…Dark Skies – Oscure Presenze!
La grande epopea dei rapimenti alieni arriva a un punto di svolta, sperando che la svolta sia quella che conduce al cesso per tirare lo sciacquone. I bei tempi del disco volante tornano come un sogno realizzato, instillando quella sensazione di deja vu che ognuno di noi ha quando paga le tasse, anche perché il divertimento è il medesimo. Steven Spielberg sono mesi che si trastulla pensando di vendere tutte le sceneggiature che ha in cassaforte. Riuscirà una forza d’invasione fatta di luci di natale e sagome cartonate risultare sufficientemente plausibile per reincaricare il Ministro Kyenge per non gestire la crisi con il Congo?
Stati Uniti, una nazione con un bersaglio disegnato sui cerchi nel grano. La famiglia Barrett vive in una confortevole casa di periferia di proprietà della banca che gli ha concesso il mutuo. Daniel, il papà, è un architetto disoccupato con la faccia da serial killer, mentre la mamma, Lacey, è un’agente immobiliare che rifila delle sole alle famiglie del quartiere. I più problematici, sin dai primi fotogrammi, sono i due bambini: Jesse, preadolescente che passa le giornate a vedere pornazzi con i suoi amici, e Sam, un piccolo idiota appassionato di missioni lunari. Dopo un paio di scene inutili, per inquadrare il contesto e le pseudo tensioni famigliari a causa del fatto che papà, senza lavoro, è un parassita sociale a carico della moglie, si parte subito con l’azione pura.
Il primo contatto se lo pappa Lacey che trova il frigorifero spalancato e i cibi dilaniati sul pavimento. Dopo aver affibbiato la colpa a qualche animale selvatico diverso da suo marito, la vita della donna continua con quella sua espressione da coniglio inchiappettato stile Mara Carfagna. Il secondo giro, invece, se lo pippa il paparino che trova tutti i barattoli della dispensa impilati secondo un disegno mistico chiaro solo a Daniele Bossari. Nel frattempo i due marmocchi, oltre a comunicare tra loro con dei walkie talkie che non si vedevano dai tempi delle scarpe Bull Boys, cominciano a dare segni di squilibrio. In particolare il piccolo che riferisce di ricevere messaggi dall’uomo dei sogni. I genitori, dopo aver annuito in modo accondiscendente, si ritirano nella loro stanza per fornicare. La preoccupazione subentra quando le porte si aprono da sole e i disturbi investono anche gli adulti: Daniel ha uno sfogo cutaneo dietro l’orecchio e lei ha almeno un paio di mestruazioni a settimana.
Dopo un paio di denunce e relativi sfottò da parte degli agenti di polizia, la famiglia investe il fondo per il college dei ragazzi nell’installazione di un impianto d’allarme con telecamere. L’allarme suona da solo un paio di volte, il piccolino dice cose senza senso, il grande prende la via dell’onanismo e tutti insieme s’incamminano sul sentiero del delirio. Colpo d’artista fuori luogo. Gli attori cominciano il più lungo giro di espressioni a bocca aperta che si sia mai visto: parte mamma mentre sta vendendo una casa con annessa crisi epilettica, segue papà in giardino di notte con epistassi su pigiama azzurro ospedale, continua Jesse vedendo le tette di una coetanea e chiude Sam dopo la solita notte a fare il medium. Urge un aiuto non istituzionale che si materializza nella losca figura del complottista: un derelitto individuo che colleziona articoli di giornale sui rapimenti alieni, rimuove microchip alieni dalle orecchie della gente e scatena l’ansia.
Dopo un paio di dritte a casaccio e aver individuato la vittima nel piccolo Sam e i carnefici nei grigi, alieni umanoidi non rettiliani (esticazzi al quadrato), il complottista consiglia a Daniel di combattere per la sua famiglia. L’uomo, un vero americano, compra un cane feroce e un fucile a pompa, mette la bandiera sul portico di casa e blinda porte e finestre con assi in pino in tinta con il parquet della cucina. Nella cornice del giorno del ringraziamento arrivano gli alieni. Dopo lucine e rumorini, papà ne impallina un po’ mentre mamma protegge i piccoli. I grigi, tuttavia, fanno irruzione, spargono LSD nell’aria causando allucinazioni a tutti e con un vero colpo di mano rapiscono il vero obiettivo: Jesse. Motivo? Semplice, il ragazzo era l’unico a poter svelare il reale utilizzo di quell’appendice che i grigi hanno tra le lunghe gambe, data la sua esperienza sull’argomento. Tutti si disperano, ma qui mi sa che ci scappa il seguito, perché Jesse continua a parlare al fratello Sam con il walkie talkie. Una messa da requiem è d’obbligo.
Espressione sublime di fantascienza pret-a-porter, il film riprende i temi delle grandi sfilate di moda e si affida per i momenti topici a figure magre, evanescenti e dalla pelle cerulea che vanno avanti e indietro per i corridoi senza sosta. Sfida aperta alla pornografia monotematica, la pellicola insidia da vicino il record indiscusso per il numero di bocche aperte contemporaneamente che appartiene a “Pompini Amatoriali di Ragazze Italiane”. Lungo come un caffè sotto la doccia, il prodotto poteva tranquillamente essere sfoltito, tagliato e ricucito in modo da esser ridotto a una prova tecnica per i titoli di coda senza creare scompenso negli spettatori. Una menzione speciale per la figura del complottista, che spicca nel film per la sua inutilità almeno quanto lo è nella vita reale.
Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)