giovedì 25 ottobre 2012

90 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…La Casa Muta!
L’industria del cinema orrorifico non si ferma nemmeno davanti al sottosviluppo endemico e scaglia dall’Uruguay la sua ultima pietra contro il fragile vetro dei nostri testicoli. Il paese che ben rappresenta la cistifellea del Sudamerica rialza la testa nonostante un Presidente clonato da Michele Giordano. Riusciranno una casa vuota e un’attrice affetta da squittii inconsulti a reggere una trama scritta da un capibara con la diarrea, mentre due flaccidi cinquantenni deambulano spaesati tra pezzi d’arredamento degli anni sessanta?
Uruguay, o Uragay, come direbbe Homer Simpson. L’apatica Laura e il padre Wilson, il classico sudamericano con la camicia aperta fino ai maroni, la barba incolta e la canotta sporca di burrito, hanno appena acquistato una bicocca cadente in mezzo al boschetto degli orrori. Il proprietario, nonché amico di famiglia, tale Nestor, dopo aver cercato di rifilare la casa anche a una muta di cani randagi, ha optato per uno scambio alla pari: voi ve la ristrutturate e io ve la vendo in comode rate da cravattaro. Laura, la cui felicità sprizza da ogni poro come se le avessero schiacciato i metatarsi con una mazza da demolizione, esegue tutto quello che dice papà e di conseguenza vaga come uno zombie per la magione. Arriva la notte: Wilson, sotto effetto dell’alcool, crede che si tratti di un pigiama party di Halloween e vuole dormire in salotto con le cucarache.
Laura cerca di prendere sonno, ma un rumorino, proveniente dal piano superiore la tiene sveglia. Di conseguenza, come farebbe ogni donna che si rispetti, perché non svegliare anche il maschio dormiente attiguo? Il papà, sbiascicando come Maurizio Costanzo, le dice che sono quegli antipatici dei vicini, ma Laura controbatte che sono in una villa monofamiliare in mezzo al niente. L’uomo si riaddorme e Laura prova a seguirlo, ma tornano i rumori inquietanti. Wilson, scocciato, accondiscende a fare un’ispezione, mentre l’energica prole comincia a squittire e ad ansimare. Da sopra si sente il buon Wilson che viene squartato a dovere e Laura comincia a produrre ultrasuoni. Afferrata una lanterna e quel minimo di coraggio rimasto, Laura sale al piano di sopra a cercare il padre e lo trova sgozzato come un maiale con un falcetto accanto. La ragazza nitrisce e comincia a vagare per la casa.
Passa una mezz’ora buona, in cui Laura ci guida nel tour della casa, ci fa ascoltare le filastrocche alla radio e perde moccio sui tappeti. Dopo un po’ ritorna sulla scena del delitto per scoprire che il padre è sparito. Finalmente dice “papà”. Me cojons e meno male che le donne sono più precoci a parlare. Tornata giù trova il genitore adagiato sull’unica poltrona buona in una pozza di sangue. Laura sembra Anna Marchesini quando fa la cameriera secca, ma la imita talmente male da far paura. Nuovo tour dell’abitazione, con recupero di una vecchia polaroid con ricariche per il flash. Il reperto vale un pozzo di quattrini, ma lei se ne sbatte, si infila in soffitta e si nasconde giusto in tempo per evitare i pantaloni e le scarpe del maniaco (il busto non si vede, ma è probabile che per questioni di costi non sia mia esistito). Fuggita in giardino, Laura incrocia Nestor sul suo fuoristrada mentre va a puttane e lo trascina in casa.
Ennesimo giro dei tre piani più mansarda, per la gioia degli agenti immobiliari della zona, finché Laura non impazzisce e prende a mazzate Nestor. Quando l’uomo si riprende dalle legnate, la ragazza sta sfogliando tutte le foto che l’uomo faceva alle sue puttanelle prima della sana pastura. La casa, rivelazione angosciante, non era altro che lo scannatoio di Nestor e Wilson, finché quest’ultimo non aveva venduto Laura al primo per una bottiglia di Pampero e una scatola di sigari rancidi. La ragazza, rimasta gravida, era stata costretta ad abortire e se l’era legata al dito. Nestor viene brutalizzato, insultato e sderenato prima della passeggiata del mattino con cui Laura si allontana nel sole insieme allo spiritello della figlia morta. Le autorità, giunte nei giorni successivi, dichiarano il caso un evidente doppio suicidio con gioco erotico finito male e tornano a prendere mazzette alla centrale di polizia.
Indecente come l’odore di un essere umano che si è rotolato in un letamaio, il prodotto rappresenta l’ennesimo indizio che, volenti o nolenti, qualcosa nel dicembre di quest’anno deve succedere, poiché una società del genere non può sopravvivere alle ere. Coerente come l’elettore medio di un partito politico a ispirazione religiosa, la pellicola è la dimostrazione che nel mondo c’è posto per tutti, in quanto non basta l’intera popolazione mondiale a riempire tutti i buchi della trama, a cominciare da qual paio di pantaloni con scarpe in coordinato che circolano per la casa. Rampa di lancio per registi di dubbio talento, il lungometraggio ha garantito al creatore un posto da protagonista nella versione spagnola di Dawson’s Creek, intitolata “El Torrente de l’Hombre con el Nombre che Significa Nada”, a patto che riesca a scimmiottare la sua cagna nella scena del funerale.
 
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

giovedì 18 ottobre 2012

89 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Nudi e Felici!
La striscia cinematografica perdente di Paul Rudd continua. La striscia di orribili interpretazioni identiche da giovane arrivista frustrato che fugge dal mondo di Paul Rudd continua. Paul Rudd continua. Come non bastasse, asso di briscola, a una catastrofe annunciata si è aggiunta la principessa di tutte le commedie cretine del mondo mentre la regina, Jennifer Lopez, è in tour musicale: Jennifer Aniston. Come non bastasse, asso che strozza il tre, lei è il perno della sceneggiatura. C’è bisogno, date le premesse appena esposte, che un attempato recensore italiano vi confermi che questo film è indegno anche per pulirsi il culo?
New York, Stati Uniti. George Rudd e Linda Aniston sono una coppia di yuppie con la fregola insensata di vivere a New York, nonostante lo stipendio da fame di lui e la disoccupazione artistica di lei. Dopo una continua pressione da parte di Linda, sebbene sia difficile capire con quali strumenti di seduzione, data la faccia da opossum, George cede e acquista un miniloft, di quarantasei metri quadri scarsi, da una ninfomane stagionata con la passione per i giochi di mano del marito cieco. Sembra incredibile, ma purtroppo lo sceneggiatore regista ha scritto questo capolavoro di finezza. Il lunedì successivo all’acquisto del raffinato immobile per nani e menomati fisici, George viene licenziato e Linda viene rimbalzata dall’emittente HBO durante la presentazione di un suo deprimente documentario sullo sterminio dei pinguini: peccato, in Italia avevano già mobilitato Fiorello, Celentano e Francesco Totti per fare le voci fuori campo al commento.
Con le pezze al culo e le pive nel sacco, i due devono mollare la casa alla banca e trasferirsi ad Atlanta dal fratello di George: un genio del cinismo che vende cessi chimici ai cantieri, con la moglie alcolista e il figlio decerebrato dalla PSVita. Sulla strada per Atlanta, i coniugi s’imbattono in una comunità fricchettona in cui ognuno fa il cavolo che vuole, nudismo compreso, e circola blaterando tutte le stronzate che gli vengono in mente: una versione austera di un’assemblea legislativa italiana, non fosse per i nudisti che ogni tanto passano a birillo sventolante. Tra questi emerge l’enigmatico Seth, leader della comunità, nonché capo spirituale, vegano, amante dello yoga e di tutte le altre minchiate che dovrebbero avvicinare l’uomo a sé stesso (quando arriva la vicinanza, di solito, l’età è quella giusta per crepare). Vivere in comunità è un idillio, ma si deve ripartire alla volta di Atlanta.
Dopo due giorni di convivenza forzata con i cocktail che si butta giù la cognata, George decide di andare a vivere in comunità: cosa c’è di meglio che svegliarsi con il pingone di un altro in faccia? Dopo qualche giorno di quiete, le parti s’invertono. Linda comincia a liberarsi degli orpelli del modernismo, compresa l’igiene, mentre George, a parte il sogno ricorrente di fornicare con Eva, la squinzia svampita del gruppo, sembra vivere male la condivisione. Credendo di farsi un favore, l’uomo chiede alla moglie di aderire all’amore libero e lei accetta, trombandosi Seth alla prima occasione. Nel frattempo, la comunità è minacciata da alcuni affaristi che vogliono costruire un casinò sul suo terreno. Se non si trova l’atto di proprietà sono cavoli, anzi, i cavoli non ci saranno più. George rompe con Linda e va via. Seth, che crede di avere campo libero, nonostante Linda abbia evidentemente la faccia da grosso roditore, si vende l’atto di proprietà ritrovato per fuggire a Miami con il suo nuovo amore.
E’ tempo per la rivolta dei peones. Mentre la cognata sbronza chiede il divorzio, George frega l’auto al fratello e corre da Linda, dove massacra di botte Seth e lo costringe a confessare l’astuto piano di fare le valigie per la Florida. Si scatena la disapprovazione dei fricchettoni, anche i relitti sociali hanno un’anima, ma incombe la costruzione della casa da gioco. Fortunatamente, il re dei nudisti, uno che pigia il vino con il sospensorio e scrive romanzi scadenti ha contattato, per una rimpatriata, i vecchi fondatori in possesso dell’atto di proprietà (in milioni di copie a quanto pare). Tutto è bene quello che finisce bene: Linda e George fondano una casa editrice che pubblica libri di merda, ma vende nel mercato di nicchia degli straccioni agricoli. Gli altri continuano a vivere nella comunità con il preciso scopo di seppellirsi in campagna ad ammazzarsi di stupefacenti senza incidere sullo sviluppo del genere umano.
Piacevole come pinzarsi i genitali con una cucitrice a punti metallici, il lungometraggio ha gli stessi effetti collaterali di un’operazione a cuore aperto durante una tempesta di sabbia. Denso di significato, il film ricorda, per intensità, un monologo creato da uno scarabeo stercorario mettendo a caso le parole contenute in tutta la letteratura kantiana tradotta in turco. Pericolosissima a causa degli insidiosi messaggi che invia alla corteccia frontale, la pellicola è stata immediatamente ritirata dalle sale quando il comitato pro Barack Obama ha potuto certificare che il 100% degli spettatori, dopo la visione, ha maturato una forte passione per le idee di Romney. Un memento per Paul Rudd: se non esistesse, la definizione di ripetitività non avrebbe mai raggiunto tali vette di perfezione.

Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)

giovedì 11 ottobre 2012

88 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…LOL – Pazza del Mio Migliore Amico!
Ui, c’est l’amour, vraiment, vraiment, vraiment! Torna il cocktail che ha reso grande il cinema americano: il remake, della stessa regista, di un film francese con adolescenti che si recano in gita scolastica in Francia e deridono i francesi (stereotipati male, visto che non fanno la pernacchietta alla fine di ogni frase e non viene dato il giusto risalto all’assenza del bidet, cioè quello strano attrezzo che in Italia utilizzano per appoggiare e/o lavare il mandolino mentre stanno cagando). Riuscirà la nostra eroina Hanna Montana, trasformata per l’occasione in Hanna Montatemi, a scuotere i rimbambiti coetanei da una pericolosa andropausa anticipata?
Stati Uniti, città inesistente dove tutti possono avere una possibilità. Lola Cyrus è una diciassettenne innamorata di Chad, il figo del gruppo, e grande amica di Kyle, il figo in seconda del gruppo con il ciuffo riporto a diciotto anni. E’ appena trascorsa l’estate e Chad confessa a Lola che al campo estivo si è bombato tutte quelle che respiravano, anche nei giorni festivi dedicati alla preghiera. Lola, in un impeto di gelosia, ammette la stessa cosa, pur non vera, e lui la molla al volo non mancando occasione per darle della zoccola. Anche a casa la situazione non è delle migliori: mamma Demi Moore, in astinenza da flauto a pelle, non trova niente di meglio che intraprendere una relazione clandestina con l’ex-marito (patetico). Se il pubblico si trova ancora in sala, a questo punto scopre che Chad è marcato a uomo da Ashley, la puttanella bella del liceo, e che Lola comincia a sentire una fregolina alla fragolina: obiettivo il ciuffo di Kyle.
Il bellimbusto dai buoni sentimenti, in perenne conflitto con il padre, ha delle velleità musicali destinate a finire come il Titanic, ma è giovane e ha diritto di sognare. Poi si tratta di un film, quindi il gruppetto musicale di cui fa parte arriva in finale alla gara delle band con una canzone che farebbe cadere l’uccello anche a Gianni Togni. Manco a dirlo è dedicata a Lola. Su questo fronte a farla da padrona è la milf Demi Moore che rimorchia uno sbirro davanti al tribunale e poi, indefessa, si porta il marito al centro benessere per fare le zozzerie. Lola è lasciata alle cure della nonna, una nave scuola che in ricordo delle vecchie battaglie trinca whiskey a ripetizione, e le organizza un festino sotto il naso. Sfiga vuole che mamma torni a casa prima, poiché le zozzerie nella Jacuzzi sono andate male, e sgami il delirio adolescenziale di alcool e marijuana. Lola è in punizione per un mese e la gita scolastica a Parigi è a rischioooooooo!
Nel frattempo, parte il gioco degli equivoci: la ragazza vede Kyle entrare in un bagno e sente degli strani mugolii, da cui deduce un tradimento inesistente. Lola lo insulta pesantemente e non gli rivolge più la parola, ma quando le cose vanno sistemandosi, lui viene messo in punizione con sequestro del telefono e quindi sembra che la stia tirando, nonostante la sua faccia da culo non lo consenta. Alla fine, Emily, migliore amica di Lola, confessa di essere stata lei a sveltinare nel bagno con un nerd (rivincita compiuta), per cui i due protagonisti amorosi di questa vaccata si riappacificano proprio prima della partenza per la Francia. La rurale cornice della periferia parigina è il teatro delle furibonde ciulate dei giovinastri americani, mentre degli assurdi francesi pettinati come Giovanna d’Arco dicono amenità avulse dal contesto, hanno figli molesti affetti dalla sindrome di Down (è tutto vero, lo giuro, e non è un film dei fratelli Wayans), mangiano cervella e bevono beaujolais: la fiera delle stronzate.
Tornati a casa, mamma Demi legge accidentalmente il diario della figlia, scoprendo che non solo è una troietta, ma spippacchia sigarette di droga. Lola scappa di casa e va dal papà che se la piglia come un pacco consegnato da un corriere. I conflitti genitori-figli si susseguono: anche Kyle deve lottare per la sua carriera musicale, mentre le coppiette di secondo piano, Chad-Ashley e Emily-Nerd, si assestano a colpi di pennello. Arriva la sera della finale della gara delle band: l’idillio parte con Demi Mamma che, soddisfatta sessualmente dai settecento metri di nerchia dello sbirro, riprende la figlia in casa e la manda in giro a troieggiare libera; segue il papà di Kyle che va a vedere il figlio alla gara e gli dice “Power” facendo le corna. La gioia s’impossessa di tutti quelli ancora svegli, i ragazzi sono pronti per il college, mentre la preoccupazione assale i vertici del partito democratico statunitense che, in crisi per i potenziali candidati del futuro, convocano immediatamente una riunione con i cavoli dell’orto della Casa Bianca per decidere le strategie.
Interessante come un catalogo Postal Market senza la sezione “Biancheria Intima”, la pellicola solleticherebbe le fantasie degli adolescenti italiani, se solo questi andassero al cinema invece che nella consueta piazzetta suburbana a sedersi su un muretto per valutarne la resistenza al proprio peso. Intenso, deciso, dal sapore vagamente fruttato con sentori di escrementi stagionati, il prodotto è una delirante commistione di sapori ignobili che allieta solo gli ipotetici esperti di vino, che possono utilizzare, nella valutazione, tutti i termini che non sono in grado di spiegare a un pubblico di normodotati. Economicamente miope e raffazzonato, il lungometraggio cerca di darsi un tono, ma non si avvede delle reali doti della protagonista che, con le sue labbra a canotto e la bocca sempre aperta, sarebbe una modella perfetta per una nuova linea di bambole gonfiabili “teen friendly”.
 
Sleep-o-Meter: 07 – Novecento (Danno Neurologico Irreversibile)

giovedì 4 ottobre 2012

87 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Freerunner – Corri o Muori!
L’adrenalina gli fa un baffo. Le aziende produttrici di Energy drink hanno già attivato la mobilità e la cassa integrazione per i dipendenti. La Protezione Civile ha già allertato la popolazione in merito a poderose manifestazioni d’isteria collettiva. E’ arrivato il film definitivo che vi terrà svegli per ore, giorni, mesi, anni… Riuscirà qualcuno, magari il Cavaliere Oscuro in pensione, a fermarne la poderosa carica comica, da cui si sono salvati solo gli stupidi attori, convinti di girare un film d’azione, e a salvare l’umanità dall’apocalisse peggiore dall’epidemia di spagnola del 1918?
Stati Uniti, città del glande con grattacieli in centro e capannoni squadrati in periferia, separati da un fiume navigabile: praticamente ovunque tranne la Louisiana. Il giovane Ryan Faris Bel Visino e Fisichino, ma Carisma Pochino è un freerunner (al secolo quei cretini che saltano e fanno acrobazie sui palazzi in giro per la città causando incidenti mortali a quelli normali) che partecipa a gare clandestine, organizzate dal sito di un laido ex pugile, e che perde, con la regolarità di un intestino trattato con All-Bran, dal suo collega Finch: il figo egoista che pensa solo al successo e alla gnocca. Incredibilmente Ryan sta con una figa spaziale, Chelsea, che lo consola e alimenta il suo sogno di vivere in riva al mare sulla barca del nonno, chiuso in ospizio a sognare le vecchie scopate con la nonna (e fin qui già un centinaio di morti dal ridere e defcon 2 sulla costa est). Il meccanismo delle gare è quello di raggiungere prima degli altri le tre bandiere poste in luoghi inaccessibili.
Visto il giro di scommesse colossale, Ryan decide di piazzare una bella puntata su di sé, attraverso l’account craccato del fratello nerd complottista della bella Chelsea, nella gara del giorno successivo. Determinato come un italiano sessantenne obeso che cerca moglie in un casino thailandese, Ryan affronta la gara e conduce le danze su un frastornato Finch fino al momento in cui tutti i ragazzi vengono gassati e legati a delle sedie con un nuovo accessorio: il collare esplosivo. L’astuto faccendiere Mr.Frank, per far divertire miliardari e delinquenti nel mondo, ha organizzato una gara in cui il vincitore si becca un milione di dollari e agli altri salta la testa. Per dimostrare che fa sul serio, fa esplodere il cervello a uno che lo insultava. Le bandiere sono sparite: al loro posto ci sono tre scanner che impediscono al collare di detonare e un tragitto delimitato da aree rosse brutte e cattive. Insomma: una cagata.
I miliardari scommettono cifre importanti, alla faccia della crisi mondiale, delle politiche keynesiane e del neoclassicismo liberista, e la gara si alterna tra momenti in cui Finch mena gli altri e momenti in cui Ryan fa la crocerossina sfigata e assiste alla loro morte. A complicare le cose arriva la polizia che riesce a effettuare il primo arresto di massa della sua storia portando il gruppo in zona rossa (a quanto emerge dalla pellicola era un fattore di rischio non contemplato). Grazie alla collaborazione interna al gruppo e a una comparsa al volante che centra di proposito un’auto parcheggiata, i carneadi incrociano Chelsea sulla sua Volvo vintage che gira per la città a bassa velocità e vengono riportati in zona verde. Mr. Frank scopre il punto debole di Ryan, cioè quello di tutti i maschi etero: la passerina. Riparte la corsa, ma Ryan, grazie alle dritte di fratello nerd riesce a mandare in tilt il collare (probabilmente di produzione Microsoft visto che va in crash con la luce) scannerizzandolo a membro di canide.
Libero? Macché. Ryan si mette a braccare Mr.Frank che, abbandonato da tutti i miliardari e minacciato di morte, gli manda contro tutti gli scagnozzi a sua disposizione (uno solo: un negro che fa vomitare schiuma con la presa alla Mr. Spock), rapisce la bella Chelsea e aizza Finch. Quest’ultimo vince la corsa, ma in un raptus incomprensibile sceglie di non scannerizzarsi il collare e di esplodere senza motivo (c’era un buco nella sceneggiatura a causa di una macchia di peperonata ed è stato riempito da un gibbone che ha scritto la scena su un tovagliolo). Ryan intercetta la barca di Mr. Frank saltando da venti metri di altezza in piedi senza farsi nulla (uno normale adesso sarebbe un atleta paralimpico), disattiva i collari, li mette al collo del cattivo, gli fotte la valigetta con il milione, prende la strapagnona, salta fuori dalla barca, fa saltare il natante pieno di innocenti (avranno dei figli quelli che lavorano per i cattivi?) e si trascina a riva. E pensare che al momento del salto dal ponte mancavano quindici secondi all’esplosione del collare.
Utile solo per rivalutare il nome Chelsea, dopo il passaggio in casa Clinton, in tempi di campagna elettorale, la pellicola è il primo caso in cui un film pone serie domande a un pubblico ipotetico rivolgendosi a delle poltrone da sala vuote. Apprezzatissimo dalle associazioni di amanti della pornografia violenta di tutto il mondo, il prodotto costituisce un precedente legale importante di masochismo dei fruitori, nonostante la presenza di un titolo che è anche un’avvertimento. Pronta la replica delle associazioni di consumatori che costringeranno la produzione, per l’uscita della versione home video, a cambiare il titolo in “Freerunner – Corri (Fuori dalla Stanza) o Muori”. Un cenno di nota per il protagonista che è talmente impalpabile da essere stato inserito, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’elenco dei virus da debellare in questo quinquennio.
 
Sleep-o-Meter: 02 – La Luna (Sonno Ortodosso)

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.