…Wolverine L’Immortale!
Mutatis mutandis mutanti mutande smutandatis orchite. Questa è l’unica declinazione possibile dello stato psicofisico di tutti coloro che si apprestano a guardare l’ennesima avventura dell’artigliato eroe con la passione per il whiskey e le scopate tenebrose. Pose da macho, bicipiti e sudore in un lungometraggio in canotta della salute adatto a tutte le età, soprattutto quella in cui le adolescenti cominciano a conoscere il loro corpicino. Riuscirà Hugh Jackman a far venire la fregola alle imperturbabili femmine nipponiche quando stanno servendo il sakè, componendo haiku e facendo tutte le altre stronzate rituali per farlo venire barzotto?
Giappone, seconda guerra mondiale. Sebbene non si capisca come abbiano fatto, i musi gialli hanno catturato il mitico Logan Jackman e l’hanno rinchiuso in un pozzo. Lui potrebbe evadere quando vuole, ma preferisce stare all’afa in quel tugurio. Sfortuna vuole che gli americani abbiano deciso di sganciare l’atomica proprio quel giorno. Pensando all’afa in aumento, i poveri giapponesi non reggono psicologicamente e cominciano un suicidio di massa, ma Logan, mosso a pietà, salva il giovane Yashida difendendolo con il suo muscoloso corpo indistruttibile. Per quelli che sono ancora in sala dopo sta cacata in pineta, si torna ai giorni nostri, dove il grande Wolverine si alcolizza, si strugge per la morte della sua figheira mutante e ammazza di botte i bracconieri canadesi. Durante la consueta rissa al pub, è raggiunto da Yukio, una mutante soprannominata Botta di Culo perché prevede la morte degli altri.
La ragazza, dopo aver perorato per dodici secondi, riesce a convincere lo sfasciato a seguirla a Tokio per dare l’estrema unzione al vecchio Yashida. Appena giunta in Giappone, la bestia viene ripulita (incredibile come le domestiche nipponiche sappiano perfettamente come tagliare la barba alla cazzo di Wolverine e fare la pettinatura a doppia banana). Yashida è in condizioni critiche e vuole il potere di Logan che risponde alla solita maniera, cioè no. Niente di male, perché di notte, mentre il nostro eroe ha i soliti incubi in cui copula con l’anima della sua ex, la Dott.ssa Viper, una mutante velenosa, limona duro con lui e gli fa la macumba. Yashida schiatta e si scopre che ha lasciato tutto alla nipote Mariko, detta Marikojoni dagli amici, che da quel momento diventa la sfitinzia più ricercata del Giappone.
Il prode Wolverine cerca di proteggerla, ma scopre di non essere più invulnerabile (anche se gli artigli escono ed entrano lisci senza ledere nulla, mah). Anche su piede solo, comunque, il canadese peloso è più forte dell’intero popolo nipponico e stermina mezza yakuza. Infrattati in un vecchio paesello, il mutante e la bella prugnetta mandorlata si accoppiano in maniera furibonda, ma l’idillio dura poco, perché gli scagnozzi del padre della ragazza la rapiscono. Logan si arrabbia come una bestia e comincia la caccia alla donna, più motivato che mai. Nel frattempo, il padre della ragazza subisce l’assalto dei ninja, che portano la sgarzolina da Viper. Wolverine, che passava di lì per caso, sfrutta una macchina per la TAC del vecchio per farsi un’autointervento al cuore, infettato da una nano macchina, e recuperare il potere del cazzutismo.
Tutti al covo segreto del clan Yashida per lo scontro finale. Ci sono proprio tutti, anche Mazinga, che per l’occasione altro non è che una armatura di adamantio che contiene Yashida e che può sottrarre il potere al mutante. Comincia la battaglia: il capo ninja e Wolverine contro Daitarn 3 e Yukio contro Viper. Fight! Mancano solo Ryu, Blanka e Mr Bison e poi il cast è al completo. Mazzate, contro mazzate, altre mazzate, Logan perde gli artigli, che poi salagadula magicabula ricrescono, e alla fine i buoni vincono e i cattivi perdono, nonostante l’attacco solare. Il supplizio sembrerebbe finito e invece, a metà dei titoli di coda, arrivano Xavier e Magneto a dirci che questo stracciamento di maroni mutante continuerà con un nuovo esilarante, inutile capitolo.
La sterzata necessaria per far ripartire il settore sanitari, il film impone una rivoluzione in tutte le case del mondo dove, dopo la sua diffusione, sarà necessaria una tazza in ogni stanza per tamponare l’epidemia di diarrea. Insulso per ogni persona che abbia un senso spiccato per l’amore e la sessualità, il prodotto è così pieno di muscoli sudati e tailleur che sembra scritto da Armin Benedicter in una delle giornate in cui è più incazzato. Utile per il lancio del nuovo congresso del Partito Democratico, la pellicola propone la quarta via per l’esecuzione della sentenza Mediaset: il pozzo afoso. Complimenti allo sceneggiatore che è riuscito a scrivere, far produrre e vendere una non storia, basata su un non personaggio e sulla sua non evoluzione: praticamente la carta carbone della carriera di Marco Mengoni.
Sleep-o-Meter: 09 – The Dreamers (Morte Cerebrale)
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