…La Notte del Giudizio!
Finalmente un film di critica sociale. Finalmente un prodotto che colpisce le coscienze. Se poi, come in molti casi, la coscienza risiede nell’area genitale, il colpo è ancora più duro. L’uomo più truce del cinema torna sullo schermo per difendere le sue conquiste materiali ed emotive come il più bieco dei cavernicoli. Riuscirà Ethan Hawke a evitare che la sua inutile prole venga devastata da una torma di maniaci minacciando di proiettare per dodici ore consecutive tutta la sua filmografia stracciamaroni a cominciare dall’irrinunciabile capolavoro intitolato “Prima dell’Alba”?
Stati Uniti, anno 2022. I nuovi Padri Fondatori, per tenere in piedi una nazione che sembra governata da Enrico Letta, istituiscono la notte della Purificazione: dodici ore in cui alla popolazione è consentito tutto, tranne utilizzare armi da guerra e uccidere funzionari governativi (nemmeno al cinema li puoi fare fuori), come forma di catarsi. I tassi di disoccupazione e criminalità non sono mai stati così bassi, il Ku Klux Klan è tornato alla situazione di circolo ricreativo e le minoranze sono tenute sotto controllo e non insidiano più l’ascesa dei bianchi alla presidenza. In questo contesto, la famiglia Sandin si prepara alla carneficina: papà James Hawke, ebbro vincitore della classifica di vendite della sua ditta di sistemi di sicurezza; mamma Mary Headey, ex regina incestuosa fantasy e casalinga modello; la figlia Zoey, tredicenne vestita come Sailor Moon con l’hobby dei diciottenni; e il figlio Charlie, nerd obiettore di coscienza con il pallino della robotica e dello spionaggio.
Dopo essersi riuniti attorno al desco e aver litigato come tutte le famiglie con almeno un adolescente, i quattro si raccolgono vicino agli schermi del circuito di sorveglianza per assistere al sicuro alla mattanza. Suona la sirena delle 19.00 e si parte: fino alle 07.00 del mattino tutto è lecito. Zoey si sposta nella sua stanza per chattare con le altre puttanelle, ma vi trova Henry, il suo ganzo, che si è intrufolato prima della blindatura della villa. Cosa facciamo: scopiamo a sangue o vado a uccidere tuo padre? Nel frattempo, Charlie assiste alla richiesta di aiuto di un senzatetto di colore e decide di disarmare la sicurezza per farlo entrare. Il padre, accortosi della cosa, non riesce a impedire che il negro entri in casa e si trova costretto a dargli in moglie la figlia per chiuderla in stile “Indovina Chi Viene a Cena”. Henry, ovviamente, non è d’accordo e spara a James: lo manca come uno stronzo e merita di crepare tra atroci sofferenze.
Riarmato il bunker e perso l’intruso, James si ricorda di essere un bianco armato di pistola e parte a caccia. Nel frattempo si presentano alla porta i Testimoni di Thanatos, un gruppo di giovinastri con brama di sangue, per reclamare la carcassa del colorato e purificarsi a colpi di machete. Se l’uomo non sarà consegnato, è pronto il piano d’irruzione e squartamento generale. Si comincia con l’interruzione della corrente elettrica e conseguente down di sistema (come i miei coglioni: tutto super efficace e non hanno previsto la caduta di tensione?). James, con l’aiuto di Zoey e Mary, riesce a catturare il barbone, ma arriva Charlie accompagnato dalle sue occhiaie da segalitico e induce il dubbio nel padre. Quest’ultimo, dopo attenta riflessione di quindici secondi, distribuisce armi pesanti alla famiglia e si prepara a difendere il fortino e il disadattato.
I Testimoni di Thanatos fanno irruzione, ma la famigliola regge bene: a fare la parte del leone è paparino, che con il suo fucile a pompa non conosce avversario. Fino all’ultimo crede fermamente nel punteggio pieno, ma, dopo aver piantato un’ascia da pompiere nella schiena della sfitinzia del capo dei maniaci, viene trafitto come un churrasco da quest’ultimo. Mary sopraggiunge piangente con i due pargoli: sembra la fine, ma irrompono i vicini di casa che freddano i cattivi. Mary ringrazia come un’oca prima di capire che i vicini sono intervenuti solo per avere il piacere di dar loro una morte atroce, ma ecco sopraggiungere il vero protagonista, cioè il buon clochard, che disarma il nemico e chiede a Mary se li vuole freddare. La donna, stanca di tutta quella violenza, decide di aspettare la fine della purga in salotto sorseggiando un mirto e spaccando il naso rifatto della sua dirimpettaia.
Un classico per tutti i generi tranne che per il proprio, il prodotto sembra il rimestamento intestinale di un rinoceronte che ha fatto indigestione di cavolfiori, ma come tale impedisce al pubblico di collassare grazie a una costante flatulenza: il classico puzzo di minchiata. Brutale, ricca di messaggi sociopolitici e assolutamente realistica, la pellicola è il manifesto di una nuova società paragonabile a quella in cui ti fanno vedere per 364 giorni Barbara D’Urso e poi il 365° t’impediscono di ammazzarla: praticamente è l’oggi con persone più brutte. Pietra miliare della politica interna, il lungometraggio sembra la scaletta di un congresso di partito, grazie a un iniziale richiamo all’unità, cui segue la cannibalizzazione dei giovani, la successiva piazza pulita dei vecchi leader, la pugnalata alle spalle dei compari senza scrupoli e dei vicini di scranno e, infine, l’emersione di una nuova inutile personalità dominante in cui non crede nessuno.
Sleep-o-Meter: 01 – Ultimo Tango a Parigi (Sonnolenza Postprandiale)
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