...Due Cuori e una Provetta!
Tutti i nodi vengono al pettine. Le bugie hanno le gambe corte. Pane panelle patate vugghiute fanno li fimmine tutte chiattute. T’amo pio bove; e mite un sentimento di vigore e pace al cor m’infondi. La saggezza popolare ha sempre fatto sfracelli almeno quanto la poesia carducciana. Riuscirà la soporifera Jennifer Aniston, una donna che per anni ha ingannato tutti facendo credere di essere un’attrice mentre interpretava se stessa in ogni pellicola, a valorizzare il detto di nuovo conio che la miglior difesa (dai suoi film) è senz’altro l’assenza (dai cinema dove li proiettano)?
Le giornate scorrono nevrotiche tra Kassie Aniston, quasi quarantenne sull’orlo di una crisi ormonale, e lo sfigatissimo migliore amico Wally Bateman che se la vorrebbe bombare a morte, ma è intrappolato nel suo ruolo di guastafeste pessimista da cui tornare in lacrime in caso di relazione finita malissimo. All’apice di una distrofia delle mucose vulvovaginali, Kassie annuncia all’amico che vuole un bambino e ha deciso di avvalersi di un donatore di sperma. Wally si propone come birillo a noleggio e lei gli ride in faccia. Respinto e mai domo, l’uomo chiede consiglio al collega Leonard Goldblum che gli risponde che le ragazze della terra sono facili a patto che gliela si chieda. Non c’è nemmeno tempo per litigare con l’amica, poiché una parrucchiera di periferia, al secolo Juliette Lewis e anch’essa perfetta nell’intepretare la sua incomparabile idiozia, organizza un party di inseminazione.
Wally decide di partecipare in veste istituzionale, ma ben presto è talmente a disagio che comincia a bere come un lavandino cui è stato appena fatto lo spurgo. Nel marasma conosce anche Ronald, ammogliato appoggiatore di pennello, poco prima che possa andare in bagno, con elmo vichingo calcato in testa, a svolgere il lavoro che, notoriamente, riesce meglio in assoluto a qualsiasi maschio. Lo sperma viene depositato e tutto è pronto per l’inseminazione a pera, quando l’uomo senza qualità si reca alle latrine per vomitare l’anima. In preda ai fumi del Negroni, Wally gioca al Titanic con il barattolo fino a far annegare tutti gli spermatozoi nel lavandino. Chi di slunga perisce di slunga ferisce: l’amicone acchiappa il coraggio e qualcos’altro a due mani e si tira un segone fotonico. Siccome pensare ad Angelina Jolie sembra di cattivo gusto, si ispira con la Cesara Buonamici americana, tale Diane Sawyer.
Dopo aver timbrato di vomito anche casa di Leonard, Wally rimuove l’accaduto. Anni di fuitine mancate hanno il loro peso e Kassie rimane pregna al primo tiro di schioppo. Per far crescere il mostro in un ambiente sano, decide di lasciare New York e tornare nel suo paesello del Michigan ad alta concentrazione di serial killer pedofili. Passano sei anni, in cui i due si sono sentiti solo per gli auguri di Natale, e Kassie rientra nella grande mela bacata: il ruolo di verme era rimasto scoperto, lei necessita di qualcuno che la copra; insomma, esigenze convergenti. Wally torna ad avere un’erezione e pensa che finalmente si possa sturare il piffero, ma non ha fatto i conti con il pacco appresso: un orrendo marmocchio di nome Sebastian (perché non chiamarlo Segastian già che c’erano?) paranoide pieno di nevrosi con la fissa di collezionare cornici fotografiche vuote. Normalmente sarebbe rinchiuso in un istituto per deviati, ma l’uomo comincia a notare delle inquietanti somiglianze con la sua infanzia.
Mentre all’imbranato onanista vengono le crisi di coscienza alla vogliosa amica vengono le crisi di pingone. Il brillante piano è far rientrare Ronald, fresco di divorzio, nella vita del piccolo. Questi lo odia, Wally lo odia, la stessa Kassie lo odia, ma gli sceneggiatori hanno scritto che ci doveva essere un antagonista a un protagonista che si rende la vita impossibile da solo. La regola dell’amico non sbaglia mai, anche se, dato il rapporto sempre più stretto con Sebastian, vacilla: non passa che qualche settimana e Ronald chiede alla regina delle psicosi di sposarlo. Anche gli ignavi di Dante agirebbero, ma Wally vuole proprio strapparci delle bestemmie di bocca. In punta di pennello (aridaje) l’uomo cede e racconta a Kassie che il piccolo pazzo è suo figlio. Lei lo espelle acida dalla sua vita, poi fa due conti: dovere coniugale e mantenimento per il piccolo. Mah sì, sposiamo Wally. Di Ronald, a oggi, si sa che è ancora a casa di Kassie che aspetta una risposta alla sua proposta di nozze con l’inconfondibile sorriso da culo allegro.
Alternativa, con effetto immediato, al miglior purgante, la pellicola si sviluppa su idee sconnesse che sembrano prodotte da un consorzio di persone affette dalla sindrome di Tourette. Film che sorprende per come riesce sempre a mantenersi un passo avanti rispetto a qualunque imbecillità possa partorire lo spettatore. Strumento efficacissimo per la promozione della violenza come sistema di risoluzione dei conflitti: se fosse stato proiettato in un piccolo paese del frosinate con un secolo di anticipo, oggi si parlerebbe di Maria Goretti come di Ted Bundy. Prodotto cinematografico che nel suo piccolo spiega alcuni interrogativi esistenziali. Due su tutti: 1) può far fortuna nel cinema uno che ha esordito con il sequel di un film su un licantropo che eccelle nello sport?; 2) ha avuto così tanto torto Brad Pitt a preferire di svegliarsi la mattina con accanto Lara Croft invece che Kassie l’aviopenica?
Tutti i nodi vengono al pettine. Le bugie hanno le gambe corte. Pane panelle patate vugghiute fanno li fimmine tutte chiattute. T’amo pio bove; e mite un sentimento di vigore e pace al cor m’infondi. La saggezza popolare ha sempre fatto sfracelli almeno quanto la poesia carducciana. Riuscirà la soporifera Jennifer Aniston, una donna che per anni ha ingannato tutti facendo credere di essere un’attrice mentre interpretava se stessa in ogni pellicola, a valorizzare il detto di nuovo conio che la miglior difesa (dai suoi film) è senz’altro l’assenza (dai cinema dove li proiettano)?
Le giornate scorrono nevrotiche tra Kassie Aniston, quasi quarantenne sull’orlo di una crisi ormonale, e lo sfigatissimo migliore amico Wally Bateman che se la vorrebbe bombare a morte, ma è intrappolato nel suo ruolo di guastafeste pessimista da cui tornare in lacrime in caso di relazione finita malissimo. All’apice di una distrofia delle mucose vulvovaginali, Kassie annuncia all’amico che vuole un bambino e ha deciso di avvalersi di un donatore di sperma. Wally si propone come birillo a noleggio e lei gli ride in faccia. Respinto e mai domo, l’uomo chiede consiglio al collega Leonard Goldblum che gli risponde che le ragazze della terra sono facili a patto che gliela si chieda. Non c’è nemmeno tempo per litigare con l’amica, poiché una parrucchiera di periferia, al secolo Juliette Lewis e anch’essa perfetta nell’intepretare la sua incomparabile idiozia, organizza un party di inseminazione.
Wally decide di partecipare in veste istituzionale, ma ben presto è talmente a disagio che comincia a bere come un lavandino cui è stato appena fatto lo spurgo. Nel marasma conosce anche Ronald, ammogliato appoggiatore di pennello, poco prima che possa andare in bagno, con elmo vichingo calcato in testa, a svolgere il lavoro che, notoriamente, riesce meglio in assoluto a qualsiasi maschio. Lo sperma viene depositato e tutto è pronto per l’inseminazione a pera, quando l’uomo senza qualità si reca alle latrine per vomitare l’anima. In preda ai fumi del Negroni, Wally gioca al Titanic con il barattolo fino a far annegare tutti gli spermatozoi nel lavandino. Chi di slunga perisce di slunga ferisce: l’amicone acchiappa il coraggio e qualcos’altro a due mani e si tira un segone fotonico. Siccome pensare ad Angelina Jolie sembra di cattivo gusto, si ispira con la Cesara Buonamici americana, tale Diane Sawyer.
Dopo aver timbrato di vomito anche casa di Leonard, Wally rimuove l’accaduto. Anni di fuitine mancate hanno il loro peso e Kassie rimane pregna al primo tiro di schioppo. Per far crescere il mostro in un ambiente sano, decide di lasciare New York e tornare nel suo paesello del Michigan ad alta concentrazione di serial killer pedofili. Passano sei anni, in cui i due si sono sentiti solo per gli auguri di Natale, e Kassie rientra nella grande mela bacata: il ruolo di verme era rimasto scoperto, lei necessita di qualcuno che la copra; insomma, esigenze convergenti. Wally torna ad avere un’erezione e pensa che finalmente si possa sturare il piffero, ma non ha fatto i conti con il pacco appresso: un orrendo marmocchio di nome Sebastian (perché non chiamarlo Segastian già che c’erano?) paranoide pieno di nevrosi con la fissa di collezionare cornici fotografiche vuote. Normalmente sarebbe rinchiuso in un istituto per deviati, ma l’uomo comincia a notare delle inquietanti somiglianze con la sua infanzia.
Mentre all’imbranato onanista vengono le crisi di coscienza alla vogliosa amica vengono le crisi di pingone. Il brillante piano è far rientrare Ronald, fresco di divorzio, nella vita del piccolo. Questi lo odia, Wally lo odia, la stessa Kassie lo odia, ma gli sceneggiatori hanno scritto che ci doveva essere un antagonista a un protagonista che si rende la vita impossibile da solo. La regola dell’amico non sbaglia mai, anche se, dato il rapporto sempre più stretto con Sebastian, vacilla: non passa che qualche settimana e Ronald chiede alla regina delle psicosi di sposarlo. Anche gli ignavi di Dante agirebbero, ma Wally vuole proprio strapparci delle bestemmie di bocca. In punta di pennello (aridaje) l’uomo cede e racconta a Kassie che il piccolo pazzo è suo figlio. Lei lo espelle acida dalla sua vita, poi fa due conti: dovere coniugale e mantenimento per il piccolo. Mah sì, sposiamo Wally. Di Ronald, a oggi, si sa che è ancora a casa di Kassie che aspetta una risposta alla sua proposta di nozze con l’inconfondibile sorriso da culo allegro.
Alternativa, con effetto immediato, al miglior purgante, la pellicola si sviluppa su idee sconnesse che sembrano prodotte da un consorzio di persone affette dalla sindrome di Tourette. Film che sorprende per come riesce sempre a mantenersi un passo avanti rispetto a qualunque imbecillità possa partorire lo spettatore. Strumento efficacissimo per la promozione della violenza come sistema di risoluzione dei conflitti: se fosse stato proiettato in un piccolo paese del frosinate con un secolo di anticipo, oggi si parlerebbe di Maria Goretti come di Ted Bundy. Prodotto cinematografico che nel suo piccolo spiega alcuni interrogativi esistenziali. Due su tutti: 1) può far fortuna nel cinema uno che ha esordito con il sequel di un film su un licantropo che eccelle nello sport?; 2) ha avuto così tanto torto Brad Pitt a preferire di svegliarsi la mattina con accanto Lara Croft invece che Kassie l’aviopenica?
Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore
(Esperienza Premorte)