Non erano bastati quarantaquattro film in fila per tre con il resto di due a tema, non erano bastati gli accoppiamenti più indecenti tra razze indecenti, non era bastata una rivolta in casa dei vampiri finita peggio di quella delle camicie rosse in Thailandia, dopo il mostro Frankenstein e il Conte Dracula ulalà ecco approdare sui grandi schermi, per un nuovo improvviso conato, anche l'Uomo Lupo famelico. Riuscirà l'ennesimo rigurgito licantropico a completare lo storico team e a lanciare la volata per un grande lungometraggio sull'ineffabile Carletto, il Principe dei Mostri, vista soprattutto la candidatura dell'attuale Principe di Galles e la sua somiglianza ripugnante con il cartone animato?
Inghilterra, XIX secolo (ma va?). Nella contea intorno alla villa della famiglia Talbot, capeggiata dal vecchio raspomane Sir John Talbot De La Vega Lecter Hopkins, succedono strani fatti di sangue, ultimo dei quali coinvolge il figlio stupido Ben Talbot, sgozzato e spolpato come una costoletta a scottadito. Il frolloccone lascia Gwen, fidanzata, futura moglie nonché vergine vogliosa, alla villa paterna e questa convoca dall'America, dove gira la provincia con un teschio recitando Amleto, il fratello psicotico Lawrence Talbot, fresco di manicomio. Questi comincia un'indagine sui fatti perversi, mentre la nobile Gwen viene rispedita a Londra per sicurezza, non prima di aver lanciato languide occhiate all'orrendo giovane, il quale, ingrifato va a caccia dell'omicida in un campo rom di notte (e allora dillo che vuoi morire).
Nel campo incontra la zingara che fa le carte e dalle carte dipende la sorte. Lawrence sceglie e, manco a dirlo, esce..."la Luna Nera" papparappappapà. Dopo l'increscioso evento un gruppo di paesani con forcone e fiaccole arriva dai gitani per dargli fuoco (tradizione ancestrale) e ammazzare il loro grizzly ballerino (!) ritenuto responsabile di tutto, ma per mettere tutti d'accordo irrompe una bestia che sventra chiunque capiti a tiro, indipendentemente da razza, colore e tifo calcistico. Il mattacchione è ferito e viene medicato dalla nomade che, dopo averlo ricucito, gli tira la sfiga. Nel frattempo, da Londra, Scotland Yard invia l'Agente Aberline, l'Agente Smith di Matrix nella versione ottocentesca, per indagare. Questo si mette seduto a bere birra e aspetta (ammazza che segugio). Quando un comitato cittadino di bacchettoni irrompe alla villa per fargli la festa Lawrence intuisce che il padre non gliela conta giusta, ma lui teme che si pappi il suo fegato con due fave e un buon chianti, flip flip flip flip.
Una notte di luna piena, domandandosi il perché di quell'improvviso attacco di irsutismo, Lawrence scopre che la bestia è suo padre e che gli ha attaccato la tigna con la ferita. Dopo un piccolo massacro, il ragazzo, denunciato dal subdolo papà e portato di nuovo in manicomio, viene sottoposto a cure d'avanguardia: bagni gelati ed elettroshock. Poi, con grande acume, lo psichiatra che lo ha in cura si chiude con lui e altre cinquanta persone dentro una stanza da cui si vede la luna piena. Un lago di sangue per l'ospedale psichiatrico e per la città. Lawrence si rifugia da Gwen che ormai ha capito, ma è attratta dalla bestia, poiché contando che l'altezza aumenta di circa quaranta centimetri e la circonferenza toracica di quindici, beh potrebbero esserci lati positivi. Lei si appella: "resta cummè, nun me lassà la notte mai più scenderà".
Lawrence torna carico come un tamburo alla casa paterna per fare fuori il babbo con i proiettili d'argento e vendicare la morte di mammà brutalizzata quando era ancora un cucci...ehm...bambino. Guarda caso anche tutti gli altri sapevano dei proiettili d'argento e arrivano nella foresta con l'artiglieria. Gwen va dalla zingara per sapere se riuscirà a essere impalmata dalla bestia prima che tutto vada a rotoli. Dopo aver lottato con papà e averlo carbonizzato, dopo aver ferito l'Agente Smith (futuro licantropo multimediale), Lawrence attacca con ferocia Gwen, tornata nel bosco, ma lei con sguardi pornogastrici lo ammansisce prima di rendersi conto che il birillo è sempre lo stesso e che il cagnolino non usa Frontline Combo Pulci e Pidocchi. La donna, spietata, lo fredda con un revolver caricato con la teiera di sua nonna.
Film inutilmente lungo, circa centodue minuti su centodue, in cui chi ne esce meglio è la farmacologia psichiatrica, date le consistenti dosi di torazina necessarie per capire che si tratta di un film e non di una tortura medievale. Trama scontata in cui persino le comparse sanno immediatamente qual'è il problema (la luna e il lupo mannaro) e come risolverlo (le pallottole d'argento), ma non agiscono per rispetto della fregola della co-protagonista. Non raggiunge le vette di capolavori del genere come "Frankenstein contro L'Uomo Lupo", anche per l'assenza del mostro di Frankenstein che a confronto di Benicio del Toro buca lo schermo per espressività e dialettica. Insomma, se qualcuno propone un bis è certamente una minaccia. Meglio farsi infilare un catetere vescicale per via transuretrale.
Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)
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