…Shadowhunters – La Città di Ossa!
Ancora? No, davvero, ancora? No, no, ma davvero, ancora? Eh, ancora. Puttanelle, efebi, amanti, omosessuali, eterosessuali, puttanieri nel solito mescolone romantico paranormale che a cadenza bimestrale colpisce i nostri organi riproduttivi e li riduce in poltiglia. Riuscirà l’azione combinata di una scrittrice mediocre, uno sceneggiatore mediocre e un regista mediocre a risollevare i destini nefasti di una pellicola che non sarebbe dovuta uscire, ma che grazie alla febbre del proibito che ha colpito le casalinghe di mezzo mondo potrebbe persino avere un seguito?
New York City, Stati Uniti fino al prossimo bilancio dello stato federale. Clary Fary Collins è un’adolescente con le visioni e un amico nerd, Simon, che se la vuole fare. Una sera, in discoteca, mentre si fa di Oki, vede uccidere un uomo dal biondissimo, etereo, capezzolato su gilet di pelle, Jace. Nessuno pare averlo visto e la ragazzina subito sclera come un’aviopenica. Tornata a casa, la bambolina scopre che l’appartamento è distrutto e la madre, Jocelyn Headey regina dell’incesto, sparita. Dopo un paio di singhiozzi di rito, Clary viene attaccata da un demone Rottweiler e salvata da Jace che le rivela di essere uno shadowhunter, un guerriero addestrato per uccidere i demoni nascosti sulla terra. Un po’ di sorpresa, ma non troppa. Chi si sorprende più per queste cose. Clary ha altri pensieri, più o meno quelli che il nerd fa su di lei. In un impeto di lucidità, mammina ha lasciato un messaggio: Valentine sta tornando e vuole la Coppa Mortale.
Ci si mette in cammino con quella palla al cazzo di Simon appresso. Prima tappa dalla Sig.ra Dorotea, strega di colore che predice il futuro e che svela a Clary i piani di Valentine: ammazza che strega, era tutta roba che sapevano già. Seconda tappa da Luca, il cane da riporto di mamma: un licantropo buonista che tradisce l’amica dopo un paio di smatafloni da parte degli scagnozzi di Valentine. Sfuggiti al pericolo, i tre si recano al covo degli shadowhunters dove incontrano la coppia di fratellini Gay Pride Alec, cui viene duro appena vede Jace, e Isabelle, cui viene duro appena vede Simon, nonché il capo della baracca tale Hodge, un vecchio babbione con il pallino della storia che svela l’obiettivo di Valentine, cioè prendere la coppa e sottomettere tutti in stile “Cinquanta Sfumature di Grigio”. A Clary parte la seconda crisi isterica: è la protagonista, ma per un momento pare che nessuno se la voglia chiavare.
Nessun problema, dopo un giretto a casa di maghi e maghetti per sbloccare i poteri di Clary, che la madre ha fatto seppellire tra lo sfintere e l’ano, e scoprire che sono completamente inutili ai fini dell’intreccio, ci si fionda al covo dove la tipa e Jace limonano durissimo in faccia ad Alec e Simon che, a loro volta, hanno uno sturbo simultaneo che non si vedeva dai tempi di Leopoldo Mastelloni in Rai. La mente della ragazza si sblocca e lei scopre che la coppa è nascosta nei tarocchi di Dorotea. Questa, però, è stata posseduta analmente da un demone che ferisce mortalmente Alec (quando non ci sono i negri, sotto con i froci: un film che sembra scritto dai senatori del partito repubblicano). Scampati a un giro di sodomia gratuita, i ragazzi tornano al covo giusto in tempo per capire che Hodge ha tradito e che sono talmente nella merda che non basta l’intervento dei licantropi a mettere le cose a posto.
Non appena il puzzo di cane bruciato s’intensifica, fa la sua comparsa Valentine con il suo esercito di demoni, che rivela a Jace di essere padre suo e di Clary. Bacio incestuoso. Bacio incestuoso. Bacio incestuoso. Momento malizia e masturbazione: sembra il congresso dei raeliani. Mentre Hodge si ravvede e aiuta Simon e Isabelle a bloccare l’ingresso dei demoni nel covo, perdendo la vita, Valentine le prova tutte per adescare i due figli, ma la figlia non ne vuole sapere che Jace sia il fratello, perciò opta per il patricidio. Finita la lotta, si scopre che Alec è stato guarito dal mago Magnus (intervento in extremis dei democratici al Congresso), che anche Clary può essere addestrata come shadwohunters, ma soprattutto che Simon non uscirà mai dalla friend zone e che la sciacquetta ci gode pure. Si rimanda al prossimo capitolo della saga per le ammucchiate con i cugini e i parenti di terzo grado. Questi qua è già un miracolo che non raglino con le abitudini che hanno.
Capolavoro di culinaria interculturale, la pellicola è un minestrone di cagate in cui è stata fatta bollire una crosta di cinematografia che tenta, senza successo, di mantenere accettabile il saporaccio di predigerito. Esempio di co-produzione americana e tedesca, il prodotto si concentra prevalentemente sulla parte “co-pro” della parola, sia per l’attitudine degli attori a co-prire tutto quello che si muove in senso sessuale, sia per quella degli spettatori a privilegiare la co-profagia alla visione. Scontato e banale come gli effetti di un dito chiuso nella portiera dell’automobile, il film rasenta la perfezione solo quando si tratta di indurre gli occupanti la sala a far uso massiccio di cocaina per non suicidarsi leggendo in una notte tutti i romanzi di Giorgio Faletti. Tremendo il modello maschile proposto: era dall’esplosione di Massimo Giletti che non si vedeva uno scempio simile.
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)