venerdì 2 novembre 2012

91 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Resident Evil: Retribution!
L’avevamo lasciata lì, legnosa come al solito, sull’Arcadia della sua giovinezza, mentre conduceva per mare la razza umana a fare l’inchino all’Isola di Pasqua. L’avevamo lasciata lì, con un fucile a pallettoni caricato a monetine, nemmeno fosse un ultras calcistico italiano. L’avevamo lasciata lì, dopo che aveva eliminato un arabo nel terzo capitolo e un negro nel quarto senza candidarsi con i repubblicani. Dopo averla lasciata lì, senza avere la minima intenzione di andarla a riprendere, riuscirà la nostra immarcescibile Milla Tavolaccio Jovovich a vincere la resistenza del suo cervello e a regalarci la terza espressione facciale della sua vita?
Mondo fradicio di armi biologiche. Dopo un inutile e noioso riassunto dei primi quattro capitoli della saga, grazie al quale emerge quanta rogna porti l’agguerrita Alice a chi la frequenta, ci si catapulta sull’Arcadia in tempo per lo sterminio degli ultimi umani semi-sani da parte della Umbrella Corporation. Finita la sparatoria, durante la quale la protagonista riesce a distruggere un elicottero nucleare con un trombone da brigante calabrese caricato a sale grosso, Alice viene catturata e portata in un laboratorio segreto della corporazione per alcuni esperimenti su nuove armi, tra cui il dildo multiplo e il braccio per fistfucking. Dopo un po’ di torture non lesive fisicamente, il sistema di sicurezza viene hackerato da un misterioso amico e Alice recupera la tutina attillata da virago e le pistolone. Aperto un portone a marchio Umbrella, Alice si trova nel centro di Tokio dove una emo giapponese con la gengivite squarta un passante. Godzilla non si vede, quindi c’è qualcosa di strano nell’aria.
Sbudellati un po’ di zombie con un lucchetto attaccato a una catena rubata da un motorino, Milla si trova nella centrale operativa dove Ada Wong e Albert Wesker, i vecchi nemici, le raccontano la verità: lei è prigioniera in un sito sottomarino russo in cui la Umbrella simula le invasioni biologiche delle grandi città del mondo. A governare la baracca c’é la Regina Rossa, il computer ragazzina che nemmeno S.O.S. Tata riesce a costringere a fare i compiti di geometria. Come non bastasse, nel riciclone generale, tutti i personaggi delle precedenti edizioni della porcata sono stati clonati o riesumati. Nel frattempo, la squadra armata di recupero, nome in codice Carne Morta, inviata da Wesker a prelevare Alice e Ada, fa irruzione nel complesso per piazzare qualche carica e farlo saltare a recupero avvenuto. Nella squadra c’è il negrone del film precedente, reclutato non si sa come visto che sparava a zombi mutati dentro un canale di scolo fognario.
La Regina Rossa lancia tutto il suo arsenale di cloni, zombie, esseri, virus, batteri, prolassi, cateteri e caccole contro le fuggiasche, che in uno dei teatri di posa a disposizione raccattano una bambina da simulazione sordomuta. Mancava qualcuno che rallentasse la fuga. Tra una coccolina alla pupa e l’altra, Alice semina morte e distruzione con qualsiasi cosa a sua disposizione, anche una culla in legno verniciata di rosa, mentre i suoi presunti salvatori sono sgranocchiati dalle peggiori creature tranne due. Si arriva all’ascensore della salvezza, cioè una piattaforma di fabbricazione sovietica che s’impalla a ogni piano come ogni meccanismo prodotto dall’efficace sistema professionale del socialismo reale, tra atti eroici e puttanate granitiche. Non appena Alice manifesta interesse per la salute di qualcuno, questo rasenta la morte con la precisione di un bisturi. Con l’esplosione del sito e la fuga precipitosa con ragazzina al seguito si finisce a fischiettare sul pack.
Si sapeva che il film era un pack, ma non così tanto. La tiepida tranquillità siberiana è distrutta da un sottomarino nucleare con cui la Regina Rossa stoppa la fuga. Mentre i due superstiti del battaglione Carne Morta si fanno fare un culo a capanna da una soldatessa mutata, Alice combatte in slow motion (non gliela fa più) con Jill, sua vecchia amica controllata da un ragno robot della regina. Tutto sembra perduto quando Alice libera Jill dal ragno e insieme sminuzzano il ghiaccio e fanno cadere la soldatessa alle grandi manovre nell’acqua gelida, dove viene divorata dagli zombi natanti. Trasferita a Washington in elicottero, Alice scopre che Wesker si è insediato alla Casa Bianca e che ha costruito il Fosso di Helm intorno al sito per difendere l’ultimo baluardo umano dalla furia della Regina Rossa. Wesker le inietta a sorpresa il virus T e le dona di nuovo i suoi superpoteri gnoccazombie per combattere. Se ne deduce che ci sarà anche un sesto capitolo. Latte allo scroto.
Accozzaglia cinematografica di devastante noiosità, il film mostra esiti incerti come quelli di un ippopotamo in tutù che percorre in monociclo una trave fatta di polistirolo. Apprezzato dalle aziende produttrici di lassativi, il lungometraggio è un capolavoro di stitichezza creativa, in cui l’unica cosa originale è il disturbo psicosomatico intestinale che causa in ogni singolo spettatore. Avveniristica nelle sue implicazioni etiche e morali, la pellicola assegna un nuovo e tonante significato al termine “osceno” e alla definizione di ciò che deve o non deve guardare anche il pubblico più maturo. Graditissimo in India, soprattutto da santoni e fachiri, il prodotto regala nuove motivazioni per una vita fatta di ascetismo e dolore e improntata alla mortificazione della carne, sebbene metta a dura prova le più forti scuole pacifiste e non violente. Un appunto per Milla Jovovich: se avesse dato ascolto al marito e avesse impiegato in scena il suo clone plastinizzato, il girato sarebbe stato di migliore qualità.

Sleep-o-Meter: 06 – L’Assedio (Coma Profondo)

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