…Chained!
Il cognome pesa come un macigno. Non c’era alcuna possibilità che ne uscisse un film normale. L’allegro trio di psicopatici, costituito da Jennifer Linch, Vincent D’Onofrio e la panza di Vincent D’Onofrio che pesa come Jennifer Linch, ha costruito dal niente, nel senso di un’assenza totale d’idee intelligenti, un film forte e profondo come una commedia con Jacques Dufilho. Rusciranno le palpebre del pubblico pagante, rilevabile con un pallottoliere, a rimanere alzate senza l’aiuto di contrafforti, ponteggi e tutti gli altri artifici che l’architettura medievale ha elaborato per il sostegno delle strutture collassanti?
Stati Uniti, cittadina cubica con pochi edifici, ma costruita su una superficie pari a quella di Città del Messico. Il piccolo Tim e mammina vengono accompagnati dal papà al centro commerciale per andare a vedere un bel film di squartamenti al cinema. Il babbo si raccomanda di prendere un taxi al ritorno, perché più sicuro dei mezzi pubblici, infestati di pazzi. La famigliola esegue e incontra il serial killer tassista Bob D’Onofrio, orrendo panzone con le bavette bianche agli angoli della bocca. I due vengono portati in mezzo alle campagne del Nebraska, dove il vetturino ha una fantastica casetta arredata da Charles Manson e Ted Bundy. Mentre la mammina viene sdrumata, squartata e seppellita, il piccolo Tim viene lasciato in auto a farsi la pipì addosso, in modo che l’odore possa attrarre più clienti in futuro. Terminato di sezionare la madre, Bobo, nome più adatto allo psicotico, decide di tenere con sé il bambino come aiutante.
Il regime è da grand hotel cinque stelle lusso: catena alla caviglia, il piccolo può mangiare gli avanzi dell’uomo, che persegue un regime nutrizionale agghiacciante fatto di panini, birra e cheerios; può ritagliare gli articoli che parlano dei rapimenti e incollarli in un album; può seppellire i cadaveri nello scantinato, ma questo è più un obbligo, dato che Bob pesa duecento chili (sarà la dieta?) e non passa quasi dalla porta del garage. Passano gli anni, le vittime e le mode. Tim cresce come un pingone assoluto, D’Onofrio ingrassa e continua a fare degli incubi in cui il padre lo costringe a trombare sua madre (un pazzo alcolista o un precursore della pornografia russa?). Bobo pensa sia giunto il momento di coinvolgere il ragazzo nella sua attività: perché seppellire cadaveri non è coinvolgimento? Ma è un film di Jennifer Linch, quindi il senso e la logica non sono contemplati. Primo step: studio dell’anatomia. Il ragazzo è stato rapito che leggeva Pimpa e adesso gli si mette in mano l’atlante anatomico. Clamorosamente, ce la fa. Ma vaff…
Tim è diventato un esperto in ferite mortali e Bobone, dopo anni di fedele servizio è intenzionato a premiarlo come solo un tutore assassino seriale può fare, cioè togliere la catena, andare a fare un giro in taxi, scegliere una bella puledra universitaria, portarla a casa e darla in pasto al bamboccio perché la sodomizzi e la uccida. E voi altri siete ancora lì a pensare di regalare viaggi e gingilli? Antichi, la Linch sì che è avanti. Nonostante tutte le premure cui è abituato, il ragazzo più che la figa ha in mente la fuga, perciò, mentre il soldato Palla di Lardo ronfa guardando Oprah, accoltella la giovane in un punto non vitale, la nasconde insieme agli altri cadaveri e si cosparge del suo sangue. Bob sembra berla, ma quando trova scritto “Aiuto” sulla fiancata del tassì, s’inalbera, mangia la foglia (ultima cosa commestibile rimasta in casa) e cerca di eliminare la superstite. Tim interviene e, visto il cadavere della ragazza, infila un pugnale in gola a Bob. Razza d’ingrato!
Finalmente libero, Tim va a cercare l’ultimo superstite della sua famiglia: il papà. Grazie ai suoi ritagli di giornale, il pidocchio riesce a risalire all’indirizzo della nuova magione del vecchio, dove scopre che questi ha figliato con una milf: lui sembra un rom, lei una latinazza alta un metro e venti e il figlio è un ariano con il caschetto biondo. Misteri della famiglia Linch. Arrivato a casa di papà, dopo presentazioni e abbracci, Tim vuota il sacco con colpo a sorpresa: nell’archivio di Bob ha trovato una lettera del padre con cui venivano venduti moglie e figlio perché…Bob era il fratello del padre e lo zio di Tim! E qui la dissenteria giapponese si mescola con la maledizione di Montezuma per una sciolta letale e infinita. Fatto trenta, il pupazzo fa trentuno e secca paparino, lasciando nella merda la matrigna e il fratellastro. La fine che volli, volli, fortissimamente volli.
Destinato a sviluppare un dibattito acceso in tema raccolta differenziata dei rifiuti, il film fa talmente schifo che non esiste, a oggi, un cassonetto adatto a contenerne la pellicola. Manifesto culturale per una nuova educazione dei fanciulli, la pellicola mostra una terza via, oltre a quella montessoriana e a quella cattolico cristiana, per la diffusione della psicosi in età scolare. Brillante come un cesso scozzese chiuso da vent’anni, il prodotto si distingue per la stessa intelligenza sottile e originalità di struttura psicologica di coloro che vanno a raccogliere le fragoline di bosco senza mutande nella terra di mandingo. Premio d’onore a Vinny D’Onofrio, che è talmente maturato, anche nelle dimensioni, da poter interpretare, senza metodo Stanislavskij, il ciccione psicopatico beota che lo ha reso celebre. Dov’è Hartman quando serve?
Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)
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