...Stone!
L’ennesimo, ma mai il definitivo. Lo abbiamo visto in salsa ebraica, musulmana, metodista, cattolica, ortodossa, indù (naturalmente della durata di nove ore con molteplici pezzi cantati e ballati), buddista, scintoista, calvinista e luterana. Mancavano solo le sottoconfessioni cristiane e finalmente sono arrivate. Riuscirà l’ennesimo dramma religioso esistenziale con contaminazioni sociali a penetrare le nostre coscienze indurite dal cinismo e a stimolare una riflessione completa che ci conduca al reale significato di ogni nostro gesto o sarà qualche altra cosa a essere penetrata profondamente?
Nella campagna Americana il giovane Jack Quando Invecchio Divento De Niro si sta guardando la sua noiosissima partita di golf quando la moglie Madylyn, una Pina Fantozzi al quadrato, gli comunica che se ne vuole andare di casa. L’uomo incassa in scioltezza e minaccia di scaraventare la figlia dalla finestra. La donna resta e si condanna all’alcolismo. Passano diversi anni e Jack, alla soglia della pensione, è uno stimato esaminatore carcerario per le domande di libertà vigilata: con una verve assimilabile a quella di Antonio Socci decide di chiudere la carriera con il caso di Gerald Norton Creeson detto Stone, un piromane che da adolescente ha dato fuoco alla casa dei nonni con i vecchi dentro. Praticamente uno che in Italia uscirebbe con un encomio dell’INPS.
Il caso è tutt’altro che semplice. Stone cerca di convincere Jack che è un uomo cambiato, ma fatica a farlo perché, come il pubblico, fatica a capire se ha di fronte il Jack esaminatore di questo copione o quello ex-agente della CIA di “Meet the Parents”. Frustrato per le continue domande, la mancanza di fiducia e la natura ambigua del soggetto Gerald mette tutto nelle mani di Lucetta Jovovich, la sua cara mogliettina ninfomane che ha una grande esperienza nel gestire le cose con mani, piedi, bocca e altre parti anatomiche. La donna, dopo essersi sbattuta una comparsa, cerca subito un contatto con Jack, ma lui è troppo impegnato a farsi coglionare dal pastore della sua congregazione spirituale sul significato della vita, ad ascoltare predicozzi radiofonici su Radio Lutero Evangelico e a passare intere giornate in silenzio con la moglie, avvenente come un mocio vileda usato da due anni in una casa di riposo.
L’esaminatore cerca di essere professionale, ma alla fine incontra la moglie del detenuto che, infoiata come un plotone al fronte da sedici anni, tenta di sedurlo in tutte le maniere. Jack ha la prima erezione dai tempi della Guerra di Secessione e cede ripetutamente alle arti della donna. La sua opinione sul piromane cambia improvvisamente come la muta di spermatozoi nel suo scroto. La sua fede vacilla come un obeso su un cornicione, mentre quella di Stone nel potere della bernarda si fortifica vieppiù. L’esaminatore sempre meno lucido per il lavoro di cesello di Lucetta chiede per Gerald, santo subito, l’esame per la libertà vigilata. Stone esce di galera come il pane dal forno giusto in tempo per dire a Jack che è il secondo a coglionarlo dall’inizio di questo film dopo il prete. Anche la procace signora Creeson si allontana dalla pelle di daino, non prima di essersi fatta vedere dalla signora Pina, che ormai di cognome fa Four Roses. Jack tenta di far ribaltare il verdetto, ma è tutto inutile.
Una notte l’uomo si sveglia sentendo rumori in cucina e scopre che la sua casa in abete brucia benissimo. Capito che per la casa non c’è speranza, trae in salvo il rudere che ha sposato e si prepara a denunciare Stone, quando la moglie gli fa capire che è il miglior giorno della sua vita e che non testimonierà mai contro il suo salvatore. Abbandonato da Madylyn che va a vivere con la defenestrata, l’esaminatore raggiunge la pensione, si sbronza duro alla sua festa con un calippo al whiskey e cerca di intortarsi senza successo la collega che lo sostituirà. L’ultima cartuccia deve essere sparata e Jack corre da Lucetta dove incontra Gerald. Ma guarda il caso: incontrare il marito dalla moglie. Il vecchio vuole dimostrare al giovane che il suo pistolino raggrinzito non è l’unica canna rigida e gli punta contro la pistola, ma non ha il fegato di fare fuoco. Grave errore perché non passano che pochi minuti prima che Stone lo coglioni anche su Radio Lutero Evangelico durante il suo programma preferito: “Il Grande Fardello”.
Pellicola ammorbante che tuttavia riesce laddove hanno fallito “L’Ultimo Combattimento di Chen” e “Sulle Orme della Pantera Rosa”, cioè realizzare un lungometraggio con scene ed espressioni tagliate girate dal protagonista in film precedenti, sebbene l’essere in vita di De Niro ne abbia ridotto fortemente l’impatto commemorativo. Scaltro e astuto nell’utilizzare la Jovovich prevalentemente dalla vita in giù, limitando il recitato a espressioni beote e ansimi, il film procede alla velocità di un cetaceo arenato e malato di morbillo. Inquietante nel creare un paradosso senza risposta intrinseco al ruolo di Madylyn: si alcolizza il personaggio o l’attrice che ha bisogno di recitare in un film del genere? Da far vedere assolutamente ai corsi prematrimoniali organizzati dalle comunità religiose: se i due disperati sopravvivono alla visione è amore vero.
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)
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