogo ideale per effettuare la proposta (e, contemporaneamente, perdere l’uso della prostata)?
Paesi in via di sviluppo dove si scopa facile. Un gruppo di scamiciati appena sfuggiti alla pubertà, Chris Mezzachecca, la sua fidanzata Natalie Cosciafacile, e la loro comune amica Amanda Senzamutanda, sta facendo l’European Sex Tour. I ragazzi si fermano a Kiev, in Ucraina, paese dai costumi notoriamente irreprensibili, per visitare il fratello di Chris, Paul Ognibucoèbuono, prima di dirigersi a Mosca, dove Mezzachecca intende fare la proposta a Natalie, farla ubriacare di vodka e sperimentare il sesso anale prima del matrimonio. Dopo una notte in città, Paul suggerisce al fratello un nuovo ritrovato in materia di romanticismo: effettuare un "tour estremo" della città abbandonata di Prypiat che si trova all'ombra della centrale nucleare di Chernobyl, luogo del disastro nucleare, ma soprattutto caratterizzata da un paesaggio che non avrebbe potuto immaginare nemmeno Tim Burton sotto LSD mentre guarda la Bonham Carter che recita Shakespeare.
Al gruppo si unisce una coppia di fattoni girovaghi: la norvegese Zoe Senzatetta e l’australiano Michael Stupidovic. Il gruppo arriva al checkpoint presidiato da due bistecconi dell’esercito che vietano il passaggio, ma la loro guida turistica, Yuri Kazzenko, li porta attraverso una scorciatoia boschiva che presenta tutti i tratti della tragedia di massa. Il gruppo se la ride a iosa e, già che c’è, si butta giù un paio di trombe. Chris si attizza, Michael si attizza, Paul è già attizzato di suo, ma le ragazze, come di consueto, rifiutano l’orgia in nome di pseudo remore di natura morale. Lungo la strada, la comitiva si ferma presso un fiume dall’acqua arancione fluorescente, dove scopre un grande pesce mutato morto, con enormi denti e passione per i rutti. Mentre il gruppo torna al furgone, si scopre che il fiume è infestato dalle bestie ruttanti: secondo voi ci sarà un momento in cui i giovinastri cadranno nell’acqua?
Restano poche ore per esplorare il mortorio, evacuato all’epoca poco prima del grande concerto del primo maggio e scampato all’esibizione di Guccini, e Yuri porta tutti in un condominio, dove incontrano un cane putrefatto e un orso bruno terrorizzato. Ogni persona di buon senso sarebbe scappata già da qualche ora, ma, raggiunta l’illuminazione, lo spinterogeno del furgone è stato sabotato con tecniche di alto livello (i cavi sono stati rosicchiati). Al calar della notte, il gruppo inizia il giro degli insulti finché alcuni rumori non attirano Chris e Yuri fuori dal veicolo. Al primo va di lusso perché gli recidono solo l’arteria femorale, mentre Yuri è stato sgranocchiato e i suoi resti ritrovati da Paul, Amanda e Michael. Bisogna avvertire il nobile esercito ucraino e i tre si lanciano alla ricerca del posto di blocco, ma trovano solo uno sfasciacarrozze deserto con uno spinterogeno nuovo di pacca e un autobus carico di bossoli vuoti. Arriva la cagnara mutante e comincia l’inseguimento in ordine sparso delle future vittime con caduta nel fiume e morso di pesce: chi sopravvivrà ?
Il furgone è sparito, Chris e Natalie sono già nel forno a cottura lenta con un po’ di aromi e il resto del gruppo entra nella classica fase isterica che precede la decimazione violenta. Siamo circa a due terzi di film e qui scatta la genialata: siccome sono finiti i soldi per la pellicola giriamo tutto al buio con qualche grido straziante ogni tanto e torce elettriche a fasi alterne. Cadono anche, per riconoscimento vocale, Michael e Zoe, dilaniati dall’appetito mutante, ma con loro non sarebbe partita nemmeno la mandrakata: avevano ricevuto l’estrema unzione in aeroporto. Paul e Amanda fuggono in un rifugio antiatomico posto sotto il reattore della centrale da cui sono recuperati, contaminati marci, dalle forze speciali. Paul è freddato e Amanda portata in un sanatorio dove viene data in pasto ai pazienti della sua corsia, ossia i mutanti. Vince il banco perché muoiono tutti, con grande gioia del pubblico, sebbene non si possa chiedere la nuclearizzazione del sito per evitare un seguito: c’è già stata e ha ispirato questa cagata.
Noiosa come guardare una gara di velocità tra tartarughe cieche, la pellicola provoca l’otturazione immediata delle carotidi e un senso di ottundimento che non si registrava dall’ultimo attacco terroristico metropolitano con il gas nervino. Disarmante come indossare un paio di mutande di due taglie più piccole, il lungometraggio richiama nel pubblico la voglia di provare un intenso dolore fisico per scacciare quello psichico indotto dalla recitazione dei protagonisti. Intelligente come compensare i dispiaceri con il digiuno e la preghiera, il prodotto è decisamente gradito nei seminari dove ha un fattore di conversione del 100%, tra coloro che di solito consegnano la posta nel palazzo accanto, con una propagazione del tutto simile quella dell’avvelenamento da radiazioni. Complimenti al regista per il coraggio: se voleva essere emarginato bastava andare a Mosca con un cartello con su scritto “Putin Culo”, ma lui ha scelto la strada difficile.
 
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

venerdì 21 settembre 2012

85 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Prometheus!
C’era una volta una grande saga di fantascienza. Poi, un giorno, in tempi recenti, un vetusto e ormai fulminato regista decise di distruggere tutto il retaggio facendo un prequel degno delle produzioni Troma, ma molto meno divertente. Un cast pregno, una protagonista pregna, ma poco fregna, ed effetti speciali che nell’anno della morte di Rambaldi sono un insulto all’arte, inquadrano il prodotto ancor prima di scriverci sopra. Riuscirà l’obnubilato Ridley Scott, che dovremmo chiamare Scotto visti i risultati, a farci rimpiangere persino le sconcertanti scene fuori tema di Aliens vs Predator?
Scozia, anno 2089 (e non hanno ancora ottenuto l’indipendenza). Elizabeth e Charlie sono due archeologi che scoprono l’esistenza di una razza di precursori dell’umanità, che battezzano gli Ingegneri, in diverse caverne del mondo. Ruggero De Ceglie Weyland (copyright Kilamdil), proprietario di Tele Ciancico e altre industrie, organizza una spedizione di scienziati su una luna di Saturno sospettata di essere la culla della civiltà ingegneristica, con la nave spaziale Prometheus. Dopo quattro anni di viaggio in ibernazione, sotto le inutili cure dell’androide David Fassbender, unico umanoide più espressivo del suo originale, la comandantessa Meredith Theron scongela tutti e manda gli scienziati e David a esplorare una struttura aliena sospetta, imponendo loro di non prendere contatto con nessuna forma vivente. Il torpedone con la scolaresca parte cantando “L’Astronave del Capo ha un Buco nel Propulsore Nucleare”.
Arrivati sul sito e inviate delle sonde per mappare l’area, gli scienziati cominciano a guardarsi intorno con circospezione, mentre il buon David, creato con alcune parti organiche dello Stifmeister, comincia a toccare tutto quello che trova, attivare il diario backup della struttura, aprire porte e gettare le basi per l’imminente tragedia. I compagni di classe lo inseguono eccitati fino a un pozzo, dove scoprono che si respira, e dove rinvengono vari cadaveri di Ingegneri. Che sia passato un Architetto da quelle parti e abbia attizzato l’atavica rivalità? Recuperata una testa di Ingegnere, gonfia di integrali e derivate, il gruppo si avventura in un deposito pieno di canopi e presidiato da un monolite dell’Isola di Pasqua somigliante a Benito Mussolini (che i fascisti siano stati anche su Saturno oltre che su Marte?). Parte uno smanazzo generalizzato, come fossero all’Autogrill, e David, birbante, trafuga un liquido appiccicoso che trasuda da un contenitore (sperma?). Gli altri lo ignorano perché sono in fregola, manca solo la masturbazione collettiva (che sveglierebbe il pubblico già morto, risorto e celebrato nelle chiese di tutto il mondo).
Si torna alla nave in fretta e furia a causa di una tempesta, non prevista inizialmente dal Centro Epson, e si perdono due sfasciati che restano nella struttura: il cinico geologo e il fobico biologo. I due geni si fanno un bagno termale in una strana melma nera che si accumula nel deposito e vengono uccisi malamente da degli spermatozoi grossi come pantegane. Nel frattempo David contamina il drink di Charlie con lo sperma raccolto nella struttura, proprio prima che gli dia di zifonella con Elizabeth. Passa la bufera e si torna al sito, dove sono rinvenuti i cadaveri dei due attori inutili, una nuova area contenente un Ingegnere vivo in stasi che progetta un ponte, pur non trovandosi con il Designer. Charlie manifesta ogni sintomo di malessere conosciuto e si scappa alla nave, dove il povero archeologo è incenerito con un lanciafiamme dalla capitana per paura di contaminazione. Elizabeth, invece, porta in grembo un dolce segreto alieno, ma decide di sgravare il calamaro ripieno con un auto-aborto.
Dopo poco si scopre che Ruggero Weyland é sulla nave con altri trecento servitori e intende recarsi dall’Ingegnere per scoprire il segreto della vita eterna. Ah, sì, la comandantessa Theron è sua figlia (ma è utile saperlo ai fini di questa vaccata?). Tutti vanno al deposito, che altro non è che una base militare con tanto di armi biologiche; anche Elizabeth, che perde sangue come in un giorno di flusso abbondante. L’Ingegnere, che come prima cosa dopo il risveglio ricorda che il copione prevede di dilaniare l’androide verso la fine, stacca la testa a David, ammazza gli altri e decide di distruggere la Terra con un cannone montato su astronave. Elizabeth fugge e assiste alla scena in cui il capitano della Prometheus (l’unico negro con un equipaggio di cinesi) fa il kamikaze e salva il pianeta. Finita? No, il relitto alieno schiaccia la Theron e, in una capsula di salvataggio, si consuma l’amplesso tra l’ultimo Ingegnere e il Calamaro Smisurato, da cui nasce la prima Alien (fiocco rosa su Saturno che si può vedere nelle serate limpide).
Agghiacciante come l’idea di passare un mese in compagnia di Anders Behring Breivik, il film attacca i neuroni dell’organismo vedente e li distrugge senza sosta provocando immediatamente un salto evolutivo all’indietro sino allo stadio melma nera corrosiva. Necessaria al progresso umano come il cono in carta riciclabile per consentire alle donne di pisciare in piedi, la pellicola funziona egregiamente in tutto ciò che non ha nulla a che fare con il cinema. Finito alla berlina come “L’Innocenza dell’Islam”, il lungometraggio ha causato violente proteste su Rapa Nui, dove è stato tacciato di blasfemia e dove un ambasciatore americano è stato ucciso a colpi di lancia, cotto alla griglia su pietra calda per ridurre la componente di materia grassa e l’assunzione di colesterolo, e consumato con due fave al guanciale e un buon bicchiere di chianti. Complimenti al regista per l’efficacia subliminale: in Svizzera hanno immediatamente approntato un letto per lui in una clinica di fine vita.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

giovedì 13 settembre 2012

84 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Lockout!
La grande fantascienza d’azione si ripropone al grande pubblico con un film che vuole lasciare inquietanti domande sull’ipotetico mondo del futuro. Il tema delle carceri ritorna a galla mefitico e silenzioso, come uno stronzetto nella tazza del water quando non si lascia agire in modo consono lo sciacquone, e stimola la necessità di scelte difficili nelle sensibili coscienze del pubblico conservatore: iniezione letale o sedia elettrica? Riuscirà Luc Besson a nascondere la sua paternità sulla sceneggiatura, esattamente come farebbe con un figlio illegittimo nato da una sua ipotetica relazione con un cetaceo spiaggiato?
Stati Uniti, anno 2079, tutto più brutto e meccanizzato, quindi Detroit ha mantenuto intatta la sua artificiale bellezza. Snow Pierce è un agente dei servizi segreti accusato di aver ucciso un coglionnello di nome Frank e aver trafugato una valigetta, contenente segreti di Stato. Dopo essere stato ripassato come una costata alla sagra del colesterolo, Snow viene condannato alla stasi, cioè al congelamento e al deterioramento cerebrale (può davvero peggiorare?) nel carcere orbitante MS1, dal Direttore dei Servizi Igienici Segreti Langral. Sembrerebbe tutto andare per il peggio, ma il suoi amico negro Shaw, con la faccia ambigua che quasi quasi sembra il colpevole finale, sembra volerlo aiutare a salvarsi la pellaccia. Di sicuro è più efficace l’azione combinata della bionda Emilie Grace, figlia del Presidente in visita alla struttura causa crisi di coscienza, e del suo bodyguard di colore, tanto intelligente da portare pistole in un carcere di massima sicurezza.
Scongelato il primo maniaco, per valutare la sua salute mentale (se era un pazzo quando era entrato e la stasi peggiora lo stato mentale, può essere migliorato?!?!?!?), il conto alla rovescia per la rivolta carceraria è veloce come l’orgasmo di un eiaculatore precoce. Lo psicotico segalitico, Hyndell, sbrina tutti gli altri e consegna al fratello maggiore Alex le chiavi della carretta, prigionieri compresi, ma come premio vuole sdrumarsi la bionda, di cui non conosce ancora l’identità. Dopo un intervento fuffa della polizia orbitale, organo di controllo inutile e composto di vecchi, e un rinvio dello stupro, si passa la palla allo specialista Snow. Inizialmente restio a farsi scannare come un maiale per la figlia del Presidente senza garanzie di favori sessuali, l’eroe accetta l’incarico perché su MS1 c’è Mace, l’uomo che può risolvere il mistero della valigetta e scagionarlo dalle accuse di omicidio, tradimento e prostituzione (quest’ultima no: era giovane e aveva bisogno di soldi).
Mentre l’aviazione orbitale, altro corpo di idioti, si fa massacrare durante un pattugliamento con le navette spaziali, Snow, arrivato sull’MS1 in dieci minuti con la tuta spaziale di Neil Armstrong (sai costruire una stazione carceraria criostatica orbitante e non hai messo a punto delle nuove tute spaziali?!?!?!?!?) si diverte a fare le capriole in assenza di gravità. Sarebbe ancora lì se non fosse per i carcerati che lo intercettano e gli sparano come fosse un piattello in volo. E’ giunta l’ora di entrare in azione: il soldato le prenderebbe anche da un centoduenne tetraplegico con il catetere, ma è fornito di tonnellate di esplosivi e munizioni e quindi se la cava con un paio di lividi. Tra un dilaniamento e l’altro Snow raccatta la biondazza, insopportabile come un riccio di mare infilato nel canale rettale, e Mace, il cui cervello è più spappolato di un’anguria settembrina. Nel frattempo Hyndell e Alex ammazzano comparse a ripetizione, finché non litigano e il primo ammazza il secondo.
Non ci fossero già abbastanza grane, l’MS1 sta collassando sulla Terra, esattamente sulla costa est degli Stati Uniti (ma non mi dire), e deve essere fatto esplodere: tanto dentro c’è la feccia ed era già una spesa assurda tenere in piedi la baracca (denoto un certo rammollimento negli statunitensi del futuro). Viene ordinato un attacco in forze e ci vuole una fuga rapida: Snow ed Emilie prendono due supertute spaziali (ecco dove le tenevano, nel carcere di massima sicurezza a marcire) e si lanciano direttamente sulla Terra (e la gravità assente? E’ assente, quindi gravità presente) mentre Hyndell, arrapatissimo, salta in aria insieme al resto dei Village People. Il volo è turbolento, ma alla fine i due cervelli in fuga riescono ad atterrare con il paracadute sul Grande Raccordo Anulare di New York. Ah, giusto, Shaw è il colpevole del complotto, ma la storia della valigetta è una tale stronzata che di solito si va via dalla sala prima.
Diretto nell’espressione dei suoi interessi evolutivi, il lungometraggio pone alla comunità scientifica una serie di obiettivi per il futuro prossimo e lontano, tra cui, pressante, quello sulla necessità di trovare l’anello di congiunzione estetico tra la Macaca Sylvanus Linnaeus e Guy Pierce. Inutile, come mettere la panna montata sul proprio organo riproduttivo prima di praticare la masturbazione, la pellicola brucia male, fa puzza e scalda poco, per cui ci si chiede ininterrottamente per quale ragione sia stata realizzata e distribuita nelle sale cinematografiche. Plausibile come curare un ascesso perianale con impacchi di sabbia e miele, il film basa la propria credibilità solo su idee tacciate di “superstizione” persino dalla Confraternita dei Rosa Croce e pertanto degne dell’attenzione e della penna di Luc Besson.
 
Sleep-o-Meter: 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.