giovedì 8 novembre 2012

92 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Cosmopolis!
Lo sdoganamento è un’attività dura, ma qualcuno deve pur esercitarla. Il processo d’imborghesimento di Robert Pattinson passa per la strada dell’intellettualismo, della cinematografia impegnata fatta di grandi messaggi e scopate fuori contesto, dei festival culturali e delle scelte stilistiche discutibili. Mentre il prossimo passo sarà certamente l’incontro con l’incomprensibile regista Malik, riuscirà l’uomo capace di accettare un ruolo in cui ti infilano un dito nel culo per tre minuti a consacrarsi nell’olimpo dei grandi attori icona nonostante l’imminente uscita dell’ultimo attesissimo capitolo della saga di Twilight?
New York, giorni nostri, anzi giorni loro perché ci hanno pignorato anche quelli. Erik Packer Pattinson è un finanziere miliardario paranoico che vive nella sua limousine e gira in modo convulso e compulsivo per New York, nella fattispecie Manhattan. Nonostante il capo della sua sicurezza sconsigli di girare per la città in auto, data la visita del Presidente degli Stati Uniti e conseguenti tafferugli, Erik decide di andare a farsi regolare il taglio dei capelli dal suo barbiere di fiducia, un vecchio avvinazzato che si abbuffa di parmigiana di melanzane. Con la partenza del veicolo comincia una ridda di visite inutili nell’abitacolo, con annesse perle di saggezza in materia economica. Si parte con il capo dei servizi informativi Shiner: l’azienda è sotto attacco speculativo sullo Yuan cinese e occorre una verifica dell’impermeabilità dei sistemi e della prostata del capo. Dialogo utilissimo a inizio film, quando non si è ancora capito chi è il protagonista.
Segue breve incontro con la moglie frigida Elise, una poetessa miliardaria che non vuole trombare con lui a causa di una politica di conservazione dell’energia a beneficio della sua attività letteraria del tutto assente. Poco male, il ragazzo si rifà con la consulente artistica Didi Binoche, messa a pecora sul sedile della limo prima di parlare di quadri e grossi acquisti artistici. Acquisti con un patrimonio del tutto immaginario, poiché lo Yuan non scende e i miliardi di Erik si stanno volatilizzando come i fans di Giusy Ferreri. Spaventato, il miliardario chiama la sua consulente finanziaria di punta, Jane, per una riunione d’emergenza. Sfortuna vuole che la donna, chiamata nel pieno del jogging, salga in macchina, sudata e calda, quasi in concomitanza con l’arrivo del dottore che quotidianamente effettua il check-up a Erik. L’apice viene toccato durante l’esame della prostata, quando Jane si mastruzza ed Erik la insulta. Diagnosi: orgasmo per lei e prostata asimmetrica per lui.
Dopo un altro dialogo edificante con la moglie e la presa di coscienza circa l’impossibilità di essere di nuovo ricco e di trombarla, Erik, sempre più concentrato sulla sua prostata, carica la libera pensatrice Vija, prima di entrare nel tafferuglio dei black block, che gli illustra un’edificante teoria dei rapporti umani che farebbe dire “Cazzo di Budda” al Dalai Lama. Con la macchina conciata come il cesso di una bettola irlandese, Erik comincia ad acquisire una dimensione iperparanoica, ma per non perdere le vecchie abitudini si infila in un hotel per inforcare la guardia del corpo Kendra, una bella patatona mulatta. Finita la ramatina è la volta del manager del suo cantante preferito che gli annuncia la morte dell’artista dopo aver ascoltato un paio di canzoni di Ligabue. Erik si sta liberando di tutti gli orpelli della sua ricchezza e, metabolizzato il lutto in dieci minuti, comincia a fare cose da psicotico come uccidere il suo capo della sicurezza di fronte a testimoni.
Si arriva dal barbiere: il taglio viene regolato a membro di canide, giusto per demolire la speranza dell’ultimo spettatore circa l’imminente fine, anche perché Erik si butta giù tre tonnellate di melanzane e non ha interesse a restare vicino alle ascelle del vecchio artigiano. L’ex-riccastro riparte e si fa portare al posteggio delle limousine, dove viene preso a pistolettate dal pazzo Benno Giamatti. L’ex-dipendente, economista frustrato, passato lo scompenso psichico, accoglie il vecchio datore di lavoro nella sua magione e gli illustra la teoria scientifica che lega la dimensione della prostata alle variazioni monetarie sui mercati mondiali. Erik, piuttosto che dare retta a quelle stronzate, si dà all’autolesionismo e si spara a una mano, ma perde credibilità quando vacilla di fronte al dolore e chiama il colpo finale del suo persecutore che, infilato l’asciugamano per fare i suffumigi con la colla industriale, gli spara ponendo fine a questo capolavoro (per tutti coloro che odiano il cinema).
Eiaculazione precoce della peggiore spocchia intellettualistica, il prodotto è frutto di una sceneggiatura scritta in sei giorni, tra una colica e l’altra, e basata su un romanzo interminabile come il conteggio dei calcoli renali di un alcolista malato di gotta. Ostico e faticoso nelle sue concezioni più ermetiche, il film ha un’assimilazione dolorosa e lenta come l’esercizio della manovra di Valsalva per la defecazione dopo aver mangiato arachidi per una settimana. Divertente come pisciarsi nella tuta al Polo Nord inseguiti da un orso polare, il lungometraggio all’inizio scalda l’inguine, complice il movimento, ma alla lunga crea prurito e fastidiose piaghe da trattare con lunghe sedute di terapia. Eroico Pattinson che, anche nei film più cervellotici, riesce a timbrare le colleghe con una facilità invidiabile, pur avendo il fascino discreto di un ano che si contrae.
 
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)

Nessun commento:

Posta un commento

Statuto della Riccardelli Society

Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.