…Ciliegine!
La grande tradizione scientifica italo-francese prosegue la sua attività di confutazione delle più consolidate teorie con risultati egregi. Una sfida improba alla più funzionale e abusata legge del cinema: un buon attore nel 98,7% dei casi può anche fare il regista solo se ci mette il nome e lascia fare a un vero regista (l’1,3% restante è costituito da attori che sono morti prima di provarci). Riuscirà Laura Morante, autrice di un soggetto originale come un calzino filo di scozia blu, a imbroccare tutte le scelte più sconvenienti e di rottura, come assegnarsi una parte brillante, e a far sì che anche gli intellettuali puri rimpiangano Boldi e De Sica?
Quanto sei bella Parigi quando è sera, soprattutto se non incontri attrici italiane. Amanda Morante è una donna indipendente dalla carriera indefinita che ama demolire gli uomini con cui intrattiene una relazione e, quando assenti, sempre più spesso, anche quelli delle altre. A sopportarla ancora, ci sono solo l’amica Florence, il marito di quest’ultima Hubert, psicanalista con la vita casalinga alla Raimondo Vianello, e la figlia adottiva Noemie, l’unica normale dell’intero film (e infatti ha solo quattro battute). La donna, oltre a snocciolare perle di cinismo trito e ritrito contro il genere maschile, segno evidente di aviopenìa compulsiva, vive un rapporto amoroso fallimentare con il povero Bertrand: il prototipo del francese modello con l’espressione arguta di Sarkozy, il fisico scultoreo di Hollande e la fiatella mefitica di Chirac.
La vita sembra un orrore per Amanda, ma la notte di Capodanno incontra Antoine Eblé, un collega di Florence prossimo alla separazione da una moglie insensibile e per questo anch’egli single. L’uomo è stranamente attraente per essere un francese, infatti l’attore che lo interpreta è di origine algerina. A causa di un malinteso, tuttavia, Amanda è convinta che Antoine sia omosessuale per cui si libera dalla sua androfobia e comincia con lui un rapporto di amicizia e confidenza. L’uomo, però, essendo uomo per definizione, anche nei momenti più bui pensa solo alla gnocca, pertanto comincia a innamorarsi di Amanda nello stupore generale, visto che questa non fa altro che parlare di argomenti stucchevoli. Dopo il terzo film turco con i sottotitoli in uzbeko, anche la resistenza di Antoine vacilla e il pover’uomo decide di prendersi un periodo sabbatico.
Periodo che arriva giusto giusto per lasciare spazio alla nuova carica di Bertrand, che addirittura propone alla donna di comprare casa insieme, dimostrando di essere un vero disadattato. Senza il suo amico Antoine, che rappresenta tutte le ragioni per cui il miglior marito del mondo è un gay, Amanda è perduta e nicchia su tutto, con il consueto meraviglioso piglio che ha reso la Morante una bomba sexy depressa riconosciuta in tutti gli ospedali psichiatrici del globo. Florence vorrebbe intervenire a spiegare l’equivoco, ma Hubert non lo permette: solo la convinzione dell’omosessualità di Antoine può guarire Amanda dall’androfobia. Nel frattempo il poveraccio, innamorato fradicio e senza sigarette, ha un collasso nervoso totale. Ed è qui che s’innesta il genio: ci pensa Maxime, collega biadesivo di Florence, a fingersi il compagno di Antoine e a far ingelosire Amanda con il comportamento più checca mai visto dai tempi de “Il Vizietto” con Ugo Tognazzi.
La donna reagisce pienamente alla cura, poiché l’orgoglio della vagina, che nella cinematografia impegnata di sinistra deve emergere come uno stronzo nell’acqua, fa si che lei si lanci al capezzolo di Antoine il quale, a sua volta stanco di quella farsa e di avere le sciarpe di Maxime in casa, la bacia appassionatamente senza lingua e se la porta in riva al lago Fregola per una due giorni di concetti filosofici, libri impegnati e teorie sul comportamento coniugale. In realtà la mette a cane senza pietà ed entrambi trovano il buon umore. Il delirio è dietro l’angolo della farmacia che aspetta come un rapinatore stitico: mentre a Parigi Hubert gongola tronfio per il successo delle sue inutili teorie psicanalitiche, al lago Fregola Antoine, per la prima volta, fa una cosa da uomo e Amanda recupera immediatamente la sua espressione incarognita androfoba, pronta per almeno altri dieci film con Silvio Orlando e Nanni Moretti.
Esteticamente voluttuosa come i partecipanti alle primarie per il Partito Democratico italiano, la pellicola mette in evidenza con disarmante rigore i tratti morbidi e accoglienti della Morante che ricordano un cavallo di frisia nazista durante lo sbarco in Normandia. Lento ed estenuante, il prodotto riproduce molto da vicino il passo incerto di un ottantaduenne con girello che si avvia verso la casa di riposo, mentre il figlio maggiore che ha ereditato in anticipo gli sussurra: “Coraggio papà è solo per poco, vengo a prenderti alla fine dell’estate”. Mai più visto. Efficiente e razionale, il film in soli ottantacinque minuti riesce a fornire più argomenti di chiunque altro alla necessità di far avanzare la legge che blocca i fondi pubblici per il cinema, portando le scoregge intellettuali del radicalismo chic nel mondo delle scoregge fisiche. Grande Pascal Eblé che mette in cascina l’ennesimo film mediocre e si propone come il Daniele Bossari del cinema francese.
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)
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