giovedì 24 gennaio 2013

103 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…About Cherry!
Sei uno scrittore erotico con velleità da regista. Un giorno esce dal tuo cervello un copione scadente, dai presunti connotati erotico-psicologici, e hai per le mani una bella gnocca di attrice, una di quelle che non richiedono doti artistiche perché tanto nessuno le coglie. Cosa fai? Firmi il contratto in bianco con qualsiasi produttore. Riuscirà l’esordiente Stephen Elliott, sano di corpo e di mente, a scatenare la sua potente fantasia creativa e a confezionare un bel filmettino su cui gli intellettuali impegnati si faranno un numero di seghe mentali pari a quello di seghe fisiche che si faranno gli adolescenti entro la prima settimana di sala?
Città squallida degli States, ma poi si emigra a San Francisco che è cool. Angelina è una ragazza prossima al diploma che sbarca il lunario lavorando nella lavanderia degli unici cinesi non stakanovisti del globo, complice la mammina Phyllis che si beve anche i fondi delle cisterne da carburante delle stazioni di servizio. Come non bastasse, il compagno della madre è un orco dal pugno facile che ha come massima aspirazione dare una botta a lei e alla sorellina Jojo. Su imbeccata del suo pennello, un rocchettaro sfigato con il culo bassissimo, la ragazza decide di farsi immortalare ignuda da un pappone di nome Vaughn. Con il lauto compenso incassato per aver donato al mondo mezza natica e due tettine capezzolatissime, Angelina si trasferisce a San Francisco insieme al compagno di classe Andrew: un indiano innamorato perso di lei con la faccia da cernia.
I due condividono una camera matrimoniale in casa di un gay al cubo di nome Paco. Per Andrew inizia un percorso di martellate sull’uccello, ma per amore questo e altro. D’altronde, si sa, noi uomini siamo particolarmente brillanti in queste situazioni. La tipa, dopo qualche giorno di cazzeggio, senza rimorso alcuno per aver lasciato la sorellina tra le palle dell’orco, trova lavoro in un topless bar, come cameriera. Lì una spogliarellista sua collega la invita a fare un po’ di porno. Mah, sì, in fondo cosa vuoi che sia. Dritta alla meta, Angelina si reca presso una casa di produzione pornogastrica e gira il suo primo film: una bella sgrillettata in mondo visione che arrapa di brutto la regista lesbica, tale Margaret. Nel frattempo il cretino Andrew vive tra la casa dei Village People e la libreria, dove lavora come un mulo, prendendo pacchi a ripetizione dalla bella coinquilina.
La biondazza, infatti, ha rimorchiato un ricco tossicomane, che a tempo perso esercita la professione di avvocato, e se lo spupazza credendo che sia l’amore della sua vita. Sul fronte lesbo invece le cose precipitano: Margaret e la sua tipa sono in crisi nera a causa di ripetuti litigi e incomprensioni, ma soprattutto perché la prima si pasticcia pensando a Cherry, pseudonimo della platinata. E qui il colpo da botteghino. Avulsa dal contesto e completamente inutile, scatta la trombata di fine rapporto, il tfr dell’amore, tra le due mastica passere. Andrew ormai è un relitto con le scarpe e tutto peggiora quando arrivano la mamma e la sorella di Angelina per una visita improvvisata. La diva dell’hard vorrebbe presentare il suo nuovo manico, ma lui si nega. La ragazza è un fiume in piena: ha deciso che vuole prendere il brillo e si fa il primo film lui/lei con un nano che assomiglia ad Antonello Piroso.
Nuvole oscurano l’orizzonte. L’avvocato del cavolo, appena saputa la notizia della fornicatina video, lascia, Cherry, manifestandole tutto il suo disgusto, pippa come un caimano e si schianta contro un pilone dell’autostrada, convinto che sarebbe andato indietro nel tempo prima dell’urto. Andrew, con i nervi ormai a pezzi e i testicoli gonfi come due labbra al botox, si tira una slunga guardando un filmato di repertorio della sua amata, ma viene sgamato dalla stessa e messo in croce come peggio non si potrebbe. Non si vedeva uno sfigato simile da…me alla sua età. Angelina fugge da casa con tutta la sua roba (un paio di mutande trasparenti, il resto era in condivisione con Paco) e ripara da Margaret che, dopo qualche convenevole in un bar, la tromba duro e le spiana la carriera come regista di filmini porno.
Sottile e millimetrico in ogni suo aspetto, il lungometraggio si caratterizza per la piattezza infinitesimale dei profili psicologici che presenta, pari solo a quella che avrebbe un foglio di carta sull’asfalto, con sotto una merda molliccia, in una giornata di pioggia. Controcorrente nel trattare un tema esplicito in modo implicito, la pellicola ha l’appeal di calzino corto blu, bucato, indossato per tre giorni da un contabile con estese micosi su tutto l’arco plantare. Perfetto e accurato nel casting, il film è solidamente basato su un’attrice in grado di produrre perfetti miagolii da orgasmo finto senza bisogno di impiegare gatti da doppiaggio e facendo risparmiare la produzione sull’acquisto di Friskies. Una menzione necessaria per il povero Dev Patel: dopo i fasti di “The Millionaire” e de “L’Ultimo Dominatore dell’Aria”, chiudere il film senza nemmeno lasciarlo venire una volta è un trattamento indegno e irriguardoso delle minoranze svantaggiate.

Sleep-o-Meter: 10 – Io Ballo da Sola (Antimateria Cerebrale)

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Il Gran Consiglio degli Onorati Membri della Riccardelli Society, riunito in plenaria, stabilisce nei seguenti articoli le regole costitutive e l'obiettivo della propria struttura:

Art.1 I film sono arte, ma anche l'idraulica lo è. (Clint Eastwood)

Art.2 La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (Alfred Hitchcock)

Art.3 E' sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri. (Tinto Brass)

Art.4 Tragedia è se mi taglio le dita. Commedia è se camminando cadi in una fogna aperta e muori. (Mel Brooks)

Art.5 Non è necessario che un regista sappia scrivere, ma se sa leggere aiuta. (Billy Wilder)

Art.6 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Art.7 Il cinema è l'unica forma d'arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile. (Ennio Flaiano)

Art.8 La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale. (Louis Lumiere)

Art.9 Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca con il fondo trasparente. (Wilson Mizner)

Art.10 Al cinema preferisco la televisione. E' più vicina alla toilette. (Anonimo)

Art.11 Nella recitazione non rivelo altro che me stesso: essendo stupido non ho problemi. (Leslie Nielsen)

Art.12 Davanti a me vedo tutto meno quello che dovrei vedere. (Germano Mosconi)

Art.13 Il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare. (Harold Ramis)

Eventuali ulteriori articoli possono essere segnalati e inseriti a insindacabile giudizio del Gran Consiglio degli Onorati Membri o chi ne fa le feci. Chiunque non dovesse rispettare lo Statuto, potrebbe ricevere una telefonata a casa e, entro sette giorni dalla stessa, copia di "City of Angels" autografata da Nicolas Cage in segno di monito e perenne marchio di infamia.