martedì 29 ottobre 2013

122 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Lone Ranger!
Il pubblico infoiato chiede bonazze, ma da noi otterrà solo bonanza. Questo il motto che ha guidato la mano del regista per accontentare mamma Disney nella distruzione di uno degli ultimi eroi della vecchia era. Ad armare la Dumbo Connection, dopo un luculliano accordo a suon di svanziche, tutti i feticci di Tim Burton, anche il pupazzo putrefatto che aveva nella culla. Riuscirà la più grande accozzaglia di attori inadatti al ruolo, capeggiata da un finto giovane e una vera vecchia, a demolire l’ultimo baluardo di testosterone western dai tempi di William P. Cody detto Buffalo Bill?
Tanto tempo fa, in un west lontano lontano, Stati Uniti. Un marmocchio ignorante viene irretito dal vecchio comanche Tonto, un idiota con un corvo marcio in testa, che gli racconta la vera storia del cavaliere solitario. Si comincia nel profondo ovest, dove la ferrovia e i cinesi rubano la terra e i posti di lavoro ai fieri padani comanche e dove il pluriomicida rapinatore stupratore cannibale Butch Cavendish deve andare alla forca. Sul treno che lo trasporta anche un giovane Jack Sparrow, ah no un giovane Tonto Depp e l’avvocato John Reid Hammer, fratello del Texas Ranger che ha catturato la bestia. Ovviamente i tutori della legge sono scelti tra i peggiori deficienti e Cavendish scappa. No problem, i fratelloni Reid si mettono all’inseguimento e cadono in un’imboscata: Cavendish fredda il maggiore e poi ne mangia il cuore (il minore ha una tale faccia da scemo che viene solo ferito).
Passava di lì Tonto, che aveva appena parcheggiato la Perla Ne… Riparto. Passava di lì Tonto che dopo aver seppellito tutti, si accorge che sua imbecillità è ancora vivo. Tonto vorrebbe seppellirlo lo stesso, ma il cavallo bianco che transitava di lì per caso lo convince del contrario. Si parte a caccia dei cattivi, ma per sfruttare l’effetto redivivo si utilizza la tecnica Superpippo: mascherina nera e tutti a domandarsi chi sarà mai in gran segreto il cavaliere solitario. Si vola al bordello frequentato da Cavendish dove la sexy tenutaria stagionata Bonham Carter vuota il sacco: il territorio comanche è ricco d’argento e i cattivoni vogliono appropriarsene. Guarda caso, la bella moglie del defunto fratello, Rebecca Ciuccia Becca ha una tenuta di duecentomila milioni di ettari sul posto (la trama sembra scritta dagli sceneggiatori del Mega Almanacco).
L’orrendo cannibale assalta la tenuta travestito da indiano e causa l’arrivo del settimo cavalleggeri, che in piena linea nordamericana promette sterminio totale della nazione indiana. Tonto e Più Tonto accorrono al capezzolo della bella cognata per sventare il conflitto, ma finiscono catturati nelle tende full optional della tribù di Tonto. Qui gli anziani svelano il segreto: Tonto è tonto perché, prima di fare il pirata, si era fatto fregare dai pionieri un numero tale di volte da essere espulso con disonore dalla tribù. Dopo essere stati seppelliti vivi e salvati dal cavallo bianco di Napoleone, i due indagano e scoprono che Cavendish è il fratello del crapulone Cole, padrone delle ferrovie e speculatore argentifero. Mentre gli spettatori scappano al cesso, gli eroi sono catturati dalla cavalleria americana (questi due passano da una cattura all’altra, confidiamo tutti nel cavallo, ma alla fine dobbiamo ringraziare i guerrieri comanche).
Si arriva stancamente alle battute conclusive: il ranger e Tonto minano il ponte della ferrovia per bloccare il treno che trasporta l’argento di Cole, i comanche attaccano bersagli a caso e la plebaglia trasecola. Colpo di gonadi: Rebecca Ciuccia Becca e il figlio Danny sono prigionieri sul treno. Sparatorie, colluttazione, colluttori e dentifrici contro la sensibilità dentale. I nostri eroi fanno il bello e cattivo tempo in un delirio di gag e pose da deficienti. Il vagone con sopra Cavendish viene fatto deragliare e l’uomo venduto a trance in un mercato rionale. La locomotiva, con a bordo Cole, precipita dal ponte saltato e affonda nel fiume: argento siete e argento tornerete. Tipa e figlio sopravvivono: lei offre la sua patatina al ranger, ma Tonto impedisce la fornicazione perché il west attende che altri torti vengano raddrizzati e non solo il pipino del castigamatti.
Noiosamente country folk, la pellicola è talmente monocorde nei suoi ritmi narrativi da far insorgere la necessità di ascoltare ore di musica bluegrass, sposare la propria sorella e andare a vivere in una palude. Demente e distorto come l’interpretazione della Costituzione in Italia, il lungometraggio è un compendio di casi umani che farebbe impallidire Franz Joseph Gall e le sue teorie sulla misurazione cranica. Lento, impacciato e poco brillante, il film sembra l’estenuante moviola del primo incontro sessuale tra un seminarista e una escort. Rilevante dal punto di vista ornitologico, il prodotto è talmente ricco di uccelli da fare invidia a una gangbang, ma non decolla, soprattutto per il fatto che l’unico esemplare veramente degno di nota è impagliato e sta sulla testa di Johnny Depp: avrà notato similitudini di encefalo.
 
Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

mercoledì 16 ottobre 2013

121 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Wolverine L’Immortale!
Mutatis mutandis mutanti mutande smutandatis orchite. Questa è l’unica declinazione possibile dello stato psicofisico di tutti coloro che si apprestano a guardare l’ennesima avventura dell’artigliato eroe con la passione per il whiskey e le scopate tenebrose. Pose da macho, bicipiti e sudore in un lungometraggio in canotta della salute adatto a tutte le età, soprattutto quella in cui le adolescenti cominciano a conoscere il loro corpicino. Riuscirà Hugh Jackman a far venire la fregola alle imperturbabili femmine nipponiche quando stanno servendo il sakè, componendo haiku e facendo tutte le altre stronzate rituali per farlo venire barzotto?
Giappone, seconda guerra mondiale. Sebbene non si capisca come abbiano fatto, i musi gialli hanno catturato il mitico Logan Jackman e l’hanno rinchiuso in un pozzo. Lui potrebbe evadere quando vuole, ma preferisce stare all’afa in quel tugurio. Sfortuna vuole che gli americani abbiano deciso di sganciare l’atomica proprio quel giorno. Pensando all’afa in aumento, i poveri giapponesi non reggono psicologicamente e cominciano un suicidio di massa, ma Logan, mosso a pietà, salva il giovane Yashida difendendolo con il suo muscoloso corpo indistruttibile. Per quelli che sono ancora in sala dopo sta cacata in pineta, si torna ai giorni nostri, dove il grande Wolverine si alcolizza, si strugge per la morte della sua figheira mutante e ammazza di botte i bracconieri canadesi. Durante la consueta rissa al pub, è raggiunto da Yukio, una mutante soprannominata Botta di Culo perché prevede la morte degli altri.
La ragazza, dopo aver perorato per dodici secondi, riesce a convincere lo sfasciato a seguirla a Tokio per dare l’estrema unzione al vecchio Yashida. Appena giunta in Giappone, la bestia viene ripulita (incredibile come le domestiche nipponiche sappiano perfettamente come tagliare la barba alla cazzo di Wolverine e fare la pettinatura a doppia banana). Yashida è in condizioni critiche e vuole il potere di Logan che risponde alla solita maniera, cioè no. Niente di male, perché di notte, mentre il nostro eroe ha i soliti incubi in cui copula con l’anima della sua ex, la Dott.ssa Viper, una mutante velenosa, limona duro con lui e gli fa la macumba. Yashida schiatta e si scopre che ha lasciato tutto alla nipote Mariko, detta Marikojoni dagli amici, che da quel momento diventa la sfitinzia più ricercata del Giappone.
Il prode Wolverine cerca di proteggerla, ma scopre di non essere più invulnerabile (anche se gli artigli escono ed entrano lisci senza ledere nulla, mah). Anche su piede solo, comunque, il canadese peloso è più forte dell’intero popolo nipponico e stermina mezza yakuza. Infrattati in un vecchio paesello, il mutante e la bella prugnetta mandorlata si accoppiano in maniera furibonda, ma l’idillio dura poco, perché gli scagnozzi del padre della ragazza la rapiscono. Logan si arrabbia come una bestia e comincia la caccia alla donna, più motivato che mai. Nel frattempo, il padre della ragazza subisce l’assalto dei ninja, che portano la sgarzolina da Viper. Wolverine, che passava di lì per caso, sfrutta una macchina per la TAC del vecchio per farsi un’autointervento al cuore, infettato da una nano macchina, e recuperare il potere del cazzutismo.
Tutti al covo segreto del clan Yashida per lo scontro finale. Ci sono proprio tutti, anche Mazinga, che per l’occasione altro non è che una armatura di adamantio che contiene Yashida e che può sottrarre il potere al mutante. Comincia la battaglia: il capo ninja e Wolverine contro Daitarn 3 e Yukio contro Viper. Fight! Mancano solo Ryu, Blanka e Mr Bison e poi il cast è al completo. Mazzate, contro mazzate, altre mazzate, Logan perde gli artigli, che poi salagadula magicabula ricrescono, e alla fine i buoni vincono e i cattivi perdono, nonostante l’attacco solare. Il supplizio sembrerebbe finito e invece, a metà dei titoli di coda, arrivano Xavier e Magneto a dirci che questo stracciamento di maroni mutante continuerà con un nuovo esilarante, inutile capitolo.
La sterzata necessaria per far ripartire il settore sanitari, il film impone una rivoluzione in tutte le case del mondo dove, dopo la sua diffusione, sarà necessaria una tazza in ogni stanza per tamponare l’epidemia di diarrea. Insulso per ogni persona che abbia un senso spiccato per l’amore e la sessualità, il prodotto è così pieno di muscoli sudati e tailleur che sembra scritto da Armin Benedicter in una delle giornate in cui è più incazzato. Utile per il lancio del nuovo congresso del Partito Democratico, la pellicola propone la quarta via per l’esecuzione della sentenza Mediaset: il pozzo afoso. Complimenti allo sceneggiatore che è riuscito a scrivere, far produrre e vendere una non storia, basata su un non personaggio e sulla sua non evoluzione: praticamente la carta carbone della carriera di Marco Mengoni.
 
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

lunedì 7 ottobre 2013

120 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…World War Z!
Zombie, ancora zombie, sempre più zombie. Ormai siamo talmente assuefatti da non poterli più prendere sul serio, nemmeno quando squartano un coniglino morbidino. Se uno zombie dovesse salire sulla circolare di Milano dopo l’una di notte diverrebbe immediatamente oggetto di episodi di squadrismo da parte di una qualsiasi gang di adolescenti. Riuscirà un film, arrivato nelle sale fuori tempo limite, a far sobbalzare i nostri culi pelosi e avviluppati in pantaloncini di acetato sulle poltrone umidicce di un cinema che non passerebbe la prova degli UV Light per la ricerca delle tracce di sperma?
Philadelphia, formaggio cremoso e leggero, Stati Uniti. Non c’è neanche il tempo per le solite amenità famigliari che scatta il delirio zombie e il povero Gerry Pitt deve darsela a gambe per non finire come una grigliata a una convention di obesi. Prima tappa un ipermercato di Newark, New Jersey, dove la moglie rischia lo stupro e dove la famiglia, aumentata di un piccolo messicano clandestino di nome Tommy, viene prelevata da un elicottero dell’ONU che la scorta su una nave americana. Gerry, al secolo cazzuto investigatore in zona di guerra, deve andare in una base militare in Corea del Sud, da cui sembra sia partito il virus letale: se rifiuta, l’ammiraglio scaraventa moglie e marmocchi giù dalla nave. Le difficoltà rafforzano il senso di solidarietà. Preso un aereo, quattro Navy Seal e un virologo di Harvard, si parte alla volta di Seoul.
La missione parte una cacata in pineta: il virologo dopo aver detto due stronzate, preso dal panico, scivola e si spara alla tempia; i Seal sparano alle mosche e Pitt viene salvato dai superstiti della base. Scoperto che il paziente zero non esiste, Gerry scopre che gli zombie sono attirati dal rumore, che in Israele sapevano della minaccia con una settimana d’anticipo e che colà hanno tirato su un muro intorno a Gerusalemme (una soluzione innovativa e mai sperimentata prima). Si vola in Israele, non senza qualche morto. Accolto dal Mossad, Gerry trova una città perfettamente organizzata in cui gli ebrei scelgono giorno per giorno se far entrare zombie o musulmani. La pace dura poco, perché grazie a un festeggiamento e a un casino atroce arriva l’orda famelica e spiana tutti. Si salvano solo il biondo e una soldatessa di nome Segen (con la g dura e senza una mano: un nome un perché) che riescono a imbarcarsi su un aereo della compagnia di bandiera bielorussa.
Acuto osservatore anche quando gli mordono le terga, Gerry Pitt ha notato che gli zombie non uccidono i relitti umani e, in accordo con l’ONU, decide di dirottare l’aereo su un centro virologico dell’OMS in Galles. Durante il volo, non prestando ascolto ai possenti latrati di Beverly Hills Chihuahua, ospite per una campagna promozionale di croccantini, una hostess, nemmeno troppo gnocca, viene magnata viva e parte il contagio. Segen reagisce lanciando una granata educata nell’aereo che fa buchi, ma non incendia il carburante. Grazie alla voragine nella carlinga, l’aereo è purgato, ma si schianta a qualche metro dal centro virologico: Pitt ha un sedile piantato nel fianco, ma Segen se lo porta in spalla. Assistiti dai ricercatori, Gerry e la soldatessa alle grandi mano…no manovre no…spiegano il loro acuto piano: infettare il mondo con le peggiori malattie per mimetizzarlo agli occhi dei famelici. Bellissimo, anche se… I campioni di virus sono ovviamente in un’ala infestata: il comparto B.
Gerry, Segen e un medico italiano, classico cervello in fuga abituato a essere circondato da morti viventi anche in situazione di normalità (vedi età media della popolazione italiana), entrano nel comparto B. Ovviamente fanno un casino clamoroso, vengono inseguiti, menano come fabbri e fanno tutte quelle cose che abbiamo visto un trilione di volte. Alla fine Gerry si trova da solo nella cella dei ceppi virali e s’inietta quello del Meteorismus Intestinalis. La sua teoria funziona alla grande: gli zombie lo scartano come un appestato e lui può bersi una birra guidando, fare rumori molesti di notte, fumare nei luoghi pubblici e posteggiare sulla pista ciclabile. Il vaccino mimetico è spedito in tutto il mondo, inoculato ai soldati e può così cominciare la Guerra Mondiale contro gli zombie. Adesso vado a smaltire un po’ del mio meteorismo che per oggi mi sono mimetizzato a sufficienza.
Salvatore dei conti economici del sistema sanitario pubblico italiano, il prodotto è stato immediatamente accolto in modo completo nella prassi medica nazionale: i malati gravi d’ora in poi saranno curati con pacche sulle spalle e rassicurazioni circa la loro sopravvivenza in caso di apocalisse zombie. Leggero come un testicolo sulla Luna, il lungometraggio si svolge su un argomento talmente inflazionato da impegnare solo le sinapsi inutili. Razzista e priva di scrupoli, la pellicola sembra scritta da un Calderoli qualsiasi dato che con un negro al comando la razza umana si avvia sull’orlo dell’estinzione. Si conferma la buona stella di Pierfrancesco Favino che colleziona l’ennesima marchetta hollywoodiana e con tre battute alla volta si conferma l’interprete italiano senza figa più visibile al mondo dopo Calimero, Topo Gigio e Giancarlo Giannini (ma quest’ultimo solo per morire in modo truculento dopo un monologo struggente): pensate a come siamo messi.
 
Sleep-o-Meter: 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.