…Re della Terra Selvaggia!
La tradizione del romanzo di formazione, unita alla tradizione fiabesca, unita alla tradizione del dramma famigliare, in un affresco dell’America più recondita: questo, ovviamente, sarebbe un buon sunto per un adattamento cinematografico di “Zanna Bianca”, ma non certo per questa sorta di “Zanna Pelosa” in salsa di paludacchio. Riuscirà una troupe improvvisata, con l’aiuto di attori improvvisati e alligatori improvvisati, a tratteggiare il solito, crudo, disegno di difficoltà e di rivincita che provoca orgasmi nella critica radical (che passa il tempo in casa a invidiare i protagonisti seduta su divani di pelle di alligatore improvvisato)?
Louisiana, Stati Uniti a rischio di alluvione. Nella Grande Vasca, un acquitrino paludoso puzzolente, vivono Hushpuppy e suo papà Wink. I due abitano una baracca arredata dallo sfasciacarrozze locale, hanno un caravanserraglio di animali, tra cui una scrofa pigra, e si spostano su una barca ricavata dal rimorchio di un pick-up. Wink beve come una spugna e urla dietro alla figlia, mentre Hushpuppy girovaga per i prati con gli altri bambini nati da rapporti incestuosi. Insomma: la vita che tutti sognano finché non subentra la scabbia, il tetano o il colera. I problemi cominciano subito, perché il padre della piccola seienne si dà alla macchia per un paio di giorni e lei, con abilità sopraffina, riesce a incendiare la baracca. Al ritorno del disagiato, dopo un litigio e un inseguimento, l’uomo stramazza e la bimba va a chiedere aiuto alla santona locale che le consegna un vaso pieno di stoppie. Il significato? Ancora lo stiamo chiedendo invano alla critica radical.
Fin qui siamo ancora entro i confini della decenza, quand’ecco che il genio ci illumina: arriva l’uragano e Wink, gridando “enchanting!” (questa è sottile e non arriverà a tutti), decide di rimanere e affrontarlo. Ovviamente la bambina è coinvolta e protagonista, anche perché l’uomo si sbronza, grazie a una mistura di benzene e acqua di bucato di calzini sudati, e parte in quinta: indossato un caschetto da minatore e imbracciato il fucile esce dalla baracca e spara alla pioggia. Contemporaneamente all’alluvione nel lontano circolo polare antartico si scongelano gli Aurochs, maiali giganti ancestrali con le corna e le zanne, e partono alla carica contro Hushpuppy. La mattina dopo l’uragano, figlia e padre partono con la barc-up alla ricerca di superstiti che sono nell’ordine: due avvinazzati, un maniaco delle armi con il suo chihuahua, un ritardato vestito come Malcolm X, tutti i bimbi incestuosi e la santona. Il significato? Continuano le richieste invano.
Dato che sono in mezzo alla mota fino ai gomiti, i superstiti decidono di festeggiare a iosa mangiando gamberi e granchi crudi. Durate la festa emerge il reale obiettivo di Wink, cioè indurire Hushpuppy affinché sia pronta alla vita e farla diventare la regina della Grande Vasca. Obiettivo ambizioso per uno che non riesce a camminare diritto. Costruita una casa zattera, il gruppo comincia a navigare per la palude scoprendo l’ovvio, cioè che l’invasione delle acque salate marine sta uccidendo tutto l’ecosistema (cioè, questi passano dal ruttarsi in faccia a parlare di ecosistema, per la gloria masturbatoria non si sa di chi). Wink spara il secondo “enchanting!” (recupero per chi non ha capito prima) e decide di organizzare una spedizione alla diga per far fluire l’acqua dolce nella Grande Vasca. Preparato un luccio esplosivo (!), sarà proprio Hushpuppy a far saltare tutto prima di rischiare l’annegamento. Gli Aurochs avanzano. Il significato? Invano richiedere invano.
La ASL di New Orleans arriva di gran carriera e li porta tutti all’ospedale, dove Wink scopre di essere malato terminale: fatichiamo a capirne la ragione dato il suo stile di vita irreprensibile. Con le ultime forze, la comunità delle paludi organizza l’evasione e il ritorno a casa. Hushpuppy deve compiere l’ultimo passo: trovare la mamma che se n’è andata tanto tempo prima. E quale nobile mestiere può fare la mamma? Ma la puttana in un bordello galleggiante per vecchi! Raggiunta dalla figlia, con grande senso materno, la donna le prepara del coccodrillo fritto e la disillude su qualsiasi possibile gioia nella vita. Poi la rispedisce dal moribondo con il doggy bag, giusto in tempo per l’arrivo degli Aurochs. La bimba affronta il capobranco dicendo che deve prendersi cura del papà e questo le risponde con uno sguardo che può significare solo una cosa: “Che senso ha questa storia?”. Chi se ne frega, vado a fare la cacca.
Illustre prodotto di scuola culinaria cinematografica, il film è un polpettone ambientalista in cui gli unici che non si divertono sono gli animali, soprattutto crostacei e rettili, martoriati in continuazione, e che riporta alla memoria il messaggio più puro del vero ambientalismo alimentare: “Io non mangio più carne da quando ho scoperto che gli animali vengono uccisi da vivi”. Simbolo per il nuovo mondo di domani, la pellicola brilla della stessa intelligenza folgorante di quelli che liberano le cavie di laboratorio, che dovrebbero passare ogni tanto in qualche cinema a liberare anche gli spettatori o, in alternativa, liberare tutti dalla loro presenza. Singolare tributo al maiale e per questo osteggiato in tutto il mondo ebraico e islamico, il prodotto è già un cult in Cina, dove si stanno armando spedizioni per la caccia all’Auroch poiché certamente può essere preparato in agrodolce o con le mandorle per quei coglioni di occidentali.
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)