…Elysium!
La grande fantascienza del cazzo irrompe sugli schermi, nel senso che un autore ha preso il suo pene e l’ha lasciato libero di scrivere un soggetto. La sperequazione, il conflitto di classe, la lotta per la sopravvivenza, la fame di uguaglianza: tutte cose che lo spettatore medio odierà dal profondo dopo aver visto un nano biondo rotolare da una parte all’altra della pellicola senza motivare alcuno dei suoi atti insensati. Riuscirà Matt Damon a sconfiggere la legge Bossi-Fini e a far penetrare le masse indigenti in una nazione orbitante abitata da cloni di Flavio Briatore?
Anno 2154. La Terra è al collasso. Purtroppo, invece di esserci guerrieri giapponesi che imperversano e fanno saltare per aria la gente calmierando l’aumento della popolazione, le masse spingono verso lo spazio, mentre i riccastri si ammazzano di pippe e festini sulla stazione orbitante Elysium. Max Da Costa Damon è un pregiudicato furfante che, dopo aver tentato di entrare nel governo, ha optato per la catena di montaggio nella speranza di farsi la sua compagna di orfanotrofio Frey. Purtroppo, però, la tipa non se lo fila e lui rosica. Un bel giorno, causa un inceppamento della sua catena produttiva, l’uomo viene irradiato da raggi gamma, ma invece di diventare grosso, verde e incazzoso (l’incredibile Borghezio), vomita e caga a spruzzo: gli restano solo cinque giorni di vita e l’unica alternativa è andare su Elysium a farsi curare. Max scende a patti con Spider, uno scafista dello spazio, che promette di mandarlo per aria dopo che avrà rapito John Carlyle, un giovane emulo di Marchionne, nonché ex-capo di Max.
Prima di mandarlo in missione, però, Spider deve rimettere in piedi la carcassa umana e lo manda in una carrozzeria degli Hell’s Angels dove gli viene impiantato un chip nel cervello e un esoscheletro sulla carne viva (inutile citare le condizioni igieniche, basti sapere che il chirurgo fumava durante l’intervento e l’infermiere si mangiava le caccole). Quello che gli scassati non sanno è che Carlyle ha appena limonato virtualmente con Jessica Foster, l’incoitabile Ministra della Difesa, per organizzare un colpo di stato. Max guida la sua squadra verso morte certa, ma riesce a rubare dalla testa dell’uomo d’affari i dati per disabilitare le difese di Elysium e approvare la riforma sanitaria, ferma al Congresso dal 2013. La Ministra manda subito i suoi psicopatici da guerra, appena licenziati dalla testa in formalina di Obama perché spiavano dentro le mutande di Angela Merkel, e il povero Damon colleziona la prima batosta della giornata.
Salvato da Frey, calda infermiera, Max scopre che la figlia della figazza ha la leucemia e deve essere curata, ma siccome lei non gliel’ha mai data si rifiuta di portarle su Elysium. Ben più persuasivo è il mitico Spider che ricatta Damon dicendogli di possedere alcune sue foto da piccolo a “Io Canto”. Nel frattempo la psico-brigata rapisce Frey e la bimba per ricattare lo sfigato: da una parte o dall’altra Da Costa si deve rassegnare a prenderlo in culo, al massimo può scegliere il lubrificante. Sceglie la psico-brigata: piuttosto che favorire il proletariato, meglio provare a bombarmi la tipa dei miei sogni. Si va su Elysium, ma durante il viaggio i cattivi tentano l’omicidio e lui risponde facendo cadere la navetta nella piscina della centosettantreenne Paris Hilton. Che pelo, a momenti colpivano una copia di Palazzo Grazioli e il povero Dudù. Colluttazioni disastro e tragedia. La Ministra fulmina i suoi scagnozzi, ma il capo della banda, Kruger, la fredda e poi si fa pompare con un esoscheletro cazzotto.
Siamo alla resa dei conti e, mentre Spider arriva su Elysium insieme a un centinaio d’immigrati clandestini siriani sfuggiti alle persecuzioni di Assad XXXIX, Max deve vedersela con i cattivi. Nonostante il nanismo, un evidente ritardo cognitivo e il pisello verde e barzotto (problemi dati dalle radiazioni), Matt riesce a sfondare Kruger e a fare bella figura con la gnocca, ma i sensi di colpa per la piccola lo attanagliano e decide di assecondare Spider. L’uomo, in un estremo atto di eroismo che fa venire la diarrea, scarica i dati dalla sua testa, attiva il virus letale che lo uccide e sblocca l’assicurazione sanitaria per tutti i messicani, i loro nipoti, i nipoti dei loro nipoti e qualche rom che lavava i vetri delle navette ai semafori intergalattici. La bimba è salva, la Terra è salva: speriamo solo che il tempo della rovina di Elysium sia sufficiente per un ripristino del pianeta altrimenti sono cazzi dei marziani.
Profondamente commemorativo a livello artistico, il prodotto rivive per via intestinale la stagione dell’action painting di Jackson Pollock trasferendo temporaneamente il bianco della tela sul bianco della ceramica della tazza. Inutile come un dito infilato nell’ano per capire se piove, il lungometraggio poteva tranquillamente rimanere nella testa dello sceneggiatore senza che la razza umana ne patisse alcunché. Destabilizzante per i bassi livelli del clero femminile, la pellicola è talmente intrisa di buonismo che attacca la rabbia alle suore missionarie e le induce ad atti di violenza gratuita contro bambini denutriti e gestanti. Grandissimo Matt Damon, eletto dalla comunità gay a icona della protesta contro la Barilla: in questo film lui non mangia pasta e rifiuta una famiglia tradizionale con la strapagnona di turno, evidente segno che è dalla parte dei giusti.
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