…I Bambini di Cold Rock!
L’orripilante provincia americana, dove il bovaro si fonde con il bifolco e con il boscaiolo, torna protagonista con il suo irrinunciabile milieu fatto di fuitine, roulotte e carcasse di automobili arrugginite. Profili duri, arcigni, segno evidente di disfunzioni ghiandolari e rapporti tra consanguinei, per il nuovo capolavoro del genere inquietansospettosmenzognerompicoglionistico. Riuscirà Jessica Biel, adatta alla pellicola come un catetere a un malato di reni, grazie alla dolcezza dei suoi lineamenti, a risultare una credibile filantropa almeno per il tempo necessario a correre in farmacia a comprare degli antidepressivi?
Cold Rock, posto di merda in Stato così così, USA. Nella cittadina mineraria in dismissione di Cold Rock i bambini spariscono come le anfetamine a un rave party. Mentre i genitori degli scomparsi danno di matto e girano per la cittadina con una coperta in testa, Julia Denning Biel, vedova del dottore del paese morto di meteorismo, tra un parto in casa e l’altro, cerca di mantenere una dignità nonostante il copione. La leggenda diffusa vuole che a rapire i frugoletti sia l’Uomo Alto, un essere soprannaturale che ha il superpotere di essere alto (minchia, grazie alle mie gambe sono assimilabile all’uomo nero). Dopo un paio di scene a caso, giusto per introdurre lo squallore, l’Uomo Alto s’introduce in casa di Julia e, dopo aver stordito la domestica Dolores De Culo, evidentemente affetta da cretinismo delle valli, le sottrae l’inutile bambino segalitico che ospita nella camera al primo piano.
Ciò che l’Uomo Alto non sa è che Julia è in realtà un Terminator 1000 che si appende al furgone del rapitore, in vestaglia e crocs, e non molla la presa nemmeno quando il flusso canalizzatore apre il canale per il viaggio nel tempo. Julia riesce a far fermare il furgone, ma deve fare i conti con Augenthaler, il pastore tedesco dell’Uomo Alto, che le scarnifica una gamba. Alla fine, l’Uomo Alto la stordisce e si porta via il pupo. Julia viene raccattata dal Tenente Dodd, il genio dell’FBI che segue il caso delle sparizioni, e scaricata alla tavola calda del paese, dove per poco viene linciata dalla folla: un raro caso di transfert spettatori-attori. Fuggita dalla furia degli avvinazzati, nascosta nella macchina dello sceriffo, un vecchio inutile come le infradito sulle piste da sci, Julia si ritrova in un vecchio sanatorio, dove scopre essere nascosto il piccolo.
La rincorsa è breve, perché l’Uomo Alto tira una papagna da competizione e il mostro della corsia sviene. Al risveglio, la donna è legata a una sedia, ma dopo un primo momento di gioia, ricordando i giochi erotici con il dottore, scopre che il suo carceriere è una donna del paese: la vera madre del piccolo. Quindi è Julia la rapitrice? Zuffa, contro zuffa e la Biel, sempre più tumefatta, stende la madre disperata e si porta via il bambino grazie all’intervento della muta del paese: una ragazzina che al posto di polizia si è spacciata come la nipote di Mubarak. L’infermiera torna subito a casa, dove la domestica appronta il sito per l’avvento dell’Uomo Alto, quello vero. Julia gli consegna il mini onanista e si prepara all’arresto bevendo un silo di whiskey pidocchioso. Dolores, invece, preferisce un sano suicidio per impiccagione, ammesso che la corda regga il suo culone.
Dopo aver preso una pietra di sette chili in faccia senza morire, confermando di essere un robot, Julia Biel si dichiara colpevole dell’omicidio di tutti i bambini rapiti, seppelliti, a sua detta, nelle miniere e nei boschi. Nemmeno lo spirito di madre Teresa di Calcutta riesce a convincere Julia a ritoccare la propria versione. Nel frattempo l’Uomo Alto colpisce ancora e sequestra la muta del paese, nonostante, con i suoi sedici anni, sia ormai troppo stagionata. Il rapitore si rivela essere il dottore scorreggione, marito non defunto di Julia, che smazza bambini di famiglie disagiate a facoltose schiatte di Philadelphia: praticamente la Nicole Minetti della costa est, sebbene con il costume bianco di Parah stia decisamente peggio. La Biel si spara un ergastolo a rischio morte (una speranza, più che un finale, se continua a recitare così), ma in fondo non frega nulla a nessuno, dato che al massimo può attizzare una pianta ad alto fusto nel periodo di impollinazione.
Appesantito e appiccicoso come un fazzoletto pieno di moccio, il prodotto lascia tracce confuse come una lumaca su un marciapiede, ma è molto meno dinamico. Debitore di ossigeno e d’idee a un ricoverato in terapia intensiva, il film inquieta e terrorizza come una puntata di Winnie the Pooh in cui i protagonisti non riescono a trovare il miele. Astrattista, ma molto figurativa, la pellicola si presenta come una nuova frontiera della regia in cui, attraverso la sovrapposizione di elementi geometrici a caso, il regista ottiene un’unica figura: la figura di merda. Incredibile Jessica Biel che, dotata dalla natura di un’espressione naturalmente incazzosa, dona al popolo perle di sorriso che farebbero trasalire il guardiano di un manicomio criminale e si ostina a lavorare con i bambini per danneggiarne irreparabilmente l’infanzia.
Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)