martedì 16 settembre 2014

150 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Welcome to New York!
Il grande cinema verità. La grande verità al cinema. Il cinema che illustra la verità. La verità che va al cinema. Le combinazioni tra i termini cinema e verità sono infinite, ma per quanto ci si possa sforzare non hanno nulla a che vedere con i film di Abel Ferrara: un uomo che unisce il nome del fratello sfigato della Bibbia con il cognome di un panzone sudaticcio che dirige un giornale in Italia. Riuscirà questa ignobile commistione nomastica a produrre qualcosa che non scenda in uno scandalismo becero tale da far imbarazzare persino Alfonso Signorini?
New York, giorni nostri. Deveraux Depardieu è un ripugnante uomo d’affari che come tutte le persone ripugnanti ha un grande successo nella vita. Oltre a presiedere un influente organismo economico internazionale, avendo sposato una facoltosa ebrea, ma soprattutto essendo un incallito erotomane, l’uomo presenta tutte le qualità necessarie per diventare il Presidente della Repubblica Francese. Mentre la signora unge tutti gli ingranaggi in patria, Devereaux si sollazza a New York con tutte le donnine presenti sul mercato. Si parte con un paio di leccate a tutto il personale di segreteria in ufficio durante una trattativa con altri uomini d’affari. Intermezzo a pranzo con la figlia e il suo nuovo boyfriend canadese che anche allo spettatore più stolto appare come un idiota sin dalle prime battute. Tuttavia al buon Devereaux non interessa, dato che la conversazione verte quasi integralmente sulla soddisfazione sessuale della ragazza.
Appurato che il futuro genero ha il pipino a salve, il lurido affarista non può che lavare l’onta con una bella ammucchiata. Chiamato il servizio in camera, si presentano alla porta due bei puttanoni dieci e lode come le galline Amadori con cui la massa grassa di colui che una volta era un bravo attore si può accoppiare in tutti i modi conosciuti. Il festino è estenuante, tanto che l’uomo stramazza sul letto rigorosamente dopo aver saldato i debiti con pagamento elettronico (le mignotte hanno il POS in linea con i recenti decreti governativi). La mattina dopo, preda ancora di una strana fregola di cui non riesce a capire la provenienza, dato che la pancia gli impedisce da anni di sapere cosa si nasconde sotto l’ombelico, Deveraux si fa una bella doccia fredda. Nel frattempo entra in camera la donna di servizio dell’hotel, un essere di una bruttezza disarmante, che dopo essersi annunciata un paio di volte si appropinqua allo scannatoio. 
Proprio mentre la signora comincia a pensare di entrare in azione con Mangiapolvere e Viakal, Gerard Depardieu Tengo Cuore Italiano esce dalla doccia e con lo sguardo da maniaco che hanno solo i veri maniaci cerca di farsi fare un pompino. Così, senza nemmeno tirarlo fuori e dire: “Ehi sorella, guarda che non si succhia da solo (copyright Gabriele Spadone)”. La donna resiste fiera e, dopo ben quarantasette secondi di lotta, lui le eiacula in faccia a sfregio per poi ristramazzare sul letto, ballonzolante e adiposo come un leone marino fradicio. Passano i giorni e l’uomo, per questioni d’affari e di sesso anale, deve abbandonare New York alla volta di Parigi, ma proprio sull’aereo la polizia lo arresta e lo conduce alla centrale, dove non può nemmeno fare la fatidica telefonata per timore che chiami una squillo e non si presti a soddisfare “Big Dick” Anderson, il Re delle Saponette Sguscianti.
Non appena informata dell’accaduto e dello sputtanamento con tutti gli ebrei ricchi di Francia, la signora Simone Devereaux Bisset si reca a New York per tirare il marito fuori di galera e seguire astutamente la strategia menzognera imbastita da due avvocati strapagati. Nel frattempo, il buon ciccione rilascia interviste a sedicenti giornaliste che tenta di stuprare e s’inforca la figlia di colore di uno dei suoi legali, dimostrando di non essere razzista e che quel pompino strappato era un apprezzamento alle battaglie dei fratelli neri. A fargli la morale c’è sempre Jacqueline Bisset, una che in gioventù ha preso più pesci di una tonnara nel mare di Sicilia. Si chiude con il botto: patteggiamento in tribunale e maxi pippone sulla carriera politica faticosamente costruita da una moglie devota e distrutta dal pennello inarrestabile di un marito impenitente. Morale? I leader mondiali sono malati di figa: sai che novità!
Manifesto del cinema spazzatura, il film è girato talmente male che tutte le copie in circolazione sono state acquisite dalle municipalizzate che gestiscono i rifiuti urbani per essere buttate, come incenerimento di prova, nei termovalorizzatori da inaugurare. Finemente lavorato e lucidato, il prodotto ha solleticato la fantasia dei più grandi marmisti del globo, in quanto rappresenta la pietra tombale perfetta delle carriere di tutti coloro che vi sono coinvolti tranne gli sceneggiatori, i cui resti dovrebbero essere utilizzati come carcassa di capra in una partita di buzkashi. Complimenti vivissimi al regista Abel Ferrara per l’ennesima pietra da aggiungere al suo castello di schifezze consecutive: un ruggito che mette la parola fine alle velleità di Guy Ritchie e Sofia Coppola su chi sia il migliore tra i peggiori.

Sleep-o-Meter: 05 – Il The nel Deserto (Coma Farmacologico)

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Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.