giovedì 26 luglio 2012

80 - Johnny Little Niggers ha visionato per voi...

…Biancaneve!
Per un ottimale esercizio fisico, onde evitare brutti infortuni, occorre sempre affrontare una fase prolungata di stretching. Questo devono aver pensato i produttori cinematografici prima di girare schifezze in serie ambientate nel medesimo reame, con i medesimi protagonisti, sebbene con livelli di testosterone e melensaggine diversi, questo va riconosciuto. Aspettando la morente Kristen Stewart, riuscirà una protagonista dalle sopracciglia capaci di ospitare tutti gli animali della foresta incantata a guadagnare la palma di più bella del reame distruggendo tutti gli specchi e condannandosi alla sfiga eterna?
Regno molto molto lontano, talmente lontano che è inutile andarci. Una voce fuori campo ci racconta una storia. Il Regno è in festa quando nasce la Principessa Biancaneve, ma non c’è tempo di tirare nemmeno un paio di tric e trac che la mamma muore. Il lutto dura giusto il tempo di un limoncello e il Re si inforna la bella matrigna Roberts, meno neutra del deodorante, ma un po’ più pisellabile. Con un sortilegio, la mandrucona manda il marito in mezzo al bosco, dove pare si sia diffuso un potere oscuro, e l’imbecille ci rimane secco. Per la povera Principessa Biancaneve Collins, un incrocio tra una femmina di spinone e un sardo, con le sopracciglia del sardo, inizia un periodo di privazioni e dialogo con le blatte del castello. Confinata dalla matrigna, che gufa per un tuffo dalla finestra della giovane, la ragazza sviluppa tutti i tratti della sindrome depressiva e decide di fuggire nel mondo con l’aiuto di una cameriera.
Giunta all’esterno della fortezza, cioè nella foresta innevata incantata infestata, la puttanella in erba incontra il Principe dei Cretini, tale Andrew Alcott, fresco di spartichiappe da parte dei sette nani giganti però anche piccoli. Liberato l’uomo e il suo inutile servitore, la ragazza torna al castello marcondirondirondello giusto in tempo per dare una dritta alla matrigna sul prossimo omino da impalmare. Infatti, il Regno verte in una situazione finanziaria peggiore di quella greca e l’alternativa a Deficenzo Alcott è un ripugnante vecchiardo con il pistolino caricato a salve. La Regina Neutra Roberts intuisce subito che c’è del tenero tra Biancaneve e l’omuncolo, per cui decreta lo sterminio della giovane per assideramento nella foresta, che a questo punto assume tutti i connotati della discarica per relitti umani, ospitando già i nani. Il compito tocca al servitore pacchiano inetto Brighton che, in preda a una crisi premestruale, non esegue.
Biancaneve si rifugia presso i nani giganti, ma anche piccoli: una famiglia disfunzionale composta da sette omini sgradevoli chiamati Mezzapinta, Grimm, Napoleone, Risata, Lupo, Macellaio e Mangione. Questi, come hobby, tra una gara di lancio del nano e l’altra, rapinano i viandanti di passaggio nella foresta, meglio ancora se si tratta di Brighton con il forziere delle tasse: praticamente sette Befera in una normale giornata d’ufficio. La Principessa, scoperta l’attività losca, restituisce il bottino al popolo e dà merito di questo ai nanerottoli che gongolano per la ritrovata popolarità. Per ripagare la squinzia del favore, gli ominidi decidono di addestrarla alla guerriglia e lanciarla contro la matrigna per sovvertire le sorti del Regno: una missione con la stessa probabilità di successo dell’invasione a nuoto dell’Australia. Il Principe, indignato, si lancia contro i briganti e scopre che Biancaneve non è morta e che lui è uno spadaccino pessimo, quindi degno della squadra maschile inglese di scherma alle prossime Olimpiadi.
La Regina decide di passare alle maniere magiche forti: i nani vengono mazzolati da due feticci ingrifati, Brighton viene trasformato in uno scarafone, il Principe in un cagnolino fedele e il Regno in una cloaca, giusto in tempo per il matrimonio reale. Matrimonio rovinato dal rapimento del pingone da parte di Biancapippa che lo scioglie dal sortilegio con il bacio di vero amore con lingua a tornado F5. La Regina del borotalco è stanca e gioca la sua carta più forte: la Bestia. Giunta nella foresta dirige il satanasso contro la Principessa e quest’ultimo sembra avere la meglio, quando la giovine spezza con un colpo di pugnale il legame dell’orrendo con la matrigna e ne rivela la vera natura… Eddard Stark!?!??!?! Beh, almeno abbiamo capito perché il Regno è andato a puttane. Ah, per onor di cronaca, la Regina avvizzisce come una mela rinsecchita, complice la distruzione del suo specchio incantato, e vissero tutti felici e contenti sui nostri coglioni.
Conferma inequivocabile di tutti difetti di una dieta povera di proteine animali, il film è l’evidente dimostrazione che ruoli cinematografici di responsabilità, dal posteggiatore a salire, non possono essere affidati a membri, pur eminenti, di popolazioni asiatiche che rifiutano di macellare le vacche per santificarle, se non a prezzo di produrre vaccate, per l’appunto. Inutile come utilizzare contraccettivi durante il sesso orale se non si fa parte di una setta religiosa, la pellicola sembra il risultato dell’intenso lavoro di uno sfintere catalitico che elimina quel poco di buono che c’è nella merda per lasciare solo lo scarto. Una menzione per Julia Roberts che riesce, con la maestria che le è propria, a ricordarci in modo inequivocabile che gli attori lavorano principalmente per i soldi, anche quando dimenticano nell’armadietto del cesso il loro talento.

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