…The Wedding Party!
Sentivamo la mancanza della comicità pecoreccia al femminile e l’occasione si presenta con una festa di matrimonio. Ripercorrere una strada già battuta, come una prostituta di cinquant’anni dal pappone, è sembrato, a una regista che sembra un dipinto cubista, il miglior modo per essere messa all’angolo dalla categoria e consacrare il suo cast come la kriptonite della cinematografia. Riuscirà Kirsten Dunst a far valere il suo preziosissimo nome e a insidiare il dominio della Kirsten manichinata (la Stewart per chi non avesse capito) sopra e sotto le scrivanie di tutti i produttori di Hollywood?
Grande Mela, Stati Uniti. Regan Dunst si trova a tavola in un ristorante con la sua amica obesa Becky Wilson e riceve la notizia dell’imminente matrimonio della panzona con il ricchissimo boyfriend Dale. Credendosi la più figa del gruppo, la bionda va in scompenso, soprattutto perché deve organizzare la baracconata, e condivide il terremoto vaginale con le altre amiche scoppiate: Gena, una morettina che pippa e fuma come tossico allo stadio terminale, e Katie, la classica bionda svampita, ma che per l’occasione si è tinta di rosso dato che il giallo platinato era già appaltato da Regan. Dopo uno scambio di cattiverie al telefono, si vola alla vigilia del matrimonio per organizzare l’addio al nubilato e al celibato dei futuri sposini. L’odore di casini inenarrabili arriva come quello di una porcilaia situata di fianco a una fabbrica di confetti e, ciliegina sulla torta, ci si mettono anche i testimoni dello sposo Trevor, Clyde e Joe (guarda a caso gli ultimi due ex-fidanzati di Gena e Katie).
Una monotonia creativa degna di un protozoo ci porta alla cena, in cui, durante la fase del discorso in pubblico, Gena svela a tutti che Becky, al liceo, era bulimica. Il buon gusto avanza come in una puntata di “Come ti vesti?” e si passa alla festicciola con spogliarellista incorporato: il genio dai bicipiti di marmo chiama la futura sposa “faccia di maiale” e manda tutto in vacca. Evviva! Le tre scassate restano sole in stanza e cominciano a bere whiskey e pippare coca (la parte in Italia è stata tagliata, poiché è un paese libero che ama l’arte), finché riescono a distruggere l’abito della sposa, tradizionalmente in custodia alla damigella d’onore. Comincia una rincorsa per cercare di riparare il boiler a forma di vestito. Dopo aver corrotto la proprietaria del negozio con i soldi rubati da Gena a Clyde, le strappone corrono su e giù per Manhattan in modo convulso e aspecifico, come fossero in piena sindrome premestruale.
Alla fine, scelta azzeccatissima, decidono di infilarsi insieme ai loro maschioni nello strip-club dove si stava consumando l’addio al celibato di Dale, che si dilegua alla chetichella. Mentre Trevor comincia a istigare Joe a dare una botta a Katie, Clyde e Gena riprendono i loro battibecchi di gioventù e si scopre che essi hanno avuto origine il giorno in cui il pupazzo non si è presentato all’ospedale per l’aborto della sua squinzia. Peccato che l’outing sulla situazione sia corroborato da Regan, frustrata e sbronza, con conseguente litigata pesante tra le due amiche e interruzione dei rapporti al femminile, cioè partita a scacchi di sms, telefoni spenti e speculazioni assolutamente inutili. Disperata, Regan si fa trombare nel cesso da Trevor (altro taglio prolungato, in nome della libertà di espressione), mentre Joe s’intorta Katie spacciandole Xanax per TicTac. Gena e Clyde, stranamente lucidi, corrono dalla madre dell’uomo per far rammendare il vestito, dopo che una prostituta ci si è pulita le mani dallo sperma di un cliente (una finezza degna dei matrimoni tra reali).
Durante il rammendo notturno, Clyde e Gena si fanno una bella fregata, tanto per non perdere tempo verso il prossimo aborto, mentre Regan riprende in mano la situazione e ringhia ordini alla truppa delle altre damigelle al fine di imbastire una cerimonia decente. Katie è in overdose da Xanax, ma, grazie alla nobile arte del vomito, evita la lavanda gastrica e se la cava con un’osservazione di venti minuti (il pronto soccorso più veloce del mondo dopo quello del Policlinico di Milano, che è veloce perché hai il cento percento di possibilità di morire e quindi non ci vai). Il vestito arriva in tempo utile per la celebrazione, la solita pacchianata americana in cui manca solo il Boss delle Torte, e, dopo la commozione generale, le coppie si ricompongono durante il ricevimento: Regan, finalmente scevra da gelosie verso l’amica sbombardona, scopre che Trevor la intriga perché è stronzo come lei, fa uso di droghe chimiche e sui sanitari spinge come uno stantuffo senza sosta.
Abrasivo e altamente irritante, il lungometraggio si propone di forza come derivato dell’idiozia umana in grado, dopo una sola passata e dopo pochi minuti dalla stessa, di sverniciare lo scroto del pubblico maschile come nemmeno la trielina. Lesiva del concetto tradizionale di accoppiamento, la pellicola introduce, con la delicatezza delle forze di polizia cinesi durante una manifestazione tibetana, la convinzione che per condurre una relazione e portare a termine una gravidanza serva almeno una duplice dipendenza da sostanze che non comprenda l’abuso di nicotina. Capolavoro di arte censoria, la versione italiana del film sembra l’azione del campione del mondo di snowboard su una pista nerissima, elimina tutte le questioni spinose a colpi di forbice e lo colloca, senza timore, nel palinsesto di Rai Yoyo tra Peppa Pig e Barbapapà.
Sleep-o-Meter: 08 – L’Ultimo Imperatore (Esperienza Premorte)
Nessun commento:
Posta un commento