domenica 30 maggio 2010

16 - Whiteout

Terrore, tensione, suspence, sciolta e scarichine diarroidine ci hanno accompagnato nel deserto, nelle metropoli, in provincia, sugli aerei, sulle navi, nelle scuole: era ora che anche le candide nevi antartiche si colorassero di rosso sangue, grigio cervello e giallo moccio. Riuscirà una sceneggiatura improbabile, ambientata in un luogo improbabile, interpretata da attori che imitano altri attori che interpretano la loro stessa parte, a non far emergere quel leggero, piccolo stimolo a domandarsi perché si è rimandata l'urinoterapia per stare davanti allo schermo?

Si parte con un'accozzaglia di sovietici su un aereo su cui non si sarebbe imbarcato nemmeno un indù trovato nudo a Islamabad nella stanza da letto della moglie del presidente pakistano. I russi, noti per la loro calma olimpica, sbevazzano e si sparano, tanto da far precipitare il velivolo. Salto temporale di circa cinquant'anni, Antartide. Piccola Ketty Beckinsale, agente federale di stanza alla base, si fa una doccia bollente e questo la dice tutta sulla fiducia del regista nel suo prodotto: si parte con l'erotico soft in un thriller. Nemmeno il tempo di asciugarsi la patatina e lasciar finire gli onanisti e si deve volare in mezzo al pack (non ancora quello rigonfio del pubblico, ma ci si arriverà) perché è stato trovato un morto: un geologo di un distaccamento. Il capo dice alla sciacquetta di muoversi con le indagini, poiché arriva l'inverno e ci si deve tutti trasferire al caldo.
Ketty, investigatrice scoppiata e sessualmente repressa per averlo fatto l'ultima volta con un licantropo incrociato con un vampiro magiaro, vola insieme al pilota oracolo Delphi al distaccamento dove spera di trovare sopravvissuti. Purtroppo trova un altro cadavere, un agente dell'ONU di nome Price (strano, uno dell'ONU che di nome fa "prezzo") e l'ineffabile "serial killer della piccozza da ghiaccio". Durante una colluttazione con questo, la ragazza si ustiona due dita con il ghiaccio polare e viene medicata alla meglio prima di volare a un altro distaccamento dove viene scoperta un'area di ricerca geologica misconosciuta. Esplorando attentamente il luogo, i tre eroi incappano nella carcassa dell'aereo russo, da cui i geologi avevano trafugato materiali sconosciuti. Per non essere da meno si inforcano un paio di bottiglie di vodka, di cui ce n'erano tre casse, e sopravvivono alla solita stucchevole sceneggiata dei sepolti sotto il ghiaccio.
Tornati alla base arrivano le belle notizie: l'evacuazione è stata anticipata (verrebbe da rispondere che gli spettatori evacuano già da molto) causa tempesta del secolo e le dita ustionate devono essere amputate per un inutile dramma da copione. Piccola Ketty piange a dirotto mentre il suo amico Doc, un vecchio medico alcolista con la fiatella, le tronca mignolo e anulare con un tronchesi da idraulico. Non c'è tempo di cauterizzare che attraverso un controllo al pc sul database di Google, la donna scopre che un solo pilota ha volato trasportando geologi nella giornata del delitto. Anche la penultima sorpresa è andata: il "serial killer della piccozza da ghiaccio" è uno scoreggione tatuato australiano. Ketty e Price lo arrestano, ma lui scappa, accoltella il pilota oracolo, salvato da Doc, e cerca un aereo con cui fuggire prima che arrivi la violenza della natura.
Inizia una partita a "Ce l'hai" in cui tutti si rincorrono sul ghiaccio attaccandosi la sfiga. Alla fine, l'australiano viene martoriato e la refurtiva recuperata. La base purtroppo è evacuata: sarà un lungo inverno e i due agenti esaminano il malloppo sovietico, dei cilindri di metallo pieni di Smarties. Il flatulente isolano aveva un complice. Chi sarà se su quattro due sono sbirri e uno, guarda caso l'unico negro di tutto il cast, giace moribondo con il ventre squarciato? Originariamente i cilindri erano pieni di diamanti grezzi e il buon Doc si voleva fare la pensione a Pompinopoli con il ricavato della vendita. Il pover'uomo, smascherato, si ammazza di scotch e poi va all'aperto a vedere l'aurora australis in canotta a meno cinquanta. I tre superstiti, invece, passano otto mesi al buio giocando a bowling in corridoio e battendo il record polare di masturbazione.
Agghiacciante pastone, mai aggettivo fu più azzeccato, in cui lo spettatore scopre il valore terapeutico dell'assideramento, sebbene cresca la frustrazione per il suo mancato arrivo. Profilo narrativo pari a quello di una puntata dei Teletubbies, il film è diretto da un eiaculatore precoce manifesto che si diverte ad arrivare sempre prima del dovuto nello svelare i misteri. Trama strutturata per abbattersi al primo rutto, combatte accanitamente con "Motorpsycho" per l'ambitissimo riconoscimento di film thriller in cui si è riusciti a far comparire il maggior numero di mezzi di trasporto, compreso un gatto delle nevi ingolfato, riducendo la possibilità che succedesse qualcosa di minimamente plausibile. Prodotto che sta al genere come il "memento mori" a una casa di riposo per anziani: inizia e finisce con una grattata.

Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte) 

domenica 16 maggio 2010

15 - The Wolfman

Non erano bastati quarantaquattro film in fila per tre con il resto di due a tema, non erano bastati gli accoppiamenti più indecenti tra razze indecenti, non era bastata una rivolta in casa dei vampiri finita peggio di quella delle camicie rosse in Thailandia, dopo il mostro Frankenstein e il Conte Dracula ulalà ecco approdare sui grandi schermi, per un nuovo improvviso conato, anche l'Uomo Lupo famelico. Riuscirà l'ennesimo rigurgito licantropico a completare lo storico team e a lanciare la volata per un grande lungometraggio sull'ineffabile Carletto, il Principe dei Mostri, vista soprattutto la candidatura dell'attuale Principe di Galles e la sua somiglianza ripugnante con il cartone animato?
Inghilterra, XIX secolo (ma va?). Nella contea intorno alla villa della famiglia Talbot, capeggiata dal vecchio raspomane Sir John Talbot De La Vega Lecter Hopkins, succedono strani fatti di sangue, ultimo dei quali coinvolge il figlio stupido Ben Talbot, sgozzato e spolpato come una costoletta a scottadito. Il frolloccone lascia Gwen, fidanzata, futura moglie nonché vergine vogliosa, alla villa paterna e questa convoca dall'America, dove gira la provincia con un teschio recitando Amleto, il fratello psicotico Lawrence Talbot, fresco di manicomio. Questi comincia un'indagine sui fatti perversi, mentre la nobile Gwen viene rispedita a Londra per sicurezza, non prima di aver lanciato languide occhiate all'orrendo giovane, il quale, ingrifato va a caccia dell'omicida in un campo rom di notte (e allora dillo che vuoi morire).
Nel campo incontra la zingara che fa le carte e dalle carte dipende la sorte. Lawrence sceglie e, manco a dirlo, esce..."la Luna Nera" papparappappapà. Dopo l'increscioso evento un gruppo di paesani con forcone e fiaccole arriva dai gitani per dargli fuoco (tradizione ancestrale) e ammazzare il loro grizzly ballerino (!) ritenuto responsabile di tutto, ma per mettere tutti d'accordo irrompe una bestia che sventra chiunque capiti a tiro, indipendentemente da razza, colore e tifo calcistico. Il mattacchione è ferito e viene medicato dalla nomade che, dopo averlo ricucito, gli tira la sfiga. Nel frattempo, da Londra, Scotland Yard invia l'Agente Aberline, l'Agente Smith di Matrix nella versione ottocentesca, per indagare. Questo si mette seduto a bere birra e aspetta (ammazza che segugio). Quando un comitato cittadino di bacchettoni irrompe alla villa per fargli la festa Lawrence intuisce che il padre non gliela conta giusta, ma lui teme che si pappi il suo fegato con due fave e un buon chianti, flip flip flip flip.
Una notte di luna piena, domandandosi il perché di quell'improvviso attacco di irsutismo, Lawrence scopre che la bestia è suo padre e che gli ha attaccato la tigna con la ferita. Dopo un piccolo massacro, il ragazzo, denunciato dal subdolo papà e portato di nuovo in manicomio, viene sottoposto a cure d'avanguardia: bagni gelati ed elettroshock. Poi, con grande acume, lo psichiatra che lo ha in cura si chiude con lui e altre cinquanta persone dentro una stanza da cui si vede la luna piena. Un lago di sangue per l'ospedale psichiatrico e per la città. Lawrence si rifugia da Gwen che ormai ha capito, ma è attratta dalla bestia, poiché contando che l'altezza aumenta di circa quaranta centimetri e la circonferenza toracica di quindici, beh potrebbero esserci lati positivi. Lei si appella: "resta cummè, nun me lassà la notte mai più scenderà".
Lawrence torna carico come un tamburo alla casa paterna per fare fuori il babbo con i proiettili d'argento e vendicare la morte di mammà brutalizzata quando era ancora un cucci...ehm...bambino. Guarda caso anche tutti gli altri sapevano dei proiettili d'argento e arrivano nella foresta con l'artiglieria. Gwen va dalla zingara per sapere se riuscirà a essere impalmata dalla bestia prima che tutto vada a rotoli. Dopo aver lottato con papà e averlo carbonizzato, dopo aver ferito l'Agente Smith (futuro licantropo multimediale), Lawrence attacca con ferocia Gwen, tornata nel bosco, ma lei con sguardi pornogastrici lo ammansisce prima di rendersi conto che il birillo è sempre lo stesso e che il cagnolino non usa Frontline Combo Pulci e Pidocchi. La donna, spietata, lo fredda con un revolver caricato con la teiera di sua nonna.
Film inutilmente lungo, circa centodue minuti su centodue, in cui chi ne esce meglio è la farmacologia psichiatrica, date le consistenti dosi di torazina necessarie per capire che si tratta di un film e non di una tortura medievale. Trama scontata in cui persino le comparse sanno immediatamente qual'è il problema (la luna e il lupo mannaro) e come risolverlo (le pallottole d'argento), ma non agiscono per rispetto della fregola della co-protagonista. Non raggiunge le vette di capolavori del genere come "Frankenstein contro L'Uomo Lupo", anche per l'assenza del mostro di Frankenstein che a confronto di Benicio del Toro buca lo schermo per espressività e dialettica. Insomma, se qualcuno propone un bis è certamente una minaccia. Meglio farsi infilare un catetere vescicale per via transuretrale.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)  

martedì 11 maggio 2010

14 - Scontro tra Titani

Il pubblico mondiale aveva bisogno di mito, di antichità e di epico furore, poiché erano passate troppe ore dall'ultimo film a tema. Dopo un sonnellino di circa duemila anni, il culto di Zeus torna prepotente raccattando tutti gli scarti di sceneggiatura degli altri film fantastici prodotti nell'ultimo cinquantennio e avvalendosi della fantastica tecnologia -3D (pari alla temperatura in sala). Sarà possibile infilare tutto in un paio d'ore di pellicola con una trama di senso compiuto non facendo rimpiangere al pubblico pagante (e scaricante) che il titolo dell'opera non sia "Scontro tra Totani" o "Scontro tra Tettone"?
Perseo, frugolo in fasce, viene raccattato da un pescatore mentre veleggia lieto dentro la cassa da morto di sua madre compresa di salma. Il ragazzo cresce con padre un attore ottantenne mascherato da pescatore quarantenne grazie a Just For Men e due inutili personaggi femminili privi di battute al seguito. Tutto procede da schifo, finché non decidono di veleggiare alle porte di Argo, città ribelle agli Dei, una cui truppa pensa bene di ribaltare una statua di Zeus sulla nave dei malcapitati. Ecco che lo schifo diventa improvvisamente guano alle caviglie. Sopravvissuti non si sa come a qualche tonnellata di marmo, i parenti acquisiti di Perseo soccombono alle arpie di Ade, accorso a vendicare l'onta subita dagli Dei Olimpici riuniti in plenaria nella torre d'avorio de "La Storia Infinita".
Il ragazzo scampa alla strage e viene fatto prigioniero dagli ultimi dodici soldati di Argo, accolti in patria da trionfatori nonostante perdite da prima guerra mondiale. I regnanti dichiarano vinta la guerra contro gli Dei giusto quindici secondi prima di aver ricevuto una seconda visita con sterminio di Ade: per volere di Zeus, se la principessa Andromeda non verrà sacrificata il giorno del solstizio d'estate, il Kracken, fatti su armi e bagagli dalla serie "Pirati dei Caraibi", distruggerà Argo. Unico scampato alla furia del Dio, manco a dirlo, Perseo che si scopre un semidio in quota Zeus, il quale, per fare dispetto a un Re riottoso, gli ha trombato la moglie prima di ridurlo a una crocchetta con una folgore. Gli argivi ripongono tutte le speranze nell'eroe e allestiscono una spedizione di carne da fossa.
Alla combriccola si aggiunge Io, levatrice di Perseo e regina dei pronomi personali soggetto e condannata alla giovinezza eterna. Su sua indicazione la spedizione volge verso il covo delle Streghe di Stigia uniche a conoscere il punto debole del Kracken oltre alla marina britannica. Ade, come contromisura, fornisce poteri speciali a Re Fish&Crock e lo manda allo sbaraglio. Dopo un diluvio di vittime i soldati capitanati da Perseo si trovano nel deserto più introvabile della Grecia, in quanto inesistente, assediati dagli scorpioni giganti, ma vengono salvati dalla tribù Djinn, Predoni Tusken di "Star Wars", che domano le bestie. Trovate le orrende streghette, Perseo strappa loro l'unico occhio vedente e scopre che per fare fuori la bestia occorre lo sguardo di Medusa prigioniera negli Inferi.
Dopo l'aiuto di Zeus, papà commosso dalla bravura del pargolo, un ultimo profluvio di carni straziate, compreso un Djinn kamikaze e la bella Io messa a morte dal croccantissimo nemico, la gorgone, stanca dalle riprese di Percy Jackson dove già ha lasciato una testa, viene sopraffatta e decapitata. Perseo, cavalcando Pegaso Nero, accorre su Argo, appena in tempo per sterminare le arpie, pietrificare il bestione e mandare in fumo i piani dei fanatici religiosi cultisti di Ade. Questi, come solito, torna sottoterra a giocare con la nipotina Pollon nella speranza che diventi ben presto la Dea delle polverine. Zeus, orgoglioso del sangue del suo sangue e della gnocca di un altro, offre a Perseo la divinità, ma lui rifiuta in cambio della vita della bella Io con cui preferisce affannarsi a copulare per il resto dei suoi giorni. Non c'è cosa più divina che trombarsi la cugina.
Delirio mitologico al sapore evanescente di una scoreggia su un molo ventoso, la pellicola fornisce agli stessi Dei il pretesto per altri duemila anni di sonno. Ripetitivo e noioso come la posizione del missionario per gli amanti del sesso anale, esce senza turbare il colon come un pasto a base di sola lattuga. Apologia surreale della classe operaia che punta tutto sulla voglia di un semidio di fare il pescatore sfigato e sulle peripezie che deve affrontare per tornare alle reti: un po' come se di fronte a Jenna Haze si preferisse fare sesso con Margherita Hack. Ancora lontano dallo scalfire il primato di "Jesus Christ Vampire Hunter", esegesi impeccabile del ruolo del Cristo, anche la Sacra Sindone si è chiusa a rotolo dopo solo un'ora dalla proiezione in barba ai tempi di ostensione.

Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

13 - Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo - Il Ladro di Fulmini

Mentre l'adolescente britannico medio gira con la tonaca, un paio d'occhiali fuori moda già durante lo sbarco in Normandia, una sciarpa bicolore e un pezzo di legno grazie al quale sibila incantesimi tipo "Ventilatio Putrens", "Defecatio Isterica" e "Docta Manus Amica", riuscirà il testosteronico yankee a dare l'assalto al pantheon ellenico, a far esibire Afrodite in uno strip-club e a togliere il pesante scettro delle scemenze magiche dalle mani di una setta di invasati che si ritira presso un castello vicino a Lockness sotto la perspicace guida di uno che si chiama Silente, ma non fa altro che blaterare?
Zeus e Poseidone, inguardabili tamarri, a causa della recente crisi che ha colpito la Grecia, si sono trasferiti a New York e si incontrano sull'Empire State Building riattato alla meglio come residenza divina. Qualcuno ha rubato i fulmini al primo, nonostante avesse chiuso bene la porta dell'Olimpo e inserito l'allarme. I sospetti cadono sul figlio del Dio dei Mari, un sedicenne farlocco di nome Percy, campione mondiale di apnea, sguardo da pesce di fondale e capace solo di leggere il greco antico, il che non spiega come abbia fatto ad arrivare al liceo in un paese anglosassone. Durante una gita al museo delle antichità greche, dove sono conservati reperti che la Grecia non sapeva nemmeno di avere, il baby dio viene assalito da una furia alata sotto forma di Letizia Moratti. La minaccia di un Ecopass olimpico è insostenibile e mammà, sposa di un puzzone, decide di spedire il bamboccione al campo di addestramento per semidei, due querce a sinistra dopo quello del Ku Klux Klan e prima di quello dell'Alleanza Ariana.
Nel viaggio, mammà viene rapita da un minotauro, incrociato accidentalmente mentre broccolava in un pascolo di frisone da latte poco fuori città. Percy, con l'aiuto del satiro Grover, suo custode, raggiunge illeso il campo dove il suo professore paraplegico si rivela essere il grande addestratore di eroi Chirone (il mistero si infittisce su come si possa nascondere un corpo di cavallo in una sedia a rotelle ultraleggera, copyright Paxcow). Neanche il tempo di una pugnetta in compagnia che il bambascione rischia la carriera per mano della bella Annabeth (l'attrice fa Daddario di cognome, nomen est omen), figlia segreta di Atena CSI New York, si vede arrivare Ade in mezzo a una festa che gli annuncia di voler scambiare mammà con la folgore di Zeus e si perde un'orgia con le ninfe.
Grazie a Luke, figlio di Ermes, Percy, Grover e Annabeth vengono attrezzati di scudo, mappa e scarpe alate per una spedizione alla ricerca delle perle di Persefone, capaci di far uscire dagli Inferi, e al recupero della genitrice. Comincia un pellegrinaggio coast to coast per gli States, in cui gli impavidi recuperano le perle dalle grinfie di Medusa Thurman (Kill Bill Vol. Omerico), Idra e Lotofagi. Il trio sbarca negli Inferi, a Hollywood (hanno capito che questo film li dannerà in eterno), e incontra la coppia al comando degli studios: Ade è un rockabilly stagionato, Persefone una ninfomane vestita come la sorella di zorro. Scoperta folgorante, è il caso di dirlo, la folgore di Zeus è nello scudo che Luke ha regalato a Percy, ma impietrisce il fatto che tutti cerchino deliberatamente di ignorarlo addossando la colpa ad Ade.
Grazie a Persefone, che fulmina il marito stanca del suo alito che sa di morto, mamma Ebe è libera, ma le perle sono solo tre e il gruppo di eroi è formato da quattro. A Grover tocca stare negli inferi a trombarsi Persefone, mentre gli altri rischieranno la pelle a più riprese: davvero un eroe quel satiro. Orfani della capra, mamma, figlio e comparsa corrono in cima all'Empire State Building per riattaccare la corrente a Zeus e scongiurare la guerra, ma vengono sorpresi da un nemico impensabile (secondo gli sceneggiatori): Luke, avido di sostituirsi agli Dei. Furibondo duello in cui Percy Mosè, con l'aiuto delle cisterne di acqua piovana, imbastisce un Mar Rosso sui tetti e annienta Pattini d'Argento Luke riportando la quiete intestinale sull'Olimpo prima di tornare da Chirone, personaggio inutile.
Pellicola al di sotto delle attese come un ottantenne in un bordello che ha lasciato il viagra negli altri pantaloni. Si sente che manca il coinvolgimento tipico di "Antonio e Clitopatra", sebbene abbia il pregio di far intuire che la resistenza dell'imene ateneo è destinata a fiaccarsi in pochi episodi. Un film che lancia messaggi sensati solo in greco antico, come tali incomprensibili ai più, e per cui non vale resistere agli attacchi di meteorismo prodotti dai pop corn ingurgitati come Xanax durante la proiezione. Persino "Ercole contro i Tiranni di Babilonia" appare neorealista al cospetto di un impianto narrativo fondato su una madre che per nascondere l'odore del sangue divino di suo figlio lascia il talamo del dio dei mari per infilarsi in quello di un individuo obeso che puzza come il bagno degli uomini durante una fiera.

Sleep-o-Meter: 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso) 

12 - Legion

Dopo mesi e mesi, anni e anni, secoli e secoli, millenni e millenni di guerre sante, vangeli apocrifi, conversione di prostitute, catechismi e assalti all'onanismo ai danni dei nostri pargoli smanettoni, un film che affronta il tema religioso con garbo, eleganza e massima educazione. Riuscirà questo modo compassato di mettere in rilievo le contraddizioni religiose a instillare la dovuta tranquillità nei capi religiosi e portare la pace in un mondo tanto travagliato dalla violenza facendo spazio alla luce, all'ottimismo, a Tonino Guerra, alle tagliatelle di Nonna Pina e all'ammore (quello vero con due emme e la o aperta)?
Nel bel mezzo della notte dell'antivigilia di Natale piomba su Los Angeles l'arcangelo Maichele, il quale, privo di ali, ammazza un cane e si libera del guinzaglio che lo tiene assoggettato a Dio. Poi, come ogni arcangelo appena caduto in piena periferia a Los Angeles, svaligia un'armeria, si sutura le ferite causate dalla perdita delle ali e fredda un paio di sbirri a colpi di revolver. Nel frattempo in mezzo al deserto una sbombardona di nome Charlie, incinta all'ottavo mese di un ignoto e smaniosa di sgravare per trovare una famiglia adottiva, lavora come cameriera nel ristorante gestito da Bob e Jeep, padre e figlio consacrati ai mezzi di locomozione e in conflitto fra loro: il primo è grezzo come la carta igienica primo prezzo, il secondo dotato del carisma di un tubo da spurgo fognario, ma con mire da papà sul piccolo.
Giornata piena nel ristorante. Mentre l'addetto alla griglia Percy sbatte bistecche in cottura con il braccio artificiale, per evitare ustioni pur rischiando l'incendio a causa del palissandro, abitano il ristoro una famiglia benestante insopportabile, formata da due genitori al botox e un'adolescente stragnocca, e un similrapper nero armato fino ai denti senza motivo. La quiete di una moltitudine di avvenimenti a caso con dialoghi a caso viene turbata dall'interruzione di tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche e dall'arrivo di una vecchietta con girello che, dopo aver fagocitato una bistecca cruda coperta di mosche, dà della "stronza" alla madre botox e azzanna alla gola il padre. Nigger MC NRG FKU imbraccia la sua Beretta e crivella la babbiona famelica dopo che la stessa si è fatta due passi sul soffitto. Famigliola e rapper saltano in macchina per andare all'ospedale, ma vengono respinti da uno sciame di mosche infoiate e devono tornare indietro.
Bob e Jeep non fanno a tempo a tumulare la carcassa che arriva Maichele per annunciare l'Apocalisse decisa da Dio dopo aver perso fiducia negli uomini. La vecchia era solo uno stuzzichino, ma se si vuole far finire il tutto bisogna evitare che gli angeli inviati da Dio mettano le mani sul piccolo figlio di... Charlie. L'ex arcangelo arma tutti in maniera invereconda e predispone la difesa. Il primo assalto dei posseduti è guidato dal grande Gelataio (di cui ancor oggi non si trovano tracce sulla Bibbia) e porta al rapimento di papà botox che viene trasformato in una bomba umana all'acido di cui diventa vittima Percy. Gli angeli utilizzano tutti i colpi bassi possibili: dita negli occhi, possessioni di bambini dal viso angelico, pacchi emorroidari, alluce valgo e cateteri di diametro sbagliato. I difensori cadono uno dopo l'altro, alcuni anche per mano di Maichele, che al totalizzatore si avvicina pericolosamente al livello Steven Seagal.
Il pargolo nasce in due minuti tra la vigilia e il giorno di Natale, nuovo record di parto indotto per la Padre Eterno S.p.A. dall'ultima annunciazione, ma una nuova minaccia incombe: l'Arcangelo Gabriele con la sua mazza... chiodata. Dopo aver sventrato Bob, trapana il simulacro mortale di Maichele e si getta all'inseguimento di Jeep e Charlie, fuggiti in auto sulla statale, ambiente arcinoto per la ragazza. Raggiunti i fuggitivi, dopo essere scampato al botto creato da Bob con il gas del locale e un po' del suo, Gabriele sfascia la macchina, sfascia di mazzate Jeep, sfascia di mazzate un pezzo di deserto e si appresta a spappolare il piccolo. Dal cielo piomba Maichele nuovamente alato, che con il suo agire contro i precetti ha convinto Dio che gli uomini sono degni di essere amati ancora, e trafigge il collega pur risparmiandogli la vita. Gli angeli tornano in cielo e tutto finisce a tarallucci e vino, come nei migliori romanzi Harmony e nelle migliori riunioni interconfessionali.
Pellicola che stimola la devozione al Satanismo e alla lobby delle armi, tenuto conto che con un buon fucile d'assalto risulta possibile, come confermano fior d'esegeti, abbattere schiere d'angeli come si farebbe con stormi d'anatre selvatiche. Impressiona il ritmo di crescita della noia, pari solo a quello del pargolo, capace di passare dallo stadio di "prematuro" a quello dei "tre mesi" in soli diciassette minuti. Prodotto che trasmette valori forti: il solido principio per cui con le bestemmie Dio potrebbe convincersi che chi lo insulta abbia ragione, in quanto essere supremo aperto di mente; l'attualità del troppo vituperato II Emendamento della Costituzione Americana, poiché anche un qualsiasi Belzeburger, caduto su suolo stelle strisce, tutela la propria libertà di pensiero grazie all'armamento pesante.

Sleep-o-Meter: 05 – Il The nel Deserto (Coma Farmacologico)

11 - Bangkok Dangerous

Finalmente un film che parla di assassini, truce, crudo, violento. Dopo i flop di Assassins, Hitman e della serie Smokin' Aces, tornano alla ribalta i sicari e, per non spaiare, le redini sono state consegnate a Nicolas Cage. Riuscirà il Re Mi(er)da della cinematografia, ben shakerato con una coppia di fratelli registi dal cognome, Pang, identico a un videogioco anni '90 il cui scopo era far scoppiare le palle, resistere alla tentazione di interpretare un soggetto, tendenzialmente feroce, ma al contempo gigione, che richiedesse una tintura per capelli peggiore di quella mostrata nella serie National Treasure?
L'ormai attempato killer N.C. (per il rispetto della privacy), unico capace di girare con un cocker nero morto in testa facendolo passare per una chioma, dopo aver freddato un potenziale testimone detenuto dalla polizia in quel di Praga, sparandogli da due km, contro vento e facendosi la manicure, decide che è ora di mettere la parola fine alla propria carriera di ammazzasette, poiché l'antigene prostatico è oltre i livelli di soglia e la difficoltà con cui si arriva all'erezione è insormontabile anche con l'aiuto delle pilloline. Ci vuole un ultimo lavoro per finire con il botto; guarda caso in Thailandia, paese rinomato per gli alti livelli di criminalità e topone, c'è un quadruplice omicidio da compiere per conto della malavita organizzata: persone rispettabili che tutto possono creare fuorché problemi prima della pensione. L'uomo accetta felice e con la consueta espressione da orata si imbarca sul volo per Bangkok.
Prima regola del killer non farsi notare. N.C. compra una villa di tre piani con giardino in piena giungla, da cui gestire tutte le operazioni, e assolda un ladruncolo di nome Kon come messaggero tra lui e la malavita. Il giovane Thailandese, dopo nemmeno due secondi di lavoro, tira la sfiga al datore di lavoro poiché questi possiede un ritratto di elefante con la proboscide in giù (e non è l'unica cosa a stare giù in quella casa) che notoriamente porta male. La carogna, già prepotente sulla spalla di N.C., diventa ben presto un infestante: durante il primo omicidio il killer si ferisce per non investire una bambina dando prova di grande sensibilità. In farmacia, dove si reca cercando cure, si innamora della farmacista sordomuta di nome Pioggia (e sai che sorrisi) che fa uscire il gattone arruffato che c'è in lui. Nel frattempo il buon Kon si pastura una ballerina da night club e fugge disperato dai creditori. Dopo uno scontro con questi ultimi, scopre il mestiere di N.C. e da buon Thailandese chiede di essere immediatamente istruito.
N.C., ormai cuore d'oro, si prende pure l'allievo: di giorno insegnante, di notte tombeur de sourd-muet. Sudando come una mortadella al ristorante e divorando del basilico, N.C. seduce platonicamente Pioggia, accettando persino di conoscere la vecchia babbiona che l'ha data alla luce, cui riesce a far bere che i suoi capelli sono veri e che lavora in banca. Il gattone arruffato si è già trasformato nell'orsetto mieloso, tuttavia anche il secondo e il terzo omicidio se ne vanno veloci: Kon ha sete di sapere e non va deluso dato che ciula con la meglio gnocca di Bangkok. Nel frattempo arriva la commessa per l'ultimo omicidio che si rivela un bersaglio grosso: il Romano Prodi thailandese, colui che riuscirà a portare la Thailandia in Asia. N.C. chiede più soldi per un lavoro così rischioso, ma i malavitosi non sono d'accordo e cercano di eliminare la prostatite ambulante. N.C. elimina due scagnozzi proprio sotto gli occhi di Pioggia e proprio dopo che lei gli aveva scritto quanto era felice con lui e il cocker, trasformandolo da orsetto mieloso a coniglietto dolcissimo. La ragazza scappa terrorizzata per non tornar mai più.
Non essendo più lo spietato gattone di un tempo, N.C. non riesce a uccidere colui che porterà l'Asiatassa al popolo bue. Inseguito dagli sbirri che lo vedono alla finestra e gli scatenano contro un arsenale con tanto di mitragliatrice, N.C. trova una festa di pallottole anche a casa sua. Kon è stato rapito e ha parlato o gli facevano fuori la paciarottona. Dopo aver fatto saltare per aria la casa rifugiandosi nella vasca da bagno, il killer, incavolato come Winnie Pooh quando Tigro gli ha fottuto l'alveare, si reca al quartier generale chiedere conto degli ultimi incresciosi avvenimenti; non prima, però, di aver ringraziato Pioggia per avergli spezzato il cuore. Il morbido N.C., un muffin umano, stermina i cattivi senza fatica, spegnendo la luce e sparando a qualunque cosa in movimento in modo da non sudare e non prendere freddo. Salvato Kon con figheira appresso, il terrificante pavesino propende per il suicidio nella macchina del boss insieme a quest'ultimo, il solito panzone smidollato, intingendosi in un bicchiere di latte caldo.
Prodotto che sta al cinema d'azione come la Fratellanza Ariana al Bar Mitzvah. Era da "I Diafanoidi vengono da Marte" che un essere inconsistente non ammazzava così tante comparse armate di pistole accendisigari. Film che regala anche piccoli momenti di suspence, soprattutto quando la carotide del tenerone si gonfia al minimo segno di attività fisica. Premiata la versatilità del protagonista, capace, per l'ennesima volta, di interpretare "The Family Man" in un contesto che non c'entra nulla e insignito a furor di popolo del ruolo elitario di primo membro umano del Museo di Madame Tussauds. Un memento per Kon, tipico esempio di subdolo levantino, che, sfruttando l'ingenuità degli occidentali, ne esce incensurato e in compagnia della Tinì Cansino di turno.

Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale) 

10 - Alice in Wonderland

L'ha intitolata "Edward Mani di Forbice" e l'abbiamo potata. L'ha intitolata "Il Mistero di Sleepy Hollow" e l'abbiamo cavalcata. L'ha intitolata "La Fabbrica di Cioccolato" e l'abbiamo masticata. L'ha intitolata "Sweeney Todd" e l'abbiamo canticchiata. Ormai questa ricetta della creatività si rimescola nelle viscere dello spettatore come i fagioli con le cotiche, pronta per una violenta espulsione. Corriamo continuamente al cesso del ristorante, ma è sempre temporaneamente chiuso per le pulizie e torniamo a tavola con i crampi e il sudorino freddo. Riuscirà Tim Ciclostile Burton a farci buttar giù l'ennesimo cucchiaio di sbobba tenendoci incollati alla sedia senza subire il fascino indiscreto dell'immacolato candore delle ceramiche da profanare?
Alice d'Inghilterra è cresciuta e i tempi in cui si sfondava di crack con il Brucaliffo sono lontani. Papà è morto, ma ha lasciato alla famiglia un impero commerciale. La madre, strappona in pensione, pensa bene di consegnare tutto alla famiglia del socio del caro estinto facendo sposare la figlia minore al figlio di questi: un ripugnante individuo con alitosi, aerofagia, piede equino e prolasso rettale precoce. Dopo aver scoperto il cognato che controllava le tonsille di una serva, via lingua, all'insaputa della sorella, convinta di avere una vita perfetta, Alice sceglie di infilarsi volontariamente nella tana del Bianconiglio: una voragine posta sotto un albero rachitico (dove ho già visto un buco sotto un albero da cui escono esseri soprannaturali?). La ragazza cade per qualche centinaio di metri, ma invece di sfracellare le sue dolci membra contro la dura terra, plana miracolosamente in un giardino vittoriano con le siepi a forma di animale (dove ho già visto un giardino apparentemente selvaggio con siepi a forma di animale?).
Non c'è tempo per sorprendersi, perché Alice viene immediatamente contattata dall'Alleanza Ribelle (due coglioni con sti ribelli, sono ovunque, mai un reame tranquillo) che le spiega quanto segue: "nel giorno gioiglorioso dovrai uccidere il Ciciarampa grazie alla spada Bigralace". A giudicare da come si esprimono sono ben altre le spade di cui preoccuparsi. Le strapotenti forze della Regina Rossa dei Nani di Cuori, comandate dal Fante George McFly giungono per arrestare l'eroina (non la droga, ma Alice) con la potenza del Grafobrancio (essere mezzo iena e mezzo felinide nutrito a europatate OGM), il quale ferisce Alice e perde l'occhio di vetro per opera di un ghiro con gli occhiali da sole. La ragazza fugge e incontra il cappellaio matto Depp, capo segreto delle armate della Regina Bianca delle Polveri Euforiche, che la nasconde a scapito della sua libertà (ma dove ho già visto quel cappello a cilindro e quel sorriso ebete?). Alice si sente in colpa e decide, dall'alto della sua minuscola statura, di fare irruzione al castello per liberare il cappellaio.
Il Bianconiglio le fornisce un pezzo di torta alla marijuana e lei diventa immediatamente una gigantessa nonché la favorita della Regina dei Nani di Cuori, spacciandosi per tale Em. Mentre il cappellaio fabbrica cappelli (primo momento sensato della prima ora di proiezione), giusto il tempo di attizzare gli ormoni del Fante MacFly, restituire l'occhio di vetro al Grafobrancio (e farsi curare dallo stesso la ferita) e la ragazza si impossessa della spada Bigralace. Il ghiro, geloso degli sguardi languidi di Alice al cappellaio, svela l'identità della ragazza agli sgherri della Regina Rossa che, circondatala, devono soccombere all'impeto del grato Grafobrancio (ormai il vero protagonista della storia erroneamente incentrata sulla sciacquetta britannica). La biondina fugge dalla Regina Bianca che le dona dimensioni umane e le confessa che lei sarà la sua paladina nella prossima battaglia tra Regine. Alice nicchia e la bianca dama le dice che non è obbligata, ma se rifiuta sarà un'ecatombe (giusto per non metterle pressione e lasciarla scegliere lucidamente).
Dopo che il cappellaio ha svelato le falsità di corte alla Regina Rossa, scampando un'esecuzione con la complicità dello Stregatto, la nanerottola imbufalita muove guerra alla sorella minore. Guerrieri carta da gioco contro guerrieri pezzi degli scacchi, cappellaio Depp (dove ho già visto uno in gilet che manovra lame vorticosamente e fa vittime cantando?) contro Fante McFly, Alice d'Inghilterra contro Ciciarampa (un drago: tutto sto casino per un rettile alato con in cervello grosso come una noce!). Tre set a zero. Gioco, partita, incontro. Alice stacca la testa alla bestia, le polveri bianche vincono contro i globuli rossi e la Regina dei Nani di Cuori viene condannata all'esilio perenne ammanettata al Fante George McFly, cosicché si possa consumare il loro "delfino". Alice, dopo un'ultima tirata con il cappellaio, ritorna nel mondo reale, schifa il potenziale marito e diventa corrispondente commerciale oppiacei dal Sudest Asiatico per l'azienda di famiglia.
Epopea "stupefacente" per suggestione, ma estenuante per durata: un po' come se in "Rocco Invades Poland" si fossero utilizzate pomate ritardanti. Pellicola finita immediatamente nella lista dei film da non proiettare in aereo (insieme a Airport 747, Snake on a Plane, Flightplan), in quanto causa repentine conversioni all'islam radicale, dirottamenti e schianti contro edifici densamente abitati. Inutile per qualsiasi finalità, proprio come i rilievi zigrinati sui preservativi finisce più per danneggiare i membri interni che sollazzare gli esterni. Burton cerca di farci credere di avere ancora qualche idea originale, ma fa la figura della prostituta di stanza al porto quando sostiene l'integrità del suo imene. Di particolare pregio l'interpretazione della Bonham Carter nei momenti in cui non è in scena.

Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale) 

09 - Il Quarto Tipo

Protezione Civile, Esercito, Marina e Aeronautica sono già state mobilitate. Il Presidente della Repubblica ha già indossato il pannolone e la dentiera per i grandi incontri di Stato. Le vendite di Tena Pants sono alle stelle. Non si trovano più antiemetici e astringenti nelle farmacie. E' giunto il momento dell'agognata riscossa. Dopo l'esplosione degli Ittiti negli anni '80, proprietari persino di un marchio tecnologico (ITT), potrà un film, girato con le terga, basato su fonti aleatorie, rilanciare la cultura sumera nel mondo e permetterle di occupare il posto che le compete tra le grandi paranoie del genere umano? Ma soprattutto ci sarà ancora qualche sumero vivo dopo di esso e in grado di apprezzare l'ennesimo sforzo operato dalla fabbrica dei sogni?
L'avvenente Milla Pizzi Jovovich apre la pellicola facendoci capire che, al fine di essere presa sul serio come attrice, cercherà di interpretare al meglio un cesso di psicologa, la Dott.ssa Abigail Tyler. La strizzacervelli vive in Alaska, nella cittadina di nome Nome (gran nome, un po' come chiamare Cane un cane), dove la densità di sparizioni e suicidi è tripla rispetto al resto dello Stato (contando che il film è stato girato nei rari mesi di luce e che la cittadina si trova in un fiordo e vede il sole mezz'ora al giorno, non darei molto peso alle statistiche). La donna, fresca vedova, prosegue gli studi del marito sulla strana insonnia che colpisce parte della popolazione (probabilmente quella che ha rapporti con lei), ma non disdegna qualche seduta di ipnosi per cercare di ricordare, senza successo, chi abbia sventrato il marito nel talamo nuziale mentre stavano copulando (tecnicamente l'erezione grazie al rigor mortis è ancora in corso, pertanto siamo di fronte a qualcosa di ben superiore al tantra). Avvalendosi anch'essa del metodo "pendolino e sonnellino", Abigail scopre che a causare i problemi di sonno è un gufo, al nominare il quale un paziente da di matto e le scassa l'ufficio.
La notte seguente la Dott.ssa viene contattata dallo sceriffo August Alaskan Ranger, poiché quel poveraccio terrorizzato dal gufo ha sequestrato la famiglia, ha ammazzato tutti e si è suicidato. Senza mezzi termini, l'uomo cerca di responsabilizzare la donna, affibbiandole accuse a caso, e lei, con finezza, gli rinfaccia che in tre anni non ha risolto un caso uno (la media impeccabile di Roscoe P. Coltraine, Enos e Cletus è in gravissimo pericolo). Sebbene intimata a non proseguire gli studi sul sonno, Abigail insiste nelle sedute ipnotiche con l'aiuto del collega Abel De Niro der Tufello, sollecitata dalle esplicite richieste di una coppia: lei ferma agli anni '60 e lui ex spacciatore portoricano che vive nella neve in camicia a maniche corte e canotta. Durante la dormita, l'uomo rivela che il gufo non è un gufo, ma un ufo (i Sumeri, zitti zitti si sono già fischiati la "g") che rapisce la gente; poi farfuglia frasi sconnesse, si sveglia e vomita nel cestino della carta (a tutt'oggi il vomito è ancora nel cestino a deodorare lo studio della Dott.ssa). Usciti i coniugi Satana, l'attenzione viene attirata dalla segretaria addetta alle sbobinature delle registrazioni della donna.
Il nastro, inavvertitamente lasciato aperto di notte, dimostra che la donna è stata vittima a sua volta di rapimento e che una voce gutturale emana vocalizzi incomprensibili durante i sequestri (probabilmente conati causati dall'impatto ravvicinato con il viso Richard Ginori dell'orrenda psicologa). Appoggiandosi alle deduzioni del marito, la donna contatta il Prof. Olowacomecavolosichiama (ha un nome africano impronunciabile fatto di vocali e consonanti a caso, ma ha il fisico tipico dell'evoluzione di Willis Jackson, perciò così lo chiameremo da qui in poi), esperto di lingue antiche, il quale conferma che i vocalizzi sono espressioni in sumero che invitano la donna a fermarsi lì con lo studio: te lo dice lo sceriffo nazifascista, te lo dice il rajà della Sumeria durante il tuo stesso sequestro, vuoi dar loro retta? No, la carcassa umanoide avanza come una panzerdivisionen in Belgio e si tira dietro Abel e Willis. Contattati dalla coppia, tentano di ipnotizzare nuovamente l'ex narcotrafficante filmando, come consueto, la seduta. L'uomo si fa una levitazione di un metro sopra le coperte (scuola Dana Barrett), si autofrantuma la spina dorsale e lancia proclami in sumero planando per la stanza da letto (naturalmente la pellicola non si imprime).
August Alaskan Ranger non crede alle farneticazioni della donna e l'accusa di aver reso paralitico il povero paziente. Grazie alla mediazione di Abel, Abigail viene confinata a casa sua piantonata e registrata. Proprio quella notte riceve la visita di Gozer, Zuul, il Mastro di Chiavi e il Guardia di Porta che, dopo il consueto sproloquio in lingua originale, rapiscono la figlia minore cieca della Dott.ssa e folgorano le retine dello sbirro di guardia. Manco a dirlo la pellicola non si imprime. La donna, vistasi portar via da August anche il figlio, decide di farsi ipnotizzare da Abel per mettersi in contatto con i Sumeri: dopo aver descritto il rapimento e gli esami subiti (per maggiori dettagli vedere South Park Serie 01Episodio 01"Cartman si becca una sonda anale"), il corpo inizia a contorcersi e un lungo dialogo in sumero con i sottotitoli in Assiro ci svela la tremenda verità: "Sono Dio e tua figlia me a tengo io". Sticazzi. Abigail, Abel e Willis vengono rapiti e al risveglio, in ospedale, è solo lei a non negare l'avvenimento. Naturalmente la pellicola...mi sono rotto le scatole di scriverlo.
Pellicola purtroppo ben impressa, unica dell'intera proiezione, ma determinante per divenire immediatamente immunodepressi e ammalarsi di scabbia verminaria. Inquietante, soprattuto per l'imminente arrivo dei Sumeri privi di permesso di soggiorno e affamati di posti di lavoro da rubare ai nostri giovani, quando non li prelevano e sodomizzano con strani apparecchi di metallo. Il punto di non ritorno per la bella Milla che, dopo questa interpretazione, dovrà ripercorrere la scala della carriera dalla fase "giù a pecorina in favore del produttore". Da segnalare i finali alternativi: per il Texas, in cui la parte di August è interpretata da Chuck Norris che prende a calci in culo i Sumeri, riporta la figlia ad Abigail e impicca Gozer a un albero con l'accusa di blasfemia; per la Cina, in cui il presidente di turno conclude un accordo commerciale vantaggioso per costruire le astronavi Sumere che, causa malfunzionamenti a catena, si schiantano sulla Casa Bianca in cui si stava insediando il primo presidente Sumero della storia degli Stati Uniti.

Sleep-o-Meter: 04 – Il Piccolo Buddha (Coma Etilico)

lunedì 10 maggio 2010

08 - The Code

Una domanda ricorre dai tempi di "Entrapment", quando la truffaldina industria dei sogni ha voluto farci credere che a Sean Connery tira ancora e che un ottantenne può tenere il ritmo di una indiavolata trentenne emulando le acrobazie irraggiungibili di "L'Importanza di Chiavarsi Ernesto": con quello che sta succedendo oggi nel nostro paese, nelle nostre aziende, nelle nostre case, nei nostri cessi, era davvero necessario un nuovo film sui ladri? La comunità WASP statunitense e il Partito Repubblicano non ringrazieranno mai abbastanza il visionario regista che ha riunito un negro, un russo e un ispanico per fargli gettare panico nelle strade di una città. Lo ringrazieremo anche noi, cancellando il marchio d'infamia sceso sul nostro cinema dopo "I Mitici: Colpo Gobbo a Milano"?
Il giovane Ladro Gabriel rapina commercianti di diamanti olandesi in metropolitana per sbarcare il lunario. A causa dei suoi metodi raffinati, urla grottesche e pistola spianata in mezzo alla folla, viene notato dall'altezzoso rapinatore Keith Mandela Freeman Ripley che cerca di assoldarlo per il colpo della vita. Gabriel resiste con forza all'assenza di spiegazioni e accetta. A questo punto, l'osservatore medio, se non si è addormentato o se non ha chiesto il rimborso, ha capito che Gabriel è in realtà un poliziotto di Miami (eh sì, perché gli ispanoamericani vivono tutti solo in Florida; a New York se chiedi a qualcuno dei Latin Kings non capisce di cosa si stia parlando), messo alle calcagna dell'inafferrabile ladro. Nel frattempo Keith è perseguitato dagli scagnozzi di un boss della mafia russa che lamenta il mancato saldo di un misterioso debito contratto dall'ex socio di Keith, tale Victor, morto ammazzato senza cadavere, arma del delitto e movente (quindi vi anticipo che è vivo e vegeto, l'avrebbe capito anche un ausiliario della sosta).
Il Ladro Gabriel, stanco di prendere mazzate dai russi per conto di un presunto morto, si incaponisce e comincia a stendere il piano della "rapa": obiettivo un caveau ultrasorvegliato di una gioielleria russa (aridaje) chiamata Romanov (uno sforzo creativo pari alle Dmoiselles d'Avignon di Picasso) in cui sono racchiuse due inestimabili uova fabergè. Mentre i due ladri svolgono sopralluoghi, mettono telecamere, ascoltano conversazioni telefoniche di altri (praticamente studiano per diventare procuratore), Gabriel incappa nella figlia di Victor: Alexandra, avvocato, la solita biondina sguardo di ghiaccio e genitali in fiamme, pronta a trombarsi anche il cane del vicino. Tra il chiuaua e Gabriel decide per il sesso infuocato con il secondo. Keith, che dalla morte del socio le fa da tutore e desidererebbe almeno un po' di sesso orale, se la prende con il giovane, il quale, abbozza e riciula. Dopo un incontro/scontro i due ladri vengono fatti prigionieri dal boss mafioso che, per essere sicuro del furto e del saldo debiti, rapisce la slava-ta e la utilizza come merce di scambio.
Non c'è più tempo, anche polizia, FBI, CIA, suffragette ed esercito della salvezza cominciano a mettere pressione. Si parte con il colpo e la tensione si taglia con il machete. I due segano un muro di cemento armato di quaranta centimetri, trapanano una porta blindata di acciaio e piombo di cinquanta, strisciano sotto gli infrarossi con una tavola a rotelle da meccanico di borgata senza che gli idioti della sorveglianza, tutti russi, si accorgano di nulla (durante il turno di notte si pappano addirittura una torta alla panna: unica cosa buona del film, la torta). Arrivati al cuore del tesoro, scoprendo che la gioielleria Romanov è una copertura per il traffico di tesori dalla Russia (ma esiste un russo onesto e intelligente nel mondo secondo gli americani?), Gabriel si svela a Keith (mentre lo scroto del pubblico maschile si svelle e i testicoli rotolano per la sala in ordine sparso): vuole le uova per liberare la bella Alexandra di cui è innamorato. Cosa tira più di un carro di buoi secondo la saggezza popolare? Superate le ineffabili guardie armate e avvisata la polizia, il ladro sbirro corre dal mafioso e porta a termine lo scambio con la ragazza, la quale, grata, lo insulta e se ne va.
Quando i colleghi di Gabriel arrivano nel caveau è troppo tardi. Il furbo Keith, prima di essere arrestato, si è lavorato i finti gioiellieri e, in cambio della libertà, ha svelato l'arrivo degli sbirri permettendo ai Romanov di far sparire la refurtiva. Gabriel, cornuto e mazziato, ha mandato alle ortiche tutta l'indagine per pochi minuti d'amore: il boss mafioso, infatti, si rivela essere niente glande di meno che Victor il quale, in combutta con Keith e Alexandra, ha fatto fesso il povero infiltrato. Mentre i due vecchi marpioni volano verso un paradiso tropicale con le uova da quaranta milioni di dollari, alla faccia della crisi, il povero Gabriel, cacciato con ignominia dal lavoro (primo barlume di genio in un monnezzaio di ovvietà), viene raggiunto dalla bella Alex, radiata dall'albo degli avvocati dopo aver tirato fuori un negro di prigione, che gli confessa il suo amore a colpi di vodka. Gabriel, già alcolizzato per disperazione, sorride amaramente e si ricorda che come attore può copulare finché vuole, ma dopo “Philadelphia” rimarrà per sempre il dolce efebico Miguel Alvarez.
Film di sicuro impatto, quello che dovrebbe subire il regista a lanciato con una Lamborghini contro una portaerei. Talmente brutto che persino i doppiatori storici dei protagonisti si sono rifiutati di prestare la propria voce imbruttendolo ulteriormente: un po' come chiedere a Rita Levi Montalcini di prestare l'ugola a Brigitta Bulgari. Munirsi di sacchetto di carta qualora il cinema non lo fornisse. Non si assisteva a tanto accanimento contro un popolo ex sovietico da "Ursus il Terrore dei Kirghisi". Nessun commento può salvare gli olandesi che vanno in metropolitana con diamanti in tasca e migliaia di dollari in valigia: carne da cannone per tutti i rom di New York. Una pellicola che, fosse uscita negli anni '80, avrebbe cambiato il destino del mondo, poiché nel constatare l'imbecillità congenita dei poliziotti, unici veri americani in azione in tutto il film, anche Ronald Reagan sarebbe certamente diventato comunista. Purtroppo è uscita nel 2009, ma non ha perso in potenziale rivoluzionario, almeno per ciò che concerne il campo di sonniferi e lassativi.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

07 - Paranormal Activity (Original Version)

Era da "The Blair Witch Project" che il mal di mare non pervadeva le sale; era da "L'Esorcista" che vomito e feci non profumavano il corso delle proiezioni; era da "Dra...Cula" che un protagonista non infilava una serie di errori talmente madornali da finire nelle fauci della Bestia; era da "Alle Hawaii lo Prendi e lo Dai" che una strappona tettuta non conquistava la scena miagolando fastidiosamente dopo una possessione; riuscirà questo capolavoro a basso costo a farci uscire dal cinema verdi come un Visitor durante la tempesta perfetta mentre scende nel maelstrom a bordo del titanic?
In una ridente cittadina americana vivono gli innamoratissimi Micah e Katie. Come tutte le famiglie medie americane dei film, entrambi non fanno una mazza, spendono soldi a palate per acquistare tecnologia, si sollazzano e vivono comodamente in una villetta di cinquecento metri quadrati con giardino e piscina. Cosa volere di più dalla vita? Una telecamera professionale! Il buon texano dalle palle di ghiaccio acquista una cinepresa per riprendere sé e la moglie mentre dormono. Eccitanti come una boccetta di Hen, le prime notti scorrono con le due salme sotto le lenzuola che si sorprendono dei rumori provenienti dalla casa. Il nostro eroe scende impavido al piano di sotto ogni volta, mentre la simpaticissima consorte ripete "Oh my God" priva di credibilità, e scopre con sorpresa di tutti che la macchina per il ghiaccio fa il ghiaccio, che ci sono delle pantegane nel tramezzo e che le porte cigolano. "Me cojoni", esclamerebbe Bombolo.
Occorre l'aiuto di un esperto. Katie convoca d'urgenza il Mago di Segrate che, esaminato il luogo, svela un'infestazione a opera della macchina per il ghiaccio e spiega la sottile differenza tra fantasmi e demoni: afferma, ahilui, di sapersi occupare solo dei primi, poiché nel migliore dei casi perseguitano, ma non sbudellano. Dopo aver elencato il decalogo delle cose da non fare, il Mago si dà alla macchia lasciando il recapito di tale Professor Abrahams, Abrahams & Zucker, esperto demonologo a tempo perso produttore di film demenziali. Il prode Micah sostiene di voler continuare nella sua indagine e di non aver bisogno del luminare, d'altronde lui si occupa di commercio su internet e ha tutte le competenze necessarie per gestire un demone in casa. Un po' il Lapo Elkann del South Side. Preso il decalogo lo segue alla lettera e fa tutto ciò che non sarebbe da fare con lo scopo di provocare lo spirito indemoniato e far perdere il sonno alla moglie: tanto non fanno nulla durante il giorno, a che pro dormire la notte?
Seguono nottate di panico in cui le porte sbattono, il lampadario oscilla, si sentono passi in corridoio, Katie sonnambula erra per il giardino in mutande, il momento più terrificante della prima ora, il demone fa su e giù dalla soffitta, pippa la cocaina sparsa in corridoio per rilevarne le impronte, lascia foto bruciacchiate della donna da piccola e si chiude in silenzio stampa nonostante un tentativo di intervista. Micah filma tutto e suona il blues: un vero eroe americano. Lui ce l'ha duro e i demoni gli fanno una pippa, perciò decide di acquistare una tavoletta oui-ja e giocarci a "Paroliere" con Belzebù. Il demone perde ripetutamente anche a Scarabeo e non sopportando la sconfitta fa scoppiare una tempesta tropicale in salotto e da fuoco alla tavoletta e a un tavolino Luigi XV di una zia ricca di Micah. Per l'uomo è troppo: non basta il fatto che la partner è intrombabile al quadrato da diverse settimane per mancanza di sonno, si aggiunge anche la devastazione della villetta.
Urge il demonologo, ma è impegnato in un pignoramento assieme al Conte Mascetti e a Provolino. La Bestia si fa più aggressiva, si avvicina al letto e solo le orribili gambe di Katie la tengono lontana. Micah, per tranquillizzare la consorte le fa vedere le immagini di un esorcismo dove una vittima di possessione si stacca un braccio a morsi. La ragazza apprezza e decide di andare in vacanza con il demone in soffitta, ma Micah ci mette una pezza grazie alle sue doti di atleta. Viene richiamato il Mago di Segrate, ma scappa dopo un paio di minuti promettendo aiuti: sicuro candidato al Congresso. Micah, come la polizia, si incazza e dopo aver bruciato un crocefisso della moglie, ultimo baluardo tra lui e una morte atroce, si prepara con onore a essere immolato per la causa. L'ultima notte è Katie, dopo essere stata posseduta (che stomaco questo demone), a squartare il marito prima di sedersi in camera da letto ad ascoltare un po' di black metal in attesa che la consueta puntata di Cops la renda protagonista immortale del palinsesto americano.
Film sentimentalmente elevato in cui è buona la progressione empatica con il vero protagonista: il demone. Tra i tre coinquilini certamente i due umani erano di troppo. Non è facile vivere in soffitta e dover tollerare una quarantenne che fa la studentessa di spagnolo, soffre di un meteorismo tale da spostare porte, lampadari e lenzuola, demoni e un idiota che si filma anche quando è al cesso: per questo c'è il Grande Fratello. La risposta cinematografica alla domanda: c'è limite al peggio? No, tanto è vero che il già pessimo finale è stato sostituito con uno assolutamente indegno, privo solo di alieni, ribelli e nazisti per essere in linea perfetta con la cricca spielberghiana. Un po' come scegliere tra Ogino-Knaus e Coitum Interruptus: c'è il 90% di probabilità di chiuderla in lacrime. Pellicola piuttosto deludente; come per "Zorro, The Gay Blade" alla fine si esce dalla sala cinematografica con la sensazione di averlo preso in posizioni scomode.

Sleep-o-Meter: 03 – La Tragedia di un Uomo Ridicolo (Sonno Paradosso)

06 - Hardwired

Può un film di fantascienza, ambientato nel futuro prossimo e interpretato da due tra gli attori peggio visti del panorama cinematografico mondiale, al secolo Cuba Gooding Jr. e Val Kilmer, avere la benché minima probabilità di essere preso sul serio e distribuito in ogni angolo del pianeta senza avere effetti sconvolgenti sulla carriera di chiunque vi abbia partecipato?
Hardwired è la risposta orrenda a questo e altri innumerevoli quesiti, tipo il perché dei suicidi di massa tra adolescenti in Giappone o quello della migrazione verso riva dei giovani capodogli.
Negli Stati Uniti del XXI secolo (e già il film è datato in quanto ambientato in un futuro prossimo incredibilmente passato) una grande crisi finanziaria (ma dai? nuovo!) ha messo in ginocchio il paese che si sta risollevando grazie alle manovre sporche delle corporazioni, che riempiono con i loro loghi terre e cieli (mmh, mi ricorda vagamente Equilibrium). Tra grattacieli oscuri e corporativi in divisa (mmmh, mi ricorda vagamente Blade Runner), l'ex palombaro chitarrista afroamericano, nonché membro delle forze speciali in congedo (mmmh, mi ricorda vagamente Commando), Luke Gibson sta accompagnando la giovane moglie incinta Veronica al gran galà della pubblicità, quando la loro berlina cesso viene speronata da un SUV il cui autista si da alla macchia. Il poveraccio, vedovo in tempo reale, viene portato di corsa all'Ospedale della Sacra Vergine dei Bianchi e forse dei Gialli dove, causa la mancanza dell'assicurazione, viene gettato in corsia a macerare dal neurochirurgo cinese con la barba più finta della storia del cinema (mmmmh, mi ricorda E.R.).
Le Hope Industries, nella persona di Virgil Kirkill, mezzobusto dalla pettinatura improponibile e dall'occhiale anni settanta, si offrono di pagare le cure in cambio dell'installazione di un microchip nella testa del malcapitato e la sorella accetta frettolosamente, in quanto il suo stipendio da spacciatrice di crack non le permetterebbe di mantenere un vegetale in casa, piante di marijuana escluse naturalmente (mmmmmh, mi ricorda Timer). Il chip spara pubblicità olografica a tutte le ore e l'unica facoltà di Luke, orfano anche della memoria, è comprare le cose che vengono pubblicizzate al fine di far smettere le apparizioni: un orologio patacca con previsore emorroidario, del "barbon" whiskey (nel senso che piace solo ai barboni) e delle gomme da masticare alla fragola. Piccolo problema: se al centoventesimo spot in tre minuti il tipo sclera e diventa violento o, peggio, fa domande, il chip gli fa esplodere la testa (mmmmmh, mi ricorda L'Implacabile).
Luke, invece di usare la Forza, sceglie di spaccare la faccia al neurochirurgo, ma viene intercettato dagli sbirri corrotti (ma pensa, chi avrebbe mai detto che la corporazione controllasse la polizia). Fortuna vuole che l'Alleanza Ribelle di Sunset Boulevard, nelle persone di Red (punk femmina coi capelli tinti di rosso) e suo fratello Blue (indovinate di che colore ha i capelli?), riesca a inserirsi nel chip e a condurre il protagonista nel covo sindacale tugurio dove il temibile hacker Keyboard (già che c'erano potevano chiamarlo Hacker), uno Stephen Hawking senza sedia parlante, suo padre e alcuni pesci rossi dirigono i sabotaggi alla corporazione (mmmmmmh, mi ricorda Johnny Mnemonic). Nel frattempo Virgil, sempre più infoiato dall'esito nefasto dell'esperimento numero 660, assolda un ex commilitone di Luke per fargli la festa.
L'Alleanza, dopo aver registrato su Facebook il profilo di Luke e avergli regalato qualche foto della moglie gravida, lo manda allo sbaraglio a indagare: da chi partire? Ma dall'attore che gira lo spot dell'orologio, chi sennò! Le emozioni e gli inseguimenti montano come Panda in calore (quindi non montano mai) e il nostro protagonista si affanna verso l'appartamento dell'ex compagno d'armi che si rivela colui che, ai tempi della guerra in Kekkazzistan, aveva intessuto il traffico clandestino di armi che Luke aveva sbaragliato (mmmmmmmh, mi ricorda Arma Letale). Proprio dopo averlo frollato di cazzotti, il fuggiasco viene catturato dalla corporazione, che assassina il trafficante d'armi e ripulisce la scena. L'Alleanza ha perso l'unico scroto in circolazione insieme alle speranze di vittoria e comincia a raccattare armi e bagagli sentendo prossima la sconfitta: come spostare il mitico Keyboard e il suo letto modello grandi degenti?
Luke, imprigionato nel grattacielo Hope, futura sede della Regione Lombardia, si lascia scappare l'ubicazione del covo alla semplice domanda "dov'è?". Volontà d'acciaio, degna di un ex marines. Il papà di Keyboard consegna a Red e Blue i programmi del figlio per entrare nei chip e decide di suicidarsi con il suo ragazzo, che dalla faccia non sembra molto convinto pur non potendo protestare: maledetta sedia parlante assente! Le forze corporative fanno irruzione nel covo e si assiste alla struggente scena del padre mitragliato che stacca il respiratore al figlio cadendo come un sacco di escrementi (mmmmmmmmh, mi ricorda L'Aereo Più Pazzo del Mondo). I due punk, intrufolatisi nel chip di Luke, lo guidano verso il malvagio Virgil totalizzando un numero di morti soddisfacente per l'accesso al mostro finale, che viene sconfitto con una squallida revolverata in testa (degna di nota la scena in cui Luke sgattaiola tra le guardie che si sparano tra loro; mmmmmmmmmh, mi ricorda Shoot'em Up). Il film si conclude con Red, Blue e Luke che si involano verso altri lidi minacciando il Sig. Hope, proprietario delle industrie omonime nonché androide modello Bishop (mmmmmmmmmmh, mi ricorda Alien), ma soprattutto il pubblico per un seguito che mai speriamo vi sia.
Pellicola costruita da un dodicenne nella pausa tra una masturbazione e l'altra mettendo insieme il peggio prodotto da diversi film di cassetta o presunti tali. Progetto fallito in partenza: un po' come un bordello gestito dalle Suore Orsoline. Difetto principale dell'opera il prendersi troppo sul serio, anche dopo aver scritturato i protagonisti, accompagnandosi a una lenta e inesorabile prevedibilità. Degno avversario di Activia Frutta Cotta nel produrre un movimento intestinale alla nonna della Marcuzzi, al suo fianco anche la Santa Messa della domenica avrebbe una trama thriller con sprazzi di mistero della fede. Fede: proprio quello che ci vuole per arrivare alla fine senza desiderare una vasectomia e l'estinzione volontaria del genere umano.

Sleep-o-Meter: 05 – Il The nel Deserto (Coma Farmacologico)

05 - Parnassus

Se qualcuno avesse avuto il minimo dubbio sul valore profetico di "Team America" nel contrapporsi alla lobby hollywoodiana, se qualcuno avesse avuto il minimo dubbio sul fatto di poter distinguere un attore da un essere prevalentemente stupido che riproduce versi articolati e nella scala evolutiva si colloca a ragione tra il Pappagallo Ara e il Merlo Indiano, se qualcuno avesse ancora la convinzione che basti un cast di eccezione a fare un grande prodotto, questo film sarà la conferma che l'ipotensione ortostatica può essere un'ottima via di fuga dalle delusioni?
L'ineffabile Dott. Parnassus vaga con il suo zingaresco carrozzone, composto da MiniMe, il Mago Casanova e la Vulcanica Valentina (abbreviato Vul.Va.), figlia del dottore, raccontando storie improbabili a torme di ubriachi, cioè l'intero popolo inglese dopo le 17.00 a eccezione di quelli ricoverati in ospedale. Lo spettacolo ha talmente successo che i protagonisti non mangiano da svariati giorni, ma il popolo bue non sa cosa realmente si celi dietro quello sgangherato teatrino. Infatti, il vecchierel canuto e bianco ha ottenuto il potere di realizzare i desideri e le fantasie degli avventori attraverso uno specchio di scena, grazie a un patto scellerato con Rockerduck (per l'occasione interpretato dal Diavolo).
Parnassus, secoli prima, era il Fra' Cionfoli Tibetano de noantri, un uomo di puro spirito e chitarra impegnato, con i suoi zozzissimi accoliti, a ripetere ossessivamente vaccate per sostenere l'universo (filosoficamente non fa una grinza, lo sappiamo che il nostro mondo si regge sulle cagate e che in futuro verrà salvato dall'autismo); poi, irretito dal vile Dimonio ha optato per una vita di scommesse d'anime, scelleratezze, sesso e ammore promettendo al Satanasso i destini della prima figlia natagli dal rapporto con una bella maialona. Dopo l'ennesimo fiasco, la combriccola si dirige alla periferia cittadina, ma sotto un ponte trova impiccato il bel tenebroso Tony, fondatore di associazioni di beneficenza a scopo di fatturato. Salvato l'uomo da morte certa, grazie anche al fatto che questi aveva un flauto traverso in gola, nello scetticismo di MiniMe e Casanova, Vul.Va. comincia a interessarsene e a renderlo parte dello spettacolo, mentre lo spettatore non capisce se sia un premio o un insulto.
Tony rivoluziona il prodotto in stile anni '80 (che è già un progresso a fronte del barocco precedente), nella speranza di riuscire a truffare le vecchie babbione della borghesia londinese. Grazie a una di esse finisce accidentalmente nello specchio e scopre il potere di Parnassus. Il Dottore, distratto dalle sue beghe con Satana e sempre più spesso in trasferta a Paperopoli, non si accorge dell'inghippo e soprassiede, in virtù degli incassi stratosferici in termini di soldi e anime che il bellimbusto garantisce. Qui ciò che rappresenta una trama si ferma e lo spazio si confonde in un caleidoscopio di idiozia: Heath Ledger (Tony originale) lascia spazio a Johnny Depp che scimmiotta Heath Ledger, che a sua volta lascia spazio a Jude Law che scimmiotta Johnny Depp che scimmiotta Heath Ledger, che a sua volta lascia spazio a Heath Ledger che scimmiotta Jude Law che scimmiotta Johnny Depp che scimmiotta Heath Ledger.
Vul.Va., messa al corrente del suo destino dal padre, se ne va incazzata come una bestia con l'unico intento di perdere l'imene via baccello di Tony, mentre il Mago Casanova, innamorato della pulzella sedicenne, si strugge e MiniMe decide di andare a girare il quarto capitolo di Austin Powers. Parnassus dichiara la resa, ma Rockerduck non ci sta. Con chi perde se Zio Paperone molla botta? Tutta l'anima di Vul.Va. in cambio di quella di Tony, che scorrazza libero per lo specchio inseguito dai creditori e da Casanova. Nuova pausa: chi è Tony? Niente sciolta di meno che Colin Farrell che scimmiotta Heath Ledger che scimmiotta Jude Law che scimmiotta Johnny Depp che scimmiotta Heath Ledger. In un botta e risposta di impiccagioni e inseguimenti degni di una comica di Benny Hill, sebbene si senta nettamente la mancanza del vecchietto pelato e sdentato e del classico accompagnamento sonoro "Yakety Sax", tutti i personaggi finiscono per tornare al punto di partenza a eccezione di Vul.Va. che ha copulato con Casanova e ha messo al mondo ingiuriosa albionica prole (chissà quale trucco le avrà mostrato, probabilmente quello del birillo).
Opera surreale e grottesca, molto meno divertente di una partita a Monopoli, poiché alla fine si passa dal via e non ti rimborsano il biglietto, e degna del ben più celebre "Maciste contro i Mongoli", solo che in questo caso i mongoli sono tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione. Profetica per il destino del povero Ledger che dopo essersi visto impiccato più e più volte, avrà pensato che se non gliela avevano tirata con quel soggetto orrendo, sarebbe diventato immortale: purtroppo sappiamo come è andata a finire. Pellicola socialmente utile a capire perché gli inglesi si entusiasmano alla prospettiva di passare due settimane d'Agosto in vacanza in una qualsiasi città della Toscana. Se durante la proiezione l'organo genitale maschile dovesse allungarsi, invito il pubblico di entrambi i sessi a non lasciarsi andare a facili entusiasmi. Al 99% si tratta di un prolasso causato dal vuoto assoluto di dialoghi e sviluppi, nel restante 1% è la classica erezione involontaria mattutina che hanno anche gli anziani dopo un buon sonno.

Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte) 

04 - Dorian Gray

Ci hanno provato nel 1945, ma la nomination all'Oscar di Angela Lansbury (alias Jessica Fletcher...e ci lamentiamo che è andato male? Dove passa la vecchia non cresce più l'erba) e due atomiche non sono bastate; ci hanno provato nel 2004, ma il cast improvvisato è stato notato anche dall'Associazione Non Vedenti; ci hanno provato nel 2006, ma il Festival del Cinema di Cardiff ha affossato la pellicola prima che uscisse nelle sale (e se si è rifiutato di vederla un Gallese con tutto quello che vede ogni giorno fuori dalla finestra, deve essere veramente brutto); quello che ormai è un appuntamento con la morte del cinema rinnova gli smalti e i profumi per la fine del 2009. Riuscirà a mantenere invariato il palmares?
Inghilterra, fine età Vittoriana. L'allampanato e ingenuo giovinastro Dorian, rampollo dei Gray, dopo aver litigato con Paul, John, George e Ringo, lascia i Beatles per ritornare alla casa natia in seguito alla morte del padre, nobiluomo londinese con l'hobby della violenza sui minori, non prima di essere passato dall'Australia per rubare il berretto di Angus Young degli AC/DC. Dopo anni di legnate e ingroppate alla scuola dei preti (sai che novità), dopo essere stato scippato dai dei mocciosi alla stazione, dopo che un cane gli pisciato sui pantaloni nuovi, il ragazzo è quantomeno imbranato dall'imbarazzo, un po' la versione sfigata di Pippo della Disney. Tuttavia, senza nemmeno poter proferire verbo sulle proprie preferenze sessuali, il giovine è immediatamente preda degli amici di papà: un pittore gay, Basil l'investigatopo, e un gentiluomo cinico e scopatore, Lord Henry Wotton, un nome una garanzia di morbidezza.
Mentre Basil lo ritrae su tela con tutta la perizia tipica dei roditori, Henry, grazie alla sua visione equilibrata della vita, lo porta sulla strada maestra di ogni uomo con gli attributi pelosi: alcool, droga e sesso, tanto sesso, ancora più sesso (come disse una volta Iva Zanicchi ospite di Giucas Casella su RaiUno alle 15.30 della domenica; e poi rompono le scatole a Rocco e alle patatine). Il ritratto è quasi pronto, quando Lord Henry pone la fatidica domanda e Dorian risponde affermativamente: vuoi tutto subito dando un po' l'orifizio al Demonio? Giusto il tempo di deflorare e infornare una pagnotta nel ventre bianco e molliccio di un'attrice di periferia, Sybil Vane, e il patto con il demonio comincia a dare i suoi frutti. La donna si suicida, il fratello di lei viene internato in sanatorio, il teatrino chiuso: effetto della partecipazione della Lansbury alla pellicola del 1945. Dorian è libero dai sensi di colpa e quelli che fanno capolino vengono annientati con litri di gin e chili di oppio. Insieme a Lord Henry frequenta tutti i centri massaggi cinesi dell'epoca facendo la vita dell'assorbente interno, al momento giusto entra e al momento giusto esce.
Finito di timbrare le prostitute della capitale, si passa a giovani, meno giovani, vecchie, salme, cariatidi, bistecche nel calorifero e buchi nei muri, preferibilmente vicino alla centrale termica, dell'alta società (in una serata si tromba la figlia, poi la madre davanti alla figlia nascosta, poi coglioneggia il padre fesso e marito becco delle due). L'uomo è all'apice della popolarità e mentre Lord Henry si gode le marchette di riflesso, Basil tenta di moralizzare quel che rimane del vecchio Dorian, il quale, dopo aver provato l'asino show, decide di passare a tutte le pratiche omo-erotiche, slinguandoselo avidamente davanti al maggiordomo. Ma il pittore è innamorato, di un amore puro (Ava come lava) e con uno sguardo degno di Natalie mentre pippa con Marrazzo riesce a strappare all'antico bambascione il terribile segreto. Preda dell'isterismo tipico delle checche innamorate e non corrisposte, Basil cerca di distruggere la sua creatura, ma Dorian lo accoltella con uno specchio rotto (e anche qui se vogliamo vedere l'influsso della vecchia babbiona scrittrice di gialli...), lo fa a pezzi, lo carica in un baule e lo getta nel Tamigi, ormai prosciugato dalla montagna di cadaveri e melma depositati sul fondo.
Dorian, dopo il funerale della nutria, sceglie la fuga e chiede a Henry di partire con lui per il mondo (una meta abbordabile per tutte le tasche), ma questi rifiuta per l'imminente nascita della figlia, vista come una iattura sino alla notte precedente mentre una nera gli stava facendo un soffocone. Passano alcuni anni e le carrozze hanno lasciato spazio alle auto. Su un vecchio modello Fiat, Gray rientra alla casa paterna (e se ha viaggiato tutto il tempo in Fiat ci sono voluti anni per arrivare all'angolo dell'isolato). Il tempo e i vizi non lo hanno scalfito, tanto che anche il più idiota dei nobili londinesi, un Parker Bowles qualsiasi, si accorge che c'è qualcosa che non quadra. Un eterno ventenne non regge, ci ha provato Michael Jackson e va che fine che ha fatto. Unica a non notare differenze la figlia di Henry Wotton, un cesso alla turca appena passato con il Wc Net dopo che ha evacuato un tedesco, che freme di passione per Dorian nei rari momenti in cui non deve scappare a gambe levate dalle pistolettate del fratello della povera Sybil, uscito dal sanatorio e ansioso di esplorare nuove frontiere del sadismo.
Una sera di pioggia, dopo aver scaraventato l'inseguitore(...nel Tamigi? No, stavano dragando gli ultimi venti corpi) sotto un treno della metropolitana, Dorian, schifato anche dagli operai dello spurgo fognario, si rifugia tra le braccia della ragazza e viene squallidamente sgamato dal padre di lei. L'errore da dilettante viene pagato a caro prezzo: mai scopare la figlia a casa del papà, lo sanno anche Alvin e i Chipmunks, pena la persecuzione. Henry ha capito tutto e, alla vigilia della partenza per New York della coppia, decide di usare le grazie della figliola per distrarre il pingone e andare spaccare il ritratto liberando Londra da quella maledizione. In un finale convulso con effetti speciali che non si vedevano da The Untouchables, non prima di aver infranto anche l'ultimo e più importante imene, Dorian si suicida trafiggendo il quadro e liberando la sua anima corrotta, mentre la polizia londinese festeggia: rimangono da sconfiggere solo Jack lo Squartatore, il Professor Moriarty, Mr. Hyde e Dracula.
Film sicuro candidato all'Oscar della discarica municipale, in cui nulla è più godibile dei titoli di coda. Pregevole la scelta di un cast di semisconosciuti, accettazione dell'inevitabile ecatombe. Un delirio scopatorio che non si vedeva da "I peccati di Dorian Gray", film di nicchia apprezzato almeno dal pubblico di nicchia. Qui una nicchia potrebbe non bastare, soprattutto se Dorian ti acchiappa dal lato sbagliato. Piuttosto che spendere per questa pellicola, consigliamo di riscoprire i classici, come "L'Ultimo Tango Anale" e "Le Donne di Mandingo", almeno qui gli attori sono credibili.

Sleep-o-Meter: 04 – Il Piccolo Buddha (Coma Etilico)

03 - Jennifer's Body

Come diceva il Comandante Lassard in "Scuola di Polizia", 'che bello quando le mie reclute avevano tutte il loro bravo giacomino'. Qui i giacomini si alzano impettiti come le persone quando scatta l'inno nazionale, ma riusciranno a reggere l’urto di una che ha steso persino un enorme cyborg proveniente da un pianeta lontano?
Nella piccola cittadina di Devil's Kettle esiste una cascata che finisce in uno sciacquone naturale e molto probabilmente tutta la fetecchia del paesello finisce là dentro, considerato che la densità di gnocca raggiunge picchi inauditi (il bidet del paese è una biondina evidentemente imbruttita ad arte e l'obesità non è contemplata): il classico tran tran della provincia americana. A farla da padrona una straripante morettina con il cervello di una carpa di nome Jennifer, che dismessi i panni della cheerleader e trombati tutti i compagni di liceo, vuole fare il botto copulando con un intero gruppo musicale, tutte le reclute dell'accademia di polizia e un'alce. Durante il concerto dei Shoulder Low (nome mutuato da un cartello da strada provinciale, letteralmente il nostro Banchina Cedevole, puah; esattamente dove gli strimpellatori dovrebbero stazionare perennemente, cioè in fondo a un fosso) esplode un incendio da cui si salvano in pochi tra cui il gruppo (peccato), Jennifer e la sua bionda comare finto cesso, chiamata Nidi. I musicanti di Brema rapiscono la procace mora e si volatilizzano.
Più tardi, la biondina, scioccata dalla grigliata di carne umana, riceve una visita dall'amica che, ricoperta di sangue, sbrana un pollo arrosto freddo di frigorifero e vomita liquido nero addosso alla spaventata adolescente. L'indomani, come nulla fosse successo, riprende la vita. D'altronde, chi non riceve visite nel cuore della notte da parte dei propri amici vomitanti materia nera e divoranti la dispensa senza nemmeno un colpo di fornello? Nidi non fa domande e, quando le fa, riceve le solite risposte da tinca di Jennifer, la quale ha un certo languorino, ma non proprio fame, più voglia di qualcosa di buono. Invece di papparsi un cioccolatino, la moretta si pappa il line backer della squadra di football di fronte a tutta la Gang del Bosco, Bambi, Tamburellino, I Sette Nani e un rappresentante di scope di Treviso.
La cittadina è sconvolta, ma la polpa è finita. Rimangono solo asfittici adolescenti dall'occhio bovino e uno squallido dark. Jennifer parte all'attacco dell'emocoglione, mentre Nidi si deve accontentare dello sfigato che si tira dietro dalle scuole medie. Mentre una mangia voracemente l'intestino tenue dell'uomo nero versione leggera, l'altra vive un amplesso travagliato con il principe dei nerd. Ormai lo spettatore non ce la fa più con questo andazzo, ma la regista esce dall'effetto dell'eroina e pesca dal cilindro il momento dell'alzabandiera (sala riempita di adolescenti per quei minuti di slinguo lesbo tra le due amiche). Poi Jennifer confessa di essere un demone a causa di un rituale satanico messo in atto dal gruppo musicale nel bosco (chi non va in giro a suonare in bettole di provincia con tutto il kit per diventare "famosi come i Maroon 5 (cito testualmente)" grazie al Demoni?)
Nidi non può che tentare di arginare l'escalation demoniaca e si reca alla biblioteca scolastica dove, a parte il Malleus Maleficarum in edizione originale, ci sono tutti i testi di occultismo conosciuti dall'uomo, ivi compresi quelli che trattano la possessione demoniaca e come sconfiggere i demoni. Il ballo scolastico fa da preludio al tentativo di Jennifer di papparsi in un sol boccone Nidi e re dei nerd, ma l'accoppiata grazie a uno spray al peperoncino e il palo di un cartello stradale infligge una sconfitta al demone (non prima di essersi presi in faccia la seconda svomitazzata nera in neanche due ore di proiezione), che viene poi finito nel suo lettino a baldacchino rosa a colpi di taglierino (manca solo che vada al supermercatino a comprare i giochini per noi ragazzini). Nidi, morsa da Jennifer nella colluttazione come un cagnotto da un siluro, eredita i poteri demoniaci e, dopo essere evasa dal penitenziario in cui viene rinchiusa con l'accusa di strage (naturalmente accollano gli omicidi al cessetto: si può accusare di omicidio plurimo una che ha attizzato anche il Castello di riposo di Springfield?), stermina la band musicale causa di tutto il delirio.
Opera di spessore (circa 3/4 centimetri di diametro all'apice dell'erezione) in cui la trama è orpello superfluo a un fermo immagine sulla protagonista (Megan Fox è la prova vivente che la legge naturale è superiore a quella umana), arginabile solo da Mister Muscolo Idraulico Gel (niente di più denso spazza via l'ingorgo). Un film che entra e esce senza lasciare nulla, come una scopata con il preservativo. Un encomio al personaggio dello studente indiano in scambio culturale che, senza dire una battuta, si vede in due scene: il rogo nel bar, in cui gli arriva una trave incendiata in testa e sopravvive (potere di Visnù), e l'incontro con Jennifer dopo il rito satanico, in cui viene sbudellato come un agnello a Pasqua (potere di Kalì).

Sleep-o-Meter: 02 - La Luna (Sonno Ortodosso)

domenica 9 maggio 2010

02 - The Twilight Saga - New Moon

Può un'anemica, svenevole, apatica e frigida adolescente americana, interpretata da una trentenne anemica, svenevole, apatica e frigida attrice, farlo venire duro a tutti i mostri del circondario, compreso il Grinch? La fisiologia degli esseri semplici, legati ai bisogni eminentemente fisici, tende a superare la ripugnanza delle carni bianchicce, dei dialoghi scritti a capocchia (l’importante è che la frase “ti amo” ricorra ogni sette sillabe) e, a latere, della figura inquietante del padre sbirro che va in bagno con il fucile?
La bella Bella, ossimoro vivente dato l’aspetto da eroinomane, in attesa del suo passaggio allo stato vampiresco coltiva imperterrita le sue borse sotto gli occhi e un pallore tanto inconcludente quanto i suoi discorsi. Grazie a questi attributi, tipici dei caratteri dominanti, scompensa l'audace Edward che, ripresosi dalla sorpresa di aver incontrato qualcuno più insulso di lui e aver seccato un suo simile nell'episodio precedente, non regge più il deflusso di sangue al corpo cavernoso e decide, in compagnia della sua diamantata e abulica famiglia di succhiatori, di emigrare in luogo ignoto.
La povera ragazza non regge lo shock, sebbene sulle prima paia un’overdose, e cerca di farla finita più volte per trastullarsi con l'animaccia del vampirello centenario, che la perseguita salvifica come i venditori di "Lotta Comunista". A risollevarla dal fatto che tutta quella propensione al suicidio stava portando sulle gote un fastidioso rossore, il prode Jacob, testosteronico pellerossa all'aroma di cane bagnato, si rivela ben presto un licantropo carico di spermatozoi, voglia di uccidere e farsi la tipa assieme ai suoi compari in bermuda (davvero non si era capito che erano licantropi visto che vivono in pantalocini e a torso nudo in una foresta di conifere con 10 gradi in estate?).
Mentre il branco, sogno erotico di ogni omosessuale maschio dotato di ormoni, protegge l'afasica adolescente, i fantasmi del passato rincorrono Bella nella persona della vampira fashion Victoria's Secret, orfana del suo manico, abbattuto come un abbacchio a scottadito da Edward, e pronta alla vendetta. L'irritante ragazzina viene quasi affogata dopo essersi tuffata da soli 30 metri (passatempo per scolari nei territori del Nord Ovest) e il suo amante, convinto della dipartita, decide di recarsi alla Consulta dei Vampiri (i fantasiosissimi Volturi di Volterra che voltano per vie ricche di volte mettendo le dita nella 220 Volt e si pappano turisti americani in visita) per essere autorizzato al suicidio (cazzo, non bastava mangiare un paio di spaghi aglio e olio o andare al solarium?).
In un quarto d'ora Bella, rianimata con il Ciappi da Jacob, segue Alice di Telecom Italia Mobile, sorella veggente di Edward (e se vede con il segnale Telecom chissà cosa diamine vede), e si reca in Italia dove salva in extremis l'amato e riesce ad arrapare tutti i vampiri colà riuniti, donne comprese. Basta, la ragazza non sopporta più questa vita, insidiata da goblin, troll, leprecani e tarraschi (oltre a uno squallido umano che vomita durante i film d'azione), e decide di farsi trasformare dal suo Edward, ma Jacob, incontrato nella foresta, ricorda al vampiro che il patto di non belligeranza è che nessuno succhia nulla nel suo territorio. Soprattutto un uomo. Che Bella nasconda ulteriore sorpresa? Ce lo svelerà il prossimo episodio di questa interessantissima saga (o i magistrati che indagano sull'omicidio Brenda), in cui lo scontro tra licantropi e vampiri è privato della violenza, dell'atmosfera scura (si svolge sempre di giorno) e farcito di acrobazie e monologhi stucchevoli e melensi.
Film in cui l’unica trovata degna di nota è chiamare Bella ciò che degenera nella ripugnanza. Una carrellata di radiografie, tac e risonanze magnetiche avrebbe dato maggiore verve a una trama nata bolsa. Favoletta smielata che accontenta tutte le tendenze sessuali, sebbene priva dell’effetto Kulesov e quindi un po’ invisa alla comunità omo, tranne quelle dei Panda, destinati inesorabilmente all’estinzione, come l’intelligenza dei protagonisti. Praticamente, come togliere a "Via col Vento" pathos, dramma e buoni attori. Cosa resta? Una borsa. Sotto gli occhi, chiederete? No, in mezzo alle gambe e gonfia all'inverosimile.

Sleep-o-Meter: 06 - L'Assedio (Coma Profondo)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.