lunedì 30 maggio 2011

42 - Faster

…Faster!
Automobili, belle donne, intrighi, pistole e pistola, inteso nel senso milanesissimo di imbecilli. Ecco la ricetta che avrebbe dovuto portare un film a fare cassetta e che invece per una scelta quanto mai folle degli ingredienti ha portato un film a fare calzetta. Riuscirà un attore emerso dal nulla, perché prima non si sapeva cosa facesse e se lo si sapeva lo faceva con un altro nome, che chiameremo per comodità Dwaine, a smettere in fretta e furia il tutù rosa e il taxi e a interpretare, alla sua marmorea maniera, un marmoreo antieroe metropolitano a caccia di marmorei nemici, inseguito da marmorei poliziotti e marmorei killer?
Stati Uniti, Corn Belt. L’Autista Johnson, un ragazzone mezzo nero e mezzo samoano che ricorda un famoso lottatore di wrestling, esce di prigione dopo dieci anni in cui ha frollato tutto il carcere, secondini compresi. Fuori di galera corre a piedi per migliaia di miglia per andare a prendere la macchina. Poi corre, con la macchina, per migliaia di miglia per andare a prendere la pistola e la lista di quelli da fare fuori. Poi corre, con la macchina, la pistola e la lista, per migliaia di miglia per andare a uccidere il primo nome della lista. Nel frattempo il Poliziotto Thornton, un eroinomane prossimo alla pensione con moglie eroinomane e figlio obeso, si mette sulle sue tracce. Dall’altra parte del paese anche il Killer Jackson-Cohen, un Forrest Gump ebreo miracolato dal Dio delle gambe, viene ingaggiato per far fuori l’Autista, ma prima si fa una trombatina con la bellissima tipa bionda che abita casa sua e poi si mette in marcia in Ferrari.
Nel flashback, che avrebbe dovuto essere il prologo in un film ben fatto, si scopre che l’Autista aveva fatto un grosso colpo in banca con il fratello e che i due, traditi, erano stati ammazzati a schioppettate da figli di madre ignota. Dopo essere stato morto per un po’ di ore, l’Autista si era risvegliato perfettamente lucido, non avendo dotazione cerebrale consistente, e pronto a scontare la pena in attesa di vendetta. Il vendicatore giunge dal secondo della lista, un vecchio porco baffuto che adesca studentesse minorenni a casa sua, e lo fredda spietatamente. Il Killer lo incrocia dopo un colloquio con la sua psicoterapeuta e dopo aver deciso di sposare la bionda. Gli eventi gli fottono la mira e lo manca. La polizia brancola nel buio e preferisce consumarsi in sigarette, droga e conflitti tra colleghi. A questo punto i normali in sala abbandonano la visione e vanno in un cinema porno; almeno lì c’è un’emozione, simulata, ma c’è.
Il Poliziotto comincia un’indagine seria, la prima della carriera, e si mette alle calcagna dell’Autista dopo un po’ di avvenimenti famigliari inutili, come accompagnare panzavolta alla partita di baseball. Il Killer si sposa e promette alla consorte di smettere il mestiere, ma non riesce a fare a meno di pensare al bersaglio sfuggito; sarà per quelle belle spalle da corazziere, sarà per quel bel quadricipite contratto, tanto è che la neosposa comincia a farsi qualche domanda. L’Autista, dopo una capatina dalla sua ex, che ha figliato con un ragioniere dal riporto incorporato, ha un mutuo da pagare e non lo desidera più, si reca dal terzo bersaglio, un buttafuori di colore, e lo squarta come o’capitone e’Natale. Per correttezza chiama il figlio del buttafuori e gli presenta le sue sincere condoglianze. Il buttafuori non è morto e il vendicatore deve affrontare un secondo tempo all’ospedale, dove lo aspettano anche il Killer e il segugio Poliziotto: della serie anche Gianluca Grignani prima di un concerto riuscirebbe a seguire questa scia di cadaveri.
Sistemato definitivamente il buttafuori eccoci arrivati, dopo, manco a dirlo, migliaia di miglia e aver trebbiato tutto il grano della fascia del grano, al quarto bersaglio: il padre dell’Autista, nonché ingroppatore giovanile suo e del fratello. Tempo di un parricidio sventato da morte prematura e dalla notizia che quell’uomo non era in realtà suo padre, ma un refuso sul copione, e via alla Chiesa Evangelista del Testicolo Gonfio per freddare la pretaglia che corrisponde al nome dell’ultimo bersaglio. Qui lo aspettano tutti. Il Poliziotto riesce a sparagli in testa, essere fatto gli raddrizza la mira, confessando di essere lui quello che lo freddò da dietro anni prima. Poi prova a pagare il Killer, che aveva ingaggiato, ma questi rifiuta i soldi e si ritira a una vita di onanismo ed emorroidi. L’Autista però non è morto: salvato dalla placca di acciaio che tiene insieme il suo cranio vuoto distrugge il Poliziotto, regalando una pensione da vedova alla stracciona e al panzerotto prima di sfrecciare verso il tramonto e, che novità sconvolgente, i campi di granoturco.
Terrificante come scegliere il sindaco tra Giuliano Pisapippa e Mestizia Moratti, il film alza improvvisamente i livelli di PSA oltre la soglia limite e invecchia l’apparato riproduttivo maschile al punto da generare improvvisi prolassi al sacco scrotale. Intelligente come accendere un petardo nella stiva di una petroliera, la pellicola basa le sue fortune sulle peripezie di un decerebrato muscoloso che insegue dei pervertiti con una pistola carica ed è a sua volta inseguito da decerebrati pervertiti. Una particolare menzione merita il regista, unico sopravvissuto al suo lavoro, che, nonostante i suoi quattro neuroni gli suggerissero il contrario, ha fatto di tutto, senza riuscirci, per creare una dialisi di Kill Bill in salsa omosessuale maschile. Primo prodotto cinematografico zombificatore da far vedere nei reparti di terapia riabilitativa in quanto stimola la mobilità anche in coloro che sono in stato comatoso irreversibile.


Sleep-o-Meter: 04 – Il Piccolo Buddha (Coma Etilico)

mercoledì 25 maggio 2011

41 - Frozen

…Frozen!
La montagna torna a essere il grande nemico degli scanzonati ragazzi che si prendono un meritato periodo di riposo tra il non fare una cippa e il non fare una mazza. La mattanza delle fasce giovanili statunitensi ritorna prepotente, a distanza di un mese, come le malattie veneree nei centri massaggio gestiti da cinesi. La popolazione nordamericana trema e se non è un paese per vecchi figurarsi per i giovani che crepano come mosche. Riuscirà l’industria dei sogni a limitare le perdite e a regalare un futuro a milioni di perdigiorno lasciandogli credere di poter sopravvivere alla pubertà senza essere smembrati facendo cose banali?
Stati Uniti, Montagne Rocciose. In una riserva faunistica wasp, dedicata all’accoppiamento in alta montagna per mantenere la purezza della razza, si ritrovano i due migliori amici Joe e Dan per la consueta sciata pre-esami universitari. Dan, contravvenendo alla consolidata tradizione vacanziero scopatoria americana si porta dietro la sua fidanzata Parker, una figa di legno placcata oro esattamente come la penna di cui porta orgogliosamente il nome. I tre non si possono permettere l’abbonamento alle piste e cercano di corrompere un addetto agli impianti obeso facendogli annusare la possibilità di diventare un rappresentante di articoli di cancelleria ad Acapulco. Alla fine riescono nell’obiettivo con cento dollari di mancia e una sbirciatina alle tette di Parker che praticamente è come guardare una tavola da snowboard appena piallata.
La discesa non è troppo divertente. I ragazzi sono esperti, mentre la tipa, che nemmeno voleva venire, sembra una caccola lanciata controvento: può solo fare danni a chi l’ha portata. Joe e Dan discutono parecchio, poiché il primo pensava a una luna di miele con l’amico, mentre il secondo immaginava un trittico bisex con posizioni asburgiche. I due stalloni si pacificano decidendo di andare a farsi una discesa violenta alla pista afroamericana: sempre la più difficile dopo la italoamericana e la ispanoamericana. Perdincibacco, l’impianto sta chiudendo e occorre implorare di nuovo il soldato Palla di Lardo per poter salire. Quest’ultimo concede il suo benestare, ma appena arriva un superiore a verificare se ne sbatte dei tre sfigatelli, dichiara la chiusura e stacca la corrente all’impianto. Mont Blanc ha fregato Parker e le ha soffiato il rappresentante, ma soprattutto ci sono tre idioti intrappolati su una seggiovia.
Consci del fatto che Bertolaso non perdona i montanari sprovveduti, non appena i tre ragazzi non hanno più questioni futili di cui discutere e non appena viene mancato uno spazzaneve ricognitore guidato da un metallaro sessantenne, ultima ancora di salvezza, emerge evidente la loro appartenenza alle categorie protette. Comincia Dan, uscito evidentemente dalle scuole differenziali per ritardati, con la grande idea di lanciarsi su un lastrone di neve mista ghiaccio da circa venti metri. Gli altri cercano di dissuaderlo, ma lui è inamovibile, durissimo, ma non lo sono altrettanto le sue gambe: doppia frattura scomposta a femori e tibie con inizio di dissanguamento. Allora Dan, disse la maestra, cosa c’è in montagna, in inverno, di notte, alla ricerca di cibo e attirati dal sangue? I lu.. i lu.. i lupi! Arrivano i lupi e mentre il cretino si tappa le arterie con un laccio emostatico improvvisato, fa la fine di un paraplegico tra gli zombie.
Joe e Parker assistono impotenti al carnaio, poi, tra notte e mattina, si confrontano sui diversi insegnanti di sostegno avuti, flirtano senza consumare a causa della contrazione dei vasi di lui e lasciano campo libero alle grandi idee. Stavolta è Joe a eseguire il perfetto parto anale: il ragazzo decide di percorrere con le sole mani congelate il cavo di acciaio fino a raggiungere il palo di sostegno dell’impianto e calarsi dalla scala di sicurezza. Con scorticamento biblico, ci riesce. Il ragazzo scappa con lo snowboard di Dan e lascia Parker con i suoi refill multicolore, ma la ragazza, sfruttando gli scossoni e la manutenzione fatta dai cingalesi, riesce a calare il seggio più vicino a terra e a lanciarsi fratturandosi solo una caviglia. Strisciando verso casa, Parker trova la carcassa di Joe e gli amici lupi che, ringraziando la maestra elementare dei due amici morti come una divinità, la lasciano incredibilmente andare. Giunta alla strada viene raccolta da una combriccola di allegri compagnoni in gita spirituale che le garantiscono immediato trasporto in ospedale: Don Riccardo da Sestri Levante, Danilo da Potenza e Olindo da Erba.
Idea prodotta da un epilettico sotto dietilammide dell’acido lisergico, la pellicola entusiasma quanto la visione ripetuta di una sequenza di scariche elettrostatiche su uno schermo nero. Stordente quanto un Tavor assunto dopo un giro alle distillerie di Bassano del Grappa, il film si apre ai più svariati seguiti che la tecnologia dello spostamento montano mette a disposizione, come funivia, ovovia, cabinovia e cremagliera, sebbene le menti geniali dei produttori ambiscano evidentemente al progetto skilift con il protagonista che combatte contro i lupi mentre sale lentamente alla vetta intrappolato per effetto di una cerniera lampo difettosa. Lungometraggio di rottura, in ogni senso umanamente pensabile, che a causa della sua idiozia congenita vedrà a breve l’agguerrita concorrenza di una versione estiva in cui dei deltaplanisti rimangono intrappolati tra correnti d’aria e devono difendersi dall’assalto di pennuti assortiti che soffrono di meteorismo.

Sleep-o-Meter: 02 – La Luna (Sonno Ortodosso)

martedì 10 maggio 2011

40 - The Presence

…The Presence!
La tensione. Il raccapriccio. Il brivido che corre lungo la schiena e si ferma alle natiche. Il sudore cola a fiotti, come durante una coda alle poste in Agosto, ma con la lentezza di un codice bianco in pronto soccorso. L’unità coronarica è già pronta ad accogliere le vittime di tutto lo spavento che può causare la ricomparsa di Mira Sorvino. Riusciranno un soggetto francamente discutibile, un casting francamente discutibile e soprattutto un regista francamente discutibile a battere il record di mutismo in un film in cui sono previsti dialoghi, sebbene non appena si sviluppino si rimpianga immediatamente l’assenza della parola?
Stati Uniti, boschi dell’orso Yoghi. La protagonista senza nome interpretata da un’attrice oggettivamente scarsa, che chiameremo Mira per sviare i sospetti sulla reale identità, si è ritirata nel cottage di famiglia per lavorare in santa pace. La casa si trova in mezzo a un lago su un’isola di proprietà della donna ed è priva di collegamenti con il mondo esterno, corrente elettrica, gas, telefono, interdet, idromassaggio, guardie del corpo e gigolò: praticamente intollerabile per qualsiasi essere vivente che non sia sociopatico. L’unico collegamento con l’umanità civilizzata è il proprietario dell’emporio locale nonché barcarolo di lago. Mira, tuttavia, non è sola, poiché la casa è infestata da un’inquietante e silenziosa presenza che ha smesso il tradizionale lenzuolo per una più comoda maglietta della salute manica lunga misto lana cotone.
La donna si nutre, dorme e lavora, ma soprattutto ha il coraggio di espletare nella terrificante latrina in legno sita nel bel mezzo del bosco e infestata dai ragni. Ogni volta che vi si reca, un uccello si schianta a tutta velocità contro la baracca, come un kamikaze pakistano, e muore: i miasmi della dissenteria non perdonano. Dopo un quarto d’ora di silenzio, finalmente arriva il barcarolo e il tentato record si interrompe con un dialogo di profondità rara: “Sta bene?”, “Sì”, “Ha bisogno di qualcosa?”, “No”. Sfumato il guinness il film deve reggersi solo sulla trama e crolla come Dorando Pietri a Londra nel 1908. Passa un giorno e l’interessantissima compagnia del fantasma di Squaquerville viene affiancata a sorpresa dal terzo senza nome: il boyfriend di Mira, che chiameremo Insulso in quanto interpretato da un attore omologo.
L’uomo, con cui Mira ha avuto una forte discussione sul colore delle piastrelle del boudoir prima di partire, è arrivato per chiederla in sposa e trionfa nel proposito grazie a un anello vinto con l’abbonamento a Cronaca Vera. Non c’è tempo di bearsi della vittoria che la sciolta lo coglie. Nella notte corre alle latrine e devasta la popolazione di gufi dell’isola. Sarà il posto, sarà l’espressione ebete del futuro marito, ma Mira comincia a sentire voci che le sconsigliano di sposarlo, descrivendolo identico al padre che abusava di lei bambina. La donna diventa più figa di legno di una milanese media e lui si strugge come il pecorino sulla grattugia. Intanto Squaquerville comincia a vedere le fattezze di chi sussurra nefandezze a Mira: un orrendo rosso de cavej e goloso de osej, il che spiegherebbe i suicidi contro la latrina, che ha in palmares una comparsata sfigata in Blade II e la parte del demonio in questo film assurdo. Il tormentatore circuisce l’anima in maglietta, promettendogli il potere, in modo che lo aiuti a togliere di mezzo Insulso.
Quest’ultimo viene attirato in una trappola e tramortito con una scoreggia, mentre la donna è sempre più legnosa a causa dell’intervento di Rosso Malpelo. Solo il ritrovamento provvidenziale dell’anello riesce a far uscire Mira dallo sturbo per qualche attimo e consente al fantasma buono, sebbene privo di voce, di aiutarla a trovare il corpo del relitto umano. L’inaspettata piega degli eventi scatena l’ira furibonda del demonio che cerca di scatenare un tornado sull’isola dopo aver consumato la sua suola sul culo dello spettro. Sembra tutto perduto quando scatta il turno del pomeriggio in Paradiso e l’angelo custode di Mira, un watusso culturista muto, può inoculare una cura medievale alle terga del diavolo, liberare l’anima di Squaquerville, che si rivela essere il papà inchiappettatore di Mira in cerca di perdono, e scagliare il tornado nell’Alacazzobama, tanto là sono razzisti e devono morire, sporchi musi bianchi. Insulso, purtroppo, sopravvive a questa ondata meteo-paranormale.
Delirio cinematografico assoluto, il film richiama talmente tante volte la defecazione da stimolarla all’eccesso anche nel resistentissimo pubblico femminile. Divertente come un ascesso genitale che dura un anno, la pellicola è talmente vuota da sembrare il frutto di un brainstorming tra autistici gravi. Canto della salma del cigno che aveva già cantato, il prodotto si candida seriamente come strumento non invasivo per effettuare una precisissima lobotomia frontale, sebbene servano poderose iniezioni di stimolanti per impedire al paziente di cadere in coma irreversibile nei primi interminabili diciassette minuti di silenzio e primi piani della Sorvino. Menzione particolare per la latrina infestata dai ragni, unica interprete all’altezza del ruolo assegnato, nonostante gli altri attori facciano di tutto per macchiarne il candore artistico con i loro interventi.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

lunedì 2 maggio 2011

39 - Vendetta Assassina

…Vendetta Assassina!
Torna il grande dramma al femminile. Tornano la sensibilità, il buon gusto, il sentimento, le lacrime, la frustrazione e l’amore vero. Torna tutto ciò che questa ingrata cinematografia fallocrate ci ha costretto a lasciare nella valigia in nome degli incassi al botteghino. Riusciranno una ex modella ucraina e un’attrice israeliana a penetra…no penetrare no…a inseri…no inserire no…a ingloba…no inglobare no…insomma a fare breccia nei cuori del grezzo pubblico maschile accorso in sala a frotte e a strappare una lacrima sincera a ogni scroto ancora in attività?
Tel Aviv. Galia e Nina sono due gnocche ucraine immigrate in Israele per cercare fortuna. Girando intorno alla fortuna, le due donne sono diventate schiave della mafia locale, per cui si prostituiscono tra un attacco bomba e l’altro. Una sera tentano la fuga dal bordello, ma vengono riacciuffate: Galia viene maciullata come una tartare, mentre Nina viene sbudellata senza mezze misure e data in pasto ai palestinesi. La sopravvissuta viene avvicinata da Mishka, ripugnante gangster in tuta acrilica tarocco Adidas con barba incolta e fiatella al tabacco nazionale, che le propone un’attività diversa in cambio dei soldi e del passaporto necessari per tornare nel paradiso ucraino dei campi di grano chilometrici. Galia accetta e si ritrova catapultata in un appartamento vista latrine con il guardaroba di un tossicodipendente non vedente. Accanto vive Elinore, cassiera di supermercato con il vizio di fare da sacco al marito quando torna a casa dal lavoro nervoso: tutti i giorni a qualsiasi ora.
Il nuovo lavoro di Galia è fare la killer per conto di Mishka che le mette in mano una pistola. Come tutte le donne ucraine che si rispettino, Galia non ha bisogno di imparare, lo sa fare dalla nascita, tuttavia non è molto efficace perché il vicino di casa, quando frolla la mugghiera, mette Fabriskj Fibraskj a palla e lei non riesce a dormire come un angioletto. L’ex prostitutazza, indurita come una baguette di quattro giorni, si prende a cuore, tra un omicidio e l’altro, il caso di Elinore riuscendo a stringere amicizia con lei. Finalmente un po’ di dolcezza nella vita di queste due donne sfortunate che trovano conforto e supporto l’una nell’altra. Nel frattempo gli uomini in sala cominciano a farsi di vicodin. Le due donne si sollazzano emotivamente, ma non sessualmente, quindi niente picchi per il pubblico maschile: condividono esperienze, l’una pettina l’altra, parlano delle tradizioni religiose, dei progetti e del futuro quando gli uomini che le circondano saranno schiattati.
Un po’ di uomini schiattano direttamente in sala. Galia non svela la sua professione all’amica per tenerla fuori dai guai e questa ogni tanto la ripaga con qualche insulto gratuito. Strano, non sembrava prossima alla grande sindrome e infatti Galia scopre che Elinore cova un dolce segreto: una piccola pagnotta di grano kamut senza lievito nel suo ventre. Mishka si presenta dalla killer chiedendole un ultimo lavoro in cambio del passaporto, cioè uccidere la fidanzata di un boss, tale Barbie. Un lavoro facile facile: basta metterla vicino a una fonte di calore e la plastica si scioglie; tuttavia Galia non uccide le donne, nemmeno le riproduzioni in materiale ignifugo, e infatti manca il bersaglio. Elinore trova accidentalmente la pistola nella giacca dell’amica e chiede a Galia di insegnarle a usarla contro il marito.
In cambio, Elinore offre la purificazione spirituale attraverso un bagno tradizionale israeliano per le future spose vergini: funzionerà alla grande visto che l’ucraina ha preso più tarelli che complimenti. Le lezioni di tiro sono il preludio alla ribellione totale: Galia fa irruzione nel covo mafioso, intrappola il boss, si fa dare soldi e passaporto e passa a prendere Elinore per fuggire insieme. Questa si ribella a sua volta e dice che vuole rimanere con il marito, perché le ha promesso che cambierà: chiamatela pure carne morta. L’ex bargassa si ribella a sua volta e va all’aeroporto per partire sola, ma si ribella al suo proposito e chiama Elinore per un ultimo saluto. L’israeliana si ribella al marito, che l’ha appena menata e decide di scappare con l’altra. Nel tentativo di fuga, raggiunte dai mafiosi, che nel frattempo hanno eliminato anche Mishka perché non si poteva guardare per come si vestiva, rimangono vittime di una sparatoria. Elinore è leggermente ferita, ma per Galia non c’è nulla da fare. Lacrime a fiotti.
Eccezionale per penetrazione e profondità, il film rivaleggia tranquillamente con un qualsiasi double strapon in commercio, sebbene richieda l’aiuto di parecchia pasta Fissan per ridurre il benefico rossore. Prova durissima per tutte le attrici che al casting hanno rifiutato la parte con scuse plausibili, la pellicola si regge su una sceneggiatura basata sulle vicende di una donna che pur avendo fatto parte dell’esercito più compatto ed efficiente del mondo non sa usare una pistola e non sa ridurre il marito a un vegetale lessato. Ennesimo tentativo di nobilitare un corpo evidenziando la presenza di un cervello, il prodotto vanifica l’effetto di qualsiasi cura per l’orchite e stimola nella testa del maschio medio, sin dai primi lacrimevoli minuti di proiezione, un pressante interrogativo: ma rimanere a fare la peripatetica no?

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.