…Paranormal Activity – The Marked Ones!
Qualcuno li fermi. Qualcuno intervenga. Mentre il mondo scende in piazza per riaffermare la propria libertà, gli spettatori delle sale cinematografiche arrancano storditi di fronte all’ennesimo capitolo della saga immobiliare in cui un tenero demone e la sua confraternita nomade cercano un bilocale a prezzi concorrenziali nelle più grandi città californiane. Riusciranno le coliche renali e le cistiti provocate dallo spin-off in salsa ispanoamericana di questa immonda vaccata a puntate a far immediatamente rimpiangere capolavori del genere come “Poultrygeist” e “Dead Sushi”?
California, Mai Più Stati Uniti dal 2013. Il giovane Jesse organizza una festa per il diploma a casa sua e si trastulla a spiare la vicina di casa Anna con l’amico Hector. Casualmente la ragazza sta effettuando un rito satanico fornicatorio (quale vicina di bell’aspetto non ha questo hobby?) e i due si arrapano come lemuri. Lo stato di barzottismo dura per giorni, finché non si scopre che la ragazza è morta in circostanze misteriose per mano di un tale Oscar conosciuto a scuola. Irrompendo insieme a un paio di amiche di coscia facile nella casa di Anna, Jesse e Hector cercano indizi sul caso e s’imbattono in Oscar che dichiara di aver dovuto procedere all’eliminazione di Anna perché era una strega. Qualunque essere umano normodotato qui avrebbe chiamato il reparto psichiatrico dell’ospedale più vicino e invece Jesse continua la conversazione scoprendo che Oscar ha il marchio dei maledetti e si deve suicidare.
La mattina successiva, guarda caso, Jesse si sveglia con il marchio sul braccio e decide di proseguire nelle indagini insieme a Hector, che in quanto lobotomizzato esegue tutto come un automa. Scoperta una botola in casa di Anna, i ragazzi trovano un tavolo da satanismo completo di tutti gli accessori, tra cui foto di Jesse e sua madre. Qualsiasi essere umano normodotato qui chiamerebbe la polizia e l’esercito, ma siamo in pieno delirio portoricano quindi le cose si risolvono in casa, possibilmente a coltellate. Guarda caso anche la mamma di Oscar era stata vittima del rito e il fratello delinquente del morto fornisce ai due investigatopi una pista con l’indirizzo di una tipa informata sui fatti. Chiunque, a questo punto, si stia chiedendo se la sceneggiatura sia stata scritta con le feci di un gibbone, ha pienamente ragione.
La tizia svela che in giro c’è una setta d’infoiate che svolge strani riti su donne incinte e sui loro primogeniti. Jesse comincia a manifestare i segni della possessione e allora la nonna decide d’imbastire un rito di esorcismo secondo i dettami della Dottoressa Tirone. Il rito va a gonfie vele: Jesse e il suo demone, che comunica con lui tramite Super Simon, spazzano via l’intera casa. Il ragazzo cade preda della febbre, poi rinviene e tortura il suo Chihuahua. A questo punto un essere umano normodotato chiamerebbe la protezione animali o almeno Edoardo Stoppa, invece Hector torna dall’informatrice e si fa dire l’indirizzo della casa dove si svolgono i riti. Lungo il tragitto, grazie a un incidente d’auto, i tre amigos si perdono Jesse che viene rapito. E’ ora di farla finita alla portoricana. Chiamata tutta la banda del fratello di Oscar, i “Los Cojones”, Hector li conduce alla casa per un’irruzione armata.
Dopo uno scontro a fuoco, Hector e la ragazza rimangono gli unici superstiti dei “Los Cojones” e si rifugiano con scaltrezza nella casa degli orrori dove comincia il consueto, stucchevole gioco di luci e ombre. Dopo un po’ di inseguimenti, richiami ai capitoli precedenti e cazzi vari, ecco che risbuca Jesse, posseduto da Pastamatic, il demone con la forza di cento braccia. Hector se la deve dare a gambe e cerca riparo nella casa degli orrori due, quella dei vicini. Ora: i vicini di una setta di pazzi possono essere due persone normali? Ovviamente no e infatti ecco sbucare dalle scale la mitica Katie la quale, visto un portoricano fare irruzione in casa sua, urla come un’aquila. Il redivivo Micah si catapulta con un coltello da pesce in mano e squarta il povero Hector appellandosi al II emendamento e al diritto di utilizzare coltelli da pesce per difesa personale.
Noioso al limite dell’inverosimile, il film è la pietra tombale di qualsiasi ricerca quantistica sul viaggio nel tempo a causa della remota possibilità di ripiombare nel cinema all’inizio della proiezione. Pesante come la crema al burro, la pellicola è divertente come arrivare in un ristorante a digiuno da settantadue ore e scoprire che il cuoco è un integralista della cucina britannica. Spaccato monumentale della vita inutile di una comunità ispanoamericana, il lungometraggio ha decuplicato le iscrizioni in tutte le associazioni razziste degli Stati Uniti e spostato il baricentro dei voti per la Presidenza verso Ross Perot, che potrà così candidarsi per la quarantatreesima volta. Menzione d’onore per il povero Hector, esempio fulgido del fatto che se non ci si sceglie bene gli amici sono augelli per diabetici.
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)