giovedì 31 gennaio 2013

104 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Chained!
Il cognome pesa come un macigno. Non c’era alcuna possibilità che ne uscisse un film normale. L’allegro trio di psicopatici, costituito da Jennifer Linch, Vincent D’Onofrio e la panza di Vincent D’Onofrio che pesa come Jennifer Linch, ha costruito dal niente, nel senso di un’assenza totale d’idee intelligenti, un film forte e profondo come una commedia con Jacques Dufilho. Rusciranno le palpebre del pubblico pagante, rilevabile con un pallottoliere, a rimanere alzate senza l’aiuto di contrafforti, ponteggi e tutti gli altri artifici che l’architettura medievale ha elaborato per il sostegno delle strutture collassanti?
Stati Uniti, cittadina cubica con pochi edifici, ma costruita su una superficie pari a quella di Città del Messico. Il piccolo Tim e mammina vengono accompagnati dal papà al centro commerciale per andare a vedere un bel film di squartamenti al cinema. Il babbo si raccomanda di prendere un taxi al ritorno, perché più sicuro dei mezzi pubblici, infestati di pazzi. La famigliola esegue e incontra il serial killer tassista Bob D’Onofrio, orrendo panzone con le bavette bianche agli angoli della bocca. I due vengono portati in mezzo alle campagne del Nebraska, dove il vetturino ha una fantastica casetta arredata da Charles Manson e Ted Bundy. Mentre la mammina viene sdrumata, squartata e seppellita, il piccolo Tim viene lasciato in auto a farsi la pipì addosso, in modo che l’odore possa attrarre più clienti in futuro. Terminato di sezionare la madre, Bobo, nome più adatto allo psicotico, decide di tenere con sé il bambino come aiutante.
Il regime è da grand hotel cinque stelle lusso: catena alla caviglia, il piccolo può mangiare gli avanzi dell’uomo, che persegue un regime nutrizionale agghiacciante fatto di panini, birra e cheerios; può ritagliare gli articoli che parlano dei rapimenti e incollarli in un album; può seppellire i cadaveri nello scantinato, ma questo è più un obbligo, dato che Bob pesa duecento chili (sarà la dieta?) e non passa quasi dalla porta del garage. Passano gli anni, le vittime e le mode. Tim cresce come un pingone assoluto, D’Onofrio ingrassa e continua a fare degli incubi in cui il padre lo costringe a trombare sua madre (un pazzo alcolista o un precursore della pornografia russa?). Bobo pensa sia giunto il momento di coinvolgere il ragazzo nella sua attività: perché seppellire cadaveri non è coinvolgimento? Ma è un film di Jennifer Linch, quindi il senso e la logica non sono contemplati. Primo step: studio dell’anatomia. Il ragazzo è stato rapito che leggeva Pimpa e adesso gli si mette in mano l’atlante anatomico. Clamorosamente, ce la fa. Ma vaff…
Tim è diventato un esperto in ferite mortali e Bobone, dopo anni di fedele servizio è intenzionato a premiarlo come solo un tutore assassino seriale può fare, cioè togliere la catena, andare a fare un giro in taxi, scegliere una bella puledra universitaria, portarla a casa e darla in pasto al bamboccio perché la sodomizzi e la uccida. E voi altri siete ancora lì a pensare di regalare viaggi e gingilli? Antichi, la Linch sì che è avanti. Nonostante tutte le premure cui è abituato, il ragazzo più che la figa ha in mente la fuga, perciò, mentre il soldato Palla di Lardo ronfa guardando Oprah, accoltella la giovane in un punto non vitale, la nasconde insieme agli altri cadaveri e si cosparge del suo sangue. Bob sembra berla, ma quando trova scritto “Aiuto” sulla fiancata del tassì, s’inalbera, mangia la foglia (ultima cosa commestibile rimasta in casa) e cerca di eliminare la superstite. Tim interviene e, visto il cadavere della ragazza, infila un pugnale in gola a Bob. Razza d’ingrato!
Finalmente libero, Tim va a cercare l’ultimo superstite della sua famiglia: il papà. Grazie ai suoi ritagli di giornale, il pidocchio riesce a risalire all’indirizzo della nuova magione del vecchio, dove scopre che questi ha figliato con una milf: lui sembra un rom, lei una latinazza alta un metro e venti e il figlio è un ariano con il caschetto biondo. Misteri della famiglia Linch. Arrivato a casa di papà, dopo presentazioni e abbracci, Tim vuota il sacco con colpo a sorpresa: nell’archivio di Bob ha trovato una lettera del padre con cui venivano venduti moglie e figlio perché…Bob era il fratello del padre e lo zio di Tim! E qui la dissenteria giapponese si mescola con la maledizione di Montezuma per una sciolta letale e infinita. Fatto trenta, il pupazzo fa trentuno e secca paparino, lasciando nella merda la matrigna e il fratellastro. La fine che volli, volli, fortissimamente volli.
Destinato a sviluppare un dibattito acceso in tema raccolta differenziata dei rifiuti, il film fa talmente schifo che non esiste, a oggi, un cassonetto adatto a contenerne la pellicola. Manifesto culturale per una nuova educazione dei fanciulli, la pellicola mostra una terza via, oltre a quella montessoriana e a quella cattolico cristiana, per la diffusione della psicosi in età scolare. Brillante come un cesso scozzese chiuso da vent’anni, il prodotto si distingue per la stessa intelligenza sottile e originalità di struttura psicologica di coloro che vanno a raccogliere le fragoline di bosco senza mutande nella terra di mandingo. Premio d’onore a Vinny D’Onofrio, che è talmente maturato, anche nelle dimensioni, da poter interpretare, senza metodo Stanislavskij, il ciccione psicopatico beota che lo ha reso celebre. Dov’è Hartman quando serve?

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

giovedì 24 gennaio 2013

103 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…About Cherry!
Sei uno scrittore erotico con velleità da regista. Un giorno esce dal tuo cervello un copione scadente, dai presunti connotati erotico-psicologici, e hai per le mani una bella gnocca di attrice, una di quelle che non richiedono doti artistiche perché tanto nessuno le coglie. Cosa fai? Firmi il contratto in bianco con qualsiasi produttore. Riuscirà l’esordiente Stephen Elliott, sano di corpo e di mente, a scatenare la sua potente fantasia creativa e a confezionare un bel filmettino su cui gli intellettuali impegnati si faranno un numero di seghe mentali pari a quello di seghe fisiche che si faranno gli adolescenti entro la prima settimana di sala?
Città squallida degli States, ma poi si emigra a San Francisco che è cool. Angelina è una ragazza prossima al diploma che sbarca il lunario lavorando nella lavanderia degli unici cinesi non stakanovisti del globo, complice la mammina Phyllis che si beve anche i fondi delle cisterne da carburante delle stazioni di servizio. Come non bastasse, il compagno della madre è un orco dal pugno facile che ha come massima aspirazione dare una botta a lei e alla sorellina Jojo. Su imbeccata del suo pennello, un rocchettaro sfigato con il culo bassissimo, la ragazza decide di farsi immortalare ignuda da un pappone di nome Vaughn. Con il lauto compenso incassato per aver donato al mondo mezza natica e due tettine capezzolatissime, Angelina si trasferisce a San Francisco insieme al compagno di classe Andrew: un indiano innamorato perso di lei con la faccia da cernia.
I due condividono una camera matrimoniale in casa di un gay al cubo di nome Paco. Per Andrew inizia un percorso di martellate sull’uccello, ma per amore questo e altro. D’altronde, si sa, noi uomini siamo particolarmente brillanti in queste situazioni. La tipa, dopo qualche giorno di cazzeggio, senza rimorso alcuno per aver lasciato la sorellina tra le palle dell’orco, trova lavoro in un topless bar, come cameriera. Lì una spogliarellista sua collega la invita a fare un po’ di porno. Mah, sì, in fondo cosa vuoi che sia. Dritta alla meta, Angelina si reca presso una casa di produzione pornogastrica e gira il suo primo film: una bella sgrillettata in mondo visione che arrapa di brutto la regista lesbica, tale Margaret. Nel frattempo il cretino Andrew vive tra la casa dei Village People e la libreria, dove lavora come un mulo, prendendo pacchi a ripetizione dalla bella coinquilina.
La biondazza, infatti, ha rimorchiato un ricco tossicomane, che a tempo perso esercita la professione di avvocato, e se lo spupazza credendo che sia l’amore della sua vita. Sul fronte lesbo invece le cose precipitano: Margaret e la sua tipa sono in crisi nera a causa di ripetuti litigi e incomprensioni, ma soprattutto perché la prima si pasticcia pensando a Cherry, pseudonimo della platinata. E qui il colpo da botteghino. Avulsa dal contesto e completamente inutile, scatta la trombata di fine rapporto, il tfr dell’amore, tra le due mastica passere. Andrew ormai è un relitto con le scarpe e tutto peggiora quando arrivano la mamma e la sorella di Angelina per una visita improvvisata. La diva dell’hard vorrebbe presentare il suo nuovo manico, ma lui si nega. La ragazza è un fiume in piena: ha deciso che vuole prendere il brillo e si fa il primo film lui/lei con un nano che assomiglia ad Antonello Piroso.
Nuvole oscurano l’orizzonte. L’avvocato del cavolo, appena saputa la notizia della fornicatina video, lascia, Cherry, manifestandole tutto il suo disgusto, pippa come un caimano e si schianta contro un pilone dell’autostrada, convinto che sarebbe andato indietro nel tempo prima dell’urto. Andrew, con i nervi ormai a pezzi e i testicoli gonfi come due labbra al botox, si tira una slunga guardando un filmato di repertorio della sua amata, ma viene sgamato dalla stessa e messo in croce come peggio non si potrebbe. Non si vedeva uno sfigato simile da…me alla sua età. Angelina fugge da casa con tutta la sua roba (un paio di mutande trasparenti, il resto era in condivisione con Paco) e ripara da Margaret che, dopo qualche convenevole in un bar, la tromba duro e le spiana la carriera come regista di filmini porno.
Sottile e millimetrico in ogni suo aspetto, il lungometraggio si caratterizza per la piattezza infinitesimale dei profili psicologici che presenta, pari solo a quella che avrebbe un foglio di carta sull’asfalto, con sotto una merda molliccia, in una giornata di pioggia. Controcorrente nel trattare un tema esplicito in modo implicito, la pellicola ha l’appeal di calzino corto blu, bucato, indossato per tre giorni da un contabile con estese micosi su tutto l’arco plantare. Perfetto e accurato nel casting, il film è solidamente basato su un’attrice in grado di produrre perfetti miagolii da orgasmo finto senza bisogno di impiegare gatti da doppiaggio e facendo risparmiare la produzione sull’acquisto di Friskies. Una menzione necessaria per il povero Dev Patel: dopo i fasti di “The Millionaire” e de “L’Ultimo Dominatore dell’Aria”, chiudere il film senza nemmeno lasciarlo venire una volta è un trattamento indegno e irriguardoso delle minoranze svantaggiate.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

giovedì 17 gennaio 2013

102 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Senza Freni!
Nonostante un titolo da pornaccio, non si vede nemmeno mezza chiappa nuda, al massimo qualche polpaccio (poesia pura). Tutti coloro che credevano di trovarsi davanti a una sfrenata sfilata erotica, si trovano davanti a un carosello di catene ingrassate, ascelle sudate e magliette bisunte nella cornice poco ridente degli esclusivi acquartieramenti della borghesia finanziaria americana. Riuscirà l’eterno ragazzino Joseph Gordon-Levitt a superare i suoi limiti fisici e ad apparire uomo dai testicoli d’acciaio, per almeno venti secondi di proiezione, superando in un sol colpo una pubertà che non sembra finire mai?
New York, isola di Manhattan. Wilee Gordon-Levati (è voluto non è il correttore) è il classico contestatario delle formalità borghesi che, nonostante una laurea in una materia indefinita e ottime referenze accademiche, decide di fare il corriere in bicicletta per non dover mettere la cravatta tutti i giorni. Per chi non l’ha mandato a cagare subito ed è ancora in sala, la storia continua. Lui è il migliore nel suo campo, anche se è insidiato da Manny, un negro che parla come uno scaricatore di porto e si fa di steroidi. Non contento, Mandingo insidia anche la tipa di Wilee, Vanessa, manco a dirlo laureata a pieni voti che passa la vita su una graziella. Wilee è talmente fico che non ha i freni sulla sua bici, così può sfrecciare meglio e causare incidenti gravi. Chi non l’ha mandato a cagare nemmeno dopo questa boiata, sappia che da qui in avanti il film peggiora. L’asso delle due ruote viene mandato dal suo capo al campus per una consegna urgente.
A destinazione il ragazzo trova Nima, la coinquilina cinese di Vanessa, evidentemente infelice perché lavora solo otto ore al giorno con i contributi, le ferie e le malattie pagate. La ragazza gli consegna una busta da portare a Chinatown entro un’ora, ma appena fuori dall’edificio il Gimondi di Park Avenue viene avvicinato da Bobby, un poliziotto corrotto che vuole a tutti i costi la busta, nemmeno stesse partecipando a una trasmissione di Giancarlo Magalli. Wilee lo buggera alla grande e parte verso la destinazione, ma viene inseguito e rischia la vita una decina di volte in pochi metri, senza contare la ventina di poliziotti che ha umiliato e che lo vogliono appendere per lo scroto al pennone della centrale di polizia. Ne ha abbastanza, la sua pellaccia non vale i quaranta dollari della corsa, perciò, il Bartali di Park Drive West riporta il pacco al mittente.
Finita? Ma quando mai. Vanessa racconta a Wilee che quella busta contiene il certificato di un deposito in nero alla triade, con cui Nima vuole riscattare suo figlio per farlo arrivare da clandestino negli States, e che Bobby, lo sbirro, lo vuole per ripagare i debiti di gioco fatti con la stessa triade. Un vero patriota denuncerebbe tutto all’immigrazione facendo finire in galera un po’ di musi gialli, ma purtroppo siamo in presenza di un pagliaccio che si lancia all’inseguimento di Manny, suo sostituto nella consegna. Dopo una gara per Central Park, i due cavalli schiumanti vengono presi dalla polizia: il negro viene percosso senza motivo (ordinaria amministrazione newyorkese), mentre Wilee viene investito da un taxi uscendone con diverse costole incrinate e un gomito maciullato. Vanessa recupera la busta dallo zaino di Manny e la nasconde nel manubrio della bici di Wilee che viene sequestrata: laureata a pieni voti, mica cazzi! Dall’altra parte del mondo, il cinesino è respinto all’imbarco per mancanza di fondi: non sapendo cosa fare si mette a cucire a mano un pallone da calcio.
In ambulanza Bobby prova a frollare le costole di Wilee e lui confessa l’ubicazione della busta. Deviazione verso il deposito dove Vanessa ha già recuperato l’involto. Riuniti i piccioncini ciclisti, si riparte alla velocità della luce, d'altronde si sa che una corsa in bici è indicata nella riabilitazione dei traumi costali. Dopo capriole, dribbling, limonate dure in sella e sottopassaggi contromano, si arriva a destinazione, dove Bobby aspetta a pistola spianata. Ma Wilee, che è intelligente, anche se il suo comportamento dice costantemente il contrario, ha pronta la trappola: ha chiamato tutti i corrieri ciclisti di New York che confondono lo sbirro prima di lasciarlo nelle sapienti mani dei killer della triade che lo freddano con una guida del telefono scaduta (giuro sui miei gioielli di famiglia che finisce così). Il ticket è consegnato e il cinesino, futuro sterminatore di cani e gatti, può portare il suo culetto stitico sul suolo americano.
Residuato bellico non convenzionale del Primo Conflitto Mondiale, il prodotto causa immediata paresi da incredulità e sembra uscito da un’enciclopedia militare, alla voce sostanze gassose nervine e paralizzanti. Di notevole densità strutturale, la pellicola è talmente ricca di cazzate immani che ne è inficiato persino il peso atomico, collocandola, come stabilità, tra il Piombo e il Bismuto. Progressista, il film è una sorta di Asilo Mariuccia per il recupero degli spettatori affetti da prostituzione intellettuale, cioé tutti coloro che si ostinano a guardare cose del genere in modo acritico: dopo la visione il recupero è garantito almeno a livello Aldo Grasso. Eccezionale Gordon-Levati: un’interpretazione degna dei fratelli Marx, soprattutto quando ci vuole far credere di riuscire a stare in equilibrio su una bici da adulto senza le rotelle.

Sleep-o-Meter: 02 – La Luna (Sonno Ortodosso)

giovedì 10 gennaio 2013

101 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato!
Trecentoquarantadue pagine in edizione Adelphi per nove ore di pellicola. Un’impresa titanica di diluizione che solo i grossi calibri della cinematografia mondiale potevano progettare. Hanno diluito il peso del regista, per distribuirlo bene in ogni singolo secondo di girato. Hanno diluito persino l’altezza dei protagonisti per costruire un capolavoro che non si vedeva da “La Sauna Bollente delle Nane Budellone”. Riuscirà Johnny Little Niggers a portare a casa la visione, data la sua nota idiosincrasia per tutto ciò che non ha quattro zampe e si colloca sotto il metro e quaranta di altezza?
Terra di Mezzo, che dopo nove ore di “Signore degli Anelli” abbiamo capito che è in mezzo ai coglioni. Il buon vecchio Bilbo inizia la scrittura delle sue memorie di Hobbit, mentre il nipote Frodo lavora come una sguattera sudamericana. Dato che il mini colf invece di lavare i piatti e strofinare la tazza del cesso si ostina a curiosare, il vecchio Hobbit decide di andare a farsi una bella fumata in veranda per ricordare i bei tempi andati, quando un vecchio straccione e tredici luridi nani hanno invaso la sua casa: peggio di una muta di rom con i primi quattro semafori in una qualsiasi zona semicentrale. Tutto comincia quando il vecchio Gandalf, noto scroccone con le emorroidi, appende un gallo morto magico alla porta del giovane Bilbo come segnale per i futuri ospiti. Alla spicciolata, anche perché con quelle gambette insulse stare uniti è pura utopia, arriva una serie di nanerottoli dai nomi impronunciabili, guidati da Thorin Scudodiquercia.
Dopo aver svuotato la dispensa senza pagare un ghello, i tappi chiedono a Bilbo di Cadey, l’unico abbronzante con i piedi pelosi, di aiutarli nel viaggio verso la loro patria perduta (un termine che nel film, sempre che non vi siate già addormentati, ricorre circa duemila volte, come a un comizio di un partito di estrema destra), Erebor, dove sono stati cacciati da un abusivo con le fattezze di drago. Dopo un po’ di resistenze per far trascorrere minuti e una canzone a più voci degna del Festival di Castrocaro, si parte per il solito trekking irto di pericoli, speriamo con la previsione di qualche morto tra i nani, rumorosi nemici di un buon sonno. Prima tappa: prigionieri dei Troll. Il sogno di uno sterminio sembra avverarsi, ma Gandalf salva tutti e, per celebrare, la combriccola si fotte il tesoro dei troll: tre lame elfiche, quattro cannoli e un clistere.
Seconda tappa: incontro con Radagast il Bruno, un personaggio inventato, feticista degli escrementi (ama farsi cagare in testa dagli uccelli) e che manifesta tutti i segni di una tossicodipendenza mal gestita. Questi informa Gandalf che il potere oscuro avanza e il Consiglio deve essere avvertito; in cambio riceve sei buste di zafferano marca Leprotto da sniffare e una fornitura di marijuana. Dopo un breve inseguimento da parte degli stupidi orchi (la guerra tra nani e orchi è una gara d’idiozia), terza tappa: Granburrone di ‘sto gran marone (riciclaggio effetti e fotografia avanzati). Dopo i convenevoli e i cazzi vari, Gandalf riunisce il Consiglio, litiga con Saruman, in un confronto da gerontocomio a colpi di catetere, e circuisce la regina Galadriel sotto gli occhi ammiccanti dell’agente Smith Elrond. Senza Gandalf che deve fare la cataratta, quarta tappa: le caverne dei Monti Nebbiosi.
Scampati a una battaglia tra giganti di pietra col meteorismo, i nani e l’hobbit vengono fatti prigionieri dal Re dei Goblin: un obeso con la dissenteria. Nel tentativo di fuga, Bilbo cade in una gola senza farsi nulla (un miracolato) e incontra Gollum: un essere disgustoso cui frega un anello, ahinoi, e anche gli ultimi barlumi di lucidità. Mentre Gandalf recupera i nani, Bilbo raggira il pelatone con la esse sibilante e fugge tra le bestemmie. Finita? No. Quinta tappa: dirupo boscoso inseguiti da Azog il Profanatore, nemico di Thorin, nonché orco razzista albino calvo (praticamente me a cavallo di un lupo mannaro). Thorin si lancia nello scontro e resta quasi ucciso, ma Bilbo (f*****o!!!) gli salva la vita. Giusto in tempo, poiché Gandalf sussurra parole dolci a una farfallina e arrivano dei grossi uccelli che salvano tutti (quest’ultimo pezzo di sceneggiatura l’ha diluito Joe D’Amato). Si chiude tutto con i nani, ancora vivi (sigh!), che guardano la Montagna Solitaria e sognano la patria perduta, dove il drago Smaug sonnecchia ruttando, cantando “Giovinezza”.
Pastone indigeribile di monumentale pesantezza, la pellicola è assimilabile a de riso cotto per circa tre ore con cui stuccare i serramenti e impermeabilizzare eternamente le fessurazioni del calcestruzzo prodotte dall’insistente russare degli spettatori. Rivoluzionario e sovvertitore, il lungometraggio stravolge tutte le note convinzioni intorno ai nani, come ad esempio che siano grandi guerrieri con il pisello lungo e carogne con il cuore troppo vicino al buco del culo, visto che le prendono sempre, non parlano mai di gnocca e sono bravissimi a mettere in ordine dopo che hanno sporcato. Sicuro e diretto all’obiettivo come un massiccio attacco di cervicale, il prodotto si avvale di tutte le migliori tecnologie 3,4,5D nel tentativo, qualora non fosse riuscito al soggetto, di causare vertigini, conati e collassi in misura maggiore rispetto alla maledizione del faraone Tutankhamon che colpì la spedizione egizia di Howard Carter.
 
Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

giovedì 3 gennaio 2013

100 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Twilight Saga – Breaking Dawn Parte 2!
Cento recensioni e non sentirle. Nonostante questo, devo far notare che scrivere sempre inchinato sul cesso a vomitare non è esattamente la pratica più comoda che l’essere umano abbia pensato di intraprendere. La bella Bella è pronta, con le sue lenti a contatto rosse e una piccola devastata come figlia, per spaccare il popò ai pipistrelli. Riuscirà l’inutile torma di maschi infoiati a fare una magrissima figura, facendosi frollare come un quintale di nodini di maiale, da tutte le donne presenti sullo schermo, comprese le tardone settantenni della pubblicità dei pannoloni proiettata nell’intervallo?
Il luogo e il tempo li conoscete già, dato che sono cinque film che ci passeggiano sui testicoli in quella cavolo di foresta. Edoardo il vampiro e la bella Bella stanno recuperando il tempo perduto qualche ora dopo il parto sanguinario, fornicando come ricci che fornicano come ricci. La piccola Cataplasma, coccolata dai nonni pluricentenari è guardata a vista dal lupo Giacobbe, che già nutre un sano appetito. La madre Bella, moderatamente rinvigorita dalle iniezioni di carne, scopre l’avvenuto imprinting e spacca di mazzate il povero canuomo. C’è una notizia positiva: la bimba, che ha il potere di trasferire i suoi ricordi a cani e pipistrelli imponendo le mani come il mago di Napoli, non è una vampira completa, ma una mezzosangue e, come tale, destinata a essere schifata da tutti quelli che la circondano. Il problema vero è il nonno umano, lo Sceriffo Carlo, che non prenderebbe molto bene la possibilità di avere una nipote che cresce di un metro ogni giorno e salta in alto tre volte la distanza del primato mondiale.
A rompere il ghiaccio ci pensa Giacobbe, dopo la passeggiatina del pomeriggio per marcare il territorio, che confessa a Carluccio la sua natura: visto il licantropo, la nipote a confronto è un fiorellino di campo. Non si fa in tempo a gioire di nulla che la frugoletta Miasma viene vista da Irina, la gatta morta vampirina, che denuncia i Cullen ai Volturi. Ovviamente Edoardo reagisce alla notizia con la solita veemenza virile, piegando leggermente la bocca, toccando le tette a Bella e quasi piangendo. Non c’è tempo da perdere: occorre racimolare testimoni che confermino la natura pacifica della bimba e scongiurare così lo scontro con i capi supremi della vampirìa. Il papà di Edoardo, fine stratega, decide di chiamare a raccolta tutti i suoi amici intimi che, guarda caso, sono tutti quelli che stanno sui coglioni a morte ai volturi. Si mette come meglio non si potrebbe.
Nel frattempo Alice di Telecom Italia Mobile e Casperino il Carbonaro si sono dati alla chetichella, predisponendo anche la fuga della nipotina, ma la bella Bella vuole vivere sul suolo natio e quindi comincia l’addestramento per diventare SuperPuttan di terzo livello con specializzazione nello scudo mentale. Avendo elettroencefalogramma piatto, la vampira non ci mette molto a scudare con la sua assenza di stimoli anche i capitali provenienti dalla Svizzera. Anche tutta la muta dei cani randagi è pronta alla lotta di fianco al gruppo di strappone e avvinazzati succhiasangue. L’incontro avviene sulla piana innevata di quel posto di merda scelto come ambientazione di questa vaccata. Giacobbe è già pronto alla fuga con la piccola Broncospasmo, ma arrivano Alice e Casperino che fanno vedere il futuro al Capo Volturo, uno che faceva il licantropo nell’altra saga di vampiri, quella action, e adesso si ricicla con i dentoni, sebbene come attore faccia cagare uguale.
Si parte con le mazzate. Il pubblico spera insistentemente che si ammazzino tutti e tanti saluti, ma purtroppo non è così. La bimba Marasma e Giacobbe corrono via nel bosco, mentre papà Edoardo e mamma Bella scassano di legnate tutti quelli che incontrano sul loro cammino: un daino, due castori e dieci scoiattoli. Nelle fasi convulse della lotta volano teste a profusione, ma si distingue Emmetto, il forzuto, che prima di staccare la testa al suo avversario Volturo gli propina una chokeslam degna di Undertaker. Quando tutto sembra volgere al peggio, Edoardo e Bella inciampano nel Capo Volturo e lo uccidono, ma si tratta di una pia illusione: Alice di Telecom Italia Mobile ha taroccato i ripetitori trasmettendo nella testa del nemico il terrificante futuro prossimo. I Volturi, vista la possibile dipartita, perdono quote alla Snai e decidono di non lottare. Obiettivo proseguire la specie e la saga tra le bestemmie del pubblico sano di mente, convinto che, a questo punto, altre cinque cagate in fila non gliele toglierà nessuno.
Capolavoro di archeologia papirologica, il film presenta un cast di mummie truccate con Omino Bianco Smacchiatore la cui intelligenza è indecifrabile almeno quanto i geroglifici prima della scoperta della Stele di Rosetta. Grande operazione di marketing virale natalizio, il lungometraggio si distingue dai precedenti capitoli, guadagnando in talento recitativo e dinamismo, grazie alla sostituzione di tutto il cast con le originali action figures in edizione limitata. Utilissima per rivedere la propria appartenenza etnica, la pellicola potrebbe essere uno dei dieci motivi per interpretare correttamente e abbracciare l’etica del popolo Maya, soprattutto per ciò che concerne i sacrifici umani e il suicidio di massa. Incredibile per le sue similitudini con l’escalation di un virus intestinale, l’intera saga è partita come una piccola e mefitica scoreggia da ascensore e ha chiuso come una poderosa scarica diarroica da evacuazione totale dell’edificio. Un grazie speciale: senza di voi, noi non avremmo uno scopo.

Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.