giovedì 6 dicembre 2012

96 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…The Possession!
Dopo aver esaminato tutti gli anfratti della possessione demoniaca in salsa cristiana, la fabbrica dei sogni, ricordando che chi finanzia la maggior parte dei film non è certo il Papa, ma al massimo un Rabbino, s’inerpica sullo scosceso sentiero della possessione demoniaca al sapore di hummus. Riuscirà un copione trito come il battuto di un ragù scadente e bolso come l’attore che interpreta il protagonista a indispettire ulteriormente gli israeliani e a far loro muovere guerra contro l’Inferno, in quanto manifestamente alleato dei palestinesi?
Cittadina che rasenta il limite dell’inutilità, Stati Disuniti. Una vecchia babbiona vive in una casa arredata dal mostro di Milwaukee con una scatola che parla sul caminetto. Per non sentirla parlare, la vegliarda mette su un pezzo musicale che farebbe girare le palle a Siddharta e prova un esorcismo a colpi di acqua santa e martello. Il figlio la trova sul pavimento disarticolata. Nel frattempo, il coach Clyde Dean Morgan Ingrasso a Vista d’Occhio è alle prese con un divorzio fresco, due figlie adolescenti insopportabili e una squadra di basket che gioca bene solo quando non c’è la palla in campo. Durante una domenica con le figlie, l’uomo le porta alla sua nuova casa: una villetta in mezzo alle stoppie, probabilmente costruita su un vecchio cimitero indiano, priva di ogni minima suppellettile. Per avere almeno i piatti e le posate, la famigliola monca si ferma al mercatino imbastito dai figli della babbiona con l’arredamento della madre; che fossero interessati solo all’eredità?
Clyde compra un sacco di minchiate, tra cui l’inquietante scatola parlante con incisioni in ebraico, e le regala alle figlie. La confezione demone maxi risparmio famiglia tocca alla figlia piccola, Emiliy, una stronzetta vegana rincoglionita dalla madre, fricchettona finta scassona che, infatti, sta con un dentista. Una notte, la bambina apre la scatola e comincia a parlare con la vocina che si nasconde dentro. Cominciano i fenomeni paranormali: la stanza di Emily si riempie di falene, il dentista non pensa solo al fatturato e la bimba mangia proteine come un concorrente di Man vs Food. Quando il padre prova a fermarla, lei gli trapassa una mano con la forchetta. L’altra inutile figlia, fortunatamente, è già nella fase velina in cui pensa a ballare e a prendere cazzi. A scuola, invece, per Emily è un idillio: con i suoi nuovi superpoteri riesce ad ammazzare di botte anche i compagni delle superiori, liberandosi dai bulli nel perimetro di quattro città.
Papà è sempre più preoccupato e prova a liberarsi della scatola, che per la figlia è divenuta un’ossessione, ma lo spirito, per ripicca, fa emanare un’ordinanza restrittiva per percosse dal giudice dei minori. La bimba è confinata dalla madre, ma riesce a disastrare tutto anche lì. Anzitutto, per la gioia del pubblico pagante, fa cadere i denti a quel dentista pingone; poi, massimo sfregio, mangia tutta la riserva di tofu della madre. Clyde porta la scatola da un antropologo universitario che gli svela il mistero: il contenitore serve per imprigionare i demoni della tradizione ebraica secondo un preciso rituale. Di corsa al quartiere ebreo ortodosso per sottoporre il cofano ai rabbini, che prima tentano di comprarlo a basso prezzo e poi rinunciano ad aiutare l’uomo a causa dei bassi profitti. Solo il giovane religioso Tzadok si offre di effettuare l’esorcismo, dopo aver scoperto che la bambina è posseduta da AZizou, la ladra di bambini: un demone francese di origine algerina che tira testate sul petto ai bambini di tutto il mondo.
La bambina, nel frattempo, è finita in neuropsichiatria dove (chicca delle chicche) i medici diagnosticano la possessione demoniaca attraverso la risonanza magnetica che, notoriamente, è stata creata proprio per questo specifico scopo. Clyde non si fida dei dottori e porta la figlia in una sala da fisioterapia per l’esorcismo. Si parte: urla strepiti, maremoti, terremoti, uragani, scena strappamaroni in cui il padre urla allo spirito di prendere lui, controscena strappa lombi in cui la famigliola sembra avere terminato l’incubo, pianti. C’è qualcosa che non va e Tzadok se ne accorge. Vai con il contro rito, ma stavolta è il padre a essere posseduto: urla, luci che si spengono e accendono, cortocircuiti, rettoscopie. Alla fine AZizou torna nella scatola e Tzadok se la porta via. Purtroppo il giovane non arriva vivo al primo passaggio a livello, poiché viene investito da un treno merci: non aveva gridato Jumanji alla fine dell’esorcismo.
Apertamente contro il processo di pace in medioriente, il film è la risposta israeliana alla recente ammissione della Palestina tra gli stati osservatori dell’Onu, attraverso la palese ammissione d’investimenti economici in nuove armi religioso-batteriologiche con cui invadere i bambini della striscia di Gaza. Caldeggiata dalle associazioni di commercianti di prodotti alimentari e sanitari di tutto il mondo, la pellicola segna il nuovo trend nei regali di Natale; infatti, dopo la consegna della scatola in legno con incisioni in ebraico al vicino di casa, il suo insopportabile figlio mangia e spende come un porco, bisbiglia alle falene e se tutto va come deve, prima di essere ricoverato per una risonanza, disarticola i genitori. Non adatto a tutti gli spettatori, il lungometraggio non è stato distribuito in Argentina, poiché, con un tale livello di sangue nazista in giro, il demone sarebbe rimasto rintanato nella scatola chiudendo la proiezione in anticipo.
 
Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)

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