La gravidanza: quel momento in cui le donne cominciano, anche alla seconda settimana, a camminare con la schiena piegata all’indietro e con una mano sul fianco; quel momento in cui le donne chiedono di passare davanti a tutti nella coda al supermercato anche quando si sentono bene; quel momento in cui le donne smettono di soffrire di mal di testa a causa degli ormoni, ma trombare diventa una partita a Tetris. Riuscirà la scuola della commedia americana a distruggere il minimo senso paterno degli spettatori di sesso maschile e a far vincere definitivamente tutte le videogame console nell’acerrimo confronto con la famiglia umana?
Atlanta, città media fatta di quartieri medi per cittadini medi. Nella ridente cornice della vita civile americana integrata e senza spocchia s’incrociano diverse storie sulla gravidanza da fare ribrezzo ai maiali mentre si scannano per accedere al trogolo. Esordisce Jules Diaz che, sgarzolina come l’ape Maya, ha fatto cogliere il suo frutto più prelibato al suo partner Evan durante il programma “Ballando nelle Stalle”. Risultato: edizione vinta alla grande con vomito nella coppa durante la premiazione. Segue a ruota Wendy Banks, proprietaria di un negozio per bambini e autrice di un libro sui capezzoli da latte, che si fa ingravidare dal marito, Gary Cooper (disgustorama), durante la proiezione di Dirty Dancing al parco. Parco che vede anche il timbro della terza fattrice, Rosie Kendrick, che lo prende dal vecchio compagno di liceo Marco. Questa apnea spermatica basterebbe anche a una banca del seme, ma non è finita, purtroppo.
Infatti, quando Wendy e Gary vanno dal padre di quest’ultimo, l’ex-pilota automobilistico Ramsey, scoprono che la matrigna di Gary, una puledra di tutto rispetto, è stata trapanata con successo dal vecchiardo (due gemelle). A tenere alta la bandiera degli uteri indipendenti Holly Lopez, fotografa frustrata che non può avere figli e vuole adottare un etiope. Il suo compagno Alex non è molto convinto e viene spedito a passeggiare con dei giovani padri che gli possano illustrare la loro vita d’inferno. Le settimane passano tra battute sboccate, litigi e perdite urinarie, ma avviene il primo colpo di scena: Rosie perde il pupo e sbatte Marco fuori di casa. Comincia il tracollo dell’intero cast, per non parlare di quello degli spettatori. Gary mangia come un bufalo, perché sua moglie è diventata una latrina in una pineta canadese dove vanno a cagare i boscaioli; Jules ed Evan litigano perché non sono d’accordo su come arredare il pistolino del nascituro; Holly e quell’altro sfigato devono prendere coscienza che avranno un figlio etiope.
Momento di calma e difficoltà per tutte le coppie in gioco. Sembra proprio che il sacro dio delle gravidanze stia guardando dall’altra parte, ma proprio quando gli uomini in sala stanno per mettere la mano sul loro fidato joypad, svetta il vecchio Quaid con la sua giumenta da sbarco. Distribuendo soldi a pioggia e sparando cazzate a raffica, Ramsey rianima leggermente una trama in terapia intensiva dal secondo minuto e ci porta al culmine. Mentre Alex si inimica tutti i padri per delle sciocchezze che funzionano solo nella trama di un film cretino, Marco prova ad avere una seconda chance con Rosie, ma questa è diventata improvvisamente una figa di legno per adeguarsi al cast. Degna di menzione Wendy, che a una convention per neomamme si piscia addosso e dà una versione della gravidanza che sembra il nono capitolo di Saw – L’Enigmista.
Pronti via, tutti all’ospedale per sgravare. La prima a scodellare e Jules, che ritrovata la sintonia con Evan spara fuori una femmina (primo caso di bambino che si evira nell’utero pur di non essere circonciso). Segue Skyler, la manza da monta modello barbie, che produce due gemelle senza dire beo per la gioia del vecchio. Wendy, invece ha difficoltà, manco a dirlo e deve affrontare un cesareo difficile, ma alla fine spara fuori un bel maschio di circa due anni, lavato e con già i denti (erano finiti i soldi e hanno preso il cugino del costumista). Rosie, cugina di Wendy, trova Marco, che ha maciullato un piede al suo socio con un furgone, proprio mentre va a trovarla in ospedale e decide che è il momento della seduzione. Gli altri due, sopravvissuti a ebola, tornano con un frugoletto che sembra Renato Pozzetto d’ebano e vivono tutti felici e contenti come un gruppo di erotomani onanisti chiusi in un ripostiglio con il bidone aspiratutto.
Devastante idiozia al gusto di colostro, il lungometraggio è un’enorme spot pubblicitario per i prodotti contraccettivi in cui la vita umana è un morbo incurabile che porta sventura e malessere come l’epidemia di Peste Nera del 1348. Silenzioso e mefitico come una flatulenza in aereo, il prodotto è leggero e scanzonato come il discorso di Adolf Hitler al Reichstag, ma lascia molte meno speranze per il corretto evolvere dell’umanità. Delirio di fluidi corporei e sentimenti contrastanti, la pellicola ha certamente affrontato un travaglio difficile e complesso, senza accorgersi che non si trattava di una gravidanza, ma di semplice colite, producendo una montagna di escrementi assortiti dal colore alieno. Gioco facile per Jennifer Lopez che, sovrastata da un soggetto ignobile, non ha nemmeno dovuto metterci del suo per far fallire il progetto con la sua abile tecnica recitativa.
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