venerdì 21 settembre 2012

85 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Prometheus!
C’era una volta una grande saga di fantascienza. Poi, un giorno, in tempi recenti, un vetusto e ormai fulminato regista decise di distruggere tutto il retaggio facendo un prequel degno delle produzioni Troma, ma molto meno divertente. Un cast pregno, una protagonista pregna, ma poco fregna, ed effetti speciali che nell’anno della morte di Rambaldi sono un insulto all’arte, inquadrano il prodotto ancor prima di scriverci sopra. Riuscirà l’obnubilato Ridley Scott, che dovremmo chiamare Scotto visti i risultati, a farci rimpiangere persino le sconcertanti scene fuori tema di Aliens vs Predator?
Scozia, anno 2089 (e non hanno ancora ottenuto l’indipendenza). Elizabeth e Charlie sono due archeologi che scoprono l’esistenza di una razza di precursori dell’umanità, che battezzano gli Ingegneri, in diverse caverne del mondo. Ruggero De Ceglie Weyland (copyright Kilamdil), proprietario di Tele Ciancico e altre industrie, organizza una spedizione di scienziati su una luna di Saturno sospettata di essere la culla della civiltà ingegneristica, con la nave spaziale Prometheus. Dopo quattro anni di viaggio in ibernazione, sotto le inutili cure dell’androide David Fassbender, unico umanoide più espressivo del suo originale, la comandantessa Meredith Theron scongela tutti e manda gli scienziati e David a esplorare una struttura aliena sospetta, imponendo loro di non prendere contatto con nessuna forma vivente. Il torpedone con la scolaresca parte cantando “L’Astronave del Capo ha un Buco nel Propulsore Nucleare”.
Arrivati sul sito e inviate delle sonde per mappare l’area, gli scienziati cominciano a guardarsi intorno con circospezione, mentre il buon David, creato con alcune parti organiche dello Stifmeister, comincia a toccare tutto quello che trova, attivare il diario backup della struttura, aprire porte e gettare le basi per l’imminente tragedia. I compagni di classe lo inseguono eccitati fino a un pozzo, dove scoprono che si respira, e dove rinvengono vari cadaveri di Ingegneri. Che sia passato un Architetto da quelle parti e abbia attizzato l’atavica rivalità? Recuperata una testa di Ingegnere, gonfia di integrali e derivate, il gruppo si avventura in un deposito pieno di canopi e presidiato da un monolite dell’Isola di Pasqua somigliante a Benito Mussolini (che i fascisti siano stati anche su Saturno oltre che su Marte?). Parte uno smanazzo generalizzato, come fossero all’Autogrill, e David, birbante, trafuga un liquido appiccicoso che trasuda da un contenitore (sperma?). Gli altri lo ignorano perché sono in fregola, manca solo la masturbazione collettiva (che sveglierebbe il pubblico già morto, risorto e celebrato nelle chiese di tutto il mondo).
Si torna alla nave in fretta e furia a causa di una tempesta, non prevista inizialmente dal Centro Epson, e si perdono due sfasciati che restano nella struttura: il cinico geologo e il fobico biologo. I due geni si fanno un bagno termale in una strana melma nera che si accumula nel deposito e vengono uccisi malamente da degli spermatozoi grossi come pantegane. Nel frattempo David contamina il drink di Charlie con lo sperma raccolto nella struttura, proprio prima che gli dia di zifonella con Elizabeth. Passa la bufera e si torna al sito, dove sono rinvenuti i cadaveri dei due attori inutili, una nuova area contenente un Ingegnere vivo in stasi che progetta un ponte, pur non trovandosi con il Designer. Charlie manifesta ogni sintomo di malessere conosciuto e si scappa alla nave, dove il povero archeologo è incenerito con un lanciafiamme dalla capitana per paura di contaminazione. Elizabeth, invece, porta in grembo un dolce segreto alieno, ma decide di sgravare il calamaro ripieno con un auto-aborto.
Dopo poco si scopre che Ruggero Weyland é sulla nave con altri trecento servitori e intende recarsi dall’Ingegnere per scoprire il segreto della vita eterna. Ah, sì, la comandantessa Theron è sua figlia (ma è utile saperlo ai fini di questa vaccata?). Tutti vanno al deposito, che altro non è che una base militare con tanto di armi biologiche; anche Elizabeth, che perde sangue come in un giorno di flusso abbondante. L’Ingegnere, che come prima cosa dopo il risveglio ricorda che il copione prevede di dilaniare l’androide verso la fine, stacca la testa a David, ammazza gli altri e decide di distruggere la Terra con un cannone montato su astronave. Elizabeth fugge e assiste alla scena in cui il capitano della Prometheus (l’unico negro con un equipaggio di cinesi) fa il kamikaze e salva il pianeta. Finita? No, il relitto alieno schiaccia la Theron e, in una capsula di salvataggio, si consuma l’amplesso tra l’ultimo Ingegnere e il Calamaro Smisurato, da cui nasce la prima Alien (fiocco rosa su Saturno che si può vedere nelle serate limpide).
Agghiacciante come l’idea di passare un mese in compagnia di Anders Behring Breivik, il film attacca i neuroni dell’organismo vedente e li distrugge senza sosta provocando immediatamente un salto evolutivo all’indietro sino allo stadio melma nera corrosiva. Necessaria al progresso umano come il cono in carta riciclabile per consentire alle donne di pisciare in piedi, la pellicola funziona egregiamente in tutto ciò che non ha nulla a che fare con il cinema. Finito alla berlina come “L’Innocenza dell’Islam”, il lungometraggio ha causato violente proteste su Rapa Nui, dove è stato tacciato di blasfemia e dove un ambasciatore americano è stato ucciso a colpi di lancia, cotto alla griglia su pietra calda per ridurre la componente di materia grassa e l’assunzione di colesterolo, e consumato con due fave al guanciale e un buon bicchiere di chianti. Complimenti al regista per l’efficacia subliminale: in Svizzera hanno immediatamente approntato un letto per lui in una clinica di fine vita.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

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