…Sara Contro Tutti!
Qualche giorno fa, mi sono detto che con una protagonista sopra le righe (proprio quelle che pensate ascoltandola parlare), la visione di “Sara Contro Tutti” sarebbe stato un giro di segheria di tutto rispetto, una performance che non si vedeva dai tempi di “Gola Profonda”. Pertanto, sistemati lubrificante, fazzolettini, creme, cremine, bistecche e bambole, ma soprattutto dopo aver osservato un paio di turni di riposo per riempire a dovere i serbatoi, mi sono approcciato al filmato con lo spirito del marine pronto a squinternare il nido di mitragliatrice nemico. Un respiro, esercizi sciogli polso, necessario riscaldamento dei metacarpi e via, vai con il click, partenza, andato.
Dopo qualche secondo di nero assoluto campeggia a tutto schermo una citazione in giallo e già un fremito sale sino al velopendulo. “Adoro toccarmi da sola, così non ho l’obbligo di far godere nessuno”. Perfetto! Il mio avambraccio, già massaggiato a dovere con olio di canfora per garantire una maggiore reattività muscolare, è pronto allo scatto, quando, finalmente, compare la mia dea, colei che deve farmi toccare punte inusitate di piacere: cinquanta sfumature di Sara. Si parte con il nero: il caschetto posticcio è quasi sexy, ma chissenefrega, tanto i miei lombi sono come una Ferrari in pole position. Stai zitta. Ti prego, stai zitta e continua a succhiare quel vibratore. Sara decide di parlare, non con l’alieno che l’ha scritturata, non con la Madonna di Medjugorie che la deve salvare dal demonio che è in lei, ma con me, membro (e che membro) del suo pubblico ingrifatissimo.
“Ciao sono Sara Tommasi ciuccio bene i vasi, mi piacerebbe fare la pornostar non per rubare il lavoro alle altre che hanno già fatto un sacco di carriera, come Laura Perego e la Eva Henger, ma solamente per divertirvi, divertirmi, ciucciare bene i vasi e che dire… fare bene l’amore, perché mi piace tanto fare l’amore a me e soprattutto fare tanto sesso, con tanti bei ragazzi e belle ragazze. Insomma basta che c’è un cazzo, una figa, o qualcosa che mi piace e mi attira e che godo, perché a me piace tanto godere, proprio tanto tanto tanto tanto. Sono una ternana D.O.C., si perché vengo dall’Umbria, una città noiosissima, ma qui mi diverto tanto, perché l’Italia è un posto dove si fa solo tanto sesso. Tutti amano il sesso. Ci sono sempre le tre S di mezzo: Soldi, sesso e successo. E allora più fai sesso, più fai soldi, più hai successo. Per far girare la testa agli uomini faccio sesso. Così spero di trovare il principe azzurro”.
Prospettiva di tutto rispetto quella di trovare l’amore della vita girando un pornaccio, ma nessuno pensa al mio pipino qui? Questo monologo, a parte richiamare la recente spending review e la nascita della presunta città metropolitana di Umbria (una città noiosissima), ha creato un baratro incolmabile tra il mio pene e la mia mano. Non è accettabile, ma ecco che Sara parte in solitaria. Dildo a ventosa sul tavolo inforcato con agilità, mentre con il vibratore tappa bocca si toglie la divisa da porno cameriera. Dai godi! Niente. La statua del “David” di Donatello è più eccitante. E non parliamo dell’audio asincrono, con musica frammista a gridolini tipo sirena dell’ambulanza. La mia mano destra comincia a ravanare nella scodella delle patatine, come se stessi guardando la finale degli Europei: per il momento la mia erezione è identica a quando la Spagna ha segnato il primo goal.
Lascio correre il solitario come un brutto prologo finché non sopraggiunge una strappona bionda. Alè, vai col lesbo. No, non vai da nessuna parte. Continua il sottofondo asincrono, partono strusciamenti, leccatine, carezzine e tutti gli altri diminutivi, ma la partecipazione delle protagoniste è quella di un veterinario che pratica l’inseminazione artificiale alle giumente. Ormai la mia mano destra potrebbe essere amputata, mentre la sinistra ha sempre rifiutato il sesso sicuro. Dopo questo scempio, caschetto amaranto e occhio pallato: Sara, dopo essersi buttata giù tutta la polvere che aveva a tiro, anche il Baygon scarafaggi, ci confessa che uno dei suoi sogni è quello di essere presa con la forza. Ne prendo atto, ormai ho la stessa verve erotica di un impiegato dell’anagrafe, e assisto impotente (mai occasione fu più azzeccata per utilizzare questo termine) all’arrivo di un manzo che la mette a pecora. Nella vecchia fattoria, ia, ia, ooooh.
Miracolo della regia: anche le espressioni di Sara cominciano a essere asincrone, prima, e a non essere, poi. Sciopero dei corpi cavernosi: il mio cazzetto seminuovo è da buttare. Peccato, qualche chilometro poteva ancora farlo. Persa la virilità, continuo per masochismo. Arriva il secondo manzo e scatta, dopo toccamenti, pompini e palpate, la doppia penetrazione, con un accesso di godimento all’atto del sesso anale del tutto simile al verso di un soldato al fronte mentre gli suturano il ventre squarciato da una mina antiuomo. Si attende solo il finale scontato di ogni pornazzo, ma anche lì la nostra indomita riesce a farsi mancare la bocca da due centimetri: è vero che lo schizzo è sempre imprevedibile, io ne so qualcosa dopo anni di perfezionamento della tecnica di raccolta prodotto dopo l'attività manuale, ma almeno i fondamentali potevano essere studiati un po’ meglio. Rocco Siffredi ha detto: “Un film squallido”. Io dico: “Tanto riscaldamento per nulla, meglio le pelosone degli anni ‘70”.
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